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mercoledì 1 agosto 2018

ALTO TRADIMENTO – la FRANCIA contro l’ITALIA e contro lo sviluppo del nord AFRICA – la caduta del governo Berlusconi – la debacle della economia ITALIANA (pubblicato da Francesco Bongiovanni su testo e parole di Mauro Mellini )

Questo articolo e questo video di Mauro Mellini ,tratta del grave atto di ALTO TRADIMENTO compiuto dal Presidente della Repubblica Napolitano,che acconsenti’ alla invasione della Libia,e alla uccisione di Gheddafi,da parte di Francesi e Inglesi.Tale atto criminale venne iniziato su bugie francesi e fu fondamentale per la caduta dolosa del Governo di Silvio Berlusconi e per la debacle della economia italiana.
prefazione di @Francesco Bongiovanni 23.7.2018 –
Segue articolo di Mauro Mellini.

ALTO TRADIMENTO
di Mauro Mellini
22 marzo 2018
Alto Tradimento
L’Italia, già lo sapevamo, era stata “parte lesa” nella vicenda del dissennato attacco alla Libia di sette anni fa con il quale Francia ed Inghilterra distrussero lo Stato tenuto assieme dal "grottesco dittatore Gheddafi", che tuttavia era l’unico Stato africano affidabile sotto diversi punti di vista (funzionava l’accordo con l’Italia, per limitare e filtrare l’ondata migratoria ed ottimi erano i molti rapporti in fatto di rifornimenti energetici).
Parte lesa di una brutale e sciocca spoliazione soprattutto francese dei nostri beni ed interessi, o, piuttosto, dovremmo dire, vandalica distruzione, perché la Francia si ritrova ora con in mano una economia disastrata di un Paese disgregato.
Ma la storia di quella sciagurata vicenda di violenta politica neocoloniale ha arrecato all’Italia, danni ancora più gravi e, se le responsabilità dei governanti francesi e britannici sono gravi ed imperdonabili e gravi è la responsabilità del Presidente americano Barack Obama, convinto a consentire l’aggressione da Hillary Clinton, Segretaria di Stato Usa, da noi le responsabilità del più clamoroso errore in fatto di politica nei Paesi ex coloniali si intreccia con un’altra vergognosa vicenda, nella quale un altro Presidente della Repubblica, quello italiano, che, diversamente da Nicolas Sarkozy non è stato messo in stato di fermo, ha avuto un ruolo non secondario, che, secondo la nostra Costituzione (che non trova riscontro nel Codice penale) è definibile sicuramente come altro tradimento.

sabato 14 luglio 2018

"Ehi tu con la maglietta rossa, sei lo stesso che appoggiò la guerra in Libia?"

Di Battista accusa di ipocrisia parte degli aderenti all'iniziativa #maglietterosse

7 luglio 2018
 "Ehi tu con la maglietta rossa, sei lo stesso che appoggiò la guerra in Libia?"
"Ehi tu che indossi una maglietta rossa sei lo stesso lacché di Napolitano, colui che convinse il governo a dare via libera ai bombardamenti in Libia, preludio di una delle crisi migratorie più gravi della storia? Sei tu, ti riconosco, sei stato il supporter di Hillary Clinton, ti ci sei fatto anche i selfie insieme, ma è lei che convinse Obama ad uccidere Gheddafi e non lo fece per le violazioni dei diritti umani ma per fare un favore all'amico francese, quel Sarkozy​ che aveva ricevuto milioni di euro dallo stesso Gheddafi e che aveva paura che un giorno costui avrebbe parlato". Lo scrive in un lungo post su facebook l'esponente M5s Alessandro Di Battista.

venerdì 4 maggio 2018

Ora migliaia di Cittadini si rivoltano contro “Re” Giorgio Napolitano. Record di denunce per lui e cifre da Incubo!

2 aprile 2018


Arrivano più di mille denunce in un giorno solo per l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Un vero e proprio bombardamento da parte di cittadini italiani esasperati e delusi dalla politica e in particolare dalla figura di Napolitano che avrebbe dovuto garantire i diritti politici alla nostra nazione.
Arriva una denuncia di massa, la cosiddetta class action, per “usurpazione di potere politico”.
Le firme sono 1.080 e arrivano da imprenditori, pensionati, dipendenti pubblici e semplici cittadini hanno sottoscritto l’ esposto (tramite Marco Mori) che è stato già sottoposto alle procure di Roma e Cassino.

mercoledì 2 maggio 2018

Gentiloni, il premier abusivo che ci trascina nella Terza Guerra Mondiale





Il conte Paolo Gentiloni Silveri, esponente del peggior Partito della seconda repubblica, per la terza volta danneggia l’Italia e ci trascina nella Terza Guerra Mondiale dichiara guerra a Russia, Siria e di conseguenza Iran e Cina.
Gentiloni è la tipica espressione di quel magistero dittatoriale in stile Roma Repubblicana del I secolo A.C. e reintrodotto dall’infame ex presidente della repubblica Giorgio Napolitano a partire dal macellaio sociale Mario Monti. Se quest’ultimo mise l’Italia nelle mani della Trilateral Commission, anche questo premier ineletto, figlio di quella stagione anti-democratica serva d’interessi globali, risponde a logiche simili, come dimostra la referenzialità di Gentiloni verso l’abbietto speculatore internazionale George Soros. Se i personaggi che dal 2011 ci governano, sono domestici della razza padrona, cioè del capitalismo globale, anche questo governo non smentisce questa caratteristica.

sabato 14 aprile 2018

Occorre una Commissione parlamentare d’inchiesta su Napolitano e Monti



di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA
All’apertura della nuova Legislatura sono avvenute due cose che hanno sorpreso molti. Da un lato Giorgio Napolitano in un discorso del tutto irrituale dallo scranno di Presidente (provvisorio) del Senato ha rivendicato il diritto delle forze anti-establishment che hanno vinto le elezioni a formare il nuovo governo, dall’altro Mario Monti in una trasmissione televisiva ha affermato di non condividere i governi tecnici preferendo quelli politici. Che cosa ha spinto a queste prese di posizione? Noi crediamo che siano il segno di un timore, il timore che una eventuale intesa di governo tra Centro-destra e M5S abbia come conseguenza l’apertura di una commissione parlamentare d’inchiesta sui gravi fatti avvenuti dal 2011 al 2014, una lente di ingrandimento sui due personaggi che giocarono in quegli anni il ruolo di protagonisti: per l’appunto Napolitano e Monti.

sabato 24 marzo 2018

Giorgio Napolitano, il vergognoso silenzio dopo l'arresto di Nicolas Sarkozy: cosa tace sugli attacchi in Libia

Nicolas  Sarkozy, Giorgio Napolitano
Nessuna dichiarazione è ancora arrivata dall'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo l'arresto di Nicolas Sarkozy. Eppure una parola di chiarimento, magari un mea culpa, sarebbe stato più che gradito, considerando i legami strettissimi che l'ex Capo dello Stato ha avuto con l'omologo francese durante la guerra in Libia del 2011, oltre alle responsabilità politiche e storiche dietro il coinvolgimento dell'Italia in quel tragico conflitto.
I fatti sono ormai pezzi di Storia nota, riportati nei dettagli sia nella biografia di Silvio Berlusconi scritta da Alan Friedman che dal racconto al Giornale dell'ex presidente del Senato, Renato Schifani. La pressione da parte di Napolitano sul premier dell'epoca, appunto Berlusconi, perché l'Italia concedesse il suo sostegno per abbattere il regime di Gheddaffi era diventata enorme. A marzo 2011, aveva raccontato Schifani, Napolitano convocò un vertice durante l'intervallo del Nabucco all'Opera di Roma: "L'Italia - disse davanti a Schifani, Gianni Letta e Berlusconi - non può restare fuori".

martedì 20 febbraio 2018

Guerra in Libia, cosa accadde in quella riunione a porte chiuse che trascinò l'Italia in guerra


L'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'ex premier Silvio Berlusconi
L'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'ex premier Silvio Berlusconi (ANSA/ETTORE FERRARI)

Le rivelazioni di Guido Crosetto, allora sottosegretario alla Difesa, al Fatto permettono di ricostruire la riunione convocata da Napoletano che diede inizio all'intervento italiano

ROMA - Era il 17 marzo 2011, e, in una sala del Teatro dell'Opera a Roma, le principali cariche politiche italiane erano riunite per affrontare una delle pagine più drammatiche della storia del nostro Paese e, forse, dell'Occidente in generale: la guerra in Libia. Una pagina non solo drammatica, ma fino a qualche giorno fa ancora coperta da un velo di mistero, perlomeno per quanto concerne la rocambolesca entrata in guerra del nostro Paese. Inizialmente contrario all'intervento, ma poi costretto ad accodarsi a seguito delle pressioni internazionali e per la necessità strategica di non farsi isolare dall'attivismo francese e britannico.

sabato 19 agosto 2017

Libia e Gheddafi: le colpe di Napolitano, Berlusconi, La Russa e Frattini


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Di Giancarlo Marcotti Sabato 12 Agosto alle 12:34
Premessa: rivendico, per esser stato uno dei pochissimi a schierarsi, immediatamente e con foga, contro i bombardamenti della Libia, di poter commentare, ed in maniera autorevole, i retroscena svelati di recente dall'ex Presidente della Repubblica sull'adesione del nostro Paese alla guerra contro un Paese sovrano come la Libia. Mi riferisco in particolare a quel "Consiglio di guerra" informale tenutosi il 17 marzo del 2011 al Teatro dell'Opera a margine delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia al quale parteciparono l'ex Presidente Giorgio Napolitano, l'ex Premier Silvio Berlusconi, l'ex Ministro della difesa Ignazio La Russa, l'ex Ministro degli Esteri Franco Frattini oltre al consigliere diplomatico Bruno Archi.
Fu quello un modo ignobile di festeggiare l'Unità d'Italia visto che l'art. 11 della nostra Costituzione recita: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

mercoledì 9 agosto 2017

CAOS LIBIA/ Ora l'Italia è nei guai e Napolitano lo sa molto bene...


Giorgio Napolitano (LaPresse)  
Giorgio Napolitano (LaPresse)

Colpo di scena nel Mediterraneo: stavolta è il vice di al Serraj, Al-Mejbari, a dichiarare che l'Italia deve fermare la missione. Viene in mente l'intervista di Napolitano. ALESSANDRO MANGIA

E' estate ed è tempo di pensieri oziosi. Ma per quanto oziosi possono essere i pensieri estivi, devo ammettere, in tutta sincerità, di non essermi mai chiesto come si potesse tradurre la celeberrima frase "Ich habe nur befehle ausgefuhrt" in un italiano buono per le interviste estive. Eppure mi sono reso conto, senza che mai mi fosse mai interessato saperlo, e con un certo dispiacere, che adesso lo so. E lo so per aver letto incredulo l'intervista generosamente rilasciata a (o intenzionalmente richiesta da) Repubblica dal Presidente Emerito Napolitano. Il quale, anche per questo, andrebbe in realtà definito il Presidente Emerito de la Repubblica.  

mercoledì 25 gennaio 2017

Nelle accademie militari di tutto il mondo si studia la RESISTENZA ASIMMETRICA della JAMAHIRYA LIBICA

spot-libro

DAR! DAR! ZENGA! ZENGA!.
Nelle accademie militari di tutto il mondo si studia la RESISTENZA ASIMMETRICA della JAMAHIRYA LIBICA di GHEDDAFI: 9 mesi da soli contro una COALIZIONE di 40 STATI-BANDITI. Una cosa mai vista.
L’OPERAZIONE della NATO “TRIDENT JUNCTUR” (SICILIA 2015) VENNE CONCEPITA PER “COLMARE LE LACUNE” emerse nel 2011: contro un piccolo Paese massacrato, anche dall’interno, da un GolpeGuerra garibaldesco…Un piccolo Paese privo di aviazione, viene seppellito di bombe -nell’ipocrisia della No Fly Zone onusiana e nelle nebbie spettacolari che capovolgevano la Realtà!.

sabato 17 dicembre 2016

L’ultima speranza dell’oligarchia e dell’euro è finita con Renzi, o no?


Dopo la netta ed inequivocabile sconfitta referendaria, un 60-40 reso ancora più doloroso dall’affluenza record, Matteo Renzi ha annunciato l’intenzione di dimettersi. Molti commentari ragionano sulle cause circostanziali del voto referendario: la disfatta del premier era in realtà una “necessità storica” e si inquadra nel più ampio disfacimento della Seconda Repubblica che ha traghettato l’Italia nella moneta unica. La relativa calma con cui è stata accolta la vittoria del “no” ed il boom di Piazza Affari del 6 dicembre indicano che lo scenario di un governo che termini la legislatura, scongiurando così le elezioni anticipate, è sempre più concreto: i problemi che erano sul tavolo il 3 dicembre, sono però ancora lì. Il momento della verità si avvicina.

giovedì 6 ottobre 2016

Monica Maggioni presidente di Trilateral Italia ?

24/9/2016

La notizia è di quelle da far saltare sulla sedia. Secondo quanto riportato da Lia Quilici in un articolo pubblicato su l’Espresso, la Presidente della Rai Monica Maggioni il prossimo 8 ottobre sarà nominata Presidente della Trilateral Italia. Un incredibile cortocircuito di potere che metterebbe nelle stesse mani da una parte il controllo del servizio d’informazione radiotelevisivo pubblico e dall’altra la gestione della filiale italiana di una delle più importanti organizzazioni d’interessi privati nel mondo. Per meglio capire di cosa si tratta e quali sono i retroscena dell’organizzazione Trilateral, fondata nel 1973 negli Stati Uniti da David Rockefeller, riproponiamo un preciso articolo di Stefania Elena Carnemolla pubblicato questa estate. Buona lettura. (pfdi)

mercoledì 25 maggio 2016

Un imbroglio non poi così complicato


(Gabriele Adinolfi) - Libia: il nostro governo tergiversa e forse nasconde qualche non piacevole fatto compiuto.
Cosa è avvenuto e che sta accadendo nel Paese che fu di Balbo?
Semplicemente che nel 2011, a cento anni esatti dalla nostra vittoriosa impresa coloniale, Napolitano e la sua cerchia hanno rovesciato gli equilibri consolidati e consegnato quelle terre a chi prima di noi su di esse esercitava le mire.
La Libia è stata dapprima destabilizzata, tanto dal produrre almeno due governi ufficiali. Già, destabilizzata e incontrollabile. Quanto? 
Le milizie armate si computano intorno al migliaio, tutte armate fino ai denti, e sono espressioni di clan e fazioni: quindi ci sembra che domini il caos. Peccato però che i fondi con cui sono stipendiati i miliziani vengano tutti erogati dalla Banca Centrale che è quindi in condizione di paralizzarle ma non lo fa.
C'è di più: l'equivalente locale dell'Isis (ovvero dei contractors che controllano i pozzi e liberano così il mercato del petrolio senza che si passi necessariamente per lo Stato) si chiama PFG ed è stipendiato sia dalla Banca Centrale che dai petrolieri.
Questo “caos” profitta dunque agli speculatori privati, lì, e a quelli di carne umana, qui, perché ha contribuito a far cadere il blocco dell'emigrazione accelerandone anzi il processo per via del terrore e dell'instabilità.

martedì 24 maggio 2016

Golpe 2011: una minestra riscaldata, servita quando fa comodo (Parte II)


Nella prima parte dell’analisi ci siamo concentrati sulle dinamiche e sulle responsabilità del golpe che nel novembre del 2011 portò alla caduta di Silvio Berlusconi. Sia Mario Monti che il suo successore, Enrico Letta, appartengono all’establishment finanziario “liberal”, di cui le riunioni del gruppo Bilderberg sono forse l’appuntamento più famoso. Nel frattempo gli stessi ambienti necon e del Likud israeliano che già sostenevano Silvio Berlusconi, scaldano il loro nuovo uomo: è Matteo Renzi, che nel dicembre 2013 conquista la segreteria del PD. Per convincere un riluttante Giorgio Napolitano alla seconda forzatura della prassi costituzionale in poco più di due anni, è rivangato una prima volta il golpe del 2011: il Presidente della Repubblica cede dopo pochi giorni. Infine, altre verità su quel colpo di Palazzo riaffiorano oggi, grazie a Wikileaks, quando Matteo Renzi è allo stremo e si respira aria dell’ennesimo cambio di regime: perché? E chi si cela dietro il sito di Julian Assange?

lunedì 23 maggio 2016

Golpe 2011: una minestra riscaldata, servita quando fa comodo (Parte I)

domenica 17 aprile 2016

I predatori della Libia

11 aprile 2016, da Manlio Dinucci 


«La Libia deve tornare a essere un paese stabile e solido», twitta da Washington il premier Renzi, assicurando il massimo sostegno al «premier Sarraj, finalmente a Tripoli». Ci stanno pensando a Washington, Parigi, Londra e Roma gli stessi che, dopo aver destabilizzato e frantumato con la guerra lo Stato libico, vanno a raccogliere i cocci con la «missione di assistenza internazionale alla Libia».
L’idea che hanno traspare attraverso autorevoli voci. Paolo Scaroni, che a capo dell’Eni ha manovrato in Libia tra fazioni e mercenari ed è oggi vicepresidente della Banca Rothschild, dichiara al Corriere della Sera che «occorre finirla con la finzione della Libia», «paese inventato» dal colonialismo italiano. Si deve «favorire la nascita di un governo in Tripolitania, che faccia appello a forze straniere che lo aiutino a stare in piedi», spingendo Cirenaica e Fezzan a creare propri governi regionali, eventualmente con l’obiettivo di federarsi nel lungo periodo. Intanto «ognuno gestirebbe le sue fonti energetiche», presenti in Tripolitania e Cirenaica.

martedì 12 aprile 2016

Libia, nessuno s’illuda


Chi dovrebbe risolvere il problema libico? L’ONU, che ha fornito la foglia di fico per giustificare l’aggressione del 2011? Gli Stati Uniti, con le lugubri smargiassate pseudocesariane della Clinton e col subdolo interventismo di Obama? Cameron e Sarko –Hollande? L’Italia, che ha gettato nel letamaio il trattato d’amicizia firmato da Berlusconi e ratificato da Napolitano?
I libri di storia ufficiali descrivono il colonialismo come un fenomeno del passato. In realtà, il colonialismo non è mai morto: quando uno stato è occupato, il suo governo sostituito da Quisling e le sue risorse saccheggiate, possiamo pure pudicamente aggiungere il prefisso ‘neo’ al termine ‘colonialismo’, ma il lessico non modifica la realtà. La Libia aveva un grande sviluppo nel settore petrolifero e finanziario. Secondo il Fondo monetario internazionale, le attività nette all’estero della Banca centrale e dei due fondi sovrani ammontavano a 152 miliardi di dollari a fine 2010

domenica 14 febbraio 2016

Guerra: l’Italia torna nella Libia che abbiamo ceduto all’Isis

9 febbraio 2016

La nuova guerra di Libia della Nato è già iniziata con le azioni di commando e i voli sotto copertura. Tra breve l’intervento militare esplicito verrà dichiarato e l’Italia sarà in prima fila. Le pressioni di questi giorni del governo Usa e di quello della Francia servono a superare dubbi tattici ed elettorali, non a imporre una scelta che il governo italiano ha già preso. Il coinvolgimento militare del nostro paese in tutti gli scenari e gli impegni di guerra della Nato è sempre più esteso, in Asia, Africa, Europa. Come ha vantato Renzi l’Italia è tra i primi paesi al mondo per truppe all’estero. Ultimo annuncio quello dell’invio di centinaia di soldati in Iraq per difendere affari privati nella costruzione di una diga. Più cresce l’impegno militare all’estero, più il territorio del paese è militarizzato. Dal Muos al Trident, dalle servitù militari antiche a quelle modernissime, dalla Sicilia e dalla Sardegna a tutta la penisola, l’inquinamento militare dilaga. Fino alla terribile decisione di installare bombe nucleari di nuova generazione nel Friuli e nel bresciano. Bombe nuove perché studiate per essere davvero usate in qualche guerra umanitaria, invece che essere conservate per pura deterrenza.
Un cacciabombardiere italiano AmxTutto l’impegno italiano in guerra avviene in aperta violazione dell’articolo 11 della Costituzione, l’installazione di bombe nucleari avviene in spregio al trattato di non proliferazione nucleare che l’Italia ha firmato. Siamo sempre più coinvolti in guerre e impegni militari illegali dal punto di vista del diritto internazionale così come delle nostre leggi; e ora tocca di nuovo alla Libia. Le truppe e le armi italiane hanno operato in Libia già quattro volte, per conquistarla nel 1911, per riconquistarla dal 1921 al1930, poi tra il 1940 e il 1943 durante la seconda guerra mondiale assieme ai nazisti, infine nel 2011 con la Nato ma senza la Germania.

lunedì 8 febbraio 2016

Fuori dalla quinta guerra di Libia, fuori dalla NATO

Posted on by  

di Giorgio Cremaschi*
saluti-da-tripoli 
La nuova guerra di Libia della NATO è già iniziata con le azioni di commando e i voli sotto copertura. Tra breve l’intervento militare esplicito verrà dichiarato e l’Italia sarà in prima fila. Le pressioni di questi giorni del governo USA e di quello della Francia servono a superare dubbi tattici ed elettorali, non a imporre una scelta che il governo italiano ha già preso. Il coinvolgimento militare del nostro paese in tutti gli scenari e gli impegni di guerra della NATO è sempre più esteso, in Asia, Africa, Europa. Come ha vantato Renzi l’Italia è tra i primi paesi al mondo per truppe all’estero. Ultimo annuncio quello dell’invio di centinaia di soldati in Iraq per difendere affari privati nella costruzione di una diga.

giovedì 7 gennaio 2016

Vengono a galla le frodi fiscali ed i veri interessi tutelati dai massimi responsabili dell’Unione Europea

di Luciano Lago 22 dicembre 2015

I sostenitori della UE dichiarano una illimitata fiducia nelle istituzioni comunitarie proprio nel momento in cui in tutto il continente cresce la ribellione e la contestazione alle politiche economiche ed al sistema di regole imposto dall’Unione Europea.
Viene detto che, per curare le carenze delle varie situazioni di crisi e di sfiducia generate dalla politica neoliberista attuata dalle istituzioni comunitarie e fatta propria dai governi, “occorre più Europa”, ovvero maggiore sottomissione all’oligarchia tecnocratica europea e cessione di sempre maggiori quote di sovranità.
Sono i discorsi che in Italia facevano ad ogni piè sospinto i Giorgio Napolitano, i Mario Monti, i Letta ed ogni giorno ce lo ripete la Laura Boldrini e tanti altri, accompagnati dal coro dei grandi media e dei loro opinionisti (a libro paga delle centrali finanziarie) salvo qualcuno che adesso inizia a vergognarsi di questo servilismo verso le istituzioni europee.