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martedì 25 agosto 2020

Foto. Manifestazioni a sostegno di Saif Gheddafi in 3 città libiche


Foto. Manifestazioni a sostegno di Saif Gheddafi in 3 città libiche
Decine di persone si sono radunate questa settimana in tre città libiche per manifestare a sostegno di Saif Al-Islam Al-Gaddafi, figlio dell’ex Leader  Mu’ammar Al-Gaddafi.
Secondo Al-Wasat , le manifestazioni si sono svolte nelle città di Sirte, Bani Walid e Ghat, che si trovano nella Libia centro-settentrionale.
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Secondo quanto riferito, i partecipanti hanno mostrato foto dell’ex presidente libico, insieme ai suoi figli, Saif Al-Islam, Mu’tassem e Khamis.

lunedì 27 gennaio 2020

Libia, a Sirte tra i nostalgici di Gheddafi (e tifosi di Haftar: «Ci ha liberato»)

Viaggio nella roccaforte del clan del Colonnello, che vorrebbe al governo il figlio Saif al Islam. E che è controllata dalle truppe dell’uomo forte della Cirenaica, ma è ancora divisa fra tre tribù

Libia, a Sirte tra i nostalgici di Gheddafi (e tifosi di Haftar: «Ci ha liberato»)
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«Grazie Khalifa Haftar, che ci hai liberato dalle milizie di Misurata. Ma adesso aspettiamo Saif al Islam Gheddafi al governo». Non c’è voluto molto tempo prima che tanti tra gli abitanti di Sirte cominciassero a dire ad alta voce ciò che per otto lunghi anni aveva covato nel loro cuore, alimentato dal desiderio faticosamente represso di liberarsi.

martedì 14 gennaio 2020

Sirte è libera, la Turchia ed i suoi mercenari saranno sconfitti dall’esercito libico


Al-Marsad, 8 gennaio 2020

Il Dott. Arif Ali Nayad, presidente dell’Istituto libico di studi avanzati (LIAS), commentava la liberazione per mano delll’Esercito nazionale libico (LNA) della città di Sirte in un’operazione che non richiese più di 3 ore per essere completata.
Il Dott. Arif Ali Nayad confermava in un’intervista a Sputnik che la città di Sirte e tutte le aree circostanti erano ora sotto il pieno controllo dell’Esercito nazionale libico (LNA) guidato dal Feldmaresciallo Qalifa Haftar, affiliato al parlamento libico di Bengasi. Affermava che la rapida liberazione di Sirte era stata incredibile e “risultato di operazioni combinate di terra, mare e aria da parte dell’esercito”. Affermava che l’operazione riuscita fu il culmine di “vaste reti e operazioni d’intelligence oltre ad accordi” con le tribù libiche e le componenti sociali di Sirte,

mercoledì 9 ottobre 2019

I gruppi armati di Misurata stanno militarizzando Sirte

2 ottiobre 2019.
Di Vanessa Tomassini.

Dopo essere rimasta fuori dal conflitto per circa sei mesi e nonostante il sindaco abbia più volte preso le distanze dalla lotta politica, la città di Sirte viene coinvolta pesantemente nella guerra a Tripoli. Il comandante della regione centro-occidentale, il misuratino Mohammed el-Haddad, ha incaricato Abdullah al-Naas, di proteggere la città che ha dato i natali al colonnello Muammar Gheddafi. All’inizio delle operazioni militari nella capitale da parte del Libyan National Army (LNA), sotto il comando del feldmaresciallo Khalifa Haftar, al-Naas ha chiesto agli anziani di Misurata di emettere un comunicato di condanna contro l’esercito orientale. Tuttavia il Consiglio, composto da 28 tribù, si è rifiutato in quanto gli anziani non potevano schierarsi contro i loro figli che hanno scelto di arruolarsi con l’esercito di Haftar. Molti giovani di Sirte, compresi i sostenitori del precedente regime, hanno scelto di schierarsi con l’LNA vedendo in esso la possibilità di recuperare quanto andato perduto nel 2011.

venerdì 26 aprile 2019

La vita di Mu'Ammar Gheddafi raccontata nel romanzo di Andrea Sammartano. Articolo e intervista di Luca Bagatin

sabato 13 aprile 2019

La vita di Mu'Ammar Gheddafi raccontata nel romanzo di Andrea Sammartano. Articolo e intervista di Luca Bagatin

Questa è la storia dell'umile beduino della tribù dei Quadhadhfa, figlio di umili beduini del deserto libico. Suo padre combatté contro l'invasore fascista - durante la Seconda Guerra Mondiale - e lui stesso, all'età di sei anni, a causa dell'esplosione di una mina risalente al periodo bellico, rimase ferito a un braccio e due suoi cugini persero la vita.
E' la storia di come questo umile beduino del deserto, animato di ideali rivoluzionari, laici, socialisti autentici che ebbe modo di scoprire attraverso i suoi studi, divenne l'emancipatore e il leader – dal 1969 sino alla sua barbara uccisione, nel 2011 – della Libia.
E' la storia di Mu'Ammar Gheddafi, il Rais che – con un colpo di stato antimonarchico, senza alcuno spargimento di sangue, guidato da lui e altri 12 militari di umili origini – il 1 settembre 1969, proclamerà la Gran Jamahirya Araba Libica Popolare Socialista, spazzando via il Re corrotto e la sua corte, servile nei confronti di Gran Bretagna e USA; nazionalizzando le risorse del Paese a beneficio della comunità e dando il via a una repubblica delle masse, ovvero a una forma di democrazia diretta, sulla base degli insegnamenti di Rousseau e di Proudhon.

lunedì 10 dicembre 2018

Esclusiva. A Sirte i Gheddafi rifiutano la riconciliazione, “ridateci il corpo di Muammar”

Di Vanessa Tomassini. 
Venerdì 30 novembre la tribù Gheddafi a Sirte ha espulso una delegazione di dignitari provenienti dalla regione orientale della Libia per cercare di raggiungere una riconciliazione. “La delegazione – afferma un giovane appartenente alla famiglia Gheddafi – comprendeva rappresentanti delle tribù che hanno partecipato a rovesciare il colonnello Muammar Gheddafi nel 2011. Sono venuti qui a Sirte, nell’area di Abu Hadi dove nacque Muammar, nella Valle di Garif, ma i giovani Qadhafeh hanno rifiutato la pace e li hanno rispediti a casa”.

lunedì 26 novembre 2018

Libia: da Gheddafi a “15.000 milizie”

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Foto: Newsweek (da Google)

Nel memorandum 1) sulla Libia in merito alle politiche di disinformazione dell’Occidente sullo stato e sull’esercito libico, prima e durante la guerra d’aggressione scatenata dalla Nato e soci a partire dal marzo del 2011, Saif al Islam Khaddafi calcola che siano operanti allo stato attuale circa 15.000 milizie, gran parte delle quali ben armate e ben addestrate.
Il figlio di Gheddafi 2) non cita, perché presumibilmente lo da per scontato. la penetrazione di truppe d’invasione statunitensi, inglesi, francesi, italiane (trecento, di cui cento paracadusti della Folgore). E non cita la “rinascita” del terrorismo jihadista in particolare a Sirte e a Bengasi in seguito al ritorno dalla Siria degli oppositori più o meno democratici al governo di Assad (terrorismo che suo padre e il regime della Giamahiria aveva saputo contenere).

Lo stato considerato “fallito” da uomini di grande spessore morale come Giorgio Napolitano, oltre che dalle sinistre umanitarie e pacifiste, desiderose di bombardare e di uccidere, ora è realmente “fallito”, o , detto meglio, si trova nella condizione ideale perché gli avvoltoi dell’Occidente imperiale e i tagliagole locali possano disporne a loro piacimento.

sabato 25 agosto 2018

Sirte cerca di risolvere il problema degli scheletri


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Scheletri sotto le macerie di Sirte, foto 218TV

8 agosto 2018
Di Vanessa Tomassini.
Il sindaco della città di Sirte, Mukhtar al-Madaana, in seguito ad una riunione con il direttore dell’Ufficio del Procuratore Generale delle indagini ed anti-crimine, ha dichiarato che il problema degli scheletri a Sirte non è stato risolto fino ad oggi per via della mancanza di sostegno da parte del Consiglio Presidenziale del Governo di Accordo Nazionale.
La città costiera situtata al centro dell’omonimo Golfo, è stata controllata dalle milizie dell’autoproclamato stato islamico per circa un anno, dal giugno 2015 fino al 2016, quando fu liberata dalle milizie del Governo di Tripoli, aiutate dalle forze speciali americane e dai raid aerei del comando Africom. Le milizie del Consiglio Presidenziale hanno cacciato i militanti dello Stato islamico, dando il colpo di grazia a quella che nel 2011 fu la roccaforte dei lealisti di Muammar Gheddafi, lo stesso rais fu ucciso qui il 20 ottobre 2011 e la città fu parzialmente distrutta.

venerdì 27 aprile 2018

Libia, ora si sa perché l’imperialismo ha distrutto il paese.

Libia, ora si sa perché l’imperialismo voleva rovesciare il Paese.

20 aprile 2018.


[Traduzione a cura di Marika Giacometti dall’articolo originale di Abayomi Azikiwe pubblicato su Pambazuka.]
Sette anni fa, a partire dal 19 marzo 2011, il Pentagono negli Stati Uniti e la NATO avviarono un imponente bombardamento contro la Libia.
Per sette mesi i caccia militari sorvolarono migliaia di volte il Paese, allora uno degli Stati africani più ricchi.  Stando a quel che si dice furono sganciate sul Paese decine di migliaia di bombe che provocarono dai cinquantamila ai centomila morti, moltissimi feriti e l’esodo di milioni di persone.
Il 20 ottobre, il Colonnello Muammar Gheddafi, da moltissimo tempo a capo della Libia, stava guidando un convoglio che lasciava la sua città natale di Sirte, quando i veicoli vennero colpiti. Gheddafi venne catturato e ucciso brutalmente dalle forze contro-rivoluzionarie, guidate, armate e finanziate dagli Stati Uniti, dalla Nato e dai loro alleati.

martedì 27 giugno 2017

LA LIBIA ED I PREDONI IMPERIALISTI (di Campo Antimperialista)


Confermato quel che sapevamo: Forze speciali italiane sono presenti da tempo sul terreno
Si parla di Sirte, ma si lotta per il petrolio



[Nella foto un mercenario della CIA in Libia]

[ 12 agosto 2016 ]



Siamo all'undicesimo giorno della campagna aerea americana su Sirte. Alcuni osservatori ritengono che l'assalto finale alla città sia imminente. Ad oggi, però, la resistenza dei combattenti dell'Isis, che da lungo tempo fronteggiano i miliziani di Misurata, braccio armato del governo Serraj, non è stata ancora piegata.
Ieri le forze di Misurata hanno conquistato il centro Ouagadougou, dove precedentemente si trovava una sorta di quartier generale delle truppe dello Stato islamico a Sirte. A simboleggiare la contraddittorietà della situazione libica, questo dettaglio sulla battaglia di ieri riferito oggi da la Repubblica: «"È l'ora della vittoria...Allah u Akbar", hanno esultato le milizie su Twitter». Le milizie sono ovviamente quelle di Misurata, oggi appoggiate in pieno dai bombardamenti americani e sostenute da diversi paesi tra i quali l'Italia. Come non notare che anche la parte sconfitta avrebbe, nel caso, esultato allo stesso modo?

mercoledì 31 maggio 2017

Libia, chi c’è dietro il massacro di Brak al-Shati

24 maggio 2017


di Rocco Bellantone
Il massacro nella base aerea di Brak al-Shati rischia di far deragliare sul nascere la prima intesa per la risoluzione libica raggiunta lo scorso 2 maggio ad Abu Dhabi tra il premier del Governo di Accordo Nazionale Faiez Al Serraj e il generale Khalifa Haftar. Le 140 vittime del 18 maggio scorso, per lo più soldati Libyan National Army (LNA) ma anche civili, verranno infatti presto vendicate dalle forze agli ordini di Haftar con altri spargimenti di sangue.

I fatti

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La base aerea di Brak al-Shati si trova 650 chilometri a sud rispetto a Tripoli, nel distretto di Wadi al-Shati nella regione del Fezzan. Dal dicembre scorso è sotto il controllo del Libyan National Army, la principale forza militare libica agli ordini del generale Haftar. Nell’attacco del 18 maggio sono state uccise oltre 140 persone, in prevalenza soldati del 12° battaglione, oltre a decine di civili. L’offensiva è stata improvvisa. I militari dell’LNA sono stati colti alla sprovvista, colpiti nel momento in cui rientravano alla base al termine di una parata militare.

sabato 13 maggio 2017

Il Gheddafi che io ho conosciuto. di Valentino Parlato

22 novembre 2011


Sono molto legato alla Libia (e un po’ lo ero anche a Gheddafi) perché ci sono nato, lì c’è stata la mia prima formazione politica e diventai comunista (clandestino, governava l’amministrazione militare britannica). E fu in Libia che entrai nell’Associazione per i Progresso della Libia di cui facevano parte compagni più anziani, come Cibelli, Prestipino, Caruso, Manzani, i fratelli Russo e altri ancora. Il combinato disposto dall’associazione per l’indipendenza della Libia e la clandestinità comunista, nel dicembre del 1951 determinarono l’arresto e l’espulsione dalla Libia mia e di un po’ di altri compagni. Questo passato provocò, nel 1998, l’invito da parte del governo libico a un soggiorno in Libia per me e mia moglie. Rivedere la Libia, Tripoli, la mia casa, la mia scuola, i bar fu per me straordinario, ma lavorando al Manifesto chiesi, e ottenni abbastanza rapidamente, un’intervista a Muammar Gheddafi.

mercoledì 19 aprile 2017

Occidente e NATO hanno distrutto Gheddafi e tutta la Libia


 Gruppo armato in Libia (foto d'archivio)

10/12/2015
La Libia è stato il primo Paese ad aver vissuto la "primavera araba". Più velocemente di qualunque altro Stato che ha subito lo stesso fenomeno è piombata nel caos. Che cosa ha ottenuto la Libia, un tempo tra i Paesi più ricchi dell'Africa, dopo l'uccisione di Muammar Gheddafi da parte dei ribelli con il supporto dell'Aviazione della NATO?
L'impunità di molti gruppi armati, ciascuno dei quali si definisce formato da "veri rivoluzionari". Apparsi dopo l'uccisione di Muammar Gheddafi, non solo combattono tra di loro per territori e il controllo delle infrastrutture, ma allo stesso tempo uccidono su commissione ed effettuano sequestri di persona. L'esempio è il rapimento nel 2013 del primo ministro Ali Zeidan.
Se il primo ministro può essere rapito, cosa può attendere la gente comune della Libia?

venerdì 31 marzo 2017

Libia, il GNA crea un esercito contro Haftar a Sirte



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Il contingente costituito con il decreto 18 del 2017

In Libia il Consiglio Presidenziale (PC) del Governo di Unità Nazionale (GNA) prova a dotarsi di un esercito anti-Haftar a Sirte. Lo ha fatto con un decreto in cui si ordina la formazione di una forza militare. Questa sarà composta da 3.000 combattenti, che vengono dalle compagini fedeli al governo di Feyez Serraj. In particolare da Al-Bunyan Al-Marsoos, guidata dal colonnello Ahmed Abu Shahma. Il decreto è il 18 del 2017 e assegna compiti specifici al contingente: innanzitutto proteggere le istituzioni nella città. Inoltre, combattere il terrorismo e garantire la protezione dei civili e delle loro proprietà. Infine, permettere alle forze di sicurezza e a quelle militari di svolgere il loro lavoro a Sirte. Nel decreto si specifica anche che la nuova forza sarà schierata a Sirte per 6 mesi. La durata della missione, però, potrà essere estesa su richiesta. I combattenti verranno pagati 2.000 dinari dal ministero della Difesa.

venerdì 3 marzo 2017

In Libia sbarcano i russi e riappare l’IS

25 febbraio 2017
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Mentre Italia ed Europa chiacchierano di stabilizzazione della Libia e di stop ai flussi migratori illegali, i russi consolidano le loro posizioni nella nostra ex colonia anche sul fronte energetico e le milizie dello Stato Islamico tornano a “mostrar bandiera” dopo la sconfitta subita a Sirte.
“Ci vogliono le condizioni per lo schieramento di una forza multinazionale sul territorio nazionale. In Libia può essere fatta solo su richiesta del governo locale” ha detto il generale Claudio Graziano, capo di Stato Maggiore della Difesa italiano, in un’intervista a La Stampa.

giovedì 2 marzo 2017

Libia, la cellula tunisina guida la riscossa dell’Isis

Dopo la fuga da Sirte, i jihadisti si riorganizzano a Sud e nell’Ovest. Patto con Al Qaeda , sabotaggi e guerriglia per minare la sicurezza
AFP
Truppe fedeli al governo di unità nazionale guidato dal premier Fayez al-Sarraj durante l’assalto a Sirte lo scorso novembre. Dal 2015 la città era in mano agli jihadisti dello Stato islamico, che ora si sono ritirati sulle montagne nell’entroterra della Libia

23/2/2017
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Ritirata nell’entroterra, infiltrazione di traffici illeciti, attentati circoscritti e rimescolamento con Al Qaeda. Dopo la caduta di Sirte lo Stato islamico in Libia ha cambiato strategia luoghi e forse pelle. Il 18 gennaio scorso caccia americani B-2, sotto la regia di Africom e in cooperazione col Governo di accordo nazionale, hanno bombardato un campo di addestramento a 45 km a Sud-Ovest di Sirte uccidendo almeno 85 terroristi dell’Isis. È stata la prima azione dopo i quattro mesi di raid sulla capitale del Califfato nero nel Maghreb, capitolata la quale i terroristi di Abu Bakr al-Baghdadi sono fuggiti a Sud, nelle aree di Bani Walid, Skhir, Ghariyat, Ghirza, alterando sembianze e spostandosi da un luogo all’altro per non essere individuati. Tra loro c’è una prevalenza dei soliti tunisini, poi algerini, yemeniti, sauditi, bahreiniti (attenzione a questa componente), anche europei, e per quanto riguarda l’Africa somali, nigeriani, chadiani, e infine alcuni elementi cinesi particolarmente esperti nell’uso di esplosivi.

giovedì 16 febbraio 2017

Libia 2011. B. Obama e H. Clinton si rivelano in due video

8 agosto 2016


Sirte: gli aerei da guerra degli Stati uniti tornano per così dire sul cielo del delitto. Sono passati quasi cinque anni da quando i bombardieri Usa/Nato facevano da copertura aerea al feroce assedio guidato dai «ribelli di Misurata» e altre forze islamiste. Il pretesto per la guerra aerea della Nato contro la Jamahiriya, iniziata il 19 marzo 2011, era stato la «protezione dei civili libici». Di fatto, Nato, Usa, Francia, Regno unito e Italia fecero da forza aerea di gruppi criminali e jihadisti, responsabili di crimini contro l’umanità: ad esempio omicidi e deportazioni della popolazione nera della città di Tawergha e di diversi cittadini sub-sahariani. 
Pochi mesi fa, il presidente uscente e pluriNobel per la guerra Barack Obama ha dichiarato in un’intervista a Fox News che il più grande errore della sua carriera alla Casa bianca fu probabilmente «non aver pianificato il day after dell’intervento in Libia».

venerdì 27 gennaio 2017

L’ultimo raid di Obama

20 gennaio 2017

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(aggiornato il 21 gennaio alle ore 8,45)
Il presidente Barack Obama conclude in modo spettacolare 9 anni di sua amministrazione con un raid aereo in Libia eseguito dai bombardieri “stealth” B-2 Spirit fatti decollare e atterrare dopo ripetuti rifornimenti in volo direttamente dalla loro base in Missouri.
Nel mirino dei bombardieri dell’Usaf due campi dell’Isis in Libia, a poco più di 40 chilometri a sudovest di Sirte, l’ex roccaforte del Califfato in Libia espugnata dai miliziani di Misurata e dai loro alleati poco più di un mese or sono dopo oltre sette mesi di assedio.
Ai bombardieri B-2 erano affiancati alcuni droni, Global Hawk  decollati dalla base italiana di Sigonella col compito di sorvegliare gli obiettivi e MQ-9 Reaper che avrebbero lanciato anche alcuni missili Hellfire. L’attacco è avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 gennaio come ha riferito il portavoce del Pentagono, Peter Cook, spiegando che si stanno ancora valutando i risultati.
Nell’operazione sarebbe stato coinvolto anche il Comando Forze Speciali statunitensi (USSOCOM) con uomini e velivoli U-28A, già segnalati in Libia in appoggio alle milizie di Misurata nella battaglia di Sirte.
“In Libia, il nostro Comando militare per l’Africa (AFRICOM) ha condotto raid aerei contro due campi del Daesh a sud di Sirte e le prime stime indicano che gli attacchi hanno portato alla morte di più di 80 miliziani” ha affermato Cook mentre fonti militari citate dai media americani parlano di 90 terroristi uccisi.
L’operazione “Odissey Lightning”, l’intervento aereo statunitense in Libia contro il Califfato che da inizio agosto del 2016 ha totalizzato circa 500 incursioni (per lo più eseguite da droni MQ-9 Reaper decollati da Sigonella, cacciabombardieri AV-8B Harrier ed elicotteri AH-1Z Super Cobra dei Marines decollati dalla portaelicotteri da assalto anfibio Wasp e poi dalla nave per operazioni anfibie San Antonio), sembra quindi aver compiuto il suo ultimo raid a meno che l’Amministrazione Trump non decida di continuare le operazioni nell’ex colonia italiana. Ipotesi da non scartare considerato che il nuovo presidente ha sempre detto di voler potenziare la lotta ai jihadisti.
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Tra le vittime dell’ultimo attacco ai due campi a sudovest di Sirte – assicurano le autorità Usa – non ci dovrebbero essere civili: “Ne’ donne ne’ bambini”. L’azione si è svolta infatti in una zona remota e desertica del Paese, dove si trovano altri due campi usati dai jihadisti ma al momento vuoti. All’operazione ha partecipato anche un cacciatorpediniere dalla US Navy equipaggiato con i missili da crociera Tomahawk ma non si sarebbe reso necessario il suo intervento. “Gli Stati Uniti sono pronti a dare ulteriore sostegno alle autorità libiche impegnate nello sforzo per contrastare la minaccia terroristica” ha dichiarato Cook.
Il raid è stato compiuto appena un mese dopo dall’annuncio della fine delle operazioni militari americane in Libia in cui il Pentagono si era però riservato di effettuare successivi interventi mirati se la situazione sul terreno lo avesse richiesto.
“Questi raid sono una misura preventiva per bloccare i entatividell’organizzazione terroristica” dello Stato Islamico “di riunire i suoi esponenti con l’obiettivo di sferrare un nuovo attacco contro la città e altre zone della Libia” si legge in un comunicato del Consiglio presidenziale del governo di concordia nazionale libico guidato da Fayez al-Serraj.
Esercito conquista al Nusra
Prima di lasciare la Casa Bianca Obama ha “salutato” anche le milizie ex qaediste siriane di Jabhat Fateh al-Sham (già noto come Frinte al-Nusra) con un raid aereo effettuato pare da un bombardiere B-52 che avrebbe sganciato 14 bombe uccidendo almeno 100 miliziani un campo di addestramento nella provincia di Idlib che era operativo dal 2013.
“Lo smantellamento di questo campo di addestramento interrompe le operazioni e scoraggia gli estremisti islamici e i gruppi dell’opposizione siriana ad aderire o cooperare con al Qaeda sul terreno di battaglia” ha detto il comandante dell’US Navy Jeff Davis, portavoce del Pentagono.
L’osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito della morte di almeno 40 miliziani mentre un portavoce di Jabhat Fateh al-Sham ha confermato ad al-Jazeera che i morti sarebbero dozzine.
Foto: Getty Images, NBC News e AFP

Preso da: http://www.analisidifesa.it/2017/01/lultimo-raid-di-obama/

martedì 13 dicembre 2016

Nella Libia "liberata" dall’Isis resa dei conti tra RATTI

Gli islamisti cacciati da Sirte. Al Sarraj dovrà trattare con Haftar

L’ultimo blocco di edifici nel quartiere di Ghiza Bahriya è stato espugnato, Sirte è stata riconquistata e l’Isis non governa più neanche un metro quadrato della Libia. Le battaglie di Aleppo e in Iraq hanno fatto passare in secondo piano la fine di una lotta durata sette mesi, condotta dalle milizie di Misurata alleate del governo di Fayez al-Sarraj. Ma l’eliminazione della provincia libica è il primo passo verso la distruzione del Califfato. Restano la capitale siriana, Raqqa, e quella irachena, Mosul.

Ascesa e caduta
L’ascesa dei seguaci di Abu Bakr al-Baghdadi è stata folgorante, la loro caduta lentissima. Gli islamisti hanno preso Sirte nel febbraio del 2015, nel vuoto di potere che aveva creato lo scontro fra i governi di Tripoli e Tobruk.
Poi hanno imposto il loro regime del terrore. Hanno cercato di conquistare i terminal petroliferi verso Est e poi hanno attaccato Misurata, lo scorso maggio. Sono stati fermati a 90 chilometri dalla città. Ed è stato l’inizio della loro fine. 

lunedì 12 dicembre 2016

Sirte "liberata" dall' ISIS per finire nelle mani dell' LIFG


La fine della battaglia di Sirte, la vittoria nell’offensiva contro lo Stato Islamico in Libia era già stata annunciata altre volte. Ma nelle ultime ore i soldati di Tripoli e Misurata hanno conquistato l’ultimo quartiere in cui si nascondevano i jihadisti del califfato. Dice una fonte italiana che “possono esserci rimasti ancora 30 o 40 militanti del Daesh, ma di fatto Sirte è sotto il controllo del governo riconosciuto dall’Onu”. Gli annunci dei portavoce dell’operazione “Bunian al Marsus” (edificio solido) sono stati rafforzati dalle feste, dai caroselli che i combattenti hanno messo in scena proprio a Sirte. Per esempio alla rotonda di Zaffran (zafferano) dove i terroristi dell’Isis impiccavano e decapitavano le loro vittime, lasciando i corpi esposti al pubblico per giorni e giorni.

L’ultimo distretto ad essere stato conquistato è quello di Ghiza Bahriya, una zona in cui si è combattuto ferocemente per settimane, in cui alcune decine di donne e bambini erano rimasti prigionieri per settimane durante i combattimenti. Il 12 maggio, quando lanciarono l’attacco, i portavoce di Misurata annunciarono che la battaglia sarebbe stata vinta in poche settimane. Nei mesi di luglio e agosto, quando arrivò il sostegno dell’aeronautica americana deciso dal presidente Obama, la battaglia divenne davvero massiccia. Ma i terroristi sono riusciti a resistere per settimane,( non vi pare strano?)  ricorrendo a tutte le tecniche possibili della guerriglia urbana: innanzitutto i kamikaze, poi cecchini e mine disseminate ovunque per rallentare l’avanzata degli attaccanti.