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sabato 16 marzo 2019

Il presidente Bouteflika in ostaggio, il popolo algerino imprigionato

Né la stampa algerina né i media internazionali riportano quanto sta davvero accadendo in Algeria. Si finge di credere che un presidente quasi completamente paralizzato sia in grado di dirigere un Paese di 42 milioni di abitanti. Un potere oscuro svolge in suo nome una campagna elettorale grottesca, violando leggi e Costituzione. Il popolo invece scende in massa nelle strade per protestare contro questa buffonata.
| Algeri (Algeria)
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Saïd Bouteflika (foto) ha approfittato della malattia del fratello per impadronirsi del potere. Esercita la funzione di presidente al posto del presidente eletto, quasi completamente paralizzato.
L’Algeria affronta oggi uno scenario politico tragicomico: da un lato le manifestazioni di massa contro la candidatura illegale di un presidente mezzo morto – in ogni caso paralizzato – dall’altro un sistema che ignora le rivendicazioni della gente e insiste a voler imporre il presidente Bouteflika, nonostante la sua nuova candidatura vìoli leggi e Costituzione.
Per la terza volta il sistema al potere in Algeria ha annunciato la candidatura del presidente Bouteflika per un quinto mandato. Eppure, la Costituzione non consente più di due mandati consecutivi. Da due settimane, e per la prima volta nella storia del Paese, gli algerini stanno protestando con manifestazioni di massa in tutta la nazione.

giovedì 17 gennaio 2019

In Libia, minacciata la sostenibilità dell'olivicoltura

11/1/2019
Proibizione delle esportazioni e mancanza di mezzi: a Tarhouna, gli agricoltori e i lavoratori delle presse lottano con pazienza
In Libia, minacciata la sostenibilità dell'olivicoltura
I campi di ulivi si estendono a perdita d'occhio e l'odore dei frutti è inebriante: nella regione di Tarhouna (nord - ovest della Libia), l'olio d'oliva è un tesoro secolare. Ma l'olivicoltura è oggi minacciata, bandita dall'esportazione, vittima della selvaggia urbanizzazione e della mancanza di mezzi per svilupparsi.
"Abbiamo ancora problemi con i pezzi di ricambio, diventati costosi a causa del crollo del dinaro libico contro il dollaro, ma anche a causa del costo del processo di estrazione dell’olio" dice Zahri Bahri, proprietario di una delle tante presse di Tarhouna. Nella fattoria del signor Bahri, i frutti sono raccolti a mano, in modo da non danneggiare l'albero. Le olive, disposte su grandi drappi, sono trasportate in sacchi fino al mulino per l'estrazione del prezioso succo, dorato e profumato.

mercoledì 1 febbraio 2017

CHI VOLEVA LA MORTE DI GHEDDAFI?

14/6/2013

Chi voleva Gheddafi morto? Noi, cioè la Nato, ovvero l’aggregazione dei Paesi democratici che esporta la libertà e la civiltà coi bombardamenti e le esecuzioni mirate. Portatori di droni di pace in ogni angolo del pianeta.
L’Italia, che fino al primo raid, in quel fatidico marzo del 2011, era stata amica e partner della Libia, in un interessante quadrangolare geopolitico nel mediterraneo, con Russia ed Algeria (e in un secondo momento anche la Turchia, interessata al progetto di gasdotto South Stream, di cui Roma era titolare con una partecipazione maggioritaria) si schierò con francesi, inglesi ed americani (in ordine inverso di aggressività) per eliminare il dittatore.
Perché lo fece avendo tutto da perdere e niente guadagnare?  Perché rimettere in discussione i profittevoli accordi e la strategia vincente, tanto commerciale che diplomatica, concordata col leader arabo-africano, peraltro, dopo aver ammesso le proprie responsabilità coloniali risarcendo i libici?

domenica 8 gennaio 2017

Chi ha pagato per partire, deve partire per sempre

3 gennaio 2017

Volevano che facesse la preghiera come loro. Lui non voleva e ha chiesto scusa a Dio per tradirlo con altre parole sotto la minaccia di un’arma.  Il gommone era pronto e non c’era tempo e preghiere da perdere. I 150 candidati erano pronti al viaggio. Ognuno aveva pagato 1000 euro ai passeurs che, invece di imbarcarsi con loro, hanno obbligato il più sveglio di loro a diventare capitano della nave di sabbia. Junior ha cercato di desistere ma invano. Chi ha pagato per partire deve partire per sempre. Una pistola lo aveva convinto a salpare con gli altri dopo la preghiera. Erano le tre di mattina di un giorno svegliatosi per caso in Libia. Dopo un paio di mesi in un ghetto a Tripoli era finalmente arrivato il momento tanto atteso.

venerdì 27 maggio 2016

Fare dell’Algeria un’altra Libia. Lo comanda il philosophe

venerdì, maggio 20, 2016

Nel febbraio 1982,  la rivista del sionismo mondiale, Kivunim (Direttive, in ebraico) pubblicava un  approfondito  studio dal titolo “Una strategia per Israele negli anni ‘80”.  Firmato dall’agente israeliano Oded Yinon, l’articolo notava come tutti i paesi islamici potenziali nemici di Israele fossero, al loro interno, minati da divisioni religiose ed etiche; e proponeva di istigare le discordie e le fratture, onde destabilizzare i paesi e spezzarli in piccoli stati settari, in lotta perpetua tra loro. Anzitutto, il piano Yinon citava l’Irak di Saddam: “l’Iraq, ricco di petrolio e lacerato internamente, è sicuramente un candidato degli obiettivi  d’Israele. La sua dissoluzione è ancora più importante per noi di quella della Siria. L’Iraq è più forte della Siria. (…)  l’obiettivo più importante, spezzare l’Iraq in domini come Siria e Libano. In Iraq, la divisione in province lungo linee etno-religiose, come in Siria durante il periodo ottomano, è possibile. Così esisteranno almeno tre Stati attorno alle tre principali città: Bassora, Baghdad e Mosul, e le aree sciite del sud si separeranno dal nord sunnita e curdo”.  Ma anche Siria, Libano, Egitto, ed altri stati erano passati in rassegna come candidati alla destabilizzazione e frammentazione.

martedì 19 aprile 2016

L'intervento internazionale in Libia: un dibattito dal retrogusto coloniale

L'attacco aereo del 19 febbraio sulla città di Sabrata, nella Libia occidentale, ha infiammato il già accesso dibattito sull'imminenza di un nuovo intervento militare della NATO in Libia.

Tra ingerenza esterna e intervento armato 
Il raid aereo lanciato il 19 febbraio da due bombardieri americani contro la città libica di Sabrata, 70 Km a ovest di Tripoli e a 100 Km dal confine con la Tunisia, pur avendo come obiettivo un centro d’addestramento di militanti da’eshisti in cui, secondo informazioni non verificate fatte trapelare dalle autorità statunitensi, risiedeva anche Noureddine Chouchane, presunto ideatore delle stragi del Bardo e di Sousse in Tunisia, ha avuto il più ampio risultato di infiammare il già acceso dibattito sull’imminenza di un nuovo intervento militare dell’Alleanza Atlantica in Libia.
Vale la pena ricordare che nell’attacco, rivendicato dagli Usa come un nuovo successo nella lotta al terrorismo internazionale, sono rimaste uccise 40 persone, in maggioranza giovani militanti dello Stato Islamico di nazionalità tunisina ma anche due ostaggi serbi. Inoltre, le autorità di Tobruq, ovvero quelle riconosciute dalla maggior parte degli stati che compongono la Comunità Internazionale, denunciando come le autorità statunitensi non abbiano cercato il coordinamento o comunicato in anticipo l’operazione agli interlocutori locali, hanno condannato l’atto unilaterale statunitense come  “una chiara e fragrante violazione della sovranità statale”.

giovedì 3 settembre 2015

Libia/migranti: Abidi, alla vigilia di un default. Un nuovo Iraq alle porte dell' Europa

di Fiorina Capozzi
Secondo l' esperto del mondo arabo di fronte alla minaccia il governo Renzi incapace di prendere una posizione coerente
(Il Ghirlandaio) Tripoli, 28 ago. Il tracollo finanziario della Libia è imminente. E il conto per l’Italia rischia di essere assai salato. Tripoli è da sempre un importante partner commerciale per Roma e un suo eventuale fallimento avrebbe un impatto pesante sull’economia italiana. Nonostante l’importanza del dossier libico, fuori dai confini nazionali c’è l’impressione che il governo Renzi sia incapace di prendere una posizione coerente nei confronti della grave crisi di Tripoli. Persino la possibilità di un intervento europeo sotto la guida italiana appare un’ipotesi assai remota mentre in Libia si consuma un dramma umanitario di cui gli sbarchi dei migranti sono per noi l’espressione più vicina e tangibile.

mercoledì 29 luglio 2015

Libia, troppo vicina per dimenticare

Quattro nostri connazionali rapiti in Libia. Ma quali sono le strategie in atto sui vari fronti?
Tre giorni fa in Libia sono stati rapiti quattro italiani. Ma qual è la situazione in Libia? Proviamo ad adottare una lettura strategico militare.

Sul fronte occidentale la Tunisia sta erigendo un muro di 160 km da terminare entro fine anno. A prima vista potrebbe sembrare una provocazione o un'esagerazione ma è invece una strategia bellica applicata fin dai tempi antichi. Si chiama difesa di sbarramento ed i casi più noti sono il vallo di Adriano, il vallo Antoniniano, il fossatum Africae, la linea Maginot, in parte la linea Sigfrido, tutte barriere organizzate per difendere il territorio da invasioni endemiche e continue.

domenica 7 giugno 2015

Politico egiziano invita l'Italia ad aiutare Il Cairo e Algeri a risolvere divergenze sulla Libia

Articolo pubblicato il: 03/06/2015

Egitto e Algeria "si coordinino con l'Italia per risolvere le loro divergenze riguardo alla questione libica" in modo da "giungere a una visione comune su come trattare la crisi". E' questo l'appello lanciato da Khaled Dawud, politico egiziano del partito 'Al-Dustur', ai tre Paesi che domenica parteciperanno a una riunione sulla Libia al Cairo. I ministri degli Esteri di Egitto, Algeria e Italia si ritroveranno nella capitale egiziana per un secondo incontro dopo quello che si è svolto a Roma il mese scorso. "Questi tre Paesi sono centrali nel dossier libico e speriamo che la riunione di domenica porti alla creazione di un governo di consenso nazionale che possa affrontare la questione del terrorismo in Libia", ha dichiarato Dawud ad Aki-Adnkronos International a margine delle celebrazioni organizzate ieri dall'ambasciata italiana al Cairo in occasione della festa della Repubblica.

sabato 30 maggio 2015

Libia, paura per l’avanzata di Boko Haram

È la regione a Sud del Fezzan quella più a rischio di venir travolta dalla jihad di marca subsahariana. E intanto si allontana la prospettiva di un accordo per un governo di pacificazione entro l’inizio del Ramadan

25/5/2015 guido ruotolo
Nei giorni scorsi ci sono state le prime avvisaglie. Ieri sera scontri a fuoco tra la Brigata 166 di Misurata e un gruppo di miliziani del Daesh. Sarebbe stato ucciso il fratello di un capo del Daesh. Ma sul campo vi sarebbero anche alcuni feriti gravi della Brigata di Misurata, dove ci sarebbe stata una manifestazione “pacifista”. Da Tobruk a Misurata, appunto, sono tutti consapevoli che la resa dei conti con i tagliagole dell’Isis è ineludibile. Che prima o dopo, la «battaglia finale» non si potrà rimandare. Segnali inquietanti arrivano dalle intelligence. Sul campo, sapevamo della presenza dell’Is a Derna, Sirte, Sabratha. E numerosi punti di riferimento a Tripoli, a Bengasi, nei piccoli centri. Gli analisti stimano una presenza in Libia tra i quattromila e cinquemila combattenti dell’Isis.

giovedì 16 aprile 2015

Libia. La politica, l’ENI e l’attentato al generale Haftar

10 aprile 2015 Luciano Tirinnanzi

Libia. La politica, l’ENI e l’attentato al generale Haftar
Gli islamisti licenziano il loro premier, mentre Haftar è colpito da una bomba e l’Italia torna in prima linea grazie anche all'ENI

Per Lookout news


È di stamani, venerdì 10 aprile 2015, la notizia che il generale libico Khalifa Haftar, comandante in capo delle forze armate del governo di Tobruk, è rimasto ferito in un attentato dinamitardo avvenuto all’alba di mercoledì 8 aprile. La natura delle lesioni, come pure le circostanze dell’attacco, rimangono ancora sconosciute. Tuttavia, alcune fonti indicano che i colpevoli potrebbero trovarsi all’interno delle stesse forze armate. Uno dei nomi che si fanno è quello del colonnello Faraj Barasi, il quale avrebbe “serie divergenze” circa i metodi del generale Haftar.

giovedì 12 febbraio 2015

L'ISIS CONQUISTA META' LIBIA, SETTE CITTA' IN MANO AI TAGLIAGOLE, L'AMBASCIATORE: ATTACCHERANNO EUROPA E ITALIA

venerdì 6 febbraio 2015

Il gruppo jihadista dello Stato islamico sta pericolosamente guadagnando terreno in Libia. L'avvertimento è stato rilanciato dall'ambasciatore libico in Arabia Saudita, Aref Ali Nayed, che ha chiesto alla comunità internazionale di tenere nel dovuto conto questa minaccia crescente.

"Lo Stato islamico sta avanzando in Libia in modo esponenziale, l'Isis commette atrocità ogni giorno", ha spiegato Nayed, che è anche consigliere del premier libico Abdullah al-Thani. "Non è possibile combattere l'Isis in Iraq senza tenere conto della componente libica", ha aggiunto.

giovedì 22 gennaio 2015

Caos Libia, round finale

18 gennaio 2015 di Alessandro Farruggia

IL DESTINO della Libia è appeso a un filo che passa da Ankara e Doha. Oggi il Gnc, il vecchio parlamento libico in mano agli islamisti che si è reinsediato a Tripoli, deciderà se partecipare al secondo round negoziale in programma per la prossima settimana. E dalla risposta capiremo se la Libia è destinata a discendere sempre più nel caos o se può tentare la lenta risalita verso la stabilizzazione. Nella Libia del post Gheddafi la dialettica politica si fa in primis con le armi. E non a caso la chiusura del primo round negoziale a Ginevra – incoraggiante per molti versi – è stata salutata ieri dall’esplosione di una autobomba davanti all’ambasciata algerina a Tripoli. Rivendicato dall’Isis, l’attentato ha invece tutta l’aria di essere un avvertimento tra le fazioni filoislamiste che guidano la Tripolitania e che sono oggi spaccate sull’atteggiamento da tenere rispetto al processo di Ginevra.

domenica 23 novembre 2014

Libia, continuano le partenze. Uno scafista: "Non è cambiato niente"

Solo nel fine settimana sono 4 le imbarcazioni partite verso il Canale di Sicilia. Due i barconi già usati e ritrovati ad Al Bouri, nonostante Alfano avesse assicurato che sarebbero stati distrutti. Parla un trafficante: “Chi lavorava con barconi in buone condizioni quando gli italiani erano in mare, continuerà a farlo. E anche chi metteva in acqua barche da suicidio"Martedì,
18 novembre 2014 - 18:12:00

Le intemperie che si sono abbattute sul Canale di Sicilia hanno di certo contribuito a diradare e rallentare le partenze dei barconi dalla sponda Sud del mediterraneo, tuttavia non hanno fatto indietreggiare di un millimetro i migranti laggiù, in attesa della tregua dal maltempo per tentare la grande traversata. Lo scorso fine settimane, con il sole e il mare piatto, quattro barconi sarebbero partiti dalla Libia, hanno raccontato a Redattore Sociale alcune fonti locali. Domenica mattina due barconi sono stati rinvenuti abbandonati nei pressi della piattaforma petrolifere off-shore Al Bouri, operata dall'ENI. Al Bouri si trova a circa 70 miglia dalla costa libica, sul versante occidentale del Paese.

martedì 14 ottobre 2014

Crollano le forniture di gas dalla Libia

di Sissi Bellomo 8 ottobre 2014

Gli esperti ce l'hanno ripetuto spesso: l'Italia può fare a meno del gas russo, sia pure non all'infinito, purché non si interrompano altri canali di rifornimento. È per questo motivo che gli operatori guardano con trepidazione ai flussi di gas dal Nord Africa, che da qualche giorno non appaiono rassicuranti. A preoccupare è soprattutto la Libia, che da venerdì ci ha inviato pochissimo gas, addirittura nulla sabato: a fronte di richieste di importazione tra 15 e 23 milioni di metri cubi, i dati Snam Rete Gas mostrano che ne sono arrivati solo 2,7 milioni venerdì, zero sabato e 4 domenica.

sabato 11 ottobre 2014

Dalla Libia alla Tunisia, l’ombra del Califfato incombe sul Mediterraneo

di Angela Manganaro con un articolo di Alberto Negri 6 ottobre 2014

Quartier generale in Siria ed in Iraq, già ispiratore di un gruppo algerino che si è voluto accreditare decapitando il viaggiatore francese Hervé Gourdel, lo Stato Islamico (in sigla Isis, Isil, poi semplicemente IS e in arabo Daesh) cioè il gruppo fondamentalista d’origine sunnita, potrebbe adesso materializzarsi sulle coste del Mar Mediterraneo. Il gruppo che ha tagliato le teste di due giornalisti americani, James Foley e Steven Sotloff, due operatori umanitari britannici, David Haines e Alan Henning, e minaccia di uccidere un altro giovane ostaggio americano, ha tifosi e aspiranti affiliati in Libia e in Tunisia. Contribuisce alla sensazione di assedio la bandiera nera che in queste ore sventola sulla città siriana di Kobane, confine con la Turchia.

mercoledì 20 agosto 2014

Il Qatar ha inviato 5000 terroristi del SIIL in Libia

Nabil Ben Yahmad, Tunisie Secret 9 agosto 2014

L’afferma Rafiq Shely, ex-direttore della sicurezza presidenziale (1984-1987), ex-alto ufficiale dei servizi segreti tunisini e attuale Segretario Generale del “Centro Studi sulla Sicurezza Globale” tunisino, in un’intervista al quotidiano arabo al-Tunisya. Ciò significa che dopo il ruolo attivo nei disordini in Siria e Iraq, il Qatar vuole incendiare con le fiamme della guerra civile e la barbarie in Libia inevitabilmente Tunisia e Algeria.

In primo luogo va chiarito, contrariamente a quanto è stato detto in qualche media tunisino, che l’intervista di Rafiq Shely non è stata pubblicata dal quotidiano algerino “al-Qabar”, ma dal giornale tunisino al-Tunisya il 4 agosto 2014.

giovedì 7 agosto 2014

La situazione in Libia dal 20 maggio al 9 luglio 2014

Alessandro Lattanzio, 9/7/2014
Il 20 maggio, quattro massicce esplosioni colpivano la zona residenziale vicino alla strada per l’aeroporto di Tripoli, causando 4 morti e 7 feriti. La maggior parte delle forze del cosiddetto Scudo centrale della Libia era tornata a Misurata mentre un contingente era diretto verso Tripoli. L’Unione delle Famiglie dei Martiri di Misurata condannava le operazioni del generale Qalifa Haftar contro gli islamisti. Una milizia islamista aveva attacco l’ospedale di Derna. Uomini armati attaccavano anche la residenza del nuovo primo ministro libico Ahmad Mitiq. Le guardie di Mitiq risposero al fuoco ferendo e arrestando due aggressori.
Il 25 maggio gli Stati Uniti inviavano 1000 marine della nave d’assalto anfibio USS Bataan presso le coste Libiche, in vista dell’evacuazione dell’ambasciata degli Stati Uniti. Washington aveva suggerito ai suoi concittadini in Libia “di partire immediatamente“. Gli Stati Uniti dispiegavano a Sigonella 250 marine, 7 velivoli Osprey e 3 aerei da rifornimento. Muhammad Zahawi, capo di Ansar al-Sharia, avvertiva contro qualsiasi interferenza degli Stati Uniti nella rivolta in Libia, “Ricordiamo all’America le sconfitte in Afghanistan, Iraq e Somalia; dovrebbe affrontare qualcosa di molto peggio in Libia. E’ stata l’America ad inviare Haftar a portare il Paese verso la guerra e lo spargimento di sangue“. Un ufficiale delle forze speciali degli Stati Uniti affermava che il dispiegamento di droni e 80 soldati statunitensi in Ciad era volto ad intensificare le operazioni regionali, “E’ un’operazione che comprende le cosiddette operazioni antiterrorismo in Nigeria, Ciad, Niger, Mali, Libia e Algeria“.

martedì 15 luglio 2014

Il lavoro di Gheddafi continua , il Fondo monetario africano è nato!

Il 23 esimo vertice dell'Unione africana (UA) tenutosi a Malabo ha adottato lo Statuto del Fondo Monetario Africano (AMF), un istituto finanziario pan-africano con un capitale iniziale di 22.640 milioni di dollari e la cui missione è promuovere lo sviluppo economico del continente.

Il fondo, la cui attuazione è prevista dalla legge costitutivo dell'UA adottato nel 2000 a Sirte, in Libia, mira a contribuire alla stabilità economica e la gestione delle crisi finanziarie in Africa, promuovere la crescita macroeconomica e lo sviluppo del commercio intra-regionale.

venerdì 6 giugno 2014

AFRICA: nuovi richiamini dell’11 settembre

25 maggio 2014

Le manovre di Obama e dell’imperialismo franco-anglosassone per riprendersi l’Africa sfuggita nel secolo scorso ai colonialisti. E intanto, Madame Pinotti…

“Un impero fondato dalla guerra deve mantenersi con la guerra” (Charles de Montesquieu)
“Coloro che non si muovono, non si accorgono delle loro catene. (Rosa Luxemburg)
“E’ compito di coloro che pensano di non stare dalla parte dei giustizieri” (Albert Camus)
E c’è pure la Pinotti con gli anfibi
Grandi manovre del neocon Obama e dell’imperialismo franco-anglosassone per riprendersi l’Africa sfuggita nel secolo scorso ai predatori colonialisti. Madame Pinotti in orgasmo, già eccitata dai preliminari con i nazisti di Ucraina, è pronta a fornire al prosseneta-capo i suoi gigolò in uniforme.