di Gianandrea Gaiani29 novembre 2012
I bombardamenti dei caccia italiani sulla Libia, iniziati dopo Pasqua
e continuati fino all'ottobre dell'anno scorso, sono stati tenuti
nascosti per motivi politici. La notizia certo non è nuova e del resto
durante il conflitto Il Sole 24 Ore fornì periodicamente in esclusiva i
dati ottenuti da fonti confidenziali sui
raid aerei italiani effettuati da jet di marina e aeronautica contro le forze di Gheddafi.
Ad ammettere la censura voluta all'epoca dal Governo Berlusconi e
tenacemente imposta dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha
provveduto ieri uno dei protagonisti di quella guerra, il
generale Giuseppe Bernardis ,
capo di stato maggiore dell'aeronautica militare. In occasione della
presentazione del libro edito dalla Rivista Aeronautica ''
Missione Libia 2011. Il contributo dell'Aeronautica Militare''
che fa luce su molti aspetti di quella guerra , il generale ha
attribuito il deficit di comunicazione alla «situazione critica di
politica interna» in cui viveva allora il Paese. Negli oltre sette mesi
di guerra in Libia, dal 19 marzo al 31 ottobre 2011, «è stata fatta
un'attività intensissima» - ha detto Bernardis, friulano con 4 mila ore
di volo su 19 tipi di velivoli – «che è stata tenuta per lo più nascosta
al padrone vero dell'aeronautica militare, che sono gli italiani, per
questioni politiche, per esigenze particolari. C'erano dei motivi di
opportunità, ci veniva detto, e noi chiaramente non abbiamo voluto
rompere questo tabù che ci era stato imposto. Questo è il motivo per cui
questo volume esce solo adesso, un anno dopo».