In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
Di Vanessa Tomassini.
Berlino – Tunisi, 19 gennaio 2019. Mentre vanno avanti proprio in
queste ore i colloqui tra il premier del Governo libico di Accordo
Nazionale, Fayez al-Serraj, e il comandante in capo del Libyan National
Army (LNA), Khalifa Haftar, con i capi di Stato e di Governo che li
sostengono, abbiamo raggiunto Moussa Ibrahim, politico libico nominato
Ministro dell’Informazione nel marzo 2011 da Muammar Gheddafi e
portavoce delle forze pro-Gheddafi durante la guerra civile del 2011. Comment
of Moussa Ibrahim, Gaddafi Government Spokenperson in 2011, to Speciale
Libia in occasion of the Berlin Conference on Libya (ENG)“Noi in Libia siamo contrari alla Conferenza di Berlino, perchè
crediamo che sia solamente un gioco che l’Occidente sta portando avanti
per prolungare la crisi in Libia. L’occidente fa sempre lo stesso gioco,
introducendo il caos nel Paese attraverso l’invasione militare o le
sanzioni economiche, o attraverso le pressioni politiche, o
approfittando del conflitto religioso e tribale. L’occidente ha lavorato
per anni per gestire questa crisi per salvare la sua agenda, di
egemonia politica e sfruttamento economico. Potete pensare a quello che è
accaduto in Iraq, Siria, Somalia, Venezuela e in Libia. E’ lo stesso
gioco ovunque. Lo abbiamo chiamato il gioco del caos: introdurre il caos
e gestire il caos”. Ha detto Moussa Ibrahim.
DAR! DAR! ZENGA! ZENGA!.
Nelle accademie militari di tutto il mondo si studia la RESISTENZA
ASIMMETRICA della JAMAHIRYA LIBICA di GHEDDAFI: 9 mesi da soli contro
una COALIZIONE di 40 STATI-BANDITI. Una cosa mai vista.
L’OPERAZIONE della NATO “TRIDENT JUNCTUR” (SICILIA 2015) VENNE CONCEPITA PER “COLMARE LE LACUNE” emerse nel 2011: contro un piccolo Paese massacrato, anche dall’interno,
da un GolpeGuerra garibaldesco…Un piccolo Paese privo di aviazione,
viene seppellito di bombe -nell’ipocrisia della No Fly Zone onusiana e nelle nebbie spettacolari che capovolgevano la Realtà!.
A inizio mese il
figlio di Muammar Gheddafi, Saif Gheddafi, è stato liberato per amnistia
nel silenzio assordante dei media. Poche ore fa gli americani hanno
ricominciato a bombardare la Libia dopo il 2011, una coincidenza? E
soprattutto gli Usa sembrano più spaventati da un possibile ritorno
della Jamahiriya piuttosto che dall’Isis..
A cinque anni dall'assassinio a Sirte di Muammar Gheddafi brucia ancora
quella risata folle di Hillary Clinton che commentò in modo sadico la
notizia dell'uccisione dell'odiato nemico.
In meno di cinque anni la Libia è diventata da un paese tutto sommato
benestante e laico in un paese diviso, in balìa di tribù armate fino ai
denti, e soprattutto circondato dalle macerie dei bombardanti Nato. C'è
l'Isis dicono, ed ecco che gli americani sono tornati a bombardare la
Libia a distanza di cinque anni, eppure forse il motivo di questo
ritorno di fiamma andrebbe ricercato non tanto nella presenza di
miliziani dello Stato Islamico, peraltro proliferati proprio in assenza
di Gheddafi, quanto da un rinascere del sentimento proprio a favore del
Colonnello.
I mass media europei, per ciò che riguarda la Libia, si sono sempre
premurati di occultare la presenza di un vasto movimento anti-NATO
ispirato all’esperienza della Jamahirija del colonello Gheddafi.
L’eclettico leader libico dopo il 1969 avviò una profonda
modernizzazione che trasformò un agglomerato di tribù in uno Stato
indipendente e sovrano. Il suo governo – utilizzando categorie più
comuni per noi occidentali – poteva essere definito come progressista, e
per molto tempo fu giustamente ostile all’imperialismo nord-americano.
Gheddafi, forte del sostegno dei popoli africani, voleva fare della
Libia un modello efficace per tutti i paesi del martoriato continente
nero. L’imperialismo statunitense – seguito a ruota da quello britannico
e francese – non poteva tollerare tale ambizioso e progressista
progetto. L’Africa – seppur in una prospettiva a metà strada fra il
democratico-borghese e il (sia pun bon certo compiutamente) socialista –
seguendo il percorso tracciato dal Colonnello, si sarebbe finalmente
emancipata dalla morsa colonialista.
Libertá vai sognando, e
servo a un tempo vuoi di novo il
pensiero, sol per cui risorgemmo della barbarie in parte,
e per cui solo si cresce in civiltá,
che sola in meglio guida i pubblici fati.
… Giacomo
LEOPARDI “La ginestra”
Beh,
alla fin fine, si era nel 1911, cent'anni fa, la cultura era quella
dei regni e degli imperi, la Storia con la maiuscola era quella delle
nuove macchine, la tecnologia aveva fatto la differenza cancellando
letteralmente sotto la sabbia dei secoli le civiltà – davvero
anch'esse imperiali – che avevano reso appena appena note
personalità di “poco conto”, soggetti come - tra gli altri -
Dario in Persia, Mahmud di Gazni nel subcontinente indiano, le
aspettative erano quelle di una conferma delle mirabili sorti e
progressive su cui il poeta aveva ironizzato e le cui attese i
politici – al contrario - avevano reso a loro volta imperiture.
I
comandanti dello Stato islamico in Libia vivono nel terrore a causa di
un cecchino infallibile che ha eliminato tre figure di alto profilo
dell’organizzazione terroristica in soli dieci giorni.
Tra gli uomini del califfo, iniziano a chiamarlo “il cacciatore” e le sue gesta stanno infiammando i social di mezzo mondo.
I libici la chiamavano l'ottava
meraviglia del mondo. I media occidentali lo hanno definito il capriccio
e il sogno irrealizzabile di un cane rabbioso. Il "cane rabbioso" nel
1991 aveva profeticamente detto circa la più grande impresa di
ingegneria civile nel mondo:
"Se colui che vuol conoscere la verità verrà a
trovarmi io lo guiderò senza fatica su questa strada, non forzandolo a
sposare le mie idee, ma facendogliele vedere con chiarezza così che egli
non possa evitare di riconoscerle"
‛Abd al-Qādir
al-Jazāʾirī
SONO TRASCORSI QUATTRO ANNI DALL'ASSASSINIO DEL LEADER DELLA JAMAHIRIYA ARABA DI LIBIA ( o almeno così ci hanno ordinato di credere)
Nella nebbia dell'informazione dobbiamo ricordarlo, come dobbiamo
ricordare il popolo libico , il suo orgoglio e la sua dignità nel
resistere all'aggressione della NATO e dei suoi cani del Qatar, i pazzi
sauditi e tutti i servi sciocchi che hanno pensato di nascondersi
all'ombra di un colonialismo di ultima generazione.
Muammar wa bas - solo Muammar Tripoli, Piazza Verde 1 Luglio 2011
La testimonianza di Mussa Ibrahim, ultimo portavoce della Jamahiriya libica
Leonor Massanet Arbona | lahaine.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Ero a Tripoli, in Libia, come osservatrice straniera nel giugno 2011. Sono stata testimone della maggior parte delle cose esposte da Mussa Ibrahim e di molte altre che non spiega. Ho potuto constatare personalmente che là erano presenti i giornalisti dei media internazionali del mondo intero e che NON informavano su quanto stava accadendo. Erano testimoni diretti. Hanno fotografato, filmato e visto la realtà che però non hanno mai pubblicato.
Questo articolo è uscito il 28 gennaio 2024, ma leggendolo sembra che sia di oggi, gli attacchi contro i civili continuano, gli assassini e gli invasori sono sempre gli stessi, ( hanno solo cambiato nome).
Si diffonde l’insurrezione in Libia contro il governo fantoccio della NATO.
Secondo i media occidentali: si tratterebbe di “scontri tribali”.
(Traduzione di Luciano Lago)
Fonti della resistenza libica, affermano che “si è sviluppata l’insurrezione per il recupero dell’onore, della dignità e dell’indipendenza del popolo libico e questa è stata attaccata dalle forze degli invasori e colonialisti della NATO e degli USA ”, informano circa la avvenuta restaurazione della sicurezza in generale nelle zone di Sabha ,Shati, Ubari, Murzuq e Gath.
Inoltre le stesse fonti della resistenza informano che la NATO sta pagando 12.000 dinari a mercenari e traditori, attraverso il loro governo di fatto instaurato in Libia, per combattere contro la resistenza.
13 marzo 2014
In Libia regna il caos e il paese sta esplodendo.
Ho spiegato, nel mio editoriale del 12 marzo, come un nuovo colpo di Stato strisciante attivato dal Parlamento libico abbia liquidato Zeidan (*), uno degli uomini chiave incaricato dagli Stati Uniti di governare la “nuova Libia” made in NATO, brutalmente scacciato dal potere e fuggito…
Dopo la distruzione della prospera Jamahiriya di Gheddafi, Washington ha tentato di applicare il ‘Piano A’ della cosiddetta “primavera araba”: l’associazione degli islamisti e dei Fratelli Musulmani in un potere militarizzato, quello del trio libico della CIA, Megaryef – Zeidan – Hifter.
La potenza di molte truppe islamiste e delle città-milizie, tutte derivanti dalle katiba del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) organizzate dalla NATO – ha reso questo scenario impossibile.
Rimane il ‘Piano B’, la somalizzazone della Libia, la teoria geostrategica del Caos messa in applicazione.
12 febbraio 2014
Parte dell'esercito libico si sta preparando, e continuerà a prepararsi per gli standard della NATO in Europa e Stati Uniti. Lo ha recentemente confermato il primo ministro ad interim della Libia, Ali Zidane.
Attualmente, oltreoceano vengono addestrati cinquemila stagisti militari, senza contare quelli che sono recentemente stati inviati in Italia, Turchia e Regno Unito. Si tratta di ufficiali e sottufficiali, che erano già stati inviati a studiare in Pakistan e paesi del Golfo, Marocco, Algeria, Italia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti e altri paesi.
In aggiunta, secondo Zidane, “nei prossimi giorni invieremo più di quattrocento stagisti in Italia. La Turchia avrà circa tremila studenti, il Regno Unito inizierà con quattrocento, aumentando poi ulteriormente il loro numero a duemila”. Ma il maggior numero sarà addestrato a partire dall'inizio della prossima estate dagli americani, presso il loro centro di formazione in Bulgaria, dove a frequentare i corsi di quattro mesi saranno circa ottomila soldati libici.
Posted: 2014-02-01
From: Mathaba
Fonti militari francesi hanno dichiarato che corpi d'elite dell'esercito americano sono dislocati nel sud della Libia
Secondo un articolo apparso sull'edizione online di un grande quotidiano francese truppe speciali americane sono dislocate ''in incognito'' nel sud della Libia.
Eventi politico-militari in Libia nel gennaio 2014
Il 9 gennaio elementi armati della tribù Tubu di Murzuq avevano assaltato la stazione di polizia di Tragan, a 140 km a sud di Sabha, per scovare e uccidere il capo della brigata al-Haq, Mansur al-Aswad, vicecomandante militare di Sabha, in rappresaglia per i crimini commessi dalla sua milizia, Abu Sayf, negli scontri del 2012, sempre a Sabha. Il 18 gennaio, un gruppo della Resistenza aveva occupato la base aerea di Taminhant, a 30 km ad est di Sabha, lasciandola poi alle truppe Tubu del Consiglio militare di Murzuq, guidato dal colonnello Barqa Warduqo, per poi riconsegnarla alle unità della Resistenza. Il 16 gennaio precedente, elementi della 25.ma Brigata, composta da Tubu e che controllava la centrale elettrica di Sarir, nell’oasi di Jalu, Massala e gli impianti petroliferi al-Shula nella Libia orientale, subivano un agguato dove tre soldati furono uccisi. Il comandante Muhammad Salah riteneva che gli aggressori fossero gli stessi che nel dicembre 2013 tentarono di assaltare Sarir, in cui cinque di loro furono uccisi. Gli operai della centrale di Sarir smisero di recarsi al lavoro, causando blackout a Tripoli e a Bengasi. Presso Agheila, sulla costa nord-occidentale della Libia, la milizia di Zawiya si scontrava con la tribù Warshafana. Gli islamisti di Misurata e i miliziani di Zintan intervenivano in supporto dei miliziani di Zawiya, il 20 gennaio, ma dovettero ritirarsi il 21 gennaio dopo aver subito 18 morti ad opera della guerriglia dei Warshafana filo-Jamahiriya. Scontri per il controllo dell’oasi di Qufra, tra Tubu e i Zuwaya del CNT, si ebbero sempre il 20 gennaio. Altri scontri venivano registrati anche a Zintan, Jamil, Raqdalin, Surman, Misurata, Abu Isa, Harish, Zahra, Tarhuna, Bani Walid, Sirte, Aghedabia, Marsa al-Briga, Ras Lanuf, Bin Jawad, al-Uqaylat, Saluq, Tobruq e nei quartieri di Abu Salim e Ain Zara a Tripoli. Scontri a fuoco a Bengasi, presso il palazzo di giustizia, mentre l’incendio nella centrale elettrica di Muzdawzha provocava dei blackout. L’ambasciata libica a Cairo alzava la bandiera della Jamahiriya e il personale riconosceva il sostegno alla Resistenza e chiedeva aiuto alle autorità di sicurezza egiziane.
Eric Draitser Global Research, 22 gennaio 2014
Le battaglie che attualmente infuriano nel sud della Libia non sono semplici scontri tribali. Invece, rappresentano la possibile nascente alleanza tra gruppi etnici neri libici e forze pro-Gheddafi intente a liberare il Paese dal governo neocoloniale installato dalla NATO. Il 18 gennaio, un gruppo di combattenti pesantemente armati ha preso d’assalto una base aerea presso la città di Sabha nella Libia meridionale, espellendo le forze fedeli al “governo” del primo ministro Ali Zaydan e occupando la base. Allo stesso tempo, iniziano a filtrare notizie dal Paese secondo cui la bandiera verde della Gran Giamahiria Araba Libica Socialista Popolare sventola su un certo numero di città nel Paese. Nonostante la scarsità di informazioni verificabili, il governo di Tripoli ha fornito solo dettagli vaghi e non confermati, una cosa è certa: la guerra in Libia continua.
Eventi militari in Libia: dicembre 2013 – gennaio 2014
A Bengasi, dal 24 al 26 novembre 2013, le forze speciali dell’esercito del CNT si scontrarono con gli islamisti del gruppo salafita jihadista Ansar al-Sharia, dopo che avevano attaccato le forze di sicurezza locali causando almeno 14 morti e decine di feriti. Nella città di Derna, altra roccaforte islamista, aggressori non identificati facevano esplodere gli uffici utilizzati dalle organizzazioni non governative. Il 1 dicembre decine di manifestanti avevano bloccato diverse strade bruciando pneumatici e invocato lo sciopero per porre fine all’anarchia in città, e il 2 dicembre ignoti spararono contro i manifestanti ferendone almeno quattro. In precedenza un gruppo denominato brigata Abu Baqr al-Sidiqi aveva affisso dei volantini che minacciavano chiunque manifestasse contro gli islamisti. Intanto al-Qaida costituiva l’emirato di Derna guidato da Abdelqarim al-Hasadi, ex-detenuto di Guantanamo. Al-Hasadi era un aiutante del capo di al-Qaida di al-Bayda, Qairallah al-Barasi. A Bengasi, un militare veniva ucciso e una clinica collegata ad Ansar al-Sharia veniva distrutta.
Le battaglie che attualmente infuriano nel sud della Libia non sono semplici scontri tribali. Invece, rappresentano la possibile nascente alleanza tra gruppi etnici neri libici e forze pro-Gheddafi intente a liberare il Paese dal governo neocoloniale installato dalla NATO. Il 18 gennaio, un gruppo di combattenti pesantemente armati ha preso d’assalto una base aerea presso la città di Sabha nella Libia meridionale, espellendo le forze fedeli al “governo” del primo ministro Ali Zaydan e occupando la base. Allo stesso tempo, iniziano a filtrare notizie dal Paese secondo cui la bandiera verde della Gran Giamahiria Araba Libica Socialista Popolare sventola su un certo numero di città nel Paese. Nonostante la scarsità di informazioni verificabili, il governo di Tripoli ha fornito solo dettagli vaghi e non confermati, una cosa è certa: la guerra in Libia continua.
Pubblicato da Stefano il 27 gennaio 2014
Da alcuni giorni la Resistenza Libica ha assunto il controllo pressochè totale del sud della Libia, ma anche d’importanti zone della Tripolitania, per esempio i valichi al confine con la Tunisia e alcuni centri a pochi passi dalla capitale Tripoli. La principale città in cui s’è tornata ad issare la bandiera verde è Sabha, capoluogo del Fezzan, che è anche stata oggetto d’intensi bombardamenti da parte del regime fantoccio insediato dalla NATO e dal Qatar nel 2011. Le notizie provenienti dalla Libia parlano d’una continua avanzata della Resistenza ai danni delle forze del regime dei “ribelli”, fatta di piccole ma costanti e significative conquiste territoriali.
Posted: 2014-01-24
From: Mathaba
Il governo di occupazione libico non è in grado di contrattaccare, si espande a macchia d'olio la liberazione del Paese.
Per stessa ammissione del governo di occupazione libico la base aerea di Tamanhint nei pressi della città di Sebha è saldamente in mano alla Green Resistance.
Anche ampie zone della stessa città di Sebha come praticamente tutta la fascia meridionale del Paese sono ora state liberate.