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lunedì 28 marzo 2016

La Libia è una torta da oltre 130 miliardi di dollari

21 marzo 2016
di Valter Vecellio
La Libia è una torta da 130 miliardi di dollari subito, e almeno 34 volte di più se l’attuale situazione si dovesse mai in qualche modo “normalizzare”. Per capire qualcosa di quello che accade in quell’ormai non paese si deve cercare di capire le mosse dell’ENI…
Eni1 
Ce lo stanno dicendo praticamente tutti i giorni, da tempo; da settimane, da mesi: bisogna intervenire in Libia. Cosa significa “intervenire” non è ben chiaro, ma bisogna “intervenire”.

mercoledì 11 dicembre 2013

L’ OPERAZIONE LIBIA E LA BATTAGLIA PER IL PETROLIO (PARTE SECONDA)

23 marzo 2011
DI MICHEL CHOSSUDOVSKY


Le implicazioni geopolitiche ed economiche di un intervento militare USA-NATO contro la Libia sono di vasta portata.

La Libia è tra le più grandi economie petrolifere del mondo, con circa il 3,5% delle riserve mondiali di petrolio, più del doppio di quelle degli Stati Uniti.

L'“Operazione Libia” fa parte della più ampia agenda militare in Medio Oriente e Asia centrale, che consiste nel detenere il controllo e la proprietà aziendale di oltre il 60% delle riserve mondiali di petrolio e gas naturale, compresi gli oleogasdotti.

domenica 30 giugno 2013

CHI VOLEVA LA MORTE DI GHEDDAFI? Scritto da: Gianni Petrosillo (14/06/2013)

 

CHI VOLEVA LA MORTE DI GHEDDAFI?  Scritto da: Gianni Petrosillo (14/06/2013)
Chi voleva Gheddafi morto? Noi, cioè la Nato, ovvero l’aggregazione dei Paesi democratici che esporta la libertà e la civiltà coi bombardamenti e le esecuzioni mirate. Portatori di droni di pace in ogni angolo del pianeta.
L’Italia, che fino al primo raid, in quel fatidico marzo del 2011, era stata amica e partner della Libia, in un interessante quadrangolare geopolitico nel mediterraneo, con Russia ed Algeria (e in un secondo momento anche la Turchia, interessata al progetto di gasdotto South Stream, di cui Roma era titolare con una partecipazione maggioritaria) si schierò con francesi, inglesi ed americani (in ordine inverso di aggressività) per eliminare il dittatore.

sabato 25 maggio 2013

Libia: Bengasi in fiamme

Libia: Bengasi in fiamme

(15 Maggio 2013)
Sallum è un colabrodo. Prima che la polizia di frontiera libica riprendesse il controllo del confine, ogni traffico e contrabbando hanno attraversato questa linea immaginaria che divide il deserto egiziano da quello libico. Qui l’esplosione che nel parcheggio dell’ospedale di Bengasi lunedì ha ucciso 15 persone, ne ha ferite 30 e ha distrutto edifici e negozi, non ha sorpreso nessuno. «Sono pronto ad attraversare il confine per lavorare sei mesi e partire per l’Italia», ci spiega Abdallah, diciannovenne profugo sudanese che domani tenterà di passare dall’altro lato. «Che in Libia ci sia ogni tipo di armi, non mi stupisce, non ho mai visto quantità così ingenti di sigarette, droga, vetture rubate, ogni sorta di abbigliamento arrivare nelle mani di chiunque come negli ultimi due anni», aggiunge Taher, seduto ad un minuscolo caffè della grande piazza di Sallum. «All’improvviso chi non aveva alcuna legittimità sociale si è trovato a poter comprare terreni e costruire case», prosegue. «E i beduini del villaggio di Eddin continuano ancora oggi nei contrabbandi. Sono pronti a pagare se esponenti della loro famiglia vengono rapiti per liberarli», chiarisce Taher. Da Bengasi a Sallum e fino a Marsa Matruh, quindici ore di microbus verso Alessandria d’Egitto, è un via vai continuo di uomini in galabeya (lunga tunica bianca). Hanno un accento libico pronunciato o vengono dalle tribù beduine, con forti influenze salafite. Spesso arrivano in Egitto per usare il denaro che hanno guadagnato in Libia. Queste terre hanno attraversato due rivolte, gli incendi dei palazzi pubblici delle proteste anti-Mubarak, di cui sono ancora evidenti i segni, e le migliaia di esuli della guerrilla libica.

lunedì 20 maggio 2013

B.P. ritira il personale inglese dalla Libia

13/5/2013
La compagnia petrolifera inglese sta ritirando tutto il personale europeo dalle sedi in Libia.



Qualcosa nell'aria c'e'.

B.P., colosso petrolifero inglese, ha deciso di rimandare in patria tutto il proprio personale dagli stabilimenti libici.