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domenica 29 ottobre 2017

La pista del traffico di petrolio dietro l'omicidio di Daphne Caruana. "Semtex veniva dalla Libia"

Tra le tante piste aperte nel caso di Daphne Galizia, la giornalista uccisa a Malta, una delle più credibili riguarda il contrabbando di carburante tra Libia e Italia, quello al centro dell'inchiesta "Dirty Oil" della procura di Catania.
 
23 ottobre 2017 A Rainews24 la reporter americana Ann Marlowe, la prima a parlare dell'argomento già nel 2015, asserisce citando proprie fonti in Libia che l'esplosivo utilizzato, il Semtex, è giunto dalla zona di Zwara. "Ho saputo dalle mie fonti libiche che il Semtex, l'esplosivo che ha ucciso Daphne Caruana Galizia, è giunto dal porto di Zwara, dove c'è il quartier generale di Fahmi Salim [Bin Khalifa, il "re del contrabbando di petrolio libico" ndr.] e diverse mafie del contrabbando di carburante che lavorano in stretto contatto con Malta e con l'Italia", afferma Marlowe. Il Semtex, ricorda la giornalista, rappresenta una sorta di firma del terrorismo libico. E l'inviato a Malta di Rainews24 Ilario Piagnerelli ha documenta, volando su Hurd's Bank, al largo di Malta, la presenza di numerose navi-cisterna dedite al traffico di gasolio trafugato dalla Libia. La zona è la stessa dove la Guardia di Finanza, nell'ambito di "Dirty Oil", ha filmato il trasbordo dalla bettolina "Basbosa Star" alla nave madre "Seamaster X". A legare il delitto Galizia a questo tipo di business c'è un suo post di una anno fa sul blog Running Commentary: "Un'altra bomba in un'auto e un'altra vittima. E ho pensato: ecco un altro trafficante di diesel. Perché il modello che emerge dagli assassinii degli ultimi anni è che i contrabbandieri di diesel vengono fatti esplodere nelle loro auto, i narcotrafficanti sono uccisi da sicari". Non solo: in un articolo sulla morte di due contrabbandieri di diesel, Darren Degabriele e Martin Cachia, Galizia si chiede se la prossima vittima sarebbe stata Darren Debono, l'ex calciatore della nazionale maltese, arrestato il 20 ottobre a Lampedusa. E uno dei nomi dell'inchiesta catanese, Nicola Orazio Romeo, compare proprio nei Panama Papers, nel filone dei cosiddetti "Malta files", quelli su cui lavorava la reporter maltese.
 
 

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