In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
Gli scienziati di tutto il mondo chiedono la riduzione programmata della popolazione mondiale a fronte dell’emergenza climatica
(LaPresse)
Quando chi si preoccupa del bene e del futuro del mondo propone, come soluzione, la riduzione delle nascite,
vuol dire che si è arrivati al suicidio organizzato e pianificato della
razza umana. Invece di essere una soluzione è un omicidio. E’ l’allarme
lanciato da ben 11.258 scienziati di tutto il mondo in una “lettera di
avvertimento” per l’emergenza climatica,
che propone come risposta “la riduzione graduale della popolazione
mondiale”. Non è un film di fantascienza, ma è la scienza, tanto lodata
perché dovrebbe risolvere ogni problema. La lettera è stata pubblicata
nei giorni scorsi sulla rivista BioScience, firmata da oltre 11mila
scienziati di 153 paesi al mondo. Nella dichiarazione, i
firmatari hanno elencato sia la crescita economica che un aumento della
popolazione globale come “tra i più importanti fattori di aumento delle
emissioni di CO2 derivanti dalla combustione di combustibili fossili”.
Il rapporto chiede “trasformazioni audaci e drastiche riguardo alle
politiche economiche e demografiche”. Hitler si sarebbe congratulato con
loro, d’altro canto aveva messo in atto un piano analogo.
LA PAROLA AL DR PETRELLA, IL MEDICO CHE NON HA PAURA DI NIENTE E DI NESSUNO
Questo
è un video di estrema urgenza. State seguitando a offendermi ma non ha
importanza. Tutto ciò che ho detto è vero. Lo ribadisco in tutta
sicurezza, perché ho l’esperienza e sono documentato. Non serve
offendermi. Non mi togliete né il sonno né l’appetito. Ho dalla mia
parte la forza indistruttibile della verità. Quello che vi dico vale per
tutti voi e per la gente che vi attornia. Avete l’obbligo morale di
promulgarlo, anche perché media, giornali e televisioni si guardano bene
dal dirvi come stano le cose davvero.
COVID-19 SIGNIFICA PIANO INTERNAZIONALE DI CONTROLLO E RIDUZIONE DEI POPOLI
Italiani,
attenzione. Covid significa certificato di identificazione mentre 19 è
l’anno in cui è stato creato. Covid-19 non è il nome del virus ma è il
nome del piano internazionale per il controllo e la riduzione delle
popolazioni che si è sviluppato nel corso di decenni, ed è stato
lanciato nel 2020. Ciò che riattiva il virus è il terreno immunitario
indebolito dalle vaccinazioni. Quello che intendono iniettarci sono i
vaccini più terribili. È una vera discesa all’inferno con l’obiettivo di
un massiccio spopolamento di oltre l’80 percento della popolazione.
PRIMO PUNTO-CHIAVE NON CEDERE ALLE IMPOSIZIONI DI REGIME E RIFIUTARE OGNI TAMPONE
Non
fare i test, i tamponi, le verifiche. I test utilizzati e imposti non
sono assolutamente affidabili, l’ho sempre detto e lo ribadisco. Lo
dicono persino i produttori. Nessuno dei test usati è in grado di
rilevare realmente ed effettivamente il virus Cov2, ma solo una infinità
di piccoli virus innocui, ovvero di detriti cellulari che fanno
naturalmente parte del nostro microbiota. Le persone testate appariranno
sempre più positive ai test, addirittura al 90 percento.
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Paesi, inclusi l'Italia, avranno cali della popolazione di oltre il 50%
dal 2017 al 2100; previsto un calo della popolazione della Cina del
48%. I dettagli
Per anni, la popolazione mondiale ha continuato a
crescere ad un ritmo forsennato, raggiungendo i 7,7 miliardi di persone
attuali. Ora secondo un maxi studio di modellizzazione pubblicato su Lancet potremmo raggiungere il picco nel 2064 con circa 9,7 miliardi di persone e in seguito potrebbe iniziare un’inversione di tendenza che farà scendere gli abitanti globali a quota 8,8 miliardi entro fine secolo.
“Le previsioni e gli scenari sulla popolazione sono un importante strumento di pianificazione e gestione del rischio
per governi, imprese, organizzazioni non governative e individui. I
governi hanno bisogno di scenari a medio e lungo termine per valutare le
necessità per scuole, ospedali e altri servizi pubblici; per
contribuire ad informare sugli investimenti nelle infrastrutture con
benefici a lungo termine; per pianificare la conoscenza e le competenze
necessarie per la forza lavoro futura; e per investire saggiamente nelle
risorse di ricerca e sviluppo in tema di sanità. I governi hanno
bisogno di scenari a lungo termine per comprendere il potenziale rischio
ambientale, militare, geopolitico e altri rischi e per implementare
strategie di prevenzione o mitigazione. Gli scenari sulla popolazione
sono egualmente importanti per le imprese che sono impegnate in
investimenti con rendimenti a lungo termine, come quelle nell’industria
farmaceutica e nelle industrie collegate a progetti di infrastrutture
pesanti. Allo stesso modo, le persone possono avere profonde
preoccupazioni sulla popolazione in futuro: ci saranno abbastanza
lavoratori per pagare le tasse per supportare la pensione e le
prestazioni sanitarie per i pensionati? I cambiamenti demografici
miglioreranno la sicurezza e la stabilità nazionali e globali o
renderanno le società più precarie?”. Queste le basi dalle quali nasce l’analisi condotta dai ricercatori dell’Institute for Health Metrics and Evaluation alla School of Medicine dell’University of Washington.
Chi
ha scritto questo rapporto evidentemente aveva una idea ben precisa di
che tipo di direzione avrebbe preso il mondo negli anni a venire.
La pandemia e la sorveglianza di massa della popolazione mondiale
Come nella simulazione finanziata dal padre di Microsoft, Evento 201,
anche in questa occasione la pandemia esplode per una mutazione di un
agente virale da animale a uomo.
Nel caso di Bill Gates, il
“colpevole” era il maiale, mentre nel rapporto della facoltosa famiglia
americana, la mutazione avviene attraverso le oche.
Lo scenario in
questione si intitola “lock step”, un’espressione che in inglese sta ad
identificare una condizione di totale inflessibilità.
Questo nome
non è stato scelto a caso, perchè come si vedrà successivamente, da
questa crisi emerge un sistema politico completamente autoritario nel
quale non è ammesso il minimo dissenso.
Cosa sono i laboratori BSL4? E quali sono le strane coincidenze accadute prima dello scoppio del problema Coronavirus?
di Paolo Buralli Manfredi e Joe Cossari – Melbourne (Australia)
I
laboratori BLS, sono dei laboratori che trattano e studiano virus
letali per gli esseri umani, questi laboratori vengono classificati su
quattro livelli dal meno pericolosi ai più pericolosi, BSL1, BSL2, BSL3,
BSL4, (Bio Sefity Level)
Il laboratorio da dove è scaturita l’epidemia di Coronavirus si
trova a Wuhan una città cinese che conta più di sessanta milioni di
abitanti, ed il laboratorio in questione venne costruito nel 2014 con un
progetto Franco-Cinese che prevedeva anche l’accesso di funzionari e
ricercatori legati a doppio filo all’OMS (Organizzazione Mondiale della
Sanita’) ma, la cosa che è veramente particolare è il tipo di
laboratorio, perché il laboratorio di Wuhan è classificato come BLS4,
cioè un laboratorio che maneggia virus altamente letali per l’uomo.
Normalmente questi laboratori vengono costruiti su piccole isole o
addirittura su piattaforme create ad hoc in mezzo al mare o comunque in
mezzo al nulla, proprio per evitare che l’errore umano possa scatenare
pandemie con possibili milioni di morti. Altra particolarità di tutta
questa storia è che, un Coronavirus depotenziato fu depositato e
brevettato nel 2015 negli Stati Uniti da una società inglese partecipata
a maggioranza dallo Stato Inglese, con la possibilità di utilizzo dello
stesso a partire dal 2018.
11 dicembre 2019.
di Luciano Lago Le manifestazioni di protesta in
Francia e lo sciopero generale che sta paralizzando quasi del tutto il
paese ci fanno accendere un barlume di speranza. La speranza che si vada
avvicinando l’ora di un possibile risveglio dei popoli d’Europa che
trasmettano un segnale forte alle elite finanziarie dominanti, un
segnale di rivolta e di cambiamento. Il risveglio di una
Europa che possa rompere le sbarre invisibili della gabbia neoliberista,
quella che ha avvolto ciascuno stato europeo affossando le possibilità
di crescita, non può essere lontano ma, come avviene per molti cicli
storici, bisogna arrivare al punto più basso della involuzione per poi
afferrare la possibilità di un riscatto. L’ispirazione per un
riscatto e una rinascita di paesi europei non può che provenire da est
dove già da tempo si è verificato il risveglio dei giganti asiatici, la
Federazione Russa, la Cina, l’India, paesi che oggi dimostrano una vitalità ed una capacità di rompere l’ordine mondiale di marca anglo USA che avviluppava il mondo.
Nella fase attuale, dopo decenni di pratiche neoliberiste che hanno
minato le capacità agroindustriali un tempo fiorenti di paesi come la
Francia, l’Italia, la Spagna, sotto la gabbia dell’euro
“postindustriale”, è diventato evidente che l’austerità e
l’aumento delle tasse sono le uniche soluzioni che i tecnocrati
dell’eurocrazia e i padroni della moneta, che si trovano nella Banca
Centrale europea, potranno consentire . Questo perchè
l’appartenenza all’euro proibisce a qualsiasi nazione di sforare il
rapporto deficit /PIL al di sopra del 3%, mentre non esistono i mezzi
finanziari per generare credito statale sufficiente per costruire
progetti su larga scala necessari per una ripresa economica. In altre parole, dal punto di vista delle regole del gioco imposte dalle elite finanziarie transatlantiche, la situazione è senza speranza. Sul versante orientale dell’Eurasia si può constatare chela Russia e la Cina hanno trasformato con successo l’ordine internazionale utilizzando
grandi risorse per investimenti in infrastrutture, fra queste la
creazione della “Belt and Road” Initiative che può essere estesa a vari
paesi europei. Diventa facile comprendere che, l’agganciarsi a questa
iniziativa offre una opportunità unica per i paesi europei (almeno per
quelli che desiderano mantenere la testa fuori di fronte all’imminente
collasso economico).
Potrebbe essere questo l’unico mezzo
praticabile per fornire lavoro, sicurezza e crescita economica a lungo
termine alla loro gente poiché la Belt and Road, cocepita dagli
strateghi cinesi, è radicata come un progetto di sistema aperto che non è
collegato alla geopolitica del sistema chiuso atlantista di ispirazione
hobbesiana. Rivolta a Parigi dei gilet gialli
Di Elijah J. Magnier 12 dicembre 2019. Per diverse settimane, gran parte
della popolazione libanese ha attaccato i leader politici tradizionali e
messo in discussione il sistema politico corrotto del paese. Coloro che
hanno gestito il paese per decenni hanno fatto poche riforme, non hanno
mantenuto le infrastrutture e hanno fatto poco o nulla per creare posti
di lavoro al di fuori della loro cerchia di sostegno. I
manifestanti sono stati anche spinti in piazza dalle misure
statunitensi, che hanno strangolato l’economia libanese, inclusi
ostacoli per la maggioranza dei 7-8 milioni di espatriati libanesi nel
trasferire denaro ai loro cari nel loro paese d’origine.
L’amministrazione americana ha preso queste misure per cercare, invano,
di mettere in ginocchio l’Iran e i suoi alleati. Gli Stati Uniti
sembrano credere che seminando il caos nei paesi in cui opera l’Asse
della Resistenza, possa costringere l’Iran a cadere tra le braccia
dell’amministrazione statunitense. Gli Stati Uniti vogliono piegare l’Iran e i suoi alleati e imporre le loro condizioni e la loro egemonia in Medio Oriente.
1949-2019. Come i comunisti cinesi hanno tirato fuori la Cina dal sottosviluppo
Bruno Guigue
I media occidentali possono anche tentare
di occultare questa evidenza, ma salta comunque agli occhi: la Cina ha
realizzato in 70 anni quel che nessun altro paese è riuscito a fare in
due secoli. Nel festeggiare l’anniversario della Repubblica Popolare
Cinese, proclamata da Mao Zedong il 1° ottobre 1949, i Cinesi conoscono
la situazione del loro paese. Ma sanno anche in che stato si trovava nel
1949. Devastato da decenni di guerra civile e di invasione straniera,
era un campo di rovine.
La parata per i 70 anni della Repubblica Popolare Cinese
«La Cina di prima del 1949», ricorda
Alain Peyrefitte, «era un paese del Medio Evo, (..) un pullulare di
mendicanti coi moncherini, di bambini coperti di piaghe, maiali neri e
cani scheletrici; stracci tra i quali si aggirava qualche broccato.
Quando gli elementi si scatenavano, la carestia spazzava via tutto. I
contadini erano comunque rovinati; in caso di siccità o inondazioni, non
disponevano di alcuna riserva» (Quando la Cina si sveglierà, il mondo
tremerà, 1973, T. 2, p. 85).
Settanta anni fa, il 1° ottobre 1949, Mao Zedong proclamava, dalla
porta di Tien An Men, la nascita della Repubblica popolare cinese.
L’anniversario viene celebrato oggi con una parata militare, di fronte
alla storica porta a Pechino. Dall’Europa al Giappone e agli Stati
uniti, i grandi media la presentano come una ostentazione di forza di
una potenza minacciosa. Praticamente nessuno ricorda le drammatiche
vicende storiche che portarono alla nascita della Nuova Cina.
Scompare così la Cina ridotta allo stato coloniale e semicoloniale,
sottomessa, sfruttata e smembrata, fin dalla metà dell’Ottocento, dalle
potenze europee (Gran Bretagna, Germania, Francia, Belgio, Austria e
Italia), dalla Russia zarista, dal Giappone e dagli Stati uniti.
Mentre arrivava
il via libera ai dazi di Trump contro l’Europa che colpiscono duramente
anche il Made in Italy, il Segretario di Stato americano in visita a
Roma ha colto l’occasione per imporre l’agenda politica al ministro Di
Maio. Le intese fra Roma e Pechino irritano non poco gli americani, che
in Italia vorrebbero dettare le regole.
“L’Italia stia attenta, la Cina è una minaccia”,
il segretario di Stato americano Mike Pompeo avvisa l’Italia sui
pericoli che rappresenterebbe la Cina ed in particolare il progetto 5G. A
dirlo sono gli Stati Uniti che hanno lanciato la guerra dei dazi contro
l’Unione Europea e l’Italia.
Al di là delle interferenze americane nella politica di Roma, qual è
l’importanza della Cina per l’Italia da un punto di vista geopolitico?
Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Alberto Bradanini,
presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea, ex Ambasciatore
d’Italia in Cina dal 2013 al 2015.
Thierry
Meyssan replica alle commemorazioni dello sbarco in Normandia e del
massacro di Tienanmen, nonché alla propaganda elettorale per le recenti
elezioni del parlamento europeo, mettendo l’accento sul fatto che
continuiamo a mentire, persino rallegrandocene. Soltanto la verità può
però renderci liberi.
La propaganda è un mezzo per diffondere idee, siano
esse vere o false. Ma mentire a sé stessi significa non assumersi la
responsabilità dei propri errori, convincersi di essere perfetti e
passare oltre.
La Turchia è esempio estremo di questo atteggiamento. Insiste a
negare di aver cercato di liberarsi delle minoranze non mussulmane,
tentando di farle sparire a ondate per un’intera generazione, dal 1894
al 1923. Anche gli israeliani non se la cavano male: pretendono di aver
creato il loro Stato allo scopo di offrire vita degna agli ebrei
sopravvissuti allo sterminio nazista, quando invece già nel 1917 Woodrow
Wilson si era impegnato a fondarlo, e nonostante oggi in Israele oltre
50.000 sopravvissuti ai campi della morte vivano in miseria, al di sotto
della soglia di povertà. Ma gli occidentali provvedono da sé a
costruire il consenso attorno alle proprie menzogne e le professano come
fossero verità rivelate.
Avremmo raggiunto questo momento cruciale in cui l’iperpotenza
declinante comincia a dubitare di se stessa? La stampa nordamericana ha
appena raccontato quello che l’ex-presidente Jimmy Carter ha detto a
Donald Trump durante l’ultimo incontro. L’inquilino della Casa Bianca
aveva invitato il predecessore a parlargli della Cina, e Jimmy Carter
(il 15 aprile scorso-ndr.) ha pubblicamente riferito del discorso
durante una riunione battista in Georgia. Una vera pepita.
“Temi che la Cina va avanti e sono d’accordo con te.
Ma sai perché la Cina ci supera? Normalizzai le relazioni diplomatiche
con Pechino nel 1979. Da quella data, sai quante volte la Cina è stata
in guerra con qualcuno? Neanche una. Noi siamo costantemente in guerra.
Gli Stati Uniti sono la nazione più guerriera nella storia del mondo
perché vogliono imporre i loro valori ad altri Paesi. La Cina, da parte
sua, investe in progetti come le ferrovie ad alta velocità invece di
spendere per le spese militari. Quanti chilometri di ferrovia ad alta
velocità abbiamo in questo Paese? (1) Abbiamo sprecato 3
trilioni di dollari in spese militari. La Cina non ha sprecato un
centesimo per la guerra, ed è per questo che ci supera in quasi tutto. E
se avessimo preso 3 trilioni per le infrastrutture statunitensi,
avremmo una ferrovia ad alta velocità. Avremmo ponti che non collassano.
Avremmo strade che vengono mantenute correttamente. Il nostro sistema
d’istruzione sarebbe buono come quello della Corea del Sud o di Hong
Kong”. (Jimmy Carter, ex presidente USA 1977-1981)
La spesa militare mondiale – secondo le stime pubblicate dal SIPRI il
29 aprile – ha superato i 1800 miliardi di dollari nel 2018, con un
aumento in termini reali del 76% rispetto al 1998. Secondo tale stima,
ogni minuto di spendono nel mondo circa 3,5 milioni di dollari in armi
ed eserciti. Al primo posto figurano gli Stati uniti con una spesa nel
2018 di 649 miliardi. Tale cifra rappresenta il budget del Pentagono,
comprensivo delle operazioni belliche all’estero, non però l’intera
spesa militare statunitense.
Per
risolvere la propria crisi economica, la Turchia si è economicamente
avvicinata alla Cina. Malgrado ciò e basandosi su informazioni false
Ankara ha denunciato pubblicamente la repressione degli uiguri, la
popolazione turcofona e mussulmana della Cina. Beijing ha replicato
molto seccamente. È come se, una volta eliminato Daesh da Siria e Iraq,
la Turchia riprendesse le azioni segrete per conto della CIA, questa
volta nello Xinjiang.
Da diverse settimane la stampa turca si occupa della
sorte degli uiguri. I partiti politici dell’opposizione, kemalisti
compresi, fanno a gara nel denunciare la repressione, da parte degli
han, di questa minoranza e della sua religione.
Improvvisamente,
la classe possidente francese diventa consapevole dell’uso economico
che gli Stati Uniti fanno del sistema giudiziario. Dal 1993 il
Dipartimento per il Commercio ha creato un Trade Promotion Coordinating Committee e un Advocy Center,
direttamente collegato alle agenzie d’intelligence. Più di recente, il
Dipartimento di Giustizia ha interpretato le leggi statunitensi in modo
da estendere il proprio potere all’estero ed esercitarlo, insieme alle
altre amministrazioni, nell’interesse delle grandi aziende USA. Di
fatto, i processi intentati contro le imprese europee non sono in
relazione con le violazioni di cui vengono accusate. Sono processi
concepiti per portarle al fallimento o consentirne l’acquisizione da
parte di società USA.
Quanto sta accadendo in Venezuela
dovrebbe avere un che di comico se non ci fossero in ballo milioni di
vite umane. Un signore di una Camera elettiva esautorata da un anno e
mezzo convoca una manifestazione di piazza in una data simbolo
dell’indipendenza dall’oppressione e dalla dittatura per autoproclamarsi presidente della Repubblica, senza elezioni senza mandato senza appoggio popolare.
Immaginandola
in Italia la scena vedrebbe l’ex presidente del Senato (seconda carica
istituzionale della nazione) Grasso che, non riconoscendo le ultime
elezioni legislative del 4 marzo 2018, si autoproclama, nel corso di un
evento pubblico, presidente ad interim in attesa di nuove elezioni
magari il 10 febbraio negando, da oppositore politico, la tragedia delle
Foibe. L’aspetto comico c’è, a renderlo drammatico sono gli interessi occidentali in quel Paese.
Il
ritiro USA da Siria e Afghanistan e le dimissioni del generale Mattis
testimoniano come mondiale stia vacillando. Gli Stati Uniti non
detengono più il primato, né sul piano economico, né sul piano militare.
Si rifiutano di continuare a combattere a esclusivo servizio degli
interessi della finanza transnazionale. Le alleanze di cui sono
l’epicentro cominciano a disgregarsi, senza che però gli alleati
ammettano la potenza ascendente di Russia e Cina.
Donald Trump non vuole che i concittadini continuino a pagare per realizzare il sogno imperiale dei finanzieri globali.
Il 19 dicembre l’annuncio del ritiro parziale dei
soldati americani dall’Afghanistan e del ritiro totale dalla Siria è
arrivato come un fulmine a ciel sereno. Il segretario alla Difesa, James
Mattis, si è dimesso l’indomani. Diversamente da quanto sostengono gli
oppositori del presidente, Trump e Mattis si stimano reciprocamente e le
loro divergenze non vertono sul ritiro delle truppe, bensì sulla
gestione delle conseguenze. Gli Stati Uniti sono di fronte a una scelta
che segnerà una cesura e farà vacillare il mondo.
Dal rapporto ufficiale 2018 dalla Commissione incaricata dal Congresso degli
Stati uniti di vagliare la strategia di difesa nazionale, emerge come
Washington sia disposta a tutto pur di conservare la «ineguagliata
potenza militare» su cui gli Usa basano il loro impero, che si sta
sgretolando con l’emergere di un mondo multipolare.
A prima vista sembra la sceneggiatura di un film catastrofico di
Hollywood. È invece uno degli scenari prospettati nel rapporto ufficiale
2018 dalla Commissione incaricata dal Congresso degli Stati uniti di
vagliare la strategia di difesa nazionale:
«Nel 2019, in base a false notizie su atrocità contro le
popolazioni russe in Lettonia, Lituania ed Estonia, la Russia invade
questi paesi. Mentre le forze Usa e Nato si preparano a rispondere, la
Russia dichiara che un attacco alle sue forze in questi paesi sarà
considerato un attacco alla Russia stessa, prospettando una risposta
nucleare. Sottomarini russi attaccano i cavi transatlantici in fibra
ottica e hackers russi interrompono le reti elettriche negli Usa, mentre
le forze militari russe distruggono i satelliti militari e commerciali
Usa. Le maggiori città statunitensi vengono paralizzate, mettendo fuori
uso Internet e cellulari».