In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
In Francia i medici e ricercatori
sostengono un’amplificazione di max 25 cicli. Il dott. Didier Raoult, il
massimo esponemente epidemiologico al mondo, se non ricordo male
sostiene che bisogna effettuare max 10 cicli. Ste merde, questi
criminali vanno dai 35 cicli in su.
Ovvio che trovano tutti questi positivi.
Se poi ci mettiamo dentro pure la scoperta
del prof. Stefano Scoglio sull’assenza contemporanea dei 3 geni allora
la truffa diventa ancora più gigantesca. Questi si limitano a dichiarare
positivo chi ha solo 1 gene. Così aumentano ancor di più i positivi.
LA PAROLA AL DR PETRELLA, IL MEDICO CHE NON HA PAURA DI NIENTE E DI NESSUNO
Questo
è un video di estrema urgenza. State seguitando a offendermi ma non ha
importanza. Tutto ciò che ho detto è vero. Lo ribadisco in tutta
sicurezza, perché ho l’esperienza e sono documentato. Non serve
offendermi. Non mi togliete né il sonno né l’appetito. Ho dalla mia
parte la forza indistruttibile della verità. Quello che vi dico vale per
tutti voi e per la gente che vi attornia. Avete l’obbligo morale di
promulgarlo, anche perché media, giornali e televisioni si guardano bene
dal dirvi come stano le cose davvero.
COVID-19 SIGNIFICA PIANO INTERNAZIONALE DI CONTROLLO E RIDUZIONE DEI POPOLI
Italiani,
attenzione. Covid significa certificato di identificazione mentre 19 è
l’anno in cui è stato creato. Covid-19 non è il nome del virus ma è il
nome del piano internazionale per il controllo e la riduzione delle
popolazioni che si è sviluppato nel corso di decenni, ed è stato
lanciato nel 2020. Ciò che riattiva il virus è il terreno immunitario
indebolito dalle vaccinazioni. Quello che intendono iniettarci sono i
vaccini più terribili. È una vera discesa all’inferno con l’obiettivo di
un massiccio spopolamento di oltre l’80 percento della popolazione.
PRIMO PUNTO-CHIAVE NON CEDERE ALLE IMPOSIZIONI DI REGIME E RIFIUTARE OGNI TAMPONE
Non
fare i test, i tamponi, le verifiche. I test utilizzati e imposti non
sono assolutamente affidabili, l’ho sempre detto e lo ribadisco. Lo
dicono persino i produttori. Nessuno dei test usati è in grado di
rilevare realmente ed effettivamente il virus Cov2, ma solo una infinità
di piccoli virus innocui, ovvero di detriti cellulari che fanno
naturalmente parte del nostro microbiota. Le persone testate appariranno
sempre più positive ai test, addirittura al 90 percento.
Eletto
presidente per ripiego dopo l’arresto di Dominique Strauss-Khan,
François Hollande ignorava le funzioni proprie del presidente della
repubblica, sicché si affidò agli alti funzionari. Seguendo le loro
istruzioni proseguì la politica del predecessore. In politica estera
riprese i dossier in corso senza però tener conto della svolta di fine
mandato di Nicolas Sarkozy. I fautori di una nuova epopea coloniale si
compattarono al suo seguito.
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.
François
Hollande pone il proprio quinquennato sotto gli auspici di Jules Ferry
(1832-1893), il socialista teorico della colonizzazione francese.
FRANÇOIS HOLLANDE E IL RITORNO DEL PARTITO DELLA COLONIZZAZIONE
Ma Sarkozy perde le elezioni presidenziali. Quando lascia l’Eliseo,
comincia a essere stipendiato dal Qatar con 3 milioni di euro l’anno e
lo rappresenta, per esempio, nel consiglio di amministrazione del gruppo
alberghiero Accor.
Benché sia stato eletto sotto l’egida del partito socialista,
François Hollande governa a nome del “partito della colonizzazione” [1].
Dopo un anno e mezzo di mandato, annuncia ai suoi elettori –
lasciandoli a bocca aperta – che non è un socialista, bensì un
socialdemocratico. In realtà tutto è chiaro fin dal giorno in cui assume
la carica: come i suoi predecessori, sceglie per la propria cerimonia
d’investitura gli auspici di una personalità storica, nello specifico
Jules Ferry (1832-1893). Certo, quest’ultimo aveva reso gratuita la
scuola primaria, ma al tempo era estremamente impopolare ed era
soprannominato “il Tonchinese”. Ferry difese infatti gli interessi dei
grandi gruppi industriali in Tunisia, in Tonchino e in Congo,
trascinando la Francia in avventure razziste e coloniali. Contrariamente
all’opinione comune, il suo interesse per l’istruzione primaria non era
rivolto all’educazione dei bambini, ma alla loro preparazione come
soldati per la colonizzazione. È per questo che i suoi insegnanti erano
definiti “hussard noirs”.
11 dicembre 2019.
di Luciano Lago Le manifestazioni di protesta in
Francia e lo sciopero generale che sta paralizzando quasi del tutto il
paese ci fanno accendere un barlume di speranza. La speranza che si vada
avvicinando l’ora di un possibile risveglio dei popoli d’Europa che
trasmettano un segnale forte alle elite finanziarie dominanti, un
segnale di rivolta e di cambiamento. Il risveglio di una
Europa che possa rompere le sbarre invisibili della gabbia neoliberista,
quella che ha avvolto ciascuno stato europeo affossando le possibilità
di crescita, non può essere lontano ma, come avviene per molti cicli
storici, bisogna arrivare al punto più basso della involuzione per poi
afferrare la possibilità di un riscatto. L’ispirazione per un
riscatto e una rinascita di paesi europei non può che provenire da est
dove già da tempo si è verificato il risveglio dei giganti asiatici, la
Federazione Russa, la Cina, l’India, paesi che oggi dimostrano una vitalità ed una capacità di rompere l’ordine mondiale di marca anglo USA che avviluppava il mondo.
Nella fase attuale, dopo decenni di pratiche neoliberiste che hanno
minato le capacità agroindustriali un tempo fiorenti di paesi come la
Francia, l’Italia, la Spagna, sotto la gabbia dell’euro
“postindustriale”, è diventato evidente che l’austerità e
l’aumento delle tasse sono le uniche soluzioni che i tecnocrati
dell’eurocrazia e i padroni della moneta, che si trovano nella Banca
Centrale europea, potranno consentire . Questo perchè
l’appartenenza all’euro proibisce a qualsiasi nazione di sforare il
rapporto deficit /PIL al di sopra del 3%, mentre non esistono i mezzi
finanziari per generare credito statale sufficiente per costruire
progetti su larga scala necessari per una ripresa economica. In altre parole, dal punto di vista delle regole del gioco imposte dalle elite finanziarie transatlantiche, la situazione è senza speranza. Sul versante orientale dell’Eurasia si può constatare chela Russia e la Cina hanno trasformato con successo l’ordine internazionale utilizzando
grandi risorse per investimenti in infrastrutture, fra queste la
creazione della “Belt and Road” Initiative che può essere estesa a vari
paesi europei. Diventa facile comprendere che, l’agganciarsi a questa
iniziativa offre una opportunità unica per i paesi europei (almeno per
quelli che desiderano mantenere la testa fuori di fronte all’imminente
collasso economico).
Potrebbe essere questo l’unico mezzo
praticabile per fornire lavoro, sicurezza e crescita economica a lungo
termine alla loro gente poiché la Belt and Road, cocepita dagli
strateghi cinesi, è radicata come un progetto di sistema aperto che non è
collegato alla geopolitica del sistema chiuso atlantista di ispirazione
hobbesiana. Rivolta a Parigi dei gilet gialli
Proseguiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi.
In questo episodio l’autore ci mostra come la Francia post-coloniale
sia stata reclutata da Regno Unito e Stati Uniti per unirsi alle loro
guerre contro Libia e Siria. Queste due potenze l’hanno però tenuta
all’oscuro del progetto “primavera araba”. Troppo impegnati a sottrarre
fondi, i dirigenti francesi non si sono accorti di nulla. Quando si sono
resi conto di essere stati esclusi dalla progettazione, la loro
reazione è stata puramente comunicazionale: hanno tentato di farsi
passare per gli ammiragli dell’operazione, senza preoccuparsi delle
conseguenze dei maneggi dei partner.
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.
Il
Regno Unito ha manipolato la Francia trascinandola nelle proprie
avventure in Medio Oriente Allargato, senza rivelarle che vi si stava
preparando, insieme agli Stati Uniti, sin dal 2005.
LA PREPARAZIONE DELLE INVASIONI IN LIBIA E SIRIA
Ancor prima dell’ufficializzazione della nomina da parte del Senato,
il futuro segretario di Stato Hillary Clinton contatta Londra e Parigi
per condurre una doppia operazione militare nel “Grande Medio Oriente”.
Dopo il fiasco in Iraq, Washington reputa impossibile utilizzare le
proprie truppe per un’operazione del genere. Dal suo punto di vista, è
giunto il momento di rimodellare la regione – ossia ridisegnare gli
Stati i cui confini erano stati definiti nel 1916 dagli imperi inglese,
francese e russo (la “Triplice Intesa”) – per imporre linee di
demarcazione favorevoli agli interessi degli Stati Uniti. L’accordo è
noto con il nome dei delegati inglese e francese Sykes e Picot (il nome
dell’ambasciatore Sazonov è stato “dimenticato” a causa della
rivoluzione russa). Ma come convincere Londra e Parigi a mettere in
discussione il proprio patrimonio se non promettendo di concedere loro
di ricolonizzare la regione? Da qui la teoria della “leadership da
dietro le quinte” (leading from behind). Tale strategia viene confermata
dall’ex ministro degli Esteri di Mitterrand, Roland Dumas, che
dichiarerà in TV di essere stato contattato da inglesi e statunitensi,
nel 2009, per sapere se l’opposizione in Francia fosse a favore di un
nuovo piano coloniale.
25 novembre 2019. Alto tradimento, da parte di Giuseppe Conte, se ha firmato un
accordo segreto sul Mes che espone gli italiani al rischio di dover
sostenere di tasca propria l’eventuale “ristrutturazione” del debito
pubblico? «Se Conte avesse stipulato un patto segreto
contro il suo paese, il reato di alto tradimento dovrebbe essere
accertato dai magistrati competenti».
Lo afferma l’economista Nino Galloni,
vicepresidente del Movimento Roosevelt, richiamando l’allarme lanciato
da Paolo Becchi. Per Galloni, «Becchi ha sollevato una questione reale,
ma il problema – sottolinea – è dimostrare che questi accordi ci siano
stati». In ogni caso, aggiunge, «le grandi decisioni di politica
economica, come il divorzio del 1981 tra Tesoro e Bankitalia, non sono mai passate per il Parlamento».
Galloni sgombra il campo da un equivoco: non è stata “l’Europa” a
mettere nei guai l’Italia. E’ stata la classe dirigente italiana a
smontare l’industria pubblica e svendere quella privata. «A quel punto,
Francia e Germania hanno fatto dell’Italia una colonia a vantaggio dei
loro interessi», ma solo dopo la decisione dell’Italia di rinunciare a
valorizzare il proprio grande potenziale economico.
A Galloni, il
Mes sembra «una follia», letteralmente: «Dato che il credito privato è
più elevato del debito pubblico, allora i privati pagheranno la
differenza?». Assurdo, visto che «chi compra i titoli di debito sta
dando risorse allo Stato». Quanto all’ex Fondo salva-Stati, ora
Meccanismo Europeo di Stabilità (creato per assicurare fondi ai governi,
senza più moneta sovrana, nel caso il mercato non comprasse i loro
bond), Galloni è netto: «Non si può decretare la depenalizzazione per un
istituto come il Mes», i cui funzionari non rispondono alle leggi dei
paesi membri. «Casomai, gli Stati avrebbero dovuto accordarsi
sull’istituzione di un tribunale penale europeo per le questioni
monetarie, finanziarie e tributarie», sostiene l’economista.
«Sarebbe stato coerente con la Costituzione italiana, laddove parla di
limitazioni della sovranità (ma certo non contro la logica del diritto,
depenalizzando reati commessi da qualcuno che è al di sopra della
legge)». Aggiunge Galloni: «Se tutta questa manfrina sul Mes serve a
introdurre nel sistema la categoria del “legibus solutus”, cioè del
sovra-sovrano, è chiaro che siamo tornati indietro dal punto di vista
della civiltà».
20 ottobre 2019. Il 16 ottobre 2019, la Coalizione Internazionale ha dato fuoco
alla cementeria francese Lafarge a Jalabia (al confine con la Turchia, a
nord di Aleppo) prima dell’arrivo dell’esercito arabo siriano
nell’area.
Quindi, le tracce di un’operazione segreta, che era di grande importanza, andarono letteralmente in fumo.
L’impianto ha permesso di costruire fortificazioni sotterranee da cui
poter condurre la guerra contro le forze del governo siriano sulla base
della strategia descritta da Abu Musab “siriano” nel suo libro del 2004
“Gestione della barbarie”. Successivamente, la fabbrica fu utilizzata
per proteggere le forze speciali norvegesi e francesi, che diedero fuoco
alla fabbrica prima di fuggire. Nel 2016, il sito web
turco Zaman Al-Wasl ha pubblicato uno scambio di e-mail tra gli stessi
dirigenti di Lafarge, ha confermato l’esistenza di collegamenti tra la
multinazionale e Daesh. Il quotidiano Le Monde ha pubblicato una sua versione di fatti messi in atto per nascondere: –
le relazioni di Lafarge con la CIA nel contesto di varie operazioni,
incluso il trasporto di armi durante la guerra contro l’Iraq; –
Il rapporto tra la società e il segretario di Stato americano Hillary
Clinton (precedentemente membro del consiglio di amministrazione di
Lafarge); – le relazioni di Lafarge con il DGSE (servizi di intelligence esteri francesi) durante la guerra contro la Siria; – la costruzione di infrastrutture jihadiste in Siria [con il cemento di Lafarge].
A due settimane dall’annuncio di Palazzo Chigi un silenzio fragoroso
avvolge l’adesione dell’Italia all’European Intervention Initiative
(EI2), proposta da Emmanuel Macron nel settembre 2017 e costituita a
Parigi il 25 giugno 2018 al di fuori sia dagli ambiti NATO sia della
PESCO (Cooperazione Strutturata Permanente nel settore della Difesa)
prevista dai Trattati dell’Unione Europea.
Un annuncio “sospetto”, reso noto sul sito della Presidenza del
Consiglio meno di 24 ore l’incontro a Roma tra il premier Giuseppe Conte
e il presidente Macron, che solo il giorno dopo è stato ripreso dal
sito internet del ministero della Difesa. La notizia è infatti comparsa
sul sito internet della Difesa il 20 settembre mentre già il giorno prima era su quello di Palazzo Chigi.
Non ce l’ha fatta a trattenersi Jacques Attali, il banchiere-pensatore e creatore di Macron. Alla fine è sbottato: “Il
sovranismo non è che il nuovo nome dell’antisemitismo. Gli ebrei e i
musulmani, minacciati entrambi da esso, devono unirsi contro il
fantasma del Grand Remplacement”.
Insomma l’ha detto. Ha posto
l’equazione che s’indovina tanti suoi correligionari padroni del
discorso pubblico, super-europeisti, trattengono a fatica nel
gargarozzo.
Il sovranismo in Europa – ha istruito i
suoi lettori Attali – non è un rifiuto della disciplina comunitaria.
No, “in realtà per lo più quelli che ne fanno l’apologia intendono nei
fatti a mezza bocca un rifiuto dei migranti, e più vastamente, rifiuto
dei musulmani.
La
Francia “non deve dimenticare che quel che si cela oggi dietro il
‘sovranismo’ è di fatto la stessa xenofobia, la stessa chiusura, la
stessa mancanza di fiducia in sé delle ideologia anti-italiane,
anti-polacche, anti-armene e antisemite dei secoli passati”.
A otto anni dalla morte dei rais libico Muhammar Gheddafi la Libia non è mai stata così vicina alla divisione come oggi. Dopo 14 settimane di scontri a Tripoli e dintorni, 1.093 morti
(inclusi 106 civili), 5.752 feriti (tra cui 294 civili) e oltre 100
mila sfollati, il confronto militare tra le forze dell’ovest che fanno
capo Governo di accordo nazionale (Gna) del premier Fayez al Sarraj le
milizie dell’est inquadrate nell’Esercito nazionale libico (Lna) non
accenna a diminuire. È una guerra a bassa intensità,
combattuta con pochi miliziani sul campo e molti aiuti stranieri. Un
conflitto che si gioca su più livelli: uno che coinvolge gli attori
locali divisi fra milizie, tribù, clan e municipalità rivali; un altro
relativo agli attori regionali, che sostegno attivamente l’una o l’altra
parte, in particolare Turchia e Qatar contro Emirati Arabi Uniti e
Egitto; infine ci sono gli attori esterni, comunque influenti, come
Italia, Francia, Russia, Stati Uniti senza dimenticare la Cina, che con
la caduta di Gheddafi ha perso importantissime commesse nell’ex
Jamahiriya. Per i diplomatici internazionali e i politici locali è un
tabù, quasi una blasfemia: eppure la partizione della Libia non è una
mera ipotesi, ma una realtà di fatto sul terreno.
24/6/2019
Altro che potature programmate fuori stagione. Un abbattimento di
alberi per le strade di mezzo mondo. Una vera e propria strage di verde
pubblico è in corso in Occidente. Roba mai vista prima d’ora, se non altro per l’anomala sincronicità nell’esecuzione dei tagli: Inghilterra, Scozia, Irlanda, Francia, Olanda, America e pure Italia.
Decine di migliaia di alberi (anche secolari e rigogliosi) tagliati con
disinvoltura alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti, tra gli
interrogativi dell’opinione pubblica e le proteste di chi, sgomento per
l’anomala coincidenza, s’interroga sui risvolti meno evidenti
spingendosi alla ricerca di verità occulte. Dietrologia? A placare gli
animi non bastano le relazioni tecniche di agronomi che (legittimamente)
certificano malattia e morte naturale di arbusti, fogliame e rami.
Perché il problema non è tanto (e solo) saperne di più sullo stato delle
piantumazioni abbattute, ma capire se esiste un motivo più subdolo e
soprattutto se in tutto questo ci sia una regia nell’esecuzione: perché
decine di migliaia di alberi sono stati abbattuti tutti insieme, proprio
adesso? Anche in città distanti decine di migliaia di chilometri l’una
dall’altra? In Europa come in America? Nella “smart city” Prato sono scesi in strada gli attivisti del
comitato locale “Stop 5G”, cartelli in mano hanno accompagnato la
chirurgica esecuzione mostrando slogan su un’ipotetica correlazione col
wireless di quinta generazione: “Più alberi, meno antenne”,
l’equazione sfilata in corteo pure nel “Friday For Future”. E’ successo
così anche alle porte di Roma, dove il “Comitato Stop 5G Cerveteri” ha
diffuso una nota in cui veniva chiesto al sindaco ceretano di chiarire
sulla contestata demolizione. Alessio Pascucci, primo cittadino nella
città della necropoli etrusca ma pure coordinatore nazionale di “Italia
in Comune” (il cosiddetto partito dei sindaci fondato dal parmense
Pizzarotti dove è iscritta anche una consigliera della Regione Veneto
firmataria di una mozione Stop 5G), è uscito allo scoperto accusando di
teorie complottiste, rettiliane e terrapiattiste i difensori
dell’ecosistema che nell’“Internet delle cose” ipotizzano il mandante
del sincronico abbattimento di alberi, annunciato persino in 60.000
unità a Roma dalla giunta Raggi. Mentre in Abruzzo, nell’intento di
scongiurare il de profundis, le “Mamme Stop 5G” portano i loro figli nei
prati per farli abbracciare agli alberi, manco fossero scudi umani
nell’avanzata dell’intelligenza artificiale.
L’asse franco-tedesco ha una terza gamba: la Spagna di Pedro Sanchez.
Sia chiaro, Madrid ha da sempre rappresentato un Paese fondamentale
legato sia a livello politiche che a livello economico all’alleanza tra
Francia e Germania. Ma adesso, con Sanchez, Emmanuel Macron ed Angela
Merkel tutto appare più nitido. Le elezioni europee hanno confermato che
Berlino, Parigi e Madrid hanno costruito un asse sempre più solido che
serve non solo a Francia e Germania per rafforzarsi in Europa, ma anche
alla stessa Spagna per scalzare l’Italia come terza potenza dell’Unione europea.
Una convergenza di interessi che adesso si ripercuote su uno dei fronti
più importanti dell’alleanza tra Berlino e Parigi: la difesa europea.
Thierry
Meyssan replica alle commemorazioni dello sbarco in Normandia e del
massacro di Tienanmen, nonché alla propaganda elettorale per le recenti
elezioni del parlamento europeo, mettendo l’accento sul fatto che
continuiamo a mentire, persino rallegrandocene. Soltanto la verità può
però renderci liberi.
La propaganda è un mezzo per diffondere idee, siano
esse vere o false. Ma mentire a sé stessi significa non assumersi la
responsabilità dei propri errori, convincersi di essere perfetti e
passare oltre.
La Turchia è esempio estremo di questo atteggiamento. Insiste a
negare di aver cercato di liberarsi delle minoranze non mussulmane,
tentando di farle sparire a ondate per un’intera generazione, dal 1894
al 1923. Anche gli israeliani non se la cavano male: pretendono di aver
creato il loro Stato allo scopo di offrire vita degna agli ebrei
sopravvissuti allo sterminio nazista, quando invece già nel 1917 Woodrow
Wilson si era impegnato a fondarlo, e nonostante oggi in Israele oltre
50.000 sopravvissuti ai campi della morte vivano in miseria, al di sotto
della soglia di povertà. Ma gli occidentali provvedono da sé a
costruire il consenso attorno alle proprie menzogne e le professano come
fossero verità rivelate.
La lettera di Tria non ha convinto la Commissione Europea, che in un
documento di 14 pagine ha attaccato le principali riforme del governo
Conte e aperto la strada alla procedura di infrazione per debito
eccessivo. Il governo, ricorda Federico Ferraù su “Sussidiario”,
ha risposto dicendo di voler rispettare il Patto di Stabilità.
«Apparentemente, dunque, i giochi sono ancora aperti: si tratta. Ma è
un’illusione, perché il destino dell’Italia è già scritto». Lo ha deciso
il club di Stati che contano. Quello che in Italia – e prima, forse,
anche altrove – non si è capito è che non c’è politica che tenga, perché l’unica “politica” che vige nell’Ue
è l’annientamento di chi vìola le regole, anche se le regole non hanno
funzionato. A dirlo è Chris Foster, investitore professionista che ha
operato sui mercati internazionali e che ha conosciuto molto da vicino
gli ambienti dell’eurocrazia europea. È possibile, gli domanda Ferraù,
che la Commissione uscente creda davvero di salvare l’Europa sanzionando
chi viola le regole e insistendo sulle ricette di austerity, che sono
la causa della vittoria dei populisti nelle urne? «Il piccolo super-club
di paesi che controlla il grande “club a 28 Stati” ha le sue ragioni
per gestire meglio il potere»,
dice Foster. «Per il centro-nord Europa, l’Italia da risorsa è
diventata un problema da tutti i punti di vista. Meglio distruggerla
definitivamente, sia dal punto di vista economico che politico».
Molti gli stranieri catturati in Siria e in Iraq sotto processo.
Notizie Geopolitiche –
Un tribunale iracheno ha condannato a morte tre cittadini francesi in
quanto combattenti dell’Isis in Siria e quindi terroristi, catturati
dalla coalizione Sdf-iracheno-statunitense. Specialmente nella fase
finale del conflitto molti prigionieri catturanti nella parte orientale
della Siria sono stati portati nelle prigioni irachene dove vengono
sottoposti a processo. Solo a febbraio sono 12 i cittadini francesi, e
molti altri quelli di diverse nazionalità, trasferiti nelle carceri
irachene.
L’operazione immobiliare per ristrutturare l’Île de
la Cité e trasformarla in passeggiata turistica è iniziata con
l’aggiudicazione di parte dell’Hôtel-Dieu a Novaxia, gruppo di
“urbanistica transitoria” del “filantropo” Joachim Azan (foto).
La mega-operazione fu concepita nel 2016, su iniziativa del
presidente François Hollande e della sindaca di Parigi, Anne Hidalgo,
del direttore dei monumenti storici, Philippe Bélaval, e dell’architetto
Dominique Perrault.
L’operazione prevede di approfittare della ristrutturazione del
Tribunale di Parigi, della Prefettura di Polizia e dell’Hôtel-Dieu per
valorizzare appieno il potenziale turistico di Notre-Dame e della
Sainte-Chapelle.
L’incendio della cattedrale è stato una “manna dal cielo” per le
istituzioni pubbliche, perché potranno così attuare il progetto e
sfruttare commercialmente l’intera isola. Un programma riassunto dal
ministro dell’Interno, Christophe Castaner, nella dichiarazione che
Notre-Dame de Paris «non è una cattedrale, è patrimonio comune».
In Libia, la battaglia per Tripoli continua. Le forze
fedeli al Maresciallo Khalifa Haftar spingono ormai da oltre 6 settimane
per ottenere il controllo della capitale. L'ex generale dell'esercito
di Muammar Gheddafi, Khalifa Haftar, dice che alla fine dell'offensiva
in Libia ci sarà finalmente stabilità dopo anni di conflitto.
Mercoledi
Haftar ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron che dice di
voler facilitare il dialogo tra le due parti in conflitto, ma sul campo
l'incontro è stato percepito come l'ennesimo tentativo da parte delle
potenze straniere di gettare benzina sul fuoco.
Al grido “La Francia non è dei francesi, tutti hanno il diritto di abitarci!”
400 migranti irregolari, Sans Papier come li chiamano in Francia, hanno
occupato il Terminal 2 dell’aeroporto Charles de Gaulles di Parigi
bloccandolo Domenica scorsa.
Naturalmente non avete visto nulla di questo nei TG Italiani perché potrebbe influenzare le vostre scelte.
Gli oltre 400 manifestanti, organizzati da alcune associazioni come
La Chapelle che proteggono i Sans Papier, autoproclamatisi “Gilet
Neri”, vuole essere l’inizio di una campagna di protesta più ampia, che
mira a tre obiettivi: documenti, casa e libertà di movimento per tutti
gli irregolari.
Il proclama lo potete leggere qui sopra in francese e, volendolo
condensare, chiede in termini ultimativi la fine delle espulsioni,
documenti per tutti e casa per tutti.
Libia, blindati turchi a milizie di Misurata: violato l’embargo Onu
Lo ha riferito oggi il quotidiano 'Asharq al-Awsat'
ROMA – Sono le milizie di Misurata le prime beneficiarie dei blindati consegnati nel fine-settimana nel porto di Tripoli da una nave battente bandiera turca: lo ha riferito oggi il quotidiano ‘Asharq al-Awsat’, che ha citato fonti militari in Libia.
Il presidente francese Emmanuel Macron
non dimentica il Mar Mediterraneo. E anche se adesso le elezioni
europee sembrano aver placato i movimenti del capo dell’Eliseo, non è
affatto vero che a Parigi abbiano iniziato a far calmare le acque. La
Francia è più che mai attiva nel cercare sempre più canali diplomatici e
militari che le diano la possibilità di avere il controllo del Mare
Nostrum. L’ultima novità in questo senso arriva da Cipro, dove il ministro della Difesa Savvas Angelides e quello francese Florence Parly
hanno trovato l’accordo per consentire alla Marina francese di usare la
base navale di Mari, sulla costa meridionale dell’isola.