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lunedì 1 aprile 2019

Giornata dell'acqua, "nei paesi in guerra uccide come proiettili"

Nuovo rapporto dell'Unicef in occasione della giornata mondiale. Nei paesi colpiti da conflitti protratti nel tempo, i bambini sotto i 15 anni hanno probabilità 3 volte maggiori di morire a causa della mancanza di acqua sicura e servizi igienico-sanitari che per violenza

22 marzo 2019
Foto: Unicef/Water Under Fire
Unicef/Water Under Fire
Roma - Secondo un nuovo rapporto dell'Unicef, lanciato oggi, in occasione della Giornata Mondiale dell'acqua, i bambini sotto i 15 anni nei paesi colpiti da conflitti protratti nel tempo, in media, hanno probabilita' 3 maggiori di morire a causa di malattie diarroiche dovute alla mancanza di acqua sicura e servizi igienico-sanitari che per violenza diretta. Il rapporto "Acqua sotto attacco" (Water Under Fire) mostra i tassi di mortalita' in 16 paesi durante conflitti prolungati e mostra che, nella maggior parte, i bambini sotto i 5 anni hanno probabilita' 20 volte maggiori di morire per malattie legate alla diarrea dovuta alla mancanza di accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari sicuri che per violenza diretta.

lunedì 10 settembre 2018

ORRORI ERITREI O ORRORI COLONIALISTI? (Parte seconda)

Sullo sfondo del Corno d’Africa normalizzato



di Fulvio Grimaldi
  Avviso ai naviganti: Facebook, dopo avermi sospeso e rimosso ripetutamente miei articoli, ora rimuove anche i semplici titoli che posto senza il pezzo, indicando che questo si può trovare sia sul mio blog, sia sul facebook alternativo VK, al quale invito tutti a iscriversi. Cioè rimuove senza neanche conoscere il contenuto, prova che sono stato segnalato come da eliminare tout court. Succede a me come a Byoblu e a tanti altri, qui e nel mondo, vittime di queste liste di proscrizioni compilate dai governi occidentali. Ricordate Niemoeller: “Prima sono venuti a prendere gli zingari….” Eppure non si muove foglia. I cari amici e compagni, lungi dal mobilitarsi, protestare, scrivere, firmare, come è successo negli Usa, stanno alla finestra. Attenti a non cadere.


Vedere cammello

L’Eritrea, come l’ho conosciuta io, frequentandola fin dalla trentennale lotta di liberazione dall’Etiopia e fino a oggi, non è questa. L’Eritrea per i colonialisti di ritorno ha gravi colpe che forse oggi va emendando. L’Eritrea era l’unico paese dei 52 africani che non ha mai accettato un presidio militare straniero, tantomeno statunitense o Nato. Sotto sanzioni, precisamente per questo, dall’inizio del secolo, ha dovuto cavarsela da sola, ma non ha mai chiesto l’assistenza del FMI o di altri organismi sovranazionali, ontologicamente ricattatori e giugulatori. Ripetutamente e in due guerre maggiori è stata aggredita dall’Etiopia (100 milioni di abitanti contro 4) su mandato delle sue potenze madrine: Usa e Regno Unito. Ha adottato un sistema a partito unico, che è quello che l’ha guidata nella lotta rivoluzionaria, Il Fronte Popolare per la Liberazione dell’Eritrea (FPLP). Sotto assedio economico, politico e militare del colonialismo di ritorno, ha saputo rendersi autosufficiente sul piano alimentare. Quella della spaventosa carestia, denunciata da “L’Avvenire”, è una bufala-pretesto per sollecitare un “intervento umanitario”. Con un sistema di dighe e bacini che raccolgono l’acqua piovana, l’Eritrea ha potuto salvarsi dalle ricorrenti siccità che affamano i popoli del Corno.

giovedì 28 giugno 2018

Droni, svelati 550 raid americani in Libia. Quasi tutti da Sigonella

Posted by on 21,Giu,2018

Il numero degli attacchi supera quelli lanciati nel resto del mondo. Nel 2016 Sirte usata come laboratorio delle guerre robotizzate con 300 missioni tra le case

di GIANLUCA DI FEO
Partono quasi ogni notte, con un sibilo silenzioso. Sagome spettrali confuse nell’oscurità prendono il volo dalla pista di Sigonella, dirette verso le coste dell’Africa. Sono i droni da combattimento americani, diventati i protagonisti più discussi della guerra contemporanea. Ma nessuno finora aveva scoperto che il campo di battaglia principale di questo conflitto tecnologico è la Libia, epicentro delle incursioni teleguidate statunitensi. Adesso un’inchiesta condotta da Repubblica in collaborazione con la testata investigativa The Intercept è in grado di rivelare che dal 2011 i bombardieri robot Usa hanno lanciato almeno 550 attacchi sul suolo libico.
È un numero altissimo, che apre uno squarcio sul lato più oscuro della sfida globale al terrorismo e mette in discussione la contabilità fornita dalla Casa Bianca di fronte alle richieste dei parlamentari Usa e delle associazioni per i diritti civili di tutto il mondo. Le autorità di Washington infatti non hanno mai presentato dati sulle incursioni dei droni in territorio libico. Ma gli attacchi lanciati in Libia durante la presidenza Obama sono superiori al totale dei raid scagliati nello stesso periodo in Pakistan, Yemen e Somalia. E, secondo le fonti interpellate da Repubblica, la quasi totalità di queste 550 missioni killer è stata realizzata usando la base italiana di Sigonella.
Obiettivo Gheddafi
Proprio nell’installazione siciliana il 25 marzo 2011 è stato attivato il 324th Expeditionary Reconnaissance Squadron, un reparto dell’aviazione statunitense dotato di Predator, i primi velivoli da combattimento senza pilota.

martedì 20 marzo 2018

I campi concentramento per i civili nell'Africa italiana

Campi di concentramento (16 in Libia 1 in Eritrea 1 in Somalia)

Campi di rieducazione (4)

Campi di punizione (3)

Nei campi vennero inviati sia le tribù allontanate dal Gebel el- Achdar sia gli indigeni appartenenti a tribù seminomadi vaganti attorno alle oasi o all'interno.

I principali campi di concentramento furono Soluch (a sud di Bengasi); Sidi el Magrum (a ovest di Bengasi) ;Agedabia (a 200 km a ovest di Bengasi) nelle vicinanze della primitiva sede della Senussia per dare un segnale alla resistenza senussita della forza dei coloniali italiani;.Marsa el Brega; el Abiar; el Agheila.

Nei campi di rieducazione inviati giovani appartenenti a tribù più evolute per trasformarli in impiegati utili all'amministrazione coloniale.

Nei campi di punizione tutti coloro che avevano commesso reati o ostacolato l'occupazione italiana.

domenica 18 marzo 2018

La guerra di conquista dell'Etiopia: i crimini sulle popolazioni e l'uso dei gas.

Per Africa Orientale italiana si intende quel territorio comprendente Eritrea e Somalia costituito nel gennaio del 1935 dal fascismo in previsione della guerra con l'Etiopia che, dopo la conquista italiana. costituirà parte integrante del territorio.


L'Eritrea fu la prima colonia italiana costituita dopo l'acquisto da parte del governo italiano (1882) della baia di Assab, sul mar Rosso,dalla Società Rubattino che, a sua volta, l'aveva acquistata dieci anni prima da sultani locali.

La colonizzazione italiana proseguirà nel 1885 con l'occupazione di Massaua che porrà sempre più in primo piano i rapporti con l'Impero abissinio.

Nel 1886 l'eccidio di Dogali, compiuto dagli Abissini per contrastare l'espansionismo italiano, ne sarà un esempio.

L'espansionismo italiano continuerà sino ai limiti dell'altopiano etiopico e troverà un atto significativo nel Trattato di Uccialli che, per il governo italiano ma non per quello etiope, stabiliva una sorta di protettorato dell'Italia sull'Etiopia.

Dopo l'occupazione del Tigrè, avvenuta nel1893, il colonialismo italiano subisce una battuta d'arresto con le sconfitta di Amba Alagi, Macallè e Adua.L'Eritrea costituirà la base delle operazioni del fronte nord, guidate da Graziani, nella campagna di Etiopia.

sabato 24 febbraio 2018

L’offensiva militare dell’imperialismo in Africa

16 febbraio 2018

di Carlos Lopes Pereira
usarmy toppe“O Militante“, rivista teorica del Partito Comunista Portoghese, n° 352 gennaio-febbraio 2018

Traduzione di Marica Guazzora per Marx21.it

Nel quadro della sua strategia imperialista di dominio mondiale gli Stati Uniti stanno aumentando gli interventi militari in Africa; Mentre provocano l’aumento delle tensioni, creano minacce di guerra in altre zone del pianeta. Gli Stati Uniti e gli alleati, in particolare la Francia, hanno collocato più truppe e armamenti nel continente africano, rinforzando le basi militari, creando nuovi meccanismi di ingerenza, causando l’aggravarsi di conflitti e guerre.

Questa offensiva bellicista in Africa, che da un lato conta sulla connivenza di settori delle classi nazionali e dall’altro affronta l'opposizione e la resistenza dei popoli, crea le condizioni per un ulteriore sfruttamento dei lavoratori e il saccheggio delle risorse naturali, un processo violento di neocolonizzazione che blocca lo sviluppo sovrano dei paesi africani. Sono evidenti gli obiettivi dell’imperialismo: il dominio delle risorse naturali, la conquista di nuovi mercati, il controllo delle posizioni strategiche e la concorrenza con le potenze emergenti, specialmente la Cina.

martedì 24 gennaio 2017

Omicidi e stupri nel campo profughi in Libia, arrestato a Milano il torturatore riconosciuto dalle vittime

17 gennaio 2017
 
"Un orrore mai visto". Così Ilda Bocassini parla delle violenze subite dai migranti, che si sono ritrovati nel centro di accoglienza accanto alla stazione Centrale con il loro aguzzino. E' accusato di decine di violenze sessuali, sequestri per estorsione e quattro omicidi. Il pm: "Come un campo di concentramento nazista"
Lo hanno riconosciuto le sue vittime, le stesse con cui si è ritrovato nel centro di accoglienza accanto alla stazione Centrale di Milano. Un ventiduenne somalo, Osman Matammud, è stato arrestato perché ritenuto il torturatore del campo di raccolta migranti di Bani Walid in Libia, a 150 km da Tripoli, colpevole di 4 omicidi commessi nel campo, sequestro a scopo di estorsione ai danni di centinaia di somali, violenze sessuali su decine di donne. "In 40 anni di carriera non ho mai visto un orrore simile", ha detto il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini che coordina l'inchiesta della Dda. Mentre il pm Marcello Tatangelo ha paragonato il luogo a un "campo di concentramento nazista".

domenica 17 luglio 2016

La Politica dell’Assassinio che Viene Condotta nel Nostro Nome

6 luglio 2016

Jemery Scahill, Simon e Schuster- Estratto dal libro “The Assassination Complex” di Jeremy Scahill
Come fa il Governo degli Stati Uniti a dare a se’ stesso il diritto di condannare gente a morte senza un dovuto processo, nel nome della sicurezza nazionale? Nel “The Assassination Complex”, Jeremy Scahilll e lo staff di The Intercept aprono una finestra su come  le catture e gli assassinii sanguinosi mirati dei militari USA vengono preparatiS dalla stanza dei bottoni, in Afganistan, Yemen e Somalia. Ordina questo libro rivelatore donando a Truthout oggi!
L’estratto che segue e’ da The Assassination Complex: Inside the Government’s Secret Drone Warfare Program:
Per Barak Obama, fin dal primo giorno come comandante in capo, il drone e’ stata l’arma di prima scelta, usata dai militari e dalla CIA per catturare e uccidere gente che la sua amministrazione ha dichiarato- attraverso un processo segreto, senza accusa o processo- come gente che  merita di essere uccisa. C’e’ stato un focus intenso sulla tecnologia delle uccisioni remote, ma quello appunto serve spesso come un surrogato per cio’ che dovrebbe essere un esame complessivo sul potere dello stato per quanto riguarda la vita e la morte.
I droni sono i mezzi, non la politica. La politica e’ l’assassinio. Mentre tutti i presidenti (degli USA, Ndt) dai tempi di Gerald Ford, hanno mantenuto un ordine esecutivo che vieta gli assassinii da parte del personale USA, il Congresso ha evitato di fare leggi sulla questione o persino di definire la parola “assassinio”. Questo ha dato la possibilita’ ai proponenti delle guerre con i droni di ridefinire gli assassinii con caratterizzazioni piu’ accettabili, come il “term du jour”, “uccisioni mirate”.

domenica 19 giugno 2016

Migranti torturati e uccisi: ecco la Libia cui chiederemo di bloccare le partenze

15 GIUGNO 2016 | di
 
" I cristiani li odiano. Se sei cristiano, devi solo pregare Dio che non ti trovino. Se scoprono una croce o un tatuaggio religioso, ti picchiano ancora di più”. (Omar, 26 anni, eritreo).
 “Mi hanno picchiato e preso i soldi. Poi hanno trovato la mia Bibbia, hanno strappato la croce che avevo al collo e le hanno scagliate lontano. Per prima cosa controllano se hai soldi nelle tasche, poi prendono un cavo elettrico e ti frustano” (Semre, 22 anni, eritreo).
“Se dicevamo che avevamo fame, le guardie venivano a picchiarci. Ci costringevano a stare a pancia in giù e ci picchiavano coi tubi di gomma. Una volta hanno sparato a un detenuto del Ciad, senza alcun motivo. Lo hanno portato in ospedale, poi di nuovo in cella ed è morto. Ufficialmente, è morto a seguito di un incidente d’auto. Lo so, perché mi facevano lavorare, gratis, nella stanza degli archivi”. (K., 19 anni, eritreo)
“Non avevo soldi così ho dovuto fare lo schiavo per tre mesi: trasportare sabbia e pietre, coltivare. Quando dicevo che avevo fame, si mettevano a urlare. Mi hanno fatto bere acqua mescolata a petrolio o col sale dentro, solo per punirmi. Un giorno mi hanno dato un telefono dicendomi di chiamare a casa per farmi mandare dei soldi. Ma i miei genitori sono morti, non avevo nessuno da chiamare. Allora mi hanno picchiato e per un po’ non mi hanno dato da mangiare” (Daniel, 19 anni, ghanese).

martedì 7 giugno 2016

Donne migranti: un viaggio nel segno della violenza

L'adolescente stuprata e rimasta incinta sbarcata tra i migranti a Palermo qualche giorno fa ha riportato l'attenzione sulle violenze cui vengono sottoposte le donne prima, e durante il viaggio verso l'Europa promessa. Assieme a un'esperta operatrice del settore abbiamo cercato di far luce su un quadro terribile di soprusi, non solo sessuali.


Donne migranti: un viaggio nel segno della violenza
L'adolescente stuprata e rimasta incinta sbarcata tra i migranti a Palermo qualche giorno fa ha riportato l'attenzione sulle violenze cui vengono sottoposte le donne prima, e durante, il viaggio verso un'Europa promessa, e mai mantenuta. Un quadro terribile di soprusi, in cui quello dell'abuso sessuale è solo uno dei molti, atroci, traumi, sia fisici che psicologici, che sono costrette a sopportare. Un'esperta del settore, Irene Santoni, coordinatrice di Free Woman - onlus che si occupa della tutela dei diritti e accoglienza delle donne immigrate - ci ha aiutato a risalire la lunga scia di dolore che parte dal cuore dell'Africa e arriva al centro del Mediterraneo, tra ricatti, minacce e morte.

mercoledì 13 aprile 2016

Libia: proprio come la Somalia

La drammatica situazione della Libia, divisa tra Tobruk, Tripoli ed il nuovo premier Sarraj, ricorda quella della Somalia del post Siad Biarre. Che ci piaccia o meno, l'ultimo governo che è stato in grado di tenerla unita è stato quello di Gheddafi.
La situazione politica e militare della Libia è a dir poco ostica. Dopo mesi d’incontri ed accordi tra i due governi del paese, quello islamista di Tripoli e quello ufficialmente riconosciuto di Tobruk, andati quasi sempre tutti a vuoto, alla fine la comunità internazionale ha deciso di far piovere sul paese un premier calato dall’alto, Sarraj, e che la popolazione locale guarda come una figura estranea, verso cui il massimo stato d’animo è l’indifferenza. Cosa che del resto si manifesta praticamente sin dal 2011, quando a Bengasi nacque il famoso “Consiglio Nazionale Transitorio” (CNT), per nulla partecipato dalla popolazione e ad essa del tutto ostile ed indifferente. Anche se a quel tempo i media occidentali e panarabi si sbracciavano per farci credere che quello di Bengasi fosse un governo che godeva di un entusiastico sostegno popolare, la verità era che in tutta la Cirenaica si tenevano ogni giorno dimostrazioni pro-Gheddafi, almeno finché il Qa’id non venne barbaramente ucciso, il che spense tutte le speranze nella popolazione libica per una vittoria su coloro che venivano semplicemente visti come usurpatori e traditori sostenuti dall’Occidente e dalle petromonarchie del Golfo.

mercoledì 10 febbraio 2016

MANIFESTAZIONE NO-NATO A ROMA - LA CIVILTA' DOMINANTE

26 gennaio 2016

E così, avendo riaperto la porta, per me da tempo socchiusa, della "partecipazione", dopo il 25 novembre a Firenze mi sono ritrovato a Roma il 16 gennaio all'Esquilino a manifestare contro la vera e propria "spectre" del XXI° secolo, la NATO, vero e proprio braccio armato della metastasi di una architettura di intrecci di poteri ed interessi in cui si è trasformata - anno dopo anno - la cosidetta civiltà occidentale. Autoreferenziantesi prima con gli strumenti "popolari" della propaganda (mode e modi, stampa e televisione) la società occidentale non ha avuto alcuno scrupolo a risolvere con l'uso delle armi le questioni e le divergenze internazionali introducendo il davvero rivoluzionario concetto
 ( rivoluzionario tanto quanto i protagonisti dei testi di Gladstone: Colonialismo e dominazione) di "urgenza di proteggere" tutti quanti in giro per il mondo, anche e sopratutto in casa d'altri, in Paesi che non hanno la dignità di far parte di quella "comunità internazionale" il cui lasciapassare sono i bombardieri e le calunnie.

sabato 17 ottobre 2015

Perché i profughi evitano di chiedere asilo in Svizzera

11 ottobre 2015


Una porta con le grate che si apre ogni giorno intorno alle sei del pomeriggio e si chiude alle 9.45 del mattino successivo, sorvegliata da poliziotti. Quattro dormitori con letti a castello illuminati da una luce al neon, arredati con un armadio di ferro blu per ogni due persone, dove la luce si spegne alle dieci. Un refettorio con otto grandi tavoli e una televisione al muro. Docce e bagni. Il tutto completato da grossi tubi di aerazione da cui proviene un’arietta fresca che ricorda quella di un obitorio.
Benvenuti sotto terra, nel rifugio della protezione civile (Pc) di Clarens, nel comune di Montreux (nel cantone Vaud), e dove dal 1 settembre risiede una cinquantina di giovani africani, in gran parte eritrei, ma anche afgani e somali. Costruito sotto una scuola comunale, questo bunker appartiene allo stato elvetico. È uno dei tanti rifugi antiatomici che all’epoca della guerra fredda spuntavano come funghi e che oggi non servono più a molto. Se non, in alcuni cantoni, a dare alloggio ai profughi.

giovedì 1 ottobre 2015

Libia e Siria: il direttore dei servizi segreti Massolo ad Assisi: "Anche se interveniamo, il flusso dei migranti non si fermerà"

venerdì 11 settembre 2015

Vergogna per tutti i potenti, papa incluso

Lunedì, 31 Agosto 2015
Ad ogni morto durante le migrazioni, in un barcone affondato, in una stiva piena di gas tossici, o per una pallottola partita dalla motovedetta che doveva “salvarlo”, si moltiplicano i latrati delle jene alla Salvini, ma anche le ipocrite voci di compianto, senza un’ombra di denuncia delle cause, e ovviamente senza una proposta convincente di soluzione. Lo stesso papa si è limitato a pregare, ad affidare ciascuna delle vittime dei naufragi e dei Tir senza bocche d’aria “alla misericordia di Dio”, come se dovessero essere perdonate di qualcosa, mentre a Dio ha chiesto “di aiutarci a cooperare con efficacia per impedire questi crimini, che offendono l’intera famiglia umana”.

sabato 4 luglio 2015

La copertura mediatica della crisi dei migranti in Europa ignora la causa del fenomeno: la NATO

La portata della crisi migratoria che Europa sta affrontando oggi non può essere sottovalutata. E' veramente senza precedenti. Deve essere chiaro però che il numero di migranti che i paesi europei hanno accolto o si sono impegnati a ad accogliere è irrisorio rispetto ai numeri che sono ospitati in altri paesi del Medio Oriente. Il Libano, per esempio, ospita 1,1 milioni di rifugiati siriani. La Giordania ospita più di 600.000 rifugiati. L'Iraq ospita quasi 250mila. La Turchia ospita 1,6 milioni.

Ciò che è abitualmente sottovalutato, però - e di fatto quasi completamente ignorato dai media tradizionali - sono le vere radici della crisi, si legge su Russia Insider.

giovedì 18 giugno 2015

LIBIA: LA LUCROSA CACCIA AL NEGRO PER MANDARCELO

Postato il Giovedì, 11 giugno @ 23:10:00 BST di davide

DI MAURIZIO BLONDET

effedieffe.com

«Siamo qui per essere venduti»: così i migranti – quasi tutti subsahariani – che sono parcheggiati nel centro di raccolta di Zaouia, in Libia, un 50 chilometri ad ovest di Tripoli. Due inviati di Le Monde sono riusciti a avvicinarli (non si conoscono i particolari): come risultati dai loro agghiaccianti racconti, diversi sono rimasti vittime di retate delle ‘autorità’ libiche della zona e del momento.

mercoledì 17 giugno 2015

SBARCHI DI MASSA, L'UCRAINA DEL MEDITERRANEO

Postato il Sabato, 06 giugno @ 18:26:59 BST di davide

DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org
Dopo i 170.000 immigrati sbarcati nel 2014, il governo italiano stima per il 2015 un nuovo record da 400.000 arrivi, di cui un terzo profughi e due terzi clandestini: i numeri non sono paragonabili a quelli del Libano dove la popolazione è aumentata del 50% a causa della destabilizzazione siriana, ma sono comunque allarmati perché una massa senza alcun legame linguistico e culturale con l’Italia è scaricata su una società già esasperata dalla crisi economica. Dietro l’invasione si cela la volontà di Washington e Londra di replicare nel Mediterraneo la strategia adottata nell’est-europeo con la crisi ucraina: generare instabilità nel tentativo di puntellare la UE/NATO, spacciate come ancora di salvezza anziché come causa dell’immigrazione selvaggia. Dalla Marina Militare alle cooperative passando per i servizi segreti, diversi attori italiani assecondano l’operazione.

sabato 9 maggio 2015

Immigrazione, cadaveri al largo della Libia. A bordo del pattugliatore Bettica è nata una bambina

4 maggio 2015
Sono 16 i barconi che hanno lanciato l'allarme, 4 già soccorsi

Sono oltre 2.000 i migranti soccorsi dalle navi della Marina Militare nel lungo fine settimana del Primo Maggio nelle acque dello Stretto di Sicilia, tra Lampedusa e la Libia, secondo il bilancio della Marina Militare. E a bordo del pattugliatore Bettica, mentre stava portando a riva 654 migranti recuperati in 4 interventi di soccorso, nella notte è nata una bambina. La piccola e la madre, imbarcata a travaglio iniziato, stanno bene. A bordo di un rimorchiatore che aveva soccorso alcuni migranti alla deriva in varie imbarcazioni, sono invece decedute due persone.

domenica 3 maggio 2015

La grande ipocrisia

22 aprile 2015 di Alain Goussot*

L’ipocrisia del cosiddetto mondo civilizzato è assoluta, le ‘buone coscienze’ si dicono dispiaciute oppure propongono soluzioni – vedi sparare sui barconi, combattere gli scafisti (come?) – che sono peggiori del dramma in atto. Quello che viene nascosto e non viene detto all’opinione pubblica europea e italiana è quali sono le cause di questa fuga dall’Africa e dal Medio-Oriente.

Basta vedere da dove provengono i profughi che tentano di arrivare sulle coste italiane e greche: Corno dell’Africa (Somalia, Eritrea e Etiopia), Sudan, Nigeria, Mali , Iraq, Siria, Palestina. Stupisce il fatto che nessuno giornalista italiano si ponga la domanda: ma in Somalia, Eritrea e Etiopia non ci siamo stati noi per quasi un secolo? E poi con il dittatore Siad Barre e i militari Etiopi non abbiamo fatto affari, e quali risultati ha avuto l’intervento militare americano in Somalia bel 1991/1992? Gli shabaab somali sono nati in quel caos provocato dall’intervento italo-americano! In Nigeria sappiamo che la questione della guerra civile e interetnica e di Boko Haram nasce anche dalla presenza del petrolio nel più grande paese dell’Africa nera, petrolio sfruttato dalle multinazionali euro-americane, eppure la popolazione vive in una povertà assoluta. In Mali c’è una guerra civile e la rivolta armata dei tuareg e dei gruppi islamisti provengono dalla Libia dopo la distruzione dello Stato libico in seguito ai bombardamenti francesi, inglesi e statunitensi. L’Iraq è stato distrutto dalle guerre Usa, la Siria è al collasso con milioni di profughi perché gli Stai uniti con i loro alleati sauditi hanno armato e finanziato i gruppi di opposizione armata, compreso l’Isis; per abbattere Assad e accerchiare ai suoi confini il ‘nemico’ russo.