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venerdì 1 novembre 2019

Libia: Haftar e Serraj alla resa dei conti

 
Sono passati otto anni dall’intervento occidentale che ha spodestato il regime di Muammar Gheddafi. Oggi, con due Governi e centinaia di milizie armate che controllano il territorio, la Libia è uno Stato fallito, stremato da una guerra che sembra non finire più.   
 

1. LO SCONTRO TRA HAFTAR E SERRAJ: A CHE PUNTO SIAMO?

La caduta del colonnello Muammar Gheddafi nel 2011 ha portato la Libia nel caos. Dopo otto anni di sanguinosa guerra civile – in cui centinaia di milizie armate si sono contese l’effettivo controllo sul territorio a suon di attentati, rapimenti e gestione di vari traffici illeciti – l’esistenza di due Governi è la rappresentazione plastica dello smembramento dello Stato libico. Se in Tripolitania l’esecutivo riconosciuto dalla comunità internazionale (GNA) e presieduto da Fayez al-Serraj sembra reggersi su un fragile patto di potere stipulato con le milizie in suo supporto, nella parte orientale del Paese l’appoggio dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) ha permesso all’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar, di avanzare militarmente e di minacciare l’uso delle armi contro il GNA. Oggi il conflitto sembra essere arrivato a un punto morto. Da una parte i bombardamenti di Haftar sui sobborghi di Tripoli confermano l’intenzione di procedere con l’opzione militare per accrescere il proprio peso negoziale sui tavoli internazionali; dall’altro lato la discreta resistenza del GNA di al-Serraj ha riequilibrato i rapporti di forza tra i due leader, ridimensionando le aspirazioni del generale della Cirenaica. Il conflitto, quindi, è destinato a protrarsi, col rischio concreto che un’escalation possa impegnare maggiormente altri attori presenti nello scenario libico.

venerdì 6 settembre 2019

Perché la Cia spia tutti, tranne gli Emirati?

Il caso del mancato spionaggio nei palazzi del potere della monarchia del deserto da parte dalla Cia sta lasciando spazio agli interrogativi di una delle maggiori agenzia d’informazione del mondo: la Reuters, che ha avviato una sua inchiesta sul gap che separa – o unisce su piani che non possiamo nemmeno immaginare – gli interessi di Washington e Abu Dhabi. 
https://it.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489.jpg
Come è stato reso noto anche dai nostri approfondimenti in passato, gli Emirati Arabi Uniti sono protagonisti nel finanziare il generale Haftar, che lotta da mesi per rovesciare il governo di Tripoli sostenuto dalle Nazioni Unite in Libia; stringono rapporti con Mosca; sostengono la coalizione di nazioni che impone il blocco economico del Qatar nonostante l’apparente contrarietà degli Stati Uniti; forniscono all’occorrenza armi e logistica per sostenere i propri interessi – oltre al denaro – e arruolano addirittura ex-operativi della National Security Agency (Nsa) americana come hacker d’élite per spiare “un programma che includeva gli americani tra gli obiettivi di sorveglianza”. Tutto questo però non è bastato a mettere in allerta la Central Intelligence Agency (Cia) – agenzia per le operazioni d’intelligence e spionaggio che opera al di fuori dei confini nazionali americani – che sembra non voler spiare in nessun modo i piani segreti degli emiri. Per tre ex-spie della Cia questa scelta rappresenta un pericoloso punto cieco nell’intelligence statunitense. Ma quale può essere la ragione di questa negligenza?

venerdì 26 luglio 2019

Gli Emirati, dalla “ritirata” nello Yemen all’offensiva in Libia?

8 luglio 2019.
Di Sergio Bongiorni-MIG

Da una settimana circa, varie testate giornalistiche, con in testa il Wall Street Journal hanno rilanciato la notizia di un possibile ridimensionamento di forze militari Emiratine dallo Yemen, pare che questa fuga di notizie si sia rivelata vera, ovviamente il funzionario Emiratino citato dai media ha aggiunto che resteranno nella coalizione a guida Saudita ma solo con scopi politici e di riconciliazione sulla questione Yemenita.
Questa decisione, aggiunge il funzionario, è stata presa da circa un anno,  e quindi non è proprio dell’ultimo minuto.
Le principali forze militari che saranno smobilitate saranno quelle ubicate nella città di Hodeidah e nello scalo navale di Assab in Eritrea, principale attracco delle unità Emiratine nella guerra contro gli Houthi in Yemen.
La priorità, secondo il funzionario Emiratino citato da una buona parte di media generalisti, sarà la lotta contro ISIS e Al Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), dato che la lotta contro gli Houthi ha visto la coalizione a guida Saudita (con aiuti logistici Statunitensi e Britannici) perdere pezzi e uomini, contro una resistenza armata dei ribelli Houthi molto motivata.

martedì 16 luglio 2019

Droni degli Emirati e tank turchi: il conflitto (nascosto) in Libia

Turchia da una parte ed Emirati Arabi Uniti dall'altra continuano ad appoggiare rispettivamente Al Sarraj ed Haftar: in Libia arrivano armi e mezzi militari, anche un cessate il fuoco adesso appare lontano

sabato 25 maggio 2019

Si sapeva da anni, ma i media lo scoprono adesso: Libia, blindati turchi a milizie di Misurata: violato l’embargo Onu

Libia, blindati turchi a milizie di Misurata: violato l’embargo Onu

Lo ha riferito oggi il quotidiano 'Asharq al-Awsat' 
ROMA – Sono le milizie di Misurata le prime beneficiarie dei blindati consegnati nel fine-settimana nel porto di Tripoli da una nave battente bandiera turca: lo ha riferito oggi il quotidiano ‘Asharq al-Awsat’, che ha citato fonti militari in Libia.

mercoledì 24 aprile 2019

Crisi libica: Macron gioca alla guerra infischiandosene delle conseguenze

Pubblicato il da

Ancora una volta nella crisi libica è la Francia a giocare un ruolo destabilizzante
crisi libica - Macron e Haftar

Macron continua a rivendicare equidistanza, ma poi esce allo scoperto. Nella crisi libica la sua posizione è chiara: sostiene concretamente Haftar.

L’inizio “sul campo” dell’ennesima crisi libica

Il 04 Aprile 2019 A Tripoli c’è Segretario Generale dell’ONU. È la prima sua visita in Libia ed è, quindi, una visita storica.
È proprio in quelle ore Khalifa Haftar dichiara guerra a Tripoli.
Haftar è ritratto in divisa mentre fa il saluto militare, una posa iconica con la quale vuole sottolineare il carattere autorevole e risolutivo del suo ordine di conquista. «Oggi facciamo tremare la terra sotto i piedi degli ingiusti», ha detto fra l’altro Haftar esortando i propri uomini a «entrare in pace per chi ha voluto la pace». Invita le forze così le milizie di Tripoli ad allearsi con lui e garantisce la sicurezza dei cittadini stranieri. «La sicurezza dei cittadini, i loro beni, i nostri ospiti stranieri di diverse nazionalità, i servizi e le installazioni della capitale sono sotto la vostra responsabilità», dice il generale nel messaggio ai suoi «eroi».

lunedì 14 gennaio 2019

Bambini soldato del Darfur combattono per i sauditi nello Yemen

di Guido Keller –
Dopo la denuncia del New York Times di qualche giorno fa dell’impiego da parte della coalizione a guida saudita nello Yemen di bambini soldato importati dal Darfur, continuano a fioccare video e testimonianze che mettono in imbarazzo i vertici militari e la stessa casa reale Saud. Nel suo articolo David D. Kirkpatrick ha riportato quanto riferitogli da miliziani sudanesi, arrivando ad indicare in 480 dollari il soldo di un 14enne sudanese senza esperienza impiegato nel conflitto dello Yemen, stipendio puntualmente pagato in ryal, mentre uno con esperienza porterebbe a casa 530 dollari. A queste somme si aggiungerebbero tra i 185 e i 285 dollari per ogni mese in cui vi è un impiego diretto nei combattimenti, cioè in prima linea, oltre all’una tantum di circa 10mila dollari versati nella Faisal Islamic Bank of Sudan, in parte di proprietà dei sauditi.
Secondo il rapporto del Nyt i minorenni reclutati soprattutto in Darfur e nelle altre regioni povere del Sudan ed arruolati come soldati sarebbero fra il 20 e il 40 per cento dei 14mila sudanesi impiegati nel conflitto dello Yemen, iniziato nel gennaio 2015 con il golpe degli houthi e che è già costato decine di migliaia di vittime soprattutto civili, epidemie e carestie.

lunedì 27 agosto 2018

Spuntano nuovi dettagli sull’attentatore di Manchester Salman Abedi

18 agosto 2018
Di Vanessa Tomassini.
Spuntano nuovi dettagli sul passato dell’attentatore di Manchester, Salman Abedi, dopo la rivelazione del salvataggio da parte della Royal Navy nel 2014. Il giovane libico, che la sera del 22 maggio 2017 ha nascosto una bomba fatta in casa davanti alla biglietteria della Manchester Arena, uccidendo 22 persone, tra cui 7 bambini, nel 2016 protestava nel Regno Unito per la liberazione di alcuni personaggi ricollegabili alla Fratellanza Musulmana, una delle più importanti organizzazioni islamiste internazionali con un approccio di tipo politico all’Islam. I Fratelli sono considerati un’organizzazione terroristica, da parte dei governi di Bahrain, Egitto, Russia, Siria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Tagikistan e Uzbekistan. Godono invece di cospicui finanziamenti e protezione, più o meno esplicita, da parte dei governi di Turchia e Qatar, nonche dai loro alleati e partner economici.

lunedì 12 marzo 2018

GIORNALISTA PREMIO PULITZER: HILLARY CLINTON APPROVÒ L’INVIO DI GAS SARIN AI RIBELLI SIRIANI PER INCASTRARE ASSAD

6 Marzo 2018,
Di Voci dall’Estero

 Il sito Free Thought Project riporta un articolo sui legami di Hillary Clinton con l’attacco chimico al gas sarin a Ghouta, in Siria, nel 2013. Dalle relazioni tra USA e Siria (ne avevamo parlato qui), al ruolo della Clinton nella politica estera USA e nell’approvvigionamento di armi dalla Libia verso l’Isis (ne avevamo parlato Qui e qui), alle dichiarazioni del giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh su un accordo del 2012 tra l’amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, per imbastire un attacco con gas sarin e darne la colpa ad Assad, tutte le prove punterebbero in una direzione: i precursori chimici del gas sarin sarebbero venuti dalla Libia, il sarin sarebbe stato “fatto in casa” e la colpa gettata sul governo siriano come pretesto perché gli Stati Uniti potessero finanziare e addestrare direttamente i ribelli siriani, come desideravano i sauditi intenzionati a rovesciare Assad. Responsabile della montatura l’allora Segretario di Stato USA e attuale candidata alla presidenza per i Democrat, Hillary Clinton.

martedì 6 marzo 2018

Libia: ONU non è stata in grado di aiutare il paese


Edifici distrutti a Bengasi, Libia

1/3/2018

Il capo dello staff organizzativo per la conferenza inter-libica, Muhammed al-Abbani, ha detto a Sputnik che 6 ambasciatori ONU mandati negli ultimi sette anni hanno fallito la loro missione e non sono stati in grado di stabilizzare la situazione nel paese.
"Non conoscono le specificità della società libica e hanno fatto molti errori. Ad esempio, non si rivolgono alle persone, ma è fondamentale, è la prima cosa da fare se si vogliono prendere decisioni sulla Libia. Forse è stato fatto apposta per portare il paese nello stato in cui lo vediamo oggi? Questo è parte di una cospirazione contro la Libia? Vediamo come l'ONU, oltre che in Libia, abbia fatto lo stesso in Palestina, Iraq, Yemen e Siria".

venerdì 2 febbraio 2018

L’imperialismo statunitense e italiano e l’aggressione alla Libia

18 Settembre 2016
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La situazione della Libia e del suo popolo, di cui ci siamo occupati recentemente con altri articoli(1), è sempre più drammatica.
Il 28 agosto scorso Emergency (2), ha annunciato di dover interrompere, per ragioni di sicurezza, le attività sanitarie e di dover abbandonare l’ospedale di Gernada, nell’est della Libia. L’associazione aveva offerto scorte di medicinali sia a Zintane sia a Misurata ma nemmeno l’equidistanza ha potuto essere la soluzione per poter lavorare e fornire aiuto ad una popolazione stremata. Ovunque nel Paese, ha denunciato Emergency, mancano le risorse e il personale necessario a offrire assistenza di base e specialistica, anche per le fasce più vulnerabili della popolazione, come i bambini. L’assistenza ai feriti, che secondo i dati dell’Oms( Organizzazione mondiale della sanità) sarebbero stati oltre 20 mila solo negli ultimi mesi, non può essere garantita “in un momento in cui gli ospedali vengono perfino bombardati” come ha dichiarato Gino Strada, il medico fondatore di Emergency.

sabato 13 gennaio 2018

Gli Emirati Arabi si prenderanno la Libia di Haftar?


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7 gennaio 2018, Paolo Mauri.

Lontana dalle cronache internazionali di fine 2017, messa un po’ in ombra dalla situazione nordcoreana e da quanto sta accadendo in queste ore in Iran, la Libia rappresenta comunque un fronte caldo dove si sta giocando una partita fondamentale per la definizione degli equilibri strategici in Africa del Nord ed in Medio Oriente, ovverosia in quella parte di “Mediterraneo allargato” sul cui controllo sta puntando – finalmente – anche il nostro Paese. Lo sa la Francia, la nazione che fondamentalmente ha causato la destabilizzazione di Tripoli insieme agli Stati Uniti, lo sa l’Inghilterra le cui forze speciali sono quasi da subito entrate in scena in quel conflitto operando dal territorio egiziano – e questo dovrebbe porre alcune domande sul caso Regeni – lo sa anche la Russia che ha reso palese il suo supporto al Generale Haftar e si propone come nuovo attore nella regione alla ricerca di una base di appoggio in un teatro – il Mediterraneo – tornato ad essere al centro della politica internazionale delle potenze globali e regionali.

mercoledì 27 dicembre 2017

Caccia emiratini stabilmente in Libia?

data: 21-12-2017 a cura di: Andrea Mottola
Nei prossimi mesi il coinvolgimento emiratino in Libia potrebbe vedere un sensibile incremento. Alcune immagini satellitari pubblicate negli ultimi mesi, infatti, mostrano il netto cambiamento, dal punto di vista infrastrutturale, subito da quella che va considerata come una vera e propria “Forward Operating Base” degli EAU in Libia, la base aerea di Khadim. Ciò che fino alla prima metà del 2016 rappresentava poco più di un aeroporto secondario - situato 70 km a sud di Marj, nella parte orientale del Paese – adesso costituisce una base aerea di tutto rispetto, dotata di una pista in asfalto di 3.608 m di lunghezza (per 45 m di larghezza), di una larga area di parcheggio completamente pavimentata e di ben 10 shelter di dimensioni medio piccole, sistemati ai margini della suddetta area, probabilmente destinati ad accogliere il personale presente, tra cui diversi contractor appartenenti alla Academi (ex Blackwater).

sabato 23 settembre 2017

Haker rivelano coinvolgimento degli Emirati in Libia. Violate le email dell’ambasciatore in Usa

di Vanessa Tomassini –
Lo scorso giugno un gruppo di hackers, noto come “Global Leaks” (Perdite Globali), è riuscito a violare la casella di posta dell’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti negli Stati Uniti, Yousef al Otaiba, rilasciando gradualmente tali informazioni in rete. Mentre a giugno gli informatici hanno dimostrato la relazione tra al-Otaiba e un think-tank neoconservatore pro-israeliano, la Fondazione per la Difesa delle Democrazie (Fdd), nei giorni scorsi – non sappiamo esattamente quando – è comparsa una nuova cartella “Libya pdf”, che abbiamo avuto modo di visionare.
La fitta rete di conversazioni, alcune risalenti al 2011, rivelano un’alta collaborazione di backchannel tra la Fdd, finanziata dal miliardario pro-israeliano Sheldon Anderson e gli Emirati Arabi Uniti; la collaborazione tra Fdd e Uae con giornalisti, autori di articoli che accusano Qatar e Kuwait di sostenere e flirtare con il “terrorismo”. Oltre a diverse email tra Otaiba e Robert Gates, ex segretario alla difesa degli Stati Uniti nelle amministrazioni di George Bush e Barack Obama, fa riflettere il messaggio di giovedì 29 luglio 2014 alle 8,53 del mattino indirizzato a Susan Rice, ex Rappresentante permanente alle Nazioni Unite ed ex Consigliere per la sicurezza nazionale. Nella mai l’ambasciatore scrive: “MBZ mi ha chiesto di informarla che sarà inviato un ‘equipaggiamento’ ai nostri amici nella parte Ovest della Libia nei prossimi 2-3 giorni. Arriveranno in un aereo cargo Uae e saranno scortati da un contingente militare, giusto per assicurare un passaggio sicuro”.

domenica 29 gennaio 2017

RATTI cani e porci in volo sui cieli della Libia occupata

Chi vola nei cieli della Libia?

 23 gennaio 2017

L’agenzia Intelligence Online ha pubblicato diversi materiali riguardanti dei piloti mercenari che probabilmente lavoravano per Erik Prince, fondatore ed ex capo della compagnia militare privata Blackwater.


I piloti decollano dalla base di Al-Khadim e pilotano aerei AT-802. L'AT-802 è un aereo agricolo prodotto negli anni 90 dalla compagnia Air Tractor, progettato per la spruzzatura di fertilizzanti e pesticidi. Ma c'è anche una variante militare dell'aereo denominata AT-802U, progettata nel 2009 come cacciabombardiere leggero il quale è in servizio presso l'aviazione della Colombia e degli Emirati Arabi Uniti.

sabato 21 gennaio 2017

Libia, Sarraj ormai è un cadavere che cammina

Il premier voluto dall’Onu stretto nella morsa dell’alleanza Ghweil-Haftar

in Internazionale da  


"Ormai Sarraj è un dead man walking" . Dalla Libia – fonti locali contattate da Ofcs – sono ormai convinte che il premier designato alla guida del governo di transizione, Fayed al Sarraj, possa essere a rischio. Il timore è quello di un attentato. Il primo ministro libico, espressione del governo di unità nazionale nato sotto l’egida dell’Onu, infatti, non è espressione del popolo e di tutte le fazioni esistenti nel paese nordafricano. Sin dal giorno del suo insediamento, riesce a spostarsi solo se circondato da un imponente servizio di sicurezza che, fino ad oggi, gli ha consentito di muoversi. «Anche se Sarraj è stato dotato di una scorta imponente – continuano le nostre fonti sul posto – sarà difficile proteggerlo a lungo perché le condizioni di sicurezza in Libia continuano a peggiorare».

giovedì 8 dicembre 2016

Libia: le molte facce del caos

1 dicembre 2016

Se ci si interroga sulla situazione della Libia la parola che emerge immediatamente nel pensiero è “caos” ma questo caos ha molteplici facce e migliaia di attori interni, esterni , palesi e occulti che muovendosi disordinatamente, spesso sotto la pressione di fatti contingenti e apparentemente senza un progetto, sia pur di massima, contribuiscono a che nessuna possibilità di stabilizzazione del paese possa intravedersi, nemmeno in un lontano orizzonte.
Quando ci siamo riproposti di dare un quadro della situazione nella nostra Ex colonia, dirimpettaia a sud della Sicilia, l’intenzione era quella di risalire alla fine dell’aggressione occidentale, conclusasi con la tragica morte del colonnello Gheddafi, per ripercorrere poi l’evoluzione del quadro in questi 5 anni.
Ben presto però ci siamo resi conto che la complessità del panorama militare e politico, stante i continui voltafaccia  degli attori, la nascita di nuovi protagonisti, la moltitudine dei comprimari e delle comparse, che apparivano e scomparivano dalla scena, avrebbe richiesto, per dare un quadro della evoluzione durante 5 anni, ben più di un articolo, ma diversi volumi, solo a voler  fare una analisi molto superficiale.

lunedì 15 agosto 2016

Libia & C.: l’Italia si sganci dal meccanismo della guerra



Di Fabio Marcelli, 7 agosto 2016

Libia & C.: l’Italia si sganci dal meccanismo della guerraCon un rapporto pubblicato recentemente, due organismi attivi sul campo della raccolta d’informazione in ordine a corruzione e traffici internazionali, il Birn (Balkan Investigative Reporting Network) e l’Occrp (Organized Crime and Corruption Reporting Project) hanno denunciato un traffico d’armi del valore di ben 1,2 miliardi di euro verso il Medio Oriente e il Nordafrica. Si tratta di armi e munizioni provenienti da Paesi dell’Est europeo quasi tutti membri della Nato (Croazia, Repubblica Ceca, Serbia, Slovacchia, Bulgaria, Romania Bosnia-Erzegovina, Montenegro) e dirette verso Paesi medio- orientali (Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Turchia). Ma destinatari finali del traffico sono gruppi armati operanti in Siria, Libia ed Yemen, tra i quali il famigerato Isis ed altre formazioni fondamentaliste.

sabato 6 agosto 2016

Addestrare le forze del governo fantoccio libico è come partecipare alla guerra all'IS

Soldati italiani sono già operativi sul territorio contro l'IS
Gli Usa appoggiano il ruolo dell'Italia in Libia

Nessun intervento straniero in Libia, ma solo addestramento militare della costituenda guardia presidenziale, primo nucleo del nuovo esercito libico, e fine dell'embargo sulla fornitura di armi al governo di Tripoli: queste le richieste presentate dal premier libico Fayez al-Serraj al vertice della coalizione anti-Daesh del 16 maggio a Vienna, che le ha sostanzialmente accolte. Il vertice, a cui hanno partecipato i rappresentanti di 20 Paesi, oltre a Onu, Ue ed Unione africana, era stato convocato dal segretario di Stato americano John Kerry e dal ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, in prosecuzione della precedente conferenza di Roma del dicembre scorso sulla lotta allo Stato islamico, e in particolare per fare il punto sulla situazione politico-militare in Libia e sul ritardato riconoscimento del governo di accordo nazionale (Gna) di al-Serraj, creato a tavolino e insediato dall'Onu il 30 marzo a Tripoli, ma non ancora riconosciuto dal parlamento di Tobruk a causa del sabotaggio, se non dell'aperta ostilità, del generale filoegiziano Khalifa Haftar, sostenuto anche da Francia, Gran Bretagna ed Emirati Arabi.

giovedì 7 luglio 2016

Britannici a Sirte per "liberare" il petrolio libico

“Un Paese amico ci ha offerto sostegno logistico per l’operazione militare su Sirte contro lo Stato islamico”, riconosce il premier libico al Serraj. Nessun nome ma rivelazioni successive incontestabili. Forze speciali britanniche che avevano già aiutato per l’operazione “al-Bunian al-Marsus”. E i francesi, e le armi russe, e i militari italiani col cappello Aise, e così via aiutando non solo per amicizia.
Sirte
“Sostegno logistico”, lo chiama il premier al Serraj per cercare di limitare la percezione della presenza straniera in Libia. Sostegno un po’ più che logistico quello delle forze speciali di Londra che amano da sempre i territori di oltremare. E non solo britanniche. Ed era già accaduto nell’operazione militare “al Bunian al Marsus”, la liberazione di Abu Ghrein, premessa all’ingresso delle truppe di terra a Sirte.