In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
Una fonte militare della Libia occidentale ha rivelato che a partire
dai primi di gennaio si sono svolti colloqui tra il Capo di Stato
Maggiore dell’esercito libico occidentale, il generale Mohammed
El-Haddad, ed il comandante Mohammed Sewehli incaricato
della sicurezza nella regione militare di Bani Walid per stabilire una
produzione dell’industria della difesa presso uno stabilimento locale,
conosciuto come “Factory 51”. La stessa fonte ha indicato che,
sebbene l’intero processo produttivo sia affidato ai libici, il progetto
è stato avviato su consiglio del ministero della Difesa turco secondo
quanto stabilito nel Memorandum di Intesa tra il Governo di Accordo
Nazionale dello Stato della Libia e la Repubblica di Turchia in
cooperazione militare e sicurezza. L’accordo che porta la data del 27
Novembre 2019 e le firme dell’ex ministro degli Interni della Libia, Fathi Bashagha, ed il Ministro della Sicurezza Nazionale Turco, Hulusi Akar, prevede all’articolo IV punto 7 “l’Industria della Difesa e Sicurezza” tra i settori di cooperazione.
Due incidenti tra le forze di supporto al Governo di Tripoli
18 luglio 2020
Un soldato (mercenario) siriano
dell’esercito di Ankara ha confermato che nella giornata di venerdì si
sono verificati due incidenti tra le forze affiliate al Governo di
Tripoli.
Secondo il giovane siriano, una disputa
personale sarebbe sfociata in uno scontro che ha portato alla morte di
due siriani appartenenti alla fazione del Sultan Murad, nei pressi di
Salah al Din, a sud di Tripoli.
La Libia continua a precipitare in un
vortice di morte e violenza dopo che il Governo di Accordo Nazionale
(GNA), con base a Tripoli e sostenuto dalla Turchia di Recep Tayyip
Erdogan, ha rifiutato qualsiasi accordo di cessate il fuoco nonostante
numerosi appelli della Comunità internazionale per una tregua. Dopo il
ritiro del Libyan National Army (LNA) dalla Libia occidentale per
proteggere i civili dal fuoco indiscriminato delle milizie di Fayez
al-Serraj e Fathi Pashagha, sabato il generale Khalifa Haftar ha inviato
consistenti rinforzi dalle città di Bengasi e Marj, a Sirte, comprese
le Forze Speciali, anche conosciute come la Brigata Al-Saiqa, guidata
dal comandante Wanis Bukhamada.
Secondo militari di Sirte, più di
30 membri delle milizie del GNA sono stati uccisi nella periferia della
città che ha dato i natali al colonnello Muammar Gheddafi. L’LNA guidato
dal feldmaresciallo Haftar ha respinto le milizie di Tripoli e
Misurata, costringendole a ritirarsi oltre l’area
di Al-Washka sabato. L’LNA ha anche affermato di aver abbattuto due
droni turchi, bruciando più di una dozzina di veicoli appartenenti alle
milizie Al-Wefaq a causa dei bombardamenti aerei e alla prontezza
dell’esercito libico sugli assi di Sirte.
Per
trovare una soluzione pacifica alla crisi, dopo la ripresa dei colloqui
del gruppo di contatto sponsorizzato dalle Nazioni Unite a Ginevra (5 +
5), il generale Haftar e il presidente del parlamento
libico, Aquila Salah, sono arrivati al Cairo per colloqui di alto
livello con il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi. Durante una
conferenza stampa congiunta, i tre hanno annunciato un nuovo piano per
la Libia, che mira a consentire legittime elezioni presidenziali e
parlamentari. Haftar ha accettato la nuova iniziativa politica che
include un cessate il fuoco da lunedì e un piano di pace a lungo
termine. La Comunità internazionale ha accolto con favore
la “Dichiarazione del Cairo”, in particolare gli Emirati Arabi Uniti,
Francia, Germania e l’Ambasciata degli Stati Uniti in Libia; mentre
l’Italia e la Turchia sono rimaste in silenzio, così come la Missione di
Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL).
Parlando a fianco di Haftar e Aquila
Saleh, Sisi ha proposto un piano che prevede colloqui a Ginevra,
l’elezione di un consiglio direttivo, lo scioglimento delle milizie e
l’uscita di tutti i combattenti stranieri dalla Libia. Il GNA di Serraj e
l’Alto Consiglio di Stato, guidato dall’esponente della Fratellanza
Musulmana, Khaled al-Meshri, hanno respinto le proposte
dell’Egitto. Mentre la maggior parte dei libici hanno criticato sui
social network la posizione di UNSMIL, accusando in particolare la
Rappresentante Speciale del Segretario Generale (SRSG), Stephanie
Williams, di non essere neutrale, patteggiando per il GNA, in
particolare per il ministro dell’Interno Fathi Pashagha. I libici hanno
chiesto di nominare con urgenza un nuovo inviato dopo le dimissioni di
Ghassan Salamé a marzo. Va detto che Francia e Italia, i
principali attori europei coinvolti nel fascicolo libico, hanno
precedentemente concordato di trovare un nuovo inviato delle Nazioni
Unite nel Paese nordafricano.
Chevrolet Camaro, Mercedes Glc 4.3 Amg e coupé, ma anche Suv, Jeep della LandRover, Hyundai ed altre ancore: tutte auto di lusso dai costi che vanno dai 50 agli oltre 100 mila euro.
Vetture di “categoria”,rubate in nord America, e che dopo essere partite da Montreal, in Canada, in dei container e via nave passavano dall’Italia per arrivare in Turchia ed in Libia, rispettivamente nei porti di Mersin e Khoms, per essere rivendute a persone facoltose ed a cifre che, seppur elevate, erano comunque convenienti rispetto ai normali prezzi di mercato.
L’emergenza
del Coronavirus ha, purtroppo offuscato molte altre questioni che pur
ci toccano da vicino, come quella libica.Si, perché è inconcepibile
affrontare il tema immigrazione senza tener conto di ciò che succede nel
paese che è diventato snodo principale del traffico di esseri umani.
Tra i protagonisti della tratta c’è un Ahmad Dabbashi, una delle figure
di spicco della malavita della Tripolitania occidentale, a capo della
“Brigata Anis Dabbashi”, colui che “da boss degli scafisti a
collaboratore di primo piano con il progetto del governo italiano per il
blocco dei flussi migratori, ricevendo ben 5 milioni di euro
dall’Italia , se non il doppio, con la piena collaborazione del premier
del governo di unità nazionale riconosciuto dall’Onu, Fayez Sarraj (era
il 2017, se non erro).
Di Vanessa Tomassini.
Ramadan Abedi, padre dell’attentatore suicida della Manchester Arena,
Salman Abedi, arrestato in Libia a seguito dell’attacco terroristico
che ha ucciso 22 persone durante il concerto di Ariana Grande, sta
ricevendo assistenza medica a Istanbul, in Turchia. Abedi padre è stato
arrestato in Libia insieme al figlio più giovane, Hashem, sulla scia
dell’attentato del 2017. Mentre Hashem è stato estradato con successo in
Gran Bretagna per essere processato, il padre dell’attentatore è stato
rilasciato dalla Special Deterrence Force, una milizia islamista
affiliata al Ministro degli Interni del governo di Tripoli. La scorsa
settimana, Hashem, 22 anni, è stato dichiarato colpevole per aver
aiutato il fratello maggiore, Salman, a uccidere 22 persone e ferirne
altre centinaia.
Mentre
molti rapporti su principali media occidentali affermavano che il “vero
motivo” dell’intervento diretto della della Turchia in Libia (riflesso
dell’ossessione di Erdogan) era creare un impero neo-ottomano nella
regione, ciò potrebbe non essere vero. Creare un “impero”, anche se la
parola non è letteralmente tradotta ed è generalmente intesa come catena
di Paesi sotto l’influenza turca tramite i Fratelli Musulmani, la
creazione di tale catena è lontana dalla realtà e non sarebbe possibile
anche se Erdogan ha il supporto di Tripoli. Gli accordi della Turchia
col governo di accordo nazionale (GNA) non intendono permettere un
“impero”, ma mirano solo a creare una “legittimità” per un maggiore
ruolo turco nella regione altrimenti dominata dai Paesi rival Emirati
Arabi Uniti, Egitto, Grecia, Cipro ecc. In altre parole, è più una lotta
di potere tra Paesi rivali nella regione che un tentativo di
ristabilire un “impero”. Le ambizioni della Turchia sono ulteriormente
ridotte dal fatto che l’unico alleato nella regione, il GNA, controlla
meno del 30% del territorio libico e circa la metà della popolazione, ed
affronta l’assalto di Qalifa Haftar, che ha il sostegno dei rivali dei
turchi. Sulla questione della legittimità dell’intervento della Turchia,
il GNA essendo un governo riconosciuto internazionalmente, può
teoricamente “chiedere” alla Turchia di intervenire. Tuttavia, se questo
porterà a un massiccio cambiamento dell’equilibrio di potere nella
Libia è un’altra domanda, evidente dall’uscita di Qalifa Haftar fuori
dal vertice, che sarebbe stato altrimenti uni successo turco imponendo
all’opposizione le trattative col GNA.
Di Vanessa Tomassini. “Ciò che è importante per i cittadini libici che soffrono delle
complicazioni delle guerre, in particolare per coloro che sono stati
costretti a lasciare le proprie case, è un cessate il fuoco di fatto. E’
importante l’impegno dei partiti nell’annunciare la loro decisione di
cessare il fuoco. Crediamo in una soluzione raggiunta dai libici, dalla
volontà libica, senza internazionalizzazione o dettatura di Paesi
stranieri”. A dirci questo è Agela Algaml, presidente del Consiglio sociale della tribù Werfalla, una delle più grandi in Libia. Algaml parlando del vertice di Berlino ci dice: “Una
soluzione che sia motivata dall’interesse libico e non basato
sull’accordo e l’armonia degli interessi dei paesi stranieri. In ogni
caso, speriamo che Berlino non sia un incontro come Roma e Parigi.
Speriamo che riesca a frenare come minimo gli interventi stranieri, e
che la Libia venga lasciata ai libici, e che non sarà limitato a coloro
che si sono incontrati a Skhirat e nelle asce da combattimento altre
volte, poiché un ampio segmento del popolo libico è stato assente a
Skhirat ed è stato però gettato dai partecipanti nelle guerre e nel loro
flagello”.
Di Vanessa Tomassini.
Nelle ultime settimane si è ampiamente discusso della presenza di
ribelli siriani al fianco delle milizie affiliate al Governo di Accordo
Nazionale, rappresentato dal premier Fayez al-Serraj. Non ultimo a
parlarne è stato il quotidiano britannico “The Guardian”, che citando
l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha confermato che 2000
ribelli sarebbero stati trasferiti in Libia dalla città siriana di
Idlib, e starebbero combattendo al soldo di al-Serraj. Ancora prima, a
rivelare il convolgimento di attori esterni nel conflitto libico era
stato il New York Times, che riportando le dichiarazioni delle forze
appartenenti alla Tripoli Protection Force e il racconto di medici e
paramedici impegnati negli ospedali libici, aveva rivelato la presenza a
fianco dell’esercito nazionale libico di centinaia di cecchini russi,
presumibilmente appartenenti alla compagnia Wagner.
Il Dott. Arif Ali Nayad, presidente
dell’Istituto libico di studi avanzati (LIAS), commentava la liberazione
per mano delll’Esercito nazionale libico (LNA) della città di Sirte in
un’operazione che non richiese più di 3 ore per essere completata.
Il Dott. Arif Ali Nayad confermava in un’intervista a Sputnik che la
città di Sirte e tutte le aree circostanti erano ora sotto il pieno
controllo dell’Esercito nazionale libico (LNA) guidato dal
Feldmaresciallo Qalifa Haftar, affiliato al parlamento libico di
Bengasi. Affermava che la rapida liberazione di Sirte era stata
incredibile e “risultato di operazioni combinate di terra, mare e aria
da parte dell’esercito”. Affermava che l’operazione riuscita fu il
culmine di “vaste reti e operazioni d’intelligence oltre ad accordi” con
le tribù libiche e le componenti sociali di Sirte,
L’arrivo
in Libia di nuove armi e di altri combattenti preannuncia una nuova
guerra contro la popolazione. Dopo l’attacco della NATO, compiuto in
conformità alla strategia della guerra senza fine di Rumsfeld/Cebrowski;
in realtà la situazione non s’è mai acquietata. Compiendo un ulteriore
passo i protagonisti, lungi dal risolvere alcunché, estenderanno l’area
del conflitto.
Il
presidente Fayez Al-Sarraj mette a punto il piano d’intervento turco
con il sottosegretario alla Difesa, generale di brigata Salah
Al-Namroush.
Tutti sono d’accordo nel riconoscere che la
drammatica situazione della Libia e del Sahel è conseguenza
dell’intervento illegale della NATO del 2011. Eppure pochi hanno
analizzato questo periodo e si sono sforzati di capire come si è
arrivati al conflitto attuale. In assenza di ponderazione, ci avvieremo
verso una nuova catastrofe.
È importante tener presente alcuni fatti, che invece ci ostiniamo a
non ricordare:
– La Jamahiriya libica, istituita con un colpo di Stato eccezionalmente
poco cruento, non è stata la presa di potere d’un dittatore nevrotico,
ma un atto di liberazione nazionale dall’imperialismo britannico. È
stata anche espressione di volontà di modernizzazione, concretizzatasi
nell’abolizione della schiavitù, nonché un tentativo di riconciliazione
delle popolazioni arabe e nere africane.
– La società libica è organizzata in tribù.
Il leader di Ankara non esclude l'azione militare "in caso di invito di al-Serraj"
Tripoli, 10 dicembre 2019 - La Turchia non esclude un intervento militare in Libia. Una posizione espressa dal presidente Recep Tayyip Erdogan che ha criticato il sostegno di Russia, Emirati Arabi Uniti ed Egitto
al generale Khalifa Haftar. "Nel caso di un invito" da parte del
governo di Fayez al-Sarraj a entrare in azione, ha detto invece Erdogan,
"la Turchia deciderà autonomamente che tipo di iniziativa prendere".
Parlando in un'intervista alla tv statale Trt, il leader di Ankara ha
inoltre accusato i Paesi pro Haftar di violare l'embargo alla vendita di
armi imposto dalle Nazioni Unite. La Turchia è stata a sua volta
accusata in passato di fornire armi alle milizie fedeli a Tripoli.
Le affermazioni di Erdogan giungono dopo il
memorandum d'intesa sulla demarcazione dei confini marittimi siglato il
27 novembre scorso a Istanbul con Sarraj. Un accordo in base al quale
Ankara e la Libia possono effettuare operazioni congiunte di
esplorazione nel Mediterraneo orientale. Mossa che ha acuito le
controversie sulla zona, aumentando la tensione tra Turchia e Grecia.
Dissapori già in atto dopo le esplorazioni di gas turche nel
Mediterraneo orientale al largo della costa dell'isola divisa di Cipro.
Proprio queste esplorazioni hanno innescato le sanzioni dell'Unione
europea nei confronti di Ankara.
Il governo fantasma di Tripoli e la Turchia
firmano accordi di cooperazione sugli idrocarburi offshore, ai danni di
Cipro, Grecia, Egitto e Israele
[2 Dicembre 2019]
Il 30 novembre, la delegazione della Grecia che stava assistendo
all’inaugurazione del Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline (TANAP), il
gasdotto che porterà il gas del giacimento azero di Shah Deniz dal Mar
Caspio in Italia e in Europa, ha abbandonato la cerimonia dopo che il
presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che entrerà in
vigore l’accordo tra Turchia e Libia sul confine marittimo e che sarà
applicato in tutte le sue disposizioni. La delegazione greca presente
all’inaugurazione del TANAP era guidata dal vice-ministro dell’ambiente e
dell’energia Dimitris Ikonomu che dopo aver definito provocatorie le
dichiarazioni di Erdogan ha spiegato: «Ero lì come rappresentante del
governo greco su questo tema molto concreto: il gasdotto TANAP sarà
connesso al gasdotto transadriatico TAP. Era la ragione della nostra
partecipazione all’inaugurazione. Quando Erdogan ha affrontato dei
problemi scollegati con l’inaugurazione del gasdotto e ha evocato la
Grecia in maniera provocatoria, ho giudicato giusto andarmene. I turchi
mi hanno chiesto perché stavo andando via ed ho spiegato loro che non
potevo restare dopo una tale dichiarazione».
Nuovi
dettagli sono emersi dopo l’accordo di Ankara-Tripoli. Il presidente
turco Recep Tayyip Erdogan incontrava Fayaz al-Saraj del governo dei
fratelli musulmano libici ad Ankara. L’incontro durò 2 ore e pochi
dettagli emersero inizialmente per ovvie ragioni. Una dichiarazione
turca sull’incontro menzionava solo: “Abbiamo firmato col governo di
Tripoli un protocollo d’intesa su sicurezza e cooperazione militare,
mentre allo stesso tempo abbiamo firmato un protocollo d’intesa sul
mare, derivante dal diritto internazionale”, senza citare esattamente
quale diritto internazionale, in quanto non esiste un diritto
internazionale a sostegno delle affermazioni di Erdogan. I media turchi,
interamente controllati da Erdogan, continuano il caso. Darebbe essere
un accordo a due che va approvato da altri Paesi per legittimarsi, ma
con tali mosse i turchi creano un clima di ostilità nel Mediterraneo
orientale. E non va dimenticata la lettera di Ankara alle Nazioni Unite,
che annulla difatti le zone economiche esclusive greche e cipriote.
La confusa situazione fra Siria , Turchia, USA e Curdi avvia ad una
conclusione, o almeno questo sembra secondo gli ultimi accordi fra le
parti intercorsi martedì scorso a Soci, nella Russia meridionale.
Cerchiamo di riassumere il tutto in poche righe significative:
Il
presidente turco Recep Erdogan e quello russo(Valdimir Putin hanno
concordato nella definizione di un’area di sicurezza di 10 km al confine
turco-siriano. Questa zona dovrà essere smilitarizzata e sarà
pattugliata da unità miste Russo-turche;
non ci sarà nessuna
spinta al separatismo dei curdi in Siria, che potrebbe influenzare ed
accentuare quello dei curdi in Turchia. Ricordiamo che l’accordo fra
Curdi e Siriani prevede una forma di autonomia del Kurdistan siriano, ma
autonomia non è indipendenza.
comunque le forze curde, confluite nel SDF o quelle dell YPG non potranno trovarsi entro 30 km dal confine turco.
Diversi
membri della NATO versano tutte le loro lacrime sulla sorte dei kurdi,
mascherando in questo modo che avevano avallato anticipatamente
l’operazione “Fonte di Pace”. Per togliere ogni dubbio, il segretario
generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, tre giorni dopo l’inizio dei
combattimenti si è recato personalmente ad Ankara per portare alla
Turchia il sostegno della NATO.
Jens Stoltenberg, Recep Tayyip Erdoğan e Mevlüt Çavuşoğlu l’11 ottobre 2019 al Palazzo Bianco di Ankara.
Germania, Francia, Italia e altri paesi, che in
veste di membri della Ue condannano la Turchia per l’attacco in Siria,
sono insieme alla Turchia membri della Nato, la quale, mentre era già in
corso l’attacco, ha ribadito il suo sostegno ad Ankara. Lo ha fatto
ufficialmente il segretario generale della Nato Jean Stoltenberg,
incontrando l’11 ottobre in Turchia il pre-sidente Erdoğan e il ministro
degli esteri Çavuşoğlu [1].
20 ottobre 2019. Il 16 ottobre 2019, la Coalizione Internazionale ha dato fuoco
alla cementeria francese Lafarge a Jalabia (al confine con la Turchia, a
nord di Aleppo) prima dell’arrivo dell’esercito arabo siriano
nell’area.
Quindi, le tracce di un’operazione segreta, che era di grande importanza, andarono letteralmente in fumo.
L’impianto ha permesso di costruire fortificazioni sotterranee da cui
poter condurre la guerra contro le forze del governo siriano sulla base
della strategia descritta da Abu Musab “siriano” nel suo libro del 2004
“Gestione della barbarie”. Successivamente, la fabbrica fu utilizzata
per proteggere le forze speciali norvegesi e francesi, che diedero fuoco
alla fabbrica prima di fuggire. Nel 2016, il sito web
turco Zaman Al-Wasl ha pubblicato uno scambio di e-mail tra gli stessi
dirigenti di Lafarge, ha confermato l’esistenza di collegamenti tra la
multinazionale e Daesh. Il quotidiano Le Monde ha pubblicato una sua versione di fatti messi in atto per nascondere: –
le relazioni di Lafarge con la CIA nel contesto di varie operazioni,
incluso il trasporto di armi durante la guerra contro l’Iraq; –
Il rapporto tra la società e il segretario di Stato americano Hillary
Clinton (precedentemente membro del consiglio di amministrazione di
Lafarge); – le relazioni di Lafarge con il DGSE (servizi di intelligence esteri francesi) durante la guerra contro la Siria; – la costruzione di infrastrutture jihadiste in Siria [con il cemento di Lafarge].
Il Consiglio delle grandi tribù della Libia mi ha informato di quanto segue:
L'esercito italiano rimane nella città libica di Misurata, al fianco
dei capi del terrorismo islamista, della mafia turca, dei gruppi
combattenti di Ansar al Sharia, ISIS, Fratelli Musulmani e altri.
Questo
è contro le deliberazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite, che chiedono che tutti i paesi stranieri stiano fuori dalla lotta
interna della Libia. Il mondo deve capirlo, è una questione di
soldi per l'Italia. Non sono altro che affaristi, che aiutano e
favoriscono i predoni della Libia. L'Italia sta rubando gas naturale
dalla Libia attraverso gli oleodotti sotto il Mediterraneo che stava
pagando prima del 2011. Il ricco gas naturale della Libia dovrebbe
essere un patrimonio finanziario per il popolo libico, invece alimenta
terroristi e ladri. VERGOGNA ITALIA, VERGOGNA ONU.
L’ex primo ministro kosovaro, Ramush Haradinaj, è
stato arrestato dalla giustizia francese all’aeroporto di
Basilea-Mulhouse e poi rimesso in libertà sotto controllo giudiziario.
La Serbia ne chiede l’estradizione per i crimini commessi negli anni
Novanta, quando Haradinaj faceva parte dell’Esercito di liberazione del
Kosovo (UCK).
Il Kosovo è uno Stato creato dalla NATO, ma non è riconosciuto dalla comunità internazionale.
L’UCK, che è stato formato dalla NATO partendo dalla mafia albanese,
ha condotto in Jugoslavia una campagna di terrorismo cieco, provocando
una repressione indiscriminata di Belgrado che servì alla NATO per
giustificare la guerra. Gli ufficiali dell’UCK furono addestrati in
Turchia dal KSK tedesco per conto dell’Alleanza atlantica. [1]