Translate

domenica 10 giugno 2018

Libia: una strategia dall’alto vuota e inefficace

30 Mag 2018 - Roberto Aliboni

Si è svolta ieri, 29 maggio, la Conferenza sulla Libia organizzata dal presidente francese Emmanuel Macron a Parigi. Vale la pena tentare di darne una valutazione. La Conferenza si è chiusa con una dichiarazione condivisa da coloro che evidentemente la diplomazia francese vede come i reali leader nell’attuale contesto della Libia: il presidente del Governo di Accordo nazionale, al-Serraj, il presidente della Camera dei Deputati di Tobruk, Saleh Issa, il presidente dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli, Khaled Mishri, e il capo supremo dell’Esercito nazionale libico, generale Heftar.
Gli impegni assunti e i precedenti
I quattro si sono impegnati a sostenere la tenuta in Libia di elezioni legislative e presidenziali il 10 dicembre 2018 e, prima delle elezioni, a facilitare il referendum per l’approvazione della Costituzione unitamente all’emissione della necessaria legislazione elettorale entro il 16 settembre. In questa prospettiva sono impegnati a sostenere l’opera dell’inviato dell’Onu, Ghassan Salame, e della Commissione elettorale nazionale e ad operare per unificare le istituzioni militari e di polizia  sotto la guida del governo legittimo (in particolare appoggiando il processo che a questo scopo va avanti al Cairo dall’ottobre 2017 sotto l’egida del governo egiziano).

Non è il primo documento di questo genere. A parte la specificazione delle date, non è diverso da quello emesso dal Quartetto per la Libia (Onu, Ue, Unione Africana e Lega Araba) il 30 aprile. È invece nuova l’inclusione del presidente dell’Alto Consiglio di Stato in una riunione organizzata da una diplomazia nazionale.
Alle precedenti riunioni organizzate nel 2017 da governi nazionali (Cairo in febbraio, Abu Dhabi in maggio e St.Cloud a luglio ), l’Alto Consiglio di Stato non era rappresentato. L’esclusione di questo organo – che oggi rappresenta le correnti rivoluzionarie e islamiste che non hanno mai riconosciuto l’Accordo politico libico – ha prodotto il fallimento dell’accordo previsto dal Piano d’Azione di Salame alla fine del 2017; ed è la stessa che ha fatto fallire gli Accordi di Skhirat e che sta al cuore della crisi libica. Era quindi ora che qualcuno se ne accorgesse.
Promesse finora mancate e rischi conseguenti
Le prossime settimane diranno quanto i quattro ‘garanti’ vorranno o potranno dare seguito ai loro impegni di Parigi. Finora non è stato così; e in questo si è distinto il generale Heftar. Una valutazione di massima suggerisce che la situazione sul terreno in Libia è molto frammentata e piena di tensioni e difficilmente consente un mantenimento delle promesse.
L’iniziativa francese è basata su una visione che ha come referenti i quattro leader – come se questi avessero effettivamente il controllo di compatte coalizioni – e sembra volere legittimare loro a scapito di altri (che non si riconoscono nei quattro o si riconoscono in essi solo strumentalmente). Tale approccio non solo rischia di essere inefficace, ma può anche essere pericoloso. Può funzionare da detonatore di conflitti che invece l’approccio più ampio e inclusivo delle Nazioni Unite con la Conferenza nazionale di Dialogo potrebbe avere maggiori possibilità e, forse, probabilità di comporre.
Inoltre, l’iniziativa francese mette assieme i quattro più celebri rivali, ma non scaccia l’impressione che, nella strategia di elezioni e costituzionalizzazione che così privilegia, non solo vengono escluse altre parti ma si continua a voler far passare nei fatti un predominio di Heftar, che diventando presidente della Repubblica per via elettorale diventerebbe anche la guida legittima e civile delle forze armate e di sicurezza del Paese. Un risultato che per le forze rivoluzionarie ed islamiste è del tutto inaccettabile.
Il fattore Heftar nella transizione libica
Il perseguimento di questo obiettivo ha già varie volte mandato la transizione libica a gambe all’aria. Ogni volta che si cerca di legittimare Heftar, si ricompatta la costellazione di forze rivoluzionarie ed islamiste e viene distrutto quel tanto di piattaforma centrista che l’Onu con alcuni pochi governi ha cercato nel passato e che cerca ancora oggi di rafforzare come unica via al successo della transizione.
La Conferenza nazionale è l’ultimo tentativo nel tempo di creare tale piattaforma includendo e conciliando la miriade di protagonisti della crisi libica. Essa ha molte debolezze, ma il merito di essere orientata nella direzione giusta. L’iniziativa francese non è un contributo alla Conferenza bensì un’alternativa. Ghassan Salame, per una migliore comunicazione pubblica, avrebbe fatto meglio a non andarci.
Elementi di debolezza dell’iniziativa francese
L’iniziativa francese fa parte di una nota famiglia di iniziative che, consapevolmente o meno, tendono dall’esterno della Libia a legittimare alcuni attori, generalmente di loro preferenza, e invece automaticamente delegittimano altri attori e creano così le condizioni per la continuazione del conflitto libico o la sua acutizzazione. Ma non è solo questa la debolezza dell’iniziativa francese. L’altra sta nell’aumentata disgregazione del tessuto politico libico a cominciare dai quattro protagonisti che Macron ha ospitato all’Eliseo. Questa disgregazione contribuisce a disconnettere l’iniziativa francese dalla realtà sul terreno e quindi a renderla ancora più inverosimile.
L’elezione di Mishri al posto di Swehli nell’Alto Consiglio di Stato crea un problema di rappresentatività di Misurata. Mentre Swehli rappresentava Misurata e i suoi rivoluzionari ed islamisti, Mishri rappresenta la Fratellanza Musulmana. Non sembra possibile che una iniziativa di ricomposizione del conflitto libico sia credibile mancando Misurata.
Ci si deve poi chiedere che cosa accadrà della Camera dei Deputati e di Saleh Issa, il cui mandato termina il 4 agosto. Lo spropositato potere di Saleh Issa si è basato sull’esistenza della Camera, in gran parte fittizia, e sulle sue prerogative di capo delle forze armate, come gli spezzoni della Costituzione libica prescrivono che sia il presidente della Camera. Questa prerogativa è stata il fondamento del suo rapporto di coppia fissa con Heftar.
Il ruolo dubbio di Saleh Issa
Saleh Issa sta cercando un suo posizionamento alternativo per conservare un  ruolo che rischia altrimenti di dissolversi. Le sue reazioni potrebbero non favorire la coesione dei quattro leader di Parigi. La stampa araba ha parlato di suoi accordi segreti con Serraj. L’incontro che ha avuto in Marocco con Mishri, su richiesta di quest’ultimo, dopo la sua elezione alla presidenza dell’Alto Consiglio, è stato una sua iniziativa autonoma. Saleh Issa potrebbe sparire politicamente oppure diventare un pericoloso battitore libero.
D’altro canto, la malattia di Heftar ha messo allo scoperto la disomogeneità delle forze che lo sostengono e la debolezza di un’eventuale successione. Ha messo anche in rilievo la dipendenza di Heftar dall’Arabia Saudita, attraverso il ruolo e il contributo delle milizie salafite al suo Esercito Nazionale. L’entrata in gioco di uno sponsor saudita tende a frammentare il non già compatto fronte cirenaico. L’assedio di Derna serve, come al solito, a dimostrare i suoi muscoli, ma politicamente è un fattore che acuisce l’opposizione a Heftar degli islamisti e dei rivoluzionari, li compatta e scatena sulla scena politica l’effetto dirompente che abbiamo già ricordato.
Il contributo di Serraj alla disgregazione
Infine alla disgregazione in atto delle forze in Libia contribuisce anche Serraj. La sua recente iniziativa di integrare sotto il cappello del Ministero degli Interni le milizie che lo hanno sostenuto nell’ultimo anno, a cominciare da quelle salafite guidate da Kara, somiglia molto a quello che fece il governo libico nel 2012 dando il via alla rovina dello Stato. L’iniziativa non accresce la sua indipendenza e la sua leadership. Al contrario tradisce la sua dipendenza contribuendo a indebolire l’Onu – di cui come presidente del Governo di Accordo Nazionale è fiduciario e naturale alleato. Questa sua politica potrebbe inoltre dispiacere Misurata e frammentare il fronte della Tripolitania.
Se si considerano questi confusi avvenimenti, ci si può chiedere su quale fondamento poggia l’iniziativa che la Francia ha voluto tentare con la Conferenza di Parigi. Il quartetto di leader che ha condiviso la Dichiarazione di Parigi si connette non solo a una strategia di risoluzione del conflitto libico fondamentalmente sbagliata, ma anche a una realtà di debolezza e frammentazione che certamente non può guidare nessuna transizione.
Per contro, la Conferenza nazionale che l’Onu sta organizzando ha molte debolezze ma, con il suo spirito di inclusione, si muove nella direzione giusta. È meglio un umile approccio dal basso che l’ambiziosa e vuota strategia dall’alto della Francia. L’Italia può tranquillamente  continuare ad appoggiare l’Onu e anzi moltiplicare gli sforzi affinché le ingenuità e le debolezze della Conferenza vengano superate.

Preso da: http://www.affarinternazionali.it/2018/05/libia-strategia-vuota-inefficace/

Nessun commento:

Posta un commento