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domenica 24 giugno 2018

Due cose sul Franco CFA (e sull’Euro e l’Africa)

1 settembre 2017, Giuseppe Masala.
Il colonialismo è ancora un fenomeno reale e pervasivo che tarpa le ali di qualsiasi opportunità per i paesi africani. Il caso del Franco CFA, un mezzo per depredare immense risorse

Kemi Seba

L’arresto in Senegal del militante panafricano Kemi Seba (nella foto), di nazionalità francese, reo di aver bruciato, durante una manifestazione, alcune banconote di franchi CFA, ha riaperto il dibattito su questa moneta considerata da molti lo strumento principale con il quale la Francia (ma ora tutti i paesi della zona euro) esercitano il neo colonialismo nell’Africa francofona.


Il Franco CFA nasce nel 1945 con gli accordi di Bretton Woods; infatti all’epoca si chiamava Franco delle Colonie Francesi Africane. Successivamente nel 1958 cambia nome e diventa Franco della Comunità Francese dell’Africa.


Fino a qui tutto normale se non per due piccoli particolari.


1) il Franco CFA è una moneta ancorata a un cambio fisso, prima con il Franco Francese e ora con l’Euro.

sabato 23 giugno 2018

Quando Gino Strada incassava 39 mln di euro, soldi anche dal regime islamista di Khartoum

Gino Strada incassa 39 mln di euro, soldi anche dal regime islamista di Khartoum.

L’associazione di Strada nasconde le donazioni dall’Italia e dall’estero – Il fatto che accetti milioni di euro di contributi dal regime islamista di Khartoum desta da tempo parecchie perplessità – Anche la posizione sui fatti di Parigi di Strada secondo cui gli assalti sarebbero il prezzo inevitabile delle politiche europee solleva più di un dubbio rispetto all’impegno di neutralità dell’associazione…

Dino Bondivalli per “Libero Quotidiano”
Quello che ha suscitato più polemiche sono i finanziamenti arrivati dal Governo del Sudan, il cui presidente Omar Al-Bashir è inseguito ormai dal 2009 da un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra e contro l’ umanità commessi durante il conflitto del Darfur.

venerdì 22 giugno 2018

Gamal abdel Nasser

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Nàsser. - Nome sotto cui è noto l'uomo politico egiziano Giamāl usain Abd an-Nāṣir (Beni Mor, Asyūṭ, 1918 - Il Cairo 1970). Guidò il colpo di Stato (1952) contro re Faruq e fu presidente della Repubblica (dopo la destituzione di M. Nagib, 1955). Con la nazionalizzazione del Canale di Suez (1956) N. si affermò come leader dell'anticolonialismo e del panarabismo. Dopo la sconfitta egiziana nella cosiddetta guerra dei sei giorni, si dedicò alla ricerca di una soluzione diplomatica alla crisi mediorientale.
Vita e attivitàFiglio di un impiegato statale, studiò dapprima legge e nel 1938 si diplomò presso l'accademia militare del Cairo. Nel 1948 partecipò al conflitto contro Israele con il grado di maggiore della IV brigata egiziana. Già intorno al 1942 N. cominciò, sulla base di un programma progressista e repubblicano, a organizzare il gruppo dei Liberi Ufficiali che nel luglio 1952 realizzò il colpo di stato contro re Faruk. N. fu la figura dominante del Consiglio militare al potere diventando anche ministro degli Interni (fino all'ott. 1953) e viceprimoministro. In contrasto con il presidente della Repubblica, gen. Nagib, N. riuscì a imporre la propria visione sui tempi lunghi e gli obiettivi radicali della fase di transizione alla democrazia, divenendo primo ministro nell'apr. 1954.

giovedì 21 giugno 2018

Usa e Ue in lite ma uniti contro Russia e Cina

In questo periodo di evoluzione accelerata delle posizioni internazionali è oltremodo importante non lasciarsi accecare da questo o quest’altro elemento e collocare gli avvenimenti in una visione d’insieme. Osservando il G7, la NATO e l’OCS, il geografo Manlio Dinucci mette in luce la direzione scelta dalle potenze occidentali.
| Roma (Italia)

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L’8 giugno 2018, a Bruxelles, i membri della NATO (compresi sei membri del G7) si attrezzavano di nuovi mezzi per contrastare lo sviluppo della Russia. Nella foto, il generale francese Denis Mercier e il segretario USA della Difesa, generale Jim Mattis. Nel medesimo momento, in Quebec, i membri del G7 bisticciavano sui dazi.
Mentre si spacca il G-7 per effetto della guerra dei dazi, gli stessi litiganti si ricompattano rafforzando la Nato e la sua rete di partner.
La proposta tattica di Trump di ripristinare il G-8 – mirante a imbrigliare la Russia in un G-7+1, dividendola dalla Cina – è stata respinta dai leader europei e dalla stessa Ue, che temono di essere scavalcati da una trattativa Washington-Mosca. La ha approvata invece il neo-premier italiano Conte, definito da Trump «un bravo ragazzo» e invitato alla Casa Bianca.
La strategia resta però comune. Lo confermano le ultime decisioni prese dalla Nato, di cui sono principali membri Stati uniti, Canada, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia, più il Giappone quale partner, ossia tutte le potenze del G-7.

mercoledì 20 giugno 2018

"Macron si ricordi la guerra in Libia, prima di dare lezioni": Monica Ciaburro commenta la bagarre tra Italia e Francia sull'accoglienza

13 giugno 2018.
Riceviamo e pubblichiamo
"Noi tutti, alle volte, possiamo fare delle dichiarazioni non totalmente consone, ma sentire oggi dal presidente francese Macron una lezione in merito all’accoglienza ci lascia totalmente basiti.
Stiamo parlando di quella Francia che a Bardonecchia ha mandato i suoi gendarmi a controllare la stazione italiana? Di quella Francia che a Ventimiglia chiude le frontiere e lascia migliaia di immigrati sugli scogli? Oppure parliamo di quella Francia che ha sfruttato per anni l’Africa, e lo continua a fare anche oggi, basta conoscere la storia degli ultimi anni della Costa d’Avorio? Parliamo di quella nazione che ha relegato nelle banlieu i suoi cittadini di colore?
Ebbene Macron, si ricordi il 2011 e la guerra in Libia prima di dare lezioni a noi italiani!

martedì 19 giugno 2018

il governo dei RATTI che abbiamo installato in Libia minaccia l'Italia: "Abbiamo altri 52mila profughi pronti a partire"

Aquarius, la Libia minaccia l'Italia: "Abbiamo altri 52mila profughi pronti a partire"
14 Giugno 2018
Nave Aquarius, ora la Libia minaccia: "Abbiamo altri 52mila profughi pronti a partire"
La chiusura dei porti alla nave Aquarius ha riportato la questione dell'immigrazione al centro del dibattito politico sul lato settentrionale del Mediterraneo. Ma non è certo sfuggito a sud, in Libia, il Paese in cui ormai da anni si raccolgono i disperati che poi si imbarcano per lo più diretti verso le coste del nostro Paese. E così, da Tripoli, è partita quella che è una vera e propria minaccia: "Come voi sapete - ha detto un portavoce delle milizie libiche - nei nostri campi ci sono 52.031 potenziali richiedenti asilo da Siria, Sudan, Palestina ed Eritrea. Se partono, dovreste prenderveli tutti. Meglio, quindi, che non partano".

lunedì 18 giugno 2018

"Stop finanziamenti a Erdogan". ​L'Italia vuole usarli per fermare le partenze dalla Libia

Fonti diplomatiche dicono che il governo vorrebbe chiedere alla Ue di non versare più soldi nella casse turche e di usarli per fermare le partenze dal NordAfrica

- Mar, 12/06/2018 

È la Libia il fronte su cui il governo Conte vuole concentrarsi. È da lì che salpano i barconi carichi di clandestini alla volta dell'Italia.
 
 
Ed è lì che Matteo Salvini vuole andare nelle prossime settimane per indicare all'Unione europea dove concentrare le proprie forze per risolvere, una volta per tutte, l'emergenza sbarchi. Secondo il Pais, l'esecutivo guidato da Giuseppe Conte vorrebbe stornare i soldi, che oggi Bruxelles fa finire nelle casse del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per non riempire la Grecia di immigrati, e dirottarli sul fronte libico per contrastare gli scafisti e fermare le partenze.