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Visualizzazione post con etichetta droni. Mostra tutti i post
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sabato 30 novembre 2019

Libia, nuove accuse di Haftar all'Italia: «Sostiene terroristi»

24 novembre 2019.
TRIPOLI - Nuove accuse all'Italia da parte delle autorità dell'Est della Libia, sotto il comando del generale Khalifa Haftar, dopo che un drone è precipitato nei giorni scorsi a Sud-Est di Tripoli. La Commissione Difesa della Camera dei rappresentanti di Tobruk ha infatti denunciato quello che definisce il sostegno italiano a «bande terroristiche ed estremiste in Libia attraverso il supporto logistico sul terreno e il volo di droni nello spazio aereo libico».
«Avvertiamo la Repubblica italiana che persistendo con questo approccio a sostegno delle milizie l'Italia non avrà alcuna opportunità di partecipare in futuro alla cooperazione con la Libia», si legge nel comunicato diffuso oggi dal sito Libyan Address Journal, vicino ad Haftar, che due giorni fa aveva già pubblicato il monito all'Italia del deputato di Tobruk, Ali al Saidi, molto vicino al generale, a «rispettare la sovranità della Libia».
Libia, nuove accuse di Haftar all'Italia: «Sostiene terroristi»

martedì 26 novembre 2019

Drone italiano precipita in Libia: «Problema tecnico». Ma Haftar rivendica: «Lo abbiamo abbattuto»

20 novembre 2019.
Un drone militare italiano della missione Mare sicuro è precipitato in Libia: le cause non sono state ancora accertate e fonti italiane ipotizzano un guasto, ma le forze del generale Khalifa Haftar hanno rivendicato di averlo abbattuto nel confitto a bassa intensità che conducono da mesi per la conquista di Tripoli. La capitale libica dove, col sostegno dell'Onu e dell'Italia, è insediato il premier Fayez al-Sarraj.

Lo Stato maggiore della Difesa italiano si è limitato a rendere noto che un «velivolo a pilotaggio remoto» dell'Aeronautica militare - si tratta di un «Predator B» del 32/o Stormo di Amendola, dove è di stanza il Gruppo velivoli teleguidati - dopo aver perso il contatto con la base, è «precipitato in territorio libico, per cause ancora in corso di accertamento».

Drone italiano precipita in Libia. L'esercito di Haftar: «Scambiato per un velivolo turco, è stato abbattuto» 

martedì 16 luglio 2019

Droni degli Emirati e tank turchi: il conflitto (nascosto) in Libia

Turchia da una parte ed Emirati Arabi Uniti dall'altra continuano ad appoggiare rispettivamente Al Sarraj ed Haftar: in Libia arrivano armi e mezzi militari, anche un cessate il fuoco adesso appare lontano

giovedì 28 giugno 2018

Droni, svelati 550 raid americani in Libia. Quasi tutti da Sigonella

Posted by on 21,Giu,2018

Il numero degli attacchi supera quelli lanciati nel resto del mondo. Nel 2016 Sirte usata come laboratorio delle guerre robotizzate con 300 missioni tra le case

di GIANLUCA DI FEO
Partono quasi ogni notte, con un sibilo silenzioso. Sagome spettrali confuse nell’oscurità prendono il volo dalla pista di Sigonella, dirette verso le coste dell’Africa. Sono i droni da combattimento americani, diventati i protagonisti più discussi della guerra contemporanea. Ma nessuno finora aveva scoperto che il campo di battaglia principale di questo conflitto tecnologico è la Libia, epicentro delle incursioni teleguidate statunitensi. Adesso un’inchiesta condotta da Repubblica in collaborazione con la testata investigativa The Intercept è in grado di rivelare che dal 2011 i bombardieri robot Usa hanno lanciato almeno 550 attacchi sul suolo libico.
È un numero altissimo, che apre uno squarcio sul lato più oscuro della sfida globale al terrorismo e mette in discussione la contabilità fornita dalla Casa Bianca di fronte alle richieste dei parlamentari Usa e delle associazioni per i diritti civili di tutto il mondo. Le autorità di Washington infatti non hanno mai presentato dati sulle incursioni dei droni in territorio libico. Ma gli attacchi lanciati in Libia durante la presidenza Obama sono superiori al totale dei raid scagliati nello stesso periodo in Pakistan, Yemen e Somalia. E, secondo le fonti interpellate da Repubblica, la quasi totalità di queste 550 missioni killer è stata realizzata usando la base italiana di Sigonella.
Obiettivo Gheddafi
Proprio nell’installazione siciliana il 25 marzo 2011 è stato attivato il 324th Expeditionary Reconnaissance Squadron, un reparto dell’aviazione statunitense dotato di Predator, i primi velivoli da combattimento senza pilota.

giovedì 15 febbraio 2018

La super-arma del futuro? Uno sciame di mini-droni dotati di intelligenza artificiale

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Oltre due milioni di visualizzazioni in poche settimane, considerando solamente il canale YouTube. cSono questi i numeri ottenuti da Slaughterbots, il cortometraggio prodotto e distribuito da Future of Life, un’organizzazione sostenuta anche da Elon Musk e Stephen Hawking.
La scena shock arriva dopo 5 minuti dall’inizio colpendo dritto al cuore l’immaginazione di chi, fino a quel punto, credeva solo di assistere a un’affascinante presentazione commerciale di un CEO della Silicon Valley. Dal bagagliaio di un van esce uno sciame di mini droni, grandi quanto il palmo di una mano.
La destinazione finale dello stormo è un’università raggiunta in pochi minuti tramite un sistema GPS installato nei droni, capace anche di navigare all’interno dell’edificio grazie ad alcuni sensori (telecamere, radar, ecc.) e alla mappa precaricata della struttura.

domenica 10 dicembre 2017

Sigonella base operativa per le strategie di supremazia nucleare USA

3 dicembre 2017


Capitale mondiale dei droni da guerra, base avanzata per le forze speciali e di pronto intervento USA e NATO e, da oggi, anche centro strategico per i programmi di supremazia nucleare planetaria delle forze armate degli Stati Uniti d’America. Segretamente, senza che mai il governo italiano abbia ritenuto doveroso informare il Parlamento e l’opinione pubblica, sta per entrare in funzione nella grande stazione siciliana di Sigonella la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), la stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema di “pronto allarme” USA per l’identificazione dei lanci di missili balistici con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali. Una specie di “scudo protettivo” tutt’altro che difensivo: i moderni dottor Stranamore del Pentagono puntano infatti al controllo “preventivo” di ogni eventuale operazione missilistica nemica per poter scatenare il “primo colpo” nucleare evitando qualsiasi ritorsione da parte dell’avversario e dunque i limiti-pericoli della cosiddetta “Mutua distruzione assicurata” che sino ad ora ha impedito l’olocausto nucleare.

venerdì 6 ottobre 2017

Attacchi drone in Libia: come è coinvolta l’Italia?


Attacchi drone in Libia: come è coinvolta l’Italia?
(Foto di www.remocontro.it)

27.09.2017 - Rete Italiana per il Disarmo
L’esercito USA ha recentemente dichiarato di aver condotto quattro raid recenti in Libia contro l’ISIS: ma qual è il coinvolgimento dell’Italia? Questa è la domanda che la società civile si pone alla notizia che i raid sarebbero partiti dalla base italiana da Sigonella, come riportato ieri da Repubblica: una certezza quantomeno curiosa, dato che sugli accordi tra il governo italiano e quello americano vige grande segretezza. Mentre è pubblico l’accordo bilaterale su Sigonella, il Technical Arrangement del 2006 – e sono stati gli USA a pubblicarlo – non ci sono infatti notizie sull’accordo aggiuntivo che regola la presenza dei droni armati a Sigonella, al punto che non vi è conferma nemmeno dell’anno della firma.

lunedì 1 agosto 2016

Altri droni italiani per le infinite guerre mediorientali

15 luglio 2016

I più moderni aerei senza pilota made in Italy alle belligeranti petromonarchie arabe. Durante il Farnborough International Airshow in corso in Gran Bretagna, i manager della holding militare-industriale Leonardo-Finmeccanica hanno comunicato che un numero imprecisato dei droni “Falco Evo”, la versione evoluta del sistema a pilotaggio remoto Falco, saranno consegnati a due misteriosi paesi, “rispettivamente del Medio Oriente e della regione del Golfo”.

“L’azienda italiana non ha voluto fornire I’identità dei clienti ma ha spiegato che essi già operano con i velivoli Falco”, ha riferito l’agenzia specializzata statunitense Defense News. “Dato che ad oggi, i paesi e le organizzazioni internazionali che hanno acquistato i Falco sono Giordania, Arabia Saudita, Pakistan, le Nazioni Unite e il Turkmenistan, è presumibile che i due nuovi clienti dei Falco Evo siano le forze armate di Arabia Saudita e Giordania”.

domenica 20 dicembre 2015

DROGA E ALCOOL PER I PILOTI DI DRONI

Postato Domenica, 13 dicembre @ 06:55:00 GMT di davide

DI ANDREW BUNCOMBE
The Independent
Degli informatori provenienti dal segreto mondo statunitense dei droni affermano che gli operatori “sono sotto stress e spesso fanno ricorso a droghe ed alcool” in un raro sguardo all'interno del programma.

Quattro uomini si sono fatti avanti per consentire uno sguardo senza precedenti all'interno del programma statunitense dei droni.

Il programma americano dei droni, secondo alcuni degli uomini che hanno passato anni a pilotare da remoto le missioni, è privo di regole, controproducente e condotto da personale sotto stress, il quale spesso fa abuso di droghe ed alcool.
Fornendo un panorama senza precedenti del funzionamento interno del programma controllato dalla CIA, tanto segreto quanto controverso, quattro ex operatori hanno espresso la loro preoccupazione sul fatto che siano stati regolarmente uccisi dei civili innocenti, indicati poi come “nemici combattenti”.

venerdì 22 maggio 2015

I droni dei serial killer

L’arte della guerra
By Manlio Dinucci
Global Research, April 30, 2015
ilmanifesto.info

A Washington ormai è un «macabro rituale»: una volta al mese membri del Congresso, facenti parte delle commissioni sull’intelligence, vanno al quartier generale della Cia a «visionare i filmati di persone che saltano in aria, colpite dagli attacchi dei droni in Pakistan e altri paesi». Lo riporta «The New York Times» (25 aprile), sottolineando che questa «parvenza di supervisione» serve a far apparire «un rigoroso controllo, da parte del Congresso, sul programma di uccisioni mirate». Programma che «la Casa Bianca continua a sostenere», promovendo ai più alti ranghi i funzionari della Cia che lo hanno costruito dieci anni fa, «alcuni dei quali sono stati anche alla guida dei programmi sull’uso della tortura nelle prigioni segrete».

domenica 29 dicembre 2013

Italia mercenaria, Italia assassina

di : Manlio Dinucci
giovedì 27 ottobre 2011 - 12h45

Le immagini di " Gheddafi linciato e ucciso" da una folla inferocita di miliziani sono state diffuse su scala mondiale, per dimostrare che quella libica è stata una ribellione popolare conclusasi col rovesciamento dell’odiato " dittatore ". Versione semplicistica, facente parte delle potenti «armi di distrazione di massa» usate nell’operazione Protettore Unificato. Ben diversa la realtà che sta venendo a galla, come dimostra la documentata ricostruzione degli avvenimenti fatta ieri dal quotidiano britannico The Telegraph.

venerdì 22 novembre 2013

I droni americani e il terrorismo fai da te

Massimo Fini
Lunedì 03 Giugno 2013 14:24 .Quando il 25 maggio un soldato francese in normale servizio di pattuglia è stato accoltellato al collo da un uomo, poi arrestato, di cui è stato fornito solo il nome, Alexander, ma non la nazionalità né le origini, François Hollande si è affrettato a dichiarare che l'episodio non aveva alcun collegamento con quello avvenuto pochi giorni prima a Woolwich, sobborgo di Londra, dove un militare britannico, Lee Rigby, reduce dall'Afghanistan, era stato ucciso e decapitato da due cittadini inglesi di origine nigeriana. Fra i due episodi si è inserito l'accoltellamento di un altro uomo (non si sa se civile o militare) ancora a Woolwich.

Casuale anche questo?

giovedì 21 novembre 2013

Il nemico di cui nessuno osa parlare

John Pilger
Mercoledì 25 Settembre 2013 19:03 .«L’Innominato, che è il più grande e pericoloso nemico dell'umanità abita a Washington»

Attaccata al muro di fronte a me c’è la prima pagina del Daily Express del 5 settembre 1945 con le parole: "Scrivo questo come avvertimento per il mondo".

Così cominciava il rapporto da Hiroshima, di Wilfred Burchett. Fu lo scoop del secolo. Per quel suo solitario, pericoloso viaggio che sfidava le autorità di occupazione americane, Burchett fu messo alla gogna, anche dai colleghi che lavoravano con lui, ma fece sapere al mondo che un atto premeditato di omicidio di massa, su scala epica, aveva innescato una nuova era di terrore.

martedì 8 ottobre 2013

La vera arma di distruzione di massa é la democrazia

domenica 16 settembre 2012
Marco Cedolin

Uno dei tratti salienti che hanno caratterizzato l'ultimo decennio é senza dubbio l'esportazione della democrazia occidentale, omologata secondo il modello americano e veicolata ovunque sia stato possibile, spesso in maniera coatta e con l'ausilio delle bombe.
Dopo la "democraticizzazione" dell'Europa dell'Est, intervenuta come corollario del crollo dell'Unione Sovietica e del mito del comunismo, per realizzare la quale é stata necessaria solamente qualche "spinta" data al momento giusto nel luogo più consono (da Ceausescu a Milosevic sarebbero molte le storie da raccontare e sulle quali riflettere) da parte dell'amministrazione USA, dei suoi padroni e dei suoi servi é maturato il convincimento che si dovesse proseguire sulla strada intrapresa raddoppiando gli sforzi e sostituendo le spintarelle con veri e propri schiaffoni.
Prima é toccato all'Afghanistan di Bin Ladin, reo di essere stato scelto come caprio espiatorio degli auto attentati dell'11 settembre, assaporare il dolce gusto delle bombe e della democrazia....

domenica 29 settembre 2013

Lo "stato fallito" libico

15/5/2013
Ripropongo tre articoli pubblicati a notevole distanza uno dall’altro, la cui lettura comparata offre però la possibilità di comprendere come gli Stati Uniti e i loro alleati membri della NATO abbiano gettato i semi da cui è “fiorito” l’attuale disastro geostrategico che ha consegnato la Libia al caos, ponendola sotto il controllo di bande di guerriglieri islamisti che fanno del settarismo tribale e religioso il proprio marchio distintivo.


Al-Qaeda: pedine dell’insurrezione della CIA dalla Libia allo Yemen
Di Webster Griffin Tarpley


Dopo due settimane di attacchi imperialistici, la Libia viene ora straziata dai terroristi di al-Qaeda, dalla guerra civile, dai raid aerei della NATO, dai missili Cruise, dai droni Predator e dagli aerei da combattimento C-130, tutte cose rese possibili dai ribelli della Cirenaica sostenuti dalla CIA. Commandos statunitensi, britannici, francesi e olandesi hanno assunto la leadership delle forze ribelli e le stanno armando con armamenti moderni in flagrante violazione dell’embargo sulle armi specificato nella risoluzione ONU 1973. Inoltre al-Qaeda, per conto suo, sta già rubando armi pesanti, come ha riferito il presidente del Ciad. La fatua retorica delle rivoluzioni colorate di matrice angloamericana si è dissolta, per mostrare alla luce del sole l’orrenda realtà di una cinica e brutale furia imperialistica volta a distruggere lo stesso Stato-nazione moderno.

domenica 21 ottobre 2012

L’assassinio di Muammar Gheddafi: un’operazione della NATO dalla A alla Z


Muammar Gheddafi – leader rivoluzionario della Jamahiriya araba libica – è stato assassinato il 20 ottobre 2011, nella città libica di Sirte. Le circostanze precise della sua morte sono offuscate dal mistero e da contraddizioni, ma i media sostengono è che i tirapiedi della NATO, i ‘ribelli’, l’abbiano catturato e ucciso. Questo ha dato al governo d’occupazione del CNT, non eletto e universalmente disprezzato, una vittoria decisiva nella guerra di propaganda sulla Libia. Tuttavia, sta emergendo un quadro sulle effettive circostanze della sua morte, che mette le forze speciali della NATO – probabilmente le SAS britanniche – nel centro della vicenda.

sabato 29 settembre 2012

Libyan Chronicles 13.0

“Per quanto critiche possano essere la situazione e le circostanze in cui vi trovate, non disperate; è proprio nelle occasioni in cui c’è tutto da temere che non bisogna temere niente; è quando siamo circondati da pericoli di ogni tipo che non dobbiamo averne paura; è quando siamo senza risorse che dobbiamo contare su tutte; è quando siamo sorpresi che dobbiamo sorprendere il nemico.” (Sun Tzu -L’arte della guerra)
“Nella società degli spettacoli il vero non è che un momento del falso”
(Guy Debord)
“Ci siamo seduti dalla parte del torto perchè tutti gli altri posti erano occupati” (Bertold Brecht)
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  • Ad Ovest la TV sulla Libia tace, distorce e mente [29.08.2011]
    “Argumenty.ru” Alexander Grigoriev
Libya: The massacre, the cover-up. What is going on?
“Sembra che stiamo lavorando alla televisione sovietica. La censura è totale, il tutto coordinato con l’ufficio di Londra. Hanno scattato una foto a Tripoli nella zona che controllano i ribelli; le persone uccise erano in abiti civili e disarmati, ma con segni di tortura. Viene distillata in ufficio. Esce con la didascalia: <<L’esercito di Gheddafi ha ucciso gli abitanti di Tripoli>>.
Ho chiamato, dicendo, non c’è l’esercito di Gheddafi in questa regione, è dove gli islamisti controllano tutto completamente. Risposta: “Lo sappiamo bene qui!”.
E’ così ogni storia “.