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martedì 1 giugno 2021

COVID19: Il prof. SCOGLIO scopre la MEGA-TRUFFA dei tamponi!

 

In Francia i medici e ricercatori sostengono un’amplificazione di max 25 cicli. Il dott. Didier Raoult, il massimo esponemente epidemiologico al mondo, se non ricordo male sostiene che bisogna effettuare max 10 cicli. Ste merde, questi criminali vanno dai 35 cicli in su.

Ovvio che trovano tutti questi positivi.

Se poi ci mettiamo dentro pure la scoperta del prof. Stefano Scoglio sull’assenza contemporanea dei 3 geni allora la truffa diventa ancora più gigantesca. Questi si limitano a dichiarare positivo chi ha solo 1 gene. Così aumentano ancor di più i positivi. 

Preso da: https://disquisendo.wordpress.com/2020/10/28/451/

sabato 8 maggio 2021

COVID19: Appello del Dr. Petrella “vogliono ridurre la popolazione mondiale!”

 

LA PAROLA AL DR PETRELLA, IL MEDICO CHE NON HA PAURA DI NIENTE E DI NESSUNO

Questo è un video di estrema urgenza. State seguitando a offendermi ma non ha importanza. Tutto ciò che ho detto è vero. Lo ribadisco in tutta sicurezza, perché ho l’esperienza e sono documentato. Non serve offendermi. Non mi togliete né il sonno né l’appetito. Ho dalla mia parte la forza indistruttibile della verità. Quello che vi dico vale per tutti voi e per la gente che vi attornia. Avete l’obbligo morale di promulgarlo, anche perché media, giornali e televisioni si guardano bene dal dirvi come stano le cose davvero.

COVID-19 SIGNIFICA PIANO INTERNAZIONALE DI CONTROLLO E RIDUZIONE DEI POPOLI

Italiani, attenzione. Covid significa certificato di identificazione mentre 19 è l’anno in cui è stato creato. Covid-19 non è il nome del virus ma è il nome del piano internazionale per il controllo e la riduzione delle popolazioni che si è sviluppato nel corso di decenni, ed è stato lanciato nel 2020. Ciò che riattiva il virus è il terreno immunitario indebolito dalle vaccinazioni. Quello che intendono iniettarci sono i vaccini più terribili. È una vera discesa all’inferno con l’obiettivo di un massiccio spopolamento di oltre l’80 percento della popolazione.

PRIMO PUNTO-CHIAVE NON CEDERE ALLE IMPOSIZIONI DI REGIME E RIFIUTARE OGNI TAMPONE

Non fare i test, i tamponi, le verifiche. I test utilizzati e imposti non sono assolutamente affidabili, l’ho sempre detto e lo ribadisco. Lo dicono persino i produttori. Nessuno dei test usati è in grado di rilevare realmente ed effettivamente il virus Cov2, ma solo una infinità di piccoli virus innocui, ovvero di detriti cellulari che fanno naturalmente parte del nostro microbiota. Le persone testate appariranno sempre più positive ai test, addirittura al 90 percento.

venerdì 10 gennaio 2020

La ricostituzione del Partito Coloniale francese

Eletto presidente per ripiego dopo l’arresto di Dominique Strauss-Khan, François Hollande ignorava le funzioni proprie del presidente della repubblica, sicché si affidò agli alti funzionari. Seguendo le loro istruzioni proseguì la politica del predecessore. In politica estera riprese i dossier in corso senza però tener conto della svolta di fine mandato di Nicolas Sarkozy. I fautori di una nuova epopea coloniale si compattarono al suo seguito.
| Damasco (Siria)
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.
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François Hollande pone il proprio quinquennato sotto gli auspici di Jules Ferry (1832-1893), il socialista teorico della colonizzazione francese.

FRANÇOIS HOLLANDE E IL RITORNO DEL PARTITO DELLA COLONIZZAZIONE

Ma Sarkozy perde le elezioni presidenziali. Quando lascia l’Eliseo, comincia a essere stipendiato dal Qatar con 3 milioni di euro l’anno e lo rappresenta, per esempio, nel consiglio di amministrazione del gruppo alberghiero Accor.
Benché sia stato eletto sotto l’egida del partito socialista, François Hollande governa a nome del “partito della colonizzazione” [1]. Dopo un anno e mezzo di mandato, annuncia ai suoi elettori – lasciandoli a bocca aperta – che non è un socialista, bensì un socialdemocratico. In realtà tutto è chiaro fin dal giorno in cui assume la carica: come i suoi predecessori, sceglie per la propria cerimonia d’investitura gli auspici di una personalità storica, nello specifico Jules Ferry (1832-1893). Certo, quest’ultimo aveva reso gratuita la scuola primaria, ma al tempo era estremamente impopolare ed era soprannominato “il Tonchinese”. Ferry difese infatti gli interessi dei grandi gruppi industriali in Tunisia, in Tonchino e in Congo, trascinando la Francia in avventure razziste e coloniali. Contrariamente all’opinione comune, il suo interesse per l’istruzione primaria non era rivolto all’educazione dei bambini, ma alla loro preparazione come soldati per la colonizzazione. È per questo che i suoi insegnanti erano definiti “hussard noirs”.

martedì 17 dicembre 2019

A quando un risveglio fra popoli in Europa ?

11 dicembre 2019.
di Luciano Lago
Le manifestazioni di protesta in Francia e lo sciopero generale che sta paralizzando quasi del tutto il paese ci fanno accendere un barlume di speranza. La speranza che si vada avvicinando l’ora di un possibile risveglio dei popoli d’Europa che trasmettano un segnale forte alle elite finanziarie dominanti, un segnale di rivolta e di cambiamento.
Il risveglio di una Europa che possa rompere le sbarre invisibili della gabbia neoliberista, quella che ha avvolto ciascuno stato europeo affossando le possibilità di crescita, non può essere lontano ma, come avviene per molti cicli storici, bisogna arrivare al punto più basso della involuzione per poi afferrare la possibilità di un riscatto.
L’ispirazione per un riscatto e una rinascita di paesi europei non può che provenire da est dove già da tempo si è verificato il risveglio dei giganti asiatici, la Federazione Russa, la Cina, l’India, paesi che oggi dimostrano una vitalità ed una capacità di rompere l’ordine mondiale di marca anglo USA che avviluppava il mondo.
Nella fase attuale, dopo decenni di pratiche neoliberiste che hanno minato le capacità agroindustriali un tempo fiorenti di paesi come la Francia, l’Italia, la Spagna, sotto la gabbia dell’euro “postindustriale”, è diventato evidente che l’austerità e l’aumento delle tasse sono le uniche soluzioni che i tecnocrati dell’eurocrazia e i padroni della moneta, che si trovano nella Banca Centrale europea, potranno consentire . Questo perchè l’appartenenza all’euro proibisce a qualsiasi nazione di sforare il rapporto deficit /PIL al di sopra del 3%, mentre non esistono i mezzi finanziari per generare credito statale sufficiente per costruire progetti su larga scala necessari per una ripresa economica.
In altre parole, dal punto di vista delle regole del gioco imposte dalle elite finanziarie transatlantiche, la situazione è senza speranza.
Sul versante orientale dell’Eurasia si può constatare che la Russia e la Cina hanno trasformato con successo l’ordine internazionale utilizzando grandi risorse per investimenti in infrastrutture, fra queste la creazione della “Belt and Road” Initiative che può essere estesa a vari paesi europei. Diventa facile comprendere che, l’agganciarsi a questa iniziativa offre una opportunità unica per i paesi europei (almeno per quelli che desiderano mantenere la testa fuori di fronte all’imminente collasso economico).
Potrebbe essere questo l’unico mezzo praticabile per fornire lavoro, sicurezza e crescita economica a lungo termine alla loro gente poiché la Belt and Road, cocepita dagli strateghi cinesi, è radicata come un progetto di sistema aperto che non è collegato alla geopolitica del sistema chiuso atlantista di ispirazione hobbesiana.
Rivolta a Parigi dei gilet gialli

venerdì 13 dicembre 2019

La Francia manipolata

Proseguiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi. In questo episodio l’autore ci mostra come la Francia post-coloniale sia stata reclutata da Regno Unito e Stati Uniti per unirsi alle loro guerre contro Libia e Siria. Queste due potenze l’hanno però tenuta all’oscuro del progetto “primavera araba”. Troppo impegnati a sottrarre fondi, i dirigenti francesi non si sono accorti di nulla. Quando si sono resi conto di essere stati esclusi dalla progettazione, la loro reazione è stata puramente comunicazionale: hanno tentato di farsi passare per gli ammiragli dell’operazione, senza preoccuparsi delle conseguenze dei maneggi dei partner.
| Damasco (Siria)
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.
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Il Regno Unito ha manipolato la Francia trascinandola nelle proprie avventure in Medio Oriente Allargato, senza rivelarle che vi si stava preparando, insieme agli Stati Uniti, sin dal 2005.

LA PREPARAZIONE DELLE INVASIONI IN LIBIA E SIRIA

Ancor prima dell’ufficializzazione della nomina da parte del Senato, il futuro segretario di Stato Hillary Clinton contatta Londra e Parigi per condurre una doppia operazione militare nel “Grande Medio Oriente”. Dopo il fiasco in Iraq, Washington reputa impossibile utilizzare le proprie truppe per un’operazione del genere. Dal suo punto di vista, è giunto il momento di rimodellare la regione – ossia ridisegnare gli Stati i cui confini erano stati definiti nel 1916 dagli imperi inglese, francese e russo (la “Triplice Intesa”) – per imporre linee di demarcazione favorevoli agli interessi degli Stati Uniti. L’accordo è noto con il nome dei delegati inglese e francese Sykes e Picot (il nome dell’ambasciatore Sazonov è stato “dimenticato” a causa della rivoluzione russa). Ma come convincere Londra e Parigi a mettere in discussione il proprio patrimonio se non promettendo di concedere loro di ricolonizzare la regione? Da qui la teoria della “leadership da dietro le quinte” (leading from behind). Tale strategia viene confermata dall’ex ministro degli Esteri di Mitterrand, Roland Dumas, che dichiarerà in TV di essere stato contattato da inglesi e statunitensi, nel 2009, per sapere se l’opposizione in Francia fosse a favore di un nuovo piano coloniale.

lunedì 2 dicembre 2019

Nino Galloni: il Mes è una follia, ma il tradimento risale al 1981

25 novembre 2019.
Alto tradimento, da parte di Giuseppe Conte, se ha firmato un accordo segreto sul Mes che espone gli italiani al rischio di dover sostenere di tasca propria l’eventuale “ristrutturazione” del debito pubblico? «Se Conte avesse stipulato un patto segreto contro il suo paese, il reato di alto tradimento dovrebbe essere accertato dai magistrati competenti».
Lo afferma l’economista Nino Galloni, vicepresidente del Movimento Roosevelt, richiamando l’allarme lanciato da Paolo Becchi. Per Galloni, «Becchi ha sollevato una questione reale, ma il problema – sottolinea – è dimostrare che questi accordi ci siano stati». In ogni caso, aggiunge, «le grandi decisioni di politica economica, come il divorzio del 1981 tra Tesoro e Bankitalia, non sono mai passate per il Parlamento». Galloni sgombra il campo da un equivoco: non è stata “l’Europa” a mettere nei guai l’Italia. E’ stata la classe dirigente italiana a smontare l’industria pubblica e svendere quella privata. «A quel punto, Francia e Germania hanno fatto dell’Italia una colonia a vantaggio dei loro interessi», ma solo dopo la decisione dell’Italia di rinunciare a valorizzare il proprio grande potenziale economico.
A Galloni, il Mes sembra «una follia», letteralmente: «Dato che il credito privato è più elevato del debito pubblico, allora i privati pagheranno la differenza?». Assurdo, visto che «chi compra i titoli di debito sta dando risorse allo Stato». Quanto all’ex Fondo salva-Stati, ora Meccanismo Europeo di Stabilità (creato per assicurare fondi ai governi, senza più moneta sovrana, nel caso il mercato non comprasse i loro bond), Galloni è netto: «Non si può decretare la depenalizzazione per un istituto come il Mes», i cui funzionari non rispondono alle leggi dei paesi membri. «Casomai, gli Stati avrebbero dovuto accordarsi sull’istituzione di un tribunale penale europeo per le questioni monetarie, finanziarie e tributarie», sostiene l’economista.
«Sarebbe stato coerente con la Costituzione italiana, laddove parla di limitazioni della sovranità (ma certo non contro la logica del diritto, depenalizzando reati commessi da qualcuno che è al di sopra della legge)». Aggiunge Galloni: «Se tutta questa manfrina sul Mes serve a introdurre nel sistema la categoria del “legibus solutus”, cioè del sovra-sovrano, è chiaro che siamo tornati indietro dal punto di vista della civiltà».

venerdì 25 ottobre 2019

Il governo francese ha collaborato con l’ISIS attraverso l’azienda francese Lafarge

20 ottobre 2019.
Il 16 ottobre 2019, la Coalizione Internazionale ha dato fuoco alla cementeria francese Lafarge a Jalabia (al confine con la Turchia, a nord di Aleppo) prima dell’arrivo dell’esercito arabo siriano nell’area.
Quindi, le tracce di un’operazione segreta, che era di grande importanza, andarono letteralmente in fumo.


 
L’impianto ha permesso di costruire fortificazioni sotterranee da cui poter condurre la guerra contro le forze del governo siriano sulla base della strategia descritta da Abu Musab “siriano” nel suo libro del 2004 “Gestione della barbarie”. Successivamente, la fabbrica fu utilizzata per proteggere le forze speciali norvegesi e francesi, che diedero fuoco alla fabbrica prima di fuggire.
Nel 2016, il sito web turco Zaman Al-Wasl ha pubblicato uno scambio di e-mail tra gli stessi dirigenti di Lafarge, ha confermato l’esistenza di collegamenti tra la multinazionale e Daesh.
Il quotidiano Le Monde  ha pubblicato una sua versione di fatti messi in atto per nascondere:
– le relazioni di Lafarge con la CIA nel contesto di varie operazioni, incluso il trasporto di armi durante la guerra contro l’Iraq;
– Il rapporto tra la società e il segretario di Stato americano Hillary Clinton (precedentemente membro del consiglio di amministrazione di Lafarge);
– le relazioni di Lafarge con il DGSE (servizi di intelligence esteri francesi) durante la guerra contro la Siria;
– la costruzione di infrastrutture jihadiste in Siria [con il cemento di Lafarge]
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domenica 20 ottobre 2019

Un silenzio fragoroso circonda l’adesione (senza dibattito) dell’Italia alla EI2

venerdì 11 ottobre 2019

ATTALI: “SOVRANISMO EGUALE ANTISEMITISMO”




Insomma  l’ha detto. Ha posto l’equazione  che s’indovina  tanti suoi correligionari padroni del discorso pubblico, super-europeisti, trattengono a fatica nel gargarozzo.
Il sovranismo in Europa  – ha istruito i suoi lettori Attali –  non  è un rifiuto della disciplina comunitaria. No, “in realtà per lo più quelli che ne fanno l’apologia intendono nei fatti a  mezza bocca un rifiuto dei migranti, e  più vastamente, rifiuto dei musulmani.
La Francia “non deve dimenticare che quel che si cela oggi dietro il ‘sovranismo’ è di fatto  la stessa xenofobia, la stessa chiusura, la stessa mancanza di fiducia in sé  delle ideologia anti-italiane,  anti-polacche, anti-armene e  antisemite dei secoli passati”.

sabato 27 luglio 2019

La Libia corre verso la partizione: sarà questa la soluzione alla guerra?

A otto anni dalla morte dei rais libico Muhammar Gheddafi la Libia non è mai stata così vicina alla divisione come oggi. Dopo 14 settimane di scontri a Tripoli e dintorni, 1.093 morti (inclusi 106 civili), 5.752 feriti (tra cui 294 civili) e oltre 100 mila sfollati, il confronto militare tra le forze dell’ovest che fanno capo Governo di accordo nazionale (Gna) del premier Fayez al Sarraj le milizie dell’est inquadrate nell’Esercito nazionale libico (Lna) non accenna a diminuire.
È una guerra a bassa intensità, combattuta con pochi miliziani sul campo e molti aiuti stranieri. Un conflitto che si gioca su più livelli: uno che coinvolge gli attori locali divisi fra milizie, tribù, clan e municipalità rivali; un altro relativo agli attori regionali, che sostegno attivamente l’una o l’altra parte, in particolare Turchia e Qatar contro Emirati Arabi Uniti e Egitto; infine ci sono gli attori esterni, comunque influenti, come Italia, Francia, Russia, Stati Uniti senza dimenticare la Cina, che con la caduta di Gheddafi ha perso importantissime commesse nell’ex Jamahiriya. Per i diplomatici internazionali e i politici locali è un tabù, quasi una blasfemia: eppure la partizione della Libia non è una mera ipotesi, ma una realtà di fatto sul terreno.

lunedì 1 luglio 2019

Ecatombe di alberi in ogni città: intralciano il wireless 5G

24/6/2019
Altro che potature programmate fuori stagione. Un abbattimento di alberi per le strade di mezzo mondo. Una vera e propria strage di verde pubblico è in corso in Occidente. Roba mai vista prima d’ora, se non altro per l’anomala sincronicità nell’esecuzione dei tagli: Inghilterra, Scozia, Irlanda, Francia, Olanda, America e pure Italia. Decine di migliaia di alberi (anche secolari e rigogliosi) tagliati con disinvoltura alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti, tra gli interrogativi dell’opinione pubblica e le proteste di chi, sgomento per l’anomala coincidenza, s’interroga sui risvolti meno evidenti spingendosi alla ricerca di verità occulte. Dietrologia? A placare gli animi non bastano le relazioni tecniche di agronomi che (legittimamente) certificano malattia e morte naturale di arbusti, fogliame e rami. Perché il problema non è tanto (e solo) saperne di più sullo stato delle piantumazioni abbattute, ma capire se esiste un motivo più subdolo e soprattutto se in tutto questo ci sia una regia nell’esecuzione: perché decine di migliaia di alberi sono stati abbattuti tutti insieme, proprio adesso? Anche in città distanti decine di migliaia di chilometri l’una dall’altra? In Europa come in America?
Strage di alberi a CerveteriNella “smart city” Prato sono scesi in strada gli attivisti del comitato locale “Stop 5G”, cartelli in mano hanno accompagnato la chirurgica esecuzione mostrando slogan su un’ipotetica correlazione col wireless di quinta generazione: “Più alberi, meno antenne”, l’equazione sfilata in corteo pure nel “Friday For Future”. E’ successo così anche alle porte di Roma, dove il “Comitato Stop 5G Cerveteri” ha diffuso una nota in cui veniva chiesto al sindaco ceretano di chiarire sulla contestata demolizione. Alessio Pascucci, primo cittadino nella città della necropoli etrusca ma pure coordinatore nazionale di “Italia in Comune” (il cosiddetto partito dei sindaci fondato dal parmense Pizzarotti dove è iscritta anche una consigliera della Regione Veneto firmataria di una mozione Stop 5G), è uscito allo scoperto accusando di teorie complottiste, rettiliane e terrapiattiste i difensori dell’ecosistema che nell’“Internet delle cose” ipotizzano il mandante del sincronico abbattimento di alberi, annunciato persino in 60.000 unità a Roma dalla giunta Raggi. Mentre in Abruzzo, nell’intento di scongiurare il de profundis, le “Mamme Stop 5G” portano i loro figli nei prati per farli abbracciare agli alberi, manco fossero scudi umani nell’avanzata dell’intelligenza artificiale.

martedì 25 giugno 2019

Quel patto tra Francia, Germania e Spagna che svela il futuro dell’Europa

L’asse franco-tedesco ha una terza gamba: la Spagna di Pedro Sanchez. Sia chiaro, Madrid ha da sempre rappresentato un Paese fondamentale legato sia a livello politiche che a livello economico all’alleanza tra Francia e Germania. Ma adesso, con Sanchez, Emmanuel Macron ed Angela Merkel tutto appare più nitido. Le elezioni europee hanno confermato che Berlino, Parigi e Madrid hanno costruito un asse sempre più solido che serve non solo a Francia e Germania per rafforzarsi in Europa, ma anche alla stessa Spagna per scalzare l’Italia come terza potenza dell’Unione europea. Una convergenza di interessi che adesso si ripercuote su uno dei fronti più importanti dell’alleanza tra Berlino e Parigi: la difesa europea.

lunedì 17 giugno 2019

Siamo tutti bugiardi

Thierry Meyssan replica alle commemorazioni dello sbarco in Normandia e del massacro di Tienanmen, nonché alla propaganda elettorale per le recenti elezioni del parlamento europeo, mettendo l’accento sul fatto che continuiamo a mentire, persino rallegrandocene. Soltanto la verità può però renderci liberi.
| Damasco (Siria)
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La propaganda è un mezzo per diffondere idee, siano esse vere o false. Ma mentire a sé stessi significa non assumersi la responsabilità dei propri errori, convincersi di essere perfetti e passare oltre.
La Turchia è esempio estremo di questo atteggiamento. Insiste a negare di aver cercato di liberarsi delle minoranze non mussulmane, tentando di farle sparire a ondate per un’intera generazione, dal 1894 al 1923. Anche gli israeliani non se la cavano male: pretendono di aver creato il loro Stato allo scopo di offrire vita degna agli ebrei sopravvissuti allo sterminio nazista, quando invece già nel 1917 Woodrow Wilson si era impegnato a fondarlo, e nonostante oggi in Israele oltre 50.000 sopravvissuti ai campi della morte vivano in miseria, al di sotto della soglia di povertà. Ma gli occidentali provvedono da sé a costruire il consenso attorno alle proprie menzogne e le professano come fossero verità rivelate.

venerdì 14 giugno 2019

Foster: ora i boss dell’Ue faranno a pezzi l’Italia, ecco come

MacronLa lettera di Tria non ha convinto la Commissione Europea, che in un documento di 14 pagine ha attaccato le principali riforme del governo Conte e aperto la strada alla procedura di infrazione per debito eccessivo. Il governo, ricorda Federico Ferraù su “Sussidiario”, ha risposto dicendo di voler rispettare il Patto di Stabilità. «Apparentemente, dunque, i giochi sono ancora aperti: si tratta. Ma è un’illusione, perché il destino dell’Italia è già scritto». Lo ha deciso il club di Stati che contano. Quello che in Italia – e prima, forse, anche altrove – non si è capito è che non c’è politica che tenga, perché l’unica “politica” che vige nell’Ue è l’annientamento di chi vìola le regole, anche se le regole non hanno funzionato. A dirlo è Chris Foster, investitore professionista che ha operato sui mercati internazionali e che ha conosciuto molto da vicino gli ambienti dell’eurocrazia europea. È possibile, gli domanda Ferraù, che la Commissione uscente creda davvero di salvare l’Europa sanzionando chi viola le regole e insistendo sulle ricette di austerity, che sono la causa della vittoria dei populisti nelle urne? «Il piccolo super-club di paesi che controlla il grande “club a 28 Stati” ha le sue ragioni per gestire meglio il potere», dice Foster. «Per il centro-nord Europa, l’Italia da risorsa è diventata un problema da tutti i punti di vista. Meglio distruggerla definitivamente, sia dal punto di vista economico che politico».

lunedì 3 giugno 2019

Iraq. Tre francesi dell’Isis condannati a morte

Molti gli stranieri catturati in Siria e in Iraq sotto processo.
Notizie Geopolitiche –
Un tribunale iracheno ha condannato a morte tre cittadini francesi in quanto combattenti dell’Isis in Siria e quindi terroristi, catturati dalla coalizione Sdf-iracheno-statunitense. Specialmente nella fase finale del conflitto molti prigionieri catturanti nella parte orientale della Siria sono stati portati nelle prigioni irachene dove vengono sottoposti a processo. Solo a febbraio sono 12 i cittadini francesi, e molti altri quelli di diverse nazionalità, trasferiti nelle carceri irachene.

mercoledì 29 maggio 2019

Notre-Dame: è iniziata l’operazione immobiliare più grande d’Europa


 
 
L’operazione immobiliare per ristrutturare l’Île de la Cité e trasformarla in passeggiata turistica è iniziata con l’aggiudicazione di parte dell’Hôtel-Dieu a Novaxia, gruppo di “urbanistica transitoria” del “filantropo” Joachim Azan (foto).
La mega-operazione fu concepita nel 2016, su iniziativa del presidente François Hollande e della sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, del direttore dei monumenti storici, Philippe Bélaval, e dell’architetto Dominique Perrault.
L’operazione prevede di approfittare della ristrutturazione del Tribunale di Parigi, della Prefettura di Polizia e dell’Hôtel-Dieu per valorizzare appieno il potenziale turistico di Notre-Dame e della Sainte-Chapelle.
L’incendio della cattedrale è stato una “manna dal cielo” per le istituzioni pubbliche, perché potranno così attuare il progetto e sfruttare commercialmente l’intera isola. Un programma riassunto dal ministro dell’Interno, Christophe Castaner, nella dichiarazione che Notre-Dame de Paris «non è una cattedrale, è patrimonio comune».

martedì 28 maggio 2019

Libia: tra i lealisti che accusano Macron

Militari fedeli ad Haftar. Bengasi, 13/4/2019 
Militari fedeli ad Haftar. Bengasi, 13/4/2019 -
Diritti d'autore
REUTERS/Esam Omran Al-Fetori/File Photo 
 
  • In Libia, la battaglia per Tripoli continua. Le forze fedeli al Maresciallo Khalifa Haftar spingono ormai da oltre 6 settimane per ottenere il controllo della capitale. L'ex generale dell'esercito di Muammar Gheddafi, Khalifa Haftar, dice che alla fine dell'offensiva in Libia ci sarà finalmente stabilità dopo anni di conflitto.
  • Mercoledi Haftar ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron che dice di voler facilitare il dialogo tra le due parti in conflitto, ma sul campo l'incontro è stato percepito come l'ennesimo tentativo da parte delle potenze straniere di gettare benzina sul fuoco.

lunedì 27 maggio 2019

Nessuno deve vedere ciò che sta succedendo a Parigi prima delle elezioni

Al grido “La Francia non è dei francesi, tutti hanno il diritto di abitarci!” 400 migranti irregolari, Sans Papier come li chiamano in Francia, hanno occupato il Terminal 2 dell’aeroporto Charles de Gaulles di Parigi bloccandolo Domenica scorsa.
Naturalmente non avete visto nulla di questo nei TG Italiani perché potrebbe influenzare le vostre scelte.
Gli oltre 400 manifestanti, organizzati da alcune associazioni come La Chapelle che proteggono i Sans Papier, autoproclamatisi “Gilet Neri”, vuole essere l’inizio di una campagna di protesta più ampia, che mira a tre obiettivi: documenti, casa e libertà di movimento per tutti gli irregolari.
Il proclama lo potete leggere qui sopra in francese e, volendolo condensare, chiede in termini ultimativi la fine delle espulsioni, documenti per tutti e casa per tutti.

sabato 25 maggio 2019

Si sapeva da anni, ma i media lo scoprono adesso: Libia, blindati turchi a milizie di Misurata: violato l’embargo Onu

Libia, blindati turchi a milizie di Misurata: violato l’embargo Onu

Lo ha riferito oggi il quotidiano 'Asharq al-Awsat' 
ROMA – Sono le milizie di Misurata le prime beneficiarie dei blindati consegnati nel fine-settimana nel porto di Tripoli da una nave battente bandiera turca: lo ha riferito oggi il quotidiano ‘Asharq al-Awsat’, che ha citato fonti militari in Libia.

venerdì 24 maggio 2019

Le mani di Macron sul Mediterraneo: la Francia avrà una base navale a Cipro

Il presidente francese Emmanuel Macron non dimentica il Mar Mediterraneo. E anche se adesso le elezioni europee sembrano aver placato i movimenti del capo dell’Eliseo, non è affatto vero che a Parigi abbiano iniziato a far calmare le acque. La Francia è più che mai attiva nel cercare sempre più canali diplomatici e militari che le diano la possibilità di avere il controllo del Mare Nostrum. L’ultima novità in questo senso arriva da Cipro, dove il ministro della Difesa Savvas Angelides e quello francese Florence Parly hanno trovato l’accordo per consentire alla Marina francese di usare la base navale di Mari, sulla costa meridionale dell’isola.