Translate

Visualizzazione post con etichetta eritrea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta eritrea. Mostra tutti i post

domenica 8 dicembre 2019

clandestini di tutto il mondo unitevi e venite in Italia: tanto la politica estera la fanno i giudici.

Che bella cosa la "democrazia": ti fanno credere che puoi votare chi preferisci, anche i cosiddetti sovranisti, tanto poi ci pensano loro a cambiare governo con le manovre di palazzo.
Puoi anche decidere che non vuoi immigrati e clandestini, poi ci pensano i giudici a cancellare le leggi: Uno dei tanti articoli trovati in rete su una sentenza scandalosa, guardate come la giustificano, e come ti spiegano che i giudici hanno ragione.

Storica sentenza: vietato respingere. Messi in discussione gli accordi con la Libia, le conseguenze per L'Italia

Con una sentenza del Tribunale civile di Roma è stato riconosciuto il diritto ad entrare in Italia a chi è stato respinto illegittimamente in Libia. Cosa può succedere

Il veliero Alex & Co di Mediterranea
Il veliero di soccorso Alex & Co di Mediterranea
 
La giustizia italiana è assai lenta, lo sappiamo tutti, ma a volte sa essere giusta. E una sentenza, per quanto relativa a fatti di dieci anni fa, può fare scuola e imporre un cambiamento clamoroso delle politiche del nostro Paese. È accaduto il 28 novembre scorso, e come spesso accade quando si tratta di buone notizie, la cosa rischia di passare in sordina.

sabato 9 febbraio 2019

Lo strano intreccio tra l’ex della Boldrini, le ong scafiste e le trame contro l’Eritrea

16/2/2018
Fino al 2015, l’allora Presidente della Camera, terza carica istituzionale, Laura Boldrini era accompagnata dall’allora fidanzato Vittorio Longhi, giornalista di origine eritrea collaboratore di La Repubblica, di The Guardian e del New York Times.

Longhi alterna all’attività di giornalista mainstream media quella di attivista a favore dei diritti umani in Eritrea, che si può tradurre in una vera e propria operazione organizzata di regime change contro il Presidente Isaias Afewerki giustificata dal solito pretesto occidentale dell’esportazione di democrazia e dei diritti con annessa demonizzazione del dittatore ostile ai piani dei poteri forti mondialisti.
Come documentato da Daniel Wedi Korbaria, autore e sceneggiatore nonché libero rappresentante della voce inascoltata della numerosa comunità eritrea presente da anni in Italia, il Presidente Afewerki ha cacciato dal proprio Paese tutte le organizzazioni non governative colpevoli di chiare e provate ingerenze sul regolare processo di ricostruzione dell’Eritrea, preferendo un orgoglioso percorso di resilienza motivato dall’opinione che “gli aiuti umanitari paralizzano le persone”[1].

lunedì 10 settembre 2018

ORRORI ERITREI O ORRORI COLONIALISTI? (Parte seconda)

Sullo sfondo del Corno d’Africa normalizzato



di Fulvio Grimaldi
  Avviso ai naviganti: Facebook, dopo avermi sospeso e rimosso ripetutamente miei articoli, ora rimuove anche i semplici titoli che posto senza il pezzo, indicando che questo si può trovare sia sul mio blog, sia sul facebook alternativo VK, al quale invito tutti a iscriversi. Cioè rimuove senza neanche conoscere il contenuto, prova che sono stato segnalato come da eliminare tout court. Succede a me come a Byoblu e a tanti altri, qui e nel mondo, vittime di queste liste di proscrizioni compilate dai governi occidentali. Ricordate Niemoeller: “Prima sono venuti a prendere gli zingari….” Eppure non si muove foglia. I cari amici e compagni, lungi dal mobilitarsi, protestare, scrivere, firmare, come è successo negli Usa, stanno alla finestra. Attenti a non cadere.


Vedere cammello

L’Eritrea, come l’ho conosciuta io, frequentandola fin dalla trentennale lotta di liberazione dall’Etiopia e fino a oggi, non è questa. L’Eritrea per i colonialisti di ritorno ha gravi colpe che forse oggi va emendando. L’Eritrea era l’unico paese dei 52 africani che non ha mai accettato un presidio militare straniero, tantomeno statunitense o Nato. Sotto sanzioni, precisamente per questo, dall’inizio del secolo, ha dovuto cavarsela da sola, ma non ha mai chiesto l’assistenza del FMI o di altri organismi sovranazionali, ontologicamente ricattatori e giugulatori. Ripetutamente e in due guerre maggiori è stata aggredita dall’Etiopia (100 milioni di abitanti contro 4) su mandato delle sue potenze madrine: Usa e Regno Unito. Ha adottato un sistema a partito unico, che è quello che l’ha guidata nella lotta rivoluzionaria, Il Fronte Popolare per la Liberazione dell’Eritrea (FPLP). Sotto assedio economico, politico e militare del colonialismo di ritorno, ha saputo rendersi autosufficiente sul piano alimentare. Quella della spaventosa carestia, denunciata da “L’Avvenire”, è una bufala-pretesto per sollecitare un “intervento umanitario”. Con un sistema di dighe e bacini che raccolgono l’acqua piovana, l’Eritrea ha potuto salvarsi dalle ricorrenti siccità che affamano i popoli del Corno.

domenica 9 settembre 2018

ORRORI ERITREI O ORRORI COLONIALISTI? (Parte prima)

4/9/2018
C’erano tutti nell’abbordaggio politico-umanitario alla motovedetta della Guardia Costiera “Diciotti”, comandata dal signor Massimo Kothmeir (nomen omen) che alle sue virtù marinare e umanitarie aggiunge la rara perizia dell’arte marziale praticata dalle forze speciali di Israele e colà appresa. Ognuno ne tragga le conclusioni che vuole, alla luce del curiosissimo fatto che ha visto una quasi totalità di giovani maschi eritrei (otto donne) tra i 170 migranti raccolti da un barcone in perfetta efficienza in acque di spettanza maltese, trasportati verso Lampedusa e infine dirottati dal governo a Catania.

Tutti, vuol dire il fior fiore dei portatori dei migliori sentimenti umani, in Italia, Europa e sul pianeta, autentici o meno (ma questi ultimi i più accaniti e vociferanti): Ong umanitarie del giro Nato-Soros, giornale e televisione unici nazionali e internazionali, destri-sinistri (vale a dire: tutti destri), il papa, preti e suore, cooperative di Comunione e Liberazione (non importa se logorate da inchieste giudiziarie), renziani, franceschiniani, martiniani, bersaniani, fratoianniani, arancioni demagistriniani, spiaggiati rifondaroli, centri sociali affumicati, poterealpopulisti… Consacrati, tutti quanti, da una magistratura che, con un guizzo da centometrista, incrimina il ministro fellone per non aver scaricato subito quella fetta di dolente umanità. Una magistratura in cui, come suol dirsi, abbiamo tutti la massima fiducia, che si tratti di quelli che hanno inchiodato i Woodcock, i De Magistris, i Robledo, i De Matteo, le Raggi e hanno sorvolato sui Renzi del Consip, o di Banca Etruria.

Dall’altra parte, reietti, solo i populisti, la maggioranza di chi vota in Italia. Convitato di pietra, ma una pietra su cui erigere l’enorme cattedrale della solidarietà, l’UE e il suo rifiuto di filarsi le richieste di ricollocazione del governo italiano, enorme assist a quelli sotto la nave col cartello “welcome”.

Reduci dall’inferno, ma tonici e in gran forma

martedì 20 marzo 2018

I campi concentramento per i civili nell'Africa italiana

Campi di concentramento (16 in Libia 1 in Eritrea 1 in Somalia)

Campi di rieducazione (4)

Campi di punizione (3)

Nei campi vennero inviati sia le tribù allontanate dal Gebel el- Achdar sia gli indigeni appartenenti a tribù seminomadi vaganti attorno alle oasi o all'interno.

I principali campi di concentramento furono Soluch (a sud di Bengasi); Sidi el Magrum (a ovest di Bengasi) ;Agedabia (a 200 km a ovest di Bengasi) nelle vicinanze della primitiva sede della Senussia per dare un segnale alla resistenza senussita della forza dei coloniali italiani;.Marsa el Brega; el Abiar; el Agheila.

Nei campi di rieducazione inviati giovani appartenenti a tribù più evolute per trasformarli in impiegati utili all'amministrazione coloniale.

Nei campi di punizione tutti coloro che avevano commesso reati o ostacolato l'occupazione italiana.

lunedì 26 dicembre 2016

“Mered? In Libia è un re”. Pentito racconta il “generale” del traffico di migranti

21 dicembre 2016


“Medhane è un re in Libia, è molto rispettato”. A raccontarlo ai magistrati della Procura di Roma è l’eritreo Seifu Haile, 28 anni, estradato nel 2014 dalla Svezia e oggi detenuto a Rebibbia, dove sta scontando una condanna in primo grado a 10 anni e 8 mesi per traffico di esseri umani. La sua collaborazione con la giustizia è alla base dell’indagine romana condotta dal procuratore Carlo Lasperanza, che da diversi anni è alla caccia del ‘generale’ Medhane Yehdego Mered.
Nel corso dell’udienza di lunedì 19 novembre, alla Quarta sezione penale di Palermo, è stato depositato il verbale di Seifu che scagionerebbe il connazionale Medhanie Tesfamariam Berhe, detenuto al Pagliarelli e accusato di essere il vero Mered.
mered-300
Il collaboratore di giustizia, nel verbale del maggio 2015, racconta ai magistrati di essere entrato a far parte dell’organizzazione di Mered dopo un lungo e travagliato viaggio costato 1600 dollari, partendo nel 2013 dall’Eritrea, e passando per Etiopia, Sudan e Libia. Durante un trasferimento insieme ad altri 200 migranti, in un container diretto a Tripoli, alcuni miliziani lo sequestrano a Gasr Garabulli. Chiedono per la liberazione 1200 dollari, chi non può pagare ha la possibilità di chiamare al cellulare uno ‘smuggler’, un trafficante, che faccia da garante per la loro. “Sono stato fortunato che Medhane ha comprato la mia vita, – si legge nella deposizione di Seifu – di tanta gente non si è più saputo nulla a Garabulli, ti torturano fino alla morte o ti rivendono, lascio immaginare a voi cosa fanno alle donne”.

domenica 19 giugno 2016

Migranti torturati e uccisi: ecco la Libia cui chiederemo di bloccare le partenze

15 GIUGNO 2016 | di
 
" I cristiani li odiano. Se sei cristiano, devi solo pregare Dio che non ti trovino. Se scoprono una croce o un tatuaggio religioso, ti picchiano ancora di più”. (Omar, 26 anni, eritreo).
 “Mi hanno picchiato e preso i soldi. Poi hanno trovato la mia Bibbia, hanno strappato la croce che avevo al collo e le hanno scagliate lontano. Per prima cosa controllano se hai soldi nelle tasche, poi prendono un cavo elettrico e ti frustano” (Semre, 22 anni, eritreo).
“Se dicevamo che avevamo fame, le guardie venivano a picchiarci. Ci costringevano a stare a pancia in giù e ci picchiavano coi tubi di gomma. Una volta hanno sparato a un detenuto del Ciad, senza alcun motivo. Lo hanno portato in ospedale, poi di nuovo in cella ed è morto. Ufficialmente, è morto a seguito di un incidente d’auto. Lo so, perché mi facevano lavorare, gratis, nella stanza degli archivi”. (K., 19 anni, eritreo)
“Non avevo soldi così ho dovuto fare lo schiavo per tre mesi: trasportare sabbia e pietre, coltivare. Quando dicevo che avevo fame, si mettevano a urlare. Mi hanno fatto bere acqua mescolata a petrolio o col sale dentro, solo per punirmi. Un giorno mi hanno dato un telefono dicendomi di chiamare a casa per farmi mandare dei soldi. Ma i miei genitori sono morti, non avevo nessuno da chiamare. Allora mi hanno picchiato e per un po’ non mi hanno dato da mangiare” (Daniel, 19 anni, ghanese).

sabato 31 ottobre 2015

Pianeta migranti. Libia, se questi sono uomini

In Libia i migranti subiscono violenze e gravi violazioni dei diritti umani, denunciati ormai da numerose testimonianze. Eppure la comunità internazionale non fa nulla per affrontare la situazione


Ancora un naufragio al largo delle coste libiche, che anche in questi giorni, come troppo spesso negli ultimi mesi, sono costellate di cadaveri: una quarantina, per la precisione, sulla battigia tra Tripoli e Khoms, mentre si cercano altri trenta dispersi.
La notizia, tremenda come tutte quelle del genere che l’hanno preceduta e che ormai ci provocano un senso di ineluttabile sconforto e impotenza, segue di poche ore la pubblicazione sull’edizione italiana dell’Huffington Post di un articolo della scrittrice e blogger Flore Murard-Yovanovitch dal titolo significativo: “I nuovi Lager. L’incubo dei migranti nei campi di concentramento libici”.

sabato 17 ottobre 2015

Perché i profughi evitano di chiedere asilo in Svizzera

11 ottobre 2015


Una porta con le grate che si apre ogni giorno intorno alle sei del pomeriggio e si chiude alle 9.45 del mattino successivo, sorvegliata da poliziotti. Quattro dormitori con letti a castello illuminati da una luce al neon, arredati con un armadio di ferro blu per ogni due persone, dove la luce si spegne alle dieci. Un refettorio con otto grandi tavoli e una televisione al muro. Docce e bagni. Il tutto completato da grossi tubi di aerazione da cui proviene un’arietta fresca che ricorda quella di un obitorio.
Benvenuti sotto terra, nel rifugio della protezione civile (Pc) di Clarens, nel comune di Montreux (nel cantone Vaud), e dove dal 1 settembre risiede una cinquantina di giovani africani, in gran parte eritrei, ma anche afgani e somali. Costruito sotto una scuola comunale, questo bunker appartiene allo stato elvetico. È uno dei tanti rifugi antiatomici che all’epoca della guerra fredda spuntavano come funghi e che oggi non servono più a molto. Se non, in alcuni cantoni, a dare alloggio ai profughi.

giovedì 1 ottobre 2015

Libia e Siria: il direttore dei servizi segreti Massolo ad Assisi: "Anche se interveniamo, il flusso dei migranti non si fermerà"

venerdì 24 luglio 2015

Così gli immigrati si inventano le persecuzioni per ottenere l'asilo

Un funzionario svizzero per l'immigrazione: "Tutti i profughi raccontano la stessa storiella. Basterebbe poco per smascherarli"

Claudio Cartaldo - Sab, 18/07/2015 - 12:17
Gli immigrati che arrivano in Europa non sono tutti profughi. Anzi. Molti di loro si inventano storie di vessazioni e sofferenze patite nel loro paesi che in realtà non hanno mai subito.

Lo ha raccontato alla Weltwoche un funzionario della segreteria di Stato della migrazione in Svizzera. Sono sopratutto gli eritrei ad inventarsi storie. Sempre le stesse, tanto che l'addetto è certo ci sia una sorta di passaparola tra immigrati che tentano di imbrogliare le autorità per ottenere il diritto di asilo.

sabato 4 luglio 2015

La copertura mediatica della crisi dei migranti in Europa ignora la causa del fenomeno: la NATO

La portata della crisi migratoria che Europa sta affrontando oggi non può essere sottovalutata. E' veramente senza precedenti. Deve essere chiaro però che il numero di migranti che i paesi europei hanno accolto o si sono impegnati a ad accogliere è irrisorio rispetto ai numeri che sono ospitati in altri paesi del Medio Oriente. Il Libano, per esempio, ospita 1,1 milioni di rifugiati siriani. La Giordania ospita più di 600.000 rifugiati. L'Iraq ospita quasi 250mila. La Turchia ospita 1,6 milioni.

Ciò che è abitualmente sottovalutato, però - e di fatto quasi completamente ignorato dai media tradizionali - sono le vere radici della crisi, si legge su Russia Insider.

mercoledì 27 maggio 2015

La jip, la Libia, il barcone: viaggio in Italia dal corno d' Africa

La fuga dei migranti da Eritrea, Etiopia e Somalia verso l’Europa segue un itinerario preciso, dettato da agenzie sudanesi specializzate in traffico di esseri umani. Il ruolo della diaspora e le aperture di Bruxelles al regime di Asmara.

di Cecilia Tosi


arriva di notte e ci si infila dentro in 200. Quando è pronta la barca, si esce e si va sulla spiaggia, dove i motoscafi ritirano i migranti dieci a dieci per caricarli sulla barca. Ovviamente gli scafisti vogliono stipare il mezzo sopra ogni possibilità e alcuni si rifiutano di salire. Ma a quel punto i libici telefonano ai loro referenti eritrei, somali, etiopi e chiedono l’autorizzazione a sparare sui dissenzienti – autorizzazione che viene data prontamente”.



Caricati a forza sui barconi o presi in ostaggio dai beduini in Sudan, gli eritrei sono forse i migranti più disgraziati, perché non hanno scampo, in qualsiasi luogo della terra o del mare. Amnesty International stima che ogni mese 3 mila eritrei tentino di scappare dal proprio paese e sostiene che il regime di Asmara sia uno dei più dittatoriali e isolati del mondo. Non c’è libertà di espressione né di religione, gli arresti sono arbitrari e le torture “molto comuni”.