In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
Di Vanessa Tomassini.
Berlino – Tunisi, 19 gennaio 2019. Mentre vanno avanti proprio in
queste ore i colloqui tra il premier del Governo libico di Accordo
Nazionale, Fayez al-Serraj, e il comandante in capo del Libyan National
Army (LNA), Khalifa Haftar, con i capi di Stato e di Governo che li
sostengono, abbiamo raggiunto Moussa Ibrahim, politico libico nominato
Ministro dell’Informazione nel marzo 2011 da Muammar Gheddafi e
portavoce delle forze pro-Gheddafi durante la guerra civile del 2011. Comment
of Moussa Ibrahim, Gaddafi Government Spokenperson in 2011, to Speciale
Libia in occasion of the Berlin Conference on Libya (ENG)“Noi in Libia siamo contrari alla Conferenza di Berlino, perchè
crediamo che sia solamente un gioco che l’Occidente sta portando avanti
per prolungare la crisi in Libia. L’occidente fa sempre lo stesso gioco,
introducendo il caos nel Paese attraverso l’invasione militare o le
sanzioni economiche, o attraverso le pressioni politiche, o
approfittando del conflitto religioso e tribale. L’occidente ha lavorato
per anni per gestire questa crisi per salvare la sua agenda, di
egemonia politica e sfruttamento economico. Potete pensare a quello che è
accaduto in Iraq, Siria, Somalia, Venezuela e in Libia. E’ lo stesso
gioco ovunque. Lo abbiamo chiamato il gioco del caos: introdurre il caos
e gestire il caos”. Ha detto Moussa Ibrahim.
La Quinta Colonna dell’Impero in Africa: il Marocco
di Aidan O’Brien
13 marzo 2017 Dublino
Nel 1984 il Marocco ha voltato la spalle all’Africa perché
l’Organizzazione dell’Unità Africana si è rifiutata di appoggiare la sua
conquista del 1975 del Sahara occidentale. Nei decenni successivi il
Marocco ha seguito l’esempio dell’apartheid di Israele e ha guardato
soltanto verso l’Europa e l’America. Per esempio, il Marocco ha fatto
richiesta (e non è riuscito) a entrare nella Comunità Economica Europea
nel 1987. Oggi (fin dal 2008), invece, è considerato un vicino
“avanzato” dell’UE. In campo militare, nel 1994 è diventato un partner
della NATO e nel 2004 un importante alleato degli Stati Uniti non-NATO.
In altre parole, il Marocco ha fatto qualsiasi cosa ha potuto per
essere un uomo bianco onorario: ha violentato” spudoratamente parte
dell’Africa e ha guardato dall’alto in basso l’uomo nero. E l’uomo
bianco lo ha ricompensato facendovi investimenti.
Libia, ora si sa perché l’imperialismo voleva rovesciare il Paese.
20 aprile 2018.
[Traduzione a cura di Marika Giacometti dall’articolo originale di Abayomi Azikiwe pubblicato su Pambazuka.]
Sette anni fa, a partire dal 19 marzo 2011, il Pentagono negli Stati Uniti e la NATO avviarono un imponente bombardamento contro la Libia.
Per sette mesi i caccia militari sorvolarono migliaia di volte il
Paese, allora uno degli Stati africani più ricchi. Stando a quel che si
dice furono sganciate sul Paese decine di migliaia di bombe che
provocarono dai cinquantamila ai centomila morti, moltissimi feriti e
l’esodo di milioni di persone.
Il 20 ottobre, il Colonnello Muammar Gheddafi, da
moltissimo tempo a capo della Libia, stava guidando un convoglio che
lasciava la sua città natale di Sirte, quando i veicoli vennero colpiti.
Gheddafi venne catturato e ucciso brutalmente dalle forze contro-rivoluzionarie, guidate, armate e finanziate dagli Stati Uniti, dalla Nato e dai loro alleati.
La conferma che Gheddafi fu ucciso per il progetto “dinaro d’oro panafricano”
Le guerre dell’imperialismo contro i non allineati.
La Libia di Gheddafi era una minaccia del sistema occidentale perché
voleva rendere indipendente e ricca l’Africa attraverso il dinaro d’oro.
Per questo motivo è stato ucciso Muammar Gheddafi e distrutta una
nazione. Nicolas Sarkozy arrivò a definire la Libia una “minaccia alla
sicurezza finanziaria del mondo”. Comprendi queste parole?
Cosa dicono quei quattro disperati libici, o presunti
tali, che manifestavano in giro per l’Europa contro il colonnello
Gheddafi? Cosa pensano adesso della distruzione della loro nazione? Sono
felici? Sicuramente il colonnello non sarà stato un santo, come tra
l’altro non lo è nessun presidente/governatore/politico/ecc… Però
manifestare per la distruzione della propria nazione è semplicemente da
malati mentali. L’imperialismo, l’occidente tutto è contro la vita. Il
Nuovo Ordine Mondiale, a cui la maggioranza non crede, e ci trova pure
da ridere, passa attraverso la distruzione e la morte di chi è
indipendente. Alla speculazione non interessa una banana della vita
della gente. Basta vedere quante guerre sono state causate dal 1900 ad
oggi. Non passa giorno che non scoppi una nuova guerra. Eppure dovremmo
affogare nel BENESSERE più sfrenato. Ed invece viviamo in un mondo di
sofferenza. Anche gli occidentali stessi, che si credono liberi,
soffrono ogni giorno sempre più. Siamo tutti sempre più schiavizzati.
DI BRAD HOFF
foreignpolicyjournal.com
Le
mail appena rivelate mostrano che la NATO intervenne perché Gheddafi
voleva creare una propria moneta, agganciata all’oro, per competere con
l’euro e il dollaro.
A capodanno sono state pubblicate oltre 3.000 nuove e-mail della Clinton quando era al Dipartimento di Stato. La CNN ovviamente si è concentrata sulle più futili.
Gli storici nel 2011 invece si sono subito concentrati sulle conferme esplosive ivi :contenute:
ammissioni di crimini di guerra, infiltrati in Libia sin dall’inizio
delle rivolte, la presenza di Al Qaeda nell’opposizione appoggiata dagli
USA, paesi occidentali che si combattono per il petrolio libico e la
preoccupazione per le riserve d’oro e d’argento di Gheddafi che
minacciavano l’euro.
Le guerre dell’imperialismo contro i non allineati.
La Libia di Gheddafi era una minaccia del sistema occidentale perché
voleva rendere indipendente e ricca l’Africa attraverso il dinaro d’oro.
Per questo motivo è stato ucciso Muammar Gheddafi e distrutta una
nazione. Nicolas Sarkozy arrivò a definire la Libia una “minaccia alla
sicurezza finanziaria del mondo”. Comprendi queste parole?
Cosa dicono quei quattro disperati libici, o presunti
tali, che manifestavano in giro per l’Europa contro il colonnello
Gheddafi? Cosa pensano adesso della distruzione della loro nazione? Sono
felici? Sicuramente il colonnello non sarà stato un santo, come tra
l’altro non lo è nessun presidente/governatore/politico/ecc… Però
manifestare per la distruzione della propria nazione è semplicemente da
malati mentali. L’imperialismo, l’occidente tutto è contro la vita. Il
Nuovo Ordine Mondiale, a cui la maggioranza non crede, e ci trova pure
da ridere, passa attraverso la distruzione e la morte di chi è
indipendente. Alla speculazione non interessa una banana della vita
della gente. Basta vedere quante guerre sono state causate dal 1900 ad
oggi. Non passa giorno che non scoppi una nuova guerra. Eppure dovremmo
affogare nel BENESSERE più sfrenato. Ed invece viviamo in un mondo di
sofferenza. Anche gli occidentali stessi, che si credono liberi,
soffrono ogni giorno sempre più. Siamo tutti sempre più schiavizzati.
novembre 7, 2016 Titolo:Racconti dalla tenda e altre riflessioni Autore: Muammar Gheddafi ISBN: 9788874427246 Prezzo: € 12,00 Anno: 2016 Pagine: 120 Editore:Armando Siciliano
Nella sofisticazione della Realtà
capovolta, il demenziale “ribelle colorato” devoto al Califfo
anglo-amerikano – che inscena sgozzamenti sacrificali in video
hollywoodiani per lo spaccio occidentale – diventa alibi e spada
parodistica nello scannamento del Cinghiale. Il Cinghiale è il ribelle
vero, il dissidente, l’incontrollados, perfino il Capo di Stato che
nello spettacolo imperialista è da decenni rappresentato come cane rabbioso e mente diabolica dell’Asse del Male!
(Reagan dixit, l’attore-presidente Usa). Gheddafi era odiato dai
banditi imperialisti e dalle monarchie arabe ubriache fradicie di
petrodollari. Gheddafi fu sempre irriverente verso quei Potenti della
Terra che «quasi giunsero al conflitto per la divisione delle risorse
della Luna, specialmente le risorse marine…, come scrive in uno dei
racconti che pubblichiamo in questo volumetto. Gheddafi, l’ultimo Re
dell’Africa, il più grande, colto e longevo leader anticolonialista che
l’Antico Continente abbia mai avuto, aveva appena coniato la Moneta
Africana di Sviluppo. … ecco il Cinghiale da sacrificare sugli altari
dell’Alleanza Blasfema che saccheggia Madre Africa da secoli e tormenta
il Mediterraneo dal 2011, riportandone indietro la Storia di almeno un
secolo. Gheddafi deve morire!
Il pezzo di Jean Paul Pougala del 14 aprile 2011 su Pambazuka News
titolava “Le bugie dietro la guerra occidentale in Libia” descrive come
l’Africa inizialmente avesse sviluppato il proprio sistema di
comunicazioni transcontinentali comprando un satellite il 26 dicembre
2007: l’African Development Bank aveva sborsato 50 milioni di dollari
dei 400 necessari, la West African Development Bank ne aveva aggiunti
27. La Libia aveva contribuito con 300 milioni, rendendo l’acquisto
possibile. Pougala scrive quando tutto è già in opera, il nuovo sistema
“connetteva tutto il continente a livello telefonico, radiofonico e
televisivo, oltre ad altre applicazioni tecnologiche come la
telemedicina e l’insegnamento a distanza”.
Dopo 14 anni di perdite di tempo del FMI e della Banca Mondiale, la
generosità del leader libico Muammar Gheddafi aveva permesso l’acquisto,
che aveva evitato alle nazioni africane di richiedere un prestito di
500 milioni per avere accesso ad un satellite ed aveva privato le banche
occidentali di potenziali miliardi in prestiti ed interessi.. al tempo,
Gheddafi stava anche cercando di creare un sistema bancario trans
africano basato sull’oro, per liberare il continente dai vincoli
finanziari con il FMI e la Banca Mondiale – questo avrebbe gravemente
danneggiato i due predatori.
DI MANLIO DINUCCI ilmanifesto.info L’arte
della guerra. Subito dopo aver demolito lo stato libico, gli Usa e la
Nato hanno iniziato, insieme alle monarchie del Golfo, l’operazione
coperta per demolire lo stato siriano, infiltrando al suo interno forze
speciali e gruppi terroristi che hanno dato vita all’Isis
Ogni
tanto, per fare un po’ di «pulizia morale» a scopo politico-mediatico,
l’Occidente tira fuori qualche scheletro dall’armadio. Una commissione
del parlamento britannico ha criticato David Cameron per l’intervento
militare in Libia quando era premier nel 2011: non lo ha però criticato
per la guerra di aggressione che ha demolito uno stato sovrano, ma
perché è stata lanciata senza una adeguata «intelligence» né un piano
per la «ricostruzione».
In questo mese di giugno, Mu’Ammar Gheddafi avrebbe
compiuto 74 anni; precisamente il 7 giugno, se gli
anglo-franco-statunitensi non avessero pianificato il suo massacro
nell’ottobre del 2011. Dopo la sua morte, la Libia si è trasformata in
un Paese atomizzato in brigate armate che si contendono il potere
attraverso tre sistemi di governo, di cui uno solo riconosciuto dalla
comunità internazionale, ovvero il governo di Tobruk, di tipo
nazionalista nasseriano. Gli altri due sono il governo di Tripoli,
diretto dai partiti islamici moderati, e lo Stato Islamico dell’ISIS a
Sirte. Lo scenario che viene presentato in Libia è quello di una
balcanizzazione del Paese dove ormai nel cielo non splende più il verde
di una volta.
L’ex-leader libico Muammar Gheddafi fu ucciso “perché
pensava che l’Africa era matura per sfuggire alla povertà coi propri
mezzi, svolgendo il proprio ruolo nella governance globale“, aveva
detto il presidente del Ciad Idris Deby, in un’intervista. Secondo il
Capo di Stato ciadiano, era essenziale “farlo tacere”, aggiungendo che “la
storia registrerà che gli africani non hanno fatto molto. Ci hanno
ignorato e non fummo consultati. Gheddafi era sconvolto e imbarazzato“. “Fu
lo stesso con Patrice Lumumba, in Congo. Perché l’uccisero? Perché
Gheddafi fu ucciso? (…) Siamo fornitori di materie prime. Ma guardate
dove siamo? Siamo molto arretrati“, ha detto il leader del Ciad da Abeche, la seconda città del Ciad.
«La Libia deve
tornare a essere un paese stabile e solido», twitta da Washington il
premier Renzi, assicurando il massimo sostegno al «premier Sarraj,
finalmente a Tripoli». Ci stanno pensando a Washington, Parigi, Londra e
Roma gli stessi che, dopo aver destabilizzato e frantumato con la
guerra lo Stato libico, vanno a raccogliere i cocci con la «missione di
assistenza internazionale alla Libia».
L’idea che hanno traspare attraverso autorevoli voci. Paolo Scaroni,
che a capo dell’Eni ha manovrato in Libia tra fazioni e mercenari ed è
oggi vicepresidente della Banca Rothschild, dichiara al Corriere della Sera
che «occorre finirla con la finzione della Libia», «paese inventato»
dal colonialismo italiano. Si deve «favorire la nascita di un governo in
Tripolitania, che faccia appello a forze straniere che lo aiutino a
stare in piedi», spingendo Cirenaica e Fezzan a creare propri governi
regionali, eventualmente con l’obiettivo di federarsi nel lungo periodo.
Intanto «ognuno gestirebbe le sue fonti energetiche», presenti in
Tripolitania e Cirenaica.
All’indomani dell’inserimento delgoverno di unità nazionale guidato dal Premier designato Fayez al-Serraj, frutto delle lunghe mediazioni dell’Onu ad opera di Bernardino Leon e di Martin Kobler, laLibia
si conferma essere l’epicentro, unitamente ad alcune aree del Medio
Oriente e del Nord Africa, dei futuri equilibri geopolitici. Il Paese,
successivamente alladeposizione di Gheddafi, è stato caratterizzato da un caos che ha favoritol’avanzata del Jihad, come aveva annunciato anche l’ex Presidente venezuelano Hugo Chavez in una sua memorabileintervistadell’Ottobre 2012, in cui parlava proprio di “crisi programmate” sia in Libia, che in Siria. Eppure,
a distanza di anni dal 2011, anno della sua deposizione, la figura di
Gheddafi torna ad essere centrale per poter comprendere il progressivo
avanzare del caos in Libia. Un valido supporto in tutto ciò ci arriva
dalladeclassificazionedelle
email scambiata tra Hillary Clinton, allora Segretaria di Stato degli
USA, ed il suo consigliere di fiducia, Sid Blumenthal: da questa fitta
corrispondenza si riesce a comprendere meglio le reali ragioni per cui
USA, Francia e Regno Unito diedero il via, nel 2011, a quella missione
di guerra finalizzata alla deposizione, o meglio all’uccisione di
Gheddafi. Un’interessante
ricostruzione di quanto documentato in questa corrispondenza
intercettata e successivamente declassificata [interamente visionabile
al linkhttps://wikileaks.org/clinton-emails/?q=Sid+Blumenthal&mfrom=&mto=&title=¬itle=&date_from=&date_to=&nofrom=¬o=&count=50&sort=0#searchresult] ci arriva da una pubblicazione diF. William Engdahl, noto esperto di geopolitica, datata 17 Marzo 2016 [visionabile al linkhttp://journal-neo.org/2016/03/17/hillary-emails-gold-dinars-and-arab-springs/ e tradotta in italiano dalla redazione dell’Osservatorio Internazionale per i Diritti al linkhttp://www.ossin.org/rubriche/206-le-schede-di-ossin/1952-il-caso-gheddafi],
da cui emerge come alla base di quella guerra ci sarebbe stato “ l’oro e
una minaccia potenzialmente esistenziale per il futuro del dollaro USA
come moneta di riserva mondiale. Riguarda i piani di Gheddafi di quel
tempo, per un dinaro convertibile in oro per l’Africa e il mondo arabo
produttore di petrolio.” Ritengo
pertanto opportuno riportare quasi integralmente la pubblicazione di
Engdahl su questa “guerra menata dall’amministrazione Obama contro
Gheddafi, cinicamente battezzata ‘La responsabilità di proteggere’”: “Barack
Obama, un presidente indeciso e debole, aveva delegato tutte le
responsabilità per la guerra in Libia al suo segretario di Stato,
Hillary Clinton, che era una sostenitrice della prima ora di un ‘cambio
dei regimi arabi’, da realizzare con la collaborazione
dell’organizzazione segreta dei Fratelli Mussulmani e invocando il
recente curioso principio della “responsabilità di proteggere” (R2P) per
giustificare la guerra in Libia, che si è rapidamente trasformata in
una guerra della NATO. Invocando la R2P, una nozione idiota promossa
dalle reti della Fondazione Open Society di George Soros, Clinton ha
sostenuto, senza prove affidabili, che Gheddafi bombardava i civili
innocenti nellaregione di Bengasi. Stando
ad un resoconto dell’epoca del New York Times, che citava importanti
fonti dell’amministrazione Obama, Hillary Clinton componeva (con Samatha
Power, allora assistente senior nel Consiglio Nazionale per la
Sicurezza, oggi ambasciatrice di Obama, e con Susan Rice, all’epoca
ambasciatrice alle Nazioni Unite, attualmente consigliera per la
sicurezza nazionale) la triade che spinse Obama all’intervento militare
in Libia.
Postato il Giovedì, 17 marzo @ 23:10:00 GMT di davide
DI ELLEN BROWN ellenbrown.com I critici si son chiesti a lungo quali fossero le ragioni alla
base del violento intervento in Libia. I messaggi di posta elettronica
di Hillary Clinton, pubblicati di recente, confermano che non si
trattava di proteggere le persone da un "feroce dittatore" , ma che era
solo una questione di soldi e di banche, per ostacolare la sovranità
economica africana.
La breve visita in Libia dell’allora Segretario di Stato Hillary
Clinton, ad Ottobre 2011, fu considerata dai media una specie di ‘giro
trionfale’. “”Siamo venuti, abbiamo visto, egli è morto!””, declamò in
una video-intervista alla CBS, riferendosi alla cattura e alla brutale
uccisione del leader libico Muammar al-Gheddafi.
Il conflitto in Libia ripropone sulla
scena internazionale l’importanza di un quadrante geopolitico, quale
quello nordafricano, di per sé non scindibile dalle dinamiche che
attengono ai delicati equilibri internazionali. Eppure, esso non è solo
parte delle fibrillazioni in atto sulle sponde del Mediterraneo e nella
vasta area arabo-mussulmana fino al Golfo Persico.
La guerra di Libia è un’altra guerra d’Africa. Geograficamente, ma ancor di più strategicamente.
diOlivier Ndenkop7 dic2015.- Martedì 24 novembre 2015, un
attacco terroristico, il terzo del genere rivendicato dal Daesh, ha
preso di mira un autobus della guardia presidenziale, uccidendo 12
persone in Tunisia. 24 ore dopo l’attacco kamikaze, il governo
tunisino ha deciso di chiudere il suo confine con la Libia. Per il
presidente Beji Caid Essebsi, le cose sono chiare: i colpevoli di questa
barbarie, qualunque sia la loro nazionalità, provengono dalla Libia,
dove, dopo l’assassinio di Gheddafi, migliaia vengono addestrati ed
equipaggiati, per andare a seminare la morte in tutto il Nord Africa e
oltre. Quando Gheddafi era vivo, nessuno poteva azzardarsi a montare una
base di addestramento per la jihad in questo eldorado
particolarmente sicuro e sorvegliato giorno e notte da un esercito che
era tra i più attrezzati del continente. Gli assassini di Gheddafi sono
dunque responsabili dell’aumento della Jihad che colpisce il Nord dell’Africa.
By Manlio Dinucci
Global Research, March 24, 2015
ilmanifesto.info
L’attacco terroristico in Tunisia, che ha mietuto anche vittime italiane, è strettamente collegato alla caotica situazione della Libia, sottolineano ambienti governativi e media. Mercoledì sera perfino Obama ha riconosciuto, giustamente, che la responsabilità della nascita dell’Is è degli Usa per la guerra all’Iraq — presidente era George W. Bush. Dimenticando però che anche il caos in Libia, e sotto la sua presidenza, è stato provocato dalla guerra della Nato che, esattamente quattro anni fa, ha demolito lo Stato libico.
Si torna a parlare di Libia sull’onda della minacciosa propaganda di Isis/Daesh/Califfato a suon di video hollywoodiani ( alcuni dei quali peraltro cominciano ad essere smascherati come fake , falsi: ma come essere certi allora che non lo siano anche altri? ).
Si riparla di Libia e addirittura di un nuovo intervento armato ma stranamente, ricostruendo la vicenda che portò all’"uccisione" di Gheddafi e all' instabilità e violenza che durano tutt'oggi, si tende a far passare l’intervento occidentale in Libia del 2011come un’ iniziativa della Francia di Sarkozy. Al quale viene imputato l’esito disastroso, la disintegrazione dello stato libico.
Gli Africani dovrebbero pensare alle vere ragioni per cui i paesi occidentali stanno conducendo la guerra in Libia, Jean-Paul Pougala, scrive un un’analisi che ripercorre il ruolo del paese.
Per l‘Unione Africana lo sviluppo del continente era la Libia di Gheddafi che ha offerto a tutta l’Africa la sua prima rivoluzione in tempi moderni - collegando l’intero continente attraverso il telefono, la televisione, le trasmissioni radiofoniche e diverse altre applicazioni tecnologiche come la telemedicina e l’insegnamento a distanza grazie al ponte radio WMAX, una connessione a basso costo che è stata resa disponibile in tutto il continente, anche nelle zone rurali.
Tutto è iniziato nel 1992, quando 45 nazioni africane stabilirono RASCOM (Satellite African Regional Communication Organization), in modo che l’Africa avrebbe avuto un proprio satellite e tagliare i costi di comunicazione nel continente.
28 lugkio 2014
Noam Chomsky ci offre una panoramica impietosa delle aggressioni che hanno permesso agli Usa di “guadagnarsi” il titolo di leader mondiali in crimini internazionali. Hanno bevuto nello stesso calice avvelenato “offerto” ai nazisti nel Processo di Norimberga.
di Noam Chomsky
“L’aggressione è il supremo crimine internazionale che differisce dagli altri crimini di guerra in quanto contiene in sé il male accumulato dall’intera guerra”. (Dagli atti del Processo di Norimberga)
La prima pagina del New York Times del 26 giugno mostrava una foto di una donna che piangeva per un iracheno assassinato. Una delle innumerevoli vittime della campagna dell’Isis (Stato islamico di Iraq e Siria) in cui l’esercito iracheno – per tanti anni addestrato e armato dagli Usa – si è rapidamente disciolto, abbandonando gran parte dell’Iraq a pochi militanti, esperienza affatto nuova nella storia imperiale. Appena sopra la foto c’era un titolo: “tutte le notizie che è giusto pubblicare”.