Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 31.01.2020
Mentre
molti rapporti su principali media occidentali affermavano che il “vero
motivo” dell’intervento diretto della della Turchia in Libia (riflesso
dell’ossessione di Erdogan) era creare un impero neo-ottomano nella
regione, ciò potrebbe non essere vero. Creare un “impero”, anche se la
parola non è letteralmente tradotta ed è generalmente intesa come catena
di Paesi sotto l’influenza turca tramite i Fratelli Musulmani, la
creazione di tale catena è lontana dalla realtà e non sarebbe possibile
anche se Erdogan ha il supporto di Tripoli. Gli accordi della Turchia
col governo di accordo nazionale (GNA) non intendono permettere un
“impero”, ma mirano solo a creare una “legittimità” per un maggiore
ruolo turco nella regione altrimenti dominata dai Paesi rival Emirati
Arabi Uniti, Egitto, Grecia, Cipro ecc. In altre parole, è più una lotta
di potere tra Paesi rivali nella regione che un tentativo di
ristabilire un “impero”. Le ambizioni della Turchia sono ulteriormente
ridotte dal fatto che l’unico alleato nella regione, il GNA, controlla
meno del 30% del territorio libico e circa la metà della popolazione, ed
affronta l’assalto di Qalifa Haftar, che ha il sostegno dei rivali dei
turchi. Sulla questione della legittimità dell’intervento della Turchia,
il GNA essendo un governo riconosciuto internazionalmente, può
teoricamente “chiedere” alla Turchia di intervenire. Tuttavia, se questo
porterà a un massiccio cambiamento dell’equilibrio di potere nella
Libia è un’altra domanda, evidente dall’uscita di Qalifa Haftar fuori
dal vertice, che sarebbe stato altrimenti uni successo turco imponendo
all’opposizione le trattative col GNA.










