16/2/2018
Fino al 2015, l’allora Presidente della Camera, terza carica istituzionale,
Laura Boldrini era accompagnata dall’allora fidanzato
Vittorio Longhi, giornalista di origine eritrea collaboratore di
La Repubblica, di The Guardian e del
New York Times.

Longhi
alterna all’attività di giornalista mainstream media quella di
attivista a favore dei diritti umani in Eritrea, che si può tradurre in
una vera e propria operazione organizzata di
regime change contro il Presidente
Isaias Afewerki giustificata
dal solito pretesto occidentale dell’esportazione di democrazia e dei
diritti con annessa demonizzazione del dittatore ostile ai piani dei
poteri forti mondialisti.
Come documentato da
Daniel Wedi Korbaria,
autore e sceneggiatore nonché libero rappresentante della voce
inascoltata della numerosa comunità eritrea presente da anni in Italia,
il Presidente Afewerki ha cacciato dal proprio Paese tutte le
organizzazioni non governative colpevoli di chiare e provate ingerenze
sul regolare processo di ricostruzione dell’Eritrea, preferendo un
orgoglioso percorso di resilienza motivato dall’opinione che “
gli aiuti umanitari paralizzano le persone”[1].