I
leader europei ritengono che l’incidente della distruzione dell’aereo
passeggeri ucraino nel cielo della capitale iraniana non sia motivo
d’imporre sanzioni a Teheran. Il motivo è principalmente nel fatto che
attualmente è in corso un’indagine, indicando ovviamente il fatto che
l’UE non vede colpa dell’Iran nell’abbattimento dell’aereo di linea
passeggeri Boeing 737. “Si noti che l’unione (UE) non introdurrà
sanzioni anti-iraniane per il disastro dell’aereo passeggeri ucraino.
Ciò è dovuto al fatto che ora l’UE aspetta i risultati dell’indagine. La
fonte osservava che, a seconda di esse, verrà presa una decisione sulle
sanzioni. La discussione si svolgerà il 20 gennaio in una riunione dei
ministri degli Esteri dell’UE. Si prevede inoltre di discutere del
futuro del piano d’azione globale congiunto (JCPOA) sul programma
nucleare iraniano. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni all’Iran
in cambio della limitazione del programma nucleare “, riferiva Lenta.ru.
In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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mercoledì 15 gennaio 2020
mercoledì 20 novembre 2019
Ucraina, Polonia, e Romania aumentano il budget militare. Con chi hanno intenzione di fare la guerra?
Scritto da Enrico Vigna
In questo articolo si connotano moltochiaramentealcuni
aspetti che potrebbero portare, ad una lettura che vada al di là delle
situazioni di realtà contingenti, a intravedere futuri sviluppi, che non
sono certo portatori di pace e comprensione tra i paesi, ma al
contrario di possibili nuove conflittualità, anche militari; che per ora
non sono evidenti anche se già presenti, pur se a bassa intensità,
nella realtà politica dell’est Europa. Il primo aspetto è la pressione
al riarmo dei governi che sono sotto il controllo politico della NATO e
degli USA, che incrementano politiche aggressive. Ciò avviene con
un’aperta e rischiosa strategia, fatta di ostilità politiche, culturali
e storiche, che si configura come “russofobia”. Questo accade
utilizzando spregiudicatamente le forze neonaziste e fasciste lì
presenti.
Il secondo
aspetto si verifica a causa delle contraddizioni esistenti in questi
paesi tra le forze nazionaliste più radicali; tali forze si ispirano ad
una forma di neonazismo, che portano i vari governi, per tenerle
alleate, a spingerle su temi identitari nazionali e sciovinisti, anche
se nella storia, queste posizione sono sempre state responsabili di
conflitti e guerre.
sabato 5 ottobre 2019
Donbass: ricordate e onorate le donne minatrici nel Giorno della Liberazione del Donbass
9 settembre 2019
L'8 settembre l’Associazione delle donne Aurora di Donetsk, ha dedicato un incontro alla Giornata della liberazione del Donbass. Questa è stata una grande vittoria per tutto il popolo sovietico e in particolare per le donne sovietiche.
Poche
persone sanno che la liberazione del Donbass è stata effettuata dalle
donne. A Donetsk, c'è un cartello commemorativo che informa che in
questo sito “i discendenti riconoscenti hanno costruito un
monumento alle donne del Donbass che hanno compiuto una storica impresa
lavorativa, per ripristinare le miniere di carbone distrutte durante la
Grande Guerra Patriottica e raggiungere il livello prebellico della
produzione di carbone “.
L’8 settembre l'Associazione Aurora con altri amici e compagni, hanno visitato questo luogo e portato fiori in segno di gratitudine a quelle operaie e operai, che hanno reso il Donbass Sovietico una prospera regione mineraria.
L’8 settembre l'Associazione Aurora con altri amici e compagni, hanno visitato questo luogo e portato fiori in segno di gratitudine a quelle operaie e operai, che hanno reso il Donbass Sovietico una prospera regione mineraria.
mercoledì 2 ottobre 2019
USA – Se vince l’impeachment di Trump, vince il partito (trasversale) della guerra
26 settembre 1919.
Nancy Pelosi, il presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha chiesto di avviare l’ impeachment perchè Trump in una conversazione telefonica con il presidente ucraino Zelensky ha chiesto di riaprire un caso scabroso sul figlio del senatore Biden, candidato per i democratici nelle prossime elezioni USA.
Non è difficile indovinare il motivo per cui i democratici abbiano preso una decisione cosi’ grave: il Partito Democratico è seriamente spaventato dalla prospettiva di trasferire prove di colpevolezza dall’Ucraina agli Stati Uniti sulla famiglia Biden e che quindi questi documenti inneschino una serie di procedimenti penali contro persone con cui Biden ha lavorato. Tutto ciò può seppellire la carriera politica di Biden, screditare la leadership del Partito Democratico, gettare un’ombra su Barack Obama e infine permettere a Trump di vincere le elezioni.
Ma la Casa Bianca ha già declassificato la conversazione telefonica di Trump con il presidente ucraino Zelensky, avvenuta il 25 luglio ( e non emergono elementi che configurino ‘abuso di potere’, uno dei motivi per cui negli USA, è previsto l’impeachment).
Nancy Pelosi, il presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha chiesto di avviare l’ impeachment perchè Trump in una conversazione telefonica con il presidente ucraino Zelensky ha chiesto di riaprire un caso scabroso sul figlio del senatore Biden, candidato per i democratici nelle prossime elezioni USA.
Non è difficile indovinare il motivo per cui i democratici abbiano preso una decisione cosi’ grave: il Partito Democratico è seriamente spaventato dalla prospettiva di trasferire prove di colpevolezza dall’Ucraina agli Stati Uniti sulla famiglia Biden e che quindi questi documenti inneschino una serie di procedimenti penali contro persone con cui Biden ha lavorato. Tutto ciò può seppellire la carriera politica di Biden, screditare la leadership del Partito Democratico, gettare un’ombra su Barack Obama e infine permettere a Trump di vincere le elezioni.
Ma la Casa Bianca ha già declassificato la conversazione telefonica di Trump con il presidente ucraino Zelensky, avvenuta il 25 luglio ( e non emergono elementi che configurino ‘abuso di potere’, uno dei motivi per cui negli USA, è previsto l’impeachment).
martedì 10 settembre 2019
Chernobyl. Eroi dimenticati e traditi, o una nuova campagna antirussa e antisovietica?
Scritto da Enrico Vigna
agosto 2019
Improvvisamente,
al di là di righe commemorative o occasionali, negli ultimi mesi su
tutti i media occidentali è dilagata una marea di servizi, articoli,
analisi, denunce degli errori della dirigenza dell’ex URSS ( che ci sono
stati sicuramente), della “vergogna” per aver dimenticato e abbandonato
i sopravvissuti, in particolare gli eroi, i “liquidatori”. Come sempre
ondate di falsità e menzogne, alcune, come sempre, persino banali e
surreali.
Sicuramente un ruolo propulsore l’ha avuto la miniserie televisiva “Chernobyl” di Craig Mazin, la
quale come tutte le produzioni televisive o cinematografiche,
trasmettono forti emozioni ai telespettatori, soprattutto se fatte bene
dal punto di vista artistico. E questa di Mazin era ben fatta, toccante e
struggente, peccato però che il contesto storico e il punto di vista
che viene trasmesso e indotto, ha finalità che vanno molto al di là
della miniserie. Infatti a partire da essa, giornalisti, esperti,
studiosi e politicanti di varie tendenze, si sono buttati a capofitto
per fomentare sottili odi e sentimenti anti sovietici, pochi sono stati
quelli che hanno cercato letture e riflessioni circa questa tragedia,
approfondendo magari la questione del “nucleare”, criticamente o
favorevolmente, ma almeno in profondità e scientificamente sul
controverso e delicato tema. Leggendo o ascoltando gli interventi di
questi mesi, alla fine un osservatore ne esce con sentimenti minimo di
avversione al sistema sovietico, se non di disprezzo alla società
sovietica nel suo insieme, arrivando poi ovviamente all’oggi, attaccando
la Russia attuale e il suo presidente Putin, cinici e responsabili di
aver dimenticato e tradito coloro che hanno perso la vita sul momento o
dopo lunghe malattie, lasciandoli soli e ai margini della società.
martedì 30 luglio 2019
In Ucraina vivaio Nato di neonazisti
di
Manlio Dinucci
Il sequestro di un arsenale di armi da guerra a Torino sconfessa clamorosamente chi dubita della persistenza della rete stay behind
italiana, Gladio. La rete di neonazisti che operano di concerto con
l’Alleanza Atlantica contro la Russia è operativa in Ucraina.
Rete Voltaire
| Roma (Italia)
Proseguono
le indagini sui moderni arsenali scoperti in Piemonte, Lombardia e
Toscana, di chiara matrice neonazista come dimostrano le croci uncinate e
le citazioni di Hitler trovate insieme alle armi. Resta però senza
risposta la domanda: si tratta di qualche nostalgico del nazismo,
collezionista di armi, oppure siamo di fronte a qualcosa di ben più
pericoloso? Gli inquirenti – riferisce il Corriere della Sera –
hanno indagato su «estremisti di destra vicini al battaglione Azov», ma
non hanno scoperto «nulla di utile». Eppure vi sono da anni ampie e
documentate prove sul ruolo di questa e altre formazioni armate ucraine,
composte da neonazisti addestrati e impiegati nel putsch di piazza
Maidan nel 2014 sotto regia Usa/Nato e nell’attacco ai russi di Ucraina
nel Donbass.
domenica 28 aprile 2019
Il Partito Comunista di Ucraina sulle elezioni: cambia il presidente, non cambierà la politica
Dichiarazione di Petro Simonenko, Segretario generale del Partito Comunista di Ucraina
da kpu.party
Traduzione dal russo di Mauro Gemma - Marx XXI
Nel secondo turno delle elezioni, la maggioranza degli ucraini non ha votato per Vladimir Zelensky, ma contro le politiche del presidente Petro Poroshenko. Questa opinione è stata espressa dal leader del Partito Comunista di Ucraina, Petro Simonenko, in un commento rilasciato a GolosUA.

Traduzione dal russo di Mauro Gemma - Marx XXI
Nel secondo turno delle elezioni, la maggioranza degli ucraini non ha votato per Vladimir Zelensky, ma contro le politiche del presidente Petro Poroshenko. Questa opinione è stata espressa dal leader del Partito Comunista di Ucraina, Petro Simonenko, in un commento rilasciato a GolosUA.

lunedì 22 aprile 2019
Ex agente CIA rivela come gli 'studenti' venezuelani vengono addestrati al golpe
Chi
è quest'uomo e perché la CIA lo teme? Pensavano che fosse uno dei loro,
e poi si scopre che è proprio il contrario. E ora sta rivelando tutto. Continuate a leggere:
Raúl Capote è un cubano. Ma non un cubano qualsiasi. In gioventù, è stato raggiunto dalla Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti. Gli hanno offerto un'infinita quantità di denaro per cospirare contro Cuba. Ma poi è successo qualcosa di inaspettato per gli Stati Uniti. Capote, in realtà, lavorava per la sicurezza nazionale cubana. Da quel momento in poi, servì come doppio agente. Scoprite la sua storia, attraverso un'intervista esclusiva con Chávez Vive, che ha rilasciata all'Avana:
Domanda: In che modo sei stato coinvolto in queste attività?
È cominciato con un processo di molti anni, diversi anni di preparazione e di acquisizione. Ero a capo di un movimento studentesco cubano che, a quel tempo, diede origine ad un'organizzazione, l'Associazione Culturale dei Fratelli Saiz, un gruppo di giovani creatori, pittori, scrittori, artisti. Ho lavorato in una città della Cuba centro-meridionale, Cienfuegos, che aveva caratteristiche di grande interesse per il nemico, perché era una città in cui all'epoca si stava costruendo un importante polo industriale. Stavano costruendo un centro elettrico, l'unico a Cuba, e c'erano molti giovani che vi lavoravano. Per questo motivo, era anche una città che aveva molti giovani ingegneri laureatisi in Unione Sovietica. Stiamo parlando degli ultimi anni '80, quando c'era quel processo chiamato Perestroika. E molti ingegneri cubani, che arrivarono a Cuba in quel periodo, si laurearono da lì, erano considerati persone che erano arrivate con quell'idea di Perestroika. Per questo motivo, era un territorio interessante, dove c'erano molti giovani. E il fatto che io fossi un leader giovanile di un'organizzazione culturale, che si occupava di un importante settore degli ingegneri interessati alle arti, divenne di interesse per i nordamericani, che cominciarono a frequentare gli incontri a cui partecipammo. Non si sono mai identificati come nemici, o come funzionari della CIA.
venerdì 1 marzo 2019
Ucraina, la NATO nella Costituzione
L'arte della guerra
Global Research, February 12, 2019

Il giorno dopo la firma del protocollo di adesione alla NATO della
Macedonia del Nord quale 30° membro, l‘Ucraina ha compiuto un atto senza
precedenti: ha incluso nella propria Costituzione l’impegno a entrare
ufficialmente nella NATO e allo stesso tempo nell’Unione europea.
Il 7 febbraio, su proposta del presidente Petro Poroshenko – l’oligarca arricchitosi col saccheggio delle proprietà statali, che si ricandida alla presidenza – il parlamento di Kiev ha approvato (con 334 voti contro 35 e 16 assenti) gli emendamenti in tal senso della Costituzione.
Il Preambolo enuncia «il corso irreversibile dell’Ucraina verso l’integrazione euro-atlantica»; gli Articoli 85 e 116 decretano che compito fondamentale del parlamento e del governo è «ottenere la piena appartenza dell’Ucraina alla NATO e alla UE»; l’Articolo 102 stabilisce che «il presidente dell’Ucraina è il garante del corso strategico dello Stato per ottenere la piena appartenenza alla NATO e alla UE».
Il 7 febbraio, su proposta del presidente Petro Poroshenko – l’oligarca arricchitosi col saccheggio delle proprietà statali, che si ricandida alla presidenza – il parlamento di Kiev ha approvato (con 334 voti contro 35 e 16 assenti) gli emendamenti in tal senso della Costituzione.
Il Preambolo enuncia «il corso irreversibile dell’Ucraina verso l’integrazione euro-atlantica»; gli Articoli 85 e 116 decretano che compito fondamentale del parlamento e del governo è «ottenere la piena appartenza dell’Ucraina alla NATO e alla UE»; l’Articolo 102 stabilisce che «il presidente dell’Ucraina è il garante del corso strategico dello Stato per ottenere la piena appartenenza alla NATO e alla UE».
sabato 15 dicembre 2018
Così l’Occidente divora i propri figli
di
Thierry Meyssan
Secondo
Thierry Meyssan, scendendo in piazza i francesi sono stati il primo
popolo occidentale disposto a correre rischi personali per opporsi alla
globalizzazione finanziaria. Benché non ne siano consapevoli e ancora
pensino che i loro problemi siano prettamente nazionali, il loro nemico è
lo stesso che ha annientato la regione africana dei Grandi Laghi e
parte del Medio Oriente Allargato. Solamente i popoli che capiranno la
logica che li sta distruggendo e la respingeranno potranno sopravvivere
alla crisi esistenziale dell’Occidente.
Rete Voltaire
| Damasco (Siria)
- Rivolta a Parigi (1° dicembre 2018)
La causa della recessione occidentale
Le relazioni internazionali hanno subito un profondo
mutamento con la paralisi dell’Unione Sovietica del 1986, quando lo
Stato non riuscì a controllare l’incidente nucleare civile di
Tchernobyl [1]; poi con la ritrattazione del Patto di Varsavia del 1989, quando il Partito Comunista della Germania dell’Est [2] distrusse il Muro di Berlino; infine con il crollo dell’URSS del 1991.
venerdì 30 novembre 2018
Ucraina: la costituzione di uno stato ultranazionalista nel cuore dell’Europa
Stefano Zecchinelli • •
Un ottimo documentario pubblicato da VOXKOMM https://www.youtube.com/watch?v=l8HXoZwfp6o&bpctr=1542738812&fbclid=IwAR2D6EYUwZm1xFfZ_wfJggPzRPA7KSmDcqr1ZvCQ2AJbGBKvJFkCYsg34dE
ha messo in risalto le responsabilità degli imperialismi USA ed UE
nel sostegno alle forze neonaziste ucraine con l’obiettivo (cito
testualmente): ‘’La costituzione di uno Stato ultranazionalista nel cuore d’Europa’’ 1. Il tutto rappresenta ‘’una base di supporto e di addestramento per l’estrema destra di tutto il mondo ’’, operazione
di sciacallaggio a cui hanno partecipato, spalleggiati dalla
intelligence corrotta, anche i neofascisti italiani, con la presenza di
Francesco Fontana, manutengolo del guru Gabriele Adinolfi e dello
stragista Stefano delle Chiaie. L’organizzazione CasaPound si è
confermata parte di una internazionale della criminalità organizzata,
tollerata purtroppo aldilà di ogni limite legale. Su questi argomenti si
è scritto in abbondanza (giustamente), la pecca, dal punto di vista
dell’analisi inerisce al, troppe volte sottovalutato, ruolo di Israele
nella costruzione di un regime ultranazionalista, baluardo del
neocolonialismo occidentale in funzione antirussa. La presenza
israeliana nel golpe ucraino e nei pogrom anti-russi è un elemento, a
dir poco, decisivo.
Il canale russo Sputnik riporta lo sforzo di quaranta attivisti israeliani i quali si sono rivolti alle autorità giudiziaria per chiedere la fine delle esportazioni di armi al regime di Kiev: “Un gruppo di oltre 40 attivisti per i diritti umani ha presentato un esposto alla Corte Suprema, chiedendo lo stop alle esportazioni di armi israeliane verso l’Ucraina. Sostengono che le armi vengono usate da forze che elogiano apertamente l’ideologia neonazista,” — scrive Haaretz; “Sebbene queste armi siano ora puntate contro i russi, occorre tener conto della significativa probabilità che in futuro vengano utilizzate verso altri obiettivi, compresi attacchi ai membri delle minoranze in questo Paese”, si legge nell’esposto degli attivisti 2. La parte finale del testo mi sembra eloquente, rileggiamo: ‘’occorre tener conto della significativa probabilità che in futuro vengano utilizzate verso altri obiettivi, compresi attacchi ai membri delle minoranze in questo Paese’’. Tutto ciò potebbe lasciar presupporre un giro – illegale – di armi dai neonazisti ucraini ai coloni sionisti, con tanto di gemellaggio fra le due destre radicali: quella ucraina (nazifascista) e quella ebraica (sionista).

Uno squadrista di Settore Destro insieme ad una sostenitrice di Israele
Il canale russo Sputnik riporta lo sforzo di quaranta attivisti israeliani i quali si sono rivolti alle autorità giudiziaria per chiedere la fine delle esportazioni di armi al regime di Kiev: “Un gruppo di oltre 40 attivisti per i diritti umani ha presentato un esposto alla Corte Suprema, chiedendo lo stop alle esportazioni di armi israeliane verso l’Ucraina. Sostengono che le armi vengono usate da forze che elogiano apertamente l’ideologia neonazista,” — scrive Haaretz; “Sebbene queste armi siano ora puntate contro i russi, occorre tener conto della significativa probabilità che in futuro vengano utilizzate verso altri obiettivi, compresi attacchi ai membri delle minoranze in questo Paese”, si legge nell’esposto degli attivisti 2. La parte finale del testo mi sembra eloquente, rileggiamo: ‘’occorre tener conto della significativa probabilità che in futuro vengano utilizzate verso altri obiettivi, compresi attacchi ai membri delle minoranze in questo Paese’’. Tutto ciò potebbe lasciar presupporre un giro – illegale – di armi dai neonazisti ucraini ai coloni sionisti, con tanto di gemellaggio fra le due destre radicali: quella ucraina (nazifascista) e quella ebraica (sionista).

Uno squadrista di Settore Destro insieme ad una sostenitrice di Israele
martedì 4 settembre 2018
John McCain e i suoi laudatori in vita e in morte
di Fabrizio Poggi
Chi sia stato John McCain, è stato detto in maniera concisa e puntuale da più parti; le parole con cui i socialdemocristiani nostrani lo hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio sono state riportate quel tanto che basta per definire l'uno e gli altri.
Forse non guasta sapere con chi si siano trovati in compagnia gli italici ostensori di cotanto eroe. Senza scomodare le lagrime sparse dai pupilli ucraini del defunto senatore yankee, a partire dal neonazista speaker della Rada Andrej Parubij, alle latitudini in cui maggiormente si sono apprezzati gli sforzi di tale “eroe” (per la cronaca, i vietnamiti, pur ricordandone la figura, hanno sempre smentito le sue dichiarazioni secondo cui sarebbe stato torturato durante la prigionia) “in difesa del mondo libero dall'aggressione russa”.
Chi sia stato John McCain, è stato detto in maniera concisa e puntuale da più parti; le parole con cui i socialdemocristiani nostrani lo hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio sono state riportate quel tanto che basta per definire l'uno e gli altri.
Forse non guasta sapere con chi si siano trovati in compagnia gli italici ostensori di cotanto eroe. Senza scomodare le lagrime sparse dai pupilli ucraini del defunto senatore yankee, a partire dal neonazista speaker della Rada Andrej Parubij, alle latitudini in cui maggiormente si sono apprezzati gli sforzi di tale “eroe” (per la cronaca, i vietnamiti, pur ricordandone la figura, hanno sempre smentito le sue dichiarazioni secondo cui sarebbe stato torturato durante la prigionia) “in difesa del mondo libero dall'aggressione russa”.
giovedì 24 maggio 2018
ODESSA 2 maggio 2014 un massacro impunito
Di Luciano Bonazzi.
il 2 Maggio, per molti di voi significa poco, alcuni diranno che significhi che domani sarà il tre, e poi il 4 di maggio, ma non importa, non vi biasimo, nessun telegiornale ne parla o ricorda questa data. Eppure per me significa molto.

Il 2 maggio di 4 anni fa si consumava uno dei più efferati e sanguinosi delitti della storia recente. Parlo del massacro avvenuto nella Casa dei Sindacati ad Odessa, nella fu Ucraina, scrivo fu in quanto dopo il colpo di stato e i massacri ad esso seguiti non può più esistere o essere considerato legale uno stato criminale. Il colpo di stato cui mi riferisco è chiaramente quello preparato e finanziato da potenze straniere e consumatosi in piazza Maidan a Kiev.
il 2 Maggio, per molti di voi significa poco, alcuni diranno che significhi che domani sarà il tre, e poi il 4 di maggio, ma non importa, non vi biasimo, nessun telegiornale ne parla o ricorda questa data. Eppure per me significa molto.
Il 2 maggio di 4 anni fa si consumava uno dei più efferati e sanguinosi delitti della storia recente. Parlo del massacro avvenuto nella Casa dei Sindacati ad Odessa, nella fu Ucraina, scrivo fu in quanto dopo il colpo di stato e i massacri ad esso seguiti non può più esistere o essere considerato legale uno stato criminale. Il colpo di stato cui mi riferisco è chiaramente quello preparato e finanziato da potenze straniere e consumatosi in piazza Maidan a Kiev.
giovedì 3 maggio 2018
La storia genocida degli Stati Uniti d’America.
da Luciano Bonazzi
Gli Stati Uniti d’America sono nati nel 1700, conseguentemente all’espansione Inglese e si può realmente affermare che sull’Impero Britannico il sole non tramontava mai. Gli Stati Uniti, quale derivazione della fase più aggressiva del Regno Unito, nacquero sotto il segno dell’aggressività espansionistica. Dalla loro nascita nel 1776, gli Stati Uniti d’America sono in guerra da 223 anni su 240 anni d’esistenza.
Nella storia statunitense, ogni presidente ha promesso la pace, salvo creare le opportunità per scatenare guerre con svariati pretesti, manipolando l’informazione interna e mondiale.
Il neo-presidente Donald Trump ha promesso pace e prosperità, riuscirà a non disseminare il pianeta di guerre e povertà come hanno fatto tutti i suoi predecessori?
Sempre parlando per numeri, solo a partire dal 1945 gli USA hanno causato 200 conflitti regionali. Il raffinato metodo statunitense del “False Flag” ha raggiunto livelli di perfezione tali, che farebbe impallidire espansionisti storici quali Alessandro Magno, Napoleone, Hitler e simili.
Fatto sta, che più un presidente USA commette genocidi, massacri, più assurge al rango di icona globale, passando attraverso la storia americana, da Kennedy a Clinton, dai Bush a Obama, per non parlare di segretari di stato, da ultimo Hillary Rodham Clinton, che ha sulla coscienza le vite di almeno 200 bambini pakistani oltre ai diplomatici di Bengasi e chissà quante altre scelleratezze ha combinato che non ci è dato sapere, perché coperte dalla propaganda Radical-Chic.

Gli Stati Uniti d’America sono nati nel 1700, conseguentemente all’espansione Inglese e si può realmente affermare che sull’Impero Britannico il sole non tramontava mai. Gli Stati Uniti, quale derivazione della fase più aggressiva del Regno Unito, nacquero sotto il segno dell’aggressività espansionistica. Dalla loro nascita nel 1776, gli Stati Uniti d’America sono in guerra da 223 anni su 240 anni d’esistenza.
Nella storia statunitense, ogni presidente ha promesso la pace, salvo creare le opportunità per scatenare guerre con svariati pretesti, manipolando l’informazione interna e mondiale.
Il neo-presidente Donald Trump ha promesso pace e prosperità, riuscirà a non disseminare il pianeta di guerre e povertà come hanno fatto tutti i suoi predecessori?
Sempre parlando per numeri, solo a partire dal 1945 gli USA hanno causato 200 conflitti regionali. Il raffinato metodo statunitense del “False Flag” ha raggiunto livelli di perfezione tali, che farebbe impallidire espansionisti storici quali Alessandro Magno, Napoleone, Hitler e simili.
Fatto sta, che più un presidente USA commette genocidi, massacri, più assurge al rango di icona globale, passando attraverso la storia americana, da Kennedy a Clinton, dai Bush a Obama, per non parlare di segretari di stato, da ultimo Hillary Rodham Clinton, che ha sulla coscienza le vite di almeno 200 bambini pakistani oltre ai diplomatici di Bengasi e chissà quante altre scelleratezze ha combinato che non ci è dato sapere, perché coperte dalla propaganda Radical-Chic.
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venerdì 10 marzo 2017
Chernobyl, sabotaggio imperialista?
20 febbraio 2017 Luca Baldelli
La data del 26 aprile 1986 è entrata nella storia, e ci rimarrà per sempre, per il tragico incidente di Chernobyl: la “Chernobilskaja Avarija” o “ Chernobilskaja Katastrofe“, nell’accezione ucraina ancora più incisiva e forte, è da più di 30 anni, e lo sarà ancora per molti anni, il simbolo dei rischi connessi al nucleare e al suo sviluppo. La versione ufficiale ci ha informati, e continua a ripeterci, che in quel giorno, alle ore 1:23, presso la centrale nucleare situata a 3 km da Prypjat e a 18 km da Chernobyl, avvenne il fatale incidente: il personale, in maniera inopinata ed irresponsabile, in violazione di numerosi protocolli e allo scopo di eseguire un test per saggiare la sicurezza complessiva dell’impianto, avrebbe aumentato repentinamente la temperatura nel nocciolo del reattore numero 4. La scissione dell’acqua in idrogeno ed ossigeno, determinata da quella dinamica, avrebbe provocato la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore, con esplosione, scoperchiamento dello stesso e conseguente, vasto incendio della grafite, minerale presente, negli impianti nucleari, in barre per assorbire le radiazioni. Una nuvola di materiale radioattivo, sprigionandosi, avrebbe esteso la sua mortifera ombra su un’area sterminata.
martedì 7 marzo 2017
Le colombe armate dell’Europa
L’arte della guerra
Global Research, February 21, 2017
Ulteriori passi nel «rafforzamento forzamento dell’Alleanza» sono
stati decisi dai ministri della Difesa della Nato, riuniti a Bruxelles
nel Consiglio Nord Atlantico. Anzitutto sul fronte orientale, col
dispiegamento di nuove «forze di deterrenza» in Estonia, Lettonia,
Lituania e Polonia, unito ad una accresciuta presenza Nato in tutta
l’Europa orientale con esercitazioni terrestri e navali.
A giugno saranno pienamente operativi quattro battaglioni multinazionali da schierare nella regione. Sarà allo stesso tempo accresciuta la presenza navale Nato nel Mar Nero. Viene inoltre avviata la creazione di un comando multinazionale delle forze speciali, formato inizialmente da quelle belghe, danesi e olandesi. Il Consiglio Nord Atlantico loda infine la Georgia per i progressi nel percorso che la farà entrare nella Alleanza, divenendo il terzo paese Nato (insieme a Estonia e Lettonia) direttamente al confine con la Russia.
A giugno saranno pienamente operativi quattro battaglioni multinazionali da schierare nella regione. Sarà allo stesso tempo accresciuta la presenza navale Nato nel Mar Nero. Viene inoltre avviata la creazione di un comando multinazionale delle forze speciali, formato inizialmente da quelle belghe, danesi e olandesi. Il Consiglio Nord Atlantico loda infine la Georgia per i progressi nel percorso che la farà entrare nella Alleanza, divenendo il terzo paese Nato (insieme a Estonia e Lettonia) direttamente al confine con la Russia.
mercoledì 1 marzo 2017
Usa, con McMaster la Russia rimane il nemico
L'ultimo di una lunga serie di
segnali che il disgelo con Mosca è ancora lontano è la nomina di Herbert
McMaster al posto di Michael Flynn. Un generale non proprio conciliante
nei riguardi della Russia
22/2/2017
WASHINGTON - Il Cremlino nega, ma è
probabile che il sentimento che in queste ore prevale, a Mosca, in
merito ai rapporti con gli Stati Uniti sia la delusione. Donald J.
Trump, grazie a numerose e contestate affermazioni, si era presentato
come il Presidente del disgelo, colui che avrebbe messo un «punto e a capo»
nelle turbolente relazioni tra le due potenze, nettamente peggiorate
dopo la crisi ucraina. E invece, nelle ultime ore diversi segnali
contrastanti hanno fatto pensare che quel «reset» rimarrà ancora per un po' un'oasi nel deserto.mercoledì 15 febbraio 2017
Breve storia di un disastro chiamato Obama
26 gennaio 2017
Barack Obama sarà ricordato come il peggiore presidente
degli Stati Uniti d’America. La storia è un giudice severo, senza pietà
alcuna e che – a differenza di questa società globalizzata in cui la
capacità di pensiero è stata completamente inibita – non guarda in
faccia a nessuno.
Per la storia, che vive d’oggettività
e non di sensazionalismo, che non si lascia turlupinare dai dogmi del
nostro tempo, dalla distopia rappresentata dalla globalizzazione, dal
multiculturalismo e da tutti quei falsi ideali che abbraccia il mondo
“radical chic”, non basta essere il primo presidente afro-americano
degli Stati Uniti per essere meritevole di lode, o più semplicemente per
aggiudicarsi automaticamente un premio Nobel per la pace, ma c’è
bisogno di fatti concreti, di risultati conclamati.
sabato 3 settembre 2016
Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia
Alex Christoforou, The Duran 25/8/2016
Le recenti DCLeaks di oltre 2500 documenti delle ONG di George Soros, illuminano su come il miliardario usa la sua grande ricchezza per creare il caos globale nella continua imposizione euforica del neoliberismo alle classi lavoratrici. Mentre Soros è riuscito a destabilizzare l’Unione europea promuovendo l’immigrazione di massa e l’apertura delle frontiere, a dividere gli Stati Uniti, finanziando attivamente l’ente Black Live Matter e corrompendo la molto corruttibile classe politica degli Stati Uniti, e a distruggere l’Ucraina sostenendo un colpo di Stato contro un governo democraticamente tramite energumeni neonazisti… un Paese che Soros non può decifrare è la Federazione Russa. Il pragmatismo politico e il sistema di valori umanisti radicati nella tradizione culturale dello Stato-Nazione della Russia, probabilmente fanno infuriare Soros. La Russia è sua la balena bianca… una creatura che ha cercato di uccidere per quasi un decennio. Sfortunatamente per Soros (e fortunatamente per l’intero pianeta), il governo russo ha capito la natura cancerosa delle sue ONG prendendo misure preventive adeguate… che col senno di poi, e dopo aver esaminato le note di DCLeaks, sì è dimostrata essere una mossa molto saggia.

Le recenti DCLeaks di oltre 2500 documenti delle ONG di George Soros, illuminano su come il miliardario usa la sua grande ricchezza per creare il caos globale nella continua imposizione euforica del neoliberismo alle classi lavoratrici. Mentre Soros è riuscito a destabilizzare l’Unione europea promuovendo l’immigrazione di massa e l’apertura delle frontiere, a dividere gli Stati Uniti, finanziando attivamente l’ente Black Live Matter e corrompendo la molto corruttibile classe politica degli Stati Uniti, e a distruggere l’Ucraina sostenendo un colpo di Stato contro un governo democraticamente tramite energumeni neonazisti… un Paese che Soros non può decifrare è la Federazione Russa. Il pragmatismo politico e il sistema di valori umanisti radicati nella tradizione culturale dello Stato-Nazione della Russia, probabilmente fanno infuriare Soros. La Russia è sua la balena bianca… una creatura che ha cercato di uccidere per quasi un decennio. Sfortunatamente per Soros (e fortunatamente per l’intero pianeta), il governo russo ha capito la natura cancerosa delle sue ONG prendendo misure preventive adeguate… che col senno di poi, e dopo aver esaminato le note di DCLeaks, sì è dimostrata essere una mossa molto saggia.
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giovedì 21 luglio 2016
David Galland: "Così Soros ha creato la crisi dei rifugiati in Europa per i suoi profitti"
DI DAVID GALLAND E STEPHEN MC BRIDE
George Soros scommette in borsa, ancora.
L’ottantacinquenne attivista, politico e filantropo e` andato in prima pagina nel post-Brexit dicendo che l'evento aveva "scatenato" una crisi dei mercati finanziari.
Ebbene, questa crisi non ha ancora colpito Soros.
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