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mercoledì 2 giugno 2021

La Turchia ha avviato la produzione dell’industria della difesa in Libia, facciamo il punto col professor İsmet Akça

 

Di Vanessa Tomassini per “Strumenti Politici”.

Una fonte militare della Libia occidentale ha rivelato che a partire dai primi di gennaio si sono svolti colloqui tra il Capo di Stato Maggiore dell’esercito libico occidentale, il generale Mohammed El-Haddad, ed il comandante Mohammed Sewehli incaricato della sicurezza nella regione militare di Bani Walid per stabilire una produzione dell’industria della difesa presso uno stabilimento locale, conosciuto come “Factory 51”. La stessa fonte ha indicato che, sebbene l’intero processo produttivo sia affidato ai libici, il progetto è stato avviato su consiglio del ministero della Difesa turco secondo quanto stabilito nel Memorandum di Intesa tra il Governo di Accordo Nazionale dello Stato della Libia e la Repubblica di Turchia in cooperazione militare e sicurezza. L’accordo che porta la data del 27 Novembre 2019 e le firme dell’ex ministro degli Interni della Libia, Fathi Bashagha, ed il Ministro della Sicurezza Nazionale Turco, Hulusi Akar, prevede all’articolo IV punto 7 “l’Industria della Difesa e Sicurezza” tra i settori di cooperazione.

mercoledì 29 aprile 2020

Ancora scontri trai RATTI mercenari che sostengono Serraji.

Tutti i problemi della coalizione anti-Haftar, schermaglie tra le milizie di Tripoli

Di Vanessa Tomassini. 27 Aprile 2020.
Il conflitto prolungato, la mancanza di gerarchia, il continuo ingresso di nuove forze tra i loro ranghi e la difficoltà a rimpiazzare le perdite sul campo, sono tutti fattori che seppur minimizzati o negati dai diretti interessati, stanno intensificando le tensioni tra le forze affiliate al Governo di Accordo Nazionale (GNA).
Il pomeriggio del 25 aprile, schermaglie sono iniziate tra le forze del GNA al fronte di Ain Zara quando la Special Deterrence Force (SDF), la milizia RADA affiliata al Ministero dell’Interno di Tripoli, ha ucciso il terrorista, Salim Al-Hassady, membro del Dura Mujahideen Shura Council (DMSC) che era stato recentemente rilasciato dalla prigione controllata dalla stessa RADA per unirsi alle forze del GNA in prima linea contro Haftar.

giovedì 6 febbraio 2020

L’intervento della Turchia in Libia

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 31.01.2020
 
Mentre molti rapporti su principali media occidentali affermavano che il “vero motivo” dell’intervento diretto della della Turchia in Libia (riflesso dell’ossessione di Erdogan) era creare un impero neo-ottomano nella regione, ciò potrebbe non essere vero. Creare un “impero”, anche se la parola non è letteralmente tradotta ed è generalmente intesa come catena di Paesi sotto l’influenza turca tramite i Fratelli Musulmani, la creazione di tale catena è lontana dalla realtà e non sarebbe possibile anche se Erdogan ha il supporto di Tripoli. Gli accordi della Turchia col governo di accordo nazionale (GNA) non intendono permettere un “impero”, ma mirano solo a creare una “legittimità” per un maggiore ruolo turco nella regione altrimenti dominata dai Paesi rival Emirati Arabi Uniti, Egitto, Grecia, Cipro ecc. In altre parole, è più una lotta di potere tra Paesi rivali nella regione che un tentativo di ristabilire un “impero”. Le ambizioni della Turchia sono ulteriormente ridotte dal fatto che l’unico alleato nella regione, il GNA, controlla meno del 30% del territorio libico e circa la metà della popolazione, ed affronta l’assalto di Qalifa Haftar, che ha il sostegno dei rivali dei turchi. Sulla questione della legittimità dell’intervento della Turchia, il GNA essendo un governo riconosciuto internazionalmente, può teoricamente “chiedere” alla Turchia di intervenire. Tuttavia, se questo porterà a un massiccio cambiamento dell’equilibrio di potere nella Libia è un’altra domanda, evidente dall’uscita di Qalifa Haftar fuori dal vertice, che sarebbe stato altrimenti uni successo turco imponendo all’opposizione le trattative col GNA.

mercoledì 5 febbraio 2020

Civili di Abu Qurain denunciano crimini e violazioni delle milizie


Di Vanessa Tomassini.
“Le milizie di Misurata sono entrate nel villaggio di Abu Qurain, costringendo i civili ad uscire. Hanno rotto una mano ad una ragazza quando ha provato ad impedire loro di arrestare suo fratello, Souad Mohamed al-Senussi”. Ci raccontano alcuni civili in fuga dagli scontri armati tra i gruppi armati di Misurata, affiliati al Governo di Accordo Nazionale (GNA) e il Libyan National Army (LNA) sotto il comando del feldmaresciallo Khalifa Haftar.
Ad Abu Qurain diverse case sono state danneggiate dai combattimenti, alcune sono state bruciate per via dell’orientamento politico dei proprietari. Secondo il racconto dei residenti, con l’esplosione della violenza che ha raggiunto i quartieri residenziali, si sono verificati diversi crimini, compresi furti ed episodi di sciacallaggio, mentre i civili continuano a non avere accesso ai beni esistenziali di base.

martedì 28 gennaio 2020

Moussa Ibrahim: “Siamo contrari alla Conferenza di Berlino, è il gioco del caos”


Di Vanessa Tomassini.
Berlino – Tunisi, 19 gennaio 2019. Mentre vanno avanti proprio in queste ore i colloqui tra il premier del Governo libico di Accordo Nazionale, Fayez al-Serraj, e il comandante in capo del Libyan National Army (LNA), Khalifa Haftar, con i capi di Stato e di Governo che li sostengono, abbiamo raggiunto Moussa Ibrahim, politico libico nominato Ministro dell’Informazione nel marzo 2011 da Muammar Gheddafi e portavoce delle forze pro-Gheddafi durante la guerra civile del 2011.
Comment of Moussa Ibrahim, Gaddafi Government Spokenperson in 2011, to Speciale Libia in occasion of the Berlin Conference on Libya (ENG)
“Noi in Libia siamo contrari alla Conferenza di Berlino, perchè crediamo che sia solamente un gioco che l’Occidente sta portando avanti per prolungare la crisi in Libia. L’occidente fa sempre lo stesso gioco, introducendo il caos nel Paese attraverso l’invasione militare o le sanzioni economiche, o attraverso le pressioni politiche, o approfittando del conflitto religioso e tribale. L’occidente ha lavorato per anni per gestire questa crisi per salvare la sua agenda, di egemonia politica e sfruttamento economico. Potete pensare a quello che è accaduto in Iraq, Siria, Somalia, Venezuela e in Libia. E’ lo stesso gioco ovunque. Lo abbiamo chiamato il gioco del caos: introdurre il caos e gestire il caos”. Ha detto Moussa Ibrahim.

lunedì 27 gennaio 2020

Libia, a Sirte tra i nostalgici di Gheddafi (e tifosi di Haftar: «Ci ha liberato»)

Viaggio nella roccaforte del clan del Colonnello, che vorrebbe al governo il figlio Saif al Islam. E che è controllata dalle truppe dell’uomo forte della Cirenaica, ma è ancora divisa fra tre tribù

Libia, a Sirte tra i nostalgici di Gheddafi (e tifosi di Haftar: «Ci ha liberato»)
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«Grazie Khalifa Haftar, che ci hai liberato dalle milizie di Misurata. Ma adesso aspettiamo Saif al Islam Gheddafi al governo». Non c’è voluto molto tempo prima che tanti tra gli abitanti di Sirte cominciassero a dire ad alta voce ciò che per otto lunghi anni aveva covato nel loro cuore, alimentato dal desiderio faticosamente represso di liberarsi.

martedì 14 gennaio 2020

Sirte è libera, la Turchia ed i suoi mercenari saranno sconfitti dall’esercito libico


Al-Marsad, 8 gennaio 2020

Il Dott. Arif Ali Nayad, presidente dell’Istituto libico di studi avanzati (LIAS), commentava la liberazione per mano delll’Esercito nazionale libico (LNA) della città di Sirte in un’operazione che non richiese più di 3 ore per essere completata.
Il Dott. Arif Ali Nayad confermava in un’intervista a Sputnik che la città di Sirte e tutte le aree circostanti erano ora sotto il pieno controllo dell’Esercito nazionale libico (LNA) guidato dal Feldmaresciallo Qalifa Haftar, affiliato al parlamento libico di Bengasi. Affermava che la rapida liberazione di Sirte era stata incredibile e “risultato di operazioni combinate di terra, mare e aria da parte dell’esercito”. Affermava che l’operazione riuscita fu il culmine di “vaste reti e operazioni d’intelligence oltre ad accordi” con le tribù libiche e le componenti sociali di Sirte,

domenica 15 dicembre 2019

Erdogan perde la testa: "Pronti a intervento militare" in Libia.

Libia, Turchia: "Pronti a intervento militare"

Il leader di Ankara non esclude l'azione militare "in caso di invito di al-Serraj"

Tripoli, 10 dicembre 2019 - La Turchia non esclude un intervento militare in Libia. Una posizione espressa dal presidente Recep Tayyip Erdogan che ha criticato il sostegno di Russia, Emirati Arabi Uniti ed Egitto al generale Khalifa Haftar. "Nel caso di un invito" da parte del governo di Fayez al-Sarraj a entrare in azione, ha detto invece Erdogan, "la Turchia deciderà autonomamente che tipo di iniziativa prendere". Parlando in un'intervista alla tv statale Trt, il leader di Ankara ha inoltre accusato i Paesi pro Haftar di violare l'embargo alla vendita di armi imposto dalle Nazioni Unite. La Turchia è stata a sua volta accusata in passato di fornire armi alle milizie fedeli a Tripoli.
Le affermazioni di Erdogan giungono dopo il memorandum d'intesa sulla demarcazione dei confini marittimi siglato il 27 novembre scorso a Istanbul con Sarraj. Un accordo in base al quale Ankara e la Libia possono effettuare operazioni congiunte di esplorazione nel Mediterraneo orientale. Mossa che ha acuito le controversie sulla zona, aumentando la tensione tra Turchia e Grecia. Dissapori già in atto dopo le esplorazioni di gas turche nel Mediterraneo orientale al largo della costa dell'isola divisa di Cipro. Proprio queste esplorazioni hanno innescato le sanzioni dell'Unione europea nei confronti di Ankara.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Ansa)

sabato 30 novembre 2019

Libia, nuove accuse di Haftar all'Italia: «Sostiene terroristi»

24 novembre 2019.
TRIPOLI - Nuove accuse all'Italia da parte delle autorità dell'Est della Libia, sotto il comando del generale Khalifa Haftar, dopo che un drone è precipitato nei giorni scorsi a Sud-Est di Tripoli. La Commissione Difesa della Camera dei rappresentanti di Tobruk ha infatti denunciato quello che definisce il sostegno italiano a «bande terroristiche ed estremiste in Libia attraverso il supporto logistico sul terreno e il volo di droni nello spazio aereo libico».
«Avvertiamo la Repubblica italiana che persistendo con questo approccio a sostegno delle milizie l'Italia non avrà alcuna opportunità di partecipare in futuro alla cooperazione con la Libia», si legge nel comunicato diffuso oggi dal sito Libyan Address Journal, vicino ad Haftar, che due giorni fa aveva già pubblicato il monito all'Italia del deputato di Tobruk, Ali al Saidi, molto vicino al generale, a «rispettare la sovranità della Libia».
Libia, nuove accuse di Haftar all'Italia: «Sostiene terroristi»

martedì 26 novembre 2019

Drone italiano precipita in Libia: «Problema tecnico». Ma Haftar rivendica: «Lo abbiamo abbattuto»

20 novembre 2019.
Un drone militare italiano della missione Mare sicuro è precipitato in Libia: le cause non sono state ancora accertate e fonti italiane ipotizzano un guasto, ma le forze del generale Khalifa Haftar hanno rivendicato di averlo abbattuto nel confitto a bassa intensità che conducono da mesi per la conquista di Tripoli. La capitale libica dove, col sostegno dell'Onu e dell'Italia, è insediato il premier Fayez al-Sarraj.

Lo Stato maggiore della Difesa italiano si è limitato a rendere noto che un «velivolo a pilotaggio remoto» dell'Aeronautica militare - si tratta di un «Predator B» del 32/o Stormo di Amendola, dove è di stanza il Gruppo velivoli teleguidati - dopo aver perso il contatto con la base, è «precipitato in territorio libico, per cause ancora in corso di accertamento».

Drone italiano precipita in Libia. L'esercito di Haftar: «Scambiato per un velivolo turco, è stato abbattuto» 

mercoledì 13 novembre 2019

Quanto spendiamo sulla Libia, esattamente

venerdì 1 novembre 2019

Libia: Haftar e Serraj alla resa dei conti

 
Sono passati otto anni dall’intervento occidentale che ha spodestato il regime di Muammar Gheddafi. Oggi, con due Governi e centinaia di milizie armate che controllano il territorio, la Libia è uno Stato fallito, stremato da una guerra che sembra non finire più.   
 

1. LO SCONTRO TRA HAFTAR E SERRAJ: A CHE PUNTO SIAMO?

La caduta del colonnello Muammar Gheddafi nel 2011 ha portato la Libia nel caos. Dopo otto anni di sanguinosa guerra civile – in cui centinaia di milizie armate si sono contese l’effettivo controllo sul territorio a suon di attentati, rapimenti e gestione di vari traffici illeciti – l’esistenza di due Governi è la rappresentazione plastica dello smembramento dello Stato libico. Se in Tripolitania l’esecutivo riconosciuto dalla comunità internazionale (GNA) e presieduto da Fayez al-Serraj sembra reggersi su un fragile patto di potere stipulato con le milizie in suo supporto, nella parte orientale del Paese l’appoggio dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) ha permesso all’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar, di avanzare militarmente e di minacciare l’uso delle armi contro il GNA. Oggi il conflitto sembra essere arrivato a un punto morto. Da una parte i bombardamenti di Haftar sui sobborghi di Tripoli confermano l’intenzione di procedere con l’opzione militare per accrescere il proprio peso negoziale sui tavoli internazionali; dall’altro lato la discreta resistenza del GNA di al-Serraj ha riequilibrato i rapporti di forza tra i due leader, ridimensionando le aspirazioni del generale della Cirenaica. Il conflitto, quindi, è destinato a protrarsi, col rischio concreto che un’escalation possa impegnare maggiormente altri attori presenti nello scenario libico.

mercoledì 9 ottobre 2019

I gruppi armati di Misurata stanno militarizzando Sirte

2 ottiobre 2019.
Di Vanessa Tomassini.

Dopo essere rimasta fuori dal conflitto per circa sei mesi e nonostante il sindaco abbia più volte preso le distanze dalla lotta politica, la città di Sirte viene coinvolta pesantemente nella guerra a Tripoli. Il comandante della regione centro-occidentale, il misuratino Mohammed el-Haddad, ha incaricato Abdullah al-Naas, di proteggere la città che ha dato i natali al colonnello Muammar Gheddafi. All’inizio delle operazioni militari nella capitale da parte del Libyan National Army (LNA), sotto il comando del feldmaresciallo Khalifa Haftar, al-Naas ha chiesto agli anziani di Misurata di emettere un comunicato di condanna contro l’esercito orientale. Tuttavia il Consiglio, composto da 28 tribù, si è rifiutato in quanto gli anziani non potevano schierarsi contro i loro figli che hanno scelto di arruolarsi con l’esercito di Haftar. Molti giovani di Sirte, compresi i sostenitori del precedente regime, hanno scelto di schierarsi con l’LNA vedendo in esso la possibilità di recuperare quanto andato perduto nel 2011.

sabato 27 luglio 2019

La Libia corre verso la partizione: sarà questa la soluzione alla guerra?

A otto anni dalla morte dei rais libico Muhammar Gheddafi la Libia non è mai stata così vicina alla divisione come oggi. Dopo 14 settimane di scontri a Tripoli e dintorni, 1.093 morti (inclusi 106 civili), 5.752 feriti (tra cui 294 civili) e oltre 100 mila sfollati, il confronto militare tra le forze dell’ovest che fanno capo Governo di accordo nazionale (Gna) del premier Fayez al Sarraj le milizie dell’est inquadrate nell’Esercito nazionale libico (Lna) non accenna a diminuire.
È una guerra a bassa intensità, combattuta con pochi miliziani sul campo e molti aiuti stranieri. Un conflitto che si gioca su più livelli: uno che coinvolge gli attori locali divisi fra milizie, tribù, clan e municipalità rivali; un altro relativo agli attori regionali, che sostegno attivamente l’una o l’altra parte, in particolare Turchia e Qatar contro Emirati Arabi Uniti e Egitto; infine ci sono gli attori esterni, comunque influenti, come Italia, Francia, Russia, Stati Uniti senza dimenticare la Cina, che con la caduta di Gheddafi ha perso importantissime commesse nell’ex Jamahiriya. Per i diplomatici internazionali e i politici locali è un tabù, quasi una blasfemia: eppure la partizione della Libia non è una mera ipotesi, ma una realtà di fatto sul terreno.

venerdì 26 luglio 2019

Gli Emirati, dalla “ritirata” nello Yemen all’offensiva in Libia?

8 luglio 2019.
Di Sergio Bongiorni-MIG

Da una settimana circa, varie testate giornalistiche, con in testa il Wall Street Journal hanno rilanciato la notizia di un possibile ridimensionamento di forze militari Emiratine dallo Yemen, pare che questa fuga di notizie si sia rivelata vera, ovviamente il funzionario Emiratino citato dai media ha aggiunto che resteranno nella coalizione a guida Saudita ma solo con scopi politici e di riconciliazione sulla questione Yemenita.
Questa decisione, aggiunge il funzionario, è stata presa da circa un anno,  e quindi non è proprio dell’ultimo minuto.
Le principali forze militari che saranno smobilitate saranno quelle ubicate nella città di Hodeidah e nello scalo navale di Assab in Eritrea, principale attracco delle unità Emiratine nella guerra contro gli Houthi in Yemen.
La priorità, secondo il funzionario Emiratino citato da una buona parte di media generalisti, sarà la lotta contro ISIS e Al Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), dato che la lotta contro gli Houthi ha visto la coalizione a guida Saudita (con aiuti logistici Statunitensi e Britannici) perdere pezzi e uomini, contro una resistenza armata dei ribelli Houthi molto motivata.

martedì 16 luglio 2019

Droni degli Emirati e tank turchi: il conflitto (nascosto) in Libia

Turchia da una parte ed Emirati Arabi Uniti dall'altra continuano ad appoggiare rispettivamente Al Sarraj ed Haftar: in Libia arrivano armi e mezzi militari, anche un cessate il fuoco adesso appare lontano

domenica 14 luglio 2019

L’esercito turco e la milizia di Misurata massacrano i sostenitori del generale Haftar


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L’esercito turco ha inviato in Libia jihadisti provenienti dalla Siria, nonché consiglieri militari e materiale, in particolare blindati e droni.
L’esercito turco ha diretto l’attacco delle milizie del Governo di Unità Nazionale di Tripoli, presieduto da Fayez al-Sarraj e voluto dall’ONU.

lunedì 24 giugno 2019

Tripoli. La proposta disperata di Serraj, mentre tra le sue milizie spuntano nuovi terroristi



Di Vanessa Tomassini.
Mentre il Libyan National Army (LNA) guidato dal maresciallo Khalifa Haftar prosegue la sua guerra contro criminali e milizie, che tengono ostaggio la capitale, Tripoli, il premier Fayez al-Serraj cerca di gettare cenere negli occchi degli osservatori internazionali, non solo utilizzando ancora una volta il fattore immigrazione e terrorismo, ma anche attraverso la richiesta di elezioni e di una conferenza nazionale. In una intervista esclusiva a Sky Tg24, Serraj ha sottolineato che “c’èn un’aggressione in atto, bombardamenti sui civili, Haftar ha superato ogni limite, ogni legge internazionale”. Il premier ha anche ammesso che durante il conflitto, “l’Isis sta crescendo nel nostro Paese, proprio a causa della guerra. Molte cellule dormienti si stanno risvegliando, il rischio non è soltanto per noi ma per tutta la regione. L’Isis sta combattendo in alcune città nel sud della Libia, proprio ora”.

domenica 16 giugno 2019

Ma in Libia poi com’è finita?

Nonostante sia sparita dalle prime pagine dei giornali, la battaglia per il controllo di Tripoli sta continuando e sembra lontana dalla fine

Miliziani di Misurata a Tripoli, 9 aprile 2019 (Stringer/picture-alliance/dpa/AP Images) 
11 giugno 2019
Anche se la notizia è sparita dalle prime pagine dei giornali italiani, in Libia la battaglia per il controllo della capitale Tripoli, iniziata lo scorso aprile, non è finita. Le milizie che si stanno affrontando, riunite grossomodo attorno a due schieramenti principali, non riescono a imporsi le une sulle altre e da settimane c’è una specie di situazione di stallo che non sembra potersi sbloccare nel breve periodo. La battaglia a Tripoli non è il primo conflitto armato in Libia dalla fine del regime di Muammar Gheddafi, nel 2011, ma è di certo uno dei più rilevanti, che ha già provocato centinaia di morti e migliaia di sfollati, e che ha fatto parlare analisti ed esperti di una “nuova guerra civile“.
**IN realtà in Libia non cè una guerra civile, ma un popolo che combatte contro bande di terroristi pagati dall' occidente, che sostengono Serraji **