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martedì 16 giugno 2020

L’Onu sta a guardare mentre Erdogan e i Fratelli Musulmani distruggono la Libia

8 Giugno 2020.
Di Vanessa Tomassini.
La Libia continua a precipitare in un vortice di morte e violenza dopo che il Governo di Accordo Nazionale (GNA), con base a Tripoli e sostenuto dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, ha rifiutato qualsiasi accordo di cessate il fuoco nonostante numerosi appelli della Comunità internazionale per una tregua. Dopo il ritiro del Libyan National Army (LNA) dalla Libia occidentale per proteggere i civili dal fuoco indiscriminato delle milizie di Fayez al-Serraj e Fathi Pashagha, sabato il generale Khalifa Haftar ha inviato consistenti rinforzi dalle città di Bengasi e Marj, a Sirte, comprese le Forze Speciali, anche conosciute come la Brigata Al-Saiqa, guidata dal comandante Wanis Bukhamada.
Secondo militari di Sirte, più di 30 membri delle milizie del GNA sono stati uccisi nella periferia della città che ha dato i natali al colonnello Muammar Gheddafi. L’LNA guidato dal feldmaresciallo Haftar ha respinto le milizie di Tripoli e Misurata, costringendole a ritirarsi oltre l’area di Al-Washka sabato. L’LNA ha anche affermato di aver abbattuto due droni turchi, bruciando più di una dozzina di veicoli appartenenti alle milizie Al-Wefaq a causa dei bombardamenti aerei e alla prontezza dell’esercito libico sugli assi di Sirte.
Per trovare una soluzione pacifica alla crisi, dopo la ripresa dei colloqui del gruppo di contatto sponsorizzato dalle Nazioni Unite a Ginevra (5 + 5), il generale Haftar e il presidente del parlamento libico, Aquila Salah, sono arrivati al Cairo per colloqui di alto livello con il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi. Durante una conferenza stampa congiunta, i tre hanno annunciato un nuovo piano per la Libia, che mira a consentire legittime elezioni presidenziali e parlamentari. Haftar ha accettato la nuova iniziativa politica che include un cessate il fuoco da lunedì e un piano di pace a lungo termine. La Comunità internazionale ha accolto con favore la “Dichiarazione del Cairo”, in particolare gli Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania e l’Ambasciata degli Stati Uniti in Libia; mentre l’Italia e la Turchia sono rimaste in silenzio, così come la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL).
Parlando a fianco di Haftar e Aquila Saleh, Sisi ha proposto un piano che prevede colloqui a Ginevra, l’elezione di un consiglio direttivo, lo scioglimento delle milizie e l’uscita di tutti i combattenti stranieri dalla Libia. Il GNA di Serraj e l’Alto Consiglio di Stato, guidato dall’esponente della Fratellanza Musulmana, Khaled al-Meshri, hanno respinto le proposte dell’Egitto. Mentre la maggior parte dei libici hanno criticato sui social network la posizione di UNSMIL, accusando in particolare la Rappresentante Speciale del Segretario Generale (SRSG), Stephanie Williams, di non essere neutrale, patteggiando per il GNA, in particolare per il ministro dell’Interno Fathi Pashagha. I libici hanno chiesto di nominare con urgenza un nuovo inviato dopo le dimissioni di Ghassan Salamé a marzo. Va detto che Francia e Italia, i principali attori europei coinvolti nel fascicolo libico, hanno precedentemente concordato di trovare un nuovo inviato delle Nazioni Unite nel Paese nordafricano.

giovedì 6 febbraio 2020

L’intervento della Turchia in Libia

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 31.01.2020
 
Mentre molti rapporti su principali media occidentali affermavano che il “vero motivo” dell’intervento diretto della della Turchia in Libia (riflesso dell’ossessione di Erdogan) era creare un impero neo-ottomano nella regione, ciò potrebbe non essere vero. Creare un “impero”, anche se la parola non è letteralmente tradotta ed è generalmente intesa come catena di Paesi sotto l’influenza turca tramite i Fratelli Musulmani, la creazione di tale catena è lontana dalla realtà e non sarebbe possibile anche se Erdogan ha il supporto di Tripoli. Gli accordi della Turchia col governo di accordo nazionale (GNA) non intendono permettere un “impero”, ma mirano solo a creare una “legittimità” per un maggiore ruolo turco nella regione altrimenti dominata dai Paesi rival Emirati Arabi Uniti, Egitto, Grecia, Cipro ecc. In altre parole, è più una lotta di potere tra Paesi rivali nella regione che un tentativo di ristabilire un “impero”. Le ambizioni della Turchia sono ulteriormente ridotte dal fatto che l’unico alleato nella regione, il GNA, controlla meno del 30% del territorio libico e circa la metà della popolazione, ed affronta l’assalto di Qalifa Haftar, che ha il sostegno dei rivali dei turchi. Sulla questione della legittimità dell’intervento della Turchia, il GNA essendo un governo riconosciuto internazionalmente, può teoricamente “chiedere” alla Turchia di intervenire. Tuttavia, se questo porterà a un massiccio cambiamento dell’equilibrio di potere nella Libia è un’altra domanda, evidente dall’uscita di Qalifa Haftar fuori dal vertice, che sarebbe stato altrimenti uni successo turco imponendo all’opposizione le trattative col GNA.

giovedì 5 dicembre 2019

Erdogan si accorda coi fratelli musulmani libici sul petrolio greco


Andreas Mountzouroulias, FRN 28 novembre 2019
 
Nuovi dettagli sono emersi dopo l’accordo di Ankara-Tripoli. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan incontrava Fayaz al-Saraj del governo dei fratelli musulmano libici ad Ankara. L’incontro durò 2 ore e pochi dettagli emersero inizialmente per ovvie ragioni. Una dichiarazione turca sull’incontro menzionava solo: “Abbiamo firmato col governo di Tripoli un protocollo d’intesa su sicurezza e cooperazione militare, mentre allo stesso tempo abbiamo firmato un protocollo d’intesa sul mare, derivante dal diritto internazionale”, senza citare esattamente quale diritto internazionale, in quanto non esiste un diritto internazionale a sostegno delle affermazioni di Erdogan. I media turchi, interamente controllati da Erdogan, continuano il caso. Darebbe essere un accordo a due che va approvato da altri Paesi per legittimarsi, ma con tali mosse i turchi creano un clima di ostilità nel Mediterraneo orientale. E non va dimenticata la lettera di Ankara alle Nazioni Unite, che annulla difatti le zone economiche esclusive greche e cipriote.

giovedì 19 settembre 2019

LIBIA E IRAN, L’IRRESISTIBILE LEGGEREZZA DEI MEDIA: Alberto Negri arrabbiato

Iran e Libia. Ecco chi ci minaccia davvero: le bufale dell’informazione manipolata. Se ne sono accorti anche i maggiori giornali americani, non i nostri. Oggi paghiamo pesantemente il prezzo dei nostri errori: ma i nostri media fanno finta di ignorarli.
Alberto Negri a raffica tra Fb e il Manifesto e Remocontro pestando duro come al suo solito.


Assaggio. Perché l’Italia non
ci becca mai in politica estera

Il motivo è semplice: vengono accreditati come esperti persone mai viste da nessuna parte in 30 e passa anni di guerre. Ma come fanno a conoscere i posti, cosa pensa la gente, l’indole degli abitanti? Mistero. E i politici, di solito sprovveduti mai stati oltre i confini nazionali, gli danno pure retta, senza nemmeno leggere i rapporti degli ambasciatori, relegando la Farnesina a una scatola vuota guidata da un ectoplasma. I modesti risultati, Libia compresa, li vedono tutti.

lunedì 2 settembre 2019

Libia: la presenza dell’esercito italiano a Misurata, sostiene i terroristi locali contro il Consiglio di sicurezza dell'ONU

Scritto da Joanne Mon Mon
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Il Consiglio delle grandi tribù della Libia mi ha informato di quanto segue:
L'esercito italiano rimane nella città libica di Misurata, al fianco dei capi del terrorismo islamista, della mafia turca, dei gruppi combattenti di Ansar al Sharia, ISIS, Fratelli Musulmani e altri.
Questo è contro le deliberazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che chiedono che tutti i paesi stranieri stiano fuori dalla lotta interna della Libia.
Il mondo deve capirlo, è una questione di soldi per l'Italia. Non sono altro che affaristi, che aiutano e favoriscono i predoni della Libia. L'Italia sta rubando gas naturale dalla Libia attraverso gli oleodotti sotto il Mediterraneo che stava pagando prima del 2011. Il ricco gas naturale della Libia dovrebbe essere un patrimonio finanziario per il popolo libico, invece alimenta terroristi e ladri. VERGOGNA ITALIA, VERGOGNA ONU.

martedì 23 luglio 2019

I Fratelli Mussulmani membri del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca

Continuiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi. In questo episodio l’autore riesamina il primo semestre 2011 quando, con il sostegno di Stati Uniti e Regno Unito, i Fratelli Mussulmani si avvicinarono o ebbero accesso al potere in Tunisia, Egitto e Libia.
| Damasco (Siria)
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.
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Ben Ali (Tunisia), Gheddafi (Libia) e Mubarak (Egitto), nel 2011 erano tre capi di Stato agli ordini di Washington (Gheddafi dopo il voltafaccia del 2003, gli altri da sempre). Nonostante i servizi resi, furono spazzati via a vantaggio dei Fratelli Mussulmani.

L’INIZIO DELLA “PRIMAVERA ARABA” IN TUNISIA

Il 12 agosto 2010 il presidente Barack Obama firma la Direttiva presidenziale per la sicurezza n. 11 (PSD-11). Avvisa tutte le ambasciate statunitensi del Medio Oriente Allargato di prepararsi a «cambiamenti di regime» [1]. Per coordinare sul campo le operazioni segrete nomina, quali membri del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, dei Fratelli Mussulmani. Washington sta per mettere in atto il piano britannico della “Primavera araba”. È il momento di gloria della Fratellanza.

mercoledì 17 luglio 2019

I Fratelli Mussulmani come ausiliari del Pentagono

Continuiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi. In questo episodio l’autore descrive come l’organizzazione terrorista dei Fratelli Mussulmani sia stata integrata nel Pentagono e inserita nella rete antisovietica, formata durante la guerra fredda con ex nazisti.
| Damasco (Siria)
 
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.
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Il saudita Osama bin Laden e il medico personale, l’egiziano Ayman al-Zawahiri, pubblicano nel 1998 Il Fronte Islamico mondiale contro gli ebrei e i crociati. Il testo è diffuso dal loro ufficio a “Londonistan”, l’Advice and Reformation Committee. Al-Zawahiri organizzò l’assassinio del presidente egiziano Sadat, poi lavorò per i servizi segreti sudanesi di Hasan al-Turabi e Omar al-Bashir. Ora è a capo di Al Qaeda.

GLI ISLAMISTI DIRETTI DAL PENTAGONO

Nei primi anni novanta il Pentagono decide di accorpare tra le sue “risorse” gli islamisti, che in precedenza dipendevano esclusivamente dalla CIA. È l’operazione Gladio B, in riferimento ai servizi segreti della NATO in Europa (Gladio A [1]).
Per un decennio tutti i capi islamici – tra cui Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri – viaggiano a bordo degli aerei dell’US Air Force. Regno Unito, Turchia e Azerbaigian partecipano all’operazione [2]: di conseguenza, gli islamisti finora combattenti nell’ombra vengono “pubblicamente” accorpati alle forze della NATO.

domenica 14 luglio 2019

L’esercito turco e la milizia di Misurata massacrano i sostenitori del generale Haftar


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L’esercito turco ha inviato in Libia jihadisti provenienti dalla Siria, nonché consiglieri militari e materiale, in particolare blindati e droni.
L’esercito turco ha diretto l’attacco delle milizie del Governo di Unità Nazionale di Tripoli, presieduto da Fayez al-Sarraj e voluto dall’ONU.

mercoledì 3 luglio 2019

I Fratelli Mussulmani sono assassini

Continuiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, “Sotto i nostri occhi”. In questo episodio l’autore narra la creazione di una società segreta egiziana, i Fratelli Mussulmani, nonché la rifondazione fattane dai servizi segreti britannici dopo la seconda guerra mondiale. Poi ci racconta come l’MI6 abbia usato i Fratelli Mussulmani per compiere assassinii politici in Egitto, ex colonia della Corona.
| Damasco (Siria)
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.
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Hasan al-Banna, fondatore della società segreta dei Fratelli Mussulmani. Si hanno scarse notizie sulla sua famiglia; si sa solo che erano orologiai, mestiere in Egitto riservato alla comunità ebraica.

Le “Primavere arabe” vissute dai Fratelli musulmani

Nel 1951 i servizi segreti anglosassoni costituiscono, a partire dall’antica organizzazione omonima, una società politica segreta: i Fratelli musulmani, usati a più riprese per assassinare figure che si oppongono e poi, dal 1979, come mercenari contro i sovietici. Nei primi anni novanta sono integrati nella NATO e nel 2010 si tenta di metterli al potere nei paesi arabi. I Fratelli musulmani e l’ordine sufita della Naqshbandiyya sono finanziati – con almeno 80 miliardi di dollari l’anno – dalla famiglia regnante saudita, cosa che lo rende uno degli eserciti più importanti al mondo. Tutti i capi jihadisti, compresi quelli dell’ISIS, appartengono a questo apparato militare.

giovedì 13 settembre 2018

Spietato controllo delle milizie, sofferenza di massa: benvenuti nella Libia post-guerra NATO

Intervista esclusiva con Linda Ulstein, portavoce delle tribù libiche: le colpe dell'Occidente, l'orrore di oggi nella Libia degli occidentali

lunedì 3 settembre 2018

CAOS LIBIA: Il piano di Macron ha scatenato il tutti contro tutti

Scontro a Tripoli fra forze fedeli a Serraj e milizie avversarie, si registrano anche dei morti. Qual è la posizione del presidente francese Macron? 
 
Carri armati a Tripoli (LaPresse) 
Carri armati a Tripoli (LaPresse)

Il numero dei morti è incerto, si è parlato di otto civili e diversi feriti, ma la situazione è incandescente. Ieri mezzi corazzati delle truppe fedeli a Serraj sono scesi nelle strade di Tripoli mentre pezzi di artiglieria pesante venivano dispiegati a posti di blocco tra la zona a sudest dell'ex capitale libica e il campo di Yarmouk a sud. Milizie non precisate hanno infatti cercato di attaccare il centro cittadino. "La situazione al momento è fluida" ci ha detto in questa intervista il generale Marco Bertolini "ed è difficile dire chi abbia fatto cosa e per quale motivo". Sicuramente, ha aggiunto, Serraj è in forte difficoltà, e il piano di elezioni nazionali previste a dicembre dal presidente francese Macron potrebbe essere uno dei motivi di questa nuova instabilità".

lunedì 27 agosto 2018

Spuntano nuovi dettagli sull’attentatore di Manchester Salman Abedi

18 agosto 2018
Di Vanessa Tomassini.
Spuntano nuovi dettagli sul passato dell’attentatore di Manchester, Salman Abedi, dopo la rivelazione del salvataggio da parte della Royal Navy nel 2014. Il giovane libico, che la sera del 22 maggio 2017 ha nascosto una bomba fatta in casa davanti alla biglietteria della Manchester Arena, uccidendo 22 persone, tra cui 7 bambini, nel 2016 protestava nel Regno Unito per la liberazione di alcuni personaggi ricollegabili alla Fratellanza Musulmana, una delle più importanti organizzazioni islamiste internazionali con un approccio di tipo politico all’Islam. I Fratelli sono considerati un’organizzazione terroristica, da parte dei governi di Bahrain, Egitto, Russia, Siria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Tagikistan e Uzbekistan. Godono invece di cospicui finanziamenti e protezione, più o meno esplicita, da parte dei governi di Turchia e Qatar, nonche dai loro alleati e partner economici.

giovedì 9 agosto 2018

Salman Abedi, autore dell’attentato di Manchester, era stato salvato dalla Royal Navy e non è il primo “errore” britannico

1 agosto 2018.
Di Vanessa Tomassini.
Salman Abedi, è colui che la sera del 22 maggio 2017 ha nascosto una bomba fatta in casa davanti la biglietteria della Manchester Arena, dove si teneva il concerto di Ariana Grande. L’esplosione ha ucciso 22 persone, tra cui 7 bambini. Oggi ad un anno e due mesi dalla strage, scopriamo che lo stesso Salman Abedi era stato salvato a Tripoli dalla Royal Navy. Sì proprio così, nel 2014, l’attentatore e suo fratello Hashem sono stati messi in salvo dai disordini nella capitale Tripoli, dalla HMS Enterprise, insieme ad un centinaio di cittadini inglesi. Salman che in quel periodo aveva solamente 19 anni, è stato portato insieme a tutti gli altri nel Regno Unito, passando da Malta. “In seguito al deterioramento della situazione della sicurezza in Libia nel 2014” ha confermato un portavoce del Governo “i funzionari della Border Force erano schierati per aiutare l’evacuazione dei cittadini britannici e dei loro dipendenti”. Salman e Hashem si troverebbero ora in arresto a Tripoli, malgrado la richiesta di estradizione avanzata dal Regno Unito.
Durante gli interrogatori condotti dalla RADA, o Forze di Deterrenza del Ministero dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale, il fratello dell’attentatore di Manchester avrebbe confessato nei giorni successivi alla strage di “star progettando un attentato terroristico a Tripoli”, aggiungendo che “sapeva tutto quello che suo fratello avrebbe fatto a Manchester, poiché lo avrebbe chiamato per telefono prima dell’inizio dell’operazione”.  Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Salman Abedi aveva lasciato Tripoli per il Regno Unito il 17 maggio 2017, dicendo alla sua famiglia che avrebbe fatto Umrah, un pellegrinaggio alla Mecca. Durante gli interrogatori è emerso anche che l’attentatore avrebbe telefonato a “sua madre e suo fratello 15 minuti prima dell’inizio dell’operazione”.Sebbene la famiglia abbia condannato l’attacco, in molti nutrono sospetti sul padre del jihadista, Ramadan Abedi, colpevole di aver cresciuto i propri figli in ambiente islamista.
R. Abedi
Ramadan Abedi

sabato 30 giugno 2018

Gamal Abd Al-Nasser: dalla rivoluzione egiziana al sogno infranto del panarabismo

di Roberto Cascio
http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/wp-content/uploads/2017/04/copertina-Gamal-Abd-el-Nasser.jpg 
Nella storia contemporanea, risulta particolarmente complesso trovare un personaggio così controverso e discusso come il presidente egiziano Gamal Abd Al-Nasser. Sebbene siano ormai trascorsi più di 40 anni dalla sua morte, avvenuta nel 1970, Nasser divide tutt’oggi gli studiosi sulla reale portata delle sue politiche non solo in terra egiziana, ma nell’intero mondo arabo. Se da una parte si sostiene che Nasser «ha segnato la storia dei popoli arabi, per i quali ha rappresentato la “loro ora più bella”» (Bagozzi, 2011: 6), dall’altra parte, non sono pochi coloro che ritengono il presidente egiziano come colui «che ha collezionato soltanto sconfitte nella propria vita» (Minganti, 1979:109).
Da tali premesse, un tentativo di comprensione dell’opera e delle politiche del presidente egiziano non può fare a meno di ripercorrere i tratti biografici più salienti e i temi principali delle ideologie da lui abbracciate, in modo da sfuggire, per quanto possibile, a quel desiderio di incasellare e classificare l’intera politica di Nasser come quella, a seconda dei diversi punti di vista, di un «demagogo … bolscevico … militarista … anarchico … fascista …» (Daumal e Leroy, 1970: 9), mostrando invece, oggettivamente, l’evoluzione delle idee e dell’agire nasseriano.
La rivoluzione e l’avanguardia: il lungo cammino di Nasser 
Gamal Abd Al-Nasser nasce il 15 gennaio 1918 ad Alessandria d’Egitto; la sua famiglia è originaria di Beni-Morr, un piccolo paese non lontano da Assiout, da dove suo padre si spostò trasferendosi ad Alessandria per lavorare lì come funzionario delle poste. Durante la sua infanzia, Nasser cambia spesso città di residenza, fino a tornare nella sua città natale nel 1929, dove, giovanissimo, viene a contatto con le manifestazioni nazionaliste dell’estate 1930, duramente represse dalla monarchia egiziana. Il trasferimento al Cairo, nel 1933, vede il giovane Nasser ancora coinvolto nelle agitazioni studentesche e sempre più convinto della necessità di affrontare l’imperialismo britannico in nome di una patria libera e indipendente; notevoli sono le parole cariche di speranza rivolte ad un compagno di scuola in una lettera: «Dove sono coloro che offrivano la loro vita per liberare il Paese?…Dov’è la dignità? Dov’è la giovinezza ardente? (…) Scuoteremo la nazione, risveglieremo le energie nascoste nel cuore degli uomini …» (Daumal e Leroy, 1970: 32).

domenica 10 giugno 2018

Libia: una strategia dall’alto vuota e inefficace

30 Mag 2018 - Roberto Aliboni

Si è svolta ieri, 29 maggio, la Conferenza sulla Libia organizzata dal presidente francese Emmanuel Macron a Parigi. Vale la pena tentare di darne una valutazione. La Conferenza si è chiusa con una dichiarazione condivisa da coloro che evidentemente la diplomazia francese vede come i reali leader nell’attuale contesto della Libia: il presidente del Governo di Accordo nazionale, al-Serraj, il presidente della Camera dei Deputati di Tobruk, Saleh Issa, il presidente dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli, Khaled Mishri, e il capo supremo dell’Esercito nazionale libico, generale Heftar.
Gli impegni assunti e i precedenti
I quattro si sono impegnati a sostenere la tenuta in Libia di elezioni legislative e presidenziali il 10 dicembre 2018 e, prima delle elezioni, a facilitare il referendum per l’approvazione della Costituzione unitamente all’emissione della necessaria legislazione elettorale entro il 16 settembre. In questa prospettiva sono impegnati a sostenere l’opera dell’inviato dell’Onu, Ghassan Salame, e della Commissione elettorale nazionale e ad operare per unificare le istituzioni militari e di polizia  sotto la guida del governo legittimo (in particolare appoggiando il processo che a questo scopo va avanti al Cairo dall’ottobre 2017 sotto l’egida del governo egiziano).

venerdì 27 ottobre 2017

CAOS LIBIA: Le mani sporche dell'Onu sulla ricostruzione del paese

Mentre la Libia si muove verso una difficile ricomposizione istituzionale attraverso le elezioni del 2018, l'Onu tiene bloccati i fondi e l'oro della ricostruzione. PATRIZIO RICCI
Hillary Clinton parla davanti alla Commissione del Senato Usa sui fatti di Bengasi (LaPresse) 
Hillary Clinton parla davanti alla Commissione del Senato Usa sui fatti di Bengasi (LaPresse)

Nel 2011, i governi della coalizione anti-Gheddafi, per avere mani libere, hanno mentito alle proprie comunità nazionali ed hanno condotto una guerra di aggressione vietata dalle rispettive costituzioni nazionali. Le mail della Clinton pubblicate da Wikileaks il 16 marzo 2016 hanno rivelato le motivazioni della campagna militare: il presidente Sarkozy volle così "ottenere il petrolio libico, consolidare l'influenza nella regione, aumentare la propria reputazione a livello nazionale, affermare il potere militare francese e togliere l'ascendente di Gheddafi sull'Africa francofona". (Foreign Policy).
Poi, i principali attori che hanno dato vita all'operazione Nato "Unified Protector" dopo aver devastato la Libia con l'aiuto di una miriade di gruppi armati caratterizzati dal radicalismo islamico, hanno lasciato che questi se la dividessero, riconoscendo i loro rappresentanti non eletti come "legittimi rappresentanti del popolo libico". 

lunedì 14 agosto 2017

Serraj e Haftar da Macron: una farsa, non un summit


summit-parigi-libia

8 agosto 2017
mcc43 

Questo articolo di  Times of Malta intitolato “A summit pantomine” riassume il ristagno della situazione in Libia, a fronte delle impressioni indotte dai media circa una situazione in via di evoluzione costruttiva.
I rapporti fra i vari attori politici sono congelati al deprecato accordo del 2015 a Skhirat. Vedere La Libia e i giochi di prestigio dell’ONU 


venerdì 4 agosto 2017

Libia, la missione italiana si sgonfia. Sarraj: interventi su richiesta

di LORENZO BIANCHI
 Pubblicato il


domenica 28 maggio 2017

Libia, gli alleati dell’Italia compiono una strage

Alessandro Lattanzio, 21/5/2017
Mentre questo Sito viene aggredito e insultato da fogne mediatiche come Huffington Post e Vice, che propagandano l’accoglienza a 90 gradi verso i profughi creati dalle guerre celebrate, invocate e salutate dai su medesimi siti di disinformazione imperialista (Left, Vice, Huffington Post e altra spazzatura), in Libia, il 18 maggio, bande armate composte dai miliziani armati dal governo Renzi-Gentiloni e dai terroristi di al-Qaida, che diverse ONG italiane definiscono ‘umanitari numero uno‘, uccidevano, decapitavano e bruciavano vive 150 persone nell’aeroporto libico di Baraq al-Shati. Ovvio il sonoro silenzio del sistema merdiatico italiano. SitoAurora è l’unico sito a riferire in Italia di questo massacro commesso dagli alleati dei servizi segreti italiani e della Farnesina in Libia, ovvero al-Qaida e la fratellanza mussulmana turcofila di Misurata, dove l’esercito italiano ha posto la propria base operativa libica.

sabato 28 gennaio 2017

Der Spiegel: la Libia è un non-Stato e Sarraj non controlla niente

Analisi molto dura del settimanale tedesco su ciò che accade sull'altra sponda del Mediterraneo
Fayez al Sarraj

Fayez al Sarraj

globalist 23 gennaio 2017

Prima il mezzo tentativo di colpo di Stato. Poi l'autobomba che aveva nel mirino l'ambasciata italiana a Tripoli.
Circostanze che hanno portato il tedesco Der Spiegel a dire che il governo di accordo nazione guidato dal premier Fayez al Sarraj "non e' in grado di mantenere l'ordine" nel "non-Stato" libico.
Il settimanale tedesco ha ricordato che le milizie dell'ex primo ministro libico Khalifa Ghwell hanno recentemente assunto il controllo di diversi edifici ministeriali di Tripoli per alcune ore. "Colpo di Stato in Libia", hanno titolato il giorno dopo i giornali, ma ciò sarebbe vero se davvero esistesse uno Stato libico, scrive il settimanale tedesco: "Solo la comunità internazionale ritiene che in Libia ci sia uno Stato. Si tratta del governo insediato e riconosciuto dalle Nazioni Unite".