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lunedì 30 marzo 2020

Il padre del terrorista di Manchester Salman Abedi riceve cure in Turchia a spese del governo libico

Di Vanessa Tomassini.
Ramadan Abedi, padre dell’attentatore suicida della Manchester Arena, Salman Abedi, arrestato in Libia a seguito dell’attacco terroristico che ha ucciso 22 persone durante il concerto di Ariana Grande, sta ricevendo assistenza medica a Istanbul, in Turchia. Abedi padre è stato arrestato in Libia insieme al figlio più giovane, Hashem, sulla scia dell’attentato del 2017. Mentre Hashem è stato estradato con successo in Gran Bretagna per essere processato, il padre dell’attentatore è stato rilasciato dalla Special Deterrence Force, una milizia islamista affiliata al Ministro degli Interni del governo di Tripoli. La scorsa settimana, Hashem, 22 anni, è stato dichiarato colpevole per aver aiutato il fratello maggiore, Salman, a uccidere 22 persone e ferirne altre centinaia.

martedì 23 luglio 2019

I Fratelli Mussulmani membri del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca

Continuiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi. In questo episodio l’autore riesamina il primo semestre 2011 quando, con il sostegno di Stati Uniti e Regno Unito, i Fratelli Mussulmani si avvicinarono o ebbero accesso al potere in Tunisia, Egitto e Libia.
| Damasco (Siria)
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.
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Ben Ali (Tunisia), Gheddafi (Libia) e Mubarak (Egitto), nel 2011 erano tre capi di Stato agli ordini di Washington (Gheddafi dopo il voltafaccia del 2003, gli altri da sempre). Nonostante i servizi resi, furono spazzati via a vantaggio dei Fratelli Mussulmani.

L’INIZIO DELLA “PRIMAVERA ARABA” IN TUNISIA

Il 12 agosto 2010 il presidente Barack Obama firma la Direttiva presidenziale per la sicurezza n. 11 (PSD-11). Avvisa tutte le ambasciate statunitensi del Medio Oriente Allargato di prepararsi a «cambiamenti di regime» [1]. Per coordinare sul campo le operazioni segrete nomina, quali membri del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, dei Fratelli Mussulmani. Washington sta per mettere in atto il piano britannico della “Primavera araba”. È il momento di gloria della Fratellanza.

giovedì 9 agosto 2018

Salman Abedi, autore dell’attentato di Manchester, era stato salvato dalla Royal Navy e non è il primo “errore” britannico

1 agosto 2018.
Di Vanessa Tomassini.
Salman Abedi, è colui che la sera del 22 maggio 2017 ha nascosto una bomba fatta in casa davanti la biglietteria della Manchester Arena, dove si teneva il concerto di Ariana Grande. L’esplosione ha ucciso 22 persone, tra cui 7 bambini. Oggi ad un anno e due mesi dalla strage, scopriamo che lo stesso Salman Abedi era stato salvato a Tripoli dalla Royal Navy. Sì proprio così, nel 2014, l’attentatore e suo fratello Hashem sono stati messi in salvo dai disordini nella capitale Tripoli, dalla HMS Enterprise, insieme ad un centinaio di cittadini inglesi. Salman che in quel periodo aveva solamente 19 anni, è stato portato insieme a tutti gli altri nel Regno Unito, passando da Malta. “In seguito al deterioramento della situazione della sicurezza in Libia nel 2014” ha confermato un portavoce del Governo “i funzionari della Border Force erano schierati per aiutare l’evacuazione dei cittadini britannici e dei loro dipendenti”. Salman e Hashem si troverebbero ora in arresto a Tripoli, malgrado la richiesta di estradizione avanzata dal Regno Unito.
Durante gli interrogatori condotti dalla RADA, o Forze di Deterrenza del Ministero dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale, il fratello dell’attentatore di Manchester avrebbe confessato nei giorni successivi alla strage di “star progettando un attentato terroristico a Tripoli”, aggiungendo che “sapeva tutto quello che suo fratello avrebbe fatto a Manchester, poiché lo avrebbe chiamato per telefono prima dell’inizio dell’operazione”.  Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Salman Abedi aveva lasciato Tripoli per il Regno Unito il 17 maggio 2017, dicendo alla sua famiglia che avrebbe fatto Umrah, un pellegrinaggio alla Mecca. Durante gli interrogatori è emerso anche che l’attentatore avrebbe telefonato a “sua madre e suo fratello 15 minuti prima dell’inizio dell’operazione”.Sebbene la famiglia abbia condannato l’attacco, in molti nutrono sospetti sul padre del jihadista, Ramadan Abedi, colpevole di aver cresciuto i propri figli in ambiente islamista.
R. Abedi
Ramadan Abedi

venerdì 12 gennaio 2018

Saif Gheddafi: I crimini atroci contro il popolo libico//The atrocious crimes against the Libyan people





Saif è uno dei figli superstiti del colonnello Mu’ammar Gheddafi, Guida e Comandante della Rivoluzione della Libia. Quando Gheddafi prese il potere, instaurò dapprima una dittatura militare, poi si avvicinò al socialismo arabo ispirato da Gamāl ʿAbd al-Nāṣir Ḥusayn, politico, militare e Presidente della Repubblica egiziana.

sabato 4 novembre 2017

Memorandum sulla Libia: disinformazione contro Stato, Guida ed Esercito

Mentre la NATO ha deliberatamente falsificato il dossier libico per arrogarsi il diritto di distruggere la Libia e assassinarne la Guida per gettarla nel caos, Sayf al-Islam Gheddafi rimane l’unica personalità capace di unire rapidamente le diverse tribù. Liberato di recente, ha scritto questo memorandum per esaminare la situazione giuridica del suo Paese.
| Tripoli (Libia)  
 

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Questo memorandum mira ad identificare ciò che il popolo libico ha subito negli ultimi sei anni. Questi crimini sono stati commessi in nome dell’interventismo umanitario, della protezione dei civili, dell’introduzione della democrazia e della prosperità. Le forze della NATO, con l’aiuto di certi Stati arabi e di certi libici, attaccarono la Libia con tutti i mezzi a disposizione. Le giustificazioni avanzate erano false quanto quelle per l’invasione dell’Iraq nel 2003. Fu la distruzione sistematica di un Paese sovrano e di una nazione pacifica. Questa nota tenta di presentare tali crimini alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e alle ONG, al fine di sostenere la Libia e il suo popolo negli innumerevoli sforzi per ricostruire questo piccolo Paese.

venerdì 9 giugno 2017

Terrore in Gran Bretagna: che cosa sapeva il Primo Ministro?


DI JOHN  PILGER

 counterpunch.org

Ciò che non si può dire, in campagna elettorale in Gran Bretagna, è proprio questo.
Che le cause dell’attentato di Manchester, in cui 22 persone, perlopiù giovani, sono state uccise da un jihadista, sono tenute nascoste per proteggere i segreti della politica estera britannica.
Domande cruciali, come il motivo per cui i servizi di sicurezza dell’MI5 lasciavano a piede libero cellule terroristiche a Manchester e perché il governo non aveva avvertito i cittadini di quella minaccia tra di loro, rimangono senza risposta, allontanate dalla promessa di un’inchiesta interna.
Salman Abedi, il presunto suicida, faceva parte di un gruppo estremista, il Libyan Islamic Fighting Group [LIFG], che prosperava a Manchester, cresciuto e utilizzato dall’MI5 da oltre 20 anni.

mercoledì 7 giugno 2017

"Così gli 007 inglesi lasciarono tornare i jihadisti in Libia"

2 giugno 2017

di Lorenzo Forlani
Una politica della "porta girevole", quella che secondo alcune rivelazioni fatte al quotidiano online Middle East Eye avrebbe adottato il Regno Unito nei confronti dei cittadini britannici di origine libica e dei libici in esilio in Gran Bretagna. A partire dal 2011 l'Mi5, il servizio di controspionaggio britannico, avrebbe permesso a questi ultimi di uscire ed entrare dal Paese per unirsi alle rivolte contro Gheddafi, nonostante su alcuni di loro pendessero sospetti su possibili attività terroristiche. Alcuni testimoni - combattenti ribelli attivi oggi in Libia, oppure rientrati in Regno Unito - avrebbero rivelato di essere partiti dall'Inghilterra per unirsi alle rivolte contro Gheddafi, senza essere soggetti ad alcun interrogatorio o indagine. Persone potenzialmente come Salman Abedi, il 22enne autore della strage di Manchester, la cui famiglia era rientrata in Libia per prendere parte alla rivoluzione contro il Rais.
Anche Abedi era rientrato nel Paese nordafricano nel 2011 per poi fare ritorno a Manchester in diverse occasioni. La polizia inglese è certa che Abedi sia parte di un più ampio network, certezza che ha portato all'arresto di numerose persone a lui collegate, incluso il fratello maggiore Ismail. Il fratello minore del kamikaze, Hashem, era stato arrestato invece dalle forze di sicurezza libiche poiché intendeva commettere attentati a Tripoli. In manette per presunti legami con jihadisti era stato anche il padre, Ramadan, uno dei tantissimi libici in esilio il cui rimpatrio sarebbe stato facilitato dal governo inglese per ingrossare le fila dei rivoltosi contro Gheddafi.

lunedì 12 dicembre 2016

Sirte "liberata" dall' ISIS per finire nelle mani dell' LIFG


La fine della battaglia di Sirte, la vittoria nell’offensiva contro lo Stato Islamico in Libia era già stata annunciata altre volte. Ma nelle ultime ore i soldati di Tripoli e Misurata hanno conquistato l’ultimo quartiere in cui si nascondevano i jihadisti del califfato. Dice una fonte italiana che “possono esserci rimasti ancora 30 o 40 militanti del Daesh, ma di fatto Sirte è sotto il controllo del governo riconosciuto dall’Onu”. Gli annunci dei portavoce dell’operazione “Bunian al Marsus” (edificio solido) sono stati rafforzati dalle feste, dai caroselli che i combattenti hanno messo in scena proprio a Sirte. Per esempio alla rotonda di Zaffran (zafferano) dove i terroristi dell’Isis impiccavano e decapitavano le loro vittime, lasciando i corpi esposti al pubblico per giorni e giorni.

L’ultimo distretto ad essere stato conquistato è quello di Ghiza Bahriya, una zona in cui si è combattuto ferocemente per settimane, in cui alcune decine di donne e bambini erano rimasti prigionieri per settimane durante i combattimenti. Il 12 maggio, quando lanciarono l’attacco, i portavoce di Misurata annunciarono che la battaglia sarebbe stata vinta in poche settimane. Nei mesi di luglio e agosto, quando arrivò il sostegno dell’aeronautica americana deciso dal presidente Obama, la battaglia divenne davvero massiccia. Ma i terroristi sono riusciti a resistere per settimane,( non vi pare strano?)  ricorrendo a tutte le tecniche possibili della guerriglia urbana: innanzitutto i kamikaze, poi cecchini e mine disseminate ovunque per rallentare l’avanzata degli attaccanti.

giovedì 13 ottobre 2016

“Caro Mu’ammar…tuo Tony”

25 gennaio 2015

UNA LETTERA
È il 26 aprile del 2007 quando l’allora premier britannico Tony Blair, prende carta e penna e, su carta intestata “Downing Street”, scrive una lettera: “Caro Mu’ammar, spero che tu e la tua famiglia stiate bene…” Mu’ammar è il colonnello Gheddafi.
Nella lettera, Blair si rammarica del fatto che un tribunale britannico si sia opposto ad un caso di estradizione a Tripoli e spera che questa decisione non comprometta “l’efficace cooperazione bilaterale che si è sviluppata tra Regno Unito e Libia negli anni recenti”, soprattutto “nel settore cruciale della lotta al terrorismo”. Blair si riferisce a due esponenti del LIFG, il Gruppo dei Combattenti Islamici Libici (organizzazione legata ad Al Qaeda) detenuti in Inghilterra, per i quali la Corte si opponeva al trasferimento forzato in Libia per il pericolo che "potessero essere torturati dalla polizia segreta di Gheddafi".

lunedì 2 maggio 2016

Il sostegno occidentale ai ribelli in Libia è stato un appoggio diretto e deliberato ad al Qaeda

10 marzo 2016

Si parla molto della Libia in questi giorni ma ancora oggi non vengono chiarite le motivazioni che nel 2011 hanno condotto all’intervento Nato in Libia. Cosa è accaduto, perché ci troviamo oggi in questa situazione di caos nel paese nord-africano?… Balbettando i leader occidentali dicono che bisogna completare la democrazia in Libia , che l’intervento armato dell’occidente fu ‘un errore’, ma non un errore in sè: fu un errore ‘non aver accompagnato i libici nel ‘periodo di transizione’, di averli lasciati soli’.
Vedremo di seguito che questo non sarebbe stato comunque possibile, giacchè il consiglio Nazionale di Transizione libico era formato da membri di al Qaeda ed affiliati e l’occidente ne era perfettamente a conoscenza perchè li aveva scelti.
Già da all’ora lo dicevamo a seguito di numerose eclatanti evidenze che venivano colpevolmente sottaciute dai media mainstream di intattenimento.
Già da allora lo diceva uno studio condotto di J.FELTER e B. Fishman,  due analisti dell’Accademia Militare di West Point. Lo studio si chiama Al Aa’ida Foreign Fighter in Iraq. A first Look at the Sinjar Record (Harmony Project, Combating Terrorism Center, Department of Social Science, US Academy, West Point, NY, December 2007)
Ve ne proponiamo alcuni contenuti da una sintesi scritta sempre nel 2011 dal giornalista investigativo G.Tarpley che riprendende lo studio di West Point.
Vietato Parlare – Patrizio Ricci

lunedì 21 dicembre 2015

Le milizie armate e i gruppi jihadisti in Libia


Libyan General Khalifa Haftar, chief of army loyal to internationally recognized government, speaks during news conference in Amman, Jordan 
5ottobre 2015
Sono oltre 1.700 i gruppi armati attivi in Libia dalla caduta di Gheddafi. Ecco chi si contende quel che resta del futuro di questo Paese.
di Marco Giaconi
Dalla caduta di Gheddafi nel 2011, la Libia è teatro di scontri tra centinaia di fazioni armate. Oltre l’esercito regolare che risponde al governo di Tobruk guidato dal premier Abdullah Al Thinni, ci sono più di 1.700 tra gruppi autonomi e milizie attivi nel Paese.

L’esercito regolare libico è ben armato ma non molto organizzato e con poca voglia di combattere. È formato da più di 35 brigate, alcune stanziali, altre multiuso. Il comando è nelle mani del generale Khalifa Haftar, ( uomo della CIA) ,Haftar emigrò successivamente negli USA, prendendo in affitto una villetta sul Potomac vicinissima sia alla CIA che al dipartimento di Stato. Il che la dice lunga sui suoi rapporti con Washington.

domenica 4 ottobre 2015

Libia: prova di forza dello Stato Islamico a Tripoli.

23/9/2015

(Il Mattino) – Ieri (18 settembre) Tripoli è stata teatro di uno scontro armato tra un gruppo facente capo allo Stato Islamico (IS) e una forza del Ministero degli Interni del Governo di Salvezza Nazionale, il governo internazionalmente non riconosciuto che controlla la capitale. Gli scontri sono avvenuti all’interno della base aerea di Mitiga, pochi chilometri ad est dal centro della capitale, e sono stati preceduti da una forte esplosione che ha aperto una breccia nel muro di cinta dell’aeroporto. Sembra comunque che questi disordini non abbiano influito sul traffico aereo della base, che ospita anche una prigione, uno dei sette carceri illegali di Tripoli, prigioni improvvisate sotto il controllo delle milizie che garantiscono la sicurezza nella capitale.

lunedì 28 settembre 2015

Isis svela che in Libia non sta spopolando

23 - 09 - 2015 Gianfranco Bangone
Isis svela che in Libia non sta spopolando
Che cosa si legge sull’ultimo numero di Dabiq, il foglio ufficiale del Califfato
L’espansione dello Stato Islamico in Libia sembra essere arrivata a un punto di stallo. Non solo sul piano militare, ma soprattutto nel gioco delle alleanze con le altre formazioni islamiche. Si potrebbe dire che il Califfato gioca da solo contro tutti. In Libia i gruppi insurrezionalisti di un certo peso sono almeno quattro, a cui vanno aggiunte molte formazioni più piccole, spesso unite da un collante tribale o da specifici interessi regionali.

venerdì 13 marzo 2015

Il nuovo leader di ISIS in Libia Abdelhakim Belhadj non è affatto nuovo (a CIA e MI6)

maria grazia bruzzone 07/03/2015

“E’ una grossa notizia quella che arriva dalla Libia, che Abdelhakim Belhadj, già a capo dell’Libyan Islamic Fighting Group (LIFG) legato ad al-Qaeda e principale protagonista nella destituzione sponsorizzata dagli Usa di Moammar Gadafi, si sarebbe unito allo Stato Islamico/ISIS e starebbe guidando le sue forze nel paese. E’ quel che riferiscono Catherine Herridge, chief intelligence corrispondent di Fox News e Sara Carter, giornalista di guerra di The Blaze National Security”. La prima in un servizio martedì scorso, la seconda con un tweet nello stesso giorno

domenica 15 giugno 2014

Bengasi, CIA e guerra in Libia

giugno 10, 2014
Eric Draitser New Oriental Outlook 09/06/2014
La violenza e il caos esplosi nella seconda città della Libia, Bengasi, dovrebbero essere intesi come lotta di potere tra fazioni per affermare la propria autorità sul critico centro commerciale. Tuttavia, ciò che viene volutamente omesso dai media occidentali è il fatto che entrambi i gruppi, uno militare guidato dal generale libico Haftar, l’altro terroristico islamista Ansar al-Sharia, sono ascari degli Stati Uniti, da cui hanno ricevuto sostegno da vari canali, in questi ultimi anni. Visto così, i disordini in Libia devono essere intesi come continuazione della guerra intrapresa contro il Paese dalle forze USA-NATO. Mentre scontri a fuoco, esplosioni e attacchi aerei sono la norma a Bengasi e nelle aree circostanti, la natura del conflitto rimane oscura. Da un lato c’è il generale Qalifa Belqasim Haftar, vecchio comandante militare sotto Gheddafi fuggito dalla Libia negli Stati Uniti dove divenne una notevole risorsa della CIA fino al suo ritorno in Libia durante l’assalto USA-NATO contro questo Paese. Dall’altra c’è l’organizzazione islamista Ansar al-Sharia, guidata da Ahmad Abu Qatala, implicata nell’attacco dell’11 settembre 2012 al compound USA-CIA di Bengasi che uccise l’ambasciatore statunitense Chris Stevens. Esaminando il conflitto e le connessioni tra questi due individui e le fazioni che guidano, le tracce dell’intelligence degli Stati Uniti non potrebbero essere più evidenti. Tuttavia, la situazione a Bengasi e nella Cirenaica in generale, è molto più complessa che non semplicemente tali due fazioni. Ci sono altre importanti milizie che hanno svolto un ruolo significativo nel portare la regione sull’orlo della guerra totale. I conflitti intestini tra le milizie dei movimenti/coalizioni bloccano i porti petroliferi di Bengasi e Cirenaica, tali milizie non hanno nemmeno pensato alla possibilità di una riconciliazione. E così, nonostante la guerra USA-NATO in Libia sia conclusa quasi tre anni fa, il Paese è ancora innegabilmente in guerra.

martedì 3 giugno 2014

Libia, una nuova guerra per liberarsi degli islamisti

Alessandro Lattanzio, 20/5/2014

Secondo l’ex-capo dei golpisti del CNT, Mahmud Jibril, “Gli Stati Uniti hanno perseguito una politica di doppiezza in Libia. Il loro obiettivo principale era mettere al potere i fratelli musulmani in Egitto, Libia e Tunisia per contenere il terrorismo, affidando il programma ai suoi alleati regionale Turchia e Qatar. La caduta di Mubaraq contribuì al successo del piano degli Stati Uniti. Ma il Generale Abdalfatah al-Sisi, il ministro della Difesa egiziano che ha tolto di mezzo il presidente egiziano islamista Muhammad Mursi, ha inferto un duro colpo al piano. Il Qatar supportò la rivolta anti-Gheddafi, imponendo l’emiro del Gruppo islamico combattente libico in Afghanistan (LIFG), Abdalhaqim Belhadj, a capo dei rivoluzionari libici. L’emiro del Qatar, Hamad bin Qalifa, rifiutò di disarmare le milizie e di recuperare le armi fornite dal Qatar, su raccomandazione della Francia, che gli islamisti ricevevano all’aeroporto di Bengasi sotto la supervisione di ufficiali dei servizi segreti del Qatar. Perciò ci siamo rivolti al Sudan per avere le armi. Per le sue operazioni, il Qatar assieme a Mustafa Abdaljalil, presidente del CNT, aveva deciso che sarei stato sollevato dalla carica di ministro degli Interni e della Difesa. Mustafa Abdaljalil aveva già “giurato fedeltà al Qatar, nutrendo simpatie per fratelli musulmani. Con mia grande sorpresa, appresi che Abdalhaqim Belhadj fu presentato ai capi di Stato Maggiore della NATO in una riunione della coalizione a Doha, nell’agosto 2011, dove ebbe un briefing sulla situazione militare in Libia, in vista dell’offensiva contro Tripoli. Il comando operativo fu poi trasferito dall’isola di Djarba in Tunisia, sotto l’autorità del partito islamista al-Nahda di Rashid Ghannuchi, uomo del Qatar, a Zintan nel Jabal al-Nafusa, nella Libia occidentale. Infine, l’assalto contro Tripoli fu ritardato di diverse settimane a causa del fatto che il Qatar aveva invocato l’opposizione della NATO a tale operazione quale scusa per l’incapacità nel distruggere le difese della capitale. Quando arrivammo a Tripoli, scoprimmo che 24 dei 28 obiettivi cruciali per paralizzare le difese della capitale furono distrutti. Il Qatar sfruttò il pretesto dell’opposizione della NATO per permettere a Belhadj di entrare per primo”.

sabato 31 maggio 2014

Video: Il capo della falsa rivoluzione libica ammette che Gheddafi non uccise i manifestanti

23 maggio 2014
L’America e la NATO hanno distrutto il secolarismo e la laicità in Libia e hanno portato gli estremisti islamici al potere. Oltre a questo, hanno commesso molti crimini tra cui il massacro di migliaia di libici neri durante le fasi immediate alla distruzione del regime di Gheddafi.

Descrizione del video.
Mustafa Abdul Jalil, capo del Consiglio nazionale di transizione di Bengasi nel 2011, ammette:

Gheddafi non ha ordinato la sparatoria che ha iniziato la falsa rivoluzione in Libia. Ora, dopo la distruzione della Libia, Jalil ammette al mondo sul canale libico Channel One che i manifestanti che sono stati uccisi a Bengasi e che hanno causato l’intervento congiunto ONU-NATO, per attaccare la Libia, sono stati uccisi da un gruppo di spie e mercenari che non erano libici. Egli ammette che sapeva già la verità al momento in cui accaddero questi eventi, ma che tutto fu fatto per abbattere il governo libico e distruggere il paese. Egli ammette che era stato informato in anticipo riguardo cosa sarebbe successo e che il popolo libico non ha riconosciuto i manifestanti morti perché indossavano abiti civili e non c’era nessuno per i loro funerali poichè non avevano parenti o amici in Libia . Come abbiamo detto sin dal febbraio 2011, la cosiddetta rivoluzione in Libia è stata un’operazione così detta ”falsa bandiera” (False Flag).

sabato 8 marzo 2014

Al Qaeda è composta da mercenari utilizzati dagli Usa, di Thierry Meyssan

sabato 7 aprile 2012
Réseau Voltaire ha ricevuto molte lettere da lettori che chiedono di al-Qaida in Libia. Al fine di rispondere, Thierry Meyssan ha riunito i principali elementi noti di questo dossier. Questi fatti confermano la sua analisi, sviluppata dall’11 settembre 2001, che al-Qaida sia composta da mercenari utilizzati dagli Stati Uniti per combattere in Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Kosovo, Iraq e ora in Libia, Siria e Yemen.

Il leader storico di al-Qaida in Libia, Abdelhakim Belhadj, è divenuto il governatore militare della Tripoli “liberata” ed è il responsabile dell’organizzazione dell’esercito della “nuova Libia“.
Negli anni ’80, la CIA ha incoraggiato Awatha al-Zuwawi a creare una fucina in Libia per reclutare mercenari e inviarli nella jihad contro i sovietici, in Afghanistan. Dal 1986 le reclute libiche vengono addestrate nel campo di Salman al-Farsi (in Pakistan), sotto l’autorità del miliardario anti-comunista Usama bin Ladin.

domenica 9 febbraio 2014

La Libia da Gheddafi ad Al Qaida: terrorismo, CIA e militarizzazione dell’Africa

Un articolo di Marc Vandepitte
Gli Stati Uniti sono davvero in guerra contro il terrorismo in Africa, o piuttosto lo suscitano per utilizzarlo a loro vantaggio ? Inchiesta di Marc Vandepitte.

7 novembre 2013
Stato debolissimo

L’11 ottobre il Primo Ministro libico è stato brutalmente rapito, per poi essere liberato nel giro di qualche ora. Questo sequestro è sintomatico della situazione del paese. Il 12 ottobre un’auto bomba è esplosa vicino alle ambasciate della Svezia e della Finlandia. Una settimana prima l’ambasciata russa era stata evacuata dopo essere stata invasa da uomini armati. Un anno fa era successo lo stesso all’ambasciata statunitense. L’ambasciatore e tre collaboratori vi avevano trovato la morte. Altre ambasciate erano state in precedenza prese di mira.

lunedì 16 dicembre 2013

Al Qaeda, Libia e Siria

Tonguessy on January 31, 2013
Quando Al Qaeda si è trovata a decidere con chi stare nel momento in cui sono scoppiate le rivolte in Libia, non ha avuto molti dubbi. Con il paese degli homeless e contro il paese delle case gratis. Con il paese dell'istruzione pagata caramente, e contro il paese dell'istruzione gratis. Con l'imperialismo euroatlantista di Obama, Sarkozy e Cameron e contro il socialismo della jamahiriya di Gheddafi.

Il multipolarismo non gode molta simpatia in casa di Al Qaeda, ed il sogno panafricano di Gheddafi ha dovuto confrontarsi con le armi fornite dalla CIA ad Al Qaeda. Che alle volte vengono rivolte contro gli stessi USA, come nel caso dell'assalto all'ufficio diplomatico di Bengasi dove gli assalitori pesantemente armati (cannoni antiaereo e lanciagranate) ebbero la meglio sugli agenti di Gheddafi e su quelli americani, ed anche sulla squadra di otto uomini della Security USA arrivata in elicottero per soccorrere i diplomatici.[1]