Translate

Visualizzazione post con etichetta al qaeda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta al qaeda. Mostra tutti i post

lunedì 7 ottobre 2019

Libia 2011: quando la Nato supportò al Qaeda contro Gheddafi


Piccole Note 16/8/2019.
 
In Libia la Nato intervenne in supporto di al Qaeda. Lo rivela il documentato studio di Alan J. Kuperman, che ha analizzato l’immane documentazione pubblicata al tempo dai rivoltosi sul web. Fonti dirette, dunque, inequivocabili.

Nell’articolo pubblicato sul National Interest il professore della lbj School of Public Affairs di Austin (Texas) dettaglia quanto avvenne in quel fatidico 2011, quando la Libia fu teatro di un’insurrezione contro Muammar Gheddafi, travolto poi dall’intervento Nato.

venerdì 26 luglio 2019

Gli Emirati, dalla “ritirata” nello Yemen all’offensiva in Libia?

8 luglio 2019.
Di Sergio Bongiorni-MIG

Da una settimana circa, varie testate giornalistiche, con in testa il Wall Street Journal hanno rilanciato la notizia di un possibile ridimensionamento di forze militari Emiratine dallo Yemen, pare che questa fuga di notizie si sia rivelata vera, ovviamente il funzionario Emiratino citato dai media ha aggiunto che resteranno nella coalizione a guida Saudita ma solo con scopi politici e di riconciliazione sulla questione Yemenita.
Questa decisione, aggiunge il funzionario, è stata presa da circa un anno,  e quindi non è proprio dell’ultimo minuto.
Le principali forze militari che saranno smobilitate saranno quelle ubicate nella città di Hodeidah e nello scalo navale di Assab in Eritrea, principale attracco delle unità Emiratine nella guerra contro gli Houthi in Yemen.
La priorità, secondo il funzionario Emiratino citato da una buona parte di media generalisti, sarà la lotta contro ISIS e Al Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), dato che la lotta contro gli Houthi ha visto la coalizione a guida Saudita (con aiuti logistici Statunitensi e Britannici) perdere pezzi e uomini, contro una resistenza armata dei ribelli Houthi molto motivata.

mercoledì 24 luglio 2019

Ecco come la Bulgaria ha fornito droga e armi ad Al-Qa’ida e a Daesh

I migliori segreti hanno uno scopo. Il cartello mafioso che governa la Bulgaria si è fatto beccare mentre forniva, su richiesta della CIA, droga e armi ad Al-Qa’ida e a Daesh, sia in Libia che in Siria. Il caso è tanto più grave in quanto la Bulgaria è un membro della NATO e dell’Unione Europea.
| Damasco (Siria)
 
 
JPEG - 35.1 Kb
Capo di uno dei due cartelli mafiosi bulgari, la SIC, Boyko Borisov è diventato primo ministro. Intanto che il suo Paese è membro della NATO e dell’Unione Europea, ha fornito droga e armi ad Al-Qa’ida e a Daesh in Libia e in Siria.
Sembra che tutto sia iniziato per caso. Per trent’anni, la fenetillina veniva utilizzata come sostanza dopante presso gli ambienti sportivi della Germania Occidentale. Secondo l’allenatore Peter Neururer, più della metà degli atleti ne faceva uso regolarmente. Dei trafficanti bulgari videro in ciò un’opportunità. Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica sino all’ingresso nell’Unione europea, cominciarono a produrla e a esportarla illegalmente in Germania con il nome di Captagon.
Due gruppi mafiosi si fecero una forte concorrenza, Vasil Iliev Security (VIS) e Security Insurance Company (SIC), da cui dipendeva il karateka Boyko Borisov. Questo sportivo di alto livello, professore all’Accademia di polizia, creò una società di protezione delle persone altolocate e divenne la guardia del corpo di entrambi gli ex presidenti, sia il filosovietico Todor Zhivkov sia il filo-USA Simeone II di Saxe -Cobourg-Gotha. Quando questi divenne Primo ministro, Borisov fu nominato direttore centrale del ministero degli Interni, e poi venne eletto sindaco di Sofia.

mercoledì 17 luglio 2019

I Fratelli Mussulmani come ausiliari del Pentagono

Continuiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi. In questo episodio l’autore descrive come l’organizzazione terrorista dei Fratelli Mussulmani sia stata integrata nel Pentagono e inserita nella rete antisovietica, formata durante la guerra fredda con ex nazisti.
| Damasco (Siria)
 
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.
JPEG - 43.2 Kb
Il saudita Osama bin Laden e il medico personale, l’egiziano Ayman al-Zawahiri, pubblicano nel 1998 Il Fronte Islamico mondiale contro gli ebrei e i crociati. Il testo è diffuso dal loro ufficio a “Londonistan”, l’Advice and Reformation Committee. Al-Zawahiri organizzò l’assassinio del presidente egiziano Sadat, poi lavorò per i servizi segreti sudanesi di Hasan al-Turabi e Omar al-Bashir. Ora è a capo di Al Qaeda.

GLI ISLAMISTI DIRETTI DAL PENTAGONO

Nei primi anni novanta il Pentagono decide di accorpare tra le sue “risorse” gli islamisti, che in precedenza dipendevano esclusivamente dalla CIA. È l’operazione Gladio B, in riferimento ai servizi segreti della NATO in Europa (Gladio A [1]).
Per un decennio tutti i capi islamici – tra cui Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri – viaggiano a bordo degli aerei dell’US Air Force. Regno Unito, Turchia e Azerbaigian partecipano all’operazione [2]: di conseguenza, gli islamisti finora combattenti nell’ombra vengono “pubblicamente” accorpati alle forze della NATO.

mercoledì 27 febbraio 2019

La CIA usa la Turchia per far pressione sulla Cina

Per risolvere la propria crisi economica, la Turchia si è economicamente avvicinata alla Cina. Malgrado ciò e basandosi su informazioni false Ankara ha denunciato pubblicamente la repressione degli uiguri, la popolazione turcofona e mussulmana della Cina. Beijing ha replicato molto seccamente. È come se, una volta eliminato Daesh da Siria e Iraq, la Turchia riprendesse le azioni segrete per conto della CIA, questa volta nello Xinjiang.
| Damasco (Siria)
JPEG - 49.7 Kb
Jihadisti cinesi uiguri in Siria.
Da diverse settimane la stampa turca si occupa della sorte degli uiguri. I partiti politici dell’opposizione, kemalisti compresi, fanno a gara nel denunciare la repressione, da parte degli han, di questa minoranza e della sua religione.
Quest’effervescenza dei media turchi fa seguito:

domenica 17 febbraio 2019

Tulsi Gabbard: “Assad non è un nemico, perché preferite al Qaeda?”

7 febbraio 2019
Tulsi Gabbard: "Assad non è un nemico, perché preferite al Qaeda?"
La candidata democratica delle Hawaii Tulsi Gabbard ha dichiarato che il presidente siriano Bashar al-Assad non è il nemico degli Stati Uniti, sostenendo la sua opposizione al coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra per procura in Siria.
«Assad non è il nemico perché la Siria non rappresenta una minaccia diretta per gli Stati Uniti», ha detto Gabbard mercoledì mattina in un’intervista rilasciata alla MSNBC.  La candidata ha incontrato il presidente siriano Assad in Siria due anni fa, affermando che «se diciamo veramente di avere a cuore il popolo siriano, la sua sofferenza, allora dobbiamo essere in grado di incontrare chiunque se c’è la possibilità di arrivare alla pace».

lunedì 22 ottobre 2018

I cecchini albanesi di al-Qaeda a Idlib

4 ottobre 2018

sniper-albanais-htc-illustration-3-francesoir
A fine settembre Matteo Puxton, specializzato in questioni di difesa e osservatore del conflitto siriano, ha realizzato per France-Soir un articolo su un gruppo di cecchini albanesi che hanno aderito al gruppo jihadista dominante nella provincia siriana di Idlib, ultima sacca di resistenza dei ribelli anti-Assad.
sniper-albanais-htc-illustration-0-francesoir_field_mise_en_avant_principale_1_0
Il 4 agosto 2018, il sito Xhemati Alban trasmise un video della durata di 33 minuti e 15 secondi dal titolo “Snajperistat Shqiptar Në gettone Ë Shamit” (cecchini albanesi nello Sham).

lunedì 24 settembre 2018

Occidente compatto al fianco di al-Qaeda…17 anni dopo l’11/9

11-settembre-attentato-torri-gemelle-orig_main
Diciassette anni dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, l’Occidente è il migliore alleato di al-Qaeda e degli altri jihadisti spalleggiati dalle monarchie del Golfo Persico. Lo si vede bene in Siria, dove Usa ed Europa fanno di tutto per impedire che le truppe di Assad appoggiate da russi e iraniani conquistino l’ultima roccaforte ribelle nella provincia di Idlib.
SXREKWY6
Qui si stima combattano 10/15 mila miliziani per lo più di Tharir al-Sham (ex Fronte al Nusra, braccio di al-Qaeda in Siria) le cui milizie controllano il 60 per cento di quel territorio.

giovedì 13 settembre 2018

Spietato controllo delle milizie, sofferenza di massa: benvenuti nella Libia post-guerra NATO

Intervista esclusiva con Linda Ulstein, portavoce delle tribù libiche: le colpe dell'Occidente, l'orrore di oggi nella Libia degli occidentali

lunedì 11 giugno 2018

La Libia secondo l’ONU e secondo la dura realtà

Nonostante la buona volontà di alcuni partecipanti, la conferenza di Parigi per la Libia non ha prodotto, in concreto, gli effetti immaginati. Secondo Thierry Meyssan, la spiegazione è da ricercare nella doppiezza del linguaggio della NATO e dell’ONU che a parole dicono di voler stabilizzare il Paese, mentre nei fatti continuano a perseguire il piano Cebrowski, ossia la distruzione delle strutture degli Stati. Dalla messinscena di Parigi traspariva anche una profonda ignoranza delle peculiarità della società libica.
| Damasco (Siria)

JPEG - 35.2 Kb
Conferenza stampa finale del summit di Parigi, il 29 maggio. Da sinistra a destra: Fayez Al-Sarraj (presidente del Governo Libico di Unione Nazionale, designato dall’ONU), Emmanuel Macron (presidente della Repubblica Francese), Ghassan Salamé (funzionario dell’ONU). Questi tre uomini, in Libia, non hanno alcuna legittimità elettiva, eppure sperano di decidere l’avvenire del popolo libico.
Dopo che, nel 2011, la NATO ha annientato la Jamahiriya Araba Libica, la situazione in Libia si è profondamente deteriorata: il PIL si è dimezzato e intere fasce di popolazione vivono nella miseria; è impossibile circolare nel Paese; l’insicurezza è generale. Negli ultimi anni due terzi della popolazione è fuggita all’estero, quantomeno provvisoriamente.
Passando un colpo di spugna sull’illegalità dell’intervento della NATO, le Nazioni Unite stanno tentando di rendere di nuovo stabile il Paese.

giovedì 3 maggio 2018

La storia genocida degli Stati Uniti d’America.




giovedì 1 marzo 2018

Piano B, cacciare Gheddafi: i legami con l’occidente della Libia

22/2/18

Recentemente sono stati desecretati e pubblicati dei documenti che provano i legami tra l’intelligence britannica e l’ex leader della Libia Muhammar Gheddafi.
Sputnik ha scoperto dal giornalista libico Mustafa Fetouri perché la Gran Bretagna ha voltato le spalle a Gheddafi:
—  Per la Gran Bretagna in quel momento Gheddafi era solo un alleato temporaneo necessario in base alle circostanze. Non bisogna dimenticare che all'epoca la Libia aveva la migliore base dati sulle organizzazioni terroristiche come Al-Qaeda in Pakistan e in Afghanistan, quando gli USA sostenevano Osama Bin Laden contro l'Unione Sovietica in Afghanistan. Di tutti i paesi del mondo, nel 1980, la Libia fu l'unica ha ha dare l'ordine internazionale per il suo arresto.
Ritengo inoltre che Tony Blair espresse il desiderio a Gheddafi (non il contrario) di dimenticare la tragedia di Lockerbie e ricominciare le relazioni con la Libia da capo. Da questa situazione entrambi traevano vantaggio ottenendo informazioni sui terroristi, sulle organizzazioni terroristiche e sulle loro trame.

martedì 13 febbraio 2018

Cosa sta succedendo in Libia?


Libia

di PANDORA (Federico Rossi) 3/2/18
Il 2018 è appena cominciato e già rappresenta un bivio fondamentale per la Libia, divisa fra una nuova opportunità di pacificazione e un ulteriore aggravarsi del caos. Il 17 dicembre scorso sono infatti scaduti ufficialmente gli Accordi di Shikrat, il trattato firmato in Marocco che aveva dato vita al debole governo di accordo nazionale di Fayez al-Sarraj, e si è aperta la strada alla possibilità di nuove elezioni, che dovrebbero tenersi nel corso di quest’anno. I presupposti per questa tornata elettorale sembrano essere però quanto di più lontano in questo momento, alla luce dello sgretolamento progressivo del territorio libico.
Lo scenario che dipingono i media nazionali offre una visione della Libia divisa più o meno in tre con l’Esercito Nazionale Libico di Haftar da un lato, il Governo di Accordo Nazionale di Sarraj dall’altro e in mezzo trafficanti, milizie e estremisti dello Stato Islamico. Sembra un panorama molto complesso, ma se analizziamo davvero tutti gli attori in gioco scopriamo che in realtà questa è una visione estremamente semplificata, che non ci permette di capire la reale entità delle forze in gioco.

giovedì 18 gennaio 2018

Forze ed operazioni militari USA in Africa – una rassegna


https://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2017/12/171129-a-gg370-135.jpg

15 dicembre 2017
Di Benjamin Cote in esclusiva per SouthFront
L’importanza delle Forze Militari in Africa
Il 4 ottobre 2017, forze nigerine e Berretti Verdi americani sono stati attaccati da militanti islamici durante una missione di raccolta di intelligence lungo il confine con il Mali. Cinquanta combattenti di una affiliata africana dello Stato Islamico hanno attaccato con armi di piccolo calibro, armi montate su veicoli, granate lanciate con razzi e mortai. Dopo circa un’ora nello scontro a fuoco, le forze americane hanno fatto richiesta di assistenza. I jet Mirage francesi hanno fornito uno stretto supporto aereo e i militanti si sono disimpegnati. Gli elicotteri sono arrivati per riportare indietro le vittime per l’assistenza medica.
Quando la battaglia finì quattro Berretti Verdi sono risultati uccisi nei combattimenti e altri due furono feriti. I sergenti maggiori Bryan Black, Jeremiah Johnson, Dustin Wright e il più pubblicizzato di tutte le vittime il sergente La David Johnson sono stati uccisi in missione. Il presidente Trump si è impegnato in uno scontro politicizzato con la vedova di Johnson e la deputata della Florida Federica Wilson in merito alle parole da lui usate in una telefonata consolante.

martedì 12 dicembre 2017

Lo sporco segreto di Raqqa

L'”accordo segreto” della Coalizione USA per permettere ai terroristi dello SIIL di fuggire
Prof. Michel Chossudovsky, Mondialisation 1° dicembre 2017 
Il segretario alla Difesa James “Mad Dog” Mattis confermava a maggio la volontà di Washington di annientare i terroristi dello Stato Islamico (SIIL): “La nostra intenzione è che i combattenti stranieri non sopravvivano alla battaglia e tornino in Nord Africa, Europa, America, Asia e Africa. Li fermeremo…” (citazione da un articolo della BBC intitolato “Lo sporco segreto di Raqqa”). Ciò che precede è il “piano narrativo politico” del Pentagono. La verità nascosta è che lo zio Sam soccorse lo SIIL. Tale decisione fu ovviamente presa ed eseguita dal Pentagono piuttosto che dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Come confermato da un articolo della BBC intitolato “Lo sporco segreto di Raqqa“, la coalizione guidata dagli Stati Uniti permise l’esodo dei terroristi dello SIIL e dei loro familiari dalla fortezza di Raqqa, nel nord della Siria. Sebbene l’articolo della BBC si concentri sui dettagli dell’operazione, rivela l’esistenza di un “accordo segreto” tra Stati Uniti e l’incrollabile alleata inglese per consentire ai terroristi di fuggire da Raqqa. “L’accordo che consentiva ai terroristi dello SIIL di sfuggire da Raqqa, capitale de facto del loro califfato auto-nominato, fu preparato da funzionari locali. Fu concluso dopo quattro mesi di combattimenti che lasciarono la città completamente distrutta e praticamente svuotata della popolazione. Salvò delle vite e concluse i combattimenti. Salvò anche la vita di arabi, curdi e altri combattenti contro lo SIIL.

venerdì 27 ottobre 2017

CAOS LIBIA: Le mani sporche dell'Onu sulla ricostruzione del paese

Mentre la Libia si muove verso una difficile ricomposizione istituzionale attraverso le elezioni del 2018, l'Onu tiene bloccati i fondi e l'oro della ricostruzione. PATRIZIO RICCI
Hillary Clinton parla davanti alla Commissione del Senato Usa sui fatti di Bengasi (LaPresse) 
Hillary Clinton parla davanti alla Commissione del Senato Usa sui fatti di Bengasi (LaPresse)

Nel 2011, i governi della coalizione anti-Gheddafi, per avere mani libere, hanno mentito alle proprie comunità nazionali ed hanno condotto una guerra di aggressione vietata dalle rispettive costituzioni nazionali. Le mail della Clinton pubblicate da Wikileaks il 16 marzo 2016 hanno rivelato le motivazioni della campagna militare: il presidente Sarkozy volle così "ottenere il petrolio libico, consolidare l'influenza nella regione, aumentare la propria reputazione a livello nazionale, affermare il potere militare francese e togliere l'ascendente di Gheddafi sull'Africa francofona". (Foreign Policy).
Poi, i principali attori che hanno dato vita all'operazione Nato "Unified Protector" dopo aver devastato la Libia con l'aiuto di una miriade di gruppi armati caratterizzati dal radicalismo islamico, hanno lasciato che questi se la dividessero, riconoscendo i loro rappresentanti non eletti come "legittimi rappresentanti del popolo libico". 

giovedì 12 ottobre 2017

Quei filmati di Al Qaeda? Li faceva il Pentagono


Keystone


5 ottobre 2016.

di MARCELLO FOA - I video di Al Qaeda? Così falsi da sembrare veri e commissionati non da Bin Laden, ma dal Pentagono, per il tramite dell'agenzia di PR britannica Bell Pottinger che per almeno cinque anni ha lavorato in Iraq su mandato del Dipartimento della difesa americano ottenendo un compenso di oltre 100 milioni di dollari all'anno. Totale: 540 milioni di dollari, una cifra esorbitante.
Sì, sì, avete letto bene: certi filmati di Al Qaeda erano "made in USA". A rivelarlo è il Bureau of Investigative Journalism in un'ottima inchiesta appena pubblicata sul web, incentrata sulla testimonianza di un video editor, Martin Wells, che quei filmati li ha fatti in prima persona, e riscontri nei documenti ufficiali.

giovedì 5 ottobre 2017

ESCLUSIVA. Gli investigatori svelano origine ed evoluzione di Isis e al-Qaeda in Libia

di Vanessa Tomassini –
Più volte il rappresentante speciale della missione delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamè, ha precisato che dalla stabilità libica dipende la sicurezza dell’Europa e dell’occidente. Il caos libico ha costituito l’ambiente ideale per il proliferare della galassia jihadista, sia nella preparazione di attentati terroristici sia per il suo finanziamento. Poche ore fa l’ufficio del procuratore generale libico ha diffuso in una conferenza stampa congiunta con il direttore del bureau investigativo, generale Saddiq, i risultati delle indagini su criminali e miliziani delle cellule terroristiche attive in Libia e i loro movimenti all’interno del continente africano.

lunedì 2 ottobre 2017

Gheddafi, 2011: «La scelta è tra me o Al Qaeda e L’Europa tornerà ai tempi del Barbarossa»

Da Ninco Nanco Blog
Una delle ultime interviste a Gheddafi, 2011.
Laurent Valdiguié , Journal du Dimanche
(traduzione di Daniela Maggioni) riportata sul  Corriere.it 2 nel Marzo 2011.

TRIPOLI – Qual è la situazione oggi?
«Vede… Sono qui…».
Cosa succede?
«Tutti hanno sentito parlare di Al Qaeda nel Maghreb islamico. In Libia c’erano cellule dormienti. Quando è esplosa la confusione in Tunisia e in Egitto, si è voluto approfittare della situazione e Al Qaeda ha dato istruzioni alle cellule dormienti affinché tornassero a galla. I membri di queste cellule hanno attaccato caserme e commissariati per prendere le armi. E’ successo a Bengasi e a Al-Baida, dove si è sparato. Vi sono stati morti da una parte e dall’altra. Hanno preso le armi, terrorizzando la gente di Bengasi che oggi non può uscir di casa e ha paura».

giovedì 7 settembre 2017

Licenziata Dilyana Gaytandzhieva, la giornalista bulgara che sollevò il vespaio sulle forniture di armi USA ad Al Qaeda e ISIS