Translate

Visualizzazione post con etichetta FBI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FBI. Mostra tutti i post

venerdì 29 novembre 2019

I golpisti boliviani sono stati addestrata dalla School of the Americas dell'esercito USA e dallo FBI

The GrayZone, 13 novembre 2019 (trad.ossin)
 
I golpisti boliviani sono stati addestrata dalla School of the Americas dell'esercito USA e dallo FBI
Jeb Sprague
 
I comandanti dell'esercito e della polizia della Bolivia hanno contribuito a pianificare il colpo di Stato e ne hanno garantito il successo. In precedenza erano stati addestrati alla insurrezione dagli USA, nei programmi di formazione della famigerata School of the Americas e dallo FBI
 
 
Gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo chiave e diretto nel colpo di Stato militare in Bolivia, anche se poco evidenziato nelle cronache degli eventi che hanno costretto il presidente eletto del paese, Evo Morales, a dimettersi il 10 novembre. 
 
Poco prima delle dimissioni di Morales, il comandante delle forze armate della Bolivia, Williams Kaliman, "suggerì" che il presidente si dimettesse. Il giorno dopo, settori delle forze di polizia del paese si ribellarono. 
 
Per quanto Kaliman sembri avere finto sentimenti lealtà nei confronti di Morales nel corso degli anni, ha poi mostrato la sua vera faccia non appena è giunto il momento opportuno. Non è stato solo un attore del colpo di Stato, egli aveva già una storia a Washington, dove aveva per breve tempo ricoperto il ruolo di addetto militare dell'ambasciata della Bolivia nella capitale degli Stati Uniti. 
 

giovedì 13 settembre 2018

Spietato controllo delle milizie, sofferenza di massa: benvenuti nella Libia post-guerra NATO

Intervista esclusiva con Linda Ulstein, portavoce delle tribù libiche: le colpe dell'Occidente, l'orrore di oggi nella Libia degli occidentali

giovedì 23 novembre 2017

E’ nei Caraibi il nuovo paradiso dei security contractors

sabato 18 novembre 2017

Craig Roberts: Militari e Cia, Fbi e Israele: la verità sulla fine di Kennedy

12 novembre 2017
Cari lettori, alcuni di voi stanno insistendo perché io continui a occuparmi della storia della sparatoria di Las Vegas, mentre altri mi chiedono come agire per sostenere il rilascio dei documenti relativi all’assassinio del presidente Kennedy. Apprezzo il fatto che voi siate interessati e insoddisfatti delle dichiarazioni ufficiali. La mia risposta è che già sappiamo molto di più di quanto sia scritto nei file, grazie ad esaurienti ricerche, quali il libro di James W. Douglass “Jfk and the Unspeakable” (Simon&Schuster, 2008). La mia risposta è anche che, indipendentemente da cosa sappiamo o quali siano i fatti, la versione ufficiale non verrà mai cambiata. Per esempio, sappiamo come fatto inconfutabile che Israele attaccò la Uss Liberty, infliggendo enormi perdite fra il personale della Us Navy, mentre il governo degli Stati Uniti continua a sostenere che si sia trattato solo di un errore, nonostante le dichiarazioni inequivocabili a sostegno del contrario da parte della Moorer Commission, diretta da Tom Moorer, ex comandante delle Operazioni Navali e capo degli Stati Maggiori Riuniti statunitensi.
Jim DouglassLa mia risposta è anche che sarebbe meglio spendere tempo tentando di prevenire sul nascere le cospirazioni, come quella dell’infinita sequenza di bugie e accuse contro la Russia, che stanno trasformando un paese amico in un nemico e stanno rinnovando il rischio di un Armageddon nucleare. Infatti, la più grande teoria cospiratoria in corso è quella – che viene dal complesso militare e di sicurezza, dal Comitato Democratico Nazionale, e dalla “presstituzione” mediatica – secondo la quale la Russia, in combutta con Donald Trump, abbia manomesso le elezioni presidenziali statunitensi. Il governo russo sa che questa è una bugia, e nel momento in cui vede una bugia, ripetuta infinitamente da ormai un anno senza nemmeno uno straccio di prova a sostegno, il governo russo concluderà ovviamente che Washington sta preparando alla guerra il popoloamericano. Mi è impossibile immaginare una politica più incosciente e sconsiderata di quella di distruggere la fiducia della Russia verso le intenzioni di Washington. Come ha detto Putin, la più grande lezione che gli ha insegnato la vita è che «se una battaglia è inevitabile, colpisci per primo».

sabato 4 marzo 2017

La Repubblica pubblica fake news

19 Febbraio 2017

Nella versione online di oggi La Repubblica ha publicato la seguente notizia, intitolando: "Usa, morto lo "sceicco cieco": la mente dell'attentato alle Torri Gemelle del '93 - È MORTO in un carcere di massima sicurezza in North Carolina lo "sceicco cieco" egiziano Omar Abdel Rahman. Era considerato la mente del primo attentato al World Trade Center, quello compiuto il 26 febbraio del 1993, quando nel parcheggio sotterraneo di una delle Torri gemelle fu fatto esplodere un pulmino imbottito con oltre 600 chili di esplosivo che provocò la morte di 6 persone."

sabato 10 dicembre 2016

“Pizzagate”, la Rete Pedofilo-Satanica attorno a Hillary Clinton

30 novembre 2016

Qualcuno mi manda per mail una copertina di Uomo Vogue Italia: ritrae James Franco,un attore di qualche notorietà, insieme a Marina Abramovic.  Questa, il lettore ricorderà, è la ‘artista’ e strega  che invitò  John Podesta, il capo della campagna di Hillary,  a un “cooking spirituale”  con sangue e sperma.
 
Mi mandano anche un’altra foto:  Riccardo Tisci, uno stilista italiano di  successo  (ha realizzato costumi per Madonna) che  si fa’allattare al seno della Abramovic.
  • riccardo-tisci-abramovic

domenica 20 novembre 2016

Le e-mail di Hillary Clinton e la Fratellanza

L’indagine dell’FBI sulle e-mail private di Hillary Clinton non verte su una negligenza in merito alle norme di sicurezza, ma su un complotto mirante a distrarre ogni traccia delle sue corrispondenze che avrebbero dovuto essere memorizzate sui server dello Stato federale. Potrebbe includere scambi su finanziamenti illeciti o su casi di corruzione, e altro sui collegamenti dei coniugi Clinton con i Fratelli Musulmani e i jihadisti.
| Damasco (Siria)


Il rilancio dell’inchiesta dell’FBI sulle e-mail private di Hillary Clinton non verte tanto su questioni di sicurezza, quanto su intrighi che potrebbero andare fino all’alto tradimento.
Tecnicamente, anziché utilizzare un server sicuro del governo federale, il Segretario di Stato aveva installato nel suo domicilio un server privato, in modo da poter utilizzare Internet senza lasciare tracce su una macchina dello Stato federale. Il tecnico privato della signora Clinton aveva ripulito il suo server prima dell’arrivo del FBI, così che non era possibile sapere il motivo per cui lei avesse messo in opera questo dispositivo.

mercoledì 16 novembre 2016

Assange contro Clinton: “guerra in Libia come biglietto da visita per la presidenza”

Assange: Clinton ha voluto intervenzione in Libia
Il fondatore di Wikileaks, l’esperto informatico Julian Assange, ha rilasciato una intervista esclusiva a RT (Russia Today). L’australiano ha parlato delle presidenziali USA e della sua attuale situazione giuridica. Si autodefinisce come “prigioniero politico dell’occidente“. Assange non esce da ormai 4 anni dall’ambasciata dell’Ecuador, sita in Londra. In concomitanza con le elezioni americane e l’approssimarsi dell’election day, l’Ecuador ha deciso di ridurre la connessione di Assange, affinché “non intervenga nel processo democratico americano”.

martedì 15 novembre 2016

Assange: "La Libia è stata la guerra di Hillary Clinton"

Le mail di Hillary Clinton diffuse da Wikileaks "rivelano un piano generale messo a punto mesi già prima dell'intervento occidentale in Libia nel marzo del 2012, doveva essere il 'suo' conflitto durante il mandato come segretaria di Stato, il trampolino da cui realizzare i suoi sogni da presidente". Lo dice Julian Assange in un'intervista all'emittente russa RT smentendo che Mosca sia la fonte delle mail diffuse da Wikileaks. Il fondatore di Wikileaks parla dall'ambasciata dell'Ecuador a Londra dove è rifugiato dal 2012 per sfuggire a una richiesta di estradizione degli Stati Uniti.

mercoledì 9 novembre 2016

Hillary incriminata? Sì, ora è possibile. Intanto Trump vola..

3 novembre 2016

Attenzione! Mentre la maggior parte dei media europei si limita a una copertura standard della campagna elettorale, sui siti americani si leggono notizie molto interessanti. E catastrofiche per Hillary Clinton.
Le inchieste dell’Fbi sul suo operato sono ben due. Una è nota: trattasi del cosiddetto “emailgate” generato dal fatto che l’ex fiat lady, quando era segretario di Stato, abbia usato un’email privata e su un server privato, anziché quelli del governo americano, violando gli standard di sicurezza e molto probabilmente anche la legge: il sospetto è che sull’email privata siano transitati anche documenti Top Secret che mai sarebbero dovuti uscire dal governo. Il lettore dirà: si sapeva! Certo, la notizia è di alcuni mesi fa ma in un primo momento il capo dell’Fbi aveva dichiarato che dalle indagini svolte non emergevano irregolarità, benché Hillary abbia cancellato migliaia di email. Qualche giorno fa, però, il caso è stato riaperto perché alcune email della Clinton sono state trovate sui computer della sua assistente Huma Abedin e di suo marito Anthony Weiner.

martedì 27 settembre 2016

LE MORTI PROVVIDENZIALI CHE PROTEGGONO HILLARY CLINTON: 5 MORTI IN QUATTRO SETTIMANE

16 settembre 2016


LE MORTI PROVVIDENZIALI CHE PROTEGGONO HILLARY CLINTON: 5 MORTI IN QUATTRO SETTIMANE 

Quando ci si presenta alle presidenziali americane portando con sé diversi scandali, si deve avere la fortuna di avere qualcuno che elimini in una maniera o nell’altra gli ostacoli imbarazzanti.
Cinque persone sono decedute in circostanze più che sospette. Accomunate dall’aver reso testimonianza sotto giuramento o offerto rivelazioni ai media riguardo Hillary Clinton. Rivelazioni che erano di natura tale da poter compromettere seriamente la sua candidatura o, persino, di fare ammuffire la Clinton nelle aule dei tribunali. Tra le morti si conta un suicidio. Sulle altre indaga la magistratura.

lunedì 12 settembre 2016

L’FBI chiude un sito pedopornografico. Era gestito da… loro

31 agosto 2016

di Alice Salles 1
Tra il 20 febbraio e il 4 marzo, l’FBI ha gestito uno dei maggiori siti di pedopornografia: playpen. Come sia stato effettuata quest’operazione e l’operazione stessa rimane un’informazione per lo piú riservata, ma il Dipartimento di Giustizia ha riconosciuto nella documentazione processuale che era l’FBI ad esserci dietro.

Il sito gestito dall’FBI ha permesso agli utenti di scaricare migliaia di immagini illecite e video pedopornografici. L’operazione è avvenuta da un sito governativo della Virginia ed è per la terza volta che l’ufficio viene coinvolto in pericolose operazioni di siti pedopornografici.
Dal tweet di Edward Snowden : “L’FBI ha volontariamente distribuito pedopornografia. ‘Gestivamo il sito ma non aggiungevamo immagini, quindi va bene’. Una novità”:

giovedì 14 gennaio 2016

CounterPunch: Come Il Capitalismo Americano È Stato Costruito sulla Schiavitù

Counter Punch pubblica un pesante articolo storico sulle origini del capitalismo americano. Gli Stati Uniti sono emersi così rapidamente a superpotenza economica sulla scena mondiale non grazie ai loro ideali e al “sogno” di libertà – ma più prosaicamente grazie allo sfruttamento intensivo della schiavitù. È così che si costruiscono gli imperi. Grandi imprese e banche americane, celebri ancora oggi, hanno costruito le loro fortune sulla schiavitù. Nella seconda parte l’articolo argomenta che la discriminazione razziale presente ancora oggi in America, la profonda frattura sociale, la violenza contro gli afroamericani di cui ci parla quotidianamente la televisione, sarebbero la conseguenza di un passato che non si è ancora concluso, di una mai avvenuta riconciliazione.

di Garikai Chengu, 18 dicembre 2015
Oggi [18 dicembre, NdT] è l’anniversario dei 150 anni di abolizione della schiavitù in America e, contrariamente alla credenza popolare, la schiavitù non è un prodotto del capitalismo occidentale. È il capitalismo occidentale ad essere un prodotto della schiavitù.

lunedì 23 giugno 2014

L’ombra di Bengasi su Obama e Hillary Clinton

16 giugno 2014
Di Ilaria Ricotti – Una commissione d’inchiesta sull’attentato di Bengasi ha riacceso il dibattito sulle presunte lentezze della Casa Bianca nel reagire all’attacco, e in particolare sul ruolo dell’ex Segretario di Stato Hillary Clinton.

L’11 settembre ritorna per perseguitare l’amministrazione Obama, ma questa volta non stiamo parlando dell’attacco alle Torri Gemelle. L’assalto all’ambasciata statunitense in Libia, avvenuto l’11 settembre 2012, quando quattro cittadini americani (l’ambasciatore statunitense in Libia Christopher Stevens, l’Ufficiale del Dipartimento di Stato Sean Smith e due Ufficiali alla sicurezza – e ex marines – Tyrone Woods e Glen Doherty) sono stati uccisi nel mezzo di una protesta, è ancora al centro della discussione, sia all’interno del governo (grazie ad una commissione d’inchiesta condotta dal partito Repubblicano), sia al di fuori. Infatti, Hillary Rodham Clinton, che ricopriva la posizione di Segretario di Stato quando avvenne l’attacco, ha appena assunto la responsabilità per i fatti accaduti quel giorno, dichiarando nella sua biografia “Hard choices”: “Ero la persona maggiormente responsabile per la sicurezza dei miei uomini e non mi sono sentita più profondamente responsabile di come mi sentii quel giorno”. La sua biografia è uscita il 10 giugno e più di una persona considera questa mossa come un tentativo di evitare critiche quando il libro fosse giunto sugli scaffali della librerie o un modo per iniziare a stuzzicare la curiosità del pubblico giusto dieci giorni prima della pubblicazione. Ma i ricordi di Hillary Clinton (per ora) non dovrebbero preoccupare l’amministrazione Obama, tanto quanto invece dovrebbe l’indagine repubblicana.

lunedì 16 giugno 2014

Haftar: il “socio effettivo” degli Stati Uniti in Libia

By Ahmed Bensaada
Global Research, June 08, 2014
ahmedbensaada.com
Il discorso pronunciato dal presidente Obama il 28 maggio 2014 presso la prestigiosa Accademia Militare di West Point [1] sembra segnare un aggiustamento importante nella politica estera degli Stati Uniti verso il mondo arabo. Sono finiti i giorni del teatrale elogio della “Primavera araba”: questa espressione non è stata pronunciata una volta sola in tutto il suo discorso. È stata sostituita da “sconvolgimenti nel mondo arabo”, cioè “rivolta (o sommossa) nel mondo arabo”. La parola “democrazia” è stata detta solo due volte, ma in un contesto molto generale. Realpolitik oblige, Obama ha dichiarato che “il sostegno statunitense a democrazia e diritti umani va oltre l’idealismo; è una questione di sicurezza nazionale“. Non poteva essere più chiaro. Dopo i fiaschi politici delle “campagne” in Iraq e Afghanistan, il presidente degli Stati Uniti ha chiesto un cambio di strategia nella lotta al terrorismo. “Penso che dobbiamo riorientare la nostra strategia antiterrorismo, costruendola sui successi e le lacune della nostra esperienza in Iraq e in Afghanistan, con partenariati più efficaci con i Paesi in cui le reti terroristiche cercano di prendere piede” ha detto. Ciò non significa necessariamente che l’intervento militare diretto non sia più possibile, anzi. Serve solo, dice, “soddisfare standard che riflettano i valori americani“.

domenica 13 ottobre 2013

Misteri intorno alla cattura di Anas Al Liby

6/10/2013
Qualcosa non torna nella cattura del numero uno di Al Qaeda in Libia Anas Al Liby avvenuta sabato a Tripoli.

C'e' qualcosa di strano nel ''presunto'' blitz dei Navy Seals americani a Tripoli avvenuto sabato che ha portato alla cattura di Anas Al Liby, numero uno di Al Qaeda in Libia e principale indiziato degli attentati del 1998 contro le ambasciate in Kenya e Tanzania.

La prima domanda e': mai il governo di occupazione di Tripoli era stato avvisato del blitz?

Gli americani sostengono di aver comunicato i propri piani al governo libico ma il premier Ali Zidan nega questo fatto e anzi chiede spiegazioni agli USA.

Chi erano i componenti del gruppo armato che ha prelevato Al Liby?

venerdì 15 febbraio 2013

La vera storia del volo di Lockerbie

Quello che segue è un tentativo di ricostruzione, necessariamente schematico, della storia “dietro le quinte” fra Libia, Gran Bretagna e Stati Uniti, che è ruotata per tutti questi anni intorno all’attentato di Lockerbie.

Il suo presunto responsabile, Abdul al-Megrahi, è stato recentemente liberato dalla Gran Bretagna “per motivi compassionevoli” – così dice la motivazione ufficiale - e rimpatriato in Libia. In realtà, come vedremo, è ormai chiaro che al-Megrahi sia stato soltanto il capro espiatorio della vicenda, e che non abbia avuto nulla a che fare con l’attentato, mentre il suo rilascio sarebbe stato la conseguenza di una urgente esigenza da parte degli inglesi, piuttosto che un gesto umanitario.