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domenica 5 giugno 2016

Dalla Libia i finti missili su Lampedusa prima dei migranti veri

Ricordate quando Reagan, 1986, bombardò Gheddafi? Probabilmente no. Allora fu Bettino Craxi a fare la spia avvertendo Gheddafi dell’arrivo dei caccia Usa che lo volevano uccidere. Ed ecco l’invenzione Usa sul missile libico lanciato contro Lampedusa, provocazione Usa per creare caos politico in casa nostra.

Craxi Reagan cop
La storia maestra di vita? A volte capita.
Ricordate quando Reagan, 1986, bombardò Gheddafi? Probabilmente no. Allora fu Bettino Craxi a fare la spia avvertendo dell’arrivo dei caccia Usa che lo volevano uccidere. La rivelazione fu fatta da Giulio Andreotti, nel 2008. Tanti illustri scomparsi. Ma il presidente-attore Usa allora non gradì affatto.
Ed ecco, pochi giorni dopo il colpo di risposta: i missili, uno o più, si discusse allora, lanciati dalla Libia contro Lampedusa e per puro miracolo finiti in mare. Più che missili, delle balle. Invenzione americana usata per create scompiglio tra le forze politiche di casa che sulla questione Libia si stavano lacerando, è la rivelazione ultima.

mercoledì 1 giugno 2016

Libia, generale Cottone: “Missili su Lampedusa? Mai trovati”

27 maggio 2016

ROMA – Le forze armate libiche del colonnello Muhammar Gheddafi non avrebbero mai lanciato alcun missile Scud contro l’Italia nell’aprile del 1986. E’ quanto emerge dalla ricostruzione del generale Basilio Cottone, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare dal 1983 al 1986, durante il convegno “La Crisi libica dall’operazione Eldorado Canyon del 1986 ai giorni nostri. Una sfida per l’Europa” organizzato giovedì 26 maggio a Roma dalla Fondazione Craxi.

martedì 28 luglio 2015

Migranti, SkyNews: ecco la mente del traffico dalla Libia

24 luglio 2015

Sarebbe un etiope di nome Ermias Ghermay una delle menti del traffico di esseri umani dalla Libia, secondo un'inchiesta di Sky News che cita la polizia italiana e il pm Geri Ferrara (scritto 'Gerry' nell'articolo).

Secondo la corrispondete speciale Alex Crawford, la polizia italiana «ha intercettato diverse telefonate tra Ghermay e i suoi luogotenenti, una delle quali lo collega direttamente al naufragio al largo di Lampedusa dell'ottobre 2013 in cui morirono 366 persone».

sabato 9 maggio 2015

Immigrazione, cadaveri al largo della Libia. A bordo del pattugliatore Bettica è nata una bambina

4 maggio 2015
Sono 16 i barconi che hanno lanciato l'allarme, 4 già soccorsi

Sono oltre 2.000 i migranti soccorsi dalle navi della Marina Militare nel lungo fine settimana del Primo Maggio nelle acque dello Stretto di Sicilia, tra Lampedusa e la Libia, secondo il bilancio della Marina Militare. E a bordo del pattugliatore Bettica, mentre stava portando a riva 654 migranti recuperati in 4 interventi di soccorso, nella notte è nata una bambina. La piccola e la madre, imbarcata a travaglio iniziato, stanno bene. A bordo di un rimorchiatore che aveva soccorso alcuni migranti alla deriva in varie imbarcazioni, sono invece decedute due persone.

mercoledì 15 aprile 2015

"La notizia dei missili contro l'Italia era falsa". Come si costruì nel 1986 la campagna mediatica e militare contro la Libia

Gheddafi e i missili fantasma, un mistero internazionale
"La notizia dei missili contro l'Italia era falsa". Come si costruì nel 1986 la campagna mediatica e militare contro la Libia
Vent'anni fa Italia in allarme per gli Scud libici su Lampedusa. L'ex capo dell'Aeronautica ora dice: "Era falso"
25 novembre 2005 - Gianluca Di Feo
Fonte: http://www.espressonline.it

Due boati, un rumore assordante che arrivava dal mare. Due esplosioni senza testimoni e l'Italia si ritrovò a un passo dalla guerra. Mancavano pochi minuti alle 17 del 15 aprile 1986. "È stato fortissimo, come una porta sbattuta violentemente. Sono uscita per strada, tutti siamo scesi lungo il corso. C'era chi gridava: 'È scoppiata la guerra!'". A Lampedusa tutti sentirono, nessuno vide. Il primo dispaccio di agenzia parlava di "cannonate sparate da una motovedetta libica". Poi si pensò a un aereo. Intorno alle 18 le autorità americane informarono il ministro della Difesa Giovanni Spadolini: Gheddafi aveva scagliato due missili Scud contro l'isola, ordigni scoppiati a un paio di chilometri dalla costa. Il giorno dopo, il grido della gente di Lampedusa diventò il titolone dei quotidiani: 'Ora l'Italia è in prima linea'. Quegli Scud sono diventati storia: l'unico attacco missilistico contro un paese occidentale. Due esplosioni che hanno troncato le relazioni tra Roma e Tripoli, spazzando via business lucrosi e portando la Fiat a riacquistare le azioni libiche. Eppure del lancio di quei missili non c'era nessuna prova. E ora, a quasi 20 anni di distanza, c'è chi comincia apertamente a parlare di finzione.

mercoledì 24 dicembre 2014

Arriva dalla Libia la conferma dell'ultima strage di migranti nel Canale di Sicilia.

Arriva dalla Libia la conferma dell'ultima strage di migranti nel Canale di Sicilia. Immagini che in Europa non pubblicherà nessuno. L'Unione Europea chiarisce la portata delle operazioni TRITON di Frontex Plus, ma nessuno ne parla.
8 ottobre 2014 00:32 | Pubblicato da Fulvio Vassallo

Rimane da chiedersi quale sia oggi la effettiva capacità di intervento della guardia costiera libica, dal momento che le motovedette regalateda Maroni a Ghedafi nel 2009 sono fuori uso, qualcuna sarebbe pure rientrata in Italia per manutenzione. Malta non vede e non sente, ma dicono di essere solidali. Una situazione di abbandono in mare che si traduce sempre più spesso in vere e proprie condanne a morte, soprattutto a fronte del ritiro più a nord delle navi di Mare Nostrum, per non parlare dell'operazione Frontex Plus TRITON, che, dal primo novembre, secondo quanto annunciato, non dovrebbe spingersi, nelle operazione di pattugliamento congiunto, più a sud di trenta miglia da Malta e Lampedusa. E dunque le navi che si renderanno disponibili " su base volontaria" con il contributo di diversi paesi dell'Unione Europea, resteranno a 150 miglia almeno ( 270 chilometri) dalla costa libica, qualche aereo andrà più forse più a sud, ma in caso di soccorso dovranno sempre chiedere l'intervento delle navi commerciali. Ammesso che se ne trovino ancora a ridosso delle acque territoriali libiche. Altri corpi di migranti vengono rigettati indietro sulle spiagge libiche, valgono appena una "breve" di cronaca.

giovedì 13 novembre 2014

CLANDESTINI SPA: LAMPEDUSA: SAI CHI E’ IL DIRETTORE DEL NUOVO CENTRO DI ACCOGLIENZA?

1 agosto 2014
CLANDESTINI SPA: LAMPEDUSA: SAI CHI E’ IL DIRETTORE DEL NUOVO CENTRO DI ACCOGLIENZA? PROVA UN PO AD INDOVINARE. QUANDO CAPIRAI CHE I BUONISTI SI ARRICCHISCONO SULLA PELLE DEI CLANDESTINI E CON I SOLDI DEGLI ITALIANI?

Riapre il centro per migranti di Lampedusa. A dirigerlo il suocero del fratello di Alfano

Lampedusa è con il fiato sospeso: la paura degli isolani è di tornare a essere la frontiera militarizzata d’Europa. Sì, perché il combinato disposto fra il probabile arretramento della missione di ricerca e soccorso in alto mare Mare Nostrum (o la sua sostituzione con l’europea Frontex plus) e la riapertura del centro per immigrati vuole dire solo una cosa: riportare le lancette dell’orologio a quando l’Isola era il principale punto di accoglienza dei flussi migratori provenienti dall’Africa. Ai tempi a gestire la struttura era la Lampedusa Accoglienza, una cooperativa controllata dal Consorzio Sisifo che ha dovuto fare le valige dopo la diffusione da parte del Tg2, a dicembre 2013, del video choc dei migranti disinfettati con l’idrante all’interno della struttura.

domenica 9 novembre 2014

In Libia, dove inizia l'esodo

Reportage dalla città in cui affluiscono i migranti da Mali, Niger e Somalia che vengono stipati sulle carrette del mare dirette in Italia

3 novembre 2014
di Mauro Mondello - da Zuwarah (Libia nord-occidentale)




La colonna di camion arriva da sud. Entra in città squarciando il silenzio. Nella notte le strade di Zuwarah rimbombano del suono metallico di un motore allo stremo. La carovana sembra sbucare dal nulla, eppure ha percorso migliaia di chilometri nel deserto. Dentro ai cassoni stanno stipati come formiche decine di uomini, donne, bambini. Vengono dal Mali, dal Niger, dalla Somalia: dall’Africa subsahariana che continua a bussare alle porte dell’Europa. È una processione in viaggio da settimane, a volte da mesi e in qualche caso da anni. Il percorso verso la terra promessa, la costa libica, e il sogno di una barca in direzione di Lampedusa, non è mai diretto: per la strada si susseguono razzie, pestaggi, soprusi di ogni genere perpetrati dalla polizia e dalle bande criminali.

giovedì 30 ottobre 2014

Tunisia, i profughi della guerra libica nel campo di confine lasciati soli e pronti a partire per l'Europa

Reportage da Ras Jdir, lungo la linea che divide i due paesi dove c'è un campo per rifugiati. In pochi hanno compiuto la scelta dura di restare nella desolazione di Choucha: l'area è stata infatti abbandonata dalle Nazioni Unite e da tutte le organizzazioni internazionali intervenute nei due anni di emergenza

di MAURO MONDELLO 23 ottobre 2014
CHOUCHA (confine Tunisia- Libia) - L'auto percorre l'ultimo tratto di strada in mezzo ad una implacabile tempesta di sabbia. Da almeno 30 chilometri ormai il paesaggio intorno non regala che un'infinita distesa di terra deserta: siamo a pochi passi da Ras Jdir, la linea di frontiera che apre le porte della Libia, in un luogo perduto nel quale, ormai da 3 anni, un centinaio di uomini e donne lottano per sopravvivere. Lo chiamano Choucha, questo pezzo dimenticato di mondo nel Sud profondissimo della Tunisia, un cumulo di tende malmesse, fatte di tela e di stracci, nelle quali vivono gli ultimi profughi della guerra libica.

giovedì 25 settembre 2014

i migranti pagavano gli scafisti con gli organi

di Antonio Palma18 settembre 2014 11:46


È quanto emerge da un'inchiesta sugli sbarchi a Lampedusa che ha portato a scoprire cassieri dell'organizzazione ramificati in tutta Italia.


Per gli immigrati clandestini che non potevano permettersi il costo necessario a farsi portare dalla Libia in Italia gli scafisti erano pronti ad accettare in cambio anche un espianto dei loro organi poi da rivendere. È l’agghiacciante notizia che viene fuori dalle carte dell’inchiesta su una organizzazione criminale di scafisti specializzata soprattutto nel trasbordo di eritrei dalla Libia a Lampedusa a bordo di barconi di fortuna. Il modus operandi dell’industria degli sbarchi clandestini è “compatibile con lo stato di schiavitù” si legge infatti nell’ordinanza dei giudici che ha portato all’arresto di cinque persone ritenute responsabili dei collegamenti dell’organizzazione criminale in Italia. Le organizzazioni collaborano fra loro “con consegne e scambi di migranti” che possono essere utilizzati anche “come forza lavoro, oppure come donatori di organi a seconda di come intendano saldare il debito con l’organizzazione” sottolineano sempre i pm, rivelando la spietatezza delle organizzazioni di scafisti.

lunedì 26 maggio 2014

LIBIA, MATTANZA DI PROFUGHI NEI LAGER E NEL DESERTO

Di Emilio Drudi– 16 maggio 2014

Ancora migranti morti, inghiottiti dal Mediterraneo. Uomini, donne e bambini spariti in mare, senza una tomba e, assai spesso, senza nemmeno un nome. Sembra di rivivere le tragedie di Lampedusa e di Malta dell’ottobre scorso. Sono almeno 70 le vittime degli ultimi naufragi di barconi carichi di disperati: una cinquantina nelle acque libiche l’undici maggio e 17 a cento miglia a sud di Lampedusa il giorno dopo. Oltre a circa 200 dispersi, per i quali si è persa ormai ogni speranza. Ma sulla terraferma, in Libia, per i profughi forse va anche peggio. La vita non conta nulla: può dipendere dal capriccio di un miliziano fanatico o di un militare ubriaco. Da una crudeltà gratuita o da un gioco perverso. Come è accaduto nel centro di detenzione situato nei sobborghi di Gharyan, una città del distretto di Jabal al Garbi, nel nord ovest, famosa per la resistenza contro gli italiani nel 1911 e per la battaglia tra i ribelli e l’esercito di Gheddafi durante la rivoluzione del 2011. E’ uno dei campi profughi maggiori del paese, con più di 450 prigionieri: 400 eritrei, 30 provenienti da vari paesi dell’Africa Occidentale, 10 etiopi, 2 somali e una quindicina di sudanesi. Dipende formalmente dal ministero degli Interni e, nei documenti ufficiali, è definito “sicuro”. Altroché sicuro, però. Qualche notte fa è diventato un girone dantesco. Con i detenuti terrorizzati, in balia dei miliziani di guardia che sparavano all’impazzata nel mucchio. Per ore.

venerdì 23 maggio 2014

Hein (Consiglio italiani per i rifugiati): "Subito i corridoi umanitari in Libia e in Egitto"

di Giovanni Maria Bellu

E' scontro tra l'Italia e l'Europa sugli immigrati. Col ministro dell'Interno Angelino Alfano che accusa la Ue di averci lasciato soli, e la Commissione europea che replica affermando che l'Italia non ha mai fatto richieste precise. Ad avere le idee chiare sono le associazioni che da sempre seguono il dramma dei rifugiati. Indicano una strada praticabile da subito: realizzare i "corridoi umanitari." Cioè aprire le ambasciate e i consolati ai richiedenti asilo e concedere a chi ne ha diritto dei "visti provvisori" per entrare in Europa regolarmente. Ne abbiamo parlato con Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati, che indica due Paesi dove si potrebbe subito realizzare le vie d'accesso legali: la Libia e l'Egitto.La Libia? E' un paese totalmente fuori controllo. E' realistico pensare di poter realizzare corridoi umanitari in quella situazione?
"E' certamente difficile, perché la situazione è molto complessa, ma è un fatto che più del 90 per cento di quanti arrivano in Italia partono proprio dalla Libia ed è quindi là che si deve intervenire. La situazione è caotica, ma tutti i Paesi dell'Unione europea hanno rappresentanze diplomatiche a Tripoli e la voce forte dell'Europa può richiamare la Libia al rispetto dei diritti umani. E' difficile ma il tentativo va fatto".

mercoledì 19 marzo 2014

Zeidan e gli altri «bugiardi di guerra» che nessuno ricorda

13 ottobre 2013
Pochi sanno cosa fece nel 2011 Ali Zeidan, il primo ministro libico «vittima» di un sequestro lampo nei giorni scorsi. I media e i loro giornalisti, ma anche le Organizzazioni non governative e le commissioni Onu, adesso riconoscono che la Libia è allo sfascio e tutto – anche il prezioso petrolio – è in mano a bande armate e islamisti. Ma non rievocano il periodo che precedette la guerra Nato, conclusasi due anni fa dopo sette mesi di bombe.

Come mai la memoria è occultata? Perché tutti questi soggetti dovrebbero ammettere di aver detto o comunque diffuso le menzogne che, per mezzo della guerra Nato, sono la causa del caos violento di oggi.

Scrivono e dicono i media che il premier è stato sequestrato da «uno dei tanti gruppi che esercitano il potere nel paese, diviso fra sfere di influenza di diverse formazioni di ex ribelli e da rivalità per il controllo del monopolio della forza fra ministero dell’Interno e quello della Difesa». E spiegano il sequestro come una ritorsione – istigata da siti estremisti – per la cattura a Tripoli, compiuta dalle forze statunitensi, del sospetto affiliato di al Qaeda Abu Anas al Liby considerato fra gli ideatori degli attacchi ad ambasciate Usa nel lontano 1998.

giovedì 27 febbraio 2014

MERCANTI DI UOMINI

di Redazione Cadoinpiedi.it - 24 Gennaio 2014

Spenti i riflettori sulla tragedia di Lampedusa, i migranti sono tornati in un angolo nascosto della mente degli italiani. Eppure, ci sono mercanti che vendono quei viaggi, veri e propri imprenditori dell’immigrazione clandestina. Che fanno business sulla pelle delle persone. Cadoinpiedi.it ne ha parlato con Giampaolo Musumeci, autore con Andrea Di Nicola di Confessioni di un trafficante di uomini (Chiarelettere, 2014).

Spenti i riflettori sulla tragedia del 3 ottobre scorso, con oltre 300 migranti morti in mare, di Lampedusa si parla poco. Del dramma delle persone che salgono su questi barconi, ancora meno. Eppure l'immigrazione non è solo Lampedusa: ci sono altre rotte, e prima ancora che partano quei viaggi della speranza ci sono contrattazioni, risparmi, lacrime, saluti.

martedì 18 febbraio 2014

cento bambini sul barcone affondato

14 ottobre 2013
Sessanta i piccoli passeggeri ancora dispersi. Secondo i superstiti dell'ultima tragedia sul peschereccio c'erano oltre 400 persone. Il naufragio sarebbe stato provocato dalle raffiche di mitra partite da una motovedetta libica impegnata in un'operazione anti-immigrati
di Fabrizio Gatti

Erano almeno cento i bambini a bordo del barcone affondato venerdì 11 ottobre. Lo raccontano i superstiti. Alcuni dei 212 siriani sopravvissuti, suddivisi tra Malta, Lampedusa e Porto Empedocle, hanno spiegato di essere stati obbligati a salire su una barca dove i trafficanti alla fine avevano ammassato tra le 400 e le 450 persone. Il bilancio di quest'ultima strage potrebbe quindi avvicinarsi o superare i duecento morti. In gran parte bambini: ne mancherebbero all'appello una sessantina, secondo le informazioni raccolte dall'Acnur, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

mercoledì 1 gennaio 2014

L’Africa si sta svuotando

di Mauro Indelicato

La propria terra è per ogni uomo, un qualcosa di sacro, un rapporto viscerale che si instaura con la cultura in cui è nato, cresciuto, nel quale si è formato e con il quale trova, a partire dalla propria famiglia, quel collante di solidarietà e fratellanza che gli garantirà per sempre una protezione quasi materna; sì perché la terra, è come una madre: ti coccola, ti fa crescere, magari ad un certo punto non vai d’accordo con lei, ma quando vai via la rimpiangi e non vedi l’ora di ritornare tra le proprie braccia.
Tutto questo oggi viene messo in discussione e viene negato a diversi popoli; viene negato ai palestinesi, i quali vivono in una propria terra ma controllati a vista da un altro popolo arrivato lì da poco più di 60 anni, viene negato anche a chi possibilmente vive nella propria terra ma non può sfruttarla, come in quelle nazioni le cui risorse naturali vengono sistematicamente saccheggiate dalle multinazionali.

martedì 31 dicembre 2013

Lampedusa: quando l’accoglienza diventa anche business

di Mauro Indelicato

A Lampedusa la processione continua; passerelle di ministri, presidenti di Camere, perfino il presidente della Commissione Europea sarà costretto mercoledì ad affacciarsi sulla più grande delle Pelagie per mostrare, non si sa con quale tipo di faccia, “rispetto” davanti a quelle povere bare simbolo di una tragedia numericamente ed umanamente inaccettabile. Una passerella che, oltre a voler commuovere una società civile perennemente indifferente alle sorti del sud del mondo, serve forse anche a mascherare il vero marcio che si cela dietro questi viaggi terribili, spesso culminanti con tragedie indescrivibili.

lunedì 30 dicembre 2013

Lampedusa. Tra business e disperazione entra in scena l’ipocrisia made in Italy

di Mauro Indelicato

A Lampedusa sta andando in scena l’ennesimo ipocrita teatrino che ha, come palese obiettivo, la strumentalizzazione della disperazione di diversi cittadini africani per arrivare a sfruttare in maniera più energica il grosso e fiorente business relativo all’immigrazione. Ad Agrigento invece, il Procuratore della Repubblica, Renato Di Natale, nel corso della conferenza di fine anno, afferma ciò che in molti pensano e ciò che potrebbe essere emblematico dell’attuale situazione: “Il Cie di Lampedusa è stato visitato da politici di alto rango pochi giorni fa. Strano che non si siano accorti delle reali condizioni prima del video del TG2”.