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venerdì 12 aprile 2019

Il traditore Haftar si prepara ad attaccare Tripoli, e gli occupanti stranieri si preoccupano per la LORO “conferenza di pace”.


Il traditore Haftar, uomo della CIA si prepara a marciare su Tripoli, la cosa era prevista e prevedibile, qualche tempo addietro scrissi a tal proposito.
Gli occupanti della Libia sono preoccupati che questo possa mettere in pericolo la loro fantomatica “conferenza di pace” prevista per questo mese. Vorrei far presente che questa è la “conferenza di pace” degli occupanti!, i partecipanti sono stati scelti trai traditori del primo momento, con una certa maggioranza di “islamisti”. La vera conferenza di pace si terrà a Sirte, organizzata dalle Tribù Libiche, questa è la vera conferenza, con i delegati legittimi, perchè scelti dalle tribù, che sono il popolo.
Intanto il “grande liberatore” Haftar, nel tentativo di impedire la conferenza di pace delle Città e Tribù faceva rapire 2 Leader delle tribù di Bengasi e Zintan: http://libyanwarthetruth.com/cia-puppet-khalifa-haftar-seizes-libyan-tribal-leaders-attempting-stop-tribal-conference
Tutte cose che sulla stampa di regime non troverete.
Vediamo la situazione sul campo con questo articolo:

Le forze del Maresciallo Haftar sono entrate a Garian

lunedì 3 dicembre 2018

Libia, il ritorno del figlio di Gheddafi «Solo io posso portare la pace»

Ricercato dall’Aia, libero a casa. I suoi emissari a Roma: «Aiutateci»
 Libia, il ritorno del figlio di Gheddafi «Solo io posso portare la pace»
«Saif al Islam intende partecipare al Forum nazionale libico che l’inviato dell’Onu Ghassam Salame intende organizzare già per gennaio prossimo. Una grande assemblea di riconciliazione mirata a preparare le elezioni politiche, che dovrebbero aver luogo entro la primavera del 2019. È un cittadino libico, dal 2011 non ha mai abbandonato il nostro Paese. Ha ogni diritto di concorrere per forgiarne il futuro». Il messaggio del principale erede politico di Muammar Gheddafi arriva forte e chiaro. «Non sono morto, come falsamente asserisce qualcuno. E neppure mi ritiro nella clandestinità e la fuga. Tutt’altro. Noi Gheddafi siamo stati estromessi ingiustamente dall’intervento militare della Nato e da forze illegali, che se non fosse stato per i raid stranieri avremmo facilmente battuto.

sabato 10 novembre 2018

Saif, il figlio di Gheddafi che ancora condiziona la politica in Libia

Su di lui pende un mandato di arresto internazionale per «crimini contro l’umanità» ma intercetta simpatie e voti. E molti pensano che è meglio averlo come alleato che come nemico

4 novembre 2018.
 Saif al Islam Gheddafi ritratto su un manifesto con il padre in una foto d’archivio (Afp)
Certamente non sarà al summit di Palermo sulla Libia tra una settimana. Ed è quasi assodato che non verrà neppure menzionato nelle sessioni ufficiali. Di Saif al Islam Gheddafi al momento si sa poco. Il suo nascondiglio resta segreto: è in Libia? Il suo avvocato, Khaled Zaidi, scrive sui social che non intende affatto lasciare il Paese, nonostante i russi gli abbiano offerto asilo politico. Forse è a Bani Walid o Tarhouna, le città roccaforti dei fedelissimi di suo padre, oppure dagli zii ad Al Beida?

lunedì 17 settembre 2018

Nel covo della Settima Brigata, con i reduci che rivogliono la Libia

6 settembre 2018.
Ex fedelissimi del figlio di Gheddafi, ben armati e molto nervosi,
gli uomini che minacciano Tripoli sembrano non avere rivali sul campo
Ecco il quartier generale della Settima Brigata, il gruppo armato che da quasi due settimane sta attaccando Tripoli. A prima vista sembra una zona di depositi vuoti. C’è un alto muro anonimo dipinto di fresco color ocra. Le sentinelle sono quasi invisibili. Pochi i passanti. Nessun problema per arrivarci, si trova nel quartiere di Salahaddin, proprio nel centro di questa che storicamente è la città-crocevia delle tribù che sostenevano il regime di Gheddafi. Ci siamo giunti ieri verso le 14 accompagnati dal portavoce della municipalità locale di Tarhuna. E per fortuna c’era lui. Perché da subito i soldati di guardia sono stati aggressivi, minacciosi. L’entrata si affaccia ad una viuzza secondaria. Di fronte sono posteggiati due camion militari carichi di casse. «Cosa ci fa qui un giornalista italiano?», sibila una sentinella. Due altre mettono mano alla fondina. «Magari questo ce lo prendiamo», dice in arabo uno tra i più duri. Ne arrivano altre, vogliono il passaporto. Parlano tra di loro. Lo stesso portavoce mi consiglia di nasconderlo. Ci portano in una stanzetta chiusa. Vogliono vedere il permesso di una qualsiasi autorità, che per fortuna esiste. Abbiamo un accredito ufficiale. Intanto il mio interprete di Misurata sbianca. «Ma qui siamo con i vecchi combattenti della 32esima brigata di Khamis Gheddafi!», sussurra spaventato. La buona sorte vuole che arrivi anche un ufficiale più anziano col berretto rosso dei paracadutisti. Ci invita ad andarcene immediatamente. «Tornate con un permesso speciale», dice frettoloso.

domenica 12 agosto 2018

Attivisti ed istituzioni chiedono la rimozione dell’ambasciatore Perrone

7 agosto 2018
Di Vanessa Tomassini.
Le dichiarazioni dell’ambasciatore d’Italia a Tripoli, Giuseppe Perrone, in una intervista al canale “Libya Channel” circa le elezioni, ha infiammato gli animi libici, facendo trovare d’accordo per la prima volta sia i sostenitori che gli oppositori del passato regime, ma anche i cittadini di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Apparentemente Perrone non avrebbe detto nulla di preoccupante se non che l’Italia è impegnata a supportare la Libia nel creare le giuste condizioni per le elezioni il prima possibile, aggiungendo che l’emissione di una costituzione solida è la condizione chiave per assicurarsi che le elezioni presidenziali possano effettivamente aiutare la riconciliazione e la stabilità. Il messaggio ha lasciato intendere, ancora una volta, che l’Italia si oppone alle elezioni secondo l’agenda francese, le parti libiche hanno infatti concordato, lo scorso 29 maggio a Parigi, che le elezioni presidenziali e parlamentari dovranno tenersi entro il 10 dicembre. Un’idea che all’Italia proprio non va giù, dopo aver puntato tutto su un Governo non riconosciuto dai libici, quello di Fayez al-Serraj, nascondendosi dietro il fatto che sia quello supportato dalle Nazioni Unite. Così dopo neanche 24 ore dalla trasmissione dell’intervista, diversi libici sono scesi in strada a Tripoli, Zawiya, Sormur, Bengasi e perfino a Sebha, bruciando e calpestando bandiere italiane, dando vita a proteste e reazioni del mondo politico e della società civile per strada e sui social.
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mercoledì 28 giugno 2017

Libia: processo farsa contro Saadi Gheddafi rinviato all’11 luglio





Tripoli, 21 giu 09:40 - (Agenzia Nova) - Il tribunale della Corte d’appello di Tripoli ha rinviato all’11 luglio l’udienza del processo a carico di Saadi Gheddafi, terzo figlio del defunto colonnello libico Muhammar Gheddafi. Saadi è comparso stamattina davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Tripoli, davanti al giudice Ramadan Balut, il quale si occupa del RIDICOLO "caso dell’uccisione dello sportivo Bashir al Riani avvenuta sotto il regime di Gheddafi" . Saadi ha fugato così le speculazioni su dove si trovasse dopo il trasferimento del carcere di al Hadba per motivi di sicurezza e la liberazione del fratello, Saif al Islam Gheddafi.

Nell'estate del 2015 alcuni video pubblicati sul web mostravano i funzionari della sicurezza di Tripoli mentre torturavano e minacciavano Saadi Gheddafi nel tentativo di estorcergli una confessione. Il terzo figlio del colonnello è accusato, tra le altre cose, dell’"omicidio di un calciatore"  quando era capo della Federcalcio libica. Le immagini mostrano un funzionario della sicurezza mentre si rivolge al figlio del colonnello in tono minaccioso: "Puoi parlare ora di sua spontanea volontà o i nostri ragazzi ti faranno sedere su un proiettile calibro 23 millimetri per avere tutte le informazioni". Un altro funzionario ricorda che “qui dentro abbiamo rotto le costole di Abdullah Senussi”, l'ex capo dei servizi segreti di Gheddafi. Saadi, da parte sua, chiede di rimuovere la benda sugli occhi: "Non ora, dopo", rispondono i carcerieri di Tripoli, chiedendo all’ex calciatore di Perugia, Udinese e Sampdoria dei suoi presunti collegamenti con altri gruppi islamisti. “Mi faranno del male. Giuro su dio che mi faranno del male”, risponde uno spaventato Saadi Gheddafi. In un altro video, Saadi viene ripetutamente colpito sulle piante dei piedi con un bastone.

martedì 20 giugno 2017

Viviamo in una realtà parallela: Sai al islam Gheddafi è libero, ma è ricercato dalla CPI

Nei giorni scorsi, Saif al islam Gheddafi è stato liberato dalla milizia di Zintan che lo deteneva, sulla base di una amnistia approvata dal "governo" di Tobruk.

Subito si è scatenata l' orgia di supposizioni, illazioni, dichiarazioni, Saif è a Zintan, no è all' estero, ha dichiarato di sostenere Haftar, no guiderà la resistenza, prenderà il potere. No è a Beida dove vivono alcuni parenti della madre.

Tutte dichiarazioni smentite in un paio di ore da chi è vicino a Saif, ma la cosa veramente ridicola è stata inventata dalla corte penale internazionale.

Libia, corte Aia chiede arresto immediato per figlio di Gheddafi
Seif al Islam liberato in Libia nei giorni scorsi dopo amnistia
Libia, corte Aia chiede arresto immediato per figlio di Gheddafi

giovedì 8 dicembre 2016

Libia: le molte facce del caos

1 dicembre 2016

Se ci si interroga sulla situazione della Libia la parola che emerge immediatamente nel pensiero è “caos” ma questo caos ha molteplici facce e migliaia di attori interni, esterni , palesi e occulti che muovendosi disordinatamente, spesso sotto la pressione di fatti contingenti e apparentemente senza un progetto, sia pur di massima, contribuiscono a che nessuna possibilità di stabilizzazione del paese possa intravedersi, nemmeno in un lontano orizzonte.
Quando ci siamo riproposti di dare un quadro della situazione nella nostra Ex colonia, dirimpettaia a sud della Sicilia, l’intenzione era quella di risalire alla fine dell’aggressione occidentale, conclusasi con la tragica morte del colonnello Gheddafi, per ripercorrere poi l’evoluzione del quadro in questi 5 anni.
Ben presto però ci siamo resi conto che la complessità del panorama militare e politico, stante i continui voltafaccia  degli attori, la nascita di nuovi protagonisti, la moltitudine dei comprimari e delle comparse, che apparivano e scomparivano dalla scena, avrebbe richiesto, per dare un quadro della evoluzione durante 5 anni, ben più di un articolo, ma diversi volumi, solo a voler  fare una analisi molto superficiale.

venerdì 23 settembre 2016

Libia, monta l’ira contro Usa ed Europa. Il generale Haftar cavalca il malcontento

15/9/2016
Le varie fazioni libiche sempre più irrequiete. Il controllo dei terminal nelle mani del generale legato al governo di Tobruk. Proteste di piazza e sui social media contro le ingerenze straniere. Pieno sostegno dei leader tribali ad Haftar nella protezione dei beni della Libia.
 
Tripoli (AsiaNews) - Cresce l’ira fra le fazioni in Libia, dopo le condanne espresse ieri da Stati Uniti e da altri cinque Paesi europei per l’occupazione dell’area della Mezzaluna petrolifera da parte dell’Esercito nazionale libico (Enl). Alla guida delle truppe il generale Khalifa Haftar, legato al governo di Tobruk, che ha assunto nelle ultime ore il controllo dei principali terminal. Ieri pomeriggio si sono tenute due manifestazioni di protesta a Tobruk e a Zintan, contro quelle che vengono definite ingerenze straniere. I capi delle milizie presenti a Zintan minacciano di chiudere di nuovo qualsiasi accesso alla strada costiera.

giovedì 8 settembre 2016

il popolo Libico festeggia i 47 anni della rivoluzione di Al Fateh, in Libia ed all' estero


Siamo al primo Settembre 2016, nonostante i 5 anni di occupazione il popolo Libico festeggia in massa il 1 settembre 1969 !
Nonostante i pericoli rappresentati dai RATTI che occupano il paese, che sono sempre pronti ad eliminare con le armi qualsiasi dissenso, e poi perennemente in lotta tra loro il popolo non dimentica la vita condotta prima dell' invasione della NATO  nel 2011.

mercoledì 7 settembre 2016

Armi in Libia per milioni di euro, l'inchiesta tocca il Teramano

31/8/2016

Missili anticarro, mille pistole Rx cal. 9 millimetri, 45 fucili mitragliatori 'sniper', da cecchino, e poi giubbotti antiproiettile, munizioni, puntatori laser. Una fornitura militare da 15 milioni di euro, destinata ad armare i fratelli libici Alarbi El Tumi, emissari della Brigata di Zintan in Libia. Dopo un anno e mezzo di indagini, la procura della Repubblica di Ascoli Piceno e i Carabinieri del Ros di Ancona hanno ricostruito il quadro in cui e' maturato il 'rapimento' di Franco Giorgi, il broker ascolano di 73 anni misteriosamente 'trattenuto' dal 2015 in Libia, dove era andato per affari. Su richiesta dei pm ascolani Michele Renzo e Umberto Monti, il gip Giuliana Filippello ha emesso un mandato di cattura internazionale per Giorgi e per i suoi due presunti suoi complici libici, Ibrahim Khalifa Alarbi El Tumi e Mohamed Khalifi Alarbi, al momento irreperibili. E' stato invece arrestato stamani ad Ancarano, a casa della compagna italiana, Gamal Saad Rezkalla Botros, un italo-egiziano residente a Colli del Tronto, che faceva da interprete di Giorgi.

martedì 19 luglio 2016

Libia: Saif Al Islam Gheddafi ha contatti all' interno ed all' esterno ed oltre 10 città sono pronte a combattere al suo fianco

L' articolo che segue è una parziale traduzione di un articolo in arabo, ripreso da un interessante blog Russo, NON è una traduzione letterale, io non capisco l' arabo o il russo, è solo quello che si capisce usando il traduttore di Google.

Gli articoli originali sono:

mercoledì 13 luglio 2016

Libia: Saif Al Islam Gheddafi è libero


La notizia è stata data dall'avvocato di Saif, Karim Khan, il quale ha spiegato che Saif sarebbe stato rilasciato in occasione della festa per la fine del Ramadan, in base all'amnistia emanata nel 2015 dal parlamento di Tripoli. Sotto il governo precedente, un tribunale lo aveva condannato a morte, ( con  accuse false , senza un solo testimone, e senza possibilità di difesa). Sentenza annullata con l'arrivo al potere dell'esecutivo presieduto da Fayez al Serraj, sponsorizzato dall'Onu.

martedì 4 agosto 2015

Libia:avvocato di Saif Gheddafi,il processo di Tripoli "e' una farsa"

(AGI) - Tripoli, 29 lug. -
Il legale britannico John Jones, membro del collegio difensivo del figlio del colonnello libico Muhammar Gheddafi, Saif al Islam, davanti alla Corte penale internazionale, ha detto che la sentenza contro il suo assistito arrivata ieri da Tripoli e' stata emessa dopo un "processo farsa". Secondo Jones, intervistato dal quotidiano arabo "al Hayat", "si tratta di un omicidio mediante strumento giudiziario". L'avvocato ha inoltre sottolineato che "la Corte penale internazionale non consente la pena di morte". La condanna arriva dopo che la procura aveva chiesto la pena di morte per gli esponenti del passato regime dopo 20 sedute del processo a loro carico per le"" violenze avvenute nel febbraio del 2011 durante la rivolta contro Gheddafi."" Per Saif al Islam e altri otto gerarchi condannati a morte sara' possibile pero' fare appello entro 60 giorni alla Suprema Corte.

domenica 19 aprile 2015

Saif al-Islam Gheddafi sarebbe stato liberato segretamente a Zintan

Di Allain Jules

Mentre i media libici non parlano d’altro che delle nuove rotte della società Libyan Airlines, tra cui quella tra Zintan e Tobruk a est, indiscrezioni annunciano il rilascio di Seif al-Islam Gheddafi. Vero o falso? Né possiamo confermare né smentire.

mercoledì 4 marzo 2015

INTERVISTA A SALVATORE SANTANGELO: L’ATTUALE SITUAZIONE LIBICA

Di Francesca Lavagna il 24 febbraio 2015

Salvatore Santangelo, giornalista professionista ed esperto di politica internazionale, dal 2009 al 2013 è stato direttore del Centro studi della Fondazione Nuova Italia. Attualmente anima il sito www.geopolitica.info dove cura una rubrica dal titolo Teatri d’operazione su guerra e immaginario e un blog su www.huffingtonpost.it. Ha partecipato a diversi volumi collettivi tra i quali Italia, potenza globale? (Fuoco Edizioni, 2013). Lo abbiamo intervistato in merito all’attuale situazione libica, con particolare riferimento al ruolo dell’Italia nel conflitto in corso.

Alla luce di ciò che sta accadendo in Libia, la situazione appare agli occhi dell’opinione pubblica confusa e incerta. Potrebbe aiutarci a capire qual è lo scenario oggi?

sabato 14 febbraio 2015

Libia, la madre di tutti gli errori

31/08/2014

L’Occidente, dopo aver eliminato Gheddafi, ha clamorosamente aperto la strada a centinaia di milizie islamiche
di Piero Orteca
Negli ultimi due anni la Libia è diventata la parafrasi di tutte le castronerie commesse dalle Cancellerie occidentali in politica estera. Sappiamo tutti che l’Europa, francesi in testa, e gli Stati Uniti (con meno convinzione) hanno liquidato Gheddafi per motivi non certo nobilissimi. Gli interessi di bottega, più o meno luridi, l’hanno fatta da padrone, e oggi i catastrofici risultati ottenuti dalle varie “Primavere arabe” sono sotto gli occhi di tutti. O quasi. Perché coloro che dovevano vedere sono ancora girati dall’altro lato. Certo, è roba da pazzi. Una sanguinosa guerra tribale, condotta senza scrupoli da bande di feroci scanna- pecore, è stata spacciata come una sacrosanta “lotta per la democrazia”. Dirlo oggi sembra scontato, ma solo due anni fa significava essere presi a pernacchie da schiere di fessacchiotti, che affollavano (oggi un po’ meno, vista la mala parata) le legioni dei benpensanti in servizio permanente effettivo. Da quando il Colonnello << uscito di testa>> è stato fatto fuori dai servizi segreti di Sarkozy,( o almeno così ci hanno COSTRETTO A CREDERE) , le cose nell’ex “Cassone di sabbia” di giolittiana memoria sono andate di male in peggio.

domenica 11 gennaio 2015

Ultimo giorno del 2014 storico. Neve anche in Libia!

Massimo Aceti 5/1/2015

E' stata davvero straordinaria, e per certe zone eccezionale, l'ondata di freddo che ha colpito la parte di Mediterraneo posta tra il Canale di Sicilia e il Golfo della Sirte l'ultimo giorno del 2014.

Non fossero bastate le nevicate delle coste meridionali della Sicilia, anche in posti dove non si verificavano da oltre un secolo, non fossero bastate le nevicate di Malta (l'ultima precedente nel 1962!) e quelle della Tunisia (qui invero più frequenti), ecco che dai media libici e da alcuni video presenti su youtube apprendiamo anche delle nevicate in Libia fin nei pressi della costa!

venerdì 28 novembre 2014

“Dignità della Libia”: iniziata l’offensiva per la liberazione di Tripoli dai nazisti islamici

23 novembre 2014
Reparti del Libyan National Army e delle milizie lealiste del generale Khalifa Haftar convergono verso la capitale per la liberarla dalla presenza dei jihadisti di Ansar al-Sharia, riuniti con altre fazioni islamiste nella coalizione “Alba”. Il gruppo islamista è stato inserito mercoledì scorso tra i gruppi terroristi dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Reparti del Libyan National Army – sia dell’esercito che delle marina – hanno avviato l’offensiva per liberare la capitale della Libia dalla presenza delle milizie jihadiste riunite nella coalizione “Alba”. A supportare in modo determinante i militari "legittimi" della Libia nell’operazione di riconquista del controllo del territorio e di ristoro della legalità vi sono, come noto, le forze militari organizzate e coordinate dal generale Khalifa Haftar.

mercoledì 12 novembre 2014

Cara ministra Pinotti, la Libia non si aiuta così

ancora una volta riporto un articolo dalla stampa italiana, è un bell esempio di mezze verità, scelte di campo strane, parlano si sostenere Haftar, l' uomo della CIA, prima hanno distrutto la Libia, adesso propongono "soluzioni" alla meno peggio, ed il problema è che questo modo di pensare è considerato corretto..........

Cara ministra Pinotti, la Libia non si aiuta così
di Gianandrea Gaiani 4-11-2014

La Libia è in piena guerra civile con le forze governative al contrattacco in Cirenaica (e forse presto anche a Tripoli) per riconquistare il terreno perduto contro gli islamisti, ma l’Italia continua a tentennare invece di prendere posizione. In visita al Cairo il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha incontrato il 1° novembre il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi e il ministro della Difesa, generale Sedky Sobhi. Secondo quanto si legge in una nota diffusa dalla presidenza egiziana, il ministro italiano ha confermato il sostegno dell’Italia alla visione egiziana di lotta al terrorismo e all’estremismo religioso confermando l’interesse «a rafforzare le relazioni bilaterali con l’Egitto in tutti i campi non solo per la sua grande storia ma anche per il suo ruolo in Medio Oriente».