Giugno 1936. L'Etiopia resta per quasi due terzi da occupare soprattutto nell'ovest e nel sud dell'impero.
I
focolai di guerriglia sono presenti nello Scioa e lungo la ferrovia
Addis Abeba-Gibuti. Difficoltà anche a causa della stagione delle piogge
che blocca i movimenti nelle strade e rende difficili i rifornimenti.
Graziani è praticamente assediato ad Addis Abeba, mentre Badoglio è in Italia a riscuotere premi e onori.
In complesso il periodo da maggio a ottobre ha un carattere
prevalentemente difensivo. Si intensifica la repressione del ribellismo.
Nei primi giorni di giugno Mussolini telegrafa a Graziani i seguenti ordini:
"Tutti i ribelli fatti prigionieri devono essere passati per le armi" (tel n. 6496)
"Per finirla con i ribelli...impieghi i gas" (tel.6595)
In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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lunedì 19 marzo 2018
domenica 18 marzo 2018
La guerra di conquista dell'Etiopia: i crimini sulle popolazioni e l'uso dei gas.
Per Africa Orientale italiana si intende quel territorio comprendente
Eritrea e Somalia costituito nel gennaio del 1935 dal fascismo in
previsione della guerra con l'Etiopia che, dopo la conquista italiana.
costituirà parte integrante del territorio.
L'Eritrea fu la prima colonia italiana costituita dopo l'acquisto da parte del governo italiano (1882) della baia di Assab, sul mar Rosso,dalla Società Rubattino che, a sua volta, l'aveva acquistata dieci anni prima da sultani locali.
La colonizzazione italiana proseguirà nel 1885 con l'occupazione di Massaua che porrà sempre più in primo piano i rapporti con l'Impero abissinio.
Nel 1886 l'eccidio di Dogali, compiuto dagli Abissini per contrastare l'espansionismo italiano, ne sarà un esempio.
L'espansionismo italiano continuerà sino ai limiti dell'altopiano etiopico e troverà un atto significativo nel Trattato di Uccialli che, per il governo italiano ma non per quello etiope, stabiliva una sorta di protettorato dell'Italia sull'Etiopia.
Dopo l'occupazione del Tigrè, avvenuta nel1893, il colonialismo italiano subisce una battuta d'arresto con le sconfitta di Amba Alagi, Macallè e Adua.L'Eritrea costituirà la base delle operazioni del fronte nord, guidate da Graziani, nella campagna di Etiopia.
L'Eritrea fu la prima colonia italiana costituita dopo l'acquisto da parte del governo italiano (1882) della baia di Assab, sul mar Rosso,dalla Società Rubattino che, a sua volta, l'aveva acquistata dieci anni prima da sultani locali.
La colonizzazione italiana proseguirà nel 1885 con l'occupazione di Massaua che porrà sempre più in primo piano i rapporti con l'Impero abissinio.
Nel 1886 l'eccidio di Dogali, compiuto dagli Abissini per contrastare l'espansionismo italiano, ne sarà un esempio.
L'espansionismo italiano continuerà sino ai limiti dell'altopiano etiopico e troverà un atto significativo nel Trattato di Uccialli che, per il governo italiano ma non per quello etiope, stabiliva una sorta di protettorato dell'Italia sull'Etiopia.
Dopo l'occupazione del Tigrè, avvenuta nel1893, il colonialismo italiano subisce una battuta d'arresto con le sconfitta di Amba Alagi, Macallè e Adua.L'Eritrea costituirà la base delle operazioni del fronte nord, guidate da Graziani, nella campagna di Etiopia.
mercoledì 9 novembre 2016
Hillary incriminata? Sì, ora è possibile. Intanto Trump vola..
3 novembre 2016
Attenzione! Mentre la maggior parte dei media europei si limita a una copertura standard della campagna elettorale, sui siti americani si leggono notizie molto interessanti. E catastrofiche per Hillary Clinton.
Le inchieste dell’Fbi sul suo operato sono ben due. Una è nota: trattasi del cosiddetto “emailgate” generato dal fatto che l’ex fiat lady, quando era segretario di Stato, abbia usato un’email privata e su un server privato, anziché quelli del governo americano, violando gli standard di sicurezza e molto probabilmente anche la legge: il sospetto è che sull’email privata siano transitati anche documenti Top Secret che mai sarebbero dovuti uscire dal governo. Il lettore dirà: si sapeva! Certo, la notizia è di alcuni mesi fa ma in un primo momento il capo dell’Fbi aveva dichiarato che dalle indagini svolte non emergevano irregolarità, benché Hillary abbia cancellato migliaia di email. Qualche giorno fa, però, il caso è stato riaperto perché alcune email della Clinton sono state trovate sui computer della sua assistente Huma Abedin e di suo marito Anthony Weiner.
Attenzione! Mentre la maggior parte dei media europei si limita a una copertura standard della campagna elettorale, sui siti americani si leggono notizie molto interessanti. E catastrofiche per Hillary Clinton.
Le inchieste dell’Fbi sul suo operato sono ben due. Una è nota: trattasi del cosiddetto “emailgate” generato dal fatto che l’ex fiat lady, quando era segretario di Stato, abbia usato un’email privata e su un server privato, anziché quelli del governo americano, violando gli standard di sicurezza e molto probabilmente anche la legge: il sospetto è che sull’email privata siano transitati anche documenti Top Secret che mai sarebbero dovuti uscire dal governo. Il lettore dirà: si sapeva! Certo, la notizia è di alcuni mesi fa ma in un primo momento il capo dell’Fbi aveva dichiarato che dalle indagini svolte non emergevano irregolarità, benché Hillary abbia cancellato migliaia di email. Qualche giorno fa, però, il caso è stato riaperto perché alcune email della Clinton sono state trovate sui computer della sua assistente Huma Abedin e di suo marito Anthony Weiner.
martedì 28 luglio 2015
Migranti, SkyNews: ecco la mente del traffico dalla Libia
24 luglio 2015
Sarebbe un etiope di nome Ermias Ghermay una delle menti del traffico di esseri umani dalla Libia, secondo un'inchiesta di Sky News che cita la polizia italiana e il pm Geri Ferrara (scritto 'Gerry' nell'articolo).
Secondo la corrispondete speciale Alex Crawford, la polizia italiana «ha intercettato diverse telefonate tra Ghermay e i suoi luogotenenti, una delle quali lo collega direttamente al naufragio al largo di Lampedusa dell'ottobre 2013 in cui morirono 366 persone».
Sarebbe un etiope di nome Ermias Ghermay una delle menti del traffico di esseri umani dalla Libia, secondo un'inchiesta di Sky News che cita la polizia italiana e il pm Geri Ferrara (scritto 'Gerry' nell'articolo).
Secondo la corrispondete speciale Alex Crawford, la polizia italiana «ha intercettato diverse telefonate tra Ghermay e i suoi luogotenenti, una delle quali lo collega direttamente al naufragio al largo di Lampedusa dell'ottobre 2013 in cui morirono 366 persone».
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sabato 16 maggio 2015
La Libia, un inferno per migranti e rifugiati. “Non c’è altra scelta che prendere il mare”
11 MAGGIO 2015 | di Riccardo Noury
Un nuovo rapporto diffuso oggi da Amnesty International denuncia che in Libia i migranti e i rifugiati vanno incontro a stupri, torture e sequestri a scopo di riscatto da parte dei trafficanti, allo sfruttamento sistematico ad opera dei datori di lavoro, alla persecuzione religiosa e ad altri abusi da parte di gruppi armati e bande criminali.
Le indicibili condizioni in cui si trovano i migranti e i rifugiati, insieme alla crescente assenza di legalità e ai conflitti armati in corso nel paese, rendono evidente quanto sia pericoloso oggi vivere in Libia. Senza percorsi legali per fuggire e cercare salvezza, queste persone sono costrette a mettersi nelle mani dei trafficanti, che le sottopongono a estorsioni, attacchi e altri abusi.
Da anni, la Libia è un paese sia di arrivo che di transito per migranti e rifugiati in fuga dalla povertà, dai conflitti e dalla persecuzione nell’Africa sub sahariana e in Medio Oriente. Ma il caos nel quale il paese è finito dopo l’intervento militare della Nato del 2011, con la comunità internazionale spettatrice del predominio di milizie e gruppi armati in lotta tra loro, ha spinto un numero sempre maggiore di persone – comprese comunità di migranti che vivevano e lavoravano in Libia da molto tempo – a cercare la fuga via terra verso l’Egitto e la Tunisia. Quando questi paesi hanno inasprito i controlli alle frontiere, non è rimasta che una via di fuga: il mare.
Un nuovo rapporto diffuso oggi da Amnesty International denuncia che in Libia i migranti e i rifugiati vanno incontro a stupri, torture e sequestri a scopo di riscatto da parte dei trafficanti, allo sfruttamento sistematico ad opera dei datori di lavoro, alla persecuzione religiosa e ad altri abusi da parte di gruppi armati e bande criminali.
Le indicibili condizioni in cui si trovano i migranti e i rifugiati, insieme alla crescente assenza di legalità e ai conflitti armati in corso nel paese, rendono evidente quanto sia pericoloso oggi vivere in Libia. Senza percorsi legali per fuggire e cercare salvezza, queste persone sono costrette a mettersi nelle mani dei trafficanti, che le sottopongono a estorsioni, attacchi e altri abusi.
Da anni, la Libia è un paese sia di arrivo che di transito per migranti e rifugiati in fuga dalla povertà, dai conflitti e dalla persecuzione nell’Africa sub sahariana e in Medio Oriente. Ma il caos nel quale il paese è finito dopo l’intervento militare della Nato del 2011, con la comunità internazionale spettatrice del predominio di milizie e gruppi armati in lotta tra loro, ha spinto un numero sempre maggiore di persone – comprese comunità di migranti che vivevano e lavoravano in Libia da molto tempo – a cercare la fuga via terra verso l’Egitto e la Tunisia. Quando questi paesi hanno inasprito i controlli alle frontiere, non è rimasta che una via di fuga: il mare.
domenica 3 maggio 2015
La grande ipocrisia
22 aprile 2015 di Alain Goussot*
L’ipocrisia del cosiddetto mondo civilizzato è assoluta, le ‘buone coscienze’ si dicono dispiaciute oppure propongono soluzioni – vedi sparare sui barconi, combattere gli scafisti (come?) – che sono peggiori del dramma in atto. Quello che viene nascosto e non viene detto all’opinione pubblica europea e italiana è quali sono le cause di questa fuga dall’Africa e dal Medio-Oriente.
Basta vedere da dove provengono i profughi che tentano di arrivare sulle coste italiane e greche: Corno dell’Africa (Somalia, Eritrea e Etiopia), Sudan, Nigeria, Mali , Iraq, Siria, Palestina. Stupisce il fatto che nessuno giornalista italiano si ponga la domanda: ma in Somalia, Eritrea e Etiopia non ci siamo stati noi per quasi un secolo? E poi con il dittatore Siad Barre e i militari Etiopi non abbiamo fatto affari, e quali risultati ha avuto l’intervento militare americano in Somalia bel 1991/1992? Gli shabaab somali sono nati in quel caos provocato dall’intervento italo-americano! In Nigeria sappiamo che la questione della guerra civile e interetnica e di Boko Haram nasce anche dalla presenza del petrolio nel più grande paese dell’Africa nera, petrolio sfruttato dalle multinazionali euro-americane, eppure la popolazione vive in una povertà assoluta. In Mali c’è una guerra civile e la rivolta armata dei tuareg e dei gruppi islamisti provengono dalla Libia dopo la distruzione dello Stato libico in seguito ai bombardamenti francesi, inglesi e statunitensi. L’Iraq è stato distrutto dalle guerre Usa, la Siria è al collasso con milioni di profughi perché gli Stai uniti con i loro alleati sauditi hanno armato e finanziato i gruppi di opposizione armata, compreso l’Isis; per abbattere Assad e accerchiare ai suoi confini il ‘nemico’ russo.
L’ipocrisia del cosiddetto mondo civilizzato è assoluta, le ‘buone coscienze’ si dicono dispiaciute oppure propongono soluzioni – vedi sparare sui barconi, combattere gli scafisti (come?) – che sono peggiori del dramma in atto. Quello che viene nascosto e non viene detto all’opinione pubblica europea e italiana è quali sono le cause di questa fuga dall’Africa e dal Medio-Oriente.
Basta vedere da dove provengono i profughi che tentano di arrivare sulle coste italiane e greche: Corno dell’Africa (Somalia, Eritrea e Etiopia), Sudan, Nigeria, Mali , Iraq, Siria, Palestina. Stupisce il fatto che nessuno giornalista italiano si ponga la domanda: ma in Somalia, Eritrea e Etiopia non ci siamo stati noi per quasi un secolo? E poi con il dittatore Siad Barre e i militari Etiopi non abbiamo fatto affari, e quali risultati ha avuto l’intervento militare americano in Somalia bel 1991/1992? Gli shabaab somali sono nati in quel caos provocato dall’intervento italo-americano! In Nigeria sappiamo che la questione della guerra civile e interetnica e di Boko Haram nasce anche dalla presenza del petrolio nel più grande paese dell’Africa nera, petrolio sfruttato dalle multinazionali euro-americane, eppure la popolazione vive in una povertà assoluta. In Mali c’è una guerra civile e la rivolta armata dei tuareg e dei gruppi islamisti provengono dalla Libia dopo la distruzione dello Stato libico in seguito ai bombardamenti francesi, inglesi e statunitensi. L’Iraq è stato distrutto dalle guerre Usa, la Siria è al collasso con milioni di profughi perché gli Stai uniti con i loro alleati sauditi hanno armato e finanziato i gruppi di opposizione armata, compreso l’Isis; per abbattere Assad e accerchiare ai suoi confini il ‘nemico’ russo.
martedì 30 dicembre 2014
elemosine della UE per mantenere i propri servi
Apprendiamo dalla stampa: Da Ue altri 10 milioni per Libia e Sud Sudan: “Un’ancora di salvezza per più vulnerabili”
Nei due Paesi i conflitti interni non fanno che intensificarsi peggiorando la situazione umanitaria. Il commissario Stylianides: “Ci sono esigenze enormi, i combattimenti hanno avuto un forte impatto sulla vita dei civili”
La Commissione europea ha stanziato nuovi aiuti per Sud Sudan e Libia. Per la Libia sono stati stanziati 2 milioni di euro per aiutare le centinaia di persone costrette a fuggire dalle loro case a causa di peggioramento violenza nel Paese. Il finanziamento sarà utilizzato per fornire cibo, riparo, assistenza medica e sostegno psico-sociale.
Nei due Paesi i conflitti interni non fanno che intensificarsi peggiorando la situazione umanitaria. Il commissario Stylianides: “Ci sono esigenze enormi, i combattimenti hanno avuto un forte impatto sulla vita dei civili”
La Commissione europea ha stanziato nuovi aiuti per Sud Sudan e Libia. Per la Libia sono stati stanziati 2 milioni di euro per aiutare le centinaia di persone costrette a fuggire dalle loro case a causa di peggioramento violenza nel Paese. Il finanziamento sarà utilizzato per fornire cibo, riparo, assistenza medica e sostegno psico-sociale.
mercoledì 16 luglio 2014
Asmara-Milano passando per la Libia "Dove è meglio non farsi vedere in giro, ché li ti sparano"
Le testimonianze di rifugiati eritrei a Milano che sognano di arrivare in Germania. Storie si ascoltano sotto gli alberi di piazza Oberdan, storico quartiere eritreo in pieno centro. Soprattutto adolescenti soli e uomini, ma anche donne e bambini; da una sera all'altra, non sono quasi mai gli stessi, perché il capoluogo lombardo è terra di transito in attesa di ripartire andare verso il Nord Europa
di STEFANO PASTA
3 luglio 2014
MILANO - Filimon, 17 anni, trema di freddo anche se è giugno e indossa un giaccone caldo. È scappato dall'Eritrea tre anni fa per evitare il servizio militare. Dopo aver attraversato l'Etiopia, il Sudan, la Libia, poi la barca, Agrigento e ora Milano, sogna di arrivare in Germania per aiutare i suoi fratelli. Facendo il segno della pistola, indica una ferita al braccio che ha fatto infezione e spiega: "In Libia è pericoloso girare per le strade". Accanto a lui, un ragazzino di 14 anni, che viaggia solo, racconta che suo fratello Yesuss ha preso una barca, ma non risponde più via Facebook e non sa se sia rimasto in fondo al mare o in qualche parte d'Italia.
di STEFANO PASTA
3 luglio 2014
MILANO - Filimon, 17 anni, trema di freddo anche se è giugno e indossa un giaccone caldo. È scappato dall'Eritrea tre anni fa per evitare il servizio militare. Dopo aver attraversato l'Etiopia, il Sudan, la Libia, poi la barca, Agrigento e ora Milano, sogna di arrivare in Germania per aiutare i suoi fratelli. Facendo il segno della pistola, indica una ferita al braccio che ha fatto infezione e spiega: "In Libia è pericoloso girare per le strade". Accanto a lui, un ragazzino di 14 anni, che viaggia solo, racconta che suo fratello Yesuss ha preso una barca, ma non risponde più via Facebook e non sa se sia rimasto in fondo al mare o in qualche parte d'Italia.
mercoledì 11 giugno 2014
GLI ITALIANI IN AFRICA E IL MONUMENTO A GRAZIANI
Di Emilio Drudi– 27 ottobre 2012
“Italiani brava gente”. E’ un mito che continua ad essere coltivato, specie quando si parla delle colonie e della nostra presenza in Africa. Anzi, è ancora oggi alla base della presunta “diversità” nella partecipazione e nella condotta dei militari italiani nelle “missioni di pace”. Magari in contesti – come l’Afghanistan – che appaiono vere e proprie guerre più o meno camuffate. La “lettura storica” che questo mito sottintende è stata posta a fondamento anche del sacrario eretto di recente ad Affile, per volontà del Comune e con finanziamenti della Regione Lazio, in onore del maresciallo Rodolfo Graziani, che ha costruito le sue “glorie” proprio sulle guerre in Africa (prima in Libia e poi in Etiopia) e sul successivo periodo trascorso ad Addis Abeba come viceré. Ma si tratta in realtà, come per molti, troppi miti, di un falso evidente. Soprattutto nel caso dell’Etiopia.
“Italiani brava gente”. E’ un mito che continua ad essere coltivato, specie quando si parla delle colonie e della nostra presenza in Africa. Anzi, è ancora oggi alla base della presunta “diversità” nella partecipazione e nella condotta dei militari italiani nelle “missioni di pace”. Magari in contesti – come l’Afghanistan – che appaiono vere e proprie guerre più o meno camuffate. La “lettura storica” che questo mito sottintende è stata posta a fondamento anche del sacrario eretto di recente ad Affile, per volontà del Comune e con finanziamenti della Regione Lazio, in onore del maresciallo Rodolfo Graziani, che ha costruito le sue “glorie” proprio sulle guerre in Africa (prima in Libia e poi in Etiopia) e sul successivo periodo trascorso ad Addis Abeba come viceré. Ma si tratta in realtà, come per molti, troppi miti, di un falso evidente. Soprattutto nel caso dell’Etiopia.
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