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venerdì 13 luglio 2018

La vittoria di Eni in Libia e il doppio gioco di Macron con la Russia

Eni ha avviato un’importante partnership in Libia. Questo nonostante l’attivismo francese che passa anche dal doppio gioco che porta avanti Emmanuel Macron. 
Emmanuel Macron (Lapresse) 
Emmanuel Macron (Lapresse)

Eni ieri ha comunicato di avere avviato, in partnership con la società libica Noc, la produzione dal primo pozzo del progetto offshore Bahr Essalam Fase 2. Si tratta del più grande giacimento di gas offshore in Libia. Dopo la guerra del 2011 e la caduta di Gheddafi non era scontato che Eni, presente dal 1959, operasse ancora nel Paese. Secondo quel noto antieuropeista di Prodi, “la guerra in Libia l’ha fatta la Francia. Noi ci siamo incredibilmente accodati, non ho mai visto qualcuno fare un guerra contro i propri interessi. La Francia in questi anni ha gestito le cose in Libia con iniziative assolutamente proprie non curandosi degli interessi generali”. Il fatto che l’Italia nel 2011 fosse politicamente ed economicamente a terra, aggiungiamo noi, ha dato l’occasione per una guerra che non aveva niente a che fare con la pace. Secondo Roberto Napoletano, “i cari alleati non si sono dati pace fino a quando nella guerra contro Gheddafi i terminali della compagnia petrolifera italiana fossero inseriti tra gli obiettivi da bombardare. Ne sanno qualcosa l’ex ministro degli esteri Frattini e l’allora capo di stato maggiore Camporini”.

sabato 17 dicembre 2016

L’ultima speranza dell’oligarchia e dell’euro è finita con Renzi, o no?


Dopo la netta ed inequivocabile sconfitta referendaria, un 60-40 reso ancora più doloroso dall’affluenza record, Matteo Renzi ha annunciato l’intenzione di dimettersi. Molti commentari ragionano sulle cause circostanziali del voto referendario: la disfatta del premier era in realtà una “necessità storica” e si inquadra nel più ampio disfacimento della Seconda Repubblica che ha traghettato l’Italia nella moneta unica. La relativa calma con cui è stata accolta la vittoria del “no” ed il boom di Piazza Affari del 6 dicembre indicano che lo scenario di un governo che termini la legislatura, scongiurando così le elezioni anticipate, è sempre più concreto: i problemi che erano sul tavolo il 3 dicembre, sono però ancora lì. Il momento della verità si avvicina.

venerdì 16 dicembre 2016

La Libia cambia e l’Italia non se ne accorge


La crisi di governo ha evidenziato, ma certo non provocato, gli immancabili errori della politica estera italiana. A partire dalla Quarta Sponda, dalla dirimpettaia Libia. Non è bastato il suicidio politico del sostegno a Sarkozy e Cameron per abbattere ed assassinare Gheddafi.
L’Italia, cagnolino al guinzaglio dell’On, ha appoggiato Al Sarraj, il ras di Tripoli, senza la minima capacità di valutazione di ciò che avveniva sul terreno. Così ci siamo persi il rafforzamento, in Cirenaica, del generale Haftar appoggiato dall’Egitto poi dalla Russia e pure dalla Francia che, come di consueto, gioca su due tavoli e sostiene entrambi i concorrenti. E potrebbe vincere su entrambi i fronti. L’alleanza tra Russia ed Egitto ha portato il Cairo (sunnita) a sostenere Assad in Siria, in contrasto con i sunniti sauditi. D’altronde la Russia era alleata dell’Egitto ai tempi dell’URSS ed è interessata ad avere una nuova base nel Mediterraneo, oltre a quella in Siria.

domenica 16 ottobre 2016

Libia: i tragici errori di Cameron

14 settembre 2016

Libia: i tragici errori di Cameron

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Una relazione del parlamento britannico inchioda Cameron alle sue responsabilità: il suo ruolo nello scatenare la guerra in Libia che rovesciò il Colonnello Muammar Gheddafi è stato «decisivo» e se ne deve assumere la responsabilità.

Infatti, nel rapporto si legge che la politica britannica riguardo la Libia «prima e dopo l’intervento di marzo 2011 è stata fondata su presupposti errati e su una comprensione incompleta del Paese e della situazione».

martedì 12 luglio 2016

Il popolo è Sovrano quando”vota come deve”

26 giugno 2016

«Il 24 giugno è San Giovanni, patrono di Torino. Quindi per la città è giorno di festa, e succede che si passi una serata con amici e conoscenti, a chiacchierare del più e del meno e a guardare i fuochi d’artificio.
Quest’anno però era diverso, a tenere banco erano solo due argomenti: la caduta di Fassino per mano di una neo-sindaca grillina (Chiara Appendino), e il capitombolo dell’Europa sotto i colpi del Brexit. E i discorsi?
Un po’ di tutto, ma quello che più mi ha colpito, un po’ girando per i siti un po’ parlando con le persone che conosco (quasi tutte favorevoli a Fassino e al «Remain»), è il tratto che li accomunava: l’animosità contro il suffragio universale. Il discorso più moderato che ho sentito suggeriva che i referendum dovrebbero essere indetti solo su materie semplici e comprensibili (tipo: sei pro o contro i matrimoni gay?) e che il referendum sul Brexit proprio non si doveva fare.

domenica 3 luglio 2016

Oltre la Libia il caos Sahel e l’islam africano dopo Gheddafi

Per la storia, quasi certamente il britannico Cameron e il francese Sarkozy saranno incolpati del disastro Libia per l’avventata ‘liberazione’ da Gheddafi. Tempi e modi dell’evento. Non per rivalutare il vecchio tiranno, ma per ciò che è venuto dopo. La devastazione del Sahel come seguito ha radice alla guerra del 2011, una guerra che si trasforma subito nel caos che perdura ancora oggi.
Tuereg armi cop
Se la Libia, dopo i numerosi Vertici organizzati dall’ONU, è guidata da tre Governi con i rispettivi ministri e registra oltre 1.700 milizie in lotta fra loro, non è da meno il Sahel, divenuto terreno di scontro privilegiato.
La caduta del regime gheddafiano provoca l’immediato ritorno dei tuareg, il contrabbando dell’ armamento saccheggiato dalle caserme libiche e una serie di conflitti in tutto il Sahel, iniziando dal vicino Mali.

domenica 26 giugno 2016

L’utile morte di Jo Cox, leggiadra sostenitrice della distruzione della Siria

Alessandro Lattanzio, 17/6/2016
David Cameron e Jeremy Corbyn ricordano Jo Cox
David Cameron e Jeremy Corbyn ricordano Jo Cox

La deputata trotskista-islamista Joe Cox, del Parito Laburista, vicina agli ambienti del radicalismo sunnita (taqfirismo), e che sarebbe stata uccisa da un presunto estremista di destra il 16 giugno, ha più volte sostenuto apertamente l’aggressione armata diretta della NATO contro la Repubblica Araba Siriana:
“Il presidente Assad e la guerra civile in Siria sono, credo, la più grande prova della nostra generazione, è certamente la più grande crisi umanitaria del nostro tempo. È un test che finora, come partito e come nazione, abbiamo fallito…. la risposta inetta della comunità internazionale ha riguardato il primo utilizzo su vasta scala di armi chimiche in una generazione, la genesi del cancro dello SIIL e la più grande crisi dei rifugiati in Europa dalla seconda guerra mondiale… La prima responsabilità per la pochezza della politica del Regno Unito sulla Siria ricade sul governo che ha trattato e giudicato male ciò fin dall’inizio… Credo che il partito laburista può ancora contribuire a riformulare questo dibattito sostenendo una strategia globale costruita su tre filoni: umanitaria, diplomatica e militare, con la protezione dei civili come obiettivo centrale. Con questo in mente si deve partire dalla premessa che dobbiamo affrontare gli orrori gemelli dello SIIL e di Assad.

lunedì 23 maggio 2016

Golpe 2011: una minestra riscaldata, servita quando fa comodo (Parte I)

martedì 3 maggio 2016

Libia – Lunga vita al Re: perché la restaurazione della monarchia in Libia si adatta ai bisogni dell’Occidente

26 marzo 2016

Sputnik News, 25 marzo 2016
L’analista politico statunitense Phil Butler racconta nel suo articolo per il New Eastern Outlook che il principe Mohammed el-Senussi è uno dei figli di Sayyid Hasan ar-Rida al-Mahdi el-Senussi, principe ereditario del Regno di Libia dall’ottobre 1956 al settembre 1969, quando la monarchia fu abolita.
Il 1° settembre 1969 un gruppo di ufficiali dell’esercito libico, tra cui il colonnello Muammar Gheddafi, rovesciò re Idris di Libia e pose fine al governo de facto del principe ereditario.
È interessante notare che è stato l’erede “legittimo” al trono, il principe Mohammed, a richiedere aiuto, nella sua intervista ad Al-Jazeera English il 24 febbraio 2011, alla comunità internazionale per rimuovere dal potere il leader libico Muammar Gheddafi.

lunedì 2 maggio 2016

Il sostegno occidentale ai ribelli in Libia è stato un appoggio diretto e deliberato ad al Qaeda

10 marzo 2016

Si parla molto della Libia in questi giorni ma ancora oggi non vengono chiarite le motivazioni che nel 2011 hanno condotto all’intervento Nato in Libia. Cosa è accaduto, perché ci troviamo oggi in questa situazione di caos nel paese nord-africano?… Balbettando i leader occidentali dicono che bisogna completare la democrazia in Libia , che l’intervento armato dell’occidente fu ‘un errore’, ma non un errore in sè: fu un errore ‘non aver accompagnato i libici nel ‘periodo di transizione’, di averli lasciati soli’.
Vedremo di seguito che questo non sarebbe stato comunque possibile, giacchè il consiglio Nazionale di Transizione libico era formato da membri di al Qaeda ed affiliati e l’occidente ne era perfettamente a conoscenza perchè li aveva scelti.
Già da all’ora lo dicevamo a seguito di numerose eclatanti evidenze che venivano colpevolmente sottaciute dai media mainstream di intattenimento.
Già da allora lo diceva uno studio condotto di J.FELTER e B. Fishman,  due analisti dell’Accademia Militare di West Point. Lo studio si chiama Al Aa’ida Foreign Fighter in Iraq. A first Look at the Sinjar Record (Harmony Project, Combating Terrorism Center, Department of Social Science, US Academy, West Point, NY, December 2007)
Ve ne proponiamo alcuni contenuti da una sintesi scritta sempre nel 2011 dal giornalista investigativo G.Tarpley che riprendende lo studio di West Point.
Vietato Parlare – Patrizio Ricci

domenica 13 dicembre 2015

LIBIA: VA TUTTO A PUTTANE

Scritto da: Gianni  Petrosillo (21/06/2011)

Nota: SI era il 2011 quando usciva questo articolo, ancora oggi è tremendamente attuale.


In Libia siamo andati per proteggere i civili. Li abbiamo difesi a puntino mettendoli sotto cumuli di macerie e con qualche metro di terra sulla testa. Adesso sono più che al sicuro, sono praticamente in una botte di ferro, un barile simile ad una bara. Con siffatte imposture globali l’Onu, la Nato, la coalizione dei volenterosi ed il nostro governo vendono mediaticamente ad una pubblica opinione distratta e distaccata il pacco umanitarista Occidentale.

sabato 10 ottobre 2015

L'ATTO RIVOLUZIONARIO DI DIRE LA VERITA'

Postato il Venerdì, 02 ottobre @ 12:10:00 BST di davide

DI JOHN PILGER
johnpilger.com
L'intervento a Londra di John Pilger, in occasione del lancio dei file WikiLeaks, con una introduzione di Julian Assange. George Orwell disse: "In tempi di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario".
Questi sono tempi bui, in cui la propaganda dell'inganno tocca tutte le nostre vite. È come se la realtà politica fosse stata privatizzata e l'illusione legittimata. L'era dell'informazione appartiene ai mass media. Si fa politica attraverso i media; si censura attraverso i media; si va in guerra tramite i media; si punisce con i media; ci si distrae con i media – una linea di assemblaggio surreale composta da luoghi comuni e falsi presupposti.

martedì 29 settembre 2015

Vertice trilaterale su Siria e Libia: l’Italia viene tenuta fuori

Questo articolo ha veramente del comico. Se ancora ce ne fosse bisogno ci fa capire come viene considerata la colonia italia, con TUTTI i suoi politicanti a sbavare dietro gli stranieri , che neanche li vedono.


Vertice trilaterale su Siria e Libia: l’Italia viene tenuta fuori

Stasera Mogherini a cena con francesi, tedeschi e britannici


Mogherini a Bruxelles all’incontro dei leader della Ue (LaPresse) Mogherini a Bruxelles all’incontro dei leader della Ue (LaPresse)
 
Appuntamento a Parigi, per stasera, ora di cena. Menù politico di massimo interesse per l’Europa: Iran, sicuramente Siria, probabilmente Libia. Ma il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha previsto solo altri tre commensali: il collega tedesco Frank-Walter Steinmeier, quello britannico Philip Hammond e Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

sabato 26 settembre 2015

Ricordo del 2011: i liberatori della Libia, Sarkozy, Cameron ed Erdogan si congratulano con i mercenari della NATO

20 settembre 2015
Retrocediamo fino al 2011 e ricordiamo come i “liberatori” della Libia, Sarkozy, Cameron ed Erdogan si congratulavano allora con i terroristi mercenari della NATO:
Quando il Presidente della Francia Francois Hollande richiama per la “neutralizzazione” di Bashar al-Assad, il britannico Ministro della Difesa Michael Fallon annunciava  preparativi per sospingere l’ISIS verso la Siria (…) “per mantenere le nostre strade sicure qui in casa”, dichiarava.

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giovedì 17 settembre 2015

Guerra e bugie: rapinare la Jugoslavia, tutto cominciò lì

21/3/2015

Guai se la denuncia del nazifascismo, risuonata nel 70° anniversario della liberazione di Auschwitz, serve a depistare l’opinione pubblica dall’altro fascismo, il “nostro”, fondato sulla menzogna che giustifica le peggiori, sistematiche aggressioni. Per esempio la Libia di Gheddafi, travolta dopo la decisione di costituire una banca africana e una moneta alternativa al dollaro. E la Jugoslavia, rasa al suolo dopo la decisione della Germania di riconoscere i separatisti: inaccettabile, per la nascente Eurozona, la sopravvivenza di un grande Stato multientico con l’economia interamente in mani pubbliche. E avanti così, dalla Siria all’Ucraina, fino alle contorsioni terrificanti del cosiddetto Isis, fondato sulle unità di guerriglia addestrate dall’Occidente in Libia contro Gheddafi, poi smistate in Siria contro Assad e quindi dirottate in Iraq. Possiamo chiamarlo come vogliamo, dice John Pilger, ma è sempre fascismo. E’ il “nostro” fascismo quotidiano. «Iniziare una guerra di aggressione», dissero nel 1946 i giudici del tribunale di Norimberga, «non è soltanto un crimine internazionale, ma è il crimine internazionale supremo». Se i nazisti non avessero invaso l’Europa, Auschwitz e l’Olocausto non sarebbero accaduti.

domenica 28 giugno 2015

Come aumentare il CAOS: Campi profughi in Niger e Tunisia per fermare l’esodo dalla Libia

La "bella" proposta la conosciamo da questo articolo della Stampa.

Campi profughi in Niger e Tunisia per fermare l’esodo dalla Libia
Intesa Roma-Londra sul piano. L’operazione anti-scafisti appesa alla risoluzione Onu
24/06/2015 paolo mastrolilli inviato a new york
Nel lungo periodo, l’Italia punta ad affrontare l’emergenza migranti con interventi strutturali finanziati dall’Unione europea e finalizzati soprattutto a farli restare a casa, anche creando campi di accoglienza in Tunisia e Niger per fare il filtro prima dell’arrivo sulle coste nordafricane. Nel breve vorrebbe la risoluzione Onu necessaria per passare alla fase due e tre della missione contro i trafficanti, ma per questo potrebbe essere costretta ad aspettare un paio di mesi, perché ormai il testo è legato alla mediazione di Bernardino Leon per creare un governo di unità nazionale in Libia, che nel migliore dei casi non porterà risultati prima della fine del Ramadan.

mercoledì 20 maggio 2015

NIGEL FARAGE: LA CRISI MIGRATORIA LIBICA E’ STATA DIRETTAMENTE CAUSATA DA DAVID CAMERON

Postato il Lunedì, 20 aprile @ 07:36:47 BST di davide

DI MATTHEW HOLEHOUSE

telegraph.co.uk

Il leader dell'UKIP ha affermato che la Gran Bretagna dovrebbe offrire rifugio ai cristiani provenienti dalla Libia, dopo che 700 persone sono morte conseguenza dell'ultimo disastro in mare

Nigel Farage ha accusato il "fanatismo" di David Cameron e di Nicolas Sarkozy per le centinaia di migranti morti affogati al largo dell'Italia, sostenendo che questo esodo è stato "causato direttamente" dall’intervento occidentale nella guerra civile in Libia.

giovedì 30 aprile 2015

Immigrati, il Vaticano: «Colpire i barconi? C’è il diritto internazionale»

Così Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i migranti. E sull’accordo di Bruxelles: «Tutti sono disposti a dare soldi, basta che non vengano a disturbare nel proprio Paese. Ma non è questa la soluzione»

«Bombardare i barconi è un’idea stranissima: ma cosa bombardano? C’è il diritto internazionale! Bombardare in un Paese è un atto di guerra», afferma il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i migranti, in un’intervista diffusa dal Servizio Informazione Religiosa della Cei. «A cosa mirano? Solo ai piccoli battelli dei migranti? Chi garantisce che quell’arma non uccida anche le persone vicine, oltre a distruggere i barconi?», si è chiesto il porporato sottolineando che «anche se fossero distrutti tutti i battelli, il problema dei migranti in fuga da conflitti, persecuzioni e miseria continuerà ad esistere». Secondo Veglio «è inutile bombardare le imbarcazioni, le persone disperate troveranno sempre sistemi per fuggire: faranno altri barconi, passeranno via terra». «Ricordiamoci - ha suggerito il capo dicastero - che la maggior parte dei migranti non arriva dal Mediterraneo ma dalle frontiere terrestri. Finché ci saranno guerra, dittature, terrorismo e miseria ci saranno i profughi, che andranno dove possono andare».

giovedì 26 marzo 2015

Libia: le manipolazioni della Clinton (e di Luttwak)

21 marzo 2015

IL SIMPATICO LUTTWAK
Il prof. Edward Luttwak, politologo e analista americano più conosciuto a Roma che a Washington, da tempo presenzia tutti gli spazi mediatici del nostro Paese; da Vespa a Formigli, da Lilli Gruber alla Zanzara, Luttwak è intervistato da tutti su tutto e dispensa consigli agli italiani sull’intero scibile umano; alcuni geniali (come quando propose di dare in gestione il sito di Pompei alla Disney), altri un po’ meno, soprattutto quando parla di politica estera e si abbandona alla strenua e difesa a prescindere della Casa Bianca.
Qualche tempo fa, a Piazza Pulita, l’ha detta grossa; parlando della Libia ha spiegato che con la disastrosa guerra del 2011, gli Usa non c’entravano nulla: “L’intervento è stato fatto dai francesi e gli inglesi” ha esclamato; e ancora “Responsabili sono Cameron e Sarkozy, erano loro gli entusiasti”.
Un’enormità di questo tipo non si perdona neanche al simpatico Luttwak.

venerdì 17 ottobre 2014

La protervia di Obama ed Erdogan

08/10/2014 - di Massimo Zamarion -

Se non fosse per i barconi carichi di disgraziati che s’inabissano senza soluzione di continuità nel Mediterraneo, dello scatolone di sabbia, cioè della Libia, non si parlerebbe quasi più: per vergogna. Nel paese delle piramidi, intanto, il “laico” Al-Sisi, che già scruta con voluttà il caos libico nella speranza di fare dell’ex “regno” di Gheddafi un protettorato egiziano, si rivela un autocrate molto più ruvido e megalomane del “laico” Mubarak: ma nessuno lo chiama “dittatore”. Mentre in Siria la guerra civile che si è voluto con incredibile leggerezza far scoppiare a tutti i costi ha fatto 200.000 morti e siamo ormai ridotti al punto di dover quasi “tifare” per Assad. Ecco dove ci ha condotto la politica estera di un Occidente fatuo e furbacchione.