Translate

Visualizzazione post con etichetta zeidan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta zeidan. Mostra tutti i post

mercoledì 16 dicembre 2015

Libia: i gruppi armati segregano le donne accusate di "sostenere il regime di Gheddafi."

Occidente e NATO hanno distrutto Gheddafi e tutta la Libia


10/12/2015

La Libia è stato il primo Paese ad aver vissuto la "primavera araba". Più velocemente di qualunque altro Stato che ha subito lo stesso fenomeno è piombata nel caos. Che cosa ha ottenuto la Libia, un tempo tra i Paesi più ricchi dell'Africa, dopo l'uccisione di Muammar Gheddafi da parte dei ribelli con il supporto dell'Aviazione della NATO?

L'impunità di molti gruppi armati, ciascuno dei quali si definisce formato da "veri rivoluzionari". Apparsi dopo l'uccisione di Muammar Gheddafi, non solo combattono tra di loro per territori e il controllo delle infrastrutture, ma allo stesso tempo uccidono su commissione ed effettuano sequestri di persona. L'esempio è il rapimento nel 2013 del primo ministro Ali Zeidan.
Se il primo ministro può essere rapito, cosa può attendere la gente comune della Libia?

martedì 17 febbraio 2015

Libia: appello ai firmatari di appelli

Oggi ricorre l' anniversario della RATSrivoluzione, in Libia, quella che ci hanno presentato come una rivoluzione, ma che invece è stata una invasione coloniale straniera, vorrei ricordare questa data con un articolo un pò vecchio, ma assolutamente attuale.

31 luglio 2014
Di fronte al baratro nel quale è sprofondata la Libia (attestato, ora, anche dalla precipitosa chiusura dell’ambasciata USA) ci sarebbe da chiedere ai vari firmatari degli appelli in difesa della “rivoluzione libica” (se volete sapere i loro nomi non avete che da clikkare qui o qui) se non sentano oggi il dovere di scusarsi con il popolo libico per una guerra che i loro appelli hanno, nei fatti, favorito e per il loro silenzio quando questa assumeva i connotati di un gigantesco massacro, come è stato, ad esempio, a Sirte. Non avremmo posto questa sgradevole domanda se quei distratti, se non colpevoli, appelli – così come quelli attuali inerenti la Siria o quelli già in cantiere sulla Nigeria – non si fossero basati su inequivocabili falsi che davvero stupisce non siano stati subito riconosciuti come tali. Primo tra tutti il “mitragliamento dagli elicotteri” effettuato dagli scherani di Gheddafi su inermi manifestanti che faceva da pendant con la “notizia” dei piloti libici disertori e atterrati a Malta per non voler sparare sui loro connazionali. Ovviamente, neanche una fotografia da un cellulare per attestare simili bufale; solo una anonima “testimonianza” rilasciata alla tv araba “al-Jazeera” subito certificata dalla “Lega libica per i diritti umani”, (fondata da tale Ali Zeidan, poi diventato Presidente della Libia e poi scappato in Germania con un container pieno di lingotti d’oro). Ma tanto bastò per dare la stura agli “appelli”.

mercoledì 10 dicembre 2014

Libia, l’esempio per eccellenza delle crisi senza fine

16 gennaio 2014
dopo tre anni dall'invasione NATO la Libia racchiude due esempi estremamente significativi.

Il primo riguarda la deriva reazionaria e caotica che hanno intrapreso le Primavere Arabe del Nord Africa, dove movimenti islamici più o meno moderati hanno sfruttato l’ondata rivoluzionaria per accedere al potere e immediatamente dopo trasformarsi in nuovi regimi di repressione, rulli compressori degli spazi democratici faticosamente conquistati.

In Egitto un anno di mandato presidenziale di Morsi e della Fratellanza Islamica é stato sufficiente a trasformare l’esercito nell’apparente unico salvatore della nazione dal caos e dal pericolo teocratico. Il recente annuncio del Generale Sisi riguardante la sua volontà di partecipare alle prossime elezioni Presidenziali é stato accolto con entusiasmo dalla metà della popolazione che teme lo scoppio della guerra civile, compresi i movimenti più radicali e di sinistra che si posero alla guida dell’ondata di cambiamento democratico nei primi giorni della rivoluzione.

mercoledì 25 giugno 2014

Libia, rientra l'ex premier

Ali Zeidan, accusato di sprechi e sfiduciato dal Congresso, era fuggito in Germania
19/6/2014
Rientro a sorpresa in Libia per l'ex premier Ali Zeidan che, attraverso una tv privata, si è rivolto alla nazione dalla città orientale di Baida e ha ribadito di essere ancora il primo ministro legittimo.

Zeidan era stato sfiduciato l'11 marzo dal Congresso Generale Nazionale (il Parlamento) ed era fuggito in Germania, nonostante la Procura generale libica gli avesse imposto un divieto di espatrio in seguito a uno scandalo per presunti sprechi di fondi pubblici.

L'ex primo ministro ha sempre denunciato come illegale il voto di sfiducia perché, a suo avviso, sarebbe stato falsificato. Zeidan, durante la sua latitanza era poi stato sostituito dal ministro della difesa Abdullah Al Thinni, ancora in carica.

veramente "sentivamo la mancanza" di questo RATTO

lunedì 16 giugno 2014

Haftar: il “socio effettivo” degli Stati Uniti in Libia

By Ahmed Bensaada
Global Research, June 08, 2014
ahmedbensaada.com
Il discorso pronunciato dal presidente Obama il 28 maggio 2014 presso la prestigiosa Accademia Militare di West Point [1] sembra segnare un aggiustamento importante nella politica estera degli Stati Uniti verso il mondo arabo. Sono finiti i giorni del teatrale elogio della “Primavera araba”: questa espressione non è stata pronunciata una volta sola in tutto il suo discorso. È stata sostituita da “sconvolgimenti nel mondo arabo”, cioè “rivolta (o sommossa) nel mondo arabo”. La parola “democrazia” è stata detta solo due volte, ma in un contesto molto generale. Realpolitik oblige, Obama ha dichiarato che “il sostegno statunitense a democrazia e diritti umani va oltre l’idealismo; è una questione di sicurezza nazionale“. Non poteva essere più chiaro. Dopo i fiaschi politici delle “campagne” in Iraq e Afghanistan, il presidente degli Stati Uniti ha chiesto un cambio di strategia nella lotta al terrorismo. “Penso che dobbiamo riorientare la nostra strategia antiterrorismo, costruendola sui successi e le lacune della nostra esperienza in Iraq e in Afghanistan, con partenariati più efficaci con i Paesi in cui le reti terroristiche cercano di prendere piede” ha detto. Ciò non significa necessariamente che l’intervento militare diretto non sia più possibile, anzi. Serve solo, dice, “soddisfare standard che riflettano i valori americani“.

domenica 1 giugno 2014

Libia e (in)sicurezza: la tempesta prima della quiete? o il contrario?

Scritto da: Aldo Carone 27 maggio 2014
Ritenta, sarai più fortunato. Deve aver pensato a questa massima il Generale libico Khalifa Haftar quando nelle giornate tra venerdì 16 e domenica 18 maggio ha provato a replicare il golpe già tentato nel mese di febbraio. In tale occasione il Ministro della Difesa, Abdulah al-Thani, dichiarava che il colpo di Stato era stato sventato e faceva sapere che erano già stati emessi i mandati d’arresto per i protagonisti della vicenda. “La situazione a Tripoli è sotto controllo”, aggiungeva poi il premier libico Ali Zeidan.

Quello che non è chiaro è come Haftar abbia avuto la possibilità di replicare quanto già avvenuto tre mesi fa. Certo è, tuttavia, che da febbraio alcune cose in Libia sono cambiate. Ad esempio l’Occidente potrebbe aver perso la pazienza nei confronti di istituzioni troppo deboli che non riescono ad imporsi sulle milizie islamiche, soprattutto nell’Est del Paese. Un chiaro segnale in tal senso è la presa di posizione dell’ambasciatore ONU in Libia a favore di Haftar. Ma non solo. Da febbraio, infatti, il consenso attorno al Generale dissidente ha iniziato a montare anche negli ambienti militari, fino al punto che interi reparti dell’aviazione libica hanno preso posizione in suo favore.

domenica 25 maggio 2014

Mare Nero …. in Libia

12 maggio 2014 mcc43
Venti? Quaranta? Di più? Quanti sono gli ultimi martiri dell’emigrazione svaniti nel mare della Libia? Il barcone era salpato martedì 7 aprile, ma poco oltre le due miglia marine il fondo è collassato causando il capovolgimento dello scafo, cinquantadue le persone tratte in salvo e dicono: “a bordo eravamo centotrenta“. Oggi un altro barcone: le navi italiane hanno salvato duecento migranti che dicono “eravamo quattrocento”.
Umanità stipata sulla carretta di un viaggio della disperazione – che preferiamo definire della speranza – a un prezzo che era tutto quanto la famiglia, talvolta il villaggio, aveva potuto mettere insieme. Migliaia di dollari, certamente, immolati alla voracità dei trafficanti di vite che mandano a morire per naufragio o per tutto quello che il viaggio comporta. Il Mediterraneo è ormai una grande tomba.

mercoledì 14 maggio 2014

Libia senza stato e senza esercito: così aumenta il traffico dei migranti

L’analisi. Mentre si spera sulle iniziative del nuovo premier Maiteeq, regna il caos politico ed economico. E anche i libici che si erano dati al traffico di benzina, oggi tornano a quello dei migranti, più rischioso ma più redditizio. Ma è difficile dire quanti sono pronti a partire
07 maggio 2014

di Nancy Porsia
Sono in migliaia i migranti accovacciati lungo le principali rotatorie delle città libiche. Nella capitale Tripoli basta fare un salto nel quartiere Fashloum o Gourjiy per scorgere decine di uomini dei paesi dell’Africa centrale, della Tunisia, dell’Egitto, ma anche richiedenti asilo provenienti dalla Somalia, dal Sudan, dall’Eritrea e dalla Siria. Ferri del mestiere in bella mostra sul marciapiede per qualificarsi come muratori o come elettricisti. Stessa scena nella città orientale di Bengasi, nelle città-stato di Zintan e Misurata ma anche nella città berbera di Zwara, il principale hub del traffico dei migranti e dei rifugiati in Libia.

lunedì 12 maggio 2014

Nuovo primo ministro in Libia mentre avanza al-Qaeda

È stato eletto tra caos e polemiche Ahmed Maiteeq, imprenditore di Misurata, città simbolo della resistenza anti-governativa nella guerra del 2011.
SABATINE VOLPE martedì 6 maggio 2014 09:45

La Libia ha un nuovo Primo Ministro. Si tratta di Ahmed Maiteeq, imprenditore di Misurata, città simbolo della resistenza anti-governativa nella guerra intestina del 2011, eletto al GNC, il parlamento, tra caos e polemiche. Il voto si è svolto domenica. In prima battuta sembrava che il parlamentare di Misrata avesse ottenuto 113 voti, quando il minimo per essere nominati dall'Assemblea parlamentare sono 120 voti su 185. Le preferenze sono state ricontate, o così è stato annunciato, ed è stata annunciata l'elezione di Maiteeq. Il suo principale oppositore nella competizione era Omar al-Hassi, di Benghazi, appoggiato da un blocco filo-islamista. Qualche ora dopo il voto è stato dichiarano invalido. Lunedì il Presidente del GNC Nouri Abu Sahmain ha poi firmato un decreto che conferma la nomina di Maiteeq, che sarà capo del governo se riuscirà a metterne insieme uno.

venerdì 9 maggio 2014

RATTI senza premier, una poltrona che scotta

Dopo la fuga di Zeidan e le dimissioni di Al Thinni, l'irruzione nella sede del Congresso Generale Nazionale ha impedito al parlamento di nominare un nuovo primo ministro
30 aprile 2014
Scotta sempre di più la poltrona di primo ministro in Libia. Dopo la sfiducia di Ali Zeidan e l’annuncio delle dimissioni del suo successore Abdullah Al Thinni, ieri sembrava la volta buona per la nomina di un nuovo premier. Al momento del voto decisivo, però, la sede del Congresso Generale Nazionale a Tripoli è stata presa d’assalto da uomini armati che hanno iniziato a sparare in aria ordinando ai deputati di abbandonare l’aula.

lunedì 5 maggio 2014

Libia: una nuova Somalia nel Mediterraneo…

13 marzo 2014
In Libia regna il caos e il paese sta esplodendo.
Ho spiegato, nel mio editoriale del 12 marzo, come un nuovo colpo di Stato strisciante attivato dal Parlamento libico abbia liquidato Zeidan (*), uno degli uomini chiave incaricato dagli Stati Uniti di governare la “nuova Libia” made in NATO, brutalmente scacciato dal potere e fuggito…

Dopo la distruzione della prospera Jamahiriya di Gheddafi, Washington ha tentato di applicare il ‘Piano A’ della cosiddetta “primavera araba”: l’associazione degli islamisti e dei Fratelli Musulmani in un potere militarizzato, quello del trio libico della CIA, Megaryef – Zeidan – Hifter.
La potenza di molte truppe islamiste e delle città-milizie, tutte derivanti dalle katiba del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) organizzate dalla NATO – ha reso questo scenario impossibile.
Rimane il ‘Piano B’, la somalizzazone della Libia, la teoria geostrategica del Caos messa in applicazione.

lunedì 28 aprile 2014

Libia: ribelli della Cirenaica riaprono terminal ma non fermano la lotta

Scritto da: Aldo Carone 22 aprile 2014

Che in Libia la situazione sia lontana dalla normalità è ormai risaputo. Meno noto è invece ciò che accade in Cirenaica, territorio da cui ancora una volta provengono le minacce alla stabilità ed allo status quo libico del post-Gheddafi. Questo malgrado la situazione relativa ai terminal petroliferi sembri sul punto di sbloccarsi. L’8 aprile infatti la Farnesina ha rilasciato, con i governi di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, una dichiarazione congiunta in cui si complimenta con il governo libico per l’accordo raggiunto con alcune milizie ribelli in merito ad alcuni impianti petroliferi della Cirenaica ancora tenuti sotto sequestro.

giovedì 3 aprile 2014

Libia, il petrolio conteso tra jihadisti e bande armate

Giovedì, 27 Marzo 2014

Pozzi in mano alle milizie. Qaedisti pronti al racket del greggio. Produzione a picco. Guai per la Ue. Ma Eni è solida.

di Barbara Ciolli
Le mani sulle armi, poi sul petrolio. In Libia le bande armate di jihadisti e di criminali comuni si moltiplicano: forze disgreganti e centrifughe che, dalla fine della Jamahiriya di Muammar Gheddafi nell'ottobre 2011, stanno smembrando il Paese.
Dopo gli assalti ai palazzi istituzionali, le sparatorie in strada di milizie rivali, il sequestro del premier e gli attentati ai personaggi di punta e agli stranieri, la posta in gioco è salita all'aeroporto della capitale e, soprattutto, ai porti della Cirenaica, crocevia dei carichi di petrolio che hanno arricchito il Paese. Basti pensare che prima della guerra civile la Libia era in grado di produrre 1 milione e 600 mila barili di petrolio al giorno, pari al 2% del volume mondiale.
IL RACKET DELL'ORO NERO. Finora la guerra per i pozzi ha coinvolto la precaria autorità centrale e i separatisti della Cirenaica: un movimento populista e predatorio, ma se non altro lontano dai gruppi islamisti affiliati ad al Qaeda che proliferano nella regione.

domenica 23 marzo 2014

Libia: è caos politico istituzionale. Nelle acque egiziane la petroliera caricata illegalmente dai separatisti

13/3/2014
In Libia è caos politico e istituzionale dopo la sfiducia del Parlamento, nei giorni scorsi, nei confronti del premier Ali Zeidan fuggito poi in Germania. Da mesi, nel Paese, persistono scontri tra milizie contrapposte e spinte secessioniste che osteggiano il centralismo di Tripoli. Intanto è giunta in acque territoriali egiziane la petroliera nordcoreana caricata illegalmente dai separatisti della Cirenaica e riuscita a sfuggire al controllo dei militari a Sidra, motivo questo che ha innescato la sfiducia nei confronti di Zeidan. Massimiliano Menichetti ha raccolto il commento di Pietro Batacchi, direttore della Rivista italiana difesa:

sabato 22 marzo 2014

Tripoli si dà una scossa e rischia di spaccarsi

di Gianandrea Gaiani
14-03-2014
La “scossa in Libia” chiesta dal ministro degli Esteri, Federica Mogherini, c’è stata per davvero ma non certo nella direzione auspicata da Roma. Nella conferenza internazionale sulla Libia tenutasi la scorsa settimana a Roma la Mogherini aveva detto chiaramente che “o in Libia c'è una scossa" che renda possibile e concreto il sostegno internazionale, "o c'è il rischio che la situazione peggiori". Tripoli deve creare le "giuste condizioni politiche attraverso un dialogo inclusivo" che consenta alla comunità internazionale di mettere in campo aiuti concreti e principalmente "tecnici", aveva detto la titolare della Farnesina alla quale il ministro degli Esteri libico Mohamed Abdelaziz rispose sottolineando che “se la Libia fallisce, i libici non saranno gli unici responsabili. Sarà un fallimento di tutti".

venerdì 21 marzo 2014

Libia, tra ribelli e Al Qaeda

Sfiduciato Ali Zeidan: incapace di gestire la grave situazione venutasi a creare in Cirenaica

13/3/2014
Libia. Il Primo Ministro libico, Ali Zeidan, è stato sfiduciato dal Congresso Generale del Popolo di Tripoli nella giornata di martedì 11 marzo e sostituito con il Ministro della Difesa, Abdullah Al-Thani, che dovrebbe rimanere in carica per due settimane fino alla nomina del nuovo Premier. Il voto del Parlamento è giunto in seguito all’incapacità dell’ex Primo Ministro di gestire la situazione della petroliera nordcoreana Morning Glory.
Il caso Morning Glory. Già da alcuni giorni la tensione fra il governo centrale di Tripoli e i ribelli era divenuta insostenibile. Questi hanno di fatto hanno preso il controllo di Bengasi e della Cirenaica. L’ala più forte dei ribelli “federalisti” è guidata da un giovane ex leader, Ibrahim Jadran, che aveva annunciato avrebbe iniziato a vendere autonomamente il petrolio estratto dai pozzi della regione. La petroliera era infatti giunta nei pressi del porto libico di Es Sider agli inizi della settimana, creando notevoli problemi al governo centrale, dal momento che il porto si trova sotto il controllo dei ribelli. L’ex Primo Ministro Zeidan aveva promesso seri provvedimenti nei confronti dei ribelli se la nave, carica di petrolio per un valore di 30 milioni di dollari (350mila barili) avesse cercato di lasciare il porto. Un’intimidazione, indirizzata sia all’equipaggio della nave che ai ribelli, che non è andata a buon fine. Dopo aver forzato il blocco delle navi da guerra libiche - consistenti, a dire il vero, in pescherecci armati di mitragliatrici – la nave è riuscita a fuggire raggiungendo le acque internazionali. Fonti non accertate parlano di un incendio a bordo, a seguito dei colpi sparati dalle navi governative. I ribelli di stanza a Es Sider hanno invece affermato come la nave sia riuscita nell’intento di salpare grazie alla scorta armata da loro fornita.

giovedì 20 marzo 2014

Zeidan: il “nostro” (ex) Uomo a Tripoli

13 marzo 2014
Sembra ieri. E lo era: il 6 marzo 2014. Quando l'allora premier libico Ali Zeidan, alla Farnesina, alla sontuosa (40 delegazioni) Conferenza Internazionale sulla Libia, dialogava, fra gran sorrisi, con la ministra degli Esteri, Federica Mogherini .

Sic transit gloria mundi: in pochi giorni Zeidan è diventato un fuggitivo di lusso, e ovviamente, intoccabile.

Dapprima il “parlamento” di Tripoli che lo sfiducia dopo che i suoi “rivoluzionari” riescono a far partire una “loro” petroliera sotto il naso del “governo”; poi i “magistrati libici” che, indagando sulle sue ruberie , gli impongono di non lasciare il Paese. Ma Zeidan – il “nostro” Uomo a Tripoli – viola la sua personale no-fly-zone e scappa in Europa. Certamente, con il suo carico di ricchezze e – soprattutto – di segreti sui nostrani politici che ha tenuto (e/o che lo hanno tenuto) a busta paga e che, per questo, non spenderanno una parola per la sua estradizione.

mercoledì 19 marzo 2014

Zeidan e gli altri «bugiardi di guerra» che nessuno ricorda

13 ottobre 2013
Pochi sanno cosa fece nel 2011 Ali Zeidan, il primo ministro libico «vittima» di un sequestro lampo nei giorni scorsi. I media e i loro giornalisti, ma anche le Organizzazioni non governative e le commissioni Onu, adesso riconoscono che la Libia è allo sfascio e tutto – anche il prezioso petrolio – è in mano a bande armate e islamisti. Ma non rievocano il periodo che precedette la guerra Nato, conclusasi due anni fa dopo sette mesi di bombe.

Come mai la memoria è occultata? Perché tutti questi soggetti dovrebbero ammettere di aver detto o comunque diffuso le menzogne che, per mezzo della guerra Nato, sono la causa del caos violento di oggi.

Scrivono e dicono i media che il premier è stato sequestrato da «uno dei tanti gruppi che esercitano il potere nel paese, diviso fra sfere di influenza di diverse formazioni di ex ribelli e da rivalità per il controllo del monopolio della forza fra ministero dell’Interno e quello della Difesa». E spiegano il sequestro come una ritorsione – istigata da siti estremisti – per la cattura a Tripoli, compiuta dalle forze statunitensi, del sospetto affiliato di al Qaeda Abu Anas al Liby considerato fra gli ideatori degli attacchi ad ambasciate Usa nel lontano 1998.

martedì 18 marzo 2014

caos libico, Zeidan in fuga e le milizie vendono petrolio

di Sonia Grieco
Roma, 12 marzo 2014, Nena News
Sono ore di confusione quelle che si
vivono in Libia alle prese da giorni con il caso della petroliera
battente bandiera nordcoreana  Morning Glory, il cambio di guardia alla
guida del governo e la fuga dell’ex premier Ali Zeidan, sfiduciato ieri
dal Congresso generale nazionale (Cng), il Parlamento provvisorio del
Paese. Al suo posto è stato nominato il ministro della Difesa, Abdullah
al Thani.

Zeidan, uomo vicino all’Occidente, ha lasciato la Libia a bordo di un
jet privato che, secondo quanto riferito dalle autorità maltesi, ha
fatto tappa nell’isola, nonostante il divieto di espatrio spiccato dalla
procura di Tripoli che ha aperto un fascicolo a carico dell’ex premier
per corruzione. Intanto, la petroliera carica di greggio “illegale”,
che potrebbe essere stata affittata da un Paese del Golfo, ieri è
sfuggita alla marina libica ed dal porto di Sidra, in Cirenaica, ha
raggiunto le acque internazionali. E resta un mistero quale sia la sua
destinazione.

lunedì 17 marzo 2014

La Libia dopo Muammar Gheddafi: un bilancio sconfortante

19 marzo 2014
A quasi tre anni dal conflitto affermare che il bilancio è sconfortante suona quasi come un eufemismo. La Libia oggi non possiede ancora una costituzione, le massime autorità del paese come il premier Ali Zeidan sono continuamente messe in discussione - pensiamo al suo rapimento nell'ottobre scorso - la stagnazione della produzione petrolifera sta conducendo il paese ad una crisi economica senza precedenti, e la sicurezza dei cittadini è ormai una chimera in assenza di un'autorità e di un potere stabile.

di Andrea Minciaroni

21 novembre 2011. Mentre Muammar Gheddafi viene assassinato con l’aiuto dei droni Francesi ed Americani che bombardano il convoglio in fuga del Ràis e la solita disinformazione tramuta un’azione pianificata nei minimi dettagli dalle forze NATO, come il giusto riscatto perpetuato dai giovani ribelli che lottano in nome della democrazia, la Libia cambia volto dopo quattro decenni. Dopo ben quarantadue anni il regime del colonnello Gheddafi crolla nel deserto di Sirte dando il via ad una nuova fase salutata con grande entusiasmo dalla comunità internazionale capitanata da Stati Uniti e Francia. Da quel momento sono passati due anni e cinque mesi. Proviamo a fare un bilancio dei cambiamenti che il paese ha attraversato in questo periodo. Cos’è cambiamento da allora ? Il popolo libico ha migliorato il proprio tenore di vita ? Che fine ha fatto quel fenomeno definito come Primavera Araba che sembrava in grado di sovvertire ogni potere costituito in favore della democrazia ?