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martedì 5 marzo 2019

Svenduta. Il lungo “Black Friday” delle privatizzazioni in Italia

La stagione dei saldi del patrimonio pubblico, in Italia, inizia ufficialmente nel luglio del 1992[1] quando IRI, ENI, ENEL e INA vengono trasformate in S.p.A. con un decreto del Governo Amato (art. 15 D.L. n.333/1992 convertito nella Legge n. 359/1992).
È questo, infatti, il primo passo verso la privatizzazione: collocare le quotazioni in borsa.
Il resto viene da sé. L’immissione sul mercato di azioni o obbligazioni, infatti, modifica la natura originaria degli enti che, perso l’obiettivo principale per cui sono nati, cioè la realizzazione dell’efficienza redistributiva e sociale, finiscono per rispondere unicamente a criteri di gestione privatistici che hanno come unico obiettivo il profitto.
Chi guadagna dallo smembramento delle aziende pubbliche sono le multinazionali straniere e i gruppi legati alle grandi famiglie capitalistiche nostrane, che accrescono abbondantemente il proprio potere nell’economia.
A rendere goloso il pacchetto in svendita sono soprattutto il ramo bancario-assicurativo, le società di meccanica di precisione e quelle agroalimentari.

giovedì 26 luglio 2018

Inps smentisce il suo presidente: “Siamo noi che paghiamo pensioni a immigrati”

Ogni anno aumenta l’assegno che l’Italia versa come sostegno sociale agli immigrati. La legge, voluta dall’allora governo Prodi, prevede che chiunque risieda in Italia (anche in modo fittizio) possa godere della pensione sociale: basta avere più di 65 anni.
 




Nella lista ci sono anche residenti rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e coloro che soggiornano per un lungo periodo.
I soggetti, che ne possono beneficiare, devono avere un reddito basso, al di sotto dei 5.824,91 €.
L’Inps, smentendo il suo presidente di nomina piddina Boeri, denuncian che il costo per sostenere la spesa aumenta ogni anno, e le casse ne risentono in modo abnorme: perché sono individui che non hanno mai pagato i contributi. L’assegno erogato è di circa di 450 € per 13 mensilità: prendono anche la tredicesima.
Se sei un immigrato chiedi il ricongiungimento con i tuoi genitori/nonni/bisnonni e hai risolto. Poi li rimandi in patria e non lo dici.

giovedì 14 giugno 2018

Morto che parla: le bugie di Prodi e la Repubblica senza idee

8/6/2018
Romano Prodi, ancora lui. «Due volte presidente del Consiglio», lo presenta Simona Casalini su “Repubblica”, evitando di evidenziare le funzioni rivelatrici che ne illumiano il curriculum: privatizzatore dell’Iri, presidente della Commissione Europea e advisor europeo della Goldman Sachs, la cupola di “bankster” che ha infiltrato le economie nazionali per saccheggiarle crocifiggendole al debito, come la Grecia a cui lavorò Mario Draghi. Ma, per “Repubblica”, nel giugno 2018 – con Di Maio e Salvini e al governo – Romano Prodi è ancora il “due volte presidente del Consiglio”, l’autorevole “professore” interpellato sull’Italia come fosse un economista di Sydney, un osservatore neutrale e nobilmente estraneo al disastro italiano. Al forum “La Repubblica delle Idee”, Prodi risponde alle affabili domandine del direttore del quotidiano di De Benedetti, Mario Calabresi, affiancato dal collega de “L’Espresso”, Marco Damilano. «La gente non ha più fiducia nelle democrazie», proclama soavemente Prodi, fingendo di non sapere che in quest’Europa è stata proprio la democrazia a trionfare in Gran Bretagna addirittura con un referendum, mentre ora in Italia – sempre a suon di voti – ha mandato a casa l’ex inaffondabile euro-Pd. Se c’è una notizia è proprio la riscoperta della democrazia come possibilità. E i direttori del gruppo Espresso lasciano che il super-tecnocrate italiano dica il contrario esatto della verità.
Romano ProdiIl crollo generale di fiducia – non “nelle democrazie”, com’è evidente, ma negli euro-governi non democratici – secondo Prodi nasce da «un problema di diritti», palesemente conculcati. E ammette: «Bisogna cambiare registro. La disparità è aumentata in quasi tutti i paesi del mondo proprio perché i governi democratici hanno adottato modelli fiscali e di welfare che hanno aumentato la disparità». Dov’era, il “professore”, mentre tutto ciò accadeva? Su Marte, potrebbe pensare il lettore, se non sapesse che Prodi era prima all’Iri, impegnato a tagliare le gambe all’Italia, per poi “finire il lavoro” tra Bruxelles e Palazzo Chigi, lautamente ricompensato da Wall Street. “Chi sei e da dove vieni” dovrebbero essere l’abc del giornalismo? Nei film, forse.

giovedì 29 marzo 2018

Gheddafi, la Libia, Sarkozy ed io. Parla Romano Prodi (con Napoletano)

Di Valeria Covato.
Gheddafi, la Libia, Sarkozy ed io. Parla Romano Prodi (con Napoletano)

Folle, sciagurato, ma soprattutto scatenato per danneggiare l’Italia ed estrometterla dalla partita energetica. L’intervento in Libia dell’ex presidente francese nella lettura del professore ed ex premier. La testimonianza di Descalzi
Mentre si riaccendono i riflettori sull’intervento francese in Libia nel 2011 e Sarkozy lascia il commissariato di Nanterre dopo essere stato trattenuto per 25 ore con l’accusa di corruzione passiva e finanziamento illecito da parte di Gheddafi, tornano attuali i rapporti tra l’Italia e i cugini francesi (C’è più di qualche insofferenza nel rapporto con Parigi, ha detto Cicchitto intervistato da Formiche.net). E la chiave va cercata proprio in quel conflitto libico scatenato da Sarkozy. Romano Prodi ne è convinto fin da tempi meno sospetti. Lo raccontava già un anno fa circa a Roberto Napoletano, ex direttore del Sole 24 ore intento nella scrittura di quello che fu a distanza di qualche mese Il cigno nero e il Cavaliere bianco, il suo best seller edito da La nave di Teseo cfhe racconta gli anni della grande crisi che ha colpito al cuore l’Italia e l’Europa.
Parole amare quelle di Prodi a Napoletano, che narrano di una vicenda, quella libica, vissuta (o meglio dire mancata) in prima persona, con una convinzione. Quella che la Francia ha sempre agito con il preciso intento di danneggiare l’Italia approfittando della sua debolezza.

mercoledì 12 luglio 2017

DALLA LIBIA CHE C’ERA ALLA LIBIA CHE NON C’E’

7 luglio 2017

di Agostino Spataro

 
Agrigento, città natale del ministro degli esteri Angelino Alfano, ospiterà un incontro ministeriale bilaterale (fra il governo italiano e quello più debole dei tre “governi” operanti in Libia) per progettare- si dice- la cooperazione futura, affari e quant’altro… abbiamo perduto con l’insensata guerra a Gheddafi. La situazione libica resta, difatti, molto precaria, destabilizzata e ancora non si capisce come, con quali politiche, strumenti, aiuti si vuole contribuire (senza ingerenze) a fare uscire dal terribile impasse il vicino e amico popolo libico.
A seguito del disastroso intervento militare di alcuni paesi della Nato (fra cui l’Italia), da parte “occidentale” si è continuato con scelte politiche dilettantistiche mirate a fabbricare governi, tenuti con lo sputo, che- come si è visto- rappresentano poco o nulla di quella immensa e complicata realtà.
Sappiamo che per la cd “comunità internazionale” il “valore” della Libia è dato, essenzialmente, dalle sue produzioni e riserve d’idrocarburi (le prime dell’Africa) che si trovano, prevalentemente, a est del Paese (fra la Cirenaica e il confine con l’Egitto). Tutto il resto è noia, come cantava Franco Califano.

martedì 30 agosto 2016

LA GLOBALIZZAZIONE SERVE PER ARRIVARE AL GOVERNO MONDIALE DEI ROTHSCHILD

22 agosto 2016

La dittatura europea: intervista alla d.ssa Isa Magli


ual è l’origine di quella che Lei ha definito “la dittatura europea”? Le origini vengono da molto lontano. Un progetto di “pace perpetua” fondato sull’omogeneizzazione di tutti i popoli e di tutti gli Stati, in primis di quelli europei, risale al primo Umanesimo ed è passato poi ai Filosofi del Settecento fino a Kant che ha scritto appunto un “Progetto di pace perpetua”. Si trattava con tutta evidenza di un discorso filosofico, un’ipotesi teorica priva di qualsiasi aggancio con la realtà, ma i politici e i finanzieri anglo-americani se ne sono serviti, alla fine della prima guerra mondiale, per lanciare, sotto l’ideale della pace, l’idea di un’unione degli Stati europei.
Un’unione federale a guida americana che in realtà doveva dare inizio ad una economia e ad un mercato mondiale.

martedì 24 maggio 2016

Golpe 2011: una minestra riscaldata, servita quando fa comodo (Parte II)


Nella prima parte dell’analisi ci siamo concentrati sulle dinamiche e sulle responsabilità del golpe che nel novembre del 2011 portò alla caduta di Silvio Berlusconi. Sia Mario Monti che il suo successore, Enrico Letta, appartengono all’establishment finanziario “liberal”, di cui le riunioni del gruppo Bilderberg sono forse l’appuntamento più famoso. Nel frattempo gli stessi ambienti necon e del Likud israeliano che già sostenevano Silvio Berlusconi, scaldano il loro nuovo uomo: è Matteo Renzi, che nel dicembre 2013 conquista la segreteria del PD. Per convincere un riluttante Giorgio Napolitano alla seconda forzatura della prassi costituzionale in poco più di due anni, è rivangato una prima volta il golpe del 2011: il Presidente della Repubblica cede dopo pochi giorni. Infine, altre verità su quel colpo di Palazzo riaffiorano oggi, grazie a Wikileaks, quando Matteo Renzi è allo stremo e si respira aria dell’ennesimo cambio di regime: perché? E chi si cela dietro il sito di Julian Assange?

domenica 11 ottobre 2015

Davvero Putin è uno nemico del nuovo ordine mondiale?

14 febbraio 2015

Ogni tanto su Facebook mi affaccio nei gruppi dove si affrontano temi legati al progetto mondialista. Dopo pochi minuti ho già l’orticaria. Fatto salvo qualcuno, la maggioranza delle persone che frequentano questi gruppi e si credono “sveglie”, in realtà dormono quasi come gli altri. O meglio, hanno compreso che c’è qualcosa che non va, e che c’è un’elite che si sta impossessando del mondo, tuttavia poi cadono nei tranelli orditi dal sistema stesso, nonché nel divide et impera, nel gioco dei “buoni” contro i “cattivi”.
Orde di pseudo-dissidenti elogiano Putin, fanno il tifo per lui come se fosse un calciatore, lo elevano a paladino contro il nuovo ordine mondiale… poveri stolti!
Ma davvero credete che uno come Putin, uomo del KGB, non sappia come stanno le cose? Pensate che voi sapete del progetto nwo e lui no? Maddai. Sveglia!

martedì 10 marzo 2015

A Prodi scappa la verità su Gheddafi e La Libia.

16 febbraio 2015

L’Isis avanza, si sta prendendo la Libia. L’Italia ora è a portata di missile ed è entrata ufficialmente nella lista di Paesi nemici dello Stato islamico, tanto che Paolo Gentiloni è stato definito ministro “dell’Italia crociata”. L’allarme è rosso, dunque. Ci si trova davanti a una catastrofe.

L’ISIS oggi avanza liberamente in Libia sfruttando la situazione di caos totale che vige nel paese da quando l’Occidente ha "ammazzato" Gheddafi.

venerdì 6 marzo 2015

La “primavera araba” ha portato l’Isis in Libia

Paolo Sensini, storico e autore di un saggio sulla guerra contro Gheddafi del 2011, analizza la situazione odierna del Paese risalendo alle radici della crisi.

Roma, 17 Febbraio 2015 (Zenit.org) Federico Cenci

“Avrete Bin Laden alle porte, ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo”. Più che il colpo di coda dialettico di un dittatore ormai braccato, questo avviso che Mu’ammar Gheddafi lanciò nella sua ultima intervista – rilasciata nel 2011, – appare oggi come una profezia. Miliziani che sfilano sotto le insegne dello Stato islamico avanzano nel Paese, mentre giornali italiani titolano preoccupati: “L’Isis è a sud di Roma”. Di cosa accade in Libia e di quali scenari potrebbero aprirsi, ZENIT ne ha parlato con Paolo Sensini, storico e autore dei libri Libia 2011 (ed. Jaca Book) e Divide et Impera – Strategie del caos per il XXI secolo nel Vicino e Medio Oriente (ed. Mimesis).

giovedì 25 dicembre 2014

La Libia, un disastro

18 - 12 - 2014 Emanuele Rossi

L’attacco dei talebani pakistani alla scuola di Peshawar, con la tragica uccisione di decine di ragazzi; i fatti che continuano ad uscire dalla Siria e dall’Iraq, regno sanguinoso e preoccupante del Califfo; le vicende che vedono lupi solitari ispirati dalla propaganda jihadista compiere attentati, gesti disperati, nelle più svariate aree del mondo. Circostanze che distraggono i racconti di cronaca da quello che sta succedendo in Libia.
E non siamo solo noi che raccontiamo a sonnecchiare sulla situazione, ma pure i governi sembrano lenti, disinteressati, superficiali. Lunedì il premier italiano Matteo Renzi ha incontrato Romano Prodi per parlare, “ufficialmente”, della situazione del paese nordafricano – e dell’Ucraina, che ancora, di fatto, è messa male.
Prodi – che si è incontrato con Renzi, al di là della versione ufficiale, anche per le beghe legate alla nomina del Presidente della Repubblica – è per certi aspetti, persona di riferimento per le “pratiche africane”. Dal 2008 presiede il Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa; nell’ottobre 2012 è stato nominato Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per il Sahel (fascia sub-sahariana che si estende tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud, e tra l’oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est; in pratica di Libia ne becca ben poca, ma “è giù di lì” e tanto basta).

venerdì 14 febbraio 2014

Domenico Moro e le scottanti verità sul gruppo Bilderberg.

Per conoscere meglio natura e strategia del gruppo Bilderberg, un’ intervista allo scrittore che ha messo alla berlina quelle ricche elite complottiste transnazionali che, pur non essendo elette da nessuno né delegate da alcuna autorità pubblica, agiscono in modo segreto per sovradeterminare i destini del mondo.

Cos’ è il club Bilderberg e cos’è la Trilateral?
Il Club Bilderberg e la Commissione Trilaterale sono le due più importanti organizzazioni della classe capitalistica transnazionale, ovvero lo strato superiore del capitalismo mondiale. I loro incontri annuali mettono in contatto i vertici del mondo economico (multinazionali industriali e banche internazionali), con i vertici del mondo politico e istituzionale (capi di Stato e di governo, ministri economici, commissari europei, responsabili delle banche centrali) e del mondo culturale (think tank, università, fondazioni e centri di studio). Il Club Bilderbeg, nato nel 1954, ha un carattere “atlantico”, riunendo personalità che provengono da Usa, Canada ed Europa occidentale. La Trilaterale nasce nel 1973 come filiazione del Bilderberg, con l’intento di allargare la partecipazione alle élite capitalistiche non occidentali, prima al Giappone e poi ad altri Stati come la Corea del Sud, l’Indonesia, l’Australia, il Messico. L’importanza delle due organizzazioni è testimoniata dal fatto che numerosi primi ministri e alti burocrati italiani ed europei, prima di diventare tali, hanno ricevuto una sorta di imprimatur dai due gruppi o ne sono stati dirigenti. Ad esempio, Tommaso Padoa-Schioppa, Giulio Tremonti, e Mario Draghi hanno partecipato agli incontri annuali del Bilderberg, mentre Romano Prodi e Mario Monti hanno fatto parte del suo comitato direttivo. Enrico Letta è stato dirigente della Trilaterale e l’anno prima di essere nominato premier partecipò all’incontro del Bilderberg.