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sabato 25 febbraio 2017

Una democrazia ridotta a bocciofila. I responsabili: i partiti e i giornali

De hoc satis dicevano i latini nella loro lingua ellittica, insuperabile nella sintesi. Letteralmente: “di questo abbastanza”. Che può essere tradotto senza forzature in “di questo ne abbiamo pieni i coglioni”. Di quale hoc abbiamo pieni i coglioni? In prima battuta dei nostri quotidiani (dei settimanali cosiddetti politici non vale nemmeno la pena parlare, solo l’Espresso, nella sua spocchia radical chic, crede ancora di esistere) che ogni giorno ci ammanniscono dalle sei alle otto pagine sui fatti interni dei partiti, queste associazioni private, queste bocciofile, i cui ruminamenti non dovrebbero avere alcun interesse né rilevanza pubblica (a meno che, naturalmente, non riguardino fatti penali). Prendiamo per esempio, a caso, qualche titolo del Corriere di un giorno qualsiasi, o di più giorni, e come partito, in particolare, il Pd. Ma il discorso vale per qualsiasi giornale e, a seconda delle evenienze, per qualsiasi partito. “Congresso Pd, rischio scissione”; “Un partito che si aggroviglia”; “Sfida a D’Alema (senza dirlo); “Pd, sì al congresso tra le tensioni”; “Il leader: li seppelliremo con le loro regole. In bilico le urne a giugno”; “Il ‘nemico numero uno’ seduto muto in platea. E Matteo lo provoca (senza mai nominarlo)”; “Il rebus urne. I tre partiti dem”; “Una velocità che strappa l’unità del Nazareno”. Questo il Corriere del 14 febbraio. Dopo è stato un crescendo fino all’apogeo di questi giorni in cui pare (nel momento in cui scrivo nulla è ancora certo) si scinda.

giovedì 2 febbraio 2017

Democrazia, ovvero NON FAR CONTARE PIU' NIENTE IL POPOLO ITALIANO

24 gennaio 2017

Io credo che se la democrazia è morta non è per colpa dei partiti, dei cittadini indifferenti, delle costituzioni imperfette, dei corrotti o delle lobbies. Io credo che la democrazia è morta perché non poteva essere altrimenti, perché contiene in sé stessa il germe dell’autodistruzione.
C’è una ragione molto profonda che è alla radice del fallimento inesorabile del sistema chiamato democrazia.
Non ci credete, eppure ritengo che sia proprio così. Non sono le ragioni esterne alla democrazia a tradirla ma al contrario è la democrazia – per definizione – a non poter soddisfare i bisogni delle persone.

Giuseppe De Renzi
QUANTO CONTA IL POPOLO NELLA NOSTRA DEMOCRAZIA? MOLTO SUL PIANO TEORICO (“LA SOVRANITÀ APPARTIENE AL POPOLO”, NON SI POTEVA DIR MEGLIO); SUL PIANO PRATICO, INVECE, NELLA POLITICA E NEI GIOCHI DI PALAZZO, NULLA, IL POPOLO NON CONTA NULLA. Questa orribile dicotomia mostra – più di ogni cosa – la crisi in cui viviamo. Il popolo non conta nulla 1. Perché diritti, bisogni, proteste – e i movimenti che li rappresentano – sono tacciati di populismo e ghettizzati nell’irrilevanza: nell’universo politico delle oligarchie che affossano il paese non c’è posto per il demos. 2. Perché dopo la vittoria del 4 dicembre – per dirla in breve – resta al governo chi ha perso e ha provato (maldestramente) a riformare la Costituzione. 3. Perché, nonostante milioni di cittadini vogliano pronunciarsi sul Jobs Act, otto membri politicizzati della Consulta glielo impediscono: qualcuno può giurare, per dire, che Amato – l’amico di Craxi – non abbia espresso un voto politico dietro lo schermo (ipocrita) del neutralismo giuridico?

sabato 3 dicembre 2016

Accorato appello di Armando Manocchia ai Cittadini dotati di buon senso, di fede e Ragione.

26 novembre 2016

Accorato appello di Armando Manocchia ai Cittadini dotati di buon senso, di fede e Ragione. Ai Cittadini per la trasparenza, per la Democrazia, per la Sovranità!

bandiera-italiana-2
Uniamoci contro l’€urosistema, contro i poteri sovranazionali e contro il nuovo ordine mondiale. Ma uniamoci anche contro quei Partiti o Movimenti italiani che con un piede stanno con la finanza mondialista, con l’altro con i Cittadini e col culo non si schiodano dalla poltrona.

domenica 30 ottobre 2016

NEL 1947 UN OPERAIO GUADAGNAVA UN TERZO DELLO STIPENDIO DI UN POLITICO. OGGI NE GUADAGNA UN TREDICESIMO (QUANDO L'OPERAIO LAVORA)

Nel 1947 a Montecitorio si discuteva l’articolo 69 della Costituzione, quello relativo allo stipendio dei parlamentari. Allora i rappresentanti del popolo italiano guadagnavano il corrispettivo di un precario odierno: “25 mila lire al mese, circa 800 euro – racconta un articolo pubblicato sul sito dell’Espresso 

Nel 1947 a Montecitorio si discuteva l’articolo 69 della Costituzione, quello relativo allo stipendio dei parlamentari. Allora i rappresentanti del popolo italiano guadagnavano il corrispettivo di un precario odierno: “25 mila lire al mese, circa 800 euro – racconta un articolo pubblicato sul sito dell’Espresso LINK. Più un gettone di presenza da 1.000 lire al giorno (30 euro), ma solo quando le commissioni si riunivano in giorni differenti rispetto all’Aula”. Il totale è presto fatto: i costituenti non riuscivano a portare a casa più di 1.300 euro al mese.

mercoledì 22 giugno 2016

Gheddafi, il Libro Verde e l’attualità del suo pensiero


 
 In questo mese di giugno, Mu’Ammar Gheddafi avrebbe compiuto 74 anni; precisamente il 7 giugno, se gli anglo-franco-statunitensi non avessero pianificato il suo massacro nell’ottobre del 2011. Dopo la sua morte, la Libia si è trasformata in un Paese atomizzato in brigate armate che si contendono il potere attraverso tre sistemi di governo, di cui uno solo riconosciuto dalla comunità internazionale, ovvero il governo di Tobruk, di tipo nazionalista nasseriano. Gli altri due sono il governo di Tripoli, diretto dai partiti islamici moderati, e lo Stato Islamico dell’ISIS a Sirte. Lo scenario che viene presentato in Libia è quello di una balcanizzazione del Paese dove ormai nel cielo non splende più il verde di una volta.

domenica 12 giugno 2016

L'anticomunismo di Muamma'r Gheddafi

 di Lorenzo Centini
Muammar Gheddafi (7 Giugno 1942 - 20 Ottobre 2011) è stato di sicuro una delle figure del mondo arabo più peculiari e più fondanti nella costruzione di una etica e pratica politica araba. Sia che lo si voglia inserire nelle categorie "personalistiche" del Nasserismo, sia che si voglia leggere la Jhamayryya come esperimento ideologico e politico a se stante, è indubbio che il regime di Gheddafi, al netto di contrapposte simpatie, sia diventato, e sia tutt'ora un punto di riferimento per molti antimperialisti nel mondo.
Salito al potere nel 1969 e rovesciato a seguito dei primi atti della Guerra Civile Libica iniziata nel 2011, Gheddafi ha pertanto vissuto gli ultimi 15 anni di contrapposizioni bipolare, disarmato tuttavia di una arma ideologica adoperata spesso da altri ideologi arabi, il panarabismo. Gheddafi sale al potere solo un anno prima della morte di Nasser (1970) e non fa in tempo a caldeggiare la solidarietà araba che prima il Settembre Nero (1970 - 1971) e dopo gli accordi di Camp David (17 Settembre 1978) rompono per sempre l'idillio di una unità araba effettivamente percorribile.
Di qui la "confusione" ideologica gheddafiana, diretta figlia della mancanza di punti di riferimento internazionali di Tripoli. Dopo aver vanamente sostituito il panarabismo col panafricanismo («Sono Asia, è un’altra cosa» disse negli anni '90, riferendosi ai paesi Mediorientali con cui pure aveva imbastito la RAU, Repubblica Araba Unita) e a questo venature di panislamismo, Gheddafi dai primi duemila virò verso un gorbaciovismo che lo riabilitasse agli occhi dell'Occidente.


Muammar Gheddafi con Wojciech Jaruzelski (1923 - 2014)
L'ideologia di fondo che mosse Gheddafi e il suo regime, sviluppata sia negli anni della permanenza nell'esercito sia successivamente al 1969, e' espressa soprattutto nel "Libro Verde", edito in 3 parti nel 1975. In questo libro il Colonnello delinea quella che lui stesso definisce "Terza Teoria Universale", e che nella volontà di Gheddafi doveva costituirsi come il terzo incomodo tra Comunismo Sovietico e Capitalismo Americano.

venerdì 1 agosto 2014

Libia nel caos, la peggiore situazione dalla caduta di Gheddafi

Di Stefano Consiglio | 25.07.2014 16:07 CEST


La Libia è nel caos. Continui scontri vengono combattuti quotidianamente tra le varie milizie presenti nella regione, il tutto in un contesto caratterizzato da un'estrema instabilità politica e da blandi interventi da parte delle Nazioni Unite.


Il 22 luglio l'Alta commissione elettorale della Libia ha annunciato i nomi dei candidati usciti vincitori alle elezioni parlamentari dello scorso 25 giugno. Molti dei partiti che avevano governato il paese nella fase di transizione sono stati messi al bando. Il 24 aprile il Consiglio nazionale di transizione ha infatti adottato due leggi con le quali ha impedito la candidatura a quei partiti che basano i loro programmi su piattaforme religiose, tribali o regionali.

martedì 29 luglio 2014

Libia nel caos, continuano gli scontri all'aeroporto di Tripoli

Hanno vinto i candidati più moderati. Probabilmente. Perché nella tormentata Libia, lacerata dagli scontri fra milizie rivali e da un clima di ingovernabilità, anche il più semplice risultato elettorale si presta a diverse interpretazioni.

Dopo un mese dal voto, l'Alta commissione elettorale libica ha annunciato ieri i risultati definitivi delle elezioni parlamentari tenutesi lo scorso 25 giugno. Dire quale corrente abbia vinto con precisione è difficile. Anche perché i partiti politici, che nell'ultimo anno hanno dato pessima prova di loro, sono stati messi al bando. Sui 200 seggi del Parlamento, 168 seggi andranno a candidati indipendenti, o meglio individuali (che potrebbero essere indirettamente legati ai partiti) , mentre i restanti 32 seggi saranno comunque assegnati alle donne come quota rosa.

lunedì 5 maggio 2014

Libia: una nuova Somalia nel Mediterraneo…

13 marzo 2014
In Libia regna il caos e il paese sta esplodendo.
Ho spiegato, nel mio editoriale del 12 marzo, come un nuovo colpo di Stato strisciante attivato dal Parlamento libico abbia liquidato Zeidan (*), uno degli uomini chiave incaricato dagli Stati Uniti di governare la “nuova Libia” made in NATO, brutalmente scacciato dal potere e fuggito…

Dopo la distruzione della prospera Jamahiriya di Gheddafi, Washington ha tentato di applicare il ‘Piano A’ della cosiddetta “primavera araba”: l’associazione degli islamisti e dei Fratelli Musulmani in un potere militarizzato, quello del trio libico della CIA, Megaryef – Zeidan – Hifter.
La potenza di molte truppe islamiste e delle città-milizie, tutte derivanti dalle katiba del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) organizzate dalla NATO – ha reso questo scenario impossibile.
Rimane il ‘Piano B’, la somalizzazone della Libia, la teoria geostrategica del Caos messa in applicazione.

domenica 7 luglio 2013

LA STAMPA.

Ogni persona fisica ha il diritto di esprimere se stessa, e fin’anche se pazza di
esprimere la propria pazzia. Anche ogni persona giuridica ha il diritto di
esprimere la sua personalità. Nel primo caso la persona fisica rappresenta
soltanto se stessa, nel secondo la persona giuridica rappresenta il gruppo di
persone fisiche che la costituiscono. La società è costituita da numerose
persone fisiche e da varie persone giuridiche. Di conseguenza, quando una
persona fisica, per esempio, esprime la propria pazzia, ciò non significa che
tutti gli altri membri della società siano del pari pazzi. L’opinione di una
persona fisica è l’espressione di quella singola persona, quella della persona
giuridica è l’espressione degli interessi o dei punti di vista dei suoi
componenti. Per esempio, una società di produzione e vendita del tabacco
rappresenta soltanto gli interessi di quella società, vale a dire, di quelli che
traggono profitto della produzione o dalla vendita del tabacco, sebbene
questo sia nocivo alla salute degli altri. La stampa è il mezzo di espressione
della società e non il mezzo di espressione di una persona fisica o giuridica.

sabato 6 luglio 2013

CHI CONTROLLA IL CAMMINO DELLA SOCIETA’ ?

LA LEGGE DELLA SOCIETA’
Il problema della legge - problema parallelo a quello del sistema di governo -
no ha ancora trovato la sua soluzione nei tempi moderni, anche se è stato
risolto in alcuni periodi della storia. E’ ingiusto e non democratico che un
comitato o un parlamento abbia il diritto di legiferare per la società. E’,
inoltre, ingiusto e non democratico che un individuo, un comitato o un
parlamento emendi o abroghi la legge della società. Qual’è, dunque, la legge
della società? Chi la elabora? Qual’è la sua importanza in rapporto alla
democrazia? La legge naturale di una società è costituita dalla tradizione o
dalla religione. Ogni tentativo di elaborarla al di fuori di queste due fonti è
inutile ed illogico. Le costituzioni non sono la legge della società. La
costituzione è una legge statuaria elaborata dall’uomo. Essa ha bisogno di una
base su cui fondersi per trovare la sua giustificazione. Il problema della libertà
nei tempi moderni consiste nel fatto che le costituzioni sono divenute la legge
della società e che esse si fondano unicamente sulle diverse concezioni dei
sistemi di governo dittatoriali attuati nel mondo, dall’individuo al partito.

venerdì 5 luglio 2013

I CONGRESSI POPOLARI ED I COMITATI POPOLARI.

I congressi popolari sono l’unico mezzo per mettere in atto la democrazia
popolare. Ogni altro sistema è una forma non democratica di governo. Tutti i
sistemi di governo dominanti oggi nel mondo non saranno democratici fino a
quando non avranno adottato questo mezzo. I congressi popolari sono
l’approdo finale del movimento dei popoli verso la democrazia. I congressi
popolari e i comitati popolari sono il frutto della lotta dei popoli per la
democrazia. I congressi popolari ed i comitati popolari non sono invenzione
dell’immaginazione, in quanto sono il prodotto del pensiero umano, che ha
assimilato a fondo le diverse esperienze dei popoli per giungere alla
democrazia. La democrazia diretta, se messa in atto, è innegabilmente ed
indiscutibilmente il metodo ideale di governo. Le società si sono allontanate
dalla democrazia diretta dato che era impossibile riunire tutto il popolo, in
una volta sola qualunque fosse il suo numero, per discutere, per esaminare e
decidere la sua politica.

mercoledì 3 luglio 2013

IL PATRITO.

Il partito è la dittatura contemporanea. E’ lo strumento di governo delle
moderne dittature poiché rappresenta il potere di una parte sul tutto. E’ il più
recente sistema dittatoriale. Poiché il partito non è un individuo, esso da
luogo a un’apparente democrazia, formando assemblee e comitati senza
contare la propaganda svolta dai suoi membri. Il partito non è affatto un
organo democratico poiché è composto da individui che hanno o gli stessi
interessi o le stesse opinioni o la stessa cultura o che appartengono alla stessa
regione o che hanno la stessa ideologia. Essi formano un partito per realizzare
i loro interessi o per imporre le loro opinioni o per estendere il potere della
loro dottrina a tutte le società. Il loro obbiettivo è giungere al potere con il
pretesto di attuare i loro programmi. Non è democraticamente ammissibile
che uno qualsiasi di questi gruppi governi l’intero popolo, che è formato da
numerosi interessi, idee, temperamenti, luoghi di provenienza e credi.