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Visualizzazione post con etichetta droga. Mostra tutti i post
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mercoledì 24 luglio 2019

Ecco come la Bulgaria ha fornito droga e armi ad Al-Qa’ida e a Daesh

I migliori segreti hanno uno scopo. Il cartello mafioso che governa la Bulgaria si è fatto beccare mentre forniva, su richiesta della CIA, droga e armi ad Al-Qa’ida e a Daesh, sia in Libia che in Siria. Il caso è tanto più grave in quanto la Bulgaria è un membro della NATO e dell’Unione Europea.
| Damasco (Siria)
 
 
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Capo di uno dei due cartelli mafiosi bulgari, la SIC, Boyko Borisov è diventato primo ministro. Intanto che il suo Paese è membro della NATO e dell’Unione Europea, ha fornito droga e armi ad Al-Qa’ida e a Daesh in Libia e in Siria.
Sembra che tutto sia iniziato per caso. Per trent’anni, la fenetillina veniva utilizzata come sostanza dopante presso gli ambienti sportivi della Germania Occidentale. Secondo l’allenatore Peter Neururer, più della metà degli atleti ne faceva uso regolarmente. Dei trafficanti bulgari videro in ciò un’opportunità. Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica sino all’ingresso nell’Unione europea, cominciarono a produrla e a esportarla illegalmente in Germania con il nome di Captagon.
Due gruppi mafiosi si fecero una forte concorrenza, Vasil Iliev Security (VIS) e Security Insurance Company (SIC), da cui dipendeva il karateka Boyko Borisov. Questo sportivo di alto livello, professore all’Accademia di polizia, creò una società di protezione delle persone altolocate e divenne la guardia del corpo di entrambi gli ex presidenti, sia il filosovietico Todor Zhivkov sia il filo-USA Simeone II di Saxe -Cobourg-Gotha. Quando questi divenne Primo ministro, Borisov fu nominato direttore centrale del ministero degli Interni, e poi venne eletto sindaco di Sofia.

venerdì 12 luglio 2019

La guerra nascosta dell’esercito: tra soldati in servizio e reduci 5800 suicidi

esercito usa 
Pubblicato il
L’esercito Usa vicino a una guerra di troppo – tratto dal sito Blondet&Friends
Il 27 maggio, in Usa, è il Memorial Day, che celebra i caduti  delle guerre. L’ufficio di propaganda ha avuto la sfortunata idea di chiedere in un tweet: “Come ha influito su di te servire la bandiera?”.
Le risposte non sono state quelle previste, patriottiche e militariste. Più di 11 mila tweet furiosi, dolorosi,  amarissimi,  hanno rotto la coltre della narrativa ufficiale.
Storie di suicidi di reduci, di disturbi post-traumatici ed alcolismo  conseguenze, depressione ed ansia ed incubi, ed anche violenze carnali subite da ufficiali, mancata assistenza sanitaria; racconti di crimini di guerra e di danni permanenti per esposizione ad agenti chimici.

martedì 9 luglio 2019

Montenegro, contrabbando, traffici umani, riciclaggio e droga

12 dicembre 2010.
Visualizza immagine di origine
Avevamo già scritto delle pericolose relazioni internazionali del nostro premier, prima ancora che ci arrivasse da WikiLeaks la conferma di come le stesse venissero viste dal governo americano.
Quello di cui ancor oggi poco si è parlato, ma che abbiamo l’impressione diverrà presto di grande attualità, è la strana alleanza che ha visto Berlusconi sponsorizzare l’ingresso del Montenegro nell’Unione Europea.
Il 4 gennaio, 2001, Dusanka Pesic Jeknic, rappresentante della missione commerciale del Montenegro a Milano, in Italia, parlava al telefono nella sua casa nel sud-ovest della città, con Milo Djukanovic, che a quel tempo era presidente del Montenegro ed è oggi ancora l’attuale Primo Ministro del piccolo Stato balcanico.

giovedì 23 maggio 2019

Albania: la capitale europea della cannabis.

Da Tirana. “L’Albania sta diventando la Colombia d’Europa”: a dirlo, a novembre dell’anno scorso,  è stato l’ex premier del Paese delle Aquile Sali Berisha, al potere dal 1992 al 1997 come presidente e dal 2005 al 2013 come primo ministro.
https://legacy.lib.utexas.edu/maps/europe/albania_pol00.jpg
E se l’Albania non è interessata da un traffico di cocaina paragonabile a quello originato nel Paese sudamericano, è pur vero che quello di cannabis ha raggiunto proporzioni senza pari in Europa.L’ambasciatore Osce nel Paese, Berndt Borchardt, ha recentemente calcolato in almeno due miliardi di euro l’indotto generato dalla produzione e dall’esportazione di questo stupefacente, in un Paese che nel 2015 faceva segnare un Pil di poco inferiore agli 11 miliardi.

venerdì 10 maggio 2019

La droga gestita della Cia, uno strumento di politica globale

27/4/19
Sulla scia della Seconda Guerra mondiale, le élite politiche statunitensi e britanniche si ritrovarono ad affrontare la minaccia del socialismo su scala globale. Nonostante le incombenti perplessità circa il futuro, decisero di reagire mobilitando risorse – pubbliche e nascoste – al fine di implementare un programma di “Roll Back” atto a invertire l’avanzata comunista mondiale. Un vero e proprio blocco sulla strada della mobilitazione anti-comunista era rappresentato dal fatto che la maggior parte della popolazione statunitense era diffidente verso un progetto di politica estera di così ampia portata. Per lo statunitense medio il mondo era rappresentato unicamente dall’America del Nord e l’interesse per la politica estera era minimo. A causa di questo radicato isolazionismo, negli Stati Uniti, agli esordi della Guerra Fredda, spese governative ingenti nella politica estera erano fuori questione. Inoltre la Cia, principale fonte economica nel reame della politica estera americana, rappresentava, per la maggioranza degli americani nell’epoca post-bellica, un’agenzia come un’altra, mentre in realtà questa stava diventando un protagonista chiave. Pur perseguendo l’impegno di portare a termine massicce operazioni mondiali, la Cia chiese alla Casa Bianca una licenza per inserirsi in fonti di finanziamento alternativi.
Lucky LucianoLa droga figurava come il business più remunerativo tra quelli più noti. La natura criminale del business dettava quindi le regole del gioco. Mentre alcuni dei guadagni erano effettivamente utilizzati a supporto di operazioni sotto copertura, altri erano deviati verso l’arricchimento personale di agenti e dirigenti dell’agenzia, oppure rimanevano nelle mani di gruppi finanziari con potere di lobby nell’amministrazione statunitense. Di conseguenza, la complicità nel business della droga iniziò a diffondersi verso il livello più alto dell’establishment nordamericano… Il primo caso rappresentante le connessioni tra la Cia e il business della droga risalgono al 1947, anno in cui Washington, preoccupata dell’ascesa del movimento comunista nella Francia post-bellica, si associò con la nota e spietata mafia corsa nella lotta contro la sinistra. Dal momento che il denaro non poteva essere riversato nella sgradevole alleanza attraverso canali ufficiali, una grossa fabbrica di eroina venne istituita a Marsiglia con l’assistenza della Cia, che alimentava l’affare. L’iniziativa imprenditoriale impiegava abitanti del posto, mentre la Cia organizzava il ciclo degli approvvigionamenti, ed il terrore fisico e psicologico contro i comunisti in Francia alfine impedì loro di raggiungere il potere.

domenica 15 luglio 2018

Risorse dall'Albania: sequestrata una tonnellata di marijuana

Dalla vendita della droga le organizzazioni criminali avrebbero potuto ricavare quasi dieci milioni di euro. C'era anche un italiano, tra i compliciRisorse dall'Albania: sequestrata una tonnellata di marijuana

7 Luglio 2018
Maxi-sequestro di droga per un valore di 10 milioni di euro al largo delle coste salentine: la Guardia di finanza, impegnata nei pattugliamenti nel basso Adriatico contro i traffici illeciti, ha sequestrato una tonnellata di marijuana nascosta a bordo di un motoscafo intercettato al largo di Santa Maria di Leuca mentre faceva rotta verso le coste del Salento. Ad insospettire i finanzieri è stata la linea di galleggiamento molto bassa del natante che non si è fermato all'alt dei militari, incrementando invece la velocità nel tentativo di sfuggire ai controlli.

mercoledì 14 marzo 2018

I Governi finanziano George Soros e lui finanzia Migranti, Gender, Rom, Detenuti, Legalizzazione droga e Colpi di Stato nel mondo!

22 novembre 2017

Le Istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali sono Partners (finanziatori) della Open Society Foundation di George Soros. Governi, UE, ONU, OMS, UNESCO, UNICEF, e moltissimi altri enti, sono nella lista dei finanziatori.


Già con questa scandalosa e spudorata ammissione ufficiale bisognerebbe prendere atto dell’origine di moltissimi problemi nazionali e non. Ma andiamo oltre, nel nostro piccolo, per cercare di capire cosa ci fa con i soldi pubblici, George Soros e la sua Open Society Foundation. Aiuta i terremotati, i poveri, i disoccupati, gli emarginati, le famiglie? NO! 
– La Open Society Foundation di George Soros finanzia i ROM europei.
– La Open Society Foundation di George Soros finanzia, secondo La Stampa, Il Giornale ed altri quotidiani, le principali ONG impegnate nel traffico di africani verso l’Italia, come Médecins sans frontières, Save the children, Moas, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Proactiva Open Arms, Sea-watch.org, Sea-Eye, Life boat.

venerdì 26 gennaio 2018

Da Daktari a Óscar Pérez: l’impiego dei paramilitari contro il Venezuela

Mision Verdad 18 gennaio 2018 
Plan Colombia, un fenomeno importato e il confine
Durante il governo di Álvaro Uribe Vélez, la Colombia ha subito un processo di riconfigurazione del territorio a causa dello sfollamento forzato di oltre 2 milioni di persone (per lo più contadini) che portò all’offensiva del Plan Colombia e del paramilitarismo. Lungi dal risolvere qualcosa, anche se non era l’interesse iniziale, l’attività bellica si estese, come i suoi meccanismi e canali di finanziamento che l’alimentano: narcotraffico, commercio di armi, criminalità economica, ecc. Il confine venezuelano subì i primi effetti del fenomeno con caratteristiche transnazionali e transfrontaliere, causato da uno Stato fallito che ha consegnato la sicurezza interna agli Stati Uniti e deciso, principalmente, sull’importanza per quest’ultimo della cocaina prodotta ed esportata; un equilibrio che favorisce l’aumento della domanda di armi. Anche il traffico di droga ha la sua geopolitica. Tale processo di conquista sui generis il cui risultato è la progressiva depredazione, sempre sui generis, della vita economica e sociale del confine, porta al consolidamento dei gruppi armati che controllano le rotte del contrabbando, della vendita di armi e del narcotraffico.

mercoledì 17 gennaio 2018

Le droghe e l’Esercito Italiano


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18 dicembre 2017

“Sappiamo che il 18 aprile [2011 – n.d.c.], in un luogo dove è in corso un’esercitazione militare nel teramano, viene uccisa Melania Rea e nessuno – nemmeno le vedette in divisa che controllano le uniche due strade di accesso – dirà poi di avere visto nulla.
Sappiamo un po’ meno che il 27 marzo, nella caserma Manlio Feruglio di Venzone (UD) occupata dagli alpini della Julia – lo stesso corpo di Parolisi – un militare trova degli involucri pieni di eroina mentre sta pulendo le casse di armi appena tornate dall’Afghanistan, come mi venne confermato dal sostituto della Procura di Tolmezzo. Anche questa inchiesta viene “strappata” dalla Procura Militare, e non se ne saprà più niente.
Il 3 giugno, ancora, il tenente colonnello Cristiano Congiu – un carabiniere di grande esperienza – viene assassinato nella valle del Panjshir, in Afghanistan. Il motivo della sua morte resta tuttora avvolto nel mistero.
Congiu era un agente antidroga sotto copertura che, stando alle mie fonti, stava indagando proprio sui presunti traffici di stupefacenti operati a bordo dei voli militari. Al momento del fatto si trovava con una donna statunitense poi sparita nel nulla, e di cui non sono mai state rese note le generalità.
Negli anni Novanta, Congiu comandava la compagnia dei carabinieri del Rione Traiano, a Napoli. Il suo nome finì però, senza essere mai indagato, nelle carte di un’inchiesta sui Casalesi — non per legami diretti con la criminalità organizzata, ma perché aveva stretto una relazione con una soldatessa statunitense di stanza nel capoluogo partenopeo che, a sua volta, frequentava Francesco Schiavone detto Sandokan, il capo dei capi della sanguinaria camorra di Casal di Principe.

sabato 14 ottobre 2017

I Padroni Del Mondo Usano Queste 25 Regole Per Soggiogarci Tutti. Leggi La Lista.

4 ottobre 2017


Amschel Mayer Rothschild, banchiere ebreo tedesco della dinastia finanziaria Rothschild (rinominato dagli ebrei dell’Europa orientale come “il pio Rothschild”) nel 1773 riunì 12 influenti banchieri per presentare un piano, in 25 punti, per “dominare le ricchezze, le risorse naturali e la forza lavoro di tutto il mondo”.
Egli svelò “come la Rivoluzione Inglese (1640-60) fosse stata organizzata e mise in risalto gli errori commessi: il periodo rivoluzionario era stato troppo lungo, l’eliminazione dei reazionari non era stata eseguita con sufficiente rapidità e spietatezza e il programmato “regno del terrore”, col quale si doveva ottenere la rapida sottomissione delle masse, non era stato messo in pratica in modo efficace. Malgrado questi errori, i banchieri, che avevano istigato la rivoluzione, avevano stabilito il loro controllo sull’economia e sul debito pubblico inglese”.
Rothschild mostrò che questi risultati finanziari non erano da paragonare a quelli che si potevano ottenere con la Rivoluzione Francese, a condizione che i 12 presenti si unissero per mettere in pratica il piano rivoluzionario che egli aveva studiato.

lunedì 2 ottobre 2017

Gheddafi, 2011: «La scelta è tra me o Al Qaeda e L’Europa tornerà ai tempi del Barbarossa»

Da Ninco Nanco Blog
Una delle ultime interviste a Gheddafi, 2011.
Laurent Valdiguié , Journal du Dimanche
(traduzione di Daniela Maggioni) riportata sul  Corriere.it 2 nel Marzo 2011.

TRIPOLI – Qual è la situazione oggi?
«Vede… Sono qui…».
Cosa succede?
«Tutti hanno sentito parlare di Al Qaeda nel Maghreb islamico. In Libia c’erano cellule dormienti. Quando è esplosa la confusione in Tunisia e in Egitto, si è voluto approfittare della situazione e Al Qaeda ha dato istruzioni alle cellule dormienti affinché tornassero a galla. I membri di queste cellule hanno attaccato caserme e commissariati per prendere le armi. E’ successo a Bengasi e a Al-Baida, dove si è sparato. Vi sono stati morti da una parte e dall’altra. Hanno preso le armi, terrorizzando la gente di Bengasi che oggi non può uscir di casa e ha paura».

sabato 29 luglio 2017

Libia, Giro a Tgcom24: "Tra jihadisti e narcotrafficanti cʼè un legame stretto"

20 luglio 2017

Il viceministro a “Fatti e Misfatti” parla della relazione tra lo smercio internazionale della droga e chi trasporta profughi in Europa.

"Dall'America Latina arriva la droga che passa di mano dai trafficanti ai jihadisti, che sono le stesse persone che poi trasportano gli uomini. Tra i jihadisti e i Narcos c'è un filo che è molto difficile da spezzare". Queste le parole di Mario Giro, viceministro agli Affari esteri, intervenuto a "Fatti e Misfatti" su Tgcom24. In Libia, ha proseguito Giro, "c'era un'economia florida, ma ora il traffico di esseri umani è uno dei pochi business rimasti, in molti ci vivono. Per questo è necessario ricostruire la pace nel Paese, in modo che l'economia possa ripartire".

mercoledì 31 maggio 2017

Libia, chi c’è dietro il massacro di Brak al-Shati

24 maggio 2017


di Rocco Bellantone
Il massacro nella base aerea di Brak al-Shati rischia di far deragliare sul nascere la prima intesa per la risoluzione libica raggiunta lo scorso 2 maggio ad Abu Dhabi tra il premier del Governo di Accordo Nazionale Faiez Al Serraj e il generale Khalifa Haftar. Le 140 vittime del 18 maggio scorso, per lo più soldati Libyan National Army (LNA) ma anche civili, verranno infatti presto vendicate dalle forze agli ordini di Haftar con altri spargimenti di sangue.

I fatti

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La base aerea di Brak al-Shati si trova 650 chilometri a sud rispetto a Tripoli, nel distretto di Wadi al-Shati nella regione del Fezzan. Dal dicembre scorso è sotto il controllo del Libyan National Army, la principale forza militare libica agli ordini del generale Haftar. Nell’attacco del 18 maggio sono state uccise oltre 140 persone, in prevalenza soldati del 12° battaglione, oltre a decine di civili. L’offensiva è stata improvvisa. I militari dell’LNA sono stati colti alla sprovvista, colpiti nel momento in cui rientravano alla base al termine di una parata militare.

sabato 5 novembre 2016

Dalla Libia all’Europa all’Italia: la rotta dell’hashish passa tra le mani dell’Isis

 
 
Un carico di droga e armi. (© Couperfield / Shutterstock.com)
  
TRIPOLI - Che qualcosa stesse cambiando nelle rotte del traffico di droga che collegano il Continente africano all'Europa, gli investigatori l'hanno scoperto per la prima volta nell'aprile 2013, quando due navi della Marina militare italiana fermarono nel canale di Sicilia un cargo proveniente dalla Libia, con a bordo oltre 20 tonnellate di hashish: uno dei più grossi carichi mai intercettati nel nostro Paese fino ad allora. La particolarità ulteriore, però, era che il percorso seguito dal cargo, il cui carico proveniva dai campi marocchini, si scostava di centinaia di miglia più ad Est da quello «classico» che collega il Marocco alla Spagna: perché quella droga era diretta in Libia, e da lì all’Europa.

lunedì 17 ottobre 2016

Sequestro record di hashish

12 ottobre 2016

20 tonnellate su una nave nel Mediterraneo; la droga serviva per finanziare i ribelli in Africa e Medio Oriente
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È un vero e proprio sequestro record di hashish quello effettuato a fine settembre dalla gendarmeria spagnola nel Mediteranno, non lontano dallo Stretto di Gibilterra. Uno dei più importanti mai realizzati in Europa: 19,6 tonnellate nascoste a bordo di una nave battente bandiera panamense e diretta in Libia.

venerdì 7 ottobre 2016

Il rapimento in Libia: analisi di un delitto

Combattimenti in Libia. REUTERS/Goran Tomasevic
Combattimenti in Libia. REUTERS/Goran Tomasevic
Nei giorni scorsi in Libia sono stati rapiti un canadese e due tecnici italiani dipendenti di una società italiana che gestisce i lavori di manutenzione all'aeroporto di Ghat.

Gli eventi

Il 19 settembre 2016 nei pressi della città di Ghat, situata nella regione libica del Fezzan in prossimità del confine libico-algerino, sono stati rapiti due cittadini italiani e un cittadino canadese. Si tratta di Bruno Cacace, 56 anni e residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), Danilo Calonego, 66 anni di Sedico (Belluno) e un cittadino canadese che si trovava con loro, Frank Boccia. I due tecnici italiani sono dipendenti della ditta Con.I.Cos (Contratti Internazionali Costruzioni) di Mondovì e si trovavano in Libia per effettuare dei lavori di manutenzione nella struttura aeroportuale di Ghat.

lunedì 6 giugno 2016

Non solo Kosovo le creature Usa nelle guerre balcaniche

Il NYT riscrive un pezzo della guerra in Kosovo che molti noi avevano denunciato da tempo. I foreign fighters kosovari in esportazione a cui noi aggiungiamo quelli importati per la guerra in Bosnia. La Sarejevo di oggi rispetto alla capitale capitale multiculturale e multietnica di un tempo.
E “Gjarpëri”, il serpente, nome di battaglia dell’attuale presidente del Kosovo Hashim Thaçi, l’eroe inventato.
Zenica cop
Il New York Times riscrive un pezzo della guerra in Kosovo, denunciando ciò che molti osservatori, operatori e servizi di vari Paesi sanno da tempo e che non pochi giornalisti hanno scritto. E cioè che la Repubblica indipendente del Kosovo, nata per volontà americana e come ultimo residuo delle guerre balcaniche che dissolsero la Yugoslavia, continua ad essere un buco nero incontrollato e incontrollabile, crocevia di traffici e mafie di ogni genere – peraltro gestite in qualche caso da ex guerriglieri – dai clandestini, alle armi, alla prostituzione, alla droga.

domenica 15 maggio 2016

I conti in tasca ai trafficanti arricchiti dalla Ue

di Gianandrea Gaiani 7 maggio 2016

Un’Europa sempre più succube e “disarmata” di fronte ai traffici di immigrati clandestini: questa in concreto la fotografia che emerge dal rapporto dell’Europol in cui il territorio del Vecchio Continente rappresenta una sorta di “terra di nessuno” priva di leggi in cui chiunque può sbarcare e pretendere asilo e assistenza.
“Il 90% dei migranti ha dichiarato di aver utilizzato servizi illegali che hanno facilitato il loro viaggio verso l’Unione europea” ha spiegato il direttore di Europol, Rob Wainwright, al Comitato Schengen.
Frase che tradotta dal linguaggio burocratico significa che la quasi totalità degli stranieri giunti in Europa lo ha fatto non solo illegalmente ma pagando profumatamente organizzazioni criminali che, sostiene sempre Wainwright, “abbiamo calcolato abbiano registrato, solo l’anno scorso un fatturato compreso tra i 3 e i 6 miliardi di euro”
“Abbiamo identificato  40mila trafficanti di uomini e individuato più di 100 imbarcazioni sospette:: si tratta di gruppi multinazionali composti da persone originarie dei Paesi di provenienza dei migranti, come la Siria, o di transito, come la Turchia, ma anche da molti Paesi europei”.
Questa industria criminale prevede molti attori ovvero “trafficanti, reclutatori, riciclatori di denaro” e coinvolge i migranti in una serie di attività ‘illecite come “prostituzione e spaccio di droga”.

lunedì 21 dicembre 2015

Le milizie armate e i gruppi jihadisti in Libia


Libyan General Khalifa Haftar, chief of army loyal to internationally recognized government, speaks during news conference in Amman, Jordan 
5ottobre 2015
Sono oltre 1.700 i gruppi armati attivi in Libia dalla caduta di Gheddafi. Ecco chi si contende quel che resta del futuro di questo Paese.
di Marco Giaconi
Dalla caduta di Gheddafi nel 2011, la Libia è teatro di scontri tra centinaia di fazioni armate. Oltre l’esercito regolare che risponde al governo di Tobruk guidato dal premier Abdullah Al Thinni, ci sono più di 1.700 tra gruppi autonomi e milizie attivi nel Paese.

L’esercito regolare libico è ben armato ma non molto organizzato e con poca voglia di combattere. È formato da più di 35 brigate, alcune stanziali, altre multiuso. Il comando è nelle mani del generale Khalifa Haftar, ( uomo della CIA) ,Haftar emigrò successivamente negli USA, prendendo in affitto una villetta sul Potomac vicinissima sia alla CIA che al dipartimento di Stato. Il che la dice lunga sui suoi rapporti con Washington.

domenica 20 dicembre 2015

DROGA E ALCOOL PER I PILOTI DI DRONI

Postato Domenica, 13 dicembre @ 06:55:00 GMT di davide

DI ANDREW BUNCOMBE
The Independent
Degli informatori provenienti dal segreto mondo statunitense dei droni affermano che gli operatori “sono sotto stress e spesso fanno ricorso a droghe ed alcool” in un raro sguardo all'interno del programma.

Quattro uomini si sono fatti avanti per consentire uno sguardo senza precedenti all'interno del programma statunitense dei droni.

Il programma americano dei droni, secondo alcuni degli uomini che hanno passato anni a pilotare da remoto le missioni, è privo di regole, controproducente e condotto da personale sotto stress, il quale spesso fa abuso di droghe ed alcool.
Fornendo un panorama senza precedenti del funzionamento interno del programma controllato dalla CIA, tanto segreto quanto controverso, quattro ex operatori hanno espresso la loro preoccupazione sul fatto che siano stati regolarmente uccisi dei civili innocenti, indicati poi come “nemici combattenti”.