La stagione dei saldi del patrimonio pubblico, in Italia, inizia ufficialmente nel luglio del 1992[1] quando IRI, ENI, ENEL e INA vengono trasformate in S.p.A. con un decreto del Governo Amato (art. 15 D.L. n.333/1992 convertito nella Legge n. 359/1992).
È questo, infatti, il primo passo verso la privatizzazione: collocare le quotazioni in borsa.
Il resto viene da sé. L’immissione sul mercato di azioni o obbligazioni, infatti, modifica la natura originaria degli enti che, perso l’obiettivo principale per cui sono nati, cioè la realizzazione dell’efficienza redistributiva e sociale, finiscono per rispondere unicamente a criteri di gestione privatistici che hanno come unico obiettivo il profitto.
Chi guadagna dallo smembramento delle aziende pubbliche sono le multinazionali straniere e i gruppi legati alle grandi famiglie capitalistiche nostrane, che accrescono abbondantemente il proprio potere nell’economia.
A rendere goloso il pacchetto in svendita sono soprattutto il ramo bancario-assicurativo, le società di meccanica di precisione e quelle agroalimentari.
È questo, infatti, il primo passo verso la privatizzazione: collocare le quotazioni in borsa.
Il resto viene da sé. L’immissione sul mercato di azioni o obbligazioni, infatti, modifica la natura originaria degli enti che, perso l’obiettivo principale per cui sono nati, cioè la realizzazione dell’efficienza redistributiva e sociale, finiscono per rispondere unicamente a criteri di gestione privatistici che hanno come unico obiettivo il profitto.
Chi guadagna dallo smembramento delle aziende pubbliche sono le multinazionali straniere e i gruppi legati alle grandi famiglie capitalistiche nostrane, che accrescono abbondantemente il proprio potere nell’economia.
A rendere goloso il pacchetto in svendita sono soprattutto il ramo bancario-assicurativo, le società di meccanica di precisione e quelle agroalimentari.