Oggi sono 50 anni esatti da quando nel 1969, un giovane colonnello Libico, Muammar Gheddafi, ed alcuni ufficiali liberi, prendeva il potere in Libia, con un colpo di stato incruento, senza sparare un solo colpo.
Dopo anni il corrotto re Idris veniva cacciato, e si apriva un grande futuro per il popolo Libico. Futuro che venne distrutto militarmente nel 2011 dagli "esportatori di democrazia", quelli della NATO e servi vari.
A 50 anni dal 69 è importante ricordare cosa il popolo Libico con la guida del Leader Muammar Gheddafi aveva ottenuto. è importante ricordarlo soprattutto ora che la Libia ed altri paesi sono stati distrutti, ricordare perchè un altro mondo è stato possibile.
In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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domenica 1 settembre 2019
1 settembre 1969. 1 settembre 2019, 50 anni della rivoluzione di Al Fateh.
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martedì 18 settembre 2018
Libia, fonti: lobby internazionale in azione per restaurare la monarchia
Contatti segreti sarebbero già stati instaurati con gli alcuni paesi per portare al trono il nipote dell'ultimo re libico
13 settembre 2018
martedì 3 maggio 2016
Libia – Lunga vita al Re: perché la restaurazione della monarchia in Libia si adatta ai bisogni dell’Occidente
26 marzo 2016
Sputnik News, 25 marzo 2016
L’analista politico statunitense Phil Butler racconta nel suo articolo per il New Eastern Outlook che il principe Mohammed el-Senussi è uno dei figli di Sayyid Hasan ar-Rida al-Mahdi el-Senussi, principe ereditario del Regno di Libia dall’ottobre 1956 al settembre 1969, quando la monarchia fu abolita.
Il 1° settembre 1969 un gruppo di ufficiali dell’esercito libico, tra cui il colonnello Muammar Gheddafi, rovesciò re Idris di Libia e pose fine al governo de facto del principe ereditario.
È interessante notare che è stato l’erede “legittimo” al trono, il principe Mohammed, a richiedere aiuto, nella sua intervista ad Al-Jazeera English il 24 febbraio 2011, alla comunità internazionale per rimuovere dal potere il leader libico Muammar Gheddafi.
Sputnik News, 25 marzo 2016
L’analista politico statunitense Phil Butler racconta nel suo articolo per il New Eastern Outlook che il principe Mohammed el-Senussi è uno dei figli di Sayyid Hasan ar-Rida al-Mahdi el-Senussi, principe ereditario del Regno di Libia dall’ottobre 1956 al settembre 1969, quando la monarchia fu abolita.
Il 1° settembre 1969 un gruppo di ufficiali dell’esercito libico, tra cui il colonnello Muammar Gheddafi, rovesciò re Idris di Libia e pose fine al governo de facto del principe ereditario.
È interessante notare che è stato l’erede “legittimo” al trono, il principe Mohammed, a richiedere aiuto, nella sua intervista ad Al-Jazeera English il 24 febbraio 2011, alla comunità internazionale per rimuovere dal potere il leader libico Muammar Gheddafi.
sabato 19 marzo 2016
UN VIAGGIO A TRIPOLI
13 marzo 2016
Oggi, 14 marzo 2016, dalle parti di Agrigento è spuntata una bellissima giornata, inondata da un sole tiepido, brillante, dallo squittio delle rondini, dalle vocine stridule dei bambini...
Mi affaccio alla finestra e guardo il mare, il Mediterraneo, nostro padre silente e carico di problemi e sofferenze, e non posso che pensare ai popoli dell’altra sponda, alla Libia ridotta a un cumulo di macerie e di malefatte.
Penso, con terrore, alla nuova guerra che si sta apparecchiando e da “profeta” disarmato ho selezionato alcuni brani di un mio libro,( http://www.lafeltrinelli.it/libri/spataro-agostino/osservatore-pci-nella-libia-gheddafi/9788891054913) per offrire uno piccolo squarcio del clima politico che caratterizzava, negli '70 e '80, i rapporti molto speciali dell'Italia con la Libia, per dire che altre vie sono possibili.
Prima che distruggano completamente Tripoli, i popoli della Libia, a noi tanto cari, desidero far notare agli scettici e ai guerrafondai che, nonostante le difficoltà, le provocazioni, i ritardi e le incomprensioni, l'Italia, l'Unione Europea riuscivano a gestire le relazioni con il regime del colonnello Gheddafi nella pace e nella cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa.
Spero che se ne ricordino, soprattutto i nostri “decisori” che si apprestano ad assumere scelte gravi, forse irreversibili.
Prima d'incendiare e distruggere la Libia, scrissi che la Nato poteva vincere la guerra ma perdere il dopoguerra. Così è stato, è.
Oggi, si sta apparecchiando una nuova guerra che potrebbe risultare catastrofica. Per tutti. In primo luogo per la Libia, per l'Italia, per la Sicilia.
Oggi, 14 marzo 2016, dalle parti di Agrigento è spuntata una bellissima giornata, inondata da un sole tiepido, brillante, dallo squittio delle rondini, dalle vocine stridule dei bambini...
Mi affaccio alla finestra e guardo il mare, il Mediterraneo, nostro padre silente e carico di problemi e sofferenze, e non posso che pensare ai popoli dell’altra sponda, alla Libia ridotta a un cumulo di macerie e di malefatte.
Penso, con terrore, alla nuova guerra che si sta apparecchiando e da “profeta” disarmato ho selezionato alcuni brani di un mio libro,( http://www.lafeltrinelli.it/libri/spataro-agostino/osservatore-pci-nella-libia-gheddafi/9788891054913) per offrire uno piccolo squarcio del clima politico che caratterizzava, negli '70 e '80, i rapporti molto speciali dell'Italia con la Libia, per dire che altre vie sono possibili.
Prima che distruggano completamente Tripoli, i popoli della Libia, a noi tanto cari, desidero far notare agli scettici e ai guerrafondai che, nonostante le difficoltà, le provocazioni, i ritardi e le incomprensioni, l'Italia, l'Unione Europea riuscivano a gestire le relazioni con il regime del colonnello Gheddafi nella pace e nella cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa.
Spero che se ne ricordino, soprattutto i nostri “decisori” che si apprestano ad assumere scelte gravi, forse irreversibili.
Prima d'incendiare e distruggere la Libia, scrissi che la Nato poteva vincere la guerra ma perdere il dopoguerra. Così è stato, è.
Oggi, si sta apparecchiando una nuova guerra che potrebbe risultare catastrofica. Per tutti. In primo luogo per la Libia, per l'Italia, per la Sicilia.
mercoledì 17 giugno 2015
SBARCHI DI MASSA, L'UCRAINA DEL MEDITERRANEO
Postato il Sabato, 06 giugno @ 18:26:59 BST di davide
DI FEDERICO DEZZANI
federicodezzani.altervista.org
Dopo i 170.000 immigrati sbarcati nel 2014, il governo italiano stima per il 2015 un nuovo record da 400.000 arrivi, di cui un terzo profughi e due terzi clandestini: i numeri non sono paragonabili a quelli del Libano dove la popolazione è aumentata del 50% a causa della destabilizzazione siriana, ma sono comunque allarmati perché una massa senza alcun legame linguistico e culturale con l’Italia è scaricata su una società già esasperata dalla crisi economica. Dietro l’invasione si cela la volontà di Washington e Londra di replicare nel Mediterraneo la strategia adottata nell’est-europeo con la crisi ucraina: generare instabilità nel tentativo di puntellare la UE/NATO, spacciate come ancora di salvezza anziché come causa dell’immigrazione selvaggia. Dalla Marina Militare alle cooperative passando per i servizi segreti, diversi attori italiani assecondano l’operazione.
DI FEDERICO DEZZANI
federicodezzani.altervista.org
Dopo i 170.000 immigrati sbarcati nel 2014, il governo italiano stima per il 2015 un nuovo record da 400.000 arrivi, di cui un terzo profughi e due terzi clandestini: i numeri non sono paragonabili a quelli del Libano dove la popolazione è aumentata del 50% a causa della destabilizzazione siriana, ma sono comunque allarmati perché una massa senza alcun legame linguistico e culturale con l’Italia è scaricata su una società già esasperata dalla crisi economica. Dietro l’invasione si cela la volontà di Washington e Londra di replicare nel Mediterraneo la strategia adottata nell’est-europeo con la crisi ucraina: generare instabilità nel tentativo di puntellare la UE/NATO, spacciate come ancora di salvezza anziché come causa dell’immigrazione selvaggia. Dalla Marina Militare alle cooperative passando per i servizi segreti, diversi attori italiani assecondano l’operazione.
lunedì 1 settembre 2014
1 Settembre 1969 - La sola vera rivoluzione in Libia.
in questa data storica, voglio pubblicare un post di un ragazzo Libico ( o almeno così si definisce) non sono daccordo con alcune sue osservazioni ( Gheddafi, morto, e sui numeri dei ribelli) ma ancora una volta lasciamo che a parlare siano i libici.
1 Settembre 1969 - Una rivoluzione in Libia porta il colonnello Muammar Gheddafi al potere. Di fatto, in Libia, oggi è festa nazionale. Lo sapevate?
Forse è ora di porsi qualche domandina sulla Libia, Gheddafi e quanto abbiamo visto in Tv, dall’esplosione delle “primavere arabe” al brutale omicidio del colonnello. Però, prima, è necessario un piccolissimo riassunto della storia della Libia dalla rivoluzione che portò Gheddafi al potere fino a quella che lo uccise. Sarò breve, promesso :) LEGGETE TUTTO ATTENTAMENTE, CI SONO COSE CHE NON VI HANNO DETTO IN TV…
1 Settembre 1969 - Una rivoluzione in Libia porta il colonnello Muammar Gheddafi al potere. Di fatto, in Libia, oggi è festa nazionale. Lo sapevate?
Forse è ora di porsi qualche domandina sulla Libia, Gheddafi e quanto abbiamo visto in Tv, dall’esplosione delle “primavere arabe” al brutale omicidio del colonnello. Però, prima, è necessario un piccolissimo riassunto della storia della Libia dalla rivoluzione che portò Gheddafi al potere fino a quella che lo uccise. Sarò breve, promesso :) LEGGETE TUTTO ATTENTAMENTE, CI SONO COSE CHE NON VI HANNO DETTO IN TV…
giovedì 24 aprile 2014
La menzogna libica
10 aprile 2014.
- di Dean Henderson -
Il golpe del 2011 in Libia sarà ricordato in due modi. In primo luogo, ha segnato l’usurpazione e l’infiltrazione della primavera araba da parte delle agenzie d’intelligence occidentali e del Consiglio di cooperazione del Golfo. In secondo luogo, e peggio, rappresenta la distruzione della nazione più moderna e riuscita dell’Africa, nota dal 1977 al suo popolo come Jamahiriya Araba Socialista del Popolo Libico. Mentre ancora la propaganda degli illuminati si crogiola tra notizie fasulle che fanno rivivere la caricatura del “pazzo Gheddafi”, i loro giornalisti rigurgitato le psyops della CIA, i noti falsi sui “massacri e bombardamenti”. L’elemento più significativo del loro misero repertorio erano le bandiere rosse, verdi e nere tirate fuori dai “ribelli” di Bengasi, la bandiera della monarchia di re Idris. Ben presto nacque anche una banca centrale privata. La Libia era una colonia italiana dal 1911 fino al 1951, quando re Idris fu messo sul trono dagli inglesi. Firmò trattati con Gran Bretagna (1953), Stati Uniti (1954) e Italia (1956) permettendo a questi Paesi di stabilire basi militari, come la base aerea Wheelus nei pressi di Tripoli. Subito Exxon Mobil, British Petroleum e Agip ebbero enormi concessioni petrolifere. Re Idris era assai impopolare tra i libici poiché vendeva il loro Paese alle compagnie petrolifere estere. Le proteste furono represse assai brutalmente e la rivolta sotterranea crescente incluse molti delle forze armate. Nel 1969 un incruento colpo di Stato fu effettuato da poche decine di ufficiali che si facevano chiamare “ufficiali liberi”, sull’esempio di Gamal Nasser in Egitto. Nasser aveva guidato la ribellione che depose il re egiziano Faruq nel 1952. L’architetto del colpo di Stato libico del 1969 che pose fine alla monarchia di re Idris era un capitano dell’esercito di nome Muammar Gheddafi.
- di Dean Henderson -
Il golpe del 2011 in Libia sarà ricordato in due modi. In primo luogo, ha segnato l’usurpazione e l’infiltrazione della primavera araba da parte delle agenzie d’intelligence occidentali e del Consiglio di cooperazione del Golfo. In secondo luogo, e peggio, rappresenta la distruzione della nazione più moderna e riuscita dell’Africa, nota dal 1977 al suo popolo come Jamahiriya Araba Socialista del Popolo Libico. Mentre ancora la propaganda degli illuminati si crogiola tra notizie fasulle che fanno rivivere la caricatura del “pazzo Gheddafi”, i loro giornalisti rigurgitato le psyops della CIA, i noti falsi sui “massacri e bombardamenti”. L’elemento più significativo del loro misero repertorio erano le bandiere rosse, verdi e nere tirate fuori dai “ribelli” di Bengasi, la bandiera della monarchia di re Idris. Ben presto nacque anche una banca centrale privata. La Libia era una colonia italiana dal 1911 fino al 1951, quando re Idris fu messo sul trono dagli inglesi. Firmò trattati con Gran Bretagna (1953), Stati Uniti (1954) e Italia (1956) permettendo a questi Paesi di stabilire basi militari, come la base aerea Wheelus nei pressi di Tripoli. Subito Exxon Mobil, British Petroleum e Agip ebbero enormi concessioni petrolifere. Re Idris era assai impopolare tra i libici poiché vendeva il loro Paese alle compagnie petrolifere estere. Le proteste furono represse assai brutalmente e la rivolta sotterranea crescente incluse molti delle forze armate. Nel 1969 un incruento colpo di Stato fu effettuato da poche decine di ufficiali che si facevano chiamare “ufficiali liberi”, sull’esempio di Gamal Nasser in Egitto. Nasser aveva guidato la ribellione che depose il re egiziano Faruq nel 1952. L’architetto del colpo di Stato libico del 1969 che pose fine alla monarchia di re Idris era un capitano dell’esercito di nome Muammar Gheddafi.
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martedì 22 aprile 2014
LIBIA: un pò di storia
In nessun paese forse più che nella Libia si trovano i segni di civiltà tanto diverse. Basti pensare che, a partire dal 1000 avanti Cristo, sul suolo libico si sono succeduti via via Fenici, Greci, Romani, Vandali, Bizantini, Arabi, Spagnoli, Turchi ed Italiani.
Tutto ciò si spiega se si pensa alla situazione geografica della Libia. Essa si affaccia nel bel mezzo del mar Mediterraneo. E’ naturale quindi che il suo possesso sia stato accanitamente conteso fra quelle potenze che volevano avere il predominio su questo mare.
Le poche notizie che si hanno sulla Libia antica sono dovute soprattutto ad Erodoto, storico greco del V secolo avanti Cristo.
Egli ci informa che la Libia fu abitata nell’antichità da tribù abbastanza civili: i Berberi. Comunque, per avere notizie storiche precise sulla Libia antica, non si deve risalire oltre il 1000 avanti Cristo. Intorno a quell’epoca il territorio libico venne occupato dai Fenici. Come avevano fatto in altri paesi ove si erano spinti con le loro veloci navi, essi vi fondarono alcune colonie. Tra queste eccelse Leptis Magna (nella Tripolitania).
Tutto ciò si spiega se si pensa alla situazione geografica della Libia. Essa si affaccia nel bel mezzo del mar Mediterraneo. E’ naturale quindi che il suo possesso sia stato accanitamente conteso fra quelle potenze che volevano avere il predominio su questo mare.
Le poche notizie che si hanno sulla Libia antica sono dovute soprattutto ad Erodoto, storico greco del V secolo avanti Cristo.
Egli ci informa che la Libia fu abitata nell’antichità da tribù abbastanza civili: i Berberi. Comunque, per avere notizie storiche precise sulla Libia antica, non si deve risalire oltre il 1000 avanti Cristo. Intorno a quell’epoca il territorio libico venne occupato dai Fenici. Come avevano fatto in altri paesi ove si erano spinti con le loro veloci navi, essi vi fondarono alcune colonie. Tra queste eccelse Leptis Magna (nella Tripolitania).
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sabato 19 aprile 2014
Il libro verde di Gheddafi
Saturday, 23 April 2011 14:25 Enrico Giardino
Muammar Al Gheddafi non è solo il rivoluzionario che ha conquistato l’unità, l’autonomia e la prosperità della Libia e del suo popolo. Come altri rivoluzionari , ha prodotto una teoria originale anticapitalistica - filosofica e politica- dello Stato, della democrazia ,dell’economia e della società, altra e diversa da quella marxista e liberal-borghese (3^ teoria universale).Le sue idee sono sintetizzate nel”Libro Verde”qui descritto in una sua versione del 1980. Conferenze internazionali periodiche hanno discusso ed aggiornato questa teoria e queste idee.
1.Un pò di storia misconosciuta
La Libia è diventata formalmente “indipendente” nel 1951, a seguito delle lotte anticoloniali di molti popoli del mondo e dell’Africa. Per 22 anni (dal 1911) aveva subito una disumana e cruenta colonizzazione italiana e mussoliniana , fatta di barbare atrocità contro il popolo libico (di cui dobbiamo vergognarci). Dal 1943 al 1951 ha subito l’occupazione militare franco-britannica (vincitori della 2^ guerra mondiale), che – dopo il 1951 - avevano affidato ad un loro “suddito” – il re Idris Al Senussi - il governo del Paese.
Muammar Al Gheddafi non è solo il rivoluzionario che ha conquistato l’unità, l’autonomia e la prosperità della Libia e del suo popolo. Come altri rivoluzionari , ha prodotto una teoria originale anticapitalistica - filosofica e politica- dello Stato, della democrazia ,dell’economia e della società, altra e diversa da quella marxista e liberal-borghese (3^ teoria universale).Le sue idee sono sintetizzate nel”Libro Verde”qui descritto in una sua versione del 1980. Conferenze internazionali periodiche hanno discusso ed aggiornato questa teoria e queste idee.
1.Un pò di storia misconosciuta
La Libia è diventata formalmente “indipendente” nel 1951, a seguito delle lotte anticoloniali di molti popoli del mondo e dell’Africa. Per 22 anni (dal 1911) aveva subito una disumana e cruenta colonizzazione italiana e mussoliniana , fatta di barbare atrocità contro il popolo libico (di cui dobbiamo vergognarci). Dal 1943 al 1951 ha subito l’occupazione militare franco-britannica (vincitori della 2^ guerra mondiale), che – dopo il 1951 - avevano affidato ad un loro “suddito” – il re Idris Al Senussi - il governo del Paese.
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giovedì 13 febbraio 2014
Zeidan vuole riabilitare la monarchia libica
Posted: 2014-02-07
From: Mathaba
Non c'è limite al peggio, ora il governo fantoccio libico pensa addirittura al ritorno della monarchia.
Sembra una bufala ma purtroppo non è così: il Primo Ministro del governo fantoccio libico ha proposto al GNC (il parlamento libico) una legge per riabilitare il ruolo di Re Idris e dei suoi eredi.
From: Mathaba
Non c'è limite al peggio, ora il governo fantoccio libico pensa addirittura al ritorno della monarchia.
Sembra una bufala ma purtroppo non è così: il Primo Ministro del governo fantoccio libico ha proposto al GNC (il parlamento libico) una legge per riabilitare il ruolo di Re Idris e dei suoi eredi.
martedì 1 ottobre 2013
L'Italia ritorna sulla "quarta sponda"
26/6/2013
Di Manlio Dinucci
Nell’incontro col premier Letta durante il G8, il presidente Obama «ha chiesto una mano all’Italia per risolvere le tensioni in Libia». E Letta, da scolaro modello, ha tirato fuori dalla cartella il compito già fatto: “un piano italiano per la Libia”. Il ministro Bonino, fiera di tanto onore, giura: «Ce la metteremo tutta, la Libia è un paese che storicamente conosciamo bene». Non c’è dubbio. L’Italia la occupò nel 1911, soffocando nel sangue la rivolta popolare, usando negli anni ’30 armi chimiche contro le popolazioni che resistevano, internando 100.000 persone in campi di concentramento. E, quando dopo trent’anni perse la colonia, sostenne re Idris per mantenere i privilegi coloniali. Caduto Idris, si accordò con Gheddafi per avere accesso alle riserve energetiche della Repubblica libica ma, quando la macchina bellica USA/NATO si è mossa nel 2011 per demolire lo stato libico, il governo italiano ha stracciato, col consenso bipartisan del parlamento, il Trattato di amicizia firmato tre anni prima con Tripoli, fornendo basi e forze militari per la guerra. Una storia di cui essere fieri. Che continua con il piano italiano per la “transizione democratica” della Libia, dove – è costretto ad ammettere lo stesso Consiglio di sicurezza dell’ONU – si verificano «continue detenzioni arbitrarie, torture ed esecuzioni extragiudiziarie». In gioco, spiega la Bonino, c’è «non solo l’interesse dei libici ma il nostro interesse nazionale»: da qui «il fermo impegno del governo italiano per la stabilità del paese nordafricano».
Di Manlio Dinucci
Nell’incontro col premier Letta durante il G8, il presidente Obama «ha chiesto una mano all’Italia per risolvere le tensioni in Libia». E Letta, da scolaro modello, ha tirato fuori dalla cartella il compito già fatto: “un piano italiano per la Libia”. Il ministro Bonino, fiera di tanto onore, giura: «Ce la metteremo tutta, la Libia è un paese che storicamente conosciamo bene». Non c’è dubbio. L’Italia la occupò nel 1911, soffocando nel sangue la rivolta popolare, usando negli anni ’30 armi chimiche contro le popolazioni che resistevano, internando 100.000 persone in campi di concentramento. E, quando dopo trent’anni perse la colonia, sostenne re Idris per mantenere i privilegi coloniali. Caduto Idris, si accordò con Gheddafi per avere accesso alle riserve energetiche della Repubblica libica ma, quando la macchina bellica USA/NATO si è mossa nel 2011 per demolire lo stato libico, il governo italiano ha stracciato, col consenso bipartisan del parlamento, il Trattato di amicizia firmato tre anni prima con Tripoli, fornendo basi e forze militari per la guerra. Una storia di cui essere fieri. Che continua con il piano italiano per la “transizione democratica” della Libia, dove – è costretto ad ammettere lo stesso Consiglio di sicurezza dell’ONU – si verificano «continue detenzioni arbitrarie, torture ed esecuzioni extragiudiziarie». In gioco, spiega la Bonino, c’è «non solo l’interesse dei libici ma il nostro interesse nazionale»: da qui «il fermo impegno del governo italiano per la stabilità del paese nordafricano».
domenica 29 settembre 2013
Lo "stato fallito" libico
15/5/2013
Ripropongo tre articoli pubblicati a notevole distanza uno dall’altro, la cui lettura comparata offre però la possibilità di comprendere come gli Stati Uniti e i loro alleati membri della NATO abbiano gettato i semi da cui è “fiorito” l’attuale disastro geostrategico che ha consegnato la Libia al caos, ponendola sotto il controllo di bande di guerriglieri islamisti che fanno del settarismo tribale e religioso il proprio marchio distintivo.
Al-Qaeda: pedine dell’insurrezione della CIA dalla Libia allo Yemen
Di Webster Griffin Tarpley
Dopo due settimane di attacchi imperialistici, la Libia viene ora straziata dai terroristi di al-Qaeda, dalla guerra civile, dai raid aerei della NATO, dai missili Cruise, dai droni Predator e dagli aerei da combattimento C-130, tutte cose rese possibili dai ribelli della Cirenaica sostenuti dalla CIA. Commandos statunitensi, britannici, francesi e olandesi hanno assunto la leadership delle forze ribelli e le stanno armando con armamenti moderni in flagrante violazione dell’embargo sulle armi specificato nella risoluzione ONU 1973. Inoltre al-Qaeda, per conto suo, sta già rubando armi pesanti, come ha riferito il presidente del Ciad. La fatua retorica delle rivoluzioni colorate di matrice angloamericana si è dissolta, per mostrare alla luce del sole l’orrenda realtà di una cinica e brutale furia imperialistica volta a distruggere lo stesso Stato-nazione moderno.
Ripropongo tre articoli pubblicati a notevole distanza uno dall’altro, la cui lettura comparata offre però la possibilità di comprendere come gli Stati Uniti e i loro alleati membri della NATO abbiano gettato i semi da cui è “fiorito” l’attuale disastro geostrategico che ha consegnato la Libia al caos, ponendola sotto il controllo di bande di guerriglieri islamisti che fanno del settarismo tribale e religioso il proprio marchio distintivo.
Al-Qaeda: pedine dell’insurrezione della CIA dalla Libia allo Yemen
Di Webster Griffin Tarpley
Dopo due settimane di attacchi imperialistici, la Libia viene ora straziata dai terroristi di al-Qaeda, dalla guerra civile, dai raid aerei della NATO, dai missili Cruise, dai droni Predator e dagli aerei da combattimento C-130, tutte cose rese possibili dai ribelli della Cirenaica sostenuti dalla CIA. Commandos statunitensi, britannici, francesi e olandesi hanno assunto la leadership delle forze ribelli e le stanno armando con armamenti moderni in flagrante violazione dell’embargo sulle armi specificato nella risoluzione ONU 1973. Inoltre al-Qaeda, per conto suo, sta già rubando armi pesanti, come ha riferito il presidente del Ciad. La fatua retorica delle rivoluzioni colorate di matrice angloamericana si è dissolta, per mostrare alla luce del sole l’orrenda realtà di una cinica e brutale furia imperialistica volta a distruggere lo stesso Stato-nazione moderno.
venerdì 6 settembre 2013
Un giorno di Onore, Al Fatah 44
2/9/2013
Un giorno di onore, 44esimo anniversario della rivoluzione Verde in Libia.
Il primo Settembre 1969 un gruppo di persone valorose libero' la Libia dal regno di oppressione di Re Idris.
Fu una rivoluzione pacifica, non ci fu' nessun spargimento di sangue.
Alla guida di quel gruppo di rivoluzionari c'era un giovane militare chiamato Muammar Al-Gaddafi.
Quel giorno di 44 anni fa' rappresento' la rinascita della Libia e l'inizio della liberta' per il glorioso popolo di quella nazione africana.
Nel 1969 la Libia era in una situazione drammatica: Re Idris era un fantoccio delle potenze coloniali, le ricchezze scaturite dalla produzione petrolifera andavano nelle tasche di un elite che rappresentava solo l'1% della popolazione, il restante 99% soffriva la fame.
Un giorno di onore, 44esimo anniversario della rivoluzione Verde in Libia.
Il primo Settembre 1969 un gruppo di persone valorose libero' la Libia dal regno di oppressione di Re Idris.
Fu una rivoluzione pacifica, non ci fu' nessun spargimento di sangue.
Alla guida di quel gruppo di rivoluzionari c'era un giovane militare chiamato Muammar Al-Gaddafi.
Quel giorno di 44 anni fa' rappresento' la rinascita della Libia e l'inizio della liberta' per il glorioso popolo di quella nazione africana.
Nel 1969 la Libia era in una situazione drammatica: Re Idris era un fantoccio delle potenze coloniali, le ricchezze scaturite dalla produzione petrolifera andavano nelle tasche di un elite che rappresentava solo l'1% della popolazione, il restante 99% soffriva la fame.
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martedì 30 luglio 2013
Fuga all' inferno ed altre storie- un brano 2
3. Fuga all’inferno e altre storie è indubbiamente un’opera letteraria e, io credo, di apprezzabile qualità. Ma si tratta di un’opera letteraria che insieme al più noto, istituzionale e utopico Libro verde7 costituisce il corpus del pensiero politico di Gheddafi. Il pastore del deserto – così talvolta si autodefinisce – parla di politica al suo popolo nella forma della favola, dell’apologo. I racconti hanno sempre un contenuto politico: si tratti dei problemi del potere e del difficile rapporto con le masse, dell’urbanesimo e del progresso, dell’alienazione della persona di fronte alla prepotenza della modernità. Il leader Gheddafi, come è versatile nell’abbigliamento, parla più di una lingua: quella asserverativa e utopica del Libro Verde, quella fluviale dei suoi discorsi e del suo sito (www.algathafi.org/akrad-fr.htm) e quella poetica di questi racconti, spesso drammatici, nei quali assume la semplicità di un nomade pastore del deserto. «Benedetta sia tu, oh carovana» esclama scaraventato dalle circostanze al cospetto di problemi ardui e terrificanti.
Tutto questo invita a sforzarsi di capire la personalità dell’autore: non sono frequenti i capi di stato che scrivano racconti e si concedano alla letteratura non per vanità salottiera. Dobbiamo partire dal dato di fatto che Gheddafi è un capo di stato a tutti gli effetti, sperimentato nelle avversità (oltre l’embargo, l’accusa di «stato canaglia» e anche un bombardamento Usa) e tra i più longevi (in durata credo lo batte solo Fidel Castro), ha trasformato la Libia in una nazione e governa senza alcun incarico ufficiale: è soltanto il leader, el quaid, ma qui il soltanto è più di un tutto. Ma proprio per questo diventa più stringente la domanda: perché scrive racconti? La risposta la si deve cercare nella personalità di Gheddafi, utopica e realista, capace di avere tutto il cinismo del potere e di soffrirne l’angoscia, al punto di scrivere che vorrebbe fuggire all’inferno, per essere più sereno, riposare dalle fatiche di quel vero inferno che si trova nell'aldiquà.
A chi voglia saperne di più raccomando la lettura di Gheddafi, una sfida dal deserto di Angelo Del Boca e anche Di fronte a Gheddafi di Luciana Anzalone 8. Del Boca dice a Gheddafi che dovrebbe essere deluso dall’accoglienza debole che il suo popolo ha riservato al Libro Verde. La risposta di Gheddafi è secca e di verità. «La sua interpretazione – dice – è corretta. Certamente, sono deluso. I principi contenuti nel Libro Verde sono, ovviamente, principi utopistici. Se però la mia gente li avesse adottati, oggi vivremmo in un mondo più felice, più verde. Ma è difficile, con la gente di oggi, conseguire tali risultati. Di conseguenza il nostro mondo è ancora, purtroppo, di colore nero». L’uomo è utopista e realista: nello stesso Libro verde nel quale esalta la democrazia attraverso il potere del popolo, poi scrive: «Questa è la vera democrazia dal punto di vista teorico; ma nella realtà, sono sempre i più forti che dominano, e la parte più forte nella società è quella che comanda».
Tutto questo invita a sforzarsi di capire la personalità dell’autore: non sono frequenti i capi di stato che scrivano racconti e si concedano alla letteratura non per vanità salottiera. Dobbiamo partire dal dato di fatto che Gheddafi è un capo di stato a tutti gli effetti, sperimentato nelle avversità (oltre l’embargo, l’accusa di «stato canaglia» e anche un bombardamento Usa) e tra i più longevi (in durata credo lo batte solo Fidel Castro), ha trasformato la Libia in una nazione e governa senza alcun incarico ufficiale: è soltanto il leader, el quaid, ma qui il soltanto è più di un tutto. Ma proprio per questo diventa più stringente la domanda: perché scrive racconti? La risposta la si deve cercare nella personalità di Gheddafi, utopica e realista, capace di avere tutto il cinismo del potere e di soffrirne l’angoscia, al punto di scrivere che vorrebbe fuggire all’inferno, per essere più sereno, riposare dalle fatiche di quel vero inferno che si trova nell'aldiquà.
A chi voglia saperne di più raccomando la lettura di Gheddafi, una sfida dal deserto di Angelo Del Boca e anche Di fronte a Gheddafi di Luciana Anzalone 8. Del Boca dice a Gheddafi che dovrebbe essere deluso dall’accoglienza debole che il suo popolo ha riservato al Libro Verde. La risposta di Gheddafi è secca e di verità. «La sua interpretazione – dice – è corretta. Certamente, sono deluso. I principi contenuti nel Libro Verde sono, ovviamente, principi utopistici. Se però la mia gente li avesse adottati, oggi vivremmo in un mondo più felice, più verde. Ma è difficile, con la gente di oggi, conseguire tali risultati. Di conseguenza il nostro mondo è ancora, purtroppo, di colore nero». L’uomo è utopista e realista: nello stesso Libro verde nel quale esalta la democrazia attraverso il potere del popolo, poi scrive: «Questa è la vera democrazia dal punto di vista teorico; ma nella realtà, sono sempre i più forti che dominano, e la parte più forte nella società è quella che comanda».
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sabato 27 luglio 2013
Gheddafi attraverso i suoi scritti.
Comprendere Muhammar Gheddafi non era certo compito facile, sia per la complessità del personaggio, sia perché nel corso della sua vita egli ha attraversato diverse fasi personali e politiche. A un anno dalla sua morte nel mondo si registrano varie opinioni sul suo conto e non mancano quelle positive, soprattutto in Africa1. Tuttavia, in Europa e negli Stati Uniti il Colonnello non ha mai goduto di buona fama e la sua 2. Riflettendo su tale tendenza, negli anni ’80 Giulio Andreotti osservava: " io non penso davvero che gheddafi sia un cherubino, ma non mi piace il sistema di creare una specie di diavolo di turno, su cui riversare anche le colpe che non ha
immagine è stata abitualmente riassunta nei prototipi del terrorista o del buffone
immagine è stata abitualmente riassunta nei prototipi del terrorista o del buffone
martedì 25 giugno 2013
Libia. Battaglia a Bengasi contro le milizie “governative”.
10 giugno 2013.
È stata una vera e propria battaglia quella che si è combattuta sabato scorso a Bengasi, nell’est della Libia, quando un nutrito gruppo di dimostranti ha assaltato il quartier generale della Prima brigata della Libya Shield (“Scudo”), sigla che riunisce diverse milizie degli ex “ribelli” (tuwar) anti-Gheddafi e che, almeno in linea teorica, risponde al ministero dell’Interno. Il bilancio degli scontri è di almeno 31 morti e oltre un centinaio di feriti. Il giorno successivo, dopo un’audizione in Parlamento, il capo di Stato maggiore delle forze armate libiche Yussef al Mangoush (foto) ha presentato le proprie dimissioni che sono state subito accettate. Il suo vice Salem al-Gnaidy ha assunto la guida ad interim delle forze armate in attesa della nomina di un nuovo capo di Stato maggiore.
È stata una vera e propria battaglia quella che si è combattuta sabato scorso a Bengasi, nell’est della Libia, quando un nutrito gruppo di dimostranti ha assaltato il quartier generale della Prima brigata della Libya Shield (“Scudo”), sigla che riunisce diverse milizie degli ex “ribelli” (tuwar) anti-Gheddafi e che, almeno in linea teorica, risponde al ministero dell’Interno. Il bilancio degli scontri è di almeno 31 morti e oltre un centinaio di feriti. Il giorno successivo, dopo un’audizione in Parlamento, il capo di Stato maggiore delle forze armate libiche Yussef al Mangoush (foto) ha presentato le proprie dimissioni che sono state subito accettate. Il suo vice Salem al-Gnaidy ha assunto la guida ad interim delle forze armate in attesa della nomina di un nuovo capo di Stato maggiore.
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mercoledì 20 marzo 2013
La Libia dei ribelli tra pirateria e “guerra del mare”
Pubblicato il: 11 giugno, 2012
La Libia dei ribelli tra pirateria e “guerra del mare”
domenica 17 marzo 2013
A tu per tu con… Yvonne Di Vito
Pubblicato il: 10 marzo, 2012
A tu per tu con… Yvonne Di Vito
Guerra di Libia: un anno dopo
a cura di Andrea Fais
Circa un anno fa cominciavano le operazioni militari contro la Libia di Gheddafi, a seguito del consiglio di guerra riunitosi a Parigi per fare un riassunto delle menzogne raccolte nei due mesi precedenti a proposito di quanto stava avvenendo nel Paese mediterraneo. I bombardamenti della Nato sono andati avanti per tutta l’estate fino a settembre inoltrato, distruggendo città, abitazioni civili, scuole, ospedali, condutture idriche, pozzi, cantieri e quant’altro. In base alla risoluzione n. 1973 l’intervento occidentale avrebbe dovuto proteggere la popolazione. In realtà ha provocato migliaia di vittime e la deflagrazione etnica, sociale e politica di una nazione che, prima della guerra, era tra le più prospere dell’Africa. Tu, che per lavoro eri in contatto con alcuni libici e hai conosciuto proprio il Colonnello Gheddafi, sei stata in Libia durante quei travagliati mesi. Un anno dopo qual’è il ricordo personale di quei momenti?
Questa domanda va a toccare un tasto per me dolente. Ho vari ricordi che si accavallano in un mix di sensazioni che vanno dal dolore alla rabbia, dalla nostalgia al senso di impotenza per non aver potuto fare di più in quello che è stato uno degli episodi più bui e scorretti della storia moderna. Prima dell’inizio dell’aggressione, non vedrei altri termini per definirla, avevo già delle idee abbastanza chiare sulla Nato, sulle “pseudo operazioni umanitarie”, e su tutti i loschi interessi che vi girano intorno. Sapevo quanto alcune operazioni degli ultimi anni fossero giustificate solo dall’“oro nero” o da meri interessi di controllo geo-strategico, sapevo quanto alcune situazioni venissero sfruttate ma ero così ingenua da non arrivare ad ipotizzare rivolte costruite. Ero contraria alla guerra perché pensavo che la violenza non avrebbe potuto risolvere alcun problema, neanche laddove vi fosse realmente stato un problema da risolvere, ma in una rivoluzione “costruita” e “sovvenzionata” da una regia occulta è evidente doppiamente quanto tutto sia stato sbagliato fin dall’inizio. Prima che la Libia, un Paese Sovrano, fosse aggredita non avrei mai pensato di vivere in un mondo così malato da portare alla distruzione una nazione con bombe così intelligenti da uccidere migliaia di persone. Ho dei ricordi meravigliosi della Libia e dei Libici, ricordi che porterò sempre nel cuore, insieme a terribili e amari ricordi della mia ultima visita di luglio/agosto 2011. Quando la Libia era libera l’ho visitata in tutte le sue regioni apprezzandone le incredibili bellezze, dal paesaggio del Sahara che toglie il respiro con le sue dune alte centinaia di metri, ai siti patrimonio dell’Umanità come Leptis Magna o Sabratha; ho avuto modo di stringere sinceri rapporti di amicizia con le persone del posto, con alcune ho un legame speciale. I Libici sono ospitali, hanno il cuore puro, sono gioviali e aperti, sono coraggiosi e dignitosi come hanno dimostrato nella loro eroica resistenza.
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lunedì 11 febbraio 2013
Libia: dal caos alla dissoluzione pianificata
- Scivolare nel caos (ITA-ENG)
[20.03.2012] di John Cherian (trad. di Levred per GilGuySparks)
Un anno dopo l’intervento della NATO, la Libia si trova di fronte alla disintegrazione mentre la regione orientale ricca di petrolio va verso la semi-autonomia.
La Libia sembra essere sul punto di disintegrarsi un anno dopo l’intervento militare da parte dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO).
Nella prima settimana di marzo, i leader della regione orientale ricca di petrolio, che comprende Bengasi, punto focale della ribellione sostenuta dall’Occidente che spodestò Muammar Gheddafi, hanno annunciato l’intenzione di andare verso la “semi-autonomia” dal governo centrale.
La Libia sembra essere sul punto di disintegrarsi un anno dopo l’intervento militare da parte dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO).
Nella prima settimana di marzo, i leader della regione orientale ricca di petrolio, che comprende Bengasi, punto focale della ribellione sostenuta dall’Occidente che spodestò Muammar Gheddafi, hanno annunciato l’intenzione di andare verso la “semi-autonomia” dal governo centrale.
sabato 29 dicembre 2012
Muʿammar Abū Minyar ʿAbd al-Salām al-Qadhdhāfī
- Muʿammar Abū Minyar ʿAbd al-Salām al-Qadhdhāfī
(Orazione funebre di Chavez a Mu’ammar dal Giulio Cesare)[24.10.2011] di GilguySparks
Amici, libici, compagni, prestatemi orecchio; io vengo a seppellire Muʿammar, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa; e così sia per Muʿammar. Il nobile Jalil v’ha detto che Muʿammar era ambizioso: se così era, fu un ben grave difetto: e gravemente Muʿammar ne ha pagato il fio. Qui, col permesso di Jalil e degli altri – perché Jalil è uomo d’onore; così sono tutti, tutti uomini d’onore – io vengo a parlare al funerale di Muʿammar. Egli fu mio amico, fedele e giusto verso di me: ma Jalil dice che fu ambizioso; e Jalil è uomo d’onore. Molti prigionieri islamisti egli ha riportato a Tripoli, il prezzo del cui riscatto ha riempito il pubblico tesoro: sembrò questo atto ambizioso in Muʿammar?
Quando i poveri hanno pianto, Muʿammar ha versato lacrime: l’ambizione dovrebbe essere fatta di più rude stoffa; eppure Jalil dice ch’egli fu ambizioso; e Jalil è uomo d’onore.
Quando i poveri hanno pianto, Muʿammar ha versato lacrime: l’ambizione dovrebbe essere fatta di più rude stoffa; eppure Jalil dice ch’egli fu ambizioso; e Jalil è uomo d’onore.
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