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sabato 2 marzo 2019

Libia: la mappa dei contrabbandieri di merci e di uomini

25/2/2019

Secondo gli autori di Lost in Trans-Nation, spingendo il Niger a bloccare i migranti in viaggio verso la Libia meridionale gli Stati europei avrebbero contribuito a innescare una serie di dinamiche destabilizzanti. In particolare, le politiche europee nell'area avrebbero contribuito ad accrescere i rischi per i migranti spingendo i trafficanti a concentrarsi prevalentemente su minori

L'Europa contribuisce alle dinamiche di destabilizzazione lungo il confine meridionale della Libia? La questione è al centro di un recente pubblicazione congiunta di Small Arms Survey’s Security Assessment in North Africa (SANA) e Human Security Baseline Assessment (HSBA), in collaborazione con il Conflict Armament Research.
Dopo la caduta di Gheddafi, la Libia è diventata sinonimo di instabilità e illegalità. Per secoli, si legge nel rapporto Lost in Trans-Nation: Tubu and Other Armed Groups and Smugglers along Libya’s Southern Border firmato da Jérôme Tubiana e Claudio Gramizzi, l'area è stata presidiata da gruppi etnici che vedono il confine come un'imposizione ma non come una barriera. Il rapporto studia in particolare i Tubu, uno di questi gruppi, la cui presenza si estende attraverso la Libia meridionale, il Ciad e il Niger.

domenica 13 gennaio 2019

Libia: mandato di arresto per alcuni terroristi tra cui Belhaji e Jadran.

Libia. Sei arresti importanti di destabilizzatori del paese
Alcuni accusati di omicidio e sparizioni.
di Vanessa Tomassini –
Il capo dell’ufficio investigativo del procuratore generale libico ha inviato un fascicolo all’Intelligence generale contenente le diverse evidenze che hanno portato la Procura ad emettere un mandato d’arresto per 6 cittadini libici e 31 elementi ricollegabili all’opposizione ciadiana e sudanese. L’iniziativa rappresenta una vera e propria svolta verso la stabilità della Libia. Il procuratore ha infatti raccolto prove ed intercettazioni telefoniche che incastrerebbero Abdelhakim Belhadj, noto combattente islamista ed ora imprenditore e capo del partito conservatore al-Watan, già sospettato di supporto al terrorismo internazionale; Ibrahim al-Jadhran, responsabile materiale dell’attacco alla Mezzaluna petrolifera lo scorso giugno; i capi delle milizie “islamico-rivoluzionarie” Hamdan Ahmed, Shaaban Hadya, Ali al-Houni e Mukhtar Ghazali.

venerdì 4 gennaio 2019

Mercenari del Chad attaccano le truppe di Haftar

Libia. Bande ciadiane attaccano Taraghin

di Ali Ahmed –
Gruppi armati dell’opposizione ciadiana hanno attaccato il quartier generale della 10a brigata affiliata al Libyan National Army a Taraghin, a 140 km a sud di Sabha, nel profondo Fezzan. Fonti sul posto hanno riferito che gli scontri si sono protratti fino al pomeriggio tra i membri della brigata e gli aggressori ciadiani. Almeno 6 persone sarebbero state ferite e le stesse fonti riferiscono che alcuni civili sarebbero stati rapiti, mentre un militare sarebbe rimasto ucciso. In serata il portavoce del Sabha Medical Center, Osama al-Wafi, ha riferito che la situazione si era tranquillizzata e che la base era sotto controllo delle forze dell’esercito libico. In particolare al-Wafi parlando ai microfoni del canale 218TV si è detto sorpreso che non ci fosse nessuno a protezione del quartier generale ed ha invitato i consigli sociali e tutte le tribù ad essere uniti contro queste bande.

Preso da: https://www.notiziegeopolitiche.net/libia-bande-ciadiane-attaccano-taraghin/

domenica 14 ottobre 2018

Ecco come la Francia fa la "rigorista" in Europa sulla pelle di 14 ex colonie africane

6/10/2018
Il confine del Niger
Costa d’Avorio, Mali, Niger, Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Benin, Burkina Faso, Guinea Bissau, Senegal e Togo.
Sembra una geografia di altri tempi e altri luoghi, eppure è' questo l'elenco dei paesi africani, ex colonie francesi, sui quali la Francia esercita ancora oggi un controllo praticamente assoluto. Con tanto di presenza di soldati sul terreno e di intervento militare qualora un capo di stato deragli dall'asfissiante perimetro economico e geopolitico deciso da Parigi. L'ex presidente ivoriano Gbagbo, nel 2011 in contemporanea all'aggressione alla Libia, è stato deposto militarmente con l'aiuto dei soldati francesi ed è ancora in carcere in attesa di un processo ovviamente "per crimini contro l'umanità".

martedì 19 settembre 2017

La Francia ed i suoi servi stanno preparando una nuova guerra in Libia


La partita Italia-Francia si gioca nel Sud della Libia

di Vanessa Tomassini –
“Milizie di opposizione del Ciad e le milizie di opposizione sudanesi, con alcuni mercenari istigati dai Tabbou e dalla Francia, stanno mobilitando grandi forze al fine di attaccare i campi petroliferi, raffinerie di petrolio, pozzi d’acqua, miniere d’oro; occupando molte città e organizzando l’immigrazione clandestina, nel sud della Libia”. A dirci queste cose è Ahmed, abbiamo deciso di chiamarlo così per tutelare la sua privacy. Ahmed, funzionario della sicurezza, ci scrive proprio da una di quelle città sul confine sud libico, dove la connessione internet è molto lenta. Ci parla senza tanti problemi di una “guerra che sta per scoppiare sotto l’egida dello Stato francese”.
Ahmed adora l’Italia, ha letto i nostri pezzi e ci dà qualche notizia di ciò che sta succedendo nel sud della Libia, dove Ghassan Salamè, inviato delle Nazioni Unite per la crisi libia, non è riuscito ad andare e di cui i media difficilmente parlano. Ci spiega che “l’Italia era presente nel sud del Paese già nel 2011 con le forze di Misurata. Poi la Francia ha inviato le milizie ciadiane, sudanesi e i mercenari”.

venerdì 7 luglio 2017

Corsa all’oro in Libia e Ciad: ecco come si finanziano i trafficanti



Giordano Stabile 3 luglio 2017

Roma - C’è anche una disperata corsa all’oro dietro il caos nel Sud della Libia e nei Paesi confinanti che spinge centinaia di migliaia di migranti verso le coste del Mediterraneo. La corsa è iniziata poco prima dell’inizio della guerra civile, nel 2011, ma col collasso dello Stato libico ha creato un calderone dove si mischiano milizie jihadiste, trafficanti e cercatori che inseguono una ricchezza impossibile nel deserto.
E che quando la vena si esaurisce si ritrovano senza mezzi, cibo, acqua in città fantasma sorte dal nulla. Conflitti tribali e lotta per l’arricchimento hanno creato una terra di nessuno che abbraccia la Libia meridionale, il Nord del Ciad e del Niger, l’Est del Sudan, il Darfur. Sono tutte regioni investite da guerre civili e che hanno anche altri due fattori in comune: il dominio dei Tebu, una popolazione africana in continuo attrito con le tribù arabe e Tuareg, e la presenza di centinaia di piccole miniere d’oro che attirano immigrati dai Paesi dell’Africa nera confinante.

mercoledì 31 maggio 2017

Libia, chi c’è dietro il massacro di Brak al-Shati

24 maggio 2017


di Rocco Bellantone
Il massacro nella base aerea di Brak al-Shati rischia di far deragliare sul nascere la prima intesa per la risoluzione libica raggiunta lo scorso 2 maggio ad Abu Dhabi tra il premier del Governo di Accordo Nazionale Faiez Al Serraj e il generale Khalifa Haftar. Le 140 vittime del 18 maggio scorso, per lo più soldati Libyan National Army (LNA) ma anche civili, verranno infatti presto vendicate dalle forze agli ordini di Haftar con altri spargimenti di sangue.

I fatti

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La base aerea di Brak al-Shati si trova 650 chilometri a sud rispetto a Tripoli, nel distretto di Wadi al-Shati nella regione del Fezzan. Dal dicembre scorso è sotto il controllo del Libyan National Army, la principale forza militare libica agli ordini del generale Haftar. Nell’attacco del 18 maggio sono state uccise oltre 140 persone, in prevalenza soldati del 12° battaglione, oltre a decine di civili. L’offensiva è stata improvvisa. I militari dell’LNA sono stati colti alla sprovvista, colpiti nel momento in cui rientravano alla base al termine di una parata militare.

lunedì 3 ottobre 2016

Gli Usa sapevano dei missili antiaerei in Siria, Iraq e Libia

Inviato il 30 marzo 2015 il rapporto sui missili antiaerei trasportabili a spalla in mano ai terroristi. La Cia tentò di acquistarli nel 2013

domenica 3 luglio 2016

Oltre la Libia il caos Sahel e l’islam africano dopo Gheddafi

Per la storia, quasi certamente il britannico Cameron e il francese Sarkozy saranno incolpati del disastro Libia per l’avventata ‘liberazione’ da Gheddafi. Tempi e modi dell’evento. Non per rivalutare il vecchio tiranno, ma per ciò che è venuto dopo. La devastazione del Sahel come seguito ha radice alla guerra del 2011, una guerra che si trasforma subito nel caos che perdura ancora oggi.
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Se la Libia, dopo i numerosi Vertici organizzati dall’ONU, è guidata da tre Governi con i rispettivi ministri e registra oltre 1.700 milizie in lotta fra loro, non è da meno il Sahel, divenuto terreno di scontro privilegiato.
La caduta del regime gheddafiano provoca l’immediato ritorno dei tuareg, il contrabbando dell’ armamento saccheggiato dalle caserme libiche e una serie di conflitti in tutto il Sahel, iniziando dal vicino Mali.

domenica 29 maggio 2016

I 10 motivi per cui l’occidente ha ucciso la Guida libica Muammar Gheddafi

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L’ex-leader libico Muammar Gheddafi fu ucciso “perché pensava che l’Africa era matura per sfuggire alla povertà coi propri mezzi, svolgendo il proprio ruolo nella governance globale“, aveva detto il presidente del Ciad Idris Deby, in un’intervista. Secondo il Capo di Stato ciadiano, era essenziale “farlo tacere”, aggiungendo che “la storia registrerà che gli africani non hanno fatto molto. Ci hanno ignorato e non fummo consultati. Gheddafi era sconvolto e imbarazzato“. “Fu lo stesso con Patrice Lumumba, in Congo. Perché l’uccisero? Perché Gheddafi fu ucciso? (…) Siamo fornitori di materie prime. Ma guardate dove siamo? Siamo molto arretrati“, ha detto il leader del Ciad da Abeche, la seconda città del Ciad.

domenica 22 maggio 2016

Adesso ti spiegano che "non manderemo uomini in Libia, solo addestratori".

Armi alla Libia contro l'Isis: "L'Italia addestrerà le truppe, ma nessuna missione"
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Armi alla Libia contro l'Isis: "L'Italia addestrerà le truppe, ma nessuna missione"


La situazione è ancora molto complicata e la partita è tutta da giocare, ma dal vertice di Vienna emerge l'accordo sulla parziale revoca dell'embargo Onu sulle armi. E' totalmente esclusa, invece, l'ipotesi di una missione militare sul terreno in Libia
Armi alla Libia contro l'Isis: "L'Italia addestrerà le truppe, ma nessuna missione"
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Armi alla Libia contro l'Isis: "L'Italia addestrerà le truppe, ma nessuna missione"
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L'accordo c'è, ed è pressoché totale. Pieno sostegno al governo di unità nazionale; possibile revoca parziale dell'embargo Onu sulle armi; necessità di includere il generale Haftar nel processo di stabilizzazione della Libia. E, soprattutto, nessun militare straniero sul terreno.
Tanta carne al fuoco, posizioni con sfumature diverse, ma accordo unanime. Almeno sulla carta. Strada lunga e tortuosa, certo. E neppure troppe illusioni sul fatto che i buoni propositi espressi ieri attorno al tavolo dei negoziati sulla Libia, a Vienna, trovino conferma in azioni concrete.

sabato 30 maggio 2015

Libia, paura per l’avanzata di Boko Haram

È la regione a Sud del Fezzan quella più a rischio di venir travolta dalla jihad di marca subsahariana. E intanto si allontana la prospettiva di un accordo per un governo di pacificazione entro l’inizio del Ramadan

25/5/2015 guido ruotolo
Nei giorni scorsi ci sono state le prime avvisaglie. Ieri sera scontri a fuoco tra la Brigata 166 di Misurata e un gruppo di miliziani del Daesh. Sarebbe stato ucciso il fratello di un capo del Daesh. Ma sul campo vi sarebbero anche alcuni feriti gravi della Brigata di Misurata, dove ci sarebbe stata una manifestazione “pacifista”. Da Tobruk a Misurata, appunto, sono tutti consapevoli che la resa dei conti con i tagliagole dell’Isis è ineludibile. Che prima o dopo, la «battaglia finale» non si potrà rimandare. Segnali inquietanti arrivano dalle intelligence. Sul campo, sapevamo della presenza dell’Is a Derna, Sirte, Sabratha. E numerosi punti di riferimento a Tripoli, a Bengasi, nei piccoli centri. Gli analisti stimano una presenza in Libia tra i quattromila e cinquemila combattenti dell’Isis.

domenica 4 gennaio 2015

Libia, spaccata in due e alla deriva

Alberto Negri 27 dicembre 2014
MIX ESPLOSIVO La guerra tra le fazioni è per il controllo delle risorse energetiche
L’Occidente non ha ancora capito come muoversi
Davanti alla Libia è come se ci fosse da oltre tre anni uno schermo fatto di ipocrisia, indifferenza e proclami velleitari che la rende invisibile alla comunità internazionale. Se dalla sponda Sud nelle ultime 24 ore non fossero arrivati sulle nostre coste oltre 1.200 profughi, salvati dalla Marina Militare, forse si sarebbe persino perduta all’orizzonte la collocazione geografica dell’ex colonia che sta affondando nella guerra civile. C’è da chiedersi se la Libia stessa valga ancora qualche cosa, visto il crollo delle quotazioni del petrolio sui sui mercati. Non è da escludere neppure questo cinico e miope calcolo di costi e benefici per giustificare un’apparente mancanza di iniziative e di strategia.

mercoledì 31 dicembre 2014

Forse le truppe francesi sono già entrate in Libia

23 dicembre 2014

I paesi africani esortano l’occidente a intervenire militarmente in Libia. In particolare, a chiederlo sono i cinque Paesi del Sahel, Mauritania, Ciad, Niger, Mali e Burkina Faso, che si sentono sempre più minacciati nella loro sicurezza dall’avanzata delle bande armate jihadiste nel sud del Paese. Il Sahel chiede che l’intervento sia fatto in accordo con l’Unione Africana, a sostegno delle istituzioni democraticamente elette in Libia.

Ormai la situazione è sempre più drammatica e i due governi rivali, quello di Tobruk "regolarmente eletto" e quello dei ribelli di Tripoli, con le loro schermaglie ha lasciato un vuoto politico che ha permesso a gruppi islamisti di dilagare e minacciare paesi come il Mali, il Niger e il Ciad. I governanti dei paesi africani, riuniti a Dakar nei giorni scorsi per un forum sulla sicurezza, sono convinti che la pacificazione della Libia e dell’intera regione, passi dal sud del paese. Alcuni paesi sono convinti che l’intervento che ha portato alla caduta del Rais Muhammar Gheddafi, intrapreso dalla Francia, non sia stato ultimato, altri ancora sostengono invece che l’intervento sia stato compiuto, ma che il problema è stato il post-intervento. Sta di fatto che l’operazione del 2011 ha avuto esiti catastrofici, sia per le forze della Nato sia per la Libia stessa.

mercoledì 10 dicembre 2014

Libia, l’esempio per eccellenza delle crisi senza fine

16 gennaio 2014
dopo tre anni dall'invasione NATO la Libia racchiude due esempi estremamente significativi.

Il primo riguarda la deriva reazionaria e caotica che hanno intrapreso le Primavere Arabe del Nord Africa, dove movimenti islamici più o meno moderati hanno sfruttato l’ondata rivoluzionaria per accedere al potere e immediatamente dopo trasformarsi in nuovi regimi di repressione, rulli compressori degli spazi democratici faticosamente conquistati.

In Egitto un anno di mandato presidenziale di Morsi e della Fratellanza Islamica é stato sufficiente a trasformare l’esercito nell’apparente unico salvatore della nazione dal caos e dal pericolo teocratico. Il recente annuncio del Generale Sisi riguardante la sua volontà di partecipare alle prossime elezioni Presidenziali é stato accolto con entusiasmo dalla metà della popolazione che teme lo scoppio della guerra civile, compresi i movimenti più radicali e di sinistra che si posero alla guida dell’ondata di cambiamento democratico nei primi giorni della rivoluzione.

lunedì 26 maggio 2014

LIBIA, MATTANZA DI PROFUGHI NEI LAGER E NEL DESERTO

Di Emilio Drudi– 16 maggio 2014

Ancora migranti morti, inghiottiti dal Mediterraneo. Uomini, donne e bambini spariti in mare, senza una tomba e, assai spesso, senza nemmeno un nome. Sembra di rivivere le tragedie di Lampedusa e di Malta dell’ottobre scorso. Sono almeno 70 le vittime degli ultimi naufragi di barconi carichi di disperati: una cinquantina nelle acque libiche l’undici maggio e 17 a cento miglia a sud di Lampedusa il giorno dopo. Oltre a circa 200 dispersi, per i quali si è persa ormai ogni speranza. Ma sulla terraferma, in Libia, per i profughi forse va anche peggio. La vita non conta nulla: può dipendere dal capriccio di un miliziano fanatico o di un militare ubriaco. Da una crudeltà gratuita o da un gioco perverso. Come è accaduto nel centro di detenzione situato nei sobborghi di Gharyan, una città del distretto di Jabal al Garbi, nel nord ovest, famosa per la resistenza contro gli italiani nel 1911 e per la battaglia tra i ribelli e l’esercito di Gheddafi durante la rivoluzione del 2011. E’ uno dei campi profughi maggiori del paese, con più di 450 prigionieri: 400 eritrei, 30 provenienti da vari paesi dell’Africa Occidentale, 10 etiopi, 2 somali e una quindicina di sudanesi. Dipende formalmente dal ministero degli Interni e, nei documenti ufficiali, è definito “sicuro”. Altroché sicuro, però. Qualche notte fa è diventato un girone dantesco. Con i detenuti terrorizzati, in balia dei miliziani di guardia che sparavano all’impazzata nel mucchio. Per ore.

sabato 1 febbraio 2014

Libia: continua la riscossa della Jamahiriya

Pubblicato da Stefano il 27 gennaio 2014
Da alcuni giorni la Resistenza Libica ha assunto il controllo pressochè totale del sud della Libia, ma anche d’importanti zone della Tripolitania, per esempio i valichi al confine con la Tunisia e alcuni centri a pochi passi dalla capitale Tripoli. La principale città in cui s’è tornata ad issare la bandiera verde è Sabha, capoluogo del Fezzan, che è anche stata oggetto d’intensi bombardamenti da parte del regime fantoccio insediato dalla NATO e dal Qatar nel 2011. Le notizie provenienti dalla Libia parlano d’una continua avanzata della Resistenza ai danni delle forze del regime dei “ribelli”, fatta di piccole ma costanti e significative conquiste territoriali.