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giovedì 1 ottobre 2020

Bizzi: «Governi pagati da OMS e FMI per imporre il lockdown»

 

in alcuni paesi scandinavi, in Svizzera, in Croazia e – in parte – anche in Germania, questa operazione è venuta presto a scontrarsi con la solidità dei sistemi democratici e ci sono stati notevoli ripensamenti, se non addirittura dei chia

ritentativi di smarcamento. In altri paesi, come ad esempio in Italia, Spagna, Francia, Serbia e Bulgaria, l’operazione è stata invece portata avanti con maggiore forza e violenza. Questo è potuto avvenire sia per via di crescenti pressioni internazionali che grazie a sostanziosi incentivi economici provenuti da organizzazioni come il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tutti i governi europei erano stati messi al corrente già dal mese di settembre del 2019 di cosa sarebbe successo, e hanno ricevuto enormi finanziamenti clandestini (nel senso di non ufficialmente dichiarati): una vera e propria pioggia di denaro, non certo destinata a finanziare e potenziare la sanità e gli ospedali, ma esclusivamente per dichiarare il lockdown e garantirne la tenuta attraverso un massiccio potenziamento delle forze dell’ordine.

giovedì 2 aprile 2020

USA: un documento del Federal Protective Service dice che i suprematisti bianchi vogliono usare il coronavirus come arma biologica

di Michele Metta
 
Quello che vi mostro e commento oggi è un documento che etichettare come sconvolgente è, assolutamente, non retorico.

Si tratta di un bollettino del Federal Protective Service, organo che fa capo al Dipartimento per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Quel che emerge, è la volontà dei cosiddetti “suprematisti bianchi” di usare il coronavirus come mezzo per raggiungere i loro deliranti scopi.
 

domenica 13 ottobre 2019

Il padrone americano vuole sganciare l’Italia dalla Cina

4/10/19 Di
Mentre arrivava il via libera ai dazi di Trump contro l’Europa che colpiscono duramente anche il Made in Italy, il Segretario di Stato americano in visita a Roma ha colto l’occasione per imporre l’agenda politica al ministro Di Maio. Le intese fra Roma e Pechino irritano non poco gli americani, che in Italia vorrebbero dettare le regole.
Bandiera della Cina
“L’Italia stia attenta, la Cina è una minaccia”, il segretario di Stato americano Mike Pompeo avvisa l’Italia sui pericoli che rappresenterebbe la Cina ed in particolare il progetto 5G. A dirlo sono gli Stati Uniti che hanno lanciato la guerra dei dazi contro l’Unione Europea e l’Italia.
Al di là delle interferenze americane nella politica di Roma, qual è l’importanza della Cina per l’Italia da un punto di vista geopolitico? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Alberto Bradanini, presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea, ex Ambasciatore d’Italia in Cina dal 2013 al 2015.

giovedì 3 ottobre 2019

I tentacoli di Israele si allungano

Strategic Culture, 6 agosto 2019 (trad. ossin)
 
I tentacoli di Israele si allungano
Brian Cougley
 
Il 23 luglio, alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, un voto schiacciante ha condannato il movimento BDS [Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni], che si propone di esercitare pressioni sul governo israeliano perché «rispetti il suo obbligo di riconoscere il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e si conformi pienamente alle prescrizioni del diritto internazionale:
 
1. Mettendo fine all’occupazione e alla colonizzazione di tutte le terre arabe e smantellando il muro
 
2. Riconoscendo i diritti fondamentali dei cittadini arabo-palestinesi di Israele alla piena uguaglianza
 
3. Rispettando, proteggendo e promuovendo il diritto dei rifugiati palestinesi di ritornare nelle loro case e riacquistare i loro beni, come stabilito nella risoluzione 194 delle Nazioni Unite».
 
Il presidente Donald Trump, come lo erano stati tutti i suoi predecessori, è ospite fisso dei meeting dell'AIPAC

mercoledì 2 ottobre 2019

USA – Se vince l’impeachment di Trump, vince il partito (trasversale) della guerra

26 settembre 1919.
 
Nancy Pelosi, il presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha chiesto di avviare l’ impeachment  perchè Trump in una conversazione telefonica con il presidente ucraino Zelensky ha chiesto di riaprire un caso scabroso sul figlio del senatore Biden, candidato per i democratici nelle prossime elezioni USA.
Non è difficile indovinare il motivo per cui i democratici abbiano preso una decisione cosi’ grave: il Partito Democratico è seriamente spaventato dalla prospettiva di trasferire prove di colpevolezza dall’Ucraina agli Stati Uniti sulla famiglia Biden e che quindi questi documenti inneschino   una serie di procedimenti penali contro persone con cui Biden ha lavorato. Tutto ciò può seppellire la carriera politica di Biden, screditare la leadership del Partito Democratico, gettare un’ombra su Barack Obama e infine permettere a Trump di vincere le elezioni.
Ma la  Casa Bianca ha già declassificato la conversazione telefonica di Trump con il presidente ucraino Zelensky, avvenuta il 25 luglio ( e non emergono elementi che configurino ‘abuso di potere’, uno dei motivi per cui negli USA, è previsto l’impeachment).

domenica 29 settembre 2019

Breve analisi della situazione geopolitica

Pubblicato

Prima di godersi il quadro geopolitico generale che lentamente sta prendendo forma è necessario fare un saltino indietro di qualche mese, ed esattamente dal 30 maggio al 2 giugno all’hotel Montreux Palace di Vaud in Svizzera. Nella cittadina elvetica affacciata sul lago di Ginevra, si è svolto l’annuale incontro segreto del Gruppo Bilderberg.

Quest’anno tra gli ospiti italiani, a parte l’immarcescibile Lilli Gruber, ha fatto la sua apparizione anche il figliol prodigo Matteo Renzi, il quale è stato invitato dall’élite per ricevere ordini sul prossimo governo italiano e sulla crescente e pericolosa ondata di populismo in Italia.
Ma andiamo per ordine: alle ultime elezioni parlamentari del 4 marzo 2018, il popolo ha votato e in cattedra sono saliti due partiti agli antipodi: Lega e Movimento 5 stelle!
Tutto ovviamente secondo copione, tutto secondo la scriteriata legge elettorale, che impedisce de facto un governo stabile.

giovedì 12 settembre 2019

Amazzonia, gli incendiari gridano al fuoco

Ieri alleati, oggi nemici: i Paesi che hanno investito in Brasile, spronando l’industria a sfruttarne le ricchezze in modo sfrenato, ora denunciano i disastri di siffatto modello economico.
| Roma (Italia)
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A capo della lobby “ruralista”, ossia delle industrie dell’agro-business, Tereza Cristina Corrêa da Costa Dias ha svolto un ruolo importante nell’elezione del presidente Jair Bolsonaro, che l’ha nominata ministro dell’Agricoltura.
Di fronte al dilagare degli incendi in Amazzonia, il vertice del G7 ha cambiato la sua agenda per «affrontare l’emergenza».
I Sette Grandi – Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Giappone, Canada e Stati uniti – hanno assunto, insieme all’Unione europea, il ruolo di vigili del fuoco planetari. Il presidente Macron, in veste di capo pompiere, ha lanciato l’allarme «la nostra casa è in fiamme». Il presidente Donald Trump ha promesso il massimo impegno statunitense nell’opera di spegnimento degli incendi. I riflettori mediatici si concentrano sugli incendi in Brasile, lasciando in ombra tutto il resto.

venerdì 6 settembre 2019

Perché la Cia spia tutti, tranne gli Emirati?

Il caso del mancato spionaggio nei palazzi del potere della monarchia del deserto da parte dalla Cia sta lasciando spazio agli interrogativi di una delle maggiori agenzia d’informazione del mondo: la Reuters, che ha avviato una sua inchiesta sul gap che separa – o unisce su piani che non possiamo nemmeno immaginare – gli interessi di Washington e Abu Dhabi. 
https://it.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489.jpg
Come è stato reso noto anche dai nostri approfondimenti in passato, gli Emirati Arabi Uniti sono protagonisti nel finanziare il generale Haftar, che lotta da mesi per rovesciare il governo di Tripoli sostenuto dalle Nazioni Unite in Libia; stringono rapporti con Mosca; sostengono la coalizione di nazioni che impone il blocco economico del Qatar nonostante l’apparente contrarietà degli Stati Uniti; forniscono all’occorrenza armi e logistica per sostenere i propri interessi – oltre al denaro – e arruolano addirittura ex-operativi della National Security Agency (Nsa) americana come hacker d’élite per spiare “un programma che includeva gli americani tra gli obiettivi di sorveglianza”. Tutto questo però non è bastato a mettere in allerta la Central Intelligence Agency (Cia) – agenzia per le operazioni d’intelligence e spionaggio che opera al di fuori dei confini nazionali americani – che sembra non voler spiare in nessun modo i piani segreti degli emiri. Per tre ex-spie della Cia questa scelta rappresenta un pericoloso punto cieco nell’intelligence statunitense. Ma quale può essere la ragione di questa negligenza?

giovedì 18 luglio 2019

Rivoluzione Bolivariana del Venezuela e pacifisti ‘guerrafondai’



domenica 16 giugno 2019

Ma in Libia poi com’è finita?

Nonostante sia sparita dalle prime pagine dei giornali, la battaglia per il controllo di Tripoli sta continuando e sembra lontana dalla fine

Miliziani di Misurata a Tripoli, 9 aprile 2019 (Stringer/picture-alliance/dpa/AP Images) 
11 giugno 2019
Anche se la notizia è sparita dalle prime pagine dei giornali italiani, in Libia la battaglia per il controllo della capitale Tripoli, iniziata lo scorso aprile, non è finita. Le milizie che si stanno affrontando, riunite grossomodo attorno a due schieramenti principali, non riescono a imporsi le une sulle altre e da settimane c’è una specie di situazione di stallo che non sembra potersi sbloccare nel breve periodo. La battaglia a Tripoli non è il primo conflitto armato in Libia dalla fine del regime di Muammar Gheddafi, nel 2011, ma è di certo uno dei più rilevanti, che ha già provocato centinaia di morti e migliaia di sfollati, e che ha fatto parlare analisti ed esperti di una “nuova guerra civile“.
**IN realtà in Libia non cè una guerra civile, ma un popolo che combatte contro bande di terroristi pagati dall' occidente, che sostengono Serraji **

giovedì 6 giugno 2019

La caduta dell’aquila è vicina

martedì 8 gennaio 2019

Gli Stati Uniti si rifiutano di combattere per finanzieri transnazionali

Il ritiro USA da Siria e Afghanistan e le dimissioni del generale Mattis testimoniano come mondiale stia vacillando. Gli Stati Uniti non detengono più il primato, né sul piano economico, né sul piano militare. Si rifiutano di continuare a combattere a esclusivo servizio degli interessi della finanza transnazionale. Le alleanze di cui sono l’epicentro cominciano a disgregarsi, senza che però gli alleati ammettano la potenza ascendente di Russia e Cina.
| Damasco (Siria)
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Donald Trump non vuole che i concittadini continuino a pagare per realizzare il sogno imperiale dei finanzieri globali.
Il 19 dicembre l’annuncio del ritiro parziale dei soldati americani dall’Afghanistan e del ritiro totale dalla Siria è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Il segretario alla Difesa, James Mattis, si è dimesso l’indomani. Diversamente da quanto sostengono gli oppositori del presidente, Trump e Mattis si stimano reciprocamente e le loro divergenze non vertono sul ritiro delle truppe, bensì sulla gestione delle conseguenze. Gli Stati Uniti sono di fronte a una scelta che segnerà una cesura e farà vacillare il mondo.

lunedì 15 ottobre 2018

Immigrazione, Vladimir Putin in aiuto dell'Italia sulla Libia: così ferma le porcate di Emmanuel Macron

9 ottobre 2018
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/98/Vladimir_Putin_%282017-07-08%29.jpg
Il governo italiano ha invitato il presidente russo Vladimir Putin alla conferenza sulla libia che si terrà l’11 e il 12 di novembre a Palermo. Il capo della diplomazia russa Serghiei Lavrov, al quale il nostro ministro degli Esteri Enzo Moavero ha avanzato la richiesta, ha assicurato la presenza di Mosca al meeting ma ha aggiunto che per quanto «riguarda il livello di partecipazione», leggi la presenza di Putin, il governo di Mosca si riserva di «analizzare il materiale» che è stato inoltrato insieme all’invito.
Il nostro ministero degli Esteri ha poi specificato che lo stesso invito è stato inviato ad altri capi di Stato e tra questi pare ovvio che il primo della lista sia il presidente americano Donald Trump che già a luglio, incontrando il premier Conte, aveva appoggiato una conferenza sulla Libia da tenersi in Italia, fermo restando che Roma stessa diventi «il punto di riferimento in Europa e il principale interlocutore» del Paese nordafricano. La presenza di Trump sarebbe anche suffragata dal fatto che l’11 di novembre, il giorno prima, il presidente Usa si troverà a Parigi per le celebrazioni della vittoria nella Prima guerra mondiale, mentre il 12 avrebbe dovuto compiere una visita a Dublino che però è già stata annullata per «motivi di agenda».

giovedì 4 ottobre 2018

Lavrov all’ONU sul futuro della Libia e del mondo “sovranista” e “multilaterale”


Sergey V Lavrov, Minister for Foreign Affairs of the Russian Federation briefs the press. (UN Photo Rick Bajornas)

Alla conferenza stampa tenuta dopo il discorso all'UNGA73, il ministro degli Esteri della Russia risponde alle nostre domande

Sergey Lavrov: "Dire che dobbiamo morire per assicurarci che le elezioni avvengano in Libia a dicembre, ecco non credo che così manderemmo il segnale giusto... Il presidente Trump ha detto di sostenere la sovranità di ogni paese nel mondo e questo lo appoggio con forza... Ma poi gli USA agiscono incoerenti a questi principi"
Anche questa volta il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, dopo aver pronunciato il discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, non ha deluso i giornalisti conducendo una conferenza stampa all’altezza della fama del diplomatico che non teme le domande.
E tra i tantissimi temi trattati, c’è stata l’occasione anche per La Voce di New York di porre a Lavrov due domande, una sulla Libia e l’altra sulla “vision” che la Russia ha del futuro delle relazioni internazionali, e cioè se è più vicina a quella ascoltata nel discorso “sovranista” del presidente Donald Trump o a quella “multilateralista” difesa nel discorso del Segretario Antonio Guterres.

mercoledì 22 agosto 2018

L’establishment USA dietro il Summit di Helsinki

martedì 21 agosto 2018

Come una cellula segreta di Facebook manipola l’opinione pubblica

Cos’hanno in comune AfD (Alternativa per la Germania), Rodrigo Duterte, Mauricio Macri, Narendra Modi, Barack Obama, Partito nazionale scozzese e Donald Trump? Tutti hanno basato la loro campagna elettorale sui buoni consigli di Mark Zuckerberg. Basandosi sul caso delle elezioni in India, Shelley Kasli rivela come Facebook manipola i processi democratici.
| Bangalore (India)
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Un recente articolo di Bloomberg ha rivelato come una cellula segreta di Facebook abbia permesso la creazione di un esercito di troll [1] a favore di molti governi nel mondo, compresa l’India, sotto forma di propaganda digitale finalizzata a manipolare le elezioni [2].
Sotto i riflettori, seguendo il ruolo che la sua compagnia Facebook ha svolto come piattaforma di propaganda politica, il suo co-fondatore Mark Zuckerberg ha risposto dichiarando che la sua missione è al di sopra delle divisioni partigiane.
Ma in realtà, Facebook non è solo uno spettatore politico. Quello che non dice è che la sua compagnia collabora attivamente con partiti e leader, anche chi usa la piattaforma per sedare l’opposizione, a volte con l’aiuto di molti troll che diffondono menzogne ed ideologie estremiste [3].

lunedì 20 agosto 2018

Previsione dei Rothschild: l'ordine mondiale sull'orlo del crollo

13/6/2018
Banque Privee Edmond de Rothschild
Il famigerato Lord Jacob Rothschild aveva indirizzato un messaggio agli investitori del suo fondo RIT Capital Partners, in cui aveva toccato non solo lo stato del sistema finanziario, ma anche i problemi dell’ordine mondiale.
Questa volta, ha attirato l'attenzione sulle minacce al sistema economico globale istituito dopo la seconda guerra mondiale — e quando una delle persone che hanno fatto innumerevoli ricchezze nel dopoguerra avverte del pericolo di un collasso, si dovrebbe almeno ascoltare.

venerdì 10 agosto 2018

Libia, il “patto” tra Trump e Conte per sfidare Macron: Tripoli diventa uno strumento di pressione sulla Francia

I rapporti tra Washington e Parigi si sono raffreddati dal G7 in poi, per colpa anche delle tariffe su alluminio e acciaio. Così il tycoon ha dato il via libera a Roma, appoggiando le idee del governo M5s-Lega sull'area del Mediterraneo centrale, anche perché non è un mistero che alla Casa Bianca vedano di buon occhio le politiche più restrittive sulla questione dei migranti

di | 31 luglio 2018 
La questione libica ha occupato una parte importante del colloquio tra Donald Trump e Giuseppe Conte a Washington. Il primo ministro italiano ha spiegato come la Casa Bianca appoggi l’organizzazione di una conferenza internazionale sulla Libia, a Roma, il prossimo autunno. Trump si è detto “d’accordo sul fatto che l’Italia diventi un punto di riferimento in Europa e il principale interlocutore… per quanto riguarda soprattutto la Libia”, ha spiegato Conte, che da questo punto di vista ha ottenuto dal presidente americano quello che desiderava: diventare per gli Stati Uniti il referente europeo privilegiato nei rapporti con Tripoli.

venerdì 20 luglio 2018

Juncker, numero uno della Commissione Europea di nuovo ubriaco

Juncker Ubriaco Nato 
Bruxelles, 13 lug – Era completamente ubriaco, al punto da non reggersi in piedi. Di nuovo. Così il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker si è presentato al vertice della Nato di Bruxelles.
Una scena triste, ripresa da fotografi e telecamere, che ha fatto il giro del mondo. Si vede chiaramente Juncker in preda ai fumi dell’alcol. Prima bacia tutti, poi lo accompagnano a scendere dal palco dove si trovava con gli altri leader della Nato. A reggerlo sono gli stessi leader dei Paesi alleati, tra cui l’olandese Mark Rutte, che nell’imbarazzo generale cercano di tamponare la figura barbina di Juncker. Angela Merkel fa finta di niente, come se fosse abituata a questo spettacolo. Theresa May sorride con uno sguardo di compassione, Trump e signora gli stanno alla larga, Macron dapprima lo bacia e poi lo molla al suo destino. La scorta fatica a trattenere le risa.

giovedì 21 giugno 2018

Usa e Ue in lite ma uniti contro Russia e Cina

In questo periodo di evoluzione accelerata delle posizioni internazionali è oltremodo importante non lasciarsi accecare da questo o quest’altro elemento e collocare gli avvenimenti in una visione d’insieme. Osservando il G7, la NATO e l’OCS, il geografo Manlio Dinucci mette in luce la direzione scelta dalle potenze occidentali.
| Roma (Italia)

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L’8 giugno 2018, a Bruxelles, i membri della NATO (compresi sei membri del G7) si attrezzavano di nuovi mezzi per contrastare lo sviluppo della Russia. Nella foto, il generale francese Denis Mercier e il segretario USA della Difesa, generale Jim Mattis. Nel medesimo momento, in Quebec, i membri del G7 bisticciavano sui dazi.
Mentre si spacca il G-7 per effetto della guerra dei dazi, gli stessi litiganti si ricompattano rafforzando la Nato e la sua rete di partner.
La proposta tattica di Trump di ripristinare il G-8 – mirante a imbrigliare la Russia in un G-7+1, dividendola dalla Cina – è stata respinta dai leader europei e dalla stessa Ue, che temono di essere scavalcati da una trattativa Washington-Mosca. La ha approvata invece il neo-premier italiano Conte, definito da Trump «un bravo ragazzo» e invitato alla Casa Bianca.
La strategia resta però comune. Lo confermano le ultime decisioni prese dalla Nato, di cui sono principali membri Stati uniti, Canada, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia, più il Giappone quale partner, ossia tutte le potenze del G-7.