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sabato 19 agosto 2017

Libia e Gheddafi: le colpe di Napolitano, Berlusconi, La Russa e Frattini


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Di Giancarlo Marcotti Sabato 12 Agosto alle 12:34
Premessa: rivendico, per esser stato uno dei pochissimi a schierarsi, immediatamente e con foga, contro i bombardamenti della Libia, di poter commentare, ed in maniera autorevole, i retroscena svelati di recente dall'ex Presidente della Repubblica sull'adesione del nostro Paese alla guerra contro un Paese sovrano come la Libia. Mi riferisco in particolare a quel "Consiglio di guerra" informale tenutosi il 17 marzo del 2011 al Teatro dell'Opera a margine delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia al quale parteciparono l'ex Presidente Giorgio Napolitano, l'ex Premier Silvio Berlusconi, l'ex Ministro della difesa Ignazio La Russa, l'ex Ministro degli Esteri Franco Frattini oltre al consigliere diplomatico Bruno Archi.
Fu quello un modo ignobile di festeggiare l'Unità d'Italia visto che l'art. 11 della nostra Costituzione recita: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

venerdì 8 novembre 2013

LASCIATE IN PACE NURI AHUSAIN! VIVA GHEDDAFI! VIVA MANDELA!

13 ottobre 2013
Nuri Ahusain Shahib Ali, presidente della Lega Studenti Libici in Italia veniva arrestato il 27 maggio 2011, da Digos e Ucigos: su richiesta dei terroristi e dei mafiosi “bengasini” e “misuratini” protetti dall’intelligence militare italiana&C. e avallata de facto dall’Eni di Scaroni e dal “Boldriname” diffuso? E sennò da Chi?.
L’accusa, formulata dall’ambiente giudiziario-poliziesco perugino, compromessosi nella vicenda Meredith Kercher (oggi si scopre che il ramo ‘scientifico’ dei carabinieri, il ROS, ha ‘trovato’ tracce di DNA di Amanda Knox, fatta scarcerare su ordine di Hillary Clinton), era che Nuri Ahusain Shahib avrebbe dovuto guidare “l’assalto”, in realtà la liberazione, dell’ambasciata libica di Roma, l’Ufficio Popolare di via Nomentana, occupata illegalmente dai golpisti-terroristi sostenuti dalle fogne governative romane contro Gheddafi e contro la Moneta Sovrana Africana.

domenica 30 giugno 2013

CHI VOLEVA LA MORTE DI GHEDDAFI? Scritto da: Gianni Petrosillo (14/06/2013)

 

CHI VOLEVA LA MORTE DI GHEDDAFI?  Scritto da: Gianni Petrosillo (14/06/2013)
Chi voleva Gheddafi morto? Noi, cioè la Nato, ovvero l’aggregazione dei Paesi democratici che esporta la libertà e la civiltà coi bombardamenti e le esecuzioni mirate. Portatori di droni di pace in ogni angolo del pianeta.
L’Italia, che fino al primo raid, in quel fatidico marzo del 2011, era stata amica e partner della Libia, in un interessante quadrangolare geopolitico nel mediterraneo, con Russia ed Algeria (e in un secondo momento anche la Turchia, interessata al progetto di gasdotto South Stream, di cui Roma era titolare con una partecipazione maggioritaria) si schierò con francesi, inglesi ed americani (in ordine inverso di aggressività) per eliminare il dittatore.

giovedì 6 giugno 2013

L'Italia sconfitta nella Guerra del Mediterraneo

L'Italia sconfitta nella Guerra del Mediterraneo

Oggi Sarkozy, Cameron ed Erdogan sono in Libia. Berlusconi resta a casa e l'Italia subisce una delle sconfitte più pesanti della sua storia. [Stefano Marcelli]

 

di Stefano Marcelli
15 settembre 2011

Due notizie sui giornali di oggi sanciscono la sconfitta italiana sul fronte libico e anche su quello dei nuovi assetti dell'area mediorientale. La prima, clamorosa, è la visita congiunta di Sarkozy, Cameron ed Erdogan in Libia, con al seguito centinaia di aziende dei propri Paesi. L'assenza di Berlusconi da questa partita segnala la sconfitta italiana sulla presenza economica e politica nella nuova Libia del dopo Gheddafi e anche la perdita dell' egemonia storica di Roma sul Paese petrolifero del Mediterraneo.

Nel dopoguerra gli Stati Uniti avevano assegnato all'Italia un ruolo egemonico sul Mediterraneo sia dal punto di vista militare, dove la nostra flotta aveva preso il posto di quella inglese e quella francese, sia dal punto di vista economico e politico con l' Eni che contrastava soprattutto i francesi sulla gestione delle risorse energetiche nell'area.

lunedì 3 giugno 2013

Uccidere la speranza: Laura Boldrini, Eritrea e Libia

Il rovesciamento della Jamahiriya Libica e l’assassinio del suo leader non avevano nulla a che fare con i diritti umani e altra spazzatura ideologica. “Chi oggi cerca di far credere ciò, dovrebbe essere accusato di apologia di crimini di guerra e complicità dalla Corte penale internazionale, se questa vuole ancora avere un minimo di credibilità.”
'Combattenti per la Libertà' in Siria, per i quali Laura Boldrini, come ha già fatto in occasione della distruzione della Libia, invoca il supporto della Comunità Internazionale (ovvero, l'intervento armato della NATO contro lo Stato e il Popolo siriani)
‘Combattenti per la Libertà’ in Siria, per i quali Laura Boldrini, come ha già fatto in occasione della distruzione della Libia, invoca il ‘supporto della Comunità Internazionale’ (ovvero, l’intervento armato della NATO contro lo Stato e il Popolo siriani)

martedì 19 marzo 2013

Libia: la disfatta delle imprese italiane e la nuova ondata migratoria

Pubblicato il: 19 maggio, 2012
Analisi / Esteri | Di Steve Brady

Libia: la disfatta delle imprese italiane e la nuova ondata migratoria

La Presidenza del Consiglio dei Ministri convocherà a breve un tavolo di lavoro con le imprese, le banche creditrici e i ministeri coinvolti per valutare le
possibili soluzioni diplomatiche e finanziarie per le 90 imprese italiane che operavano in Libia prima della caduta di Gheddafi e che vantano crediti insoluti per oltre 600 milioni di euro. A darne notizia è l’on. Ettore Rosato (Pd), dopo che il Governo Monti ha accolto un ordine del giorno al decreto sulle commissioni bancarie. Rosato ha ricordato che “le imprese italiane sono in attesa della liquidazione dei crediti maturati e che questo ritardo creditizio è motivo di grande sofferenza e difficoltà per molte di queste aziende, spesso medie o piccole, che potrebbero trovarsi molto rapidamente sull’orlo del fallimento. Le banche italiane – prosegue – chiedono alle imprese la restituzione dei prestiti concessi per gli investimenti in Libia ma queste, in assenza dell’incasso dei crediti, sono impossibilitate a evadere la richiesta”.

sabato 16 febbraio 2013

La Libia aggredita per favorire Israele.

di Corrado Belli

Si scopre che anche Israele ha aveva tanto bisogno che la Libia venisse aggredita, uno dei tanti motivi validi oltre al Petrolio e altri risorse che si trovano nel sottosuolo della Libia, ..esatto.. l’ACQUA, la Libia ha una immensa riserva di acqua nel suo sottosuolo, con i ricavati dalla vendita del Petrolio e altre risorse commerciali aveva quasi ultimato il progetto che da decenni porta avanti per rendere il deserto in una terra fertile per poter vendere i suoi prodotti a tutta l’Africa senza che ci sia stato bisogno di "aiuti umanitari" all’Americana o all’Inglese come Francese, naturalmente sarebbe stato un duro colpo per Israele non poter fare affaroni con gli stati Africani alla quale gli è stato pure negato il far da sé nell’agricoltura, naturalmente imposto dalla Monsanto.

giovedì 4 ottobre 2012

World’s Chronicles 1.0.3

Per quanto critiche possano essere la situazione e le circostanze in cui vi trovate, non disperate; è proprio nelle occasioni in cui c’è tutto da temere che non bisogna temere niente; è quando siamo circondati da pericoli di ogni tipo che non dobbiamo averne paura; è quando siamo senza risorse che dobbiamo contare su tutte; è quando siamo sorpresi che dobbiamo sorprendere il nemico.” (Sun Tzu -L’arte della guerra)
“Nella società degli spettacoli il vero non è che un momento del falso”
(Guy Debord)

“Ci siamo seduti dalla parte del torto perchè tutti gli altri posti erano occupati” (Bertold Brecht)

  • La Libya è parte della guerra infinita post 11 settembre
    Herman Morris intervista Mahdi Nazemroaya [02.09.2011]

martedì 28 agosto 2012

La guerra dell' Italia alla Libia : una sporca faccenda.


L’italianissimo Alessandro Londero, titolare della “Hostessweb“, con un gruppo di volontari il 4 Agosto scorso era a Zlitan, a riprendere con la sua videocamera gli edifici della città libica, a 150 km da Tripoli, distrutti dall’aviazione di Unified Protector.
Il 7, assieme ai suoi collaboratori sarà a Tripoli.
Non potrà quindi fornire una documentazione degli effetti del secondo bombardamento della NATO sui quartieri di recente costruzione, che ospitano la metà della popolazione locale che ha raggiunto i 200.000 residenti, né partecipare a disseppellire dalle macerie i corpi di 85 tra anziani, donne e bambini colpiti in una località (Majer) a un tiro di sputo da Zlitan che verranno composti in sacchi di plastica e allineati dai soccorritori a fianco di una moschea.

venerdì 17 agosto 2012

Giù le mani dalla Libia


Strategos, think-tank di geopolitica, lancia un appello per fermare l’aggressione militare alla Libia, con l’auspicio di organizzare prossimamente una manifestazione a sostegno di tale obiettivo.
“Ormai è evidente che:
- La risoluzione ONU è stata oltrepassata e violata, anche alla luce delle nuove prove che hanno documentato la quasi completa inconsistenza dei principali capi d’imputazione contro Gheddafi (fosse comuni poi rivelatesi inesistenti, massacri mai filmati, bombardamenti sulla folla mai documentati ecc. …)
- La Libia è vittima di un’ennesima aggressione della NATO, politicamente per nulla diversa da quella contro la Serbia nel 1999 e da quella contro l’Iraq nel 2003, per scopi totalmente geopolitici (approvvigionamento petrolifero e insediamento di un governo non ostile a Washington) e geo-strategici (espansione della sfera d’influenza della NATO, attraverso il comando AFRICOM), volti al contenimento di potenze rivali nei fondamentale scenari del Vicino Oriente e del Mediterraneo.

venerdì 10 agosto 2012

La macelleria dei ribelli libici, e noi siamo complici.

 
La macelleria di basso costo non si spreca più. I pezzi dei quarti di uomo ormai si trovano ad ogni angolo di strada e il sangue scorre a fiumi.
Noi, italiani, siamo complici dei crimini efferati che i cosiddetti ribelli – riconosciuti dai governi italiani, francese, inglese ed americano – compiono ormai quotidianamente nelle diverse contrade libiche; noi acconsentiamo che la civiltà occidentale sia figlia degli orrori di una guerra voluta dalle superpotenze mondiali per rubare, depredare e saccheggiare uno stato sovrano.

giovedì 26 luglio 2012

La democrazia dei ribelli libici

ATTENZIONE

alcuni links contengono video con scene cruente, ma sono quello che i liberatori della Cirenaica e di Bengazi stanno facendo, quelli che Frattini riceve a Roma per rubare il denaro ai libici, quelli che ricevono armi e sostegno con le varie aziende americane e israeliane dei contractors. Quindi i deboli di stomaco e quelli che ritengono non si debbano vedere possono non cliccarci sopra e continuare a leggere.
Più si “naviga” nella rete più cose oscene si trovano.
E’ strano infatti che alcune emittenti nazionali come le Rai 1-2-3 e sopratutto la Rai News siano prodighe di video dimostranti tesi e teorie compiacenti ai macellai della Nato e non mostrino anche – per parità di informazione – cosa riescono a fare quelli del così detto governo provvisorio della Cirenaica comandati da una banda di criminali allo stato puro che il buon Frattini (con doppio passaporto italo-israeliano) riceverà presto alla Farnesina. Però, piccola divagazione semiseria, ma ad un Frattini una sberla in faccia bella forte a man rovescia da fargli sentire le ossa più dure, gliela dareste? E quelli dell’Eni che si sono visti soffiare qualche miliardata di euro d’affari con la Libia cosa pensano di poter fare adesso con Frattini…?

giovedì 5 luglio 2012

“I servizi segreti italiani hanno dato armi ai ribelli anti-Gheddafi”

Un esperto di intelligence accusa: erano forniture utilizzate dalle strutture che hanno ereditato Gladio, le navi ufficialmente trasportavano aiuti umanitari

“L’Italia ha fornito clandestinamente armi ai ribelli di Bengasi”. Lo sostiene l’esperto di intelligence Gianni Cipriani, in un articolo pubblicato sul sito www.globalist.it. “L’invio di armi- viene spiegato- e’ stato fatto ai primi di marzo, proprio durante le fasi del conflitto libico, circa due settimane prima dell’inizio dei raid aerei contro Gheddafi”.
EREDITA’ DI GLADIO – Secondo quanto rivelato da Globalist, “il governo italiano ha inviato fucili, mitra e munizioni prelevati dai depositi ex Sismi della Sardegna: parte delle armi facevano parte di vecchie forniture americane utilizzate dalle strutture che hanno ereditato Gladio. Le armi sono arrivate in Cirenaica a bordo di unita della Marina militare che, ufficialmente, portavano solo ‘aiuti umanitari’”. Stando alla ricostruzione di Cipriani, “accanto a molte delle azioni diplomatiche e di intelligence che hanno riguardato la Libia e l’appoggio agli insorti, si e’ parallelamente giocata una guerriglia sotterranea tra Italia, Francia e Regno Unito, che puntano a posizioni di maggiore influenza politica ed economica nella Libia del dopo Gheddafi”.
IL RETROSCENA – Quello che è significatico, scrive Cipriani, è il retroscena politico.