In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
Contropiano
L’epidemia di coronavirus sta mettendo a nudo, in maniera obiettiva e senza alcuna possibilità di replica, i danni apportati dalle privatizzazioni ai Sistemi Sanitari Nazionali,
la debolezza della narrazione dell’utilità pubblica del “privato” e la
natura antipopolare e speculativa che ha assunto l’Unione Europea. Solo
pericolosi estremisti del Libero Mercato possono continuare a sostenere privatizzazioni e/o l’utilità della UE.
Ci hanno raccontato per anni, da Berlusconi in poi, che gli ospedali
erano un ricettacolo di nullafacenti, una spesa inutile, un costo che
non potevamo più permetterci. Ed allora, tutti si sono scagliati sul
Sistema Sanitario Nazionale, tagliando, regionalizzando, privatizzando,
convenzionando e chiudendo. Il risultato è che quella che fino a 20 anni
fa era tra le migliori Sanità del Mondo adesso registra la mortalità
più alta per Coronavirus.
"Sull'influenza stagionale
2017-18, risulta che 8,7 milioni di persone si rivolsero telefonicamente
al medico/pediatra di famiglia per una "sindrome simil-influenzale".
Meno di 1/4 furono visitate dal medico. Sono morte "con complicazioni
influenzali" non meno di 18.000 persone, in prevalenza anziane. Di
quelle 18.000, solo 173 (1 su 100) morirono in un reparto di
rianimazione"
di Patrizia Cecconi
Londra 11 marzo 2020
D. Buongiorno dottore, bentornato in Italia… dall’Austria, visto
che la Tanzanìa aveva chiuso i voli con l’Italia. Se avesse tardato
qualche giorno non sarebbe più entrato neanche dall’Austria! Ormai siamo
qualificati come appestati e io stessa non posso tornare in Italia
perché la Gran Bretagna ha chiuso i voli, sebbene abbiano anche loro il
virus, ballano, si abbracciano, ti tossiscono in faccia, ma si sentono
immuni, però hanno chiuso una scuola frequentata da italiani ! Passiamo
all’intervista, cosa pensa della situazione che si è creata in Italia e i
numerosi decessi che si sono avuti in seguito alla Covid-19?
Mentre
molti rapporti su principali media occidentali affermavano che il “vero
motivo” dell’intervento diretto della della Turchia in Libia (riflesso
dell’ossessione di Erdogan) era creare un impero neo-ottomano nella
regione, ciò potrebbe non essere vero. Creare un “impero”, anche se la
parola non è letteralmente tradotta ed è generalmente intesa come catena
di Paesi sotto l’influenza turca tramite i Fratelli Musulmani, la
creazione di tale catena è lontana dalla realtà e non sarebbe possibile
anche se Erdogan ha il supporto di Tripoli. Gli accordi della Turchia
col governo di accordo nazionale (GNA) non intendono permettere un
“impero”, ma mirano solo a creare una “legittimità” per un maggiore
ruolo turco nella regione altrimenti dominata dai Paesi rival Emirati
Arabi Uniti, Egitto, Grecia, Cipro ecc. In altre parole, è più una lotta
di potere tra Paesi rivali nella regione che un tentativo di
ristabilire un “impero”. Le ambizioni della Turchia sono ulteriormente
ridotte dal fatto che l’unico alleato nella regione, il GNA, controlla
meno del 30% del territorio libico e circa la metà della popolazione, ed
affronta l’assalto di Qalifa Haftar, che ha il sostegno dei rivali dei
turchi. Sulla questione della legittimità dell’intervento della Turchia,
il GNA essendo un governo riconosciuto internazionalmente, può
teoricamente “chiedere” alla Turchia di intervenire. Tuttavia, se questo
porterà a un massiccio cambiamento dell’equilibrio di potere nella
Libia è un’altra domanda, evidente dall’uscita di Qalifa Haftar fuori
dal vertice, che sarebbe stato altrimenti uni successo turco imponendo
all’opposizione le trattative col GNA.
I
leader europei ritengono che l’incidente della distruzione dell’aereo
passeggeri ucraino nel cielo della capitale iraniana non sia motivo
d’imporre sanzioni a Teheran. Il motivo è principalmente nel fatto che
attualmente è in corso un’indagine, indicando ovviamente il fatto che
l’UE non vede colpa dell’Iran nell’abbattimento dell’aereo di linea
passeggeri Boeing 737. “Si noti che l’unione (UE) non introdurrà
sanzioni anti-iraniane per il disastro dell’aereo passeggeri ucraino.
Ciò è dovuto al fatto che ora l’UE aspetta i risultati dell’indagine. La
fonte osservava che, a seconda di esse, verrà presa una decisione sulle
sanzioni. La discussione si svolgerà il 20 gennaio in una riunione dei
ministri degli Esteri dell’UE. Si prevede inoltre di discutere del
futuro del piano d’azione globale congiunto (JCPOA) sul programma
nucleare iraniano. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni all’Iran
in cambio della limitazione del programma nucleare “, riferiva Lenta.ru.
La nuova
Commissione Europea ha mostrato chiaramente il proprio disegno, ora che
gli USA stanno ritirandosi: restituire all’Europa occidentale quel
dominio sul resto del mondo che esercitò dal XVI al XIX secolo. Per
giustificare il progetto, la Commissione ricorre un’ideologia da due
soldi, che utilizza all’inverso il lessico dei filosofi occidentali. Una
condotta che sarebbe risibile se non rischiasse di portarci alla
guerra.
L’ex
ministro tedesco della Difesa, Ursula von der Leyen, ha assunto la
funzione di presidente della Commissione Europea, che sarebbe spettata
allo Spitzenkandidat [capolista], Manfred Weber. Questo ruolo è stato
sinora prerogativa di un rappresentante degli interessi atlantisti.
L’Unione Europea ambisce restituire ai Paesi membri
lo status conquistato nei rispettivi imperi con la forza. Il mondo però è
cambiato e non è più possibile fondare il colonialismo sulla voragine
educativa che un tempo divideva Selvaggi e Civilizzati. Conviene perciò
formulare una nuova ideologia per vestire la dominazione europea di
nobili ideali.
Un’ideologia che già esiste allo stadio embrionale e che gli Stati Uniti utilizzavano per giustificare la propria leadership. Basta solo renderla più coerente e precisarla meglio.
Lo slogan basilare di questa concezione dichiara che
“l’universalismo” non deve più essere inteso come uguaglianza di ognuno
davanti alla Legge, quale che sia la sua origine, ricchezza e religione,
bensì uguaglianza di trattamento di cui tutti devono poter beneficiare,
quale che sia il Paese in cui stanno viaggiando. Da questo punto di
vista i veri nemici non sono più disordine e insicurezza generati
dall’Occidente, ma gli Stati che dovrebbero proteggerci e invece
abusivamente ci trattano diversamente a seconda della nazionalità cui
apparteniamo; eccellente dottrina per uno Stato sovranazionale (lo Stato
federale USA prima, lo Stato federale europeo poi).
11 dicembre 2019.
di Luciano Lago Le manifestazioni di protesta in
Francia e lo sciopero generale che sta paralizzando quasi del tutto il
paese ci fanno accendere un barlume di speranza. La speranza che si vada
avvicinando l’ora di un possibile risveglio dei popoli d’Europa che
trasmettano un segnale forte alle elite finanziarie dominanti, un
segnale di rivolta e di cambiamento. Il risveglio di una
Europa che possa rompere le sbarre invisibili della gabbia neoliberista,
quella che ha avvolto ciascuno stato europeo affossando le possibilità
di crescita, non può essere lontano ma, come avviene per molti cicli
storici, bisogna arrivare al punto più basso della involuzione per poi
afferrare la possibilità di un riscatto. L’ispirazione per un
riscatto e una rinascita di paesi europei non può che provenire da est
dove già da tempo si è verificato il risveglio dei giganti asiatici, la
Federazione Russa, la Cina, l’India, paesi che oggi dimostrano una vitalità ed una capacità di rompere l’ordine mondiale di marca anglo USA che avviluppava il mondo.
Nella fase attuale, dopo decenni di pratiche neoliberiste che hanno
minato le capacità agroindustriali un tempo fiorenti di paesi come la
Francia, l’Italia, la Spagna, sotto la gabbia dell’euro
“postindustriale”, è diventato evidente che l’austerità e
l’aumento delle tasse sono le uniche soluzioni che i tecnocrati
dell’eurocrazia e i padroni della moneta, che si trovano nella Banca
Centrale europea, potranno consentire . Questo perchè
l’appartenenza all’euro proibisce a qualsiasi nazione di sforare il
rapporto deficit /PIL al di sopra del 3%, mentre non esistono i mezzi
finanziari per generare credito statale sufficiente per costruire
progetti su larga scala necessari per una ripresa economica. In altre parole, dal punto di vista delle regole del gioco imposte dalle elite finanziarie transatlantiche, la situazione è senza speranza. Sul versante orientale dell’Eurasia si può constatare chela Russia e la Cina hanno trasformato con successo l’ordine internazionale utilizzando
grandi risorse per investimenti in infrastrutture, fra queste la
creazione della “Belt and Road” Initiative che può essere estesa a vari
paesi europei. Diventa facile comprendere che, l’agganciarsi a questa
iniziativa offre una opportunità unica per i paesi europei (almeno per
quelli che desiderano mantenere la testa fuori di fronte all’imminente
collasso economico).
Potrebbe essere questo l’unico mezzo
praticabile per fornire lavoro, sicurezza e crescita economica a lungo
termine alla loro gente poiché la Belt and Road, cocepita dagli
strateghi cinesi, è radicata come un progetto di sistema aperto che non è
collegato alla geopolitica del sistema chiuso atlantista di ispirazione
hobbesiana. Rivolta a Parigi dei gilet gialli
Proseguiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi.
In questo episodio l’autore ci mostra come la Francia post-coloniale
sia stata reclutata da Regno Unito e Stati Uniti per unirsi alle loro
guerre contro Libia e Siria. Queste due potenze l’hanno però tenuta
all’oscuro del progetto “primavera araba”. Troppo impegnati a sottrarre
fondi, i dirigenti francesi non si sono accorti di nulla. Quando si sono
resi conto di essere stati esclusi dalla progettazione, la loro
reazione è stata puramente comunicazionale: hanno tentato di farsi
passare per gli ammiragli dell’operazione, senza preoccuparsi delle
conseguenze dei maneggi dei partner.
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.
Il
Regno Unito ha manipolato la Francia trascinandola nelle proprie
avventure in Medio Oriente Allargato, senza rivelarle che vi si stava
preparando, insieme agli Stati Uniti, sin dal 2005.
LA PREPARAZIONE DELLE INVASIONI IN LIBIA E SIRIA
Ancor prima dell’ufficializzazione della nomina da parte del Senato,
il futuro segretario di Stato Hillary Clinton contatta Londra e Parigi
per condurre una doppia operazione militare nel “Grande Medio Oriente”.
Dopo il fiasco in Iraq, Washington reputa impossibile utilizzare le
proprie truppe per un’operazione del genere. Dal suo punto di vista, è
giunto il momento di rimodellare la regione – ossia ridisegnare gli
Stati i cui confini erano stati definiti nel 1916 dagli imperi inglese,
francese e russo (la “Triplice Intesa”) – per imporre linee di
demarcazione favorevoli agli interessi degli Stati Uniti. L’accordo è
noto con il nome dei delegati inglese e francese Sykes e Picot (il nome
dell’ambasciatore Sazonov è stato “dimenticato” a causa della
rivoluzione russa). Ma come convincere Londra e Parigi a mettere in
discussione il proprio patrimonio se non promettendo di concedere loro
di ricolonizzare la regione? Da qui la teoria della “leadership da
dietro le quinte” (leading from behind). Tale strategia viene confermata
dall’ex ministro degli Esteri di Mitterrand, Roland Dumas, che
dichiarerà in TV di essere stato contattato da inglesi e statunitensi,
nel 2009, per sapere se l’opposizione in Francia fosse a favore di un
nuovo piano coloniale.
L’accademia italiana apre un fronte contrario alla riforma del Mes di
cui tanto si discute nelle ultime settimane. Dopo che grossi calibri
come il presidente della Consob Paolo Savona avevano colpito duramente
una riforma definita incompleta e rischiosa, trentadue economisti di
tutta Italia hanno presentato un appello per invitare a ragionare
seriamente su un’evoluzione delle regole europee definita, per l’Italia,
“inutile: non ne abbiamo bisogno e comunque ricorrervi peggiorerebbe la
nostra situazione”.
Il governo fantasma di Tripoli e la Turchia
firmano accordi di cooperazione sugli idrocarburi offshore, ai danni di
Cipro, Grecia, Egitto e Israele
[2 Dicembre 2019]
Il 30 novembre, la delegazione della Grecia che stava assistendo
all’inaugurazione del Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline (TANAP), il
gasdotto che porterà il gas del giacimento azero di Shah Deniz dal Mar
Caspio in Italia e in Europa, ha abbandonato la cerimonia dopo che il
presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che entrerà in
vigore l’accordo tra Turchia e Libia sul confine marittimo e che sarà
applicato in tutte le sue disposizioni. La delegazione greca presente
all’inaugurazione del TANAP era guidata dal vice-ministro dell’ambiente e
dell’energia Dimitris Ikonomu che dopo aver definito provocatorie le
dichiarazioni di Erdogan ha spiegato: «Ero lì come rappresentante del
governo greco su questo tema molto concreto: il gasdotto TANAP sarà
connesso al gasdotto transadriatico TAP. Era la ragione della nostra
partecipazione all’inaugurazione. Quando Erdogan ha affrontato dei
problemi scollegati con l’inaugurazione del gasdotto e ha evocato la
Grecia in maniera provocatoria, ho giudicato giusto andarmene. I turchi
mi hanno chiesto perché stavo andando via ed ho spiegato loro che non
potevo restare dopo una tale dichiarazione».
25 novembre 2019. Alto tradimento, da parte di Giuseppe Conte, se ha firmato un
accordo segreto sul Mes che espone gli italiani al rischio di dover
sostenere di tasca propria l’eventuale “ristrutturazione” del debito
pubblico? «Se Conte avesse stipulato un patto segreto
contro il suo paese, il reato di alto tradimento dovrebbe essere
accertato dai magistrati competenti».
Lo afferma l’economista Nino Galloni,
vicepresidente del Movimento Roosevelt, richiamando l’allarme lanciato
da Paolo Becchi. Per Galloni, «Becchi ha sollevato una questione reale,
ma il problema – sottolinea – è dimostrare che questi accordi ci siano
stati». In ogni caso, aggiunge, «le grandi decisioni di politica
economica, come il divorzio del 1981 tra Tesoro e Bankitalia, non sono mai passate per il Parlamento».
Galloni sgombra il campo da un equivoco: non è stata “l’Europa” a
mettere nei guai l’Italia. E’ stata la classe dirigente italiana a
smontare l’industria pubblica e svendere quella privata. «A quel punto,
Francia e Germania hanno fatto dell’Italia una colonia a vantaggio dei
loro interessi», ma solo dopo la decisione dell’Italia di rinunciare a
valorizzare il proprio grande potenziale economico.
A Galloni, il
Mes sembra «una follia», letteralmente: «Dato che il credito privato è
più elevato del debito pubblico, allora i privati pagheranno la
differenza?». Assurdo, visto che «chi compra i titoli di debito sta
dando risorse allo Stato». Quanto all’ex Fondo salva-Stati, ora
Meccanismo Europeo di Stabilità (creato per assicurare fondi ai governi,
senza più moneta sovrana, nel caso il mercato non comprasse i loro
bond), Galloni è netto: «Non si può decretare la depenalizzazione per un
istituto come il Mes», i cui funzionari non rispondono alle leggi dei
paesi membri. «Casomai, gli Stati avrebbero dovuto accordarsi
sull’istituzione di un tribunale penale europeo per le questioni
monetarie, finanziarie e tributarie», sostiene l’economista.
«Sarebbe stato coerente con la Costituzione italiana, laddove parla di
limitazioni della sovranità (ma certo non contro la logica del diritto,
depenalizzando reati commessi da qualcuno che è al di sopra della
legge)». Aggiunge Galloni: «Se tutta questa manfrina sul Mes serve a
introdurre nel sistema la categoria del “legibus solutus”, cioè del
sovra-sovrano, è chiaro che siamo tornati indietro dal punto di vista
della civiltà».
Non
si placa il vento della protesta che sta scuotendo l’Europa della
finanza e delle banche. Risulta sempre più chiaramente che da quando
siamo entrati nell’euro, i popoli hanno perso la loro sovranità e
qualsiasi decisione presa per scrollarsi di dosso il giogo della
dittatura, finisce con un nulla di fatto. Austerità,
tagli, rassicurazioni ai pochi che l’organismo centrale della BCE
vigila e controlla sull’eurozona. Draghi è intervenuto nel parlamento
europeo giovedì 12 novembre, affermando che in caso di bisogno il QE
potrà essere prorogato anche dopo settembre 2016, e rassicura sullo
stato delle banche greche che a suo dire non sono al collasso. Intanto
in Grecia nel silenzio assordante dei media, c’è stato lo sciopero
generale contro Tsipras per protestare contro l’austerità ed una Troika
che continua a chiedere ancora sacrifici “lacrime e sangue” per i Greci
spolpati vivi. Si continua a non voler capire che la gente comune è al
tracollo ed anche nel parlamento europeo un esponente irlandese ha
ribattuto a Draghi che la BCE non è un vigile del fuoco capace di
buttare acqua sul fuoco di una crisi che si estende a macchia d’olio
nei paesi dell’Eurozona.
In questo articolo si connotano moltochiaramentealcuni
aspetti che potrebbero portare, ad una lettura che vada al di là delle
situazioni di realtà contingenti, a intravedere futuri sviluppi, che non
sono certo portatori di pace e comprensione tra i paesi, ma al
contrario di possibili nuove conflittualità, anche militari; che per ora
non sono evidenti anche se già presenti, pur se a bassa intensità,
nella realtà politica dell’est Europa. Il primo aspetto è la pressione
al riarmo dei governi che sono sotto il controllo politico della NATO e
degli USA, che incrementano politiche aggressive. Ciò avviene con
un’aperta e rischiosa strategia, fatta di ostilità politiche, culturali
e storiche, che si configura come “russofobia”. Questo accade
utilizzando spregiudicatamente le forze neonaziste e fasciste lì
presenti.
Il secondo
aspetto si verifica a causa delle contraddizioni esistenti in questi
paesi tra le forze nazionaliste più radicali; tali forze si ispirano ad
una forma di neonazismo, che portano i vari governi, per tenerle
alleate, a spingerle su temi identitari nazionali e sciovinisti, anche
se nella storia, queste posizione sono sempre state responsabili di
conflitti e guerre.
di Rododak - novembre 10, 2019 Grazie a un suggerimento di Luciano Barra Caracciolo
(che ringraziamo per la segnalazione) proponiamo la traduzione di un
articolo di Roger Scruton, filosofo conservatore, pubblicato nel 1998
su The Independent,
ma di grande attualità oggi. Nel richiamare la critica marxista al
capitalismo per il suo pesante costo umano e per avere sostituito la
sola libertà di commercio a tutte le libertà per cui l’umanità aveva
lottato, denuncia il totale asservimento ai diktat del mercato del
partito Labour di Tony Blair. Oggi ci aiuta a comprendere le radici
della Brexit, del decadimento globale del partito laburista e a vedere
come questo si sia posto in assoluta continuità con la linea ideologica
della Thatcher, sposando quel culto del mercato che ha in seguito
improntato tutto il fallimentare progetto dell’unione europea.
6 novembre 2019. Gli americani mandano uno specialista a Belgrado dopo la notizia che il sistema russo Pancir sta arrivando in Serbia. Venerdì,
Thomas Zarzecki, a capo del gruppo di lavoro 231 del Dipartimento di
Stato USA, arriva a Belgrado, lo scrive il Vecernje Novosti.
Secondo
il giornale, tale gruppo è incaricato di applicare sanzioni al settore
della sicurezza russo e a tutti coloro che collaborano con esso.
La
visita di Zarzecki, secondo il giornale, era programmata immediatamente
dopo l’annuncio in Serbia che il paese aveva in programma di
acquistare il sistema di difesa aerea russo “Pancir”.
Il
regolamento, di cui Zarzecki è responsabile per l’applicazione, è
ufficialmente chiamato legge sulla regolamentazione dell’opposizione
degli Stati Uniti, mediante sanzioni, e prevede la possibile punizione
di qualsiasi individuo, impresa o stato, che si sia trovato
intenzionalmente impegnato in uno “scambio significativo” con i settori
militare e dell’intelligence Russia.
di Gerardo Gaita, pubblicato il 25 giugno 2018, alle ore 8:57
E’ bastato
che l’attuale Ministro degli Interni (2018), italiano qualche giorno fa
affermasse «Fosse per me non porrei nessun limite al contante» per
sentire di nuovo in giro la voce della propaganda a sostegno
dell’abolizione del denaro contante.
L’abolizione del denaro contante, che
tra l’altro, è esplicitamente sostenuta, almeno attualmente, da
organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la
Commissione Europa.
Obiettivo di questa campagna a favore dell’abolizione del denaro contante?
Con la scusa di voler combattere
terrorismo e criminalità, facilitare il lavoro dei politici, dei
burocrati e di tutti quei gruppi di pressione che aspirano ad ottenere
privilegi, a tutto svantaggio dei liberi cittadini.
Tuttavia, i sostenitori dell’abolizione
del denaro contante non potendo imporre con la violenza il loro punto di
vista, cercano di ottenere l’adesione alla loro posizione o perlomeno
una certa passiva indifferenza, facendo circolare costantemente bugie e
ragionamenti fuorvianti.
A due settimane dall’annuncio di Palazzo Chigi un silenzio fragoroso
avvolge l’adesione dell’Italia all’European Intervention Initiative
(EI2), proposta da Emmanuel Macron nel settembre 2017 e costituita a
Parigi il 25 giugno 2018 al di fuori sia dagli ambiti NATO sia della
PESCO (Cooperazione Strutturata Permanente nel settore della Difesa)
prevista dai Trattati dell’Unione Europea.
Un annuncio “sospetto”, reso noto sul sito della Presidenza del
Consiglio meno di 24 ore l’incontro a Roma tra il premier Giuseppe Conte
e il presidente Macron, che solo il giorno dopo è stato ripreso dal
sito internet del ministero della Difesa. La notizia è infatti comparsa
sul sito internet della Difesa il 20 settembre mentre già il giorno prima era su quello di Palazzo Chigi.
Come avevamo anticipato
il fantomatico accordo europeo per la ridistribuzione nei paesi Ue dei
migranti illegali sbarcati in Italia e a Malta si è rivelato un bluff.
Solo tre paesi (Irlanda, Portogallo e Lussemburgo) hanno dato
disponibilità ad accogliere migranti in numero non precisato mentre il
ministro dell’interno tedesco Horst Seehofer, ha sottolineato che
l’eventuale meccanismo temporaneo di ricollocamento dei migranti salvati
in mare sarà condiviso solo se gli sbarchi saranno nell’ ordine delle
centinaia, “ma se diventassero “migliaia, possiamo dichiarare terminato
il meccanismo di emergenza”.
Roma, 12 ott – Accostare l’ondata immigratoria iniziata nel 2015 alle invasioni barbariche che smantellarono l’Impero Romano
non costituisce un accostamento storicamente privo di fondamento.
Nonostante che da un punto di vista storico i mezzi con i quali i
barbari penetrarono l’Impero Romano fossero certamente diversi, è
tuttavia innegabile il fatto che anch’essi furono indotti a giungere
alle porte di Roma da carestie e da fratricide lotte interne.
Impero Romano e migrazioni odierne: le analogie
Quei
popoli – così come quelli attuali – approfittando dei confini enormi
dell’impero e della loro impossibilità ad essere difesi vi penetrarono
prima gradualmente e poi, attraverso conflitti militari, entrarono
all’interno del territorio di Roma che fu costretta a venire a patti e a
dover ammettere obtorto collo che i barbari erano ormai diventati una forza militare potente e temibile.
Anche le migrazioni attuali fanno leva proprio sulla labilità dei confini
e soprattutto sul fatto che l’Europa si affaccia sul mare. Inoltre
l’Europa di oggi, come l’Impero Romano di ieri, consentirono ai nuovi
immigrati di penetrare all’interno dei loro confini partendo dal
presupposto di potersene servire.
Mentre arrivava
il via libera ai dazi di Trump contro l’Europa che colpiscono duramente
anche il Made in Italy, il Segretario di Stato americano in visita a
Roma ha colto l’occasione per imporre l’agenda politica al ministro Di
Maio. Le intese fra Roma e Pechino irritano non poco gli americani, che
in Italia vorrebbero dettare le regole.
“L’Italia stia attenta, la Cina è una minaccia”,
il segretario di Stato americano Mike Pompeo avvisa l’Italia sui
pericoli che rappresenterebbe la Cina ed in particolare il progetto 5G. A
dirlo sono gli Stati Uniti che hanno lanciato la guerra dei dazi contro
l’Unione Europea e l’Italia.
Al di là delle interferenze americane nella politica di Roma, qual è
l’importanza della Cina per l’Italia da un punto di vista geopolitico?
Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Alberto Bradanini,
presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea, ex Ambasciatore
d’Italia in Cina dal 2013 al 2015.
FILE
– This is a April 12, 1993 file photo of Bosnian Serb army Gen. Ratko
Mladic, second from left, accompanied by an aide, and French U.N.
security troops arrive at a U.N. sponsored meeting at Sarajevo’s
airport. Mladic, Europe’s most wanted war crimes fugitive, has been
arrested in Serbia, the country’s president said Thursday, May 26, 2011.
Mladic has been on the run since 1995 when he was indicted by the U.N.
war crimes tribunal in The Hague, Netherlands, for genocide in the
slaughter of some 8,000 Bosnian Muslims in Srebrenica and other crimes
committed by his troops during Bosnia’s 1992-95 war. (AP Photo/Michael
Stravato)
Dopo la confessione shock del politico bosniaco Ibran Mustafić, veterano di guerra, chi restituirà la dignità a Slobodan Milošević, ucciso in carcere, a Radovan Karadžiće al Generale Ratko Mladić, ancora oggi detenuti all’Aja?
Lo storico russo Boris Yousef, in un suo saggio del 1994, scrisse quella che ritengo una sacrosanta verità: «Le
guerre sono un po’ come il raffreddore: devono fare il loro decorso
naturale. Se un ammalato di raffreddore viene attorniato da più medici
che gli propinano i farmaci più disparati, spesso contrastanti fra loro,
la malattia, che si sarebbe naturalmente risolta nel giro di pochi
giorni, rischia di protrarsi per settimane e di indebolire il paziente,
di minarlo nel fisico, e di arrecare danni talvolta permanenti e
imprevedibili».