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venerdì 26 aprile 2019

La vita di Mu'Ammar Gheddafi raccontata nel romanzo di Andrea Sammartano. Articolo e intervista di Luca Bagatin

sabato 13 aprile 2019

La vita di Mu'Ammar Gheddafi raccontata nel romanzo di Andrea Sammartano. Articolo e intervista di Luca Bagatin

Questa è la storia dell'umile beduino della tribù dei Quadhadhfa, figlio di umili beduini del deserto libico. Suo padre combatté contro l'invasore fascista - durante la Seconda Guerra Mondiale - e lui stesso, all'età di sei anni, a causa dell'esplosione di una mina risalente al periodo bellico, rimase ferito a un braccio e due suoi cugini persero la vita.
E' la storia di come questo umile beduino del deserto, animato di ideali rivoluzionari, laici, socialisti autentici che ebbe modo di scoprire attraverso i suoi studi, divenne l'emancipatore e il leader – dal 1969 sino alla sua barbara uccisione, nel 2011 – della Libia.
E' la storia di Mu'Ammar Gheddafi, il Rais che – con un colpo di stato antimonarchico, senza alcuno spargimento di sangue, guidato da lui e altri 12 militari di umili origini – il 1 settembre 1969, proclamerà la Gran Jamahirya Araba Libica Popolare Socialista, spazzando via il Re corrotto e la sua corte, servile nei confronti di Gran Bretagna e USA; nazionalizzando le risorse del Paese a beneficio della comunità e dando il via a una repubblica delle masse, ovvero a una forma di democrazia diretta, sulla base degli insegnamenti di Rousseau e di Proudhon.

venerdì 8 marzo 2019

I Tabligh, islamici: il terrorismo Isis viene da massoni Usa

Hamid25/2/19.
Date retta: il terrorismo islamico è roba americana, fabbricata da massoni. Chi lo dice? Un musulmano integralista, Jaouad, intervistato da Giuseppe De Lorenzo sul “Giornale”, nell’ambito di un report esclusivo sui Tabligh Eddawa, frati missionari itineranti. E’ la prima volta, a quanto pare, che sulla stampa italiana compare una denuncia simile. Le comunità islamiche hanno regolarmente condannato il terrorismo condotto in nome di Allah, sia che si trattasse di Al-Qaeda che poi dell’Isis. Ma non si erano mai spinte – sui giornali, almeno – a denunciare direttamente settori della massoneria atlantica. I grandi media, certo, evitano di ricordare che lo stesso Osama Bin Laden fu reclutato da Zbigniew Brzezinski, stratega della Casa Bianca, per guidare i muhajeddin in Afghanistan contro l’Urss. C’è voluto Gioele Magaldi per spiegare – nel saggio “Massoni” – che Brzezinski, pezzo da novanta della massoneria mondiale nonché della Commissione Trilaterale, non si limitò a ingaggiare Bin Laden come pedina strategica: il leader della futura Al-Qaeda venne “iniziato” alla superloggia “Three Eyes” (che poi abbadonò, dice sempre Magaldi, per passare coi Bush nella “Hathor Pentalpha”, una Ur-Lodge sospettata di aver ispirato il maxi-attentato dell’11 Settembre).

mercoledì 10 ottobre 2018

2011: Perché Gheddafi dava fastidio

LA LIBIA IN GUERRA, L'OCCIDENTE NEL PALLONE



Perché Gheddafi dava fastidio

di Peter Dale Scott*

La campagna attuale della NATO contro Gheddafi in Libia ha dato luogo a una grande confusione, sia tra coloro che conducono questa inefficace campagna, sia tra gli osservatori. Molte persone, la cui opinione io di solito rispetto, vedono questa guerra come una guerra necessaria contro un criminale - anche se per alcuni il cattivo è Gheddafi, e per altri Obama.
Il mio parere su questa guerra, d'altra parte, è che essa sia tanto mal concepita quanto pericolosa - una minaccia per gli interessi dei libici, degli americani, del Medio Oriente e in teoria per tutto il mondo. Sotto la dichiarata preoccupazione per la sicurezza dei civili libici c'è un timore malcelato e più profondo: la difesa da parte dell'Occidente dell'attuale economia globale dei petrodollari, ormai in declino...

La confusione a Washington, di pari passo con l'assenza di discussione sul motivo strategico prioritario alla base del coinvolgimento americano, è sintomatica del fatto che il secolo americano sta finendo, e termina in un modo che è contemporaneamente prevedibile nel lungo periodo, quanto irregolare e fuori controllo nei dettagli.

venerdì 17 agosto 2018

Il ruolo della NATO nell’introduzione dei mercati di schiavi in Libia

di Ben Norton  – 29 novembre 2017
http://znetitaly.altervista.org/wp-content/uploads/2017/11/LybianSlaves.jpg
Mercati di schiavi nel ventunesimo secolo. Esseri umani venduti per poche centinaia di dollari. Grandi proteste in tutto il mondo.
I media statunitensi e britannici si sono svegliati alla cupa realtà in Libia, dove profughi africani sono in vendita in mercati di schiavi all’aria aperta. Tuttavia un dettaglio cruciale di questo scandalo è stato minimizzato o persino ignorato in molti articoli della stampa dominante: il ruolo dell’Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico (NATO) nel portare lo schiavismo nella nazione nordafricana.
Nel marzo del 2011 la NATO ha lanciato una guerra in Libia espressamente mirata o rovesciare il governo del leader di lungo corso Muammar Gheddafi. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno attuato circa 26.000 missioni aeree sulla Libia e lanciato centinaia di missili da crociera, distruggendo la capacità del governo di opporsi alle forze ribelli.
Il presidente statunitense Barack Obama e il Segretario di Stato Hillary Clinton, assieme ai loro omologhi europei, hanno insistito che l’intervento militare era attuato per motivi umanitari. Ma il politologo Micah Zenko (Foreign Policy, 22 marzo 2016)  ha utilizzato materiali della stessa NATO per dimostrare come “l’intervento libico sia stato mirato sin dall’inizio al cambiamento di regime”.
La NATO ha appoggiato una molteplicità di gruppi ribelli in lotta sul campo in Libia, molti dei quali erano dominati da estremisti islamisti e che coltivano visione violentemente razziste. I militanti della roccaforte ribelle, appoggiata dalla NATO, di Misurata si riferivano addirittura a sé stessi nel 2011 come “la brigata per l’epurazione degli schiavi di pelle nera”, un’inquietante presagio di ciò che stava per accadere.

giovedì 28 giugno 2018

Droni, svelati 550 raid americani in Libia. Quasi tutti da Sigonella

Posted by on 21,Giu,2018

Il numero degli attacchi supera quelli lanciati nel resto del mondo. Nel 2016 Sirte usata come laboratorio delle guerre robotizzate con 300 missioni tra le case

di GIANLUCA DI FEO
Partono quasi ogni notte, con un sibilo silenzioso. Sagome spettrali confuse nell’oscurità prendono il volo dalla pista di Sigonella, dirette verso le coste dell’Africa. Sono i droni da combattimento americani, diventati i protagonisti più discussi della guerra contemporanea. Ma nessuno finora aveva scoperto che il campo di battaglia principale di questo conflitto tecnologico è la Libia, epicentro delle incursioni teleguidate statunitensi. Adesso un’inchiesta condotta da Repubblica in collaborazione con la testata investigativa The Intercept è in grado di rivelare che dal 2011 i bombardieri robot Usa hanno lanciato almeno 550 attacchi sul suolo libico.
È un numero altissimo, che apre uno squarcio sul lato più oscuro della sfida globale al terrorismo e mette in discussione la contabilità fornita dalla Casa Bianca di fronte alle richieste dei parlamentari Usa e delle associazioni per i diritti civili di tutto il mondo. Le autorità di Washington infatti non hanno mai presentato dati sulle incursioni dei droni in territorio libico. Ma gli attacchi lanciati in Libia durante la presidenza Obama sono superiori al totale dei raid scagliati nello stesso periodo in Pakistan, Yemen e Somalia. E, secondo le fonti interpellate da Repubblica, la quasi totalità di queste 550 missioni killer è stata realizzata usando la base italiana di Sigonella.
Obiettivo Gheddafi
Proprio nell’installazione siciliana il 25 marzo 2011 è stato attivato il 324th Expeditionary Reconnaissance Squadron, un reparto dell’aviazione statunitense dotato di Predator, i primi velivoli da combattimento senza pilota.

domenica 15 aprile 2018

Dall’amministrazione Obama 9 milioni di dollari a Soros per destabilizzare l’Albania


Sono 32 pagine che inchiodano l’amministrazione Obama e l’Usaid (l’Agenzia governativa Usa che lavora per “sostenere la politica estera americana”nel mondo), mostrando i loro legami con George Soros nell’attività di destabilizzazione nei Balcani.

di Giampaolo Rossi  – – www.occhidellaguerra.it

In pratica si parla di 9 milioni di dollari con cui il Governo americano ha finanziato la campagna “Justice for all” in Albania, promossa da East West Management Institute legato a George Soros, con lo scopo di realizzare la riforma giudiziaria del governo socialista di Tirana.
Il documento è stato reso pubblico da Judicial Watch un’organizzazione conservatrice specializzata nel controllo delle attività governative.
Le 32 pagine sono state ottenute attraverso un FOIA (il Freedom Of Information Act che consente l’accesso ad atti del Governo) presentato nel 2017 contro il Dipartimento di Stato e l’Usaid, dopo che questi ultimi si erano rifiutati di consentire la visione dei documenti richiesti.

sabato 24 marzo 2018

Giorgio Napolitano, il vergognoso silenzio dopo l'arresto di Nicolas Sarkozy: cosa tace sugli attacchi in Libia

Nicolas  Sarkozy, Giorgio Napolitano
Nessuna dichiarazione è ancora arrivata dall'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo l'arresto di Nicolas Sarkozy. Eppure una parola di chiarimento, magari un mea culpa, sarebbe stato più che gradito, considerando i legami strettissimi che l'ex Capo dello Stato ha avuto con l'omologo francese durante la guerra in Libia del 2011, oltre alle responsabilità politiche e storiche dietro il coinvolgimento dell'Italia in quel tragico conflitto.
I fatti sono ormai pezzi di Storia nota, riportati nei dettagli sia nella biografia di Silvio Berlusconi scritta da Alan Friedman che dal racconto al Giornale dell'ex presidente del Senato, Renato Schifani. La pressione da parte di Napolitano sul premier dell'epoca, appunto Berlusconi, perché l'Italia concedesse il suo sostegno per abbattere il regime di Gheddaffi era diventata enorme. A marzo 2011, aveva raccontato Schifani, Napolitano convocò un vertice durante l'intervallo del Nabucco all'Opera di Roma: "L'Italia - disse davanti a Schifani, Gianni Letta e Berlusconi - non può restare fuori".

sabato 11 novembre 2017

Le rivelazioni bomba dell’ex premier del Qatar sulle complicità con il terrorismo jihadista, ignorate dai media



4 novembre 2017
La bomba della rivelazione della colpevolezza statunitense e saudita nella creazione di ISIS Ignorata dai Media Mainstream – e dal Team Trump
Ecco, proprio dalla tana del lupo! L’ex primo ministro del Qatar rivela da solo il modo in cui il suo paese ha lavorato con l’Arabia Saudita e con  la Turchia sotto la direzione degli Stati Uniti – vale a dire l’amministrazione Obama – per fornire armi e soldi ai terroristi jihadisto in Siria:
“L’intervista esplosiva dell’ex Primo Ministro del Qatar, Hamad bin Jassim bin Jaber al-Thani, costituisce un alto livello”  di rivelazione pubblica circa la collusione e il coordinamento tra quattro paesi per destabilizzare uno Stato indipendente, [incluso] il possibile sostegno a Nusra / al-Qaeda “. …

L’ex primo ministro del Qatar, Jaber al-Thani, che ha supervisionato le operazioni di Siria per conto del Qatar fino al 2013, ha dichiarato, riconoscendo che le nazioni del Golfo stavano armando i jihadisti in Siria con l’approvazione e il sostegno degli Stati Uniti e della Turchia: ” Non voglio entrare nei dettagli ma abbiamo documenti completi su di noi per come abbiamo gestito la situazione in Siria “. Al-Thani ha sostenuto che sia il re Abdullah dell’Arabia Saudita (che regnò fino alla sua morte nel 2015) sia gli Stati Uniti hanno posizionato il Qatar in un ruolo di primo piano per le operazioni segrete dirette ad eseguire la guerra per procura.

lunedì 30 ottobre 2017

Il sogno africano di Gheddafi e Chavez

Quando il Colonnello e il Comandante lavoravano insieme per "sconfiggere l'imperialismo occidentale e creare un mondo più bilanciato"
Sarebbe troppo lungo condensare “qui e adesso”, “tutto e subito” anni di tranelli ed imboscate, opportunità sprecate e guerre fratricide inoculate dai soliti untori, peraltro già esaminate da varie prospettive, per cui ci limiteremo ad analizzare, in maniera sintetica, il contributo che alla causa africana ha dato Gheddafi e l’asse creatosi con Hugo Chavez.
La crisi del sistema turboliberista, entrata in una fase acuta con la crisi economica del 2008, ha spinto le potenze imperialiste, in primis la Francia di Sarkozy e Hollande e gli Stati Uniti del guerrafondaio democratico Barack Obama, a lanciarsi nelle guerre di “ricolonizzazione” dell’Africa.

giovedì 19 ottobre 2017

D. Icke “L’Agenda 21” Piano di Dittatura Mondiale




Gentili Lettori, penso che ancora molti non conoscano nulla, o quasi, del piano varato dalle Nazioni Unite nel lontano 1992 che coinvolge l’intera Umanità.
In questi ultimi anni, siamo diventati tutti più consapevoli di un grande inganno perpetrato contro di noi da un esiguo numero di individui, grazie anche al coraggioso lavoro di diffusione espletato da chi, come David Icke e molti altri, ha dedicato parte della sua vita a risvegliare le coscienze.
Questo articolo mette in evidenza, ancora una volta, come ciò che appare “oro” in effetti non lo sia, ed anzi, possa prendere i connotati di un vero e proprio “Cavallo di Troia”.
Avevo già trattato questo argomento in un post in cui ho parlato dello Yellowstone,QUI, e ritengo che ormai troppe cose coincidano per non avere più dubbi concernenti l’incubo che stiamo vivendo, come pubblicato da me, QUI, di nuovo con la paternità di David Icke.
Vi consiglio perciò di leggere pure, sempre che non lo abbiate già fatto, questi due articoli suggeritivi per avere una maggiore visuale di come stanno veramente le cose.
Ma vi segnalo anche lo splendido articolo, tradotto e postato da “Anticorpi“, tratto dal medesimo libro di Icke: «The Perception Deception» (L’Inganno della Percezione), ora anche in italiano.

lunedì 2 ottobre 2017

Gheddafi, 2011: «La scelta è tra me o Al Qaeda e L’Europa tornerà ai tempi del Barbarossa»

Da Ninco Nanco Blog
Una delle ultime interviste a Gheddafi, 2011.
Laurent Valdiguié , Journal du Dimanche
(traduzione di Daniela Maggioni) riportata sul  Corriere.it 2 nel Marzo 2011.

TRIPOLI – Qual è la situazione oggi?
«Vede… Sono qui…».
Cosa succede?
«Tutti hanno sentito parlare di Al Qaeda nel Maghreb islamico. In Libia c’erano cellule dormienti. Quando è esplosa la confusione in Tunisia e in Egitto, si è voluto approfittare della situazione e Al Qaeda ha dato istruzioni alle cellule dormienti affinché tornassero a galla. I membri di queste cellule hanno attaccato caserme e commissariati per prendere le armi. E’ successo a Bengasi e a Al-Baida, dove si è sparato. Vi sono stati morti da una parte e dall’altra. Hanno preso le armi, terrorizzando la gente di Bengasi che oggi non può uscir di casa e ha paura».

martedì 29 agosto 2017

Sei anni dopo: Libia – campo di battaglia tra occidente ed Eurasia


Alessandro Lattanzio, 25/3/2011 

Il ruolo dell’islamismo radical-coloniale e della sinistra brezinskiana occidentale
Quella che si sta svolgendo nel mondo arabo, in questi mesi, è senza dubbio frutto di una lunga e ben pianificata campagna di disgregazione del processo di formazione del Continentalblock Eurasiatico. Il culmine, al momento, di questa operazione, è senza dubbio l’aggressione armata alla Libia da parte della NATO.
L’operazione sembra essere, e probabilmente è, un parto degli strateghi brzezinskiani. Non va dimenticato che Brzezinski è il mentore ideologico-culturale di Barack Hussein Obama. E probabilmente l’elezione di Obama stesso rientra in questa operazione; Obama forse non è neanche cittadino statunitense, su ciò aleggiano più che fondati sospetti, e forse è anche collegato a quell’ambito ideologico-religioso arabo mobilitato, in questi mesi, per avviare i cosiddetti processi di ‘democratizzazione’ nel Mondo Arabo. Ma tutto ciò non ha impedito la sua elezione alla presidenza USA. Una figura liberale, come lui appare, era necessaria per attirare i voti della popolazione statunitense delusa dalla politica criminale della fazione neocon-ultrasionista della banda Cheney-Rumsfeld-Perle. Il liberalismo di sinistra ed ecologico, propagandato da Obama, serviva anche a raccogliere intorno alla futura, e oggi attuata, nuova politica interventista armata statunitense, il consenso della ‘sinistra’ occidentale, pro-occidentale e occidentalizzante: socialdemocratici ed ecologisti europei, progressisti nordamericani, asiatici ed arabi, e financo folkloristici residui ‘comunistoidi’, sono la nuova base popolare, di massa, che Washington ha ammassato e sui cui ha posto l’artiglieria massmediatica guerrafondaia (ma camuffata dai soliti infingimenti umanitari) col cui rombo coprire quello dei cacciabombardieri e dei Tomahwak che straziano la Libia oggi. Già il golpe orchestrato contro l’Honduras, e quello fallito contro l’Ecuador, dimostrano che Obama e il suo entourage non hanno altro scopo che portare avanti, con accenti rinnovati, la stessa vecchia politica di dominio ed espansione imperialista degli USA.

domenica 6 agosto 2017

Libia, la miopia di tutti quelli che gioivano per la caduta di Gheddafi

Ora che la strage di Manchester ha messo in luce un filo rosso che la collega a Tripoli e che mette in relazione il kamikaze Abedi con il network jihadista di Al Qaeda, il dubbio che qualche errore (almeno di miopia) sia stato commesso riaffiora

venerdì 28 luglio 2017

Project Veritas svela una campagna di menzogne di CNN1



10 luglio 2017
Il giornalista James O’Keffe (foto) da diversi anni realizza video con una telecamera nascosta. Filma commenti, persino confessioni, di personalità politiche sugli scandali del momento. Vicino a Breibart e al presidente Trump, O’Keffe ha recentemente girato tre video su come CNN ha trattato le presunte ingerenze russe nella campagna presidenziale statunitense.
La prima parte, diffusa il 26 giugno 2017, mostra un produttore-capo di CNN, John Bonifield, responsabile di sequenze non-politiche, affermare che le accuse di collusione tra Russia e l’équipe di Trump non sono altro che “stupidaggini” trasmesse “per l’audience”.

giovedì 27 luglio 2017

I media e gli orsi polari




I media internazionali, commentando uno studio scientifico, Orsi polari che attaccano gli umani: implicazione del cambiamento climatico [1], suonano l’allarme: spinti dal riscaldamento climatico, gli orsi polari attaccherebbero gli uomini [2].
Ebbene, non è questo il senso della ricerca che, in realtà, non studia i cambiamenti climatici, bensì il comportamento animale.
Per inciso, questo studio elenca i casi di attacco degli orsi polari agli umani verificatisi nell’ultimo secolo. L’attacco più recente risale a sei anni fa, nel 2011. La ricerca però non tiene conto dell’aumento esponenziale del rischio di attacchi di questo tipo, legato al numero di umani che ormai frequentano l’habitat naturale degli orsi polari.

martedì 13 giugno 2017

La Libia nel tempo lungo della guerra globale

2 marzo 2016

di Antonio Pio Lancellotti
 
Uno degli effetti più tangibili delle trasformazioni che hanno investito la guerra globale nella contemporaneità è la sua alienazione da qualsiasi forma di dibattito pubblico e politico. Non è un caso che il tema della guerra sia completamente assente nella bagarre elettorale che precede le primarie per le presidenziali statunitensi. Questo è in parte dovuto al neo-isolazionismo che pervade il mondo politico statunitense e che, a partire dal secondo mandato di Obama, ha fatto emergere un nuovo concetto di “interesse nazionale”. Interesse basato sull’aumento della sicurezza interna, sulla protezione dei confini e, dato non secondario, sulla sottrazione del debito pubblico da possibili manovre speculative di potenze straniere, in particolare la Cina.

domenica 16 aprile 2017

PERCHE' LA SIRIA? "IL CERCHIO MENA"

7 aprile 2017
Testo in italiano del capitolo "Il cerchio Mena" del libro di G. Lo Brutto e A. Spataro
"SIGLO XXI- LA ECONOMIA DEL TERROR", uscito in Messico, nel giugno 2016, in

 https://www.amazon.com/Siglo-XXI-econom%C3%ADa-del-terror/dp/6078344412
IL “CERCHIO MENA”
Dopo l’interventismo di George W. Bush, arrivò il “revisionismo” di Barak Obama il quale, con il memorabile discorso del Cairo, tentò di correggere l’approccio Usa verso il mondo arabo e di recuperarne la fiducia.
Il neo presidente democratico, il primo di pelle nera e di padre islamico, legittimò e rilanciò, in chiave più politica e culturale, la prospettiva “americana” ossia la regione Mena caldeggiata dai principali organismi finanziari internazionali (Banca mondiale e FMI) e dalle stesse agenzie delle Nazioni Unite. E naturalmente, da molti paesi petroliferi della penisola araba.
Come detto, si passò dal vecchio “arco dell’instabilità e della crisi”, che andava dal nord-Africa all’Iran, passando dalla Palestina occupata, al Mena che taluni specialisti, anche di tendenza moderata, ufficialista,  spiegano così.

venerdì 17 febbraio 2017

I dieci miti che hanno più inciso sulla guerra contro la Libia

3 ottobre 2011

Di Maximilian C. Forte *
Dal momento che il colonnello Gheddafi ha perso il suo potere militare nella guerra contro la NATO e contro gli insorti / ribelli / nuovo regime, numerosi mezzobusti televisivi hanno preso a celebrare questa guerra come un “successo”.
Costoro ritengono che questa sia una “vittoria del popolo libico” e che tutti dovremmo festeggiare. Altri si gloriano della vittoria esaltando la “responsabilità di proteggere”, “l’interventismo umanitario”, e condannano la “sinistra antimperialista”.
Alcuni di coloro che affermano di essere “rivoluzionari”, o che credono di sostenere la “rivoluzione araba”, in qualche modo reputano opportuno porre su un piano secondario il ruolo della NATO nella guerra, invece esaltano le virtù democratiche degli insorti, magnificano il loro martirio, e assegnano un’importanza al loro ruolo oltre ogni limite.
Vorrei dissentire da questa cerchia di acclamanti, e ricordare ai lettori il ruolo di invenzioni di “verità” ideologicamente motivate, che sono state utilizzate per giustificare, motivare, attivare, rendere più efficace la guerra contro la Libia, e per sottolineare quanto dannosi sono stati gli effetti pratici di questi miti contro i Libici, e contro tutti coloro che favorivano soluzioni pacifiche, non-militariste.
Questi dieci miti più cruciali rientrano in alcune delle affermazioni maggiormente reiterate dagli insorti, e/o dalla NATO, dai leader europei, dall’amministrazione Obama, dai media di più alta diffusione, e perfino dalla cosiddetta “Corte penale internazionale”, i principali attori che hanno recitato nel corso della guerra contro la Libia.
D’altro canto, andiamo ad analizzare alcuni dei motivi per cui queste affermazioni sono considerate più giustamente come folklore imperiale, come miti pilastri del mito massimo – che questa guerra è stata scatenata come “intervento umanitario”, destinato soprattutto a “proteggere i civili”.
Ancora, l’importanza di questi miti risiede nella loro larga riproduzione, con scarsi interrogativi, fino a mortali conseguenze. Inoltre, essi minacciano di falsare gravemente per il futuro gli ideali dei diritti umani e la loro invocazione, aiutando così la costante militarizzazione della cultura e della società occidentale.

giovedì 16 febbraio 2017

Libia 2011. B. Obama e H. Clinton si rivelano in due video

8 agosto 2016


Sirte: gli aerei da guerra degli Stati uniti tornano per così dire sul cielo del delitto. Sono passati quasi cinque anni da quando i bombardieri Usa/Nato facevano da copertura aerea al feroce assedio guidato dai «ribelli di Misurata» e altre forze islamiste. Il pretesto per la guerra aerea della Nato contro la Jamahiriya, iniziata il 19 marzo 2011, era stato la «protezione dei civili libici». Di fatto, Nato, Usa, Francia, Regno unito e Italia fecero da forza aerea di gruppi criminali e jihadisti, responsabili di crimini contro l’umanità: ad esempio omicidi e deportazioni della popolazione nera della città di Tawergha e di diversi cittadini sub-sahariani. 
Pochi mesi fa, il presidente uscente e pluriNobel per la guerra Barack Obama ha dichiarato in un’intervista a Fox News che il più grande errore della sua carriera alla Casa bianca fu probabilmente «non aver pianificato il day after dell’intervento in Libia».

mercoledì 15 febbraio 2017

Breve storia di un disastro chiamato Obama


 


26 gennaio 2017

Barack Obama sarà ricordato come il peggiore presidente degli Stati Uniti d’America. La storia è un giudice severo, senza pietà alcuna e che – a differenza di questa società globalizzata in cui la capacità di pensiero è stata completamente inibita – non guarda in faccia a nessuno.
Per la storia, che vive d’oggettività e non di sensazionalismo, che non si lascia turlupinare dai dogmi del nostro tempo, dalla distopia rappresentata dalla globalizzazione, dal multiculturalismo e da tutti quei falsi ideali che abbraccia il mondo “radical chic”, non basta essere il primo presidente afro-americano degli Stati Uniti per essere meritevole di lode, o più semplicemente per aggiudicarsi automaticamente un premio Nobel per la pace, ma c’è bisogno di fatti concreti, di risultati conclamati.