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mercoledì 8 aprile 2020

Il RATTO Mahmud Jibril è morto in Egitto.

Coronavirus. L’ex primo ministro libico Mahmoud Jibril morto al Cairo



L’ex primo ministro libico Mahmoud Jibril, figura chiave nella rivoluzione del 2011 che ha portato al rovesciamento del Governo di Muammar Gheddafi e capo della National Forces Alliance (NFA), è morto domenica 5 aprile 2020 in un ospedale del Cairo dopo aver contratto il nuovo coronavirus (Covid-19).
Jibril sembra abbia avuto una complicazione al cuore dopo il ricovero in ospedale oltre 10 giorni fa. Sia Fayez al-Serraj, l’attuale presidente del Consiglio del Governo di Accordo Nazionale (GNA) con sede a Tripoli, sia il presidente del Parlamento riconosciuto a livello internazionale (la Camera dei Rappresentanti), Ageela Saleh Issa che il capo dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled al-Meshri, hanno espresso le loro condoglianze alla famiglia di Jibril e al partito.

domenica 16 settembre 2018

Libia: un piccolo ricordo del 2011

Che i popoli si sollevino contro le dittature è fisiologico, in Polonia è avvenuto in modo non violento. E questo dimostra che è possibile.
E’ accaduto anche in Tunisia ed in Egitto.  In Libia da subito l’insurrezione è stata armata.
Ma questa non è la guerra della LIBIA , è stata la guerra degli USA e delle potenze Europee.

E’ stata la guerra  dei poteri forti che hanno agito per prevalere nella spartizione del potere in Libia.
Molti in buona fede sono andati dietro, specialmente i giovani.  Tra i ribelli non si vede nessuno sopra la trentina d’anni…

lunedì 19 febbraio 2018

Perchè i libici amano il colonello Gheddafi

Molti osservatori in Occidente, completamente (auto)-avvelenati dalla propaganda anti-Gheddafi non riescono a capire come il leader libico conservi ancora il sostegno della popolazione, nonostante una campagna ingiusta di bombardamenti condotti dalla NATO dal marzo 2011.(1) In che modo i libici continueranno a sostenere i “coraggiosi” insorti del CNT?(2)


Leggendo l’articolo “Alcune verità sulla Libia”, scritto da Helen Shelestiuk e pubblicato nel n. 165 di Maggio 2011 della rivista B.I. (ex-Infos Balcani) molto probabilmente hanno le antenne dritte.

Shelestiuk Helen dice: “Quando è stato chiesto all’ex ambasciatore russo in Libia, Vladimir Chamov, se Gheddafi opprimeva il suo popolo, ha risposto: “Quale oppressione? I libici beneficiavano di un credito di 20 anni senza interessi per costruire le loro case, un litro di benzina costa circa 14 centesimi, il cibo è gratuito e si può acquistare una nuova jeep sudcoreana KIA per 7500 dollari.”

E Shelestiuk Helen ha proseguito: “Quali sono gli altri fatti e cifre che conosciamo della Libia e del suo leader?

sabato 4 novembre 2017

Memorandum sulla Libia: disinformazione contro Stato, Guida ed Esercito

Mentre la NATO ha deliberatamente falsificato il dossier libico per arrogarsi il diritto di distruggere la Libia e assassinarne la Guida per gettarla nel caos, Sayf al-Islam Gheddafi rimane l’unica personalità capace di unire rapidamente le diverse tribù. Liberato di recente, ha scritto questo memorandum per esaminare la situazione giuridica del suo Paese.
| Tripoli (Libia)  
 

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Questo memorandum mira ad identificare ciò che il popolo libico ha subito negli ultimi sei anni. Questi crimini sono stati commessi in nome dell’interventismo umanitario, della protezione dei civili, dell’introduzione della democrazia e della prosperità. Le forze della NATO, con l’aiuto di certi Stati arabi e di certi libici, attaccarono la Libia con tutti i mezzi a disposizione. Le giustificazioni avanzate erano false quanto quelle per l’invasione dell’Iraq nel 2003. Fu la distruzione sistematica di un Paese sovrano e di una nazione pacifica. Questa nota tenta di presentare tali crimini alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e alle ONG, al fine di sostenere la Libia e il suo popolo negli innumerevoli sforzi per ricostruire questo piccolo Paese.

lunedì 30 ottobre 2017

Il sogno africano di Gheddafi e Chavez

Quando il Colonnello e il Comandante lavoravano insieme per "sconfiggere l'imperialismo occidentale e creare un mondo più bilanciato"
Sarebbe troppo lungo condensare “qui e adesso”, “tutto e subito” anni di tranelli ed imboscate, opportunità sprecate e guerre fratricide inoculate dai soliti untori, peraltro già esaminate da varie prospettive, per cui ci limiteremo ad analizzare, in maniera sintetica, il contributo che alla causa africana ha dato Gheddafi e l’asse creatosi con Hugo Chavez.
La crisi del sistema turboliberista, entrata in una fase acuta con la crisi economica del 2008, ha spinto le potenze imperialiste, in primis la Francia di Sarkozy e Hollande e gli Stati Uniti del guerrafondaio democratico Barack Obama, a lanciarsi nelle guerre di “ricolonizzazione” dell’Africa.

sabato 18 febbraio 2017

2011: La Libia soffre il furto di 10.000 antichità di valore incalcolabile

1 novembre 2011

La Libia ha perso una collezione unica di patrimonio culturale e storico, i chiamati ‘Tesori di Bengasi ‘. Alcuni delinquenti sono riusciti ad introdursi nella Banca Commerciale Nazionale della Libia e rubare migliaia di monete d’oro ed argento che risalgono all’epoca greca, ed altre antichità che potrebbero essere l’orgoglio di qualsiasi museo del mondo.
Si sa che i criminali hanno sottratto 7.700 monete d’oro, argento e bronzo, molte delle quali sono state coniate nell’epoca di Alessandro Magno (IV secolo a.C.). Ugualmente, sparirono statuette ed altri oggetti di bronzo, avorio e vetro, braccialetti, medaglioni, collane, anelli, pendenti ed altri adornamenti: circa 10.000 opere d’arte in totale elaborate dai maestri dell’antichità.
La maggioranza dei tesori sono stati incontrati tra gli anni 1917 e 1922 durante gli scavi del tempio di Artemide a Cirene, che è stata una colonia greca nella costa settentrionale dell’Africa.

mercoledì 12 ottobre 2016

Libia: nuove verità su una guerra sporca

6 ottobre 2016
MENZOGNE E BUONI PROPOSITI
“Non abbiamo molto tempo. È una questione di giorni, forse di ore. Ogni ora e giorno che passano significano un ulteriore giro di vite e di repressione contro la popolazione civile che vuole la libertà; ogni ora e giorno che passano aumenta il peso della responsabilità sulle nostre spalle”.
Era il 17 marzo del 2011 quando davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel pieno della crisi libica, il Ministro degli Esteri francese Alain Juppè pronunciava queste parole con la determinazione ed il pathos tipici dell’uomo di governo quando mente.
La Comunità internazionale doveva decidere se accettare la Risoluzione 1973 voluta dalla Francia per imporre la no-fly zone alla Libia: di fatto autorizzare l’intervento militare occidentale al fianco dei ribelli anti-Gheddafi.
In Occidente la menzogna si motiva sempre di buoni propositi; e così mentre la Francia giurava solennemente a se stessa e al mondo che mai avrebbe abbandonato “le popolazioni civili e le vittime della brutale repressione, al loro destino” e mai avrebbe permesso “che lo stato di diritto e la morale internazionale venissero calpestati”, i dirigenti dei più importanti gruppi industriali francesi (Total, Eads e Thalys) si incontravano a Bengasi con i componenti del Consiglio Nazionale Libico, per spartirsi la preda; Consiglio composto da capi ribelli opportunamente selezionati ed istruiti da Parigi grazie all’attività frenetica di Bernard-Henry Levi il “filosofo” sodale di Sarkozy, esperto di manipolazioni mediatiche; giusto per capire quanto spontanea fu la “rivolta del popolo contro Gheddafi”.
UNA RELAZIONE SHOCK
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lunedì 2 maggio 2016

Il sostegno occidentale ai ribelli in Libia è stato un appoggio diretto e deliberato ad al Qaeda

10 marzo 2016

Si parla molto della Libia in questi giorni ma ancora oggi non vengono chiarite le motivazioni che nel 2011 hanno condotto all’intervento Nato in Libia. Cosa è accaduto, perché ci troviamo oggi in questa situazione di caos nel paese nord-africano?… Balbettando i leader occidentali dicono che bisogna completare la democrazia in Libia , che l’intervento armato dell’occidente fu ‘un errore’, ma non un errore in sè: fu un errore ‘non aver accompagnato i libici nel ‘periodo di transizione’, di averli lasciati soli’.
Vedremo di seguito che questo non sarebbe stato comunque possibile, giacchè il consiglio Nazionale di Transizione libico era formato da membri di al Qaeda ed affiliati e l’occidente ne era perfettamente a conoscenza perchè li aveva scelti.
Già da all’ora lo dicevamo a seguito di numerose eclatanti evidenze che venivano colpevolmente sottaciute dai media mainstream di intattenimento.
Già da allora lo diceva uno studio condotto di J.FELTER e B. Fishman,  due analisti dell’Accademia Militare di West Point. Lo studio si chiama Al Aa’ida Foreign Fighter in Iraq. A first Look at the Sinjar Record (Harmony Project, Combating Terrorism Center, Department of Social Science, US Academy, West Point, NY, December 2007)
Ve ne proponiamo alcuni contenuti da una sintesi scritta sempre nel 2011 dal giornalista investigativo G.Tarpley che riprendende lo studio di West Point.
Vietato Parlare – Patrizio Ricci

giovedì 21 aprile 2016

La Guerra in Libia è una Operazione CIA Studiata già 30 Anni Fa

sabato 3 settembre 2011

La Guerra in Libia è una Operazione CIA Studiata già 30 Anni Fa? Chi Sono i Ribelli?

La campagna di disinformazione è iniziata in febbraio, come risaputo sono state dette molte falsità al pubblico, sia per quanto riguarda la natura della rivolta sia per quanto riguarda la reazione del governo libico ad essa. Mentre i carri solcavano le strade libiche, e i jet volavano nei cieli la battaglia si faceva più dura e i mercenari di Al Qaeda mossero guerra contro l’esercito libico, i media corporativi in tandem con gli stati membri della NATO si preparavano ad intervenire, ritraendo una rivolta costituita da attivisti pacifici che venivano crivellati dai colpi delle mitragliatrici e bombardati dagli aerei. Ci sono ora le prove che confermano che tali atrocità non sono mai avvenute, ma l’Onu citando questa disinformazione ha autorizzato l’intervento della NATO.


La natura stessa dei ribelli Bengasi è stata presentata in maniera ingannevole al pubblico. In realtà, erano una miscellanea di estremisti e mercenari, molti dei quali avevano combattuto di recente in Iraq e in Afghanistan contro le forze Usa. Questi mercenari, pagati dalla CIA e dall’MI6 negli ultimi 30 anni (vedi linea del tempo), vengono raffigurati come “una forza politica indigena” di opposizione al governo libico. Recentemente è stato rivelato che il comandante dei ribelli che hanno tentato la conquista di Tripoli altro non è che Abdelhakim Belhadj, una pedina di Al Qaeda che venne precedentemente catturato in Malesia, torturato dalla Cia a Bangkok, in Thailandia nel 2003, prima di saltar fuori di nuovo in Libia dove sta ora combattendo per conto della NATO.

mercoledì 13 aprile 2016

Libia: proprio come la Somalia

La drammatica situazione della Libia, divisa tra Tobruk, Tripoli ed il nuovo premier Sarraj, ricorda quella della Somalia del post Siad Biarre. Che ci piaccia o meno, l'ultimo governo che è stato in grado di tenerla unita è stato quello di Gheddafi.
La situazione politica e militare della Libia è a dir poco ostica. Dopo mesi d’incontri ed accordi tra i due governi del paese, quello islamista di Tripoli e quello ufficialmente riconosciuto di Tobruk, andati quasi sempre tutti a vuoto, alla fine la comunità internazionale ha deciso di far piovere sul paese un premier calato dall’alto, Sarraj, e che la popolazione locale guarda come una figura estranea, verso cui il massimo stato d’animo è l’indifferenza. Cosa che del resto si manifesta praticamente sin dal 2011, quando a Bengasi nacque il famoso “Consiglio Nazionale Transitorio” (CNT), per nulla partecipato dalla popolazione e ad essa del tutto ostile ed indifferente. Anche se a quel tempo i media occidentali e panarabi si sbracciavano per farci credere che quello di Bengasi fosse un governo che godeva di un entusiastico sostegno popolare, la verità era che in tutta la Cirenaica si tenevano ogni giorno dimostrazioni pro-Gheddafi, almeno finché il Qa’id non venne barbaramente ucciso, il che spense tutte le speranze nella popolazione libica per una vittoria su coloro che venivano semplicemente visti come usurpatori e traditori sostenuti dall’Occidente e dalle petromonarchie del Golfo.

domenica 13 dicembre 2015

LIBIA: VA TUTTO A PUTTANE

Scritto da: Gianni  Petrosillo (21/06/2011)

Nota: SI era il 2011 quando usciva questo articolo, ancora oggi è tremendamente attuale.


In Libia siamo andati per proteggere i civili. Li abbiamo difesi a puntino mettendoli sotto cumuli di macerie e con qualche metro di terra sulla testa. Adesso sono più che al sicuro, sono praticamente in una botte di ferro, un barile simile ad una bara. Con siffatte imposture globali l’Onu, la Nato, la coalizione dei volenterosi ed il nostro governo vendono mediaticamente ad una pubblica opinione distratta e distaccata il pacco umanitarista Occidentale.

lunedì 13 aprile 2015

Bernard-Henri Levy e la distruzione della Libia

Le Grand Soir, 26 novembre 2013 (trad. ossin)

Ramzy Baroud




Levy, che sembrava un tempo come il più in vista tra i difensori della guerra contro la Libia, è completamente scomparso dalle luci della ribalta libica. Forse sta istigando disordini altrove, in nome della sua dubbia filosofia. La sua missione in Libia è compiuta e il paese si trova oramai nella situazione peggiore mai raggiunta

lunedì 30 giugno 2014

Libia, uccisa Salwa Bugaighis, avvocato RATTO, sconosciuto

i siti dei giornali italiani sono ricchi di un piagnisteo, sarebbe stata uccisa Salwa Bugaighis, un avvocatessa RATTO,guardate come la descrivono i servi del potere made in Italy: 26 giugno 2014
Un atto "codardo, deprecabile e vergognoso contro una donna coraggiosa e una patriota libica": così l’ambasciatore americana in Libia, Safira Deborah, ha commentato l’uccisione a Bengasi dell’avvocato per i diritti umani Salwa Bugaighis.

La Bugaighis, in prima fila nella difesa dei prigionieri politici già durante il regime di Gheddafi, era stata tra gli organizzatori delle manifestazioni a Bengasi del febbraio 2011, considerate l’atto di nascita della rivoluzione contro il rais. L’avvocato era poi entrata a far parte del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), il governo dei ribelli libici.

martedì 3 giugno 2014

Libia, una nuova guerra per liberarsi degli islamisti

Alessandro Lattanzio, 20/5/2014

Secondo l’ex-capo dei golpisti del CNT, Mahmud Jibril, “Gli Stati Uniti hanno perseguito una politica di doppiezza in Libia. Il loro obiettivo principale era mettere al potere i fratelli musulmani in Egitto, Libia e Tunisia per contenere il terrorismo, affidando il programma ai suoi alleati regionale Turchia e Qatar. La caduta di Mubaraq contribuì al successo del piano degli Stati Uniti. Ma il Generale Abdalfatah al-Sisi, il ministro della Difesa egiziano che ha tolto di mezzo il presidente egiziano islamista Muhammad Mursi, ha inferto un duro colpo al piano. Il Qatar supportò la rivolta anti-Gheddafi, imponendo l’emiro del Gruppo islamico combattente libico in Afghanistan (LIFG), Abdalhaqim Belhadj, a capo dei rivoluzionari libici. L’emiro del Qatar, Hamad bin Qalifa, rifiutò di disarmare le milizie e di recuperare le armi fornite dal Qatar, su raccomandazione della Francia, che gli islamisti ricevevano all’aeroporto di Bengasi sotto la supervisione di ufficiali dei servizi segreti del Qatar. Perciò ci siamo rivolti al Sudan per avere le armi. Per le sue operazioni, il Qatar assieme a Mustafa Abdaljalil, presidente del CNT, aveva deciso che sarei stato sollevato dalla carica di ministro degli Interni e della Difesa. Mustafa Abdaljalil aveva già “giurato fedeltà al Qatar, nutrendo simpatie per fratelli musulmani. Con mia grande sorpresa, appresi che Abdalhaqim Belhadj fu presentato ai capi di Stato Maggiore della NATO in una riunione della coalizione a Doha, nell’agosto 2011, dove ebbe un briefing sulla situazione militare in Libia, in vista dell’offensiva contro Tripoli. Il comando operativo fu poi trasferito dall’isola di Djarba in Tunisia, sotto l’autorità del partito islamista al-Nahda di Rashid Ghannuchi, uomo del Qatar, a Zintan nel Jabal al-Nafusa, nella Libia occidentale. Infine, l’assalto contro Tripoli fu ritardato di diverse settimane a causa del fatto che il Qatar aveva invocato l’opposizione della NATO a tale operazione quale scusa per l’incapacità nel distruggere le difese della capitale. Quando arrivammo a Tripoli, scoprimmo che 24 dei 28 obiettivi cruciali per paralizzare le difese della capitale furono distrutti. Il Qatar sfruttò il pretesto dell’opposizione della NATO per permettere a Belhadj di entrare per primo”.

lunedì 5 maggio 2014

Libia: una nuova Somalia nel Mediterraneo…

13 marzo 2014
In Libia regna il caos e il paese sta esplodendo.
Ho spiegato, nel mio editoriale del 12 marzo, come un nuovo colpo di Stato strisciante attivato dal Parlamento libico abbia liquidato Zeidan (*), uno degli uomini chiave incaricato dagli Stati Uniti di governare la “nuova Libia” made in NATO, brutalmente scacciato dal potere e fuggito…

Dopo la distruzione della prospera Jamahiriya di Gheddafi, Washington ha tentato di applicare il ‘Piano A’ della cosiddetta “primavera araba”: l’associazione degli islamisti e dei Fratelli Musulmani in un potere militarizzato, quello del trio libico della CIA, Megaryef – Zeidan – Hifter.
La potenza di molte truppe islamiste e delle città-milizie, tutte derivanti dalle katiba del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) organizzate dalla NATO – ha reso questo scenario impossibile.
Rimane il ‘Piano B’, la somalizzazone della Libia, la teoria geostrategica del Caos messa in applicazione.

mercoledì 30 aprile 2014

Elezioni in Libia

Cloro 8 luglio 2013
Dopo che, dal marzo 2011, il popolo libico fu inaspettatamente aggredito dalle forze di coalizione della NATO nella conosciuta maniera secondo la quale un paese viene attaccato militarmente “per proteggerlo” e si fa piazza pulita della sua identità istituzionale, infrastrutturale e umana, la Libia, tuttora in preda ad una guerra sanguinosa, ha celebrato le elezioni.
Poichè con questo blog abbiamo seguito abbastanza da vicino le vicende libiche, ho fatto una piccola ricerca su facebook guidata da un amico . Mi sono aiutata, in mancanza di meglio, con le traduzioni di Bing , con i filmati di Russia TV e dell’agenzia reuter, per cercare di capire in quale clima e con quale stato d’animo quel popolo s’è assoggettato al volere dell’alleanza atlantica. />
Premesso che su facebook ci sono migliaia di gruppi in tutte le lingue dove si rimpiange e si esalta Gheddafi, l’impressione che se ne ricava è che , al di la di ogni credo politico, vi sia un clima di terrore e di sopraffazione generalizzato, piu’ rigido e crudele in alcune parti, piu’ mite in altre. E la pressione del CNT sulla Libia occupata s’è sentita soprattutto durante queste elezioni perchè era importante dare all’occidente un’immagine di “serenità” e di “accondiscendenza” dopo che da mesi che la guerra infuria, nessuno della Libia aveva piu’ parlato.

mercoledì 19 marzo 2014

Zeidan e gli altri «bugiardi di guerra» che nessuno ricorda

13 ottobre 2013
Pochi sanno cosa fece nel 2011 Ali Zeidan, il primo ministro libico «vittima» di un sequestro lampo nei giorni scorsi. I media e i loro giornalisti, ma anche le Organizzazioni non governative e le commissioni Onu, adesso riconoscono che la Libia è allo sfascio e tutto – anche il prezioso petrolio – è in mano a bande armate e islamisti. Ma non rievocano il periodo che precedette la guerra Nato, conclusasi due anni fa dopo sette mesi di bombe.

Come mai la memoria è occultata? Perché tutti questi soggetti dovrebbero ammettere di aver detto o comunque diffuso le menzogne che, per mezzo della guerra Nato, sono la causa del caos violento di oggi.

Scrivono e dicono i media che il premier è stato sequestrato da «uno dei tanti gruppi che esercitano il potere nel paese, diviso fra sfere di influenza di diverse formazioni di ex ribelli e da rivalità per il controllo del monopolio della forza fra ministero dell’Interno e quello della Difesa». E spiegano il sequestro come una ritorsione – istigata da siti estremisti – per la cattura a Tripoli, compiuta dalle forze statunitensi, del sospetto affiliato di al Qaeda Abu Anas al Liby considerato fra gli ideatori degli attacchi ad ambasciate Usa nel lontano 1998.

venerdì 7 marzo 2014

La Libia e la grande bugia: usare le organizzazioni umanitarie per organizzare le guerre

martedì 27 settembre 2011
La guerra contro la Libia è costruita sull’inganno. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha approvato due risoluzioni contro la Libia, sulla base di accuse non provate, in particolare che il colonnello Muammar Gheddafi avesse ucciso il proprio popolo a Bengasi. L’affermazione nella sua forma esatta è che Gheddafi aveva ordinato alle forze libiche di uccidere 6.000 persone a Bengasi. Tali affermazioni sono state ampiamente diffuse, ma sempre vagamente spiegate. Fu sulla base di questa affermazione che la Libia è stata deferita al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, al Palazzo di Vetro di New York, e cacciata dal Consiglio sui diritti umani delle Nazioni Unite, a Ginevra.
Affermazioni false sugli eserciti mercenari africani in Libia e sugli attacchi di aerei a reazione contro i civili, sono state utilizzate anche in una vasta campagna mediatica contro la Libia. Queste due affermazioni sono state messe da parte e sono diventate sempre più torbide. Le rivendicazioni sui massacri, tuttavia, sono state utilizzate in un quadro giuridico, diplomatico e militare per giustificare la guerra della NATO ai libici.
Utilizzare i diritti umani come pretesto per la guerra: La LLHR e le sue accuse non provate
Una delle fonti principali sull’affermazione che Gheddafi stesse uccidendo il suo stesso popolo, è la Lega Libica per i Diritti Umani (LLHR). La LLHR è stata, in realtà, fondamentale per coinvolgere le Nazioni Unite attraverso le sue accuse specifiche a Ginevra. Il 21 febbraio 2011, la LLHR ha ottenuto che altre 70 organizzazioni non governative (ONG) inviassero delle lettere al presidente Obama, all’Alto Rappresentante dell’UE Catherine Ashton, e al Segretario generale delle Nazioni Unite Ban-Ki Moon, che chiedevano un intervento internazionale contro la Libia, invocando la dottrina della “Responsabilità a proteggere”. Solo 25 membri di questa coalizione hanno effettivamente affermato di essere dei gruppi umanitari.

lunedì 10 febbraio 2014

I «liberatori» venuti dal Qatar

di : Manlio Dinucci
giovedì 17 novembre 2011 - 01h57

I miraggi sono frequenti, specie nel deserto libico. Ne è affetto Farid Adly che, convinto della «genuinità della rivoluzione», continua a vedere un Cnt che «ha sì chiesto, accortamente, l’aiuto delle forze internazionali, ma si è anche opposto a qualsiasi intervento di terra» (Progetto Lavoro, ottobre). Eppure molti dei «ribelli libici», che la televisione ci mostra, non sono libici. Sono commandos del Qatar, addestrati e diretti dal Pentagono, camuffabili grazie alla lingua e all’aspetto.

sabato 8 febbraio 2014

Dichiarazione del Movimento nazionale popolare di Libia

febbraio 1, 2014

Eventi politico-militari in Libia nel gennaio 2014
Il 9 gennaio elementi armati della tribù Tubu di Murzuq avevano assaltato la stazione di polizia di Tragan, a 140 km a sud di Sabha, per scovare e uccidere il capo della brigata al-Haq, Mansur al-Aswad, vicecomandante militare di Sabha, in rappresaglia per i crimini commessi dalla sua milizia, Abu Sayf, negli scontri del 2012, sempre a Sabha. Il 18 gennaio, un gruppo della Resistenza aveva occupato la base aerea di Taminhant, a 30 km ad est di Sabha, lasciandola poi alle truppe Tubu del Consiglio militare di Murzuq, guidato dal colonnello Barqa Warduqo, per poi riconsegnarla alle unità della Resistenza. Il 16 gennaio precedente, elementi della 25.ma Brigata, composta da Tubu e che controllava la centrale elettrica di Sarir, nell’oasi di Jalu, Massala e gli impianti petroliferi al-Shula nella Libia orientale, subivano un agguato dove tre soldati furono uccisi. Il comandante Muhammad Salah riteneva che gli aggressori fossero gli stessi che nel dicembre 2013 tentarono di assaltare Sarir, in cui cinque di loro furono uccisi. Gli operai della centrale di Sarir smisero di recarsi al lavoro, causando blackout a Tripoli e a Bengasi. Presso Agheila, sulla costa nord-occidentale della Libia, la milizia di Zawiya si scontrava con la tribù Warshafana. Gli islamisti di Misurata e i miliziani di Zintan intervenivano in supporto dei miliziani di Zawiya, il 20 gennaio, ma dovettero ritirarsi il 21 gennaio dopo aver subito 18 morti ad opera della guerriglia dei Warshafana filo-Jamahiriya. Scontri per il controllo dell’oasi di Qufra, tra Tubu e i Zuwaya del CNT, si ebbero sempre il 20 gennaio. Altri scontri venivano registrati anche a Zintan, Jamil, Raqdalin, Surman, Misurata, Abu Isa, Harish, Zahra, Tarhuna, Bani Walid, Sirte, Aghedabia, Marsa al-Briga, Ras Lanuf, Bin Jawad, al-Uqaylat, Saluq, Tobruq e nei quartieri di Abu Salim e Ain Zara a Tripoli. Scontri a fuoco a Bengasi, presso il palazzo di giustizia, mentre l’incendio nella centrale elettrica di Muzdawzha provocava dei blackout. L’ambasciata libica a Cairo alzava la bandiera della Jamahiriya e il personale riconosceva il sostegno alla Resistenza e chiedeva aiuto alle autorità di sicurezza egiziane.