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giovedì 29 aprile 2021

Piano di riduzione della popolazione mondiale? Ecco cosa c’è di vero

 

In risposta alla pandemia di coronavirus e al ruolo di Bill Gates nella distribuzione di vaccini, molti media stanno collegando le sue attività al malthusianesimo, un’ideologia volta a ridurre la popolazione mondiale.

di Leonid Savin

Sebbene le accuse contengano spesso una serie di teorie della cospirazione, ci sono anche fatti indubitabili che sono facili da trovare perché pubblico dominio.

La questione in sé è tuttavia più complicata e complessa e il problema non è solo il lavoro di alcuni gruppi di pressione i cui membri sono politici globali di alto profilo.

Basta leggere il memorandum segreto NSSM 200 dell’NSA americana, che fu preparato da Henry Kissinger e completato il 10 dicembre 1974. Era intitolato “Implicazioni della crescita della popolazione mondiale per la sicurezza degli Stati Uniti e gli interessi all’estero” ed è stato declassificato dalla Casa Bianca nel 1989.

Il memorandum ha rilevato la necessità

di far fronte alla crescita della popolazione globale fino a sei miliardi entro la metà del 21° secolo e di mantenere il livello finale il più vicino possibile agli otto miliardi. I seguenti Paesi sono stati identificati come “colpevoli” di sovrappopolazione: India, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Messico, Indonesia, Brasile, Filippine, Tailandia, Egitto, Turchia, Etiopia e Colombia.

Vi si è pure osservato che gli Stati Uniti dovrebbero fare un uso più frequente di agenzie come il Fondo delle Nazioni Unite per le Attività della popolazione, che ha lavorato per ridurre la popolazione di 80 Paesi. È stato suggerito di eseguire programmi di pianificazione familiare, nonché di ridurre i tassi di natalità attraverso programmi educativi che avrebbero fornito ai genitori un incentivo a non avere figli. In altre parole, per effettuare il lavaggio del cervello a livello di singoli Paesi e regioni. Allo stesso tempo, il punto 37 afferma che esiste una visione alternativa sulla questione della popolazione che ritiene che la situazione sia già molto più grave e richiede misure urgenti per evitare una catastrofe demografica.

In termini di riduzione della popolazione, il memorandum elenca fondi come il Pathfinder Fund, l’International Planned Parenthood Foundation e il Population Council e, oltre ai programmi in corso, sono stati proposti vari esperimenti per aiutare a ridurre i costi statunitensi.

https://festival.bergamoscienza.it/media/4045/virus.jpg

lunedì 12 ottobre 2020

Scandalo travolge Ong, Oms e Medici Senza Frontiere: 51 donne congolesi violentate dagli operatori umanitari

 L’Organizzazione Mondiale della Sanità aprirà un’inchiesta sulle violazioni sessuali che avrebbero commesso operatori umanitari nella Repubblica Democratica del Congo. Le equipe erano impegnate nell’ambito di interventi nella lotta contro l’ebola. Cinquantuno donne hanno affermato di essere state sfruttate o di avere subito abusi sessuali da uomini, per lo più stranieri, che si erano qualificati come operatori umanitari/sanitari a Beni nel Nord-Kivu, provincia fortemente colpita dalla 10ma epidemia di ebola tra il 2018 e giugno di quest’anno.


sabato 9 maggio 2020

Lo stupro di una donna non ebrea è bottino di guerra.


Lo stupro di una donna non ebrea è bottino di guerra.

Copertina: Shmuel Eliyahu, il rabbino capo di Safad (al centro), ha giustificato la violenza sulle donne non ebree e il massacro di civili palestinesi durante la guerra. (Mercaz HaRav)
David Sheen (*), The Electronic Intifada 1 settembre 2017
É emerso che un importante rabbino israeliano abbia sostenuto il genocidio a Gaza affermando  inoltre che i soldati possono stuprare durante la guerra.
Shmuel Eliyahu, capo rabbino di Safad nel presente d’Israele, approvò lo stupro da parte delle forze armate in un articolo del 2002 che è passato in gran parte inosservato.
Scrivendo su Kipa.co.il, un popolare sito di lingua ebraica per gli ebrei religiosi, Eliyahu ha sostenuto che i soldati israeliani perderebbero la loro motivazione a vincere la guerra se non autorizzati a violentare le donne non ebree.
I commenti furono fatti cinque anni prima che Eliyahu raccomandasse a Israele di usare una forza massiccia a Gaza.
Nel 2007 ha affermato che Israele “deve uccidere 100.000, anche un milione” di persone a Gaza se fosse necessario per impedire ai combattenti palestinesi della resistenza di sparare i razzi.

sabato 5 ottobre 2019

Donbass: ricordate e onorate le donne minatrici nel Giorno della Liberazione del Donbass

Scritto da Enrico Vigna
9 settembre 2019

 
https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEinZU_izOd-YWtFLnocBzUfnIUx1WE3nlIKEN_wIH0Dwqbjf6SV5Pppc2wr0s1TlZTuO8-ih9SC1dmlWMu4fmKRFpPlkwwdSbgM0rFJJBv5IJSlV8kO4J5GrH0tWUBecnkEBlani9PCbFvK/s640/TNhAlWDycw4.jpg

L'8 settembre l’Associazione delle donne Aurora di Donetsk, ha dedicato un incontro alla Giornata della liberazione del Donbass. Questa è stata una grande vittoria per tutto il popolo sovietico e in particolare per le donne sovietiche.
Poche persone sanno che la liberazione del Donbass è stata effettuata dalle donne. A Donetsk, c'è un cartello commemorativo che informa che in questo sito “i discendenti riconoscenti hanno costruito un monumento alle donne del Donbass che hanno compiuto una storica impresa lavorativa, per ripristinare le miniere di carbone distrutte durante la Grande Guerra Patriottica e raggiungere il livello prebellico della produzione di carbone “.

L’8 settembre l'Associazione Aurora con altri amici e compagni, hanno visitato questo luogo e portato fiori in segno di gratitudine a quelle operaie e operai, che hanno reso il Donbass Sovietico una prospera regione mineraria.

domenica 15 settembre 2019

L'inferno delle donne migranti: dalla Nigeria alla Libia fino all'Italia per farle prostituire

Sei gli indagati, tutti nigeriani, tre gli arrestati con l'accusa di tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione.
Immagine di repertorio

Immagine di repertorio

globalist 10 settembre 2019

Trasferite dalla Nigeria alla Libia, imbarcate per farle arrivare sulle coste italiane e inserite nel sistema di accoglienza. L'incubo delle vittime di una organizzazione criminale dedita alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione iniziava proprio con la richiesta di protezione internazionale che le rendeva di fatto inespellibili fino al termine della procedura per il riconoscimento dello status di rifugiati. Una volta formalizzata la domanda di asilo, venivano indotte a scappare dal centro di accoglienza e costrette a prostituirsi.

mercoledì 11 settembre 2019

Benin City: ecco le suore “anti Carola” che sfidano il business immigrazionista



Le suore “anti Carola”: ha il velo l’Africa che sfida il business immigrazionista – di Nico Puntoni
Ecco l’Africa che sfida il business dell’immigrazione clandestina. L’anti-Carola ha il volto delle suore e dei volontari africani contro il traffico di migranti. 
A Benin City le suorine del Sacro Cuore di Gesù percorrono in lungo e in largo l’arcidiocesi per sensibilizzare la popolazione locale sui rischi dell’emigrazione illegale.
È un volto poco conosciuto della Chiesa e delle attività di volontariato d’ispirazione cattolica in Africa, ma che va raccontato perché così si salvano le vite dal traffico di uomini per l’Europa.

mercoledì 4 settembre 2019

Sfruttamento sessuale, minori un quarto delle vittime

E’ quanto emerge dalla XIII edizione del rapporto ‘Piccoli schiavi invisibili 2019’ di Save the Children, pubblicato a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani.
fonte: per la pace
da: ADN Kronos
Il business dello sfruttamento sessuale nel nostro Paese recluta le sue vittime in Nigeria, Romania, Bulgaria e Albania, e cambia modalità operative per rimanere sommerso. Un quarto delle vittime di tratta presunte o identificate in Europa sono minorenni e l’obiettivo principale dei trafficanti di esseri umani è lo sfruttamento sessuale. E’ quanto emerge dalla XIII edizione del rapporto ‘Piccoli schiavi invisibili 2019’ di Save the Children, una fotografia aggiornata della tratta e dello sfruttamento dei minori in Italia, ed in particolare del sistema dello sfruttamento sessuale e della specifica vulnerabilità delle sue vittime, in larga maggioranza di origine straniera.

martedì 3 settembre 2019

La deputata del Kosovo Flora Brovina ammette che foto di "stupri di guerra" sono probabilmente false. Per aver detto la verità, ora è minacciata e insultata

Scritto da Forum Belgrado Italia

https://balkaninsight.com/wp-content/uploads/2019/05/10363374_451218965022937_6591002958908379340_n-1280x720.jpg
La deputata del Kosovo Flora Brovina, ha suscitato indignazione tra gli estremisti albanesi del Kosovo, perché  mostrando ai media una fotografia dove presunti soldati serbi violentano una donna di etnia albanese durante la guerra, ha ammesso che era probabilmente tutto falso.

Flora Brovina si è poi scusata per aver mostrato la fotografia molto brutale ai media. Dove si vedono tre soldati serbi che violentavano una donna di etnia albanese durante la guerra.
"La fotografia è probabilmente falsificata", ha detto Brovina in una conferenza stampa.
"Voglio scusarmi con tutti, specialmente con le donne che sono state violentate durante la guerra. Mi era stata data questa fotografia nel 2003 in una busta. Non avevo pensato di verificarla perché l'ho avuta nel 2003. La persona che me l'ha dato è un attivista per i diritti umani ", ha aggiunto.
Brovina, un deputato del Partito Democratico al governo del Kosovo, ha mostrato la fotografia non censurata ai media nel corridoio dell'Assemblea del Kosovo, durante un dibattito su una proposta di risoluzione parlamentare che accusava la Serbia di aver commesso un genocidio durante la guerra del 1998-99.

martedì 2 luglio 2019

Libia: i mercenari pagati anche dall' italia, cercano di violentare una giornalista italiana.

25 giugno 2019.

Vanessa Tomassini, inviata a Tripoli per Notizie Geopolitiche, che cura questo sito di approfondimento Speciale Libia, ha rilasciato una lunga intervista al canale libico 218 News, dopo quasi due mesi di permanenza nell’est e nell’ovest della Libia. La collega, dopo aver coperto gli scontri in e intorno a Tripoli, collegandosi in diretta con TV e radio nazionali, si è recata a Bengasi, Derna ed Al-Beida, malgrado l’ambasciata d’Italia a Tripoli l’avesse fortemente sconsigliata. “Dopo 5 giorni a Tripoli, quando ho pubblicato il racconto del fronte di guerra, un funzionario dell’ambasciata italiana mi ha contattata perchè l’Ambasciatore Giuseppe Buccino voleva vedermi”. Racconta Vanessa, aggiungendo che secondo l’ambasciata “ero in pericolo e mi consigliavano di lasciare il Paese immeditamente”.

sabato 15 giugno 2019

12 milioni di bambine nel mondo costrette al matrimonio

Quando Gabriella Gillespie aveva 6 anni, suo padre uccise sua madre. Quando di anni ne aveva 13, il padre portò lei e le sorelle a vivere nel proprio paese d’origine, lo Yemen, dove le figlie furono vendute in matrimonio.
Disperata alla prospettiva di sposare l’uomo di oltre 60 anni a cui era stata promessa, la sorella di Gabriella, la diciassettenne Issy, indossò l’abito nuziale e si gettò dal tetto. Issy precipitò verso la morte, mentre gli ospiti ignari continuavano a festeggiare.
Come riportato dall’Independent, le sorelle rimaste, che non parlavano una parola d’arabo, si rassegnarono a vivere in un remoto villaggio di montagna – tutt’altra cosa rispetto alle comodità dell’era moderna, in abitazioni di fango prive di elettricità.

mercoledì 5 dicembre 2018

La Libia, dall’era Gheddafi ai giorni nostri

Nel 1967 il colonnello Gheddafi ereditò una delle Nazioni più povere in Africa ma, al momento in cui il leader libico fu assassinato, aveva trasformato la Libia in una nazione fra le più ricche.

La Libia aveva il più alto PIL pro capite e la speranza di vita nel paese era in costante crescita, nel contempo pochissime persone vivevano sotto la soglia di povertà rispetto ad altri paesi africani. In oltre quaranta anni Gheddafi aveva promosso la democrazia economica utilizzando la ricchezza del petrolio per sostenere programmi di assistenza sociale per tutti i libici. Sotto il governo di Gheddafi i libici godevano di assistenza sanitaria e istruzione gratuita, ma anche l’energia elettrica era a zero costo e i prestiti bancari alle famiglie, per mutui o spese per le normali attività domestiche, venivano erogati senza applicare alcun interesse.

giovedì 29 novembre 2018

Le piazze di Roma e Torino e l’unica lotta possibile: quella di classe.




Donne appartenenti alla upper class si mobilitano a Roma e a Torino contro altre  donne. Queste stesse donne non si sono però mobilitate contro la Fornero, la Boschi, la Lorenzin, la Giannini, la Fedeli o la Madia fautrici di provvedimenti legislativi che hanno smantellato il sistema pensionistico, precarizzato il lavoro, favorito le banche, tagliato la spesa sanitaria, sottratto risorse a Università e Scuola – penalizzando lavoratrici, studenti e famiglie – introdotto norme funzionali alla privatizzazione ed altro ancora. Ognuno dei provvedimenti citati ha avuto come unico scopo la finanziarizzazione dell’economia con la conseguente  crescita della  disuguaglianza e  della ingiustizia sociale.

giovedì 16 agosto 2018

Asma Assad si è cominciata a sottoporre alla chemio per un tumore

9 agosto 2018

Asma Assad la first lady siriana, si sta sottoponendo ad una serie di cure chemioterapiche a Damasco perché è affetta di un cancro maligno al seno. In tutto il periodo della guerra siriana si è fatta benvolere ed amare del suo popolo per le sue doti umane e per i suoi sentimenti per la sua patria. L’occidente e specialmente la Gran Bretagna si è comportata in maniera vergognosa con lei e le ha tolto ogni diritto di accesso, avendo la colpa di essere una moglie amorevole ed una buona madre come tutte le madri siriane. E’ una donna che non si è mai sottratta al bisogno ed alla sofferenza del suo popolo ed ha cercato in tutti i modi di lenire e di far sentire la sua gente di resistere  come nazione unica, dignitosa, tollerante.
Asmāʾ al-Assad è nata ad Acton, distretto del borough londinese di Ealing, nel 1975, in una benestante famiglia siriana di religione sunnita proveniente dalla città di Homs. Il padre, Fawaz Akhras, era cardiologo, mentre la madre lavorava all’ambasciata siriana di Londra.

mercoledì 25 luglio 2018

2017: AIDS, E’ BOOM DI MIGRANTI INFETTI NEI CENTRI PROFUGHI

17 giugno 2017
SE POI PENSATE CHE L’80 PER CENTO DELLE DONNE CHE SBARCANO SONO PROSTITUTE NIGERIANE, AVETE LA CONTEZZA DELLA GRAVITA’ DELLA SITUAZIONE

Si è parlato della situazione socio-sanitaria dei migranti nel nostro Paese nel corso del convegno “Le malattie infettive del Migrante e del Viaggiatore”, giunto alla sua quinta edizione, tenutosi ieri, venerdì 18 novembre, presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Anna a Cona, Ferrara.
Organizzato dal professore Carlo Contini, direttore dell’Unità Operativa Complessa di malattie infettive universitarie di Unife, il convegno si focalizza anche sugli aspetti epidemiologici e clinici delle nuove malattie infettive emergenti e riemergenti che hanno un impatto considerevole sulla salute

mercoledì 4 aprile 2018

controstoria di Muammar Gheddafi.

LA LIBIA DI GHEDDAFI: LA LIBIA CHE NON SI LEGGE SUI GIORNALI 



gheddafi


Testimonianza di un tecnico ENI (anno 2011) 

Sono stato in Libia, da lavoratore, fino al 21 febbraio scorso quando, costretto dagli eventi, ho dovuto abbandonarla con l’ultimo volo di linea Alitalia.

Ho avuto modo di conoscere gran parte del Paese, da Tripoli a Bengasi, a Ras Lanuf a Marsa El Brega a Gadames, non frequentando gli ambienti dorati, ovattati e distaccati dei grandi alberghi, ma vivendo da lavoratore tra lavoratori e a quotidiano contatto con ambienti popolari, sempre riscontrando cordialità e sentimenti di amicizia per certi versi inaspettati e sorprendenti. Non era raro per strada sentirsi chiedere di poter fare assieme una fotografia da chi si accorgeva di stare incrociando degli italiani, peraltro numerosissimi anche per le tantissime imprese che vi operavano, dalle più grandi (ENI, Finmeccanica, Impregilo ecc.) alle più piccole (infissi, sanitari, rubinetterie, arredamenti ecc.), in un ambiente favorevolissimo, direi familiare…

Da quello che ho potuto constatare il tenore di vita libico era abbastanza soddisfacente: il pane veniva praticamente regalato, 10 uova costavano l’equivalente di 1 euro, 1 kg di pesce spada circa 5 euro, un litro di benzina circa 10 centesimi di euro; la corrente elettrica era di fatto gratuita; decine e decine di migliaia di alloggi già costruiti e ancora in costruzione per garantire una casa a tutti (150-200 m2 ad alloggio….); l’acqua potabile portata dal deserto già in quasi tutte le città con un’opera ciclopica, in via di completamento, chiamata “grande fiume”; era stata avviata la costruzione della ferrovia ad alta velocità e appaltato il primo lotto tra Bengasi e il confine egiziano della modernissima autostrada inserita nell’accordo con l’Italia; tutti erano dotati di cellulari, il costo delle chiamate era irrisorio, la televisione satellitare era presente sostanzialmente in ogni famiglia e nessun programma era soggetto a oscuramento, così come internet alla portata di tutti, con ogni sito accessibile, compreso i social network (Facebook e Twitter), Skype e la comunicazione a mezzo e-mail.

Dalla fine dell’embargo la situazione, anche “democratica”, era migliorata tantissimo e il trend era decisamente positivo: i libici erano liberi di andare all’estero e rientrare a proprio piacimento e un reddito era sostanzialmente garantito a tutti.

Quando sono scoppiati i primi disordini, la sensazione che tutti lì abbiamo avuto è stata quella che qualcuno stava fomentando rivalità mai sopite tra la regione di Bengasi e la Tripolitania, così come le notizie che rilanciavano le varie emittenti satellitari apparivano palesemente gonfiate quando non addirittura destituite da ogni fondamento: fosse comuni, bombardamenti di aerei sui dimostranti ecc.

lunedì 25 dicembre 2017

Lamezia, dalla Nigeria all'Italia passando per la Libia: la tratta delle giovani "schiave" della prostituzione


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19 dic 2017.
Lamezia Terme - Partire con la promessa di un lavoro serio e onesto in Italia e ritrovarsi, prima ancora di arrivare, schiave della prostituzione. Un copione che si ripete e che delinea ancora storie di sfruttamento: quelle di giovani ragazze nigeriane venute alla luce dopo mesi di indagini da parte dei carabinieri del Gruppo di Lamezia, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia e che ha portato al fermo di sette persone che sono ritenute dagli inquirenti appartenenti ad una vera e proprio sodalizio criminale che avrebbe organizzato i viaggi dalla Nigeria, passando dalle prigioni Libiche per poi far arrivare le ragazze in Italia e metterle sulla strada.

domenica 19 novembre 2017

Libia. Commissione per i Diritti umani, ‘28 cadaveri trovati nella zona di Wearshefana

di Vanessa Tomassini –
L’appello del presidente del Consiglio supremo delle Tribù di Warshefana, Abu Amid al-Mabrouk, sul nostro giornale è valso a poco o nulla. La regione di Warshefana, infatti è stata sconvolta da crimini di guerra inenarrabili. Ancora una volta siamo costretti a dover parlare di cadaveri, di civili, di uomini, donne e bambini colpevoli di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato. “Ventotto corpi sono stati ritrovati nella zona di Wadi al-Hira a ovest della regione di Warshefana”.

martedì 14 novembre 2017

Prese in Nigeria, violentate in Libia e costrette a prostituirsi in Italia

9 novembre 2017
Prese in Nigeria, violentate in Libia  e costrette a prostituirsi in Italia

VENEZIA - È stata la denuncia di una ragazza nigeriana, fuggita ai suoi sequestratori che la costringevano a prostituirsi, dopo aver subito violenze e minacce nel viaggio dalla Nigeria all'Italia passando per la Libia, a portare la squadra mobile di Venezia ad arrestare quattro sue connazionali e a un italiano, ex marito di una di queste. I cinque sono accusati, a vario titolo, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La giovane è stata vista lo scorso marzo girare malconcia per Marghera dagli operatori dei servizi Sociali del Comune di Venezia.

giovedì 17 agosto 2017

Libia, a Tripoli nella prigione dei migranti indesiderati



Domenico Quirico, 12 agosto 2017

Tripoli - Che fine fanno quelli che rimandiamo indietro, il popolo dei barconi che le motovedette libiche «salvano» prima che entrino nel nostro mare: quelli per cui inizia il vero viaggio, che è al di fuori di se stessi? I migranti che evaporano nel nostro limbo di disattenzione, che non sono per noi più migranti, un figliol prodigo senza la casa in cui ritornare? A quale destino li consegniamo, noi che abbiamo cessato di dare?
Per questo sono venuto in Libia, a cercare una risposta. Il mestiere che faccio non è discutere se una politica è efficace o no, è semplicemente raccontare quali sono le conseguenze della politica sugli esseri umani. Alla fine di tutto, ogni volta, c’è sempre una scelta morale. Poi deciderete, ma dovete sapere qual è il prezzo che fate pagare. Non potrete dire: ignoravo tutto, credevo, mi avevano detto. Vi racconterò allora dove ho incontrato i migranti salvati. Se non mi credete, è facile verificare. I centri libici per i clandestini, dunque. È lì che ho sentito l’odore dei poveri.

mercoledì 14 giugno 2017

I muri del capitale, le crepe della sinistra

Un nuovo seminario per gli zapatisti, che si sono ritrovati a San Cristobal per discutere delle elezioni politiche messicane del 2018, a cui EZLN e CNI hanno deciso di partecipare candidando una donna indigena.
 
19 / 4 / 2017
"Non vogliamo scegliere tra un padrone crudele e uno benevolo, semplicemente non vogliamo padroni." Subcomandante Insurgente Galeano
Dal 12 al 15 aprile il CIDECI Unitierra di San Cristobal de las Casas si è nuovamente riempito di zapatisti e di aderenti alla Sexta Declaración de la Selva Lacandona. L'occasione è stata il seminario dal titolo "I muri del capitale, le crepe della sinistra", a cui hanno partecipato in veste di ospiti Don Pablo González Casanova, María de Jesús Patricio Martínez (CNI), Paulina Fernández C., Alicia Castellanos, Magdalena Gómez, Gilberto López y Rivas, Luis Hernández Navarro, Carlos Aguirre Rojas, Arturo Anguiano, Sergio Rodríguez Lascano, Christian Chávez (CNI) y Carlos González (CNI). Questo incontro si inserisce nel percorso di avvicinamento alle elezioni politiche messicane del 2018, a cui EZLN e CNI hanno deciso di partecipare candidando una donna indigena. La prossima tappa si terrà, sempre in Chiapas, dal 26 al 28 maggio quando saranno annunciati il funzionamento, i propositi e i vincoli del Consiglio Indigeno di Governo, e se ci saranno le condizioni anche la candidata: portavoce dei popoli indigeni e di quanti si riconoscono nel percorso di ribellione dal basso a sinistra proposto dall'EZLN e dal CNI.
Il seminario si è aperto con un messaggio chiaro è inequivocabile al nuovo presidente degli Stati Uniti, letto nelle diverse lingue indigene e tradotto dallo stesso Galeano: Fuck Trump.
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Terminati i "saluti", Galeano ha iniziato la discussione rivolgendosi a quanti definiscono lo zapatismo anacronistico: il tempo dei ribelli non è scandito da orologi digitali o da "smartwatch" ma da una clessidra con cui gli zapatisti riescono a vedere il tempo trascorso, cercando di comprenderlo, e anche il tempo che verrà. Il tempo trascorso lo racconta poi il Subcomandante Moisés il quale apre il suo intervento narrando il lungo elenco di abusi, violazioni e sfruttamenti che gli anziani zapatisti hanno tramandato. Il mondo, secondo Moisés, sempre più spesso è organizzato in fincas (grandi latifondi) piuttosto che in paesi; e nelle fincas sono i padroni quelli che comandano, mentre il potere dei governi si è ridotto alla sola amministrazione della finca stessa. La prima giornata si conclude ancora con il Subcomandante Galeano che cita alcuni vecchi scritti del defunto Marcos in merito alla rivoluzione cubana, che ha rappresentato una grande novità nelle lotte dei popoli dell'America Latina e la prima sconfitta per l'imperialismo nordamericano. Quella vittoria è una prima crepa nel muro del capitale.