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domenica 7 febbraio 2016

Tornado e reparti speciali, così l' Italia prepara la REinvasione della Libia

come alsolito cercano di farci credere che si va in guerra contro l' ISIS, ma poi parlano di "proteggere" i pozzio di gas e petrolio, ecco un articolo dei tanti.

Tornado e reparti speciali. Così l’Italia prepara l’intervento anti-Isis in Libia
Prende forma la coalizione internazionale. Ma prima serve un governo
3/2/2016 roma
Il pressing degli americani su Roma dura da mesi, Matteo Renzi ha già fatto sapere alla Casa Bianca che l’Italia non ha alcuna intenzione di entrare in guerra in Libia, eppure nella trattativa in corso tra gli Usa e i Paesi alleati nella coalizione anti-Isis si sta facendo strada un nuovo punto di caduta, sul quale si sta trattando ancora, ma che rappresenterebbe una svolta di portata strategica: se e quando il nuovo governo libico sarà operativo, a quel punto partirebbero le procedure per un intervento anti-Isis ma guidato, secondo il modello Iraq, dagli stessi libici e al quale si aggregherebbero unità speciali internazionali, con la partecipazione di Stati Uniti, Italia, Gran Bretagna, Olanda, Francia e, possibilmente, anche di alcuni Paesi arabi.

sabato 6 febbraio 2016

Generale inglese: il Qatar e l'Arabia Saudita hanno attivato una bomba a tempo per creare terrore

ita+eng
Scritto da The Telegraph
Il generale Jonathan Shaw, ex assistente capo del gruppo della difesa inglese, ha detto che il Qatar e l'Arabia Saudita sono responsabili della diffusione dell'Islam radicale.

Il generale Shaw stronca gli alleati arabi occidentali.
Originalmente apparso in “the Telegraph”.
Il Qatar e l'Arabia Saudita hanno innescato una bomba a tempo per sovvenzionare la diffusione globale dell'Islam radicale, secondo un ex comandante delle forze inglesi in Iraq.

venerdì 5 febbraio 2016

L'intervento militare in Libia potrebbe trasformarsi in un nuovo Vietnam

Seimila operatori dei reparti speciali non possono vincere una guerra. La forza della NATO senza gli USA è da dimostrare e gli americani hanno già troppi soldati morti in battaglia da piangere

L’elaborazione dei piani per l’apertura di un terzo fronte nella guerra contro Stato islamico è in corso da settimane. Parliamo di una significativa escalation che potrebbe innescare un effetto domino su larga scala e diffondersi in altri paesi del continente.
Quella definita dal Pentagono come la “decisiva azione militare” in Libia (le ultime stime parlano di tremila combattenti affiliati Isis) potrebbe iniziare nel giro di settimane. Condotta prevalentemente dagli USA, alla campagna militare dovrebbero prendere parte anche Gran Bretagna, Francia e Italia. Negli ultimi due anni, mentre le attenzioni del mondo si siano concentrate in Iraq prima e successivamente in Siria, prendeva corpo il principale incubo per l’Europa: l'acquisizione totale o parziale della Libia da parte delle milizie dello Stato islamico. L’obiettivo del califfato è quello di stabilire un'altra roccaforte nel mondo arabo (ricca di risorse), con il fine di creare un’ideale punto di partenza a nord per lanciare attacchi terroristici sul suolo europeo attraverso il Mediterraneo.

giovedì 4 febbraio 2016

Libia, l'Isis terrorizzata da un cecchino misterioso: eliminati tre comandanti in dieci giorni

Tra gli uomini del califfo iniziano a chiamarlo “il cacciatore” e le sue gesta stanno infiammando i social di mezzo mondo

 
I comandanti dello Stato islamico in Libia vivono nel terrore a causa di un cecchino infallibile che ha eliminato tre figure di alto profilo dell’organizzazione terroristica in soli dieci giorni.
Tra gli uomini del califfo, iniziano a chiamarlo “il cacciatore” e le sue gesta stanno infiammando i social di mezzo mondo.

mercoledì 3 febbraio 2016

Libia – I lager dei migranti

4 maggio 2015
In questi ultimi mesi, i media hanno concentrato la loro attenzione sulle stragi in mare, sui morti causati dagli affondamenti dei barconi che dalla costa settentrionale dell’Africa cercano di raggiungere quella meridionale dell’Europa. Nessuno si è soffermato sulle difficilissime condizioni in cui vivono i migranti che non riescono a partire e vengono incarcerati nei centri di detenzione libici.
In questi giorni, il dramma di queste centinaia di africani è emerso nella dura denuncia, attraverso le colonne del quotidiano, «La Stampa» di Currun Singh, giovane operatore dell’Organizzazione mondiale contro la tortura che lavora a Tripoli Molti migranti vengono incarcerati prima di partire o, una volta in mare, vengono catturati dalla Guardia costiera libica.

martedì 2 febbraio 2016

LA LIBIA SEGRETA DEL TOSSICO OCCIDENTE

Di comidad (del 26/12/2013 @ 02:49:12)

In base alla regola ferrea per la quale di fronte a nessuna tragedia si riesce a mantenersi seri, gli USA ed il Regno Unito hanno costituito una commissione mista incaricata di svolgere indagini in Libia sull'attentato aereo di Lockerbie del 1988; un attentato che la versione ufficiale aveva attribuito ad agenti di Gheddafi. L'attuale governo fantoccio della Libia ha ovviamente assicurato la sua massima collaborazione alle indagini, entrando addirittura a far parte della commissione.
In effetti l'attentato di Lockerbie rimane a tutt'oggi senza una spiegazione. Molti familiari delle vittime non hanno mai creduto alla pista libica, ed il presunto agente di Gheddafi condannato nel 2009 fu graziato per "motivi umanitari", in cambio della rinuncia a presentare appello contro la condanna nel processo di primo grado, che molti osservatori ritennero una farsa giudiziaria.

lunedì 1 febbraio 2016

SI ODIA L'IMMIGRATO E SI AMA LA NATO CHE CE L'HA PORTATO

Di comidad del 14/01/2016 @ 00:07:32

Nel giro di poche settimane l'emergenza terrorismo in Francia è diventata l'emergenza molestie sessuali in Germania. Dato che tra le forme di fanatismo ammesse in Occidente, oltre quella del Dio Mercato, c'è anche l'islamofobia, il governo slovacco ha vietato l'ingresso sul proprio territorio agli immigrati mussulmani, sempre con la motivazione di evitare stupri e molestie. Una strana forma di doppiopesismo, dato che, a quanto pare, il Sacro Occidente neanche scherza quanto ad emergenze stupri del tutto endogene. Nell'aprile dell'anno scorso il governo federale USA ha messo sotto accusa cinquantuno Università dipendenti dai fondi federali (ma non erano tutte private?), per aver insabbiato casi di stupro ai danni di studentesse. Magari anche questo caso era stato enfatizzato in modo strumentale e per secondi fini non ancora chiari, ma dimostra come sia facile e pretestuoso legare la questione stupri all'immigrazione.