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Visualizzazione post con etichetta bani walid. Mostra tutti i post
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mercoledì 2 giugno 2021

La Turchia ha avviato la produzione dell’industria della difesa in Libia, facciamo il punto col professor İsmet Akça

 

Di Vanessa Tomassini per “Strumenti Politici”.

Una fonte militare della Libia occidentale ha rivelato che a partire dai primi di gennaio si sono svolti colloqui tra il Capo di Stato Maggiore dell’esercito libico occidentale, il generale Mohammed El-Haddad, ed il comandante Mohammed Sewehli incaricato della sicurezza nella regione militare di Bani Walid per stabilire una produzione dell’industria della difesa presso uno stabilimento locale, conosciuto come “Factory 51”. La stessa fonte ha indicato che, sebbene l’intero processo produttivo sia affidato ai libici, il progetto è stato avviato su consiglio del ministero della Difesa turco secondo quanto stabilito nel Memorandum di Intesa tra il Governo di Accordo Nazionale dello Stato della Libia e la Repubblica di Turchia in cooperazione militare e sicurezza. L’accordo che porta la data del 27 Novembre 2019 e le firme dell’ex ministro degli Interni della Libia, Fathi Bashagha, ed il Ministro della Sicurezza Nazionale Turco, Hulusi Akar, prevede all’articolo IV punto 7 “l’Industria della Difesa e Sicurezza” tra i settori di cooperazione.

martedì 25 agosto 2020

Foto. Manifestazioni a sostegno di Saif Gheddafi in 3 città libiche


Foto. Manifestazioni a sostegno di Saif Gheddafi in 3 città libiche
Decine di persone si sono radunate questa settimana in tre città libiche per manifestare a sostegno di Saif Al-Islam Al-Gaddafi, figlio dell’ex Leader  Mu’ammar Al-Gaddafi.
Secondo Al-Wasat , le manifestazioni si sono svolte nelle città di Sirte, Bani Walid e Ghat, che si trovano nella Libia centro-settentrionale.
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Secondo quanto riferito, i partecipanti hanno mostrato foto dell’ex presidente libico, insieme ai suoi figli, Saif Al-Islam, Mu’tassem e Khamis.

martedì 4 febbraio 2020

Bani Walid. La riunione delle tribù libiche riassunta in 6 punti

Di Vanessa Tomassini.
Martedì 28 gennaio 2019 si sono riuniti a Bani Walid, su invito del Consiglio Sociale della tribù Warfalla, gli sceicchi e i dignitari di diverse tribù libiche. La riunione, per cui si è adoperato lo sceicco Mohammed al-Barghouti, figura chiave nel raggiungimento del cessate il fuoco a sud di Tripoli nel 2018, ha rilasciato una dichiarazione d’intenti che verranno condivisi e discussi nei prossimi giorni con le tribù dell’est, Maslata e Zliten.
I notabili, i rappresentanti e i leader delle tribù, delle città e delle componenti sociali libiche hanno concordato:

lunedì 9 settembre 2019

Il popolo Libico festeggia i 50 anni della grande rivoluzione di Al Fateh.

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il primo Settembre è l'anniversario della rivoluzione di Al Fateh in Libia, con cui il colonnello Muammar Gheddafi prendeva il potere, senza sparare un solo colpo, e sostenuto dal popolo Libico nel 1969.
Quello che è successo dopo lo sappiamo tutti, anni di successi, progressi in tutti i campi nonostante gli embarghi internazionali ed i vari tentativi occidentali di fermare la rivoluzione. Fino al 2011 quando la NATO ed i sui servi/alleati decideva di bombardare la Libia, e di occuparla, oggi dopo 8 anni il popolo Libico è ancora li, nella sua  terra, e festeggia i 50 anni della sola, vera unica, rivoluzione.

sabato 10 novembre 2018

Saif, il figlio di Gheddafi che ancora condiziona la politica in Libia

Su di lui pende un mandato di arresto internazionale per «crimini contro l’umanità» ma intercetta simpatie e voti. E molti pensano che è meglio averlo come alleato che come nemico

4 novembre 2018.
 Saif al Islam Gheddafi ritratto su un manifesto con il padre in una foto d’archivio (Afp)
Certamente non sarà al summit di Palermo sulla Libia tra una settimana. Ed è quasi assodato che non verrà neppure menzionato nelle sessioni ufficiali. Di Saif al Islam Gheddafi al momento si sa poco. Il suo nascondiglio resta segreto: è in Libia? Il suo avvocato, Khaled Zaidi, scrive sui social che non intende affatto lasciare il Paese, nonostante i russi gli abbiano offerto asilo politico. Forse è a Bani Walid o Tarhouna, le città roccaforti dei fedelissimi di suo padre, oppure dagli zii ad Al Beida?

sabato 27 ottobre 2018

celebrazioni in tutto il mondo nel settimo anniversario dell' assassinio del Leader Muammar Gheddafi

Sono passati 7 anni dal giorno in cui i RATTI della NATO, dopo una guerra colonialista durata 7 mesi,  assassinavano il Leader della Jamahiriya Libica, Muammar Gheddafi.
Quest' anno forse più degli altri anni il popolo Libico ricorda questo avvenimento, con celebrazioni in Libia ed all' estero. Sui social circolano vari posts e foto delle celebrazioni in varie città.






La foto raffigura uno dei manifesti affissi nella città di Ajdabia
http://za-kaddafi.org/node/45852

Bani Walid ricorda l'anniversario del "trono di gloria" di Gheddafi 2018/10/20
Ghat

http://za-kaddafi.org/node/45846 
Celebrazioni a Ghat

http://za-kaddafi.org/node/45849


  Gli espatriati libici nella Repubblica araba d'Egitto hanno celebrato una cerimonia commemorativa sabato sera celebrando il settimo anniversario della partenza del leader libico Muammar Gheddafi e dei suoi compagni.

lunedì 17 settembre 2018

Nel covo della Settima Brigata, con i reduci che rivogliono la Libia

6 settembre 2018.
Ex fedelissimi del figlio di Gheddafi, ben armati e molto nervosi,
gli uomini che minacciano Tripoli sembrano non avere rivali sul campo
Ecco il quartier generale della Settima Brigata, il gruppo armato che da quasi due settimane sta attaccando Tripoli. A prima vista sembra una zona di depositi vuoti. C’è un alto muro anonimo dipinto di fresco color ocra. Le sentinelle sono quasi invisibili. Pochi i passanti. Nessun problema per arrivarci, si trova nel quartiere di Salahaddin, proprio nel centro di questa che storicamente è la città-crocevia delle tribù che sostenevano il regime di Gheddafi. Ci siamo giunti ieri verso le 14 accompagnati dal portavoce della municipalità locale di Tarhuna. E per fortuna c’era lui. Perché da subito i soldati di guardia sono stati aggressivi, minacciosi. L’entrata si affaccia ad una viuzza secondaria. Di fronte sono posteggiati due camion militari carichi di casse. «Cosa ci fa qui un giornalista italiano?», sibila una sentinella. Due altre mettono mano alla fondina. «Magari questo ce lo prendiamo», dice in arabo uno tra i più duri. Ne arrivano altre, vogliono il passaporto. Parlano tra di loro. Lo stesso portavoce mi consiglia di nasconderlo. Ci portano in una stanzetta chiusa. Vogliono vedere il permesso di una qualsiasi autorità, che per fortuna esiste. Abbiamo un accredito ufficiale. Intanto il mio interprete di Misurata sbianca. «Ma qui siamo con i vecchi combattenti della 32esima brigata di Khamis Gheddafi!», sussurra spaventato. La buona sorte vuole che arrivi anche un ufficiale più anziano col berretto rosso dei paracadutisti. Ci invita ad andarcene immediatamente. «Tornate con un permesso speciale», dice frettoloso.

martedì 24 gennaio 2017

Omicidi e stupri nel campo profughi in Libia, arrestato a Milano il torturatore riconosciuto dalle vittime

17 gennaio 2017
 
"Un orrore mai visto". Così Ilda Bocassini parla delle violenze subite dai migranti, che si sono ritrovati nel centro di accoglienza accanto alla stazione Centrale con il loro aguzzino. E' accusato di decine di violenze sessuali, sequestri per estorsione e quattro omicidi. Il pm: "Come un campo di concentramento nazista"
Lo hanno riconosciuto le sue vittime, le stesse con cui si è ritrovato nel centro di accoglienza accanto alla stazione Centrale di Milano. Un ventiduenne somalo, Osman Matammud, è stato arrestato perché ritenuto il torturatore del campo di raccolta migranti di Bani Walid in Libia, a 150 km da Tripoli, colpevole di 4 omicidi commessi nel campo, sequestro a scopo di estorsione ai danni di centinaia di somali, violenze sessuali su decine di donne. "In 40 anni di carriera non ho mai visto un orrore simile", ha detto il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini che coordina l'inchiesta della Dda. Mentre il pm Marcello Tatangelo ha paragonato il luogo a un "campo di concentramento nazista".

giovedì 8 settembre 2016

il popolo Libico festeggia i 47 anni della rivoluzione di Al Fateh, in Libia ed all' estero


Siamo al primo Settembre 2016, nonostante i 5 anni di occupazione il popolo Libico festeggia in massa il 1 settembre 1969 !
Nonostante i pericoli rappresentati dai RATTI che occupano il paese, che sono sempre pronti ad eliminare con le armi qualsiasi dissenso, e poi perennemente in lotta tra loro il popolo non dimentica la vita condotta prima dell' invasione della NATO  nel 2011.

venerdì 20 maggio 2016

ATTENZIONE: il regime getta merda contro il popolo libico per giustificare la prossima guerra

Ultimamente è ritornato di moda parlare male della "Libia di Gheddafi", proprio quando fervono i preparativi per una nuova guerra, i passi vengono compiuti uno alla volta: il RATTO Serraji ha costituito la fantomatica "guardia presidenziale" , ha chiesto aiuto ai suoi padroni per combattere l' " immigrazione e l' ISIS" . Tutto è pronto per una nuova guerra, ma bisogna preparare l' opinione pubblica, ed ecco le scuse belle e pronte:

L’ultimo segreto di Aldo Moro: «La Libia dietro Ustica e Bologna»

martedì 27 gennaio 2015

"Vieni a combattere in Libia". La nuova campagna di reclutamento di Is che spaventa l'Italia

20 gennaio 2015 di Giulia Aubry
La Siria ti sembra troppo lontana? Allora vieni a combattere in Libia! Quella che all’inizio sembrava una iniziativa nata spontaneamente tra i simpatizzanti di Isis per favorire la diffusione del Califfato anche nel NordAfrica, è stata ufficialmente sposata dallo Stato Islamico e dal suo “braccio armato” mediatico, Al Hayat Media che vi ha immediatamente apposto il suo logo.

La campagna per “spostare” i combattenti dello Stato Islamico nel paese nordafricano - devastato da una guerra interna, e a soli 355 km dalle nostre coste - è partita qualche giorno fa con l’hashtag (in arabo) #LaMigrazioneVersoloStatoIslamicoinLibia. A corredo dei tweet compaiono immagini e banner di propaganda da diffondere viralmente nel web 2.0 e, soprattutto, alcune mappe della Libia. Su queste cartine sono evidenziati tutti i punti di possibile accesso al paese attraverso quello che appare come un confine privo di qualsiasi controllo, soprattutto nella zona sud.

sabato 8 febbraio 2014

Dichiarazione del Movimento nazionale popolare di Libia

febbraio 1, 2014

Eventi politico-militari in Libia nel gennaio 2014
Il 9 gennaio elementi armati della tribù Tubu di Murzuq avevano assaltato la stazione di polizia di Tragan, a 140 km a sud di Sabha, per scovare e uccidere il capo della brigata al-Haq, Mansur al-Aswad, vicecomandante militare di Sabha, in rappresaglia per i crimini commessi dalla sua milizia, Abu Sayf, negli scontri del 2012, sempre a Sabha. Il 18 gennaio, un gruppo della Resistenza aveva occupato la base aerea di Taminhant, a 30 km ad est di Sabha, lasciandola poi alle truppe Tubu del Consiglio militare di Murzuq, guidato dal colonnello Barqa Warduqo, per poi riconsegnarla alle unità della Resistenza. Il 16 gennaio precedente, elementi della 25.ma Brigata, composta da Tubu e che controllava la centrale elettrica di Sarir, nell’oasi di Jalu, Massala e gli impianti petroliferi al-Shula nella Libia orientale, subivano un agguato dove tre soldati furono uccisi. Il comandante Muhammad Salah riteneva che gli aggressori fossero gli stessi che nel dicembre 2013 tentarono di assaltare Sarir, in cui cinque di loro furono uccisi. Gli operai della centrale di Sarir smisero di recarsi al lavoro, causando blackout a Tripoli e a Bengasi. Presso Agheila, sulla costa nord-occidentale della Libia, la milizia di Zawiya si scontrava con la tribù Warshafana. Gli islamisti di Misurata e i miliziani di Zintan intervenivano in supporto dei miliziani di Zawiya, il 20 gennaio, ma dovettero ritirarsi il 21 gennaio dopo aver subito 18 morti ad opera della guerriglia dei Warshafana filo-Jamahiriya. Scontri per il controllo dell’oasi di Qufra, tra Tubu e i Zuwaya del CNT, si ebbero sempre il 20 gennaio. Altri scontri venivano registrati anche a Zintan, Jamil, Raqdalin, Surman, Misurata, Abu Isa, Harish, Zahra, Tarhuna, Bani Walid, Sirte, Aghedabia, Marsa al-Briga, Ras Lanuf, Bin Jawad, al-Uqaylat, Saluq, Tobruq e nei quartieri di Abu Salim e Ain Zara a Tripoli. Scontri a fuoco a Bengasi, presso il palazzo di giustizia, mentre l’incendio nella centrale elettrica di Muzdawzha provocava dei blackout. L’ambasciata libica a Cairo alzava la bandiera della Jamahiriya e il personale riconosceva il sostegno alla Resistenza e chiedeva aiuto alle autorità di sicurezza egiziane.

giovedì 30 gennaio 2014

Continua la battaglia per la liberazione della Libia

Posted: 2014-01-23
From: Mathaba
Si combatte in varie città della Libia, la bandiera verde della Jamahiriya sventola in diverse città del Paese


Continua la battaglia per la liberazione della Libia dagli oppressori sponsorizzati dalle potenze colonialiste.

Principale campo di battaglia è la città di Sebha, nel sud del paese dove nella sola giornata di ieri ci sono stati 5 morti e oltre 30 feriti.

venerdì 27 dicembre 2013

Ecco come il movimento pacifista si è fatto manipolare

di : Alessandro Marescotti
domenica 18 marzo 2012 - 21h24
Il 23 febbraio 2011 Al Jazeera mostrava immagini di fosse comuni in Libia. Il giorno dopo scattava la mobilitazione pacifista. Si è scoperto che quelle fosse comuni erano una manipolazione. E così il movimento pacifista è stato eterodiretto con informazioni manipolate. La stessa cosa si sta ripetendo per la Siria 29 febbraio 2012 - Alessandro Marescotti

Guardate questo video:

http://video.repubblica.it/dossier/...

martedì 29 ottobre 2013

Libia, due anni dopo la fine del conflitto continua la sofferenza degli sfollati

CS134 -23/10/2013 (ita+english)

In occasione del secondo anniversario della fine del conflitto in Libia, Amnesty International ha chiesto alle autorità di Tripoli di trovare una soluzione duratura per porre fine allo sfollamento forzato di decine di migliaia di persone appartenenti al gruppo tawargha e ad altre comunità, costrette a lasciare le loro case nel 2011.

L'intera popolazione di Tawargha, circa 40.000 abitanti, è stata allontanata da gruppi armati provenienti da Misurata che l'hanno accusata di aver sostenuto il governo del colonnello Gheddafi. Un documento reso pubblico oggi da Amnesty International denuncia discriminazione, rapimenti e detenzioni arbitrarie tuttora in corso ai danni dei tawargha, che ancora subiscono minacce e azioni di rappresaglie da parte di milizie che agiscono al di sopra della legge.

sabato 12 ottobre 2013

Breaking : 15 soldati uccisi a Bani Walid

5/10/2013
Attaccato un check point delle forze armate del governo di occupazione sulla strada che congiunge Bani Walid e Tarhouna.

Un attacco contro un check point presidiato da militari del governo di occupazione della Jamahiriya Libica ha causato la morte di 15 soldati e il ferimento di altri 5.

martedì 24 settembre 2013

8000 detenuti nelle carceri segrete delle milizie libiche

18/9/2013
Non esistono diritti umani nella Libia occupata in mano ai mercenari al soldo delle potenze coloniali.

La situazione nella Jamahiriya occupata e' catastrofica, non esiste nessuna legge al di fuori della legge delle armi e del terrore.

Il Paese e' in mano ai mercenari delle varie milizie che controllano le varie zone della Libia, ogni gruppo ''governa'' il proprio territorio con la violenza, le torture e gli omicidi.

giovedì 12 settembre 2013

Don’t forget Libya …. anche se della Libia i media non vogliono occuparsi più

4 settembre 2013
Della Libia si è parlato sempre meno dopo la caduta di Gheddafi, quasi che dall’intervento occidentale fosse emerso un paese in pace e prosperità. In realtà, la cronaca quotidiana è fitta di scontri fra milizie, furti e rapimenti, conflitti tribali, tensioni fra l’esecutivo e l’Assemblea nazionale, oltre a continui annunci del processo a Saif Al Islam Gheddafi, in barba ai divieti della Corte Penale Internazionale.
(Vedere Storify continuamente aggiornato)

La notizia del tutto inattesa è che la Libia - fra i massimi esportatori del miglior greggio su piazza ai tempi di Gheddafi - oggi è costretta ad acquistare all’estero energia per le forniture basilari ai cittadini. (Vedere il Sole24h). Le esportazioni di greggio sono crollate del 70% , la disponibilità è bloccata da uno sciopero iniziato per ragioni salariali. Così pareva all’inizio, ma la vicenda si è rivelata più complessa e ambigua: ci sono di mezzo l’avidità e l’assenza del senso dello stato. I libici si sono sentiti nazione dalla rivoluzione gheddafiana del 1969 fino al 2011, per scivolare poi nella condizione di un insieme di regioni che mal si sopportano.

venerdì 9 agosto 2013

ULTIME NOTIZIE NON ALLINEATE SULL'OCCUPAZIONE DELLA LIBIA (LUGLIO 2013).

8/7/2013 da http://libia-sos.blogspot.it, http://allainjules.com

31/07/13. Sirte: Violenti scontri tra sostenitori della Sharia e il battaglione del colonnello Abu Salah.
Rishvana: La popolazione ha attaccato un accampamento dei mercenari della NATO rubando materiale bellico, i mercenari sono fuggiti.
Najat: Un membro del cosiddetto Consiglio Shura è sfuggito ad un tentativo di omicidio.
Cider e Ras Lanuf: Sciopero dei lavoratori del petrolio che non ricevono il salario da mesi.

Un comandante delle forza di protezione di Bengasi è stato ucciso ieri dall'esplosione di un ordigno collocato nella sua autovettura nel distretto di Salmani Est. [*]