In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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giovedì 21 febbraio 2019
domenica 1 luglio 2018
Intervista al Presidente del Consiglio Supremo delle Tribù, “ Si aggiunge una nuova guerra tra Italia e Francia”

Pubblicato il
Di Vanessa Tomassini.
Dopo l’attacco da parte di Ibrahim Jadhran alla Mezzaluna petrolifera, avvenuto la settimana scorsa, malgrado l’esercito di Khalifa Haftar sia riuscito a ristabilire il controllo sulla regione, si rincorrono le voci di un intervento sul campo da parte delle Nazioni Unite. Mentre sui social si diffondono le immagini di miliziani ciadiani giunti a Misurata, c’è chi insinua anche che Jadhran avrebbe trovato ospitalità nella città dei Fratelli Musulmani, dove sorge l’ospedale da campo italiano. Diverse fonti sostengono perfino che Jadhran, aiutato forse da un esponente del Governo di Tripoli, sarebbe pronto a lasciare la Libia diretto verso la Turchia. Non è un caso che, già nel 2016, l’ex capo delle Petroleum Facility Guards incontrò, proprio ad Instanbul, i funzionari di USA e Regno Unito per discutere del sollevamento del blocco della mezzaluna petrolifera. Pur non essendoci elementi a sufficienza per stabilire se queste voci siano fondate, quel che è certo è che i libici iniziano ad essere sempre più insofferenti della politica straniera a casa loro, soprattutto se a tutto questo si aggiunge la spinosa questione “migranti” e centri di accoglienza. Per capire che aria tira, abbiamo incontrato il presidente del Consiglio Supremo delle Tribù di Warshefana, Abu Amid al-Mabrouk.
-In molti affermano che ci sia il coinvolgimento di Paesi stranieri nel disastro della Mezzaluna petrolifera, è così?
“Innanzitutto bisogna dire che il Governo di Accordo Nazionale, sotto la guida di Fayez al-Serraj e supportato dalla comunità internazionale, è coinvolto in quello che è successo nella Mezzaluna. Ci sono informazioni, anche se non ancora confermate, che alcuni italiani siano passati da Misurata per andare a Ras Lanuf. Penso che alla vecchia lotta per il potere, si sia aggiunto un altro tipo di guerra tra la Francia e l’Italia, quella attraverso le compagnie petrolifere italiane e la francese Total”.
mercoledì 3 gennaio 2018
SPY FINANZA/ Le manovre dietro l'oleodotto esploso in Libia
L'esplosione dell'oleodotto in Libia è un
segnale importante. Il Paese mediterraneo è al centro di grandi
interessi per i paesi occidentali. MAURO BOTTARELLI
28 dicembre 2017
Mauro Bottarelli
Lapresse
Novantamila
barili di produzione petrolifera in meno al giorno. Chiunque abbia
colpito il terminale petrolifero di Sidra, nella Cirenaica libica e non
lontano dall'altro hub strategico di Ras Lanuf, sapeva cosa stava
facendo. E cosa voleva ottenere. Non a caso, non appena diffusi i primi
particolari sull'attacco, nel pomeriggio di martedì, i futures a Wall
Street sono schizzati, portando le valutazioni del greggio ai massimi
dal 2015, sfiorando quota 60 dollari al barile. Ma c'è di più e di più
grave dietro quell'attacco così estemporaneo e devastante. In primis,
nella dinamica.
Chiunque abbia
un'infarinatura minima di preparazione militare - basta il servizio di
leva - sa che poche attività belliche sono strategiche come la posa di
mine, atto che sembra alla base dell'attentato in Libia. Un assalto si
può condurre in vari modi, un attentato ancora di più, ma per minare
servono strategia, preparazione, uomini e, soprattutto, tempo. Perché
devi agire in loco, ovvero dove vuoi attaccare e non è certo facile: non
a caso, l'uso di mine è prevalentemente difensivo, ovvero strategia
attiva a difesa di un asset che non vuoi che finisca in mano nemica. In
nessun modo. Quindi, se si prospetta la malaparata, sei pronto a far
saltare tutto. Ma se la tua caserma o la tua raffineria sono facili da
minare, quella del nemico meno: per il semplice fatto che, a meno di
un'operazione di infiltrazione di primissimo livello, i rischi di essere
scoperti sono quantomai elevati.
sabato 18 marzo 2017
Deputato libico: dietro attacchi a porti petroliferi ci sono Italia e Regno Unito
13/3/2017
Il parlamento libico,
riunito nella parte orientale del paese, martedì ha votato per
l’annullamento degli accordi di pace di Skhirat che prevedevano una
soluzione politica in Libia.
Alla vigilia dell'accordo, 70 deputati del parlamento hanno
dichiarato di voler cessare dialogo politico dopo gli attacchi di gruppi
armati in zone petrolifere. L'esercito libico continua a combattere
contro le "Brigate di difesa di Bengasi" e contro altri gruppi per
riprendere il controllo sulle aree dei porti di Ras Lanuf e Es Sidr.
"Come possiamo dialogare con chi combatte
contro i libici, distrugge i pozzi petroliferi e i porti? Per questo
motivo abbiamo deciso di sospendere il dialogo politico" ha detto il
capo del consiglio di sicurezza nazionale del parlamento libico Tarik
al-Jarushi. In una intervista con l'agenzia Sputnik ha detto che i
militanti dei "Fratelli musulmani", "Al-Qaeda" e delle "Brigate di
difesa di Bengasi" hanno unito le forze per attaccare le aree
petrolifere del paese.
Abbiamo richiesto al Consiglio Presidenziale della Libia di fermare
questi attacchi, ma ci hanno detto che questo problema non li riguarda.
Ma questo è chiaramente in contrasto con il loro comportamento, perché
all'inizio degli attacchi il governo di unità nazionale ha nominato il
generale di brigata Idris Buhmada a capo della squadra di protezione
degli impianti petroliferi. Dopo la conferenza stampa tenutasi dopo la
presa di Ras Lanuf, i terroristi hanno passato la gestione del porto a
Buhmada. Questo è una contraddizione molto strana".martedì 11 ottobre 2016
Libia, dove si combatte una guerra mitteleuropea
6 ottobre 2016
TRIPOLI - Khalīfa Belqāsim Ḥaftar è un generale libico, nonché un uomo politico di lunga esperienza. In anni lontani fu un fedele ufficiale del colonnello Muhammar Gheddafi, in seguito a varie vicissitudini belliche è diventato un collaboratore degli Stati Uniti, dove ha vissuto per quasi venti anni, ottenendo anche la cittadinanza. Un fedele alleato dell’Occidente, quindi?
Chi è Haftar
Tornato il Libia nel 2011 in occasione della deposizione di Gheddafi, dopo varie peripezie viene nominato tenente generale dell’esercito afferente al Consiglio generale di transizione. Nel 2014 tenta un colpo di stato, sventato. Nel mese successivo, in un clima connotato dalla lotta fratricida per il potere, assalta Bengasi da solo, per espellere le forze fondamentaliste asserragliate. Nel 2015, grazie al sostegno del generale Al Sisi, viene nominato ministro della Difesa e capo di Stato Maggiore del governo cirenaico di Tobruk. Il personaggio, pittoresco, è tornato agli onori della cronaca libica in questi giorni.
TRIPOLI - Khalīfa Belqāsim Ḥaftar è un generale libico, nonché un uomo politico di lunga esperienza. In anni lontani fu un fedele ufficiale del colonnello Muhammar Gheddafi, in seguito a varie vicissitudini belliche è diventato un collaboratore degli Stati Uniti, dove ha vissuto per quasi venti anni, ottenendo anche la cittadinanza. Un fedele alleato dell’Occidente, quindi?
Chi è Haftar
Tornato il Libia nel 2011 in occasione della deposizione di Gheddafi, dopo varie peripezie viene nominato tenente generale dell’esercito afferente al Consiglio generale di transizione. Nel 2014 tenta un colpo di stato, sventato. Nel mese successivo, in un clima connotato dalla lotta fratricida per il potere, assalta Bengasi da solo, per espellere le forze fondamentaliste asserragliate. Nel 2015, grazie al sostegno del generale Al Sisi, viene nominato ministro della Difesa e capo di Stato Maggiore del governo cirenaico di Tobruk. Il personaggio, pittoresco, è tornato agli onori della cronaca libica in questi giorni.
lunedì 10 ottobre 2016
Libia, quando cadrà davvero Sirte?
4 ottobre 2016
Domenica 2 ottobre a Sirte, tra il quartiere di Sawawa e il porto, le forze libiche di Misurata hanno perso almeno otto uomini per mano degli ultimi miliziani dello Stato Islamico che combattono ancora in città. La notizia ha avuto meno risalto rispetto alla contestuale uccisione del fotoreporter olandese Jeroen Oerlemans, centrato da un cecchino nei combattimenti sulla collina di Water Tank, dov’è in corso da settimane l’operazione Al-Bunyan Al-Marsoos (“Solida struttura”).
Nondimeno, gli scontri e le imboscate giornaliere dimostrano come le ultime sacche di resistenza dello Stato Islamico a Sirte riescano ancora a far fronte all’avanzata del braccio armato del governo tripolino, che non riesce a schiacciare definitivamente gli uomini di Al Baghdadi, nonostante due mesi di assedio e nonostante il supporto aereo della coalizione internazionale: solo dal primo agosto a oggi, gli americani hanno concentrato sopra le roccaforti del Califfato ben 201 incursioni aeree, all’interno della cornice dell’operazione Odyssey Lightning.
Domenica 2 ottobre a Sirte, tra il quartiere di Sawawa e il porto, le forze libiche di Misurata hanno perso almeno otto uomini per mano degli ultimi miliziani dello Stato Islamico che combattono ancora in città. La notizia ha avuto meno risalto rispetto alla contestuale uccisione del fotoreporter olandese Jeroen Oerlemans, centrato da un cecchino nei combattimenti sulla collina di Water Tank, dov’è in corso da settimane l’operazione Al-Bunyan Al-Marsoos (“Solida struttura”).
Nondimeno, gli scontri e le imboscate giornaliere dimostrano come le ultime sacche di resistenza dello Stato Islamico a Sirte riescano ancora a far fronte all’avanzata del braccio armato del governo tripolino, che non riesce a schiacciare definitivamente gli uomini di Al Baghdadi, nonostante due mesi di assedio e nonostante il supporto aereo della coalizione internazionale: solo dal primo agosto a oggi, gli americani hanno concentrato sopra le roccaforti del Califfato ben 201 incursioni aeree, all’interno della cornice dell’operazione Odyssey Lightning.
martedì 20 settembre 2016
Libia, la guerra del petrolio e gli interessi dei Grandi
A cinque anni dalla caduta di Gheddafi vengono al
pettine i nodi di un intervento voluto dai francesi e poi avallato
dalla Nato e dagli Usa che hanno commesso un altro errore strategico: le
frontiere libiche sono sprofondate per mille chilometri nel Sahara e il
caos ha portato una destabilizzazione incontrollabile che con i
jihadisti ha contagiato la Tunisia e i Paesi confinanti.
«It’s the oil stupid», è il petrolio la posta in gioco in Libia, scrive Issandr Al Amrani,
fondatore di The Arabist. E potremmo aggiungere anche il gas: il 60%
del carburante pompato dall’Eni- ogni giorno 35 milioni di metri cubi –
alimenta le centrali elettriche locali, sia in Tripolitania che in
Cirenaica. In poche parole è la produzione dell’Eni che accende la luce
ai libici.
venerdì 16 settembre 2016
Libia: Haftar controlla 4 porti di petrolio, tolti allʼesercito di Sarraj
12 settembre 2016
Le forze armate del generale di Tobruk hanno conquistato Zueitina, Brega, Sidra e Ras Lanuf
Le forze armate del generale di Tobruk hanno conquistato Zueitina, Brega, Sidra e Ras Lanuf
"Le forze
armate libiche legate al generale Khalifa Haftar di Tobruk hanno preso
il controllo dei porti petroliferi di Zueitina, Brega, Sidra e Ras
Lanuf", sottraendoli alle guardie fedeli al governo di unità nazionale
di Sarraj, sostenuto dall'Onu. Lo scrive il portale Alwasat, citando un
comunicato delle forze armate secondo cui "i porti sono ora sotto il
controllo totale dell'esercito libico che li hanno messi in sicurezza".
"Per proteggere le persone e la loro ricchezza contro
la corruzione, il vostro esercito ha condotto un'operazione grandiosa e
ha imposto il suo controllo totale ai porti petroliferi di Zueitina,
Ras Lanuf, Sidra e Brega", riferisce il comunicato delle forze di
Haftar.
lunedì 25 luglio 2016
Maghreb Confidential sulla Libia: “con gli attacchi agli impianti petroliferi di Sidra e Ras Lanuf l’ISIS vuole alimentare la rivalità tra Haftar e Jadhran”.
11/01/2016 15:33
Secondo quanto riportato dal sito web Maghreb Confidential, “gli attacchi condotti il 4 e il 5 gennaio dall’ISIS contro i porti di Sidra (As Sidr) e Ras Lanuf
non miravano tanto a sabotare la produzione libica di petrolio, quanto
ad esacerbare la rivalità tra i suoi nemici naturali, Khalifa Haftar e
Ibrahim Jadhran”. Secondo la breve analisi pubblicata il 7 gennaio dal
sito francese “specializzato sugli eventi del Maghreb”, “l’offensiva
dell’ISIS avrà un impatto ridotto sulla già pesantemente debilitata
produzione di petrolio della Libia”, dal momento che “i due terminal
attaccati sono rimasti chiusi per oltre un anno a causa di un precedente
attacco condotto dalle forze dell’operazione Alba della Libia”, la coalizione di milizie affiliate al governo di Tripoli.
martedì 28 giugno 2016
Libia, accordo tra i RATTI di Jadran e capi militari di USA e Regno Unito
Libia, accordo tra Guardia petrolifera e capi militari di USA e Regno Unito
23/6/2013
Ibrahim Jadrhan, capo
della Guardia petrolifera (Pfg) della Cirenaica, nelle scorse ore ha
incontrato in Tunisia un addetto militare degli Stati Uniti nel paese
nordafricano e un suo corrispettivo britannico. I tre, secondo alcune
fonti, avrebbero gettato le basi per una cooperazione sul territorio
nazionale contro i jihadisti.
Secondo il sito d'informazione "al Masdar" durante l'incontro si è
discusso della situazione militare in Libia e dei temi legati alla
sicurezza nazionale, in particolare nella regione della cosiddetta
Mezzaluna petrolifera, e delle attività di contrasto al terrorismo.
Jadrhan, passato di recente con il governo di accordo nazionale di
Tripoli e riconfermato proprio nelle scorse ore a capo della guardia
degli stabilimenti petroliferi nella parte centrale della Libia, è
accusato da diversi detrattori di aver favorito le forze jihadiste
locali.
L'ex leader separitista della Cirenaica ha raggiunto Tunisi nei
giorni scorsi a bordo di un aereo privato decollato dall' aereoporto di
Ras Lanuf, importante terminal petrolifero sulle coste libiche che lo ha
riportato a casa due giorni dopo.sabato 30 gennaio 2016
Libia: crollo della produzione petrolifera, i conti non tornano e regna ancora il caos
Scritto il 25 gennaio 2016 alle 7:02.
Sono almeno 68 i
miliardi di dollari che la Libia ha perso dal 2013 in poi in mancate
rimesse petrolifere. Il dato è stato diffuso dalla National Oil
Corporation (Noc), la società libica che gestisce il settore
petrolifero, e fa riferimento in particolare alla chiusura nel corso di
questo periodo di 75 campi e ai blocchi portuali. Esso dà anche la
misura del caos e dell’anarchia che regnano in tante zone del paese e
che stanno consentendo all’Isis di avanzare dalla roccaforte di Sirte
verso zone stratregiche come i terminal petroliferi di Ras Lanuf e
Sidra.
“L’economia è a punto molto critico – ha detto al Finanzial Times, Mustafa Sanalla, presidente della Noc – e le relazioni tra i due governi (quello di Tripoli e quello di Tobruk, ndr) sono molto tese. Tutto ciò ha avuto effetti sull’industria petrolifera”.
“L’economia è a punto molto critico – ha detto al Finanzial Times, Mustafa Sanalla, presidente della Noc – e le relazioni tra i due governi (quello di Tripoli e quello di Tobruk, ndr) sono molto tese. Tutto ciò ha avuto effetti sull’industria petrolifera”.
venerdì 23 gennaio 2015
Libia: i combattimenti causano nuovi flussi migratori
18/1/2015
In Libia, dall'inizio dell'anno è in atto una recrudescenza dei combattimenti in diverse città e paesi nella zona orientale, tra cui Bengasi, e ciò ha provocato un incremento delle migrazioni forzate. Molte persone sono dovute fuggire per la quarta o quinta volta, rendendo i numeri difficili da stimare. Tuttavia, nella sola Bengasi il consiglio locale riferisce che sono circa 90.000 le persone che non sono in grado di tornare a casa.
In Libia 400mila sfollati
Le migrazioni forzate si sono concentrate nelle zone di Bengasi, di Derna, e vicino al Golfo di Sirte a Ben Jawad e Ras Lanuf. Questa è solo una delle zone della Libia in cui si verificano fughe di massa. In tutto il Paese si stima che vi siano circa 400.000 persone sfollate. Inoltre, la Libia ospita circa 37.000 rifugiati e richiedenti asilo di nazionalità diverse le cui condizioni umanitarie sono sempre più precarie.
In Libia, dall'inizio dell'anno è in atto una recrudescenza dei combattimenti in diverse città e paesi nella zona orientale, tra cui Bengasi, e ciò ha provocato un incremento delle migrazioni forzate. Molte persone sono dovute fuggire per la quarta o quinta volta, rendendo i numeri difficili da stimare. Tuttavia, nella sola Bengasi il consiglio locale riferisce che sono circa 90.000 le persone che non sono in grado di tornare a casa.
In Libia 400mila sfollati
Le migrazioni forzate si sono concentrate nelle zone di Bengasi, di Derna, e vicino al Golfo di Sirte a Ben Jawad e Ras Lanuf. Questa è solo una delle zone della Libia in cui si verificano fughe di massa. In tutto il Paese si stima che vi siano circa 400.000 persone sfollate. Inoltre, la Libia ospita circa 37.000 rifugiati e richiedenti asilo di nazionalità diverse le cui condizioni umanitarie sono sempre più precarie.
venerdì 2 gennaio 2015
Libia, razzi degli islamisti: 3 serbatoi di petrolio in fiamme a Sidra
26 dicembre 2014
In Libia si sono estese ad altri due serbatoi di petrolio le fiamme partire ieri da un’altra maxi-cisterna centrata da un razzo lanciato dagli islamisti della coalizione dell’alba (Fajir) contro ill piu’ grande deposito petrolifero libico, quello di Sidra, vicino al terminal di Ras Lanuf. Lo riferisce il portavoce della sicurezza locale, nella turbolenta regione orientale della Cirenaiza, Ali al-Hassi, sottolineando il rischio che l’incendio possa propagarsi ad altri serbatoi.
In Libia si sono estese ad altri due serbatoi di petrolio le fiamme partire ieri da un’altra maxi-cisterna centrata da un razzo lanciato dagli islamisti della coalizione dell’alba (Fajir) contro ill piu’ grande deposito petrolifero libico, quello di Sidra, vicino al terminal di Ras Lanuf. Lo riferisce il portavoce della sicurezza locale, nella turbolenta regione orientale della Cirenaiza, Ali al-Hassi, sottolineando il rischio che l’incendio possa propagarsi ad altri serbatoi.
giovedì 3 aprile 2014
Libia, il petrolio conteso tra jihadisti e bande armate
Giovedì, 27 Marzo 2014
Pozzi in mano alle milizie. Qaedisti pronti al racket del greggio. Produzione a picco. Guai per la Ue. Ma Eni è solida.
di Barbara Ciolli
Le mani sulle armi, poi sul petrolio. In Libia le bande armate di jihadisti e di criminali comuni si moltiplicano: forze disgreganti e centrifughe che, dalla fine della Jamahiriya di Muammar Gheddafi nell'ottobre 2011, stanno smembrando il Paese.
Dopo gli assalti ai palazzi istituzionali, le sparatorie in strada di milizie rivali, il sequestro del premier e gli attentati ai personaggi di punta e agli stranieri, la posta in gioco è salita all'aeroporto della capitale e, soprattutto, ai porti della Cirenaica, crocevia dei carichi di petrolio che hanno arricchito il Paese. Basti pensare che prima della guerra civile la Libia era in grado di produrre 1 milione e 600 mila barili di petrolio al giorno, pari al 2% del volume mondiale.
IL RACKET DELL'ORO NERO. Finora la guerra per i pozzi ha coinvolto la precaria autorità centrale e i separatisti della Cirenaica: un movimento populista e predatorio, ma se non altro lontano dai gruppi islamisti affiliati ad al Qaeda che proliferano nella regione.
Pozzi in mano alle milizie. Qaedisti pronti al racket del greggio. Produzione a picco. Guai per la Ue. Ma Eni è solida.
di Barbara Ciolli
Le mani sulle armi, poi sul petrolio. In Libia le bande armate di jihadisti e di criminali comuni si moltiplicano: forze disgreganti e centrifughe che, dalla fine della Jamahiriya di Muammar Gheddafi nell'ottobre 2011, stanno smembrando il Paese.
Dopo gli assalti ai palazzi istituzionali, le sparatorie in strada di milizie rivali, il sequestro del premier e gli attentati ai personaggi di punta e agli stranieri, la posta in gioco è salita all'aeroporto della capitale e, soprattutto, ai porti della Cirenaica, crocevia dei carichi di petrolio che hanno arricchito il Paese. Basti pensare che prima della guerra civile la Libia era in grado di produrre 1 milione e 600 mila barili di petrolio al giorno, pari al 2% del volume mondiale.
IL RACKET DELL'ORO NERO. Finora la guerra per i pozzi ha coinvolto la precaria autorità centrale e i separatisti della Cirenaica: un movimento populista e predatorio, ma se non altro lontano dai gruppi islamisti affiliati ad al Qaeda che proliferano nella regione.
giovedì 6 febbraio 2014
Cosa succede in Libia?
gennaio 21, 2014
Eventi militari in Libia: dicembre 2013 – gennaio 2014
A Bengasi, dal 24 al 26 novembre 2013, le forze speciali dell’esercito del CNT si scontrarono con gli islamisti del gruppo salafita jihadista Ansar al-Sharia, dopo che avevano attaccato le forze di sicurezza locali causando almeno 14 morti e decine di feriti. Nella città di Derna, altra roccaforte islamista, aggressori non identificati facevano esplodere gli uffici utilizzati dalle organizzazioni non governative. Il 1 dicembre decine di manifestanti avevano bloccato diverse strade bruciando pneumatici e invocato lo sciopero per porre fine all’anarchia in città, e il 2 dicembre ignoti spararono contro i manifestanti ferendone almeno quattro. In precedenza un gruppo denominato brigata Abu Baqr al-Sidiqi aveva affisso dei volantini che minacciavano chiunque manifestasse contro gli islamisti. Intanto al-Qaida costituiva l’emirato di Derna guidato da Abdelqarim al-Hasadi, ex-detenuto di Guantanamo. Al-Hasadi era un aiutante del capo di al-Qaida di al-Bayda, Qairallah al-Barasi. A Bengasi, un militare veniva ucciso e una clinica collegata ad Ansar al-Sharia veniva distrutta.
Eventi militari in Libia: dicembre 2013 – gennaio 2014
A Bengasi, dal 24 al 26 novembre 2013, le forze speciali dell’esercito del CNT si scontrarono con gli islamisti del gruppo salafita jihadista Ansar al-Sharia, dopo che avevano attaccato le forze di sicurezza locali causando almeno 14 morti e decine di feriti. Nella città di Derna, altra roccaforte islamista, aggressori non identificati facevano esplodere gli uffici utilizzati dalle organizzazioni non governative. Il 1 dicembre decine di manifestanti avevano bloccato diverse strade bruciando pneumatici e invocato lo sciopero per porre fine all’anarchia in città, e il 2 dicembre ignoti spararono contro i manifestanti ferendone almeno quattro. In precedenza un gruppo denominato brigata Abu Baqr al-Sidiqi aveva affisso dei volantini che minacciavano chiunque manifestasse contro gli islamisti. Intanto al-Qaida costituiva l’emirato di Derna guidato da Abdelqarim al-Hasadi, ex-detenuto di Guantanamo. Al-Hasadi era un aiutante del capo di al-Qaida di al-Bayda, Qairallah al-Barasi. A Bengasi, un militare veniva ucciso e una clinica collegata ad Ansar al-Sharia veniva distrutta.
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venerdì 18 ottobre 2013
Libia, la terra senza legge ora è l'incubo dell'Italia
Gian Micalessin - Lun, 07/10/2013 - 07:43
Senza di me ve la vedrete con Al Qaida e con gli immigrati di tutta l'Africa. La nemesi di Gheddafi è realtà. La cattura a Tripoli di Anas Al Libi, ex sodale di Bin Laden e mente delle stragi del 1998 alle ambasciate Usa in Africa, ne è l'ultima prova.
Preceduta dal naufragio a Lampedusa del barcone salpato dal porto libico di Misurata. Quella tragedia e la cattura di Al Libi sembrano i prodomi di una nemesi destinata a travolgere la Libia e a mettere in ginocchio l'Italia. Il primo a saperlo è l'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, alle prese con la drastica riduzione delle forniture di greggio libico precipitate dai 270mila barili giornalieri del dopo Gheddafi ai meno di 60mila di oggi.
Senza di me ve la vedrete con Al Qaida e con gli immigrati di tutta l'Africa. La nemesi di Gheddafi è realtà. La cattura a Tripoli di Anas Al Libi, ex sodale di Bin Laden e mente delle stragi del 1998 alle ambasciate Usa in Africa, ne è l'ultima prova.
Preceduta dal naufragio a Lampedusa del barcone salpato dal porto libico di Misurata. Quella tragedia e la cattura di Al Libi sembrano i prodomi di una nemesi destinata a travolgere la Libia e a mettere in ginocchio l'Italia. Il primo a saperlo è l'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, alle prese con la drastica riduzione delle forniture di greggio libico precipitate dai 270mila barili giornalieri del dopo Gheddafi ai meno di 60mila di oggi.
mercoledì 16 ottobre 2013
Libia, la terra senza legge ora è l'incubo dell'Italia
Gian Micalessin - Lun, 07/10/2013 - 07:43
Senza di me ve la vedrete con Al Qaida e con gli immigrati di tutta l'Africa. La nemesi di Gheddafi è realtà. La cattura a Tripoli di Anas Al Libi, ex sodale di Bin Laden e mente delle stragi del 1998 alle ambasciate Usa in Africa, ne è l'ultima prova.
Preceduta dal naufragio a Lampedusa del barcone salpato dal porto libico di Misurata. Quella tragedia e la cattura di Al Libi sembrano i prodomi di una nemesi destinata a travolgere la Libia e a mettere in ginocchio l'Italia. Il primo a saperlo è l'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, alle prese con la drastica riduzione delle forniture di greggio libico precipitate dai 270mila barili giornalieri del dopo Gheddafi ai meno di 60mila di oggi.
Senza di me ve la vedrete con Al Qaida e con gli immigrati di tutta l'Africa. La nemesi di Gheddafi è realtà. La cattura a Tripoli di Anas Al Libi, ex sodale di Bin Laden e mente delle stragi del 1998 alle ambasciate Usa in Africa, ne è l'ultima prova.
Preceduta dal naufragio a Lampedusa del barcone salpato dal porto libico di Misurata. Quella tragedia e la cattura di Al Libi sembrano i prodomi di una nemesi destinata a travolgere la Libia e a mettere in ginocchio l'Italia. Il primo a saperlo è l'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, alle prese con la drastica riduzione delle forniture di greggio libico precipitate dai 270mila barili giornalieri del dopo Gheddafi ai meno di 60mila di oggi.
domenica 11 agosto 2013
Libia a secco, strada aperta al terrorismo.
07-08-2013
Disordini, scontri tra milizie tribali, e offensiva islamista che dilaga in tutta Libia con attacchi e attentati contro militari, poliziotti e funzionari pubblici frequenti soprattutto in Cirenaica ma in crescita ovunque, inclusa la capitale. L’ultimo a finire nel mirino dei terroristi è stato l'ex capo di Stato Maggiore libico, il generale Salem Gnaidi, ferito lunedì a Tripoli. Gnaidi era stato sostituito la scorsa settimana dal colonnello Abdulsalam Salheen al-Obaidi. L’incapacità del governo di gestire la situazione e di controllare il Paese è ben rappresentata dalle continue dimissioni e rimozioni. Il 4 agosto si è dimesso il vicepremier libico, Awad al-Barasi esponente del partito Giustizia e Costruzione (Fratelli Musulmani) spiegando di non poter lavorare in un governo che non è riuscito a imporre la legge e l'ordine e in cui lui stesso si è detto di fatto privato di poteri effettivi.
Disordini, scontri tra milizie tribali, e offensiva islamista che dilaga in tutta Libia con attacchi e attentati contro militari, poliziotti e funzionari pubblici frequenti soprattutto in Cirenaica ma in crescita ovunque, inclusa la capitale. L’ultimo a finire nel mirino dei terroristi è stato l'ex capo di Stato Maggiore libico, il generale Salem Gnaidi, ferito lunedì a Tripoli. Gnaidi era stato sostituito la scorsa settimana dal colonnello Abdulsalam Salheen al-Obaidi. L’incapacità del governo di gestire la situazione e di controllare il Paese è ben rappresentata dalle continue dimissioni e rimozioni. Il 4 agosto si è dimesso il vicepremier libico, Awad al-Barasi esponente del partito Giustizia e Costruzione (Fratelli Musulmani) spiegando di non poter lavorare in un governo che non è riuscito a imporre la legge e l'ordine e in cui lui stesso si è detto di fatto privato di poteri effettivi.
venerdì 9 agosto 2013
ULTIME NOTIZIE NON ALLINEATE SULL'OCCUPAZIONE DELLA LIBIA (LUGLIO 2013).
8/7/2013
da http://libia-sos.blogspot.it, http://allainjules.com
31/07/13. Sirte: Violenti scontri tra sostenitori della Sharia e il battaglione del colonnello Abu Salah.
Rishvana: La popolazione ha attaccato un accampamento dei mercenari della NATO rubando materiale bellico, i mercenari sono fuggiti.
Najat: Un membro del cosiddetto Consiglio Shura è sfuggito ad un tentativo di omicidio.
Cider e Ras Lanuf: Sciopero dei lavoratori del petrolio che non ricevono il salario da mesi.
Un comandante delle forza di protezione di Bengasi è stato ucciso ieri dall'esplosione di un ordigno collocato nella sua autovettura nel distretto di Salmani Est. [*]
31/07/13. Sirte: Violenti scontri tra sostenitori della Sharia e il battaglione del colonnello Abu Salah.
Rishvana: La popolazione ha attaccato un accampamento dei mercenari della NATO rubando materiale bellico, i mercenari sono fuggiti.
Najat: Un membro del cosiddetto Consiglio Shura è sfuggito ad un tentativo di omicidio.
Cider e Ras Lanuf: Sciopero dei lavoratori del petrolio che non ricevono il salario da mesi.
Un comandante delle forza di protezione di Bengasi è stato ucciso ieri dall'esplosione di un ordigno collocato nella sua autovettura nel distretto di Salmani Est. [*]
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martedì 16 luglio 2013
La Libia nelle mani dei signori della guerra.
9 luglio 2013.
Formazioni paramilitari e brigate di ex ribelli tengono sotto scacco interi quartieri della capitale Tripoli, di Bengasi e di altre importanti città. Dalla politica nessuna soluzione per garantire la sicurezza nel Paese.
Se l’Egitto vive i giorni più difficili dalla caduta di Hosni Mubarak, in Libia dalla destituzione del colonnello Gheddafi praticamente non è mai stata raggiunta. Tripoli continua a essere in balia di formazioni paramilitari che si sottraggono a ogni controllo, spesso equipaggiate meglio dell’esercito e dei corpi di polizia.
Di fatto in alcuni quartieri della capitale, ma anche in altre città libiche, sono proprio queste milizie e brigate a detenere il potere. Si tratta di formazioni costituite perlopiù da ex ribelli che dopo la battaglia contro il deposto regime non si sono più reinseriti nella società, rifiutando in molti casi anche l’arruolamento nelle forze di sicurezza. Altri gruppi armati sono invece dei veri e propri eserciti privati al soldo di signori della guerra, e che pertanto non hanno alcun interesse a deporre le armi.
Formazioni paramilitari e brigate di ex ribelli tengono sotto scacco interi quartieri della capitale Tripoli, di Bengasi e di altre importanti città. Dalla politica nessuna soluzione per garantire la sicurezza nel Paese.
Se l’Egitto vive i giorni più difficili dalla caduta di Hosni Mubarak, in Libia dalla destituzione del colonnello Gheddafi praticamente non è mai stata raggiunta. Tripoli continua a essere in balia di formazioni paramilitari che si sottraggono a ogni controllo, spesso equipaggiate meglio dell’esercito e dei corpi di polizia.
Di fatto in alcuni quartieri della capitale, ma anche in altre città libiche, sono proprio queste milizie e brigate a detenere il potere. Si tratta di formazioni costituite perlopiù da ex ribelli che dopo la battaglia contro il deposto regime non si sono più reinseriti nella società, rifiutando in molti casi anche l’arruolamento nelle forze di sicurezza. Altri gruppi armati sono invece dei veri e propri eserciti privati al soldo di signori della guerra, e che pertanto non hanno alcun interesse a deporre le armi.
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