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giovedì 23 luglio 2020

Ancora scontri tra RATTI mercenari che sostengono Al Serraji.

Due incidenti tra le forze di supporto al Governo di Tripoli

Un soldato (mercenario) siriano dell’esercito di Ankara ha confermato che nella giornata di venerdì si sono verificati due incidenti tra le forze affiliate al Governo di Tripoli.
Secondo il giovane siriano, una disputa personale sarebbe sfociata in uno scontro che ha portato alla morte di due siriani appartenenti alla fazione del Sultan Murad, nei pressi di Salah al Din, a sud di Tripoli.

martedì 16 giugno 2020

L’Onu sta a guardare mentre Erdogan e i Fratelli Musulmani distruggono la Libia

8 Giugno 2020.
Di Vanessa Tomassini.
La Libia continua a precipitare in un vortice di morte e violenza dopo che il Governo di Accordo Nazionale (GNA), con base a Tripoli e sostenuto dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, ha rifiutato qualsiasi accordo di cessate il fuoco nonostante numerosi appelli della Comunità internazionale per una tregua. Dopo il ritiro del Libyan National Army (LNA) dalla Libia occidentale per proteggere i civili dal fuoco indiscriminato delle milizie di Fayez al-Serraj e Fathi Pashagha, sabato il generale Khalifa Haftar ha inviato consistenti rinforzi dalle città di Bengasi e Marj, a Sirte, comprese le Forze Speciali, anche conosciute come la Brigata Al-Saiqa, guidata dal comandante Wanis Bukhamada.
Secondo militari di Sirte, più di 30 membri delle milizie del GNA sono stati uccisi nella periferia della città che ha dato i natali al colonnello Muammar Gheddafi. L’LNA guidato dal feldmaresciallo Haftar ha respinto le milizie di Tripoli e Misurata, costringendole a ritirarsi oltre l’area di Al-Washka sabato. L’LNA ha anche affermato di aver abbattuto due droni turchi, bruciando più di una dozzina di veicoli appartenenti alle milizie Al-Wefaq a causa dei bombardamenti aerei e alla prontezza dell’esercito libico sugli assi di Sirte.
Per trovare una soluzione pacifica alla crisi, dopo la ripresa dei colloqui del gruppo di contatto sponsorizzato dalle Nazioni Unite a Ginevra (5 + 5), il generale Haftar e il presidente del parlamento libico, Aquila Salah, sono arrivati al Cairo per colloqui di alto livello con il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi. Durante una conferenza stampa congiunta, i tre hanno annunciato un nuovo piano per la Libia, che mira a consentire legittime elezioni presidenziali e parlamentari. Haftar ha accettato la nuova iniziativa politica che include un cessate il fuoco da lunedì e un piano di pace a lungo termine. La Comunità internazionale ha accolto con favore la “Dichiarazione del Cairo”, in particolare gli Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania e l’Ambasciata degli Stati Uniti in Libia; mentre l’Italia e la Turchia sono rimaste in silenzio, così come la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL).
Parlando a fianco di Haftar e Aquila Saleh, Sisi ha proposto un piano che prevede colloqui a Ginevra, l’elezione di un consiglio direttivo, lo scioglimento delle milizie e l’uscita di tutti i combattenti stranieri dalla Libia. Il GNA di Serraj e l’Alto Consiglio di Stato, guidato dall’esponente della Fratellanza Musulmana, Khaled al-Meshri, hanno respinto le proposte dell’Egitto. Mentre la maggior parte dei libici hanno criticato sui social network la posizione di UNSMIL, accusando in particolare la Rappresentante Speciale del Segretario Generale (SRSG), Stephanie Williams, di non essere neutrale, patteggiando per il GNA, in particolare per il ministro dell’Interno Fathi Pashagha. I libici hanno chiesto di nominare con urgenza un nuovo inviato dopo le dimissioni di Ghassan Salamé a marzo. Va detto che Francia e Italia, i principali attori europei coinvolti nel fascicolo libico, hanno precedentemente concordato di trovare un nuovo inviato delle Nazioni Unite nel Paese nordafricano.

mercoledì 29 aprile 2020

Ancora scontri trai RATTI mercenari che sostengono Serraji.

Tutti i problemi della coalizione anti-Haftar, schermaglie tra le milizie di Tripoli

Di Vanessa Tomassini. 27 Aprile 2020.
Il conflitto prolungato, la mancanza di gerarchia, il continuo ingresso di nuove forze tra i loro ranghi e la difficoltà a rimpiazzare le perdite sul campo, sono tutti fattori che seppur minimizzati o negati dai diretti interessati, stanno intensificando le tensioni tra le forze affiliate al Governo di Accordo Nazionale (GNA).
Il pomeriggio del 25 aprile, schermaglie sono iniziate tra le forze del GNA al fronte di Ain Zara quando la Special Deterrence Force (SDF), la milizia RADA affiliata al Ministero dell’Interno di Tripoli, ha ucciso il terrorista, Salim Al-Hassady, membro del Dura Mujahideen Shura Council (DMSC) che era stato recentemente rilasciato dalla prigione controllata dalla stessa RADA per unirsi alle forze del GNA in prima linea contro Haftar.

martedì 21 aprile 2020

i mercenari di Al Serraji continuano i loro crimini contro il popolo Libico.

Rossella Giordano
16 aprile alle ore 21:35

mercoledì 5 febbraio 2020

Civili di Abu Qurain denunciano crimini e violazioni delle milizie


Di Vanessa Tomassini.
“Le milizie di Misurata sono entrate nel villaggio di Abu Qurain, costringendo i civili ad uscire. Hanno rotto una mano ad una ragazza quando ha provato ad impedire loro di arrestare suo fratello, Souad Mohamed al-Senussi”. Ci raccontano alcuni civili in fuga dagli scontri armati tra i gruppi armati di Misurata, affiliati al Governo di Accordo Nazionale (GNA) e il Libyan National Army (LNA) sotto il comando del feldmaresciallo Khalifa Haftar.
Ad Abu Qurain diverse case sono state danneggiate dai combattimenti, alcune sono state bruciate per via dell’orientamento politico dei proprietari. Secondo il racconto dei residenti, con l’esplosione della violenza che ha raggiunto i quartieri residenziali, si sono verificati diversi crimini, compresi furti ed episodi di sciacallaggio, mentre i civili continuano a non avere accesso ai beni esistenziali di base.

mercoledì 29 gennaio 2020

Agela Algaml presidente del Consiglio sociale Werfalla: “La Libia non ha bisogno di una soluzione esterna”


Di Vanessa Tomassini.
“Ciò che è importante per i cittadini libici che soffrono delle complicazioni delle guerre, in particolare per coloro che sono stati costretti a lasciare le proprie case, è un cessate il fuoco di fatto. E’ importante l’impegno dei partiti nell’annunciare la loro decisione di cessare il fuoco. Crediamo in una soluzione raggiunta dai libici, dalla volontà libica, senza internazionalizzazione o dettatura di Paesi stranieri”. A dirci questo è Agela Algaml, presidente del Consiglio sociale della tribù Werfalla, una delle più grandi in Libia. Algaml parlando del vertice di Berlino ci dice: “Una soluzione che sia motivata dall’interesse libico e non basato sull’accordo e l’armonia degli interessi dei paesi stranieri. In ogni caso, speriamo che Berlino non sia un incontro come Roma e Parigi. Speriamo che riesca a frenare come minimo gli interventi stranieri, e che la Libia venga lasciata ai libici, e che non sarà limitato a coloro che si sono incontrati a Skhirat e nelle asce da combattimento altre volte, poiché un ampio segmento del popolo libico è stato assente a Skhirat ed è stato però gettato dai partecipanti nelle guerre e nel loro flagello”.

lunedì 20 gennaio 2020

Appello del Consiglio della tribù Gheddafi al Governo di Accordo Nazionale

Di Vanessa Tomassini.
Il Consiglio sociale della tribù Gheddafi (o Qaddafha) ha emesso un comunicato l’11 gennaio 2020 indirizzato al Governo di Accordo Nazionale, con base a Tripoli, con cui chiede alle autorità libiche di rispettare i giudizi e gli accordi intercorsi per il rilascio dei propri giovani detenuti nelle prigioni di Tripoli. “Possa Dio onnipotente testimoniare la nostra sincerità nel momento in cui affermiamo la nostra fiducia nell’integrità della magistratura libica, nonostante tutto ciò che è accaduto e sta accadendo, nonchè la nostra dipendenza dalla magistratura per accertare la verità, in particolare per quanto riguarda i casi dei detenuti che erano stati arrestati, sullo sfondo degli eventi del 2011. Grazie a Dio non siamo rimasti delusi da questa istituzione”.

domenica 15 dicembre 2019

Erdogan perde la testa: "Pronti a intervento militare" in Libia.

Libia, Turchia: "Pronti a intervento militare"

Il leader di Ankara non esclude l'azione militare "in caso di invito di al-Serraj"

Tripoli, 10 dicembre 2019 - La Turchia non esclude un intervento militare in Libia. Una posizione espressa dal presidente Recep Tayyip Erdogan che ha criticato il sostegno di Russia, Emirati Arabi Uniti ed Egitto al generale Khalifa Haftar. "Nel caso di un invito" da parte del governo di Fayez al-Sarraj a entrare in azione, ha detto invece Erdogan, "la Turchia deciderà autonomamente che tipo di iniziativa prendere". Parlando in un'intervista alla tv statale Trt, il leader di Ankara ha inoltre accusato i Paesi pro Haftar di violare l'embargo alla vendita di armi imposto dalle Nazioni Unite. La Turchia è stata a sua volta accusata in passato di fornire armi alle milizie fedeli a Tripoli.
Le affermazioni di Erdogan giungono dopo il memorandum d'intesa sulla demarcazione dei confini marittimi siglato il 27 novembre scorso a Istanbul con Sarraj. Un accordo in base al quale Ankara e la Libia possono effettuare operazioni congiunte di esplorazione nel Mediterraneo orientale. Mossa che ha acuito le controversie sulla zona, aumentando la tensione tra Turchia e Grecia. Dissapori già in atto dopo le esplorazioni di gas turche nel Mediterraneo orientale al largo della costa dell'isola divisa di Cipro. Proprio queste esplorazioni hanno innescato le sanzioni dell'Unione europea nei confronti di Ankara.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Ansa)

sabato 7 dicembre 2019

La Libia e la Turchia si spartiscono il Mediterraneo, sfidando l’Unione europea e l’Egitto

Il governo fantasma di Tripoli e la Turchia firmano accordi di cooperazione sugli idrocarburi offshore, ai danni di Cipro, Grecia, Egitto e Israele
[2 Dicembre 2019]
Il 30 novembre, la delegazione della Grecia che stava assistendo all’inaugurazione del Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline (TANAP), il gasdotto che porterà il gas del giacimento azero di Shah Deniz dal Mar Caspio in Italia e in Europa, ha abbandonato la cerimonia dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che entrerà in vigore l’accordo tra Turchia e Libia sul confine marittimo e che sarà applicato in tutte le sue disposizioni. La delegazione greca presente all’inaugurazione del TANAP era guidata dal vice-ministro dell’ambiente e dell’energia Dimitris Ikonomu che dopo aver definito provocatorie le dichiarazioni di Erdogan ha spiegato: «Ero lì come rappresentante del governo greco su questo tema molto concreto: il gasdotto TANAP sarà connesso al gasdotto transadriatico TAP. Era la ragione della nostra partecipazione all’inaugurazione. Quando Erdogan ha affrontato dei problemi scollegati con l’inaugurazione del gasdotto e ha evocato la Grecia in maniera provocatoria, ho giudicato giusto andarmene. I turchi mi hanno chiesto perché stavo andando via ed ho spiegato loro che non potevo restare dopo una tale dichiarazione».

giovedì 5 dicembre 2019

Erdogan si accorda coi fratelli musulmani libici sul petrolio greco


Andreas Mountzouroulias, FRN 28 novembre 2019
 
Nuovi dettagli sono emersi dopo l’accordo di Ankara-Tripoli. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan incontrava Fayaz al-Saraj del governo dei fratelli musulmano libici ad Ankara. L’incontro durò 2 ore e pochi dettagli emersero inizialmente per ovvie ragioni. Una dichiarazione turca sull’incontro menzionava solo: “Abbiamo firmato col governo di Tripoli un protocollo d’intesa su sicurezza e cooperazione militare, mentre allo stesso tempo abbiamo firmato un protocollo d’intesa sul mare, derivante dal diritto internazionale”, senza citare esattamente quale diritto internazionale, in quanto non esiste un diritto internazionale a sostegno delle affermazioni di Erdogan. I media turchi, interamente controllati da Erdogan, continuano il caso. Darebbe essere un accordo a due che va approvato da altri Paesi per legittimarsi, ma con tali mosse i turchi creano un clima di ostilità nel Mediterraneo orientale. E non va dimenticata la lettera di Ankara alle Nazioni Unite, che annulla difatti le zone economiche esclusive greche e cipriote.

sabato 30 novembre 2019

Libia, nuove accuse di Haftar all'Italia: «Sostiene terroristi»

24 novembre 2019.
TRIPOLI - Nuove accuse all'Italia da parte delle autorità dell'Est della Libia, sotto il comando del generale Khalifa Haftar, dopo che un drone è precipitato nei giorni scorsi a Sud-Est di Tripoli. La Commissione Difesa della Camera dei rappresentanti di Tobruk ha infatti denunciato quello che definisce il sostegno italiano a «bande terroristiche ed estremiste in Libia attraverso il supporto logistico sul terreno e il volo di droni nello spazio aereo libico».
«Avvertiamo la Repubblica italiana che persistendo con questo approccio a sostegno delle milizie l'Italia non avrà alcuna opportunità di partecipare in futuro alla cooperazione con la Libia», si legge nel comunicato diffuso oggi dal sito Libyan Address Journal, vicino ad Haftar, che due giorni fa aveva già pubblicato il monito all'Italia del deputato di Tobruk, Ali al Saidi, molto vicino al generale, a «rispettare la sovranità della Libia».
Libia, nuove accuse di Haftar all'Italia: «Sostiene terroristi»

martedì 26 novembre 2019

Drone italiano precipita in Libia: «Problema tecnico». Ma Haftar rivendica: «Lo abbiamo abbattuto»

20 novembre 2019.
Un drone militare italiano della missione Mare sicuro è precipitato in Libia: le cause non sono state ancora accertate e fonti italiane ipotizzano un guasto, ma le forze del generale Khalifa Haftar hanno rivendicato di averlo abbattuto nel confitto a bassa intensità che conducono da mesi per la conquista di Tripoli. La capitale libica dove, col sostegno dell'Onu e dell'Italia, è insediato il premier Fayez al-Sarraj.

Lo Stato maggiore della Difesa italiano si è limitato a rendere noto che un «velivolo a pilotaggio remoto» dell'Aeronautica militare - si tratta di un «Predator B» del 32/o Stormo di Amendola, dove è di stanza il Gruppo velivoli teleguidati - dopo aver perso il contatto con la base, è «precipitato in territorio libico, per cause ancora in corso di accertamento».

Drone italiano precipita in Libia. L'esercito di Haftar: «Scambiato per un velivolo turco, è stato abbattuto» 

giovedì 14 novembre 2019

Perché non è possibile affidare all’Onu i centri per i migranti in Libia

mercoledì 13 novembre 2019

Quanto spendiamo sulla Libia, esattamente

venerdì 1 novembre 2019

Libia: Haftar e Serraj alla resa dei conti

 
Sono passati otto anni dall’intervento occidentale che ha spodestato il regime di Muammar Gheddafi. Oggi, con due Governi e centinaia di milizie armate che controllano il territorio, la Libia è uno Stato fallito, stremato da una guerra che sembra non finire più.   
 

1. LO SCONTRO TRA HAFTAR E SERRAJ: A CHE PUNTO SIAMO?

La caduta del colonnello Muammar Gheddafi nel 2011 ha portato la Libia nel caos. Dopo otto anni di sanguinosa guerra civile – in cui centinaia di milizie armate si sono contese l’effettivo controllo sul territorio a suon di attentati, rapimenti e gestione di vari traffici illeciti – l’esistenza di due Governi è la rappresentazione plastica dello smembramento dello Stato libico. Se in Tripolitania l’esecutivo riconosciuto dalla comunità internazionale (GNA) e presieduto da Fayez al-Serraj sembra reggersi su un fragile patto di potere stipulato con le milizie in suo supporto, nella parte orientale del Paese l’appoggio dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) ha permesso all’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar, di avanzare militarmente e di minacciare l’uso delle armi contro il GNA. Oggi il conflitto sembra essere arrivato a un punto morto. Da una parte i bombardamenti di Haftar sui sobborghi di Tripoli confermano l’intenzione di procedere con l’opzione militare per accrescere il proprio peso negoziale sui tavoli internazionali; dall’altro lato la discreta resistenza del GNA di al-Serraj ha riequilibrato i rapporti di forza tra i due leader, ridimensionando le aspirazioni del generale della Cirenaica. Il conflitto, quindi, è destinato a protrarsi, col rischio concreto che un’escalation possa impegnare maggiormente altri attori presenti nello scenario libico.

mercoledì 9 ottobre 2019

I gruppi armati di Misurata stanno militarizzando Sirte

2 ottiobre 2019.
Di Vanessa Tomassini.

Dopo essere rimasta fuori dal conflitto per circa sei mesi e nonostante il sindaco abbia più volte preso le distanze dalla lotta politica, la città di Sirte viene coinvolta pesantemente nella guerra a Tripoli. Il comandante della regione centro-occidentale, il misuratino Mohammed el-Haddad, ha incaricato Abdullah al-Naas, di proteggere la città che ha dato i natali al colonnello Muammar Gheddafi. All’inizio delle operazioni militari nella capitale da parte del Libyan National Army (LNA), sotto il comando del feldmaresciallo Khalifa Haftar, al-Naas ha chiesto agli anziani di Misurata di emettere un comunicato di condanna contro l’esercito orientale. Tuttavia il Consiglio, composto da 28 tribù, si è rifiutato in quanto gli anziani non potevano schierarsi contro i loro figli che hanno scelto di arruolarsi con l’esercito di Haftar. Molti giovani di Sirte, compresi i sostenitori del precedente regime, hanno scelto di schierarsi con l’LNA vedendo in esso la possibilità di recuperare quanto andato perduto nel 2011.

martedì 16 luglio 2019

Droni degli Emirati e tank turchi: il conflitto (nascosto) in Libia

Turchia da una parte ed Emirati Arabi Uniti dall'altra continuano ad appoggiare rispettivamente Al Sarraj ed Haftar: in Libia arrivano armi e mezzi militari, anche un cessate il fuoco adesso appare lontano

domenica 14 luglio 2019

L’esercito turco e la milizia di Misurata massacrano i sostenitori del generale Haftar


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L’esercito turco ha inviato in Libia jihadisti provenienti dalla Siria, nonché consiglieri militari e materiale, in particolare blindati e droni.
L’esercito turco ha diretto l’attacco delle milizie del Governo di Unità Nazionale di Tripoli, presieduto da Fayez al-Sarraj e voluto dall’ONU.

martedì 2 luglio 2019

Libia: i mercenari pagati anche dall' italia, cercano di violentare una giornalista italiana.

25 giugno 2019.

Vanessa Tomassini, inviata a Tripoli per Notizie Geopolitiche, che cura questo sito di approfondimento Speciale Libia, ha rilasciato una lunga intervista al canale libico 218 News, dopo quasi due mesi di permanenza nell’est e nell’ovest della Libia. La collega, dopo aver coperto gli scontri in e intorno a Tripoli, collegandosi in diretta con TV e radio nazionali, si è recata a Bengasi, Derna ed Al-Beida, malgrado l’ambasciata d’Italia a Tripoli l’avesse fortemente sconsigliata. “Dopo 5 giorni a Tripoli, quando ho pubblicato il racconto del fronte di guerra, un funzionario dell’ambasciata italiana mi ha contattata perchè l’Ambasciatore Giuseppe Buccino voleva vedermi”. Racconta Vanessa, aggiungendo che secondo l’ambasciata “ero in pericolo e mi consigliavano di lasciare il Paese immeditamente”.