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Visualizzazione post con etichetta libro verde. Mostra tutti i post
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domenica 5 novembre 2017

Esclusiva. Gheddafi, sei anni dopo. Ricordiamo il rais con suo cugino Ahmed Gaddaf al-Dam

a cura di Vanessa Tomassini –

Sono passati già sei anni dal 20 settembre 2011, quando Muammar Gheddafi è stato deposto lasciando il suo Paese nel caos, malgrado gli sforzi internazionali per rimetterlo in sesto. Sei anni dopo la sua cattura e la sua uccisione a Sirte, sua città natale, suo cugino Ahmed Gaddaf al-Dam, che per anni ha ricoperto il ruolo di inviato speciale di Tripoli al Cairo, ha voluto rendergli omaggio. Lo ha fatto con la pubblicazione del suo nuovo libro “Parla Gaddaf al-Dam, mezzo secolo con Gheddafi”, una sorta di autobiografia in cui narra il suo stretto rapporto con Muammar Gheddafi, dall’infanzia alla guerra militare tra la Libia e l’Egitto nel 1977, dalla fondazione dell’Esercito di Liberazione libica al ruolo di Gheddafi nella diffusione dell’Islam in Africa e in Asia. Raggiunto al Cairo durante la presentazione del suo libro, che sarà distribuito in tutti i Paesi arabi, abbiamo chiesto al generale Ahmed Gaddaf al-Dam, oggi funzionario politico del Fronte di Lotta Nazionale, di ricordare insieme suo cugino, Muammar Gheddafi.
– Qual è il ricordo più bello che ha di suo cugino?

domenica 4 dicembre 2016

Muammar Gheddafi su democrazia e referendum

                                                   I PARLAMENTI
I parlamenti sono la spina dorsale della democrazia tradizionale moderna,
regnante oggi nel mondo. Il parlamento è una rappresentanza ingannatrice del
popolo ed i sistemi parlamentari costituiscono una falsa soluzione del
problema della democrazia. Il parlamento è costituito fondamentalmente
come rappresentante del popolo, ma questo principio è in se stesso non
democratico, perché democrazia significa potere del popolo e non un potere
in rappresentanza di esso. L’esistenza stessa di un parlamento significa
assenza del popolo. La vera democrazia, però, non può esistere se non con la
presenza di rappresentanti di questo. I parlamenti, escludendo le masse
dall’esercizio del potere, e riservandosi a proprio vantaggio la sovranità
popolare, sono divenuti una barriera legale tra il popolo e il potere. Al popolo
non resta che la falsa apparenza della democrazia, che si manifesta nelle
lunghe file di elettori venuti a deporre nelle urne i loro voti.

mercoledì 22 giugno 2016

Gheddafi, il Libro Verde e l’attualità del suo pensiero


 
 In questo mese di giugno, Mu’Ammar Gheddafi avrebbe compiuto 74 anni; precisamente il 7 giugno, se gli anglo-franco-statunitensi non avessero pianificato il suo massacro nell’ottobre del 2011. Dopo la sua morte, la Libia si è trasformata in un Paese atomizzato in brigate armate che si contendono il potere attraverso tre sistemi di governo, di cui uno solo riconosciuto dalla comunità internazionale, ovvero il governo di Tobruk, di tipo nazionalista nasseriano. Gli altri due sono il governo di Tripoli, diretto dai partiti islamici moderati, e lo Stato Islamico dell’ISIS a Sirte. Lo scenario che viene presentato in Libia è quello di una balcanizzazione del Paese dove ormai nel cielo non splende più il verde di una volta.

domenica 12 giugno 2016

L'anticomunismo di Muamma'r Gheddafi

 di Lorenzo Centini
Muammar Gheddafi (7 Giugno 1942 - 20 Ottobre 2011) è stato di sicuro una delle figure del mondo arabo più peculiari e più fondanti nella costruzione di una etica e pratica politica araba. Sia che lo si voglia inserire nelle categorie "personalistiche" del Nasserismo, sia che si voglia leggere la Jhamayryya come esperimento ideologico e politico a se stante, è indubbio che il regime di Gheddafi, al netto di contrapposte simpatie, sia diventato, e sia tutt'ora un punto di riferimento per molti antimperialisti nel mondo.
Salito al potere nel 1969 e rovesciato a seguito dei primi atti della Guerra Civile Libica iniziata nel 2011, Gheddafi ha pertanto vissuto gli ultimi 15 anni di contrapposizioni bipolare, disarmato tuttavia di una arma ideologica adoperata spesso da altri ideologi arabi, il panarabismo. Gheddafi sale al potere solo un anno prima della morte di Nasser (1970) e non fa in tempo a caldeggiare la solidarietà araba che prima il Settembre Nero (1970 - 1971) e dopo gli accordi di Camp David (17 Settembre 1978) rompono per sempre l'idillio di una unità araba effettivamente percorribile.
Di qui la "confusione" ideologica gheddafiana, diretta figlia della mancanza di punti di riferimento internazionali di Tripoli. Dopo aver vanamente sostituito il panarabismo col panafricanismo («Sono Asia, è un’altra cosa» disse negli anni '90, riferendosi ai paesi Mediorientali con cui pure aveva imbastito la RAU, Repubblica Araba Unita) e a questo venature di panislamismo, Gheddafi dai primi duemila virò verso un gorbaciovismo che lo riabilitasse agli occhi dell'Occidente.


Muammar Gheddafi con Wojciech Jaruzelski (1923 - 2014)
L'ideologia di fondo che mosse Gheddafi e il suo regime, sviluppata sia negli anni della permanenza nell'esercito sia successivamente al 1969, e' espressa soprattutto nel "Libro Verde", edito in 3 parti nel 1975. In questo libro il Colonnello delinea quella che lui stesso definisce "Terza Teoria Universale", e che nella volontà di Gheddafi doveva costituirsi come il terzo incomodo tra Comunismo Sovietico e Capitalismo Americano.

sabato 22 agosto 2015

La donna ai tempi di Gheddafi

8 agosto 2015 Cristina Di Giorgi

Pienezza di diritti e rispetto delle diversità e del ruolo particolare dell’altra 'metà del cielo'
Per conoscere la situazione della Libia di oggi, basta sfogliare le pagine dei quotidiani o quelle virtuali dei siti internet di informazione. Il quadro che ne emerge è tutt’altro che roseo. a 4 anni dall' invasione dei NATO/RATTI tutti concordano che in Libia si stava meglio prima.
Lo hanno confermato tutti coloro che hanno risposto alle domande di Lorenzo Cremonesi, che ha pubblicato su Il Giornale un reportage nel quale a parlare sono coloro “che vivono sulla propria pelle la pesante quotidianità di un Paese frammentato in una miriade di tribù etnico - religiose e conteso tra due governi clan. Senza dimenticare i miliziani dell’Isis, disseminati a sud nel deserto”.

lunedì 4 maggio 2015

Libia: dieci cose su Gheddafi che non vogliono farti sapere

21 novembre 2014
Siovhan Cleo Crombie per urbantimes

Che cosa pensi quando senti il nome del Colonnello Gheddafi? Un tiranno? Un dittatore? Un terrorista? Beh, un cittadino della Libia potrebbe anche non essere d’accordo, ma vogliamo che sia tu a decidere.
Per 41 anni, fino alla sua "morte" , nell’Ottobre del 2011, Muammar Gheddafi ha fatto delle cose davvero sorprendenti per il suo Paese e ha cercato ripetutamente di unire e rendere più forte il continente africano.
Così, nonostante ciò che puoi aver sentito per radio o visto attraverso i media o la televisione, Gheddafi ha fatto cose rilevanti, che poco si addicono all’immagine di quel “feroce dittatore” dipinto dai media occidentali.

domenica 8 marzo 2015

Verita' scomode

Pubblicato: Venerdì, 27 February 2015 09:22
Scritto da Nicola Gottardi

Sembra impossibile da capire per noi occidentali, ma Al Kattafy e' stato anche "guida" di un governo che ha tentato di dare la Democrazia, con pieni Diritti, a tutti gli abitanti e di risollevare e unire l'Africa .



Cose che i nostri governanti, spacialmente gli oligarchi massonico-finanziari, non gradirono.
Tra i suoi successi , anche l'estrazione ( e la distribuzione) di acqua fossile, trovata sotto il deserto nell'interno della Libia, con conseguente diritto degli abitanti al terreno agricolo. Acquedotto pagato con la nazionalizazione del petrolio, cosa invisa a statunitensi e francesi.
Il governo precedente , infatti, viveva a Roma con i soldi ricevuti dagli USA per sfruttare il sottosuolo Libico.

sabato 19 aprile 2014

Il libro verde di Gheddafi

Saturday, 23 April 2011 14:25 Enrico Giardino
Muammar Al Gheddafi non è solo il rivoluzionario che ha conquistato l’unità, l’autonomia e la prosperità della Libia e del suo popolo. Come altri rivoluzionari , ha prodotto una teoria originale anticapitalistica - filosofica e politica- dello Stato, della democrazia ,dell’economia e della società, altra e diversa da quella marxista e liberal-borghese (3^ teoria universale).Le sue idee sono sintetizzate nel”Libro Verde”qui descritto in una sua versione del 1980. Conferenze internazionali periodiche hanno discusso ed aggiornato questa teoria e queste idee.

1.Un pò di storia misconosciuta

La Libia è diventata formalmente “indipendente” nel 1951, a seguito delle lotte anticoloniali di molti popoli del mondo e dell’Africa. Per 22 anni (dal 1911) aveva subito una disumana e cruenta colonizzazione italiana e mussoliniana , fatta di barbare atrocità contro il popolo libico (di cui dobbiamo vergognarci). Dal 1943 al 1951 ha subito l’occupazione militare franco-britannica (vincitori della 2^ guerra mondiale), che – dopo il 1951 - avevano affidato ad un loro “suddito” – il re Idris Al Senussi - il governo del Paese.

venerdì 6 settembre 2013

Un giorno di Onore, Al Fatah 44

2/9/2013
Un giorno di onore, 44esimo anniversario della rivoluzione Verde in Libia.

Il primo Settembre 1969 un gruppo di persone valorose libero' la Libia dal regno di oppressione di Re Idris.

Fu una rivoluzione pacifica, non ci fu' nessun spargimento di sangue.

Alla guida di quel gruppo di rivoluzionari c'era un giovane militare chiamato Muammar Al-Gaddafi.

Quel giorno di 44 anni fa' rappresento' la rinascita della Libia e l'inizio della liberta' per il glorioso popolo di quella nazione africana.

Nel 1969 la Libia era in una situazione drammatica: Re Idris era un fantoccio delle potenze coloniali, le ricchezze scaturite dalla produzione petrolifera andavano nelle tasche di un elite che rappresentava solo l'1% della popolazione, il restante 99% soffriva la fame.

giovedì 5 settembre 2013

Libyan Jamahiriya Broadcasting Corporation


29 marzo 2011
Ragione Sociale Libyan Jamahiriya Broadcasting Corporation
Indirizzo Al Nasr Street - LY61 Tripoli

Telefono 00218-213402107 -3468
Fax 00218-214445926 - 900
Responsabile Islam-Al Gheddafi
Sito WEB www.ljbc.net
E-Mail info@ljbc.net
Tipologia Nazionale



· Storia



Libyan Jamahiriya Broadcasting Corporation, più conosciuta come Al-Jamahiriya TV, è un canale televisivo libico controllato dal ministero dell'informazione del governo della Libia.



Il termine di Al-Jamahiriya può essere tradotto come "Repubblica Popolare" o "Stato delle masse".

giovedì 22 agosto 2013

La Libia non è da liberare da un regime sanguinario ma è un prodotto da conquistare

La Libia non è da liberare da un regime sanguinario ma è un prodotto da conquistare

www.ecplanet.com/node/2655

By Edoardo Capuano - Posted on 26 agosto 2011





La verità è che la Libia non è una nazione da liberare dal regime sanguinario di Mouammar Gheddafi, ma un prodotto da conquistare! Avete ascoltato i telegiornali? È pronta l'invasione di terra e i grandi politici di tutta Europa si stanno spartendo la succulenta torta, come hanno sempre fatto.

Il pianeta è ormai in agonia, le sue risorse stanno scarseggiando. Per il regime globale non c'è più scelta: bisogna depredare il più possibile; bisogna demonizzare abbastanza una nazione per giustificare al gregge (la maggior parte della popolazione mondiale che non si pone mai domande di come mai certi eventi prendono forma) un dato intervento militare. Ricordatevi: dopo la Libia toccherà alla Siria e poi all'Iran, ma non per liberare le nazioni da fantomatici tiranni bensì per depredarli delle loro risorse ed avviare così anche un processo di 'democratizzazione' che vada bene non ai cittadini bensì ai grandi banchieri globali. Un po' quello che sta succedendo con la frottola della grande crisi.

martedì 30 luglio 2013

Fuga all' inferno ed altre storie- un brano 2

3. Fuga all’inferno e altre storie è indubbiamente un’opera letteraria e, io credo, di apprezzabile qualità. Ma si tratta di un’opera letteraria che insieme al più noto, istituzionale e utopico Libro verde7 costituisce il corpus del pensiero politico di Gheddafi. Il pastore del deserto – così talvolta si autodefinisce – parla di politica al suo popolo nella forma della favola, dell’apologo. I racconti hanno sempre un contenuto politico: si tratti dei problemi del potere e del difficile rapporto con le masse, dell’urbanesimo e del progresso, dell’alienazione della persona di fronte alla prepotenza della modernità. Il leader Gheddafi, come è versatile nell’abbigliamento, parla più di una lingua: quella asserverativa e utopica del Libro Verde, quella fluviale dei suoi discorsi e del suo sito (www.algathafi.org/akrad-fr.htm) e quella poetica di questi racconti, spesso drammatici, nei quali assume la semplicità di un nomade pastore del deserto. «Benedetta sia tu, oh carovana» esclama scaraventato dalle circostanze al cospetto di problemi ardui e terrificanti.
Tutto questo invita a sforzarsi di capire la personalità dell’autore: non sono frequenti i capi di stato che scrivano racconti e si concedano alla letteratura non per vanità salottiera. Dobbiamo partire dal dato di fatto che Gheddafi è un capo di stato a tutti gli effetti, sperimentato nelle avversità (oltre l’embargo, l’accusa di «stato canaglia» e anche un bombardamento Usa) e tra i più longevi (in durata credo lo batte solo Fidel Castro), ha trasformato la Libia in una nazione e governa senza alcun incarico ufficiale: è soltanto il leader, el quaid, ma qui il soltanto è più di un tutto. Ma proprio per questo diventa più stringente la domanda: perché scrive racconti? La risposta la si deve cercare nella personalità di Gheddafi, utopica e realista, capace di avere tutto il cinismo del potere e di soffrirne l’angoscia, al punto di scrivere che vorrebbe fuggire all’inferno, per essere più sereno, riposare dalle fatiche di quel vero inferno che si trova nell'aldiquà.
A chi voglia saperne di più raccomando la lettura di Gheddafi, una sfida dal deserto di Angelo Del Boca e anche Di fronte a Gheddafi di Luciana Anzalone 8. Del Boca dice a Gheddafi che dovrebbe essere deluso dall’accoglienza debole che il suo popolo ha riservato al Libro Verde. La risposta di Gheddafi è secca e di verità. «La sua interpretazione – dice – è corretta. Certamente, sono deluso. I principi contenuti nel Libro Verde sono, ovviamente, principi utopistici. Se però la mia gente li avesse adottati, oggi vivremmo in un mondo più felice, più verde. Ma è difficile, con la gente di oggi, conseguire tali risultati. Di conseguenza il nostro mondo è ancora, purtroppo, di colore nero». L’uomo è utopista e realista: nello stesso Libro verde nel quale esalta la democrazia attraverso il potere del popolo, poi scrive: «Questa è la vera democrazia dal punto di vista teorico; ma nella realtà, sono sempre i più forti che dominano, e la parte più forte nella società è quella che comanda».

venerdì 26 luglio 2013

LO SPORT, L’EQUITAZIONE E GLI SPETTACOLI.

Lo sport può essere privato, come la preghiera che la persona recita da sola e
per proprio conto, anche dentro una stanza chiusa; oppure può essere
pubblico, quale è praticato collettivamente nei campi sportivi, come la
preghiera cui si adempie collettivamente nei luoghi di culto. Il primo tipo di
sport interessa personalmente il singolo individuo; il secondo riguarda tutto il
popolo, il quale lo pratica senza lasciare che nessuno lo faccia in sua vece.
Sarebbe irrazionale che le masse (gamàhìr) entrassero nei luoghi di culto,
senza pregare, solo per stare a guardare una persona o un gruppo che prega.
Allo stesso modo è irrazionale che esse entrino negli stadi e nei campi senza
praticare lo sport, solo per stare a guardare uno o più individui che giocano. Lo
sport è come il pregare, il mangiare, il riscaldare ed il ventilare. Sarebbe
sciocco che le masse entrassero in un ristorante per stare a guardare una
persona o un gruppo che mangia! Oppure che la gente lasciasse che una
persona o un gruppo godessero fisicamente del riscaldamento e dell’aria in
sua vece! Allo stesso modo è irrazionale che si permetta ad un individuo o ad
una squadra di monopolizzare lo sport escludendo la società, mentre essa
sopporta gli oneri di tale monopolizzazione a vantaggio di detto individuo o
detta squadra. Proprio come democraticamente non dovrebbe essere
permesso che il popolo autorizzi un individuo, un gruppo, fosse pure un
partito, una classe, una confessione religiosa, una tribù o un’assemblea, a
decidere del suo destino in sua vece o a sentire i suoi bisogni in sua vece. Lo
sport privato interessa solo chi lo pratica su sua responsabilità e a sue spese.
Lo sport pubblico è una necessità pubblica per la gente.

giovedì 25 luglio 2013

L' ISTRUZIONE, LA MUSICA E LE ARTI.

La scienza e l’apprendimento non consistono solo nel programma sistematico
e nelle materie ben classificate che i giovani sono costretti a imparare in libri
stampati durante determinate ore, mentre stanno seduti in fila. Questo tipo di
istruzione, che attualmente prevale in tutto il mondo, è un metodo contrario
alla libertà. L’istruzione coercitiva, di cui vanno fiere le nazioni al mondo ogni
volta che riescono a imporla ai giovani, è uno dei metodi repressivi della
libertà. E’ una soppressione forzata delle doti dell’essere umano, ed è altresì
un modo forzato di orientarne le scelte. E’ un atto dispotico, fatale alla libertà,
perché impedisce alla persona la libera scelta, l’originale inventiva e la
possibilità di brillare per il proprio talento. E’ dispotismo che la persona sia
costretta ad apprendere un siffatto programma. E’ dispotismo che vengano
imposte materie specifiche per indottrinare la gente. L’istruzione di tipo
coercitivo, l’istruzione metodizzata e sistematizzata, in realtà è un
abbrutimento forzato delle masse.

mercoledì 24 luglio 2013

LE MINORANZE, I NERI.

Che cos’è una minoranza (aqualliyyah)? Quali sono i suoi vantaggi e gli
svantaggi? Come va risolta la questione delle minoranze in accordo ai diversi
problemi dell’uomo alla luce de "La Terza Teoria Universale"? La minoranza è
solo di due tipi, non ve n’è terzo: uno è quello che fa parte di una nazione, che
la inquadra socialmente; l’altro è quello senza nazione, e senz’altro quadro
sociale tranne il proprio. Questo secondo tipo è quello che forma una delle
accumulazioni storiche che finiscono per costituire una nazione, in forza della
appartenenza e del destino comune. Tale minoranza - come è evidente - ha
diritti sociali propri, ed è sopruso che qualunque maggioranza abbia a
usurparli. Infatti la connotazione sociale è intrinseca, e non risulta possibile di
venire assegnata né tolta. I problemi politici ed economici della minoranza si
possono risolvere solo nell’ambito della società delle masse (mugtamà
gamàhìrì), nelle cui mani devono trovarsi il potere, la ricchezza e le armi. E’
dispotismo e ingiustizia considerare la minoranza solo in base al fatto che essa
è tale sotto l'aspetto politico ed economico.

martedì 23 luglio 2013

LA DONNA 2

Sono egualmente l’abuso e il dispotismo che obbligano la donna a espletare il
suo ruolo naturale in circostanze innaturali, mettendola in una situazione di
contrasto intrinseco. Se la donna rinuncia al suo ruolo naturale del parto e
della maternità essendovi costretta, sono esercitate su di lei tirannia e
dispotismo. La donna bisognosa di un lavoro, che la renda incapace di
assolvere alla sua missione naturale, non è libera essendovi costretta dal
bisogno, perché nel bisogno la libertà scompare. Vi sono circostanze
appropriate e anche necessarie perché sia agevolato alla donna
l’adempimento della sua missione naturale, diversa da quella dell’uomo.

lunedì 22 luglio 2013

LA DONNA 1

La donna è un essere umano e l’uomo è un essere umano. Su ciò non esiste
disaccordo né dubbio alcuno. La donna e l’uomo, dal punto di vista umano,
ovviamente sono uguali. Fare una discriminazione tra uomo e donna sul piano
umano è un’ingiustizia clamorosa e senza giustificazione. La donna mangia e
beve come mangia e beve l’uomo. La donna odia e ama come odia e ama
l’uomo. La donna pensa, apprende e capisce come pensa, apprende e capisce
l’uomo. La donna ha bisogno di alloggio, di vestiario e di mezzo di trasporto
come ha bisogno l’uomo. La donna ha fame e ha sete come ha fame e ha sete
l’uomo. Ma allora perché esiste l’uomo e perché esiste la donna? Certo la
società umana non è formata soltanto da uomini o soltanto da donne, ma da
entrambi, ossia da uomo e donna assieme per legge di natura. Perché non
sono stati creati solo uomini oppure solo donne? Qual’è inoltre la differenza
tra uomini e donne, ossia fra l’uomo e la donna? Perché il creato ha richiesto
la creazione dell’uomo e della donna, il che si realizza con l’esistenza di
entrambi, e non dell’uomo soltanto, o della donna soltanto? Deve
assolutamente esservi una necessità naturale a favore dell’esistenza di
entrambi, e non soltanto dell’uno, o soltanto dell’altra.

sabato 20 luglio 2013

LA NAZIONE.

La nazione (ummah) per l’individuo è un riparo politico nazionale, più distante
da quello sociale che la tribù fornisce ai suoi membri. Lo spirito tribale
(qabaliyyah) è la rovina della coscienza nazionale (qawmiyyah), poiché la
fedeltà (walà’) tribale indebolisce e danneggia quella nazionale, così come la
fedeltà familiare danneggia e indebolisce quella tribale. Il particolarismo
(ta’assub) nazionale, nella stessa misura in cui è necessario alla nazione, è
minaccevole per l’umanità. La nazione nella società umana è come la famiglia
nella tribù. Ogni qualvolta le famiglie di una stessa tribù si azzuffano
sostenendo ciascuna la propria causa, la tribù viene ovviamente minacciata.
Così quando i membri di una stessa famiglia si trovano in conflitto fra loro ed
ognuno parteggia a proprio vantaggio, la famiglia viene minacciata. E se le
tribù di una nazione si combattono fra loro sostenendo ciascuna i propri
interessi, quella nazione viene minacciata. Allo stesso modo sono male e
detrimento all’umanità il particolarismo nazionale e l’uso della forza nazionale
contro le nazioni deboli; oppure il progresso nazionale conseguito
appropriandosi di ciò che appartiene ad altra nazione. Però l’individuo forte,
rispettoso di se stesso, consapevole delle sue responsabilità personali è
importante ed utile alla famiglia; la famiglia rispettosa, forte, consapevole
della sua importanza è socialmente e materialmente utile alla tribù; la nazione
progredita, produttiva e civilizzata è utile al mondo intero.

venerdì 19 luglio 2013

LA FAMIGLIA, LA TRIBU'

La famiglia (usrah), rispetto ad ogni singolo individuo, è più importante dello stato. L’umanità conosce l’individuo (l’essere umano) e l’individuo (l’essere
umano) normale conosce la famiglia. La famiglia è la sua culla, la sua origine
ed il suo riparo sociale. Per natura l’umanità è l’individuo e la famiglia, e non è
lo stato. L’umanità non conosce ciò che si definisce "stato". Lo stato è un
ordinamento (nizàm) politico ed economico artificiale, e volte militare, con cui
l’umanità non ha rapporto né ha nulla a che vedere. La famiglia è esattamente
come la pianta singola nella natura che sta all’origine di tutte le altre. Invece il
trasformare la natura in colture, giardini etc. è un procedimento artificiale
senza alcun rapporto con la natura vera della pianta, formata da un certo
numero di rami, di foglie e di fiori. Analogicamente per la famiglia: che i fattori
politici, economici e militari abbiano finito per ridurre insiemi di famiglie a
forma di stato, non ha nulla a che vedere con l’umanità. Perciò qualunque
situazione, circostanza o procedimento che conduca allo smembramento della
famiglia, o alla sua dispersione e alla sua rovina è inumana ed innaturale; anzi,
è arbitraria. Esattamente come qualunque atto, circostanza o procedimento
che porta all’uccisione della pianta, allo smembramento dei suoi rami, al
danneggiamento e all’avvizzimento dei suoi fiori o delle sue foglie. La società
ove per qualsiasi circostanza vengono minacciate l’esistenza e l’unità della
famiglia, sono come un campo le cui piante vengono minacciate dall’erosione
delle acque, oppure dall’arsura o dall’incendio, dall’avvizzimento e dalla
siccità. Il giardino o il campo fiorente sono quelli le cui piante crescono in
modo naturale, fioriscono, impollinano e si radicano saldamente. Lo stesso è
per la società umana. La società fiorente è quella ove l’individuo si radica nella
famiglia in modo naturale ed ove fiorisce la famiglia. Infatti l’individuo si
radica nella famiglia umana come la foglia sul ramo o il ramo sull’albero, che
non ha significato né vita materiale qualora se ne stacchi. Come non ne ha
l’individuo se si stacca dalla famiglia, nel senso che senza questa è privo di
significato e di vita sociale. Se la società dovesse giungere a far esistere
l’essere umano all’infuori della famiglia, diverrebbe allora una società di
emarginati (sa’àlìk), paragonabile alle piante artificiali.

sabato 13 luglio 2013

BASE SOCIALE DELLA TERZA TEORIA UNIVERSALE.

Motore della storia umana è il fattore associativo delle Genti (igtimà’ì ay
qawm). La base della dinamica della storia è il vincolo associativo che tiene
legati i diversi gruppi umani, ciascuno singolarmente, dalla famiglia alla tribù
sino alla nazione (ummah). Gli eroi della storia sono individui che si sacrificano
per delle cause. Non esiste in merito altra possibile definizione. Ma quali
cause? Gli eroi sacrificano se stessi per amore degli altri. Ma quali altri? Quelli
che hanno un legame con loro. Il legame fra singolo e gruppo è di natura
associativa, ossia intercorrere fra individui di una stessa etnia (o Gente:
qawn). La base su cui si è formata l’etnia è la coscienza della nazione
(qawmityyah). Perciò quelle sono cause nazionali, ed il legame nazionale è
legame associativo: quello associativo deriva dal gruppo (gamà’ah), è cioè il
legame interno al gruppo; quello nazionale deriva dalla etnia, è cioè il legame
interno all’etnia. Il legame associativo è legame nazionale, e viceversa; dato
che il gruppo è etnia e che l’etnia è gruppo, anche se quest’ultimo può esserle
numericamente inferiore. Tralasciando qui la definizione particolare che
concerne il gruppo transitorio (gamà’ah muwaqqatah), che non ha legami
gentilizi fra i suoi membri. Infatti ciò che qui si intende per gruppo (gamà’ah) è
il gruppo perenne (gamà’ah dà’imah) in virtù dei legami della nazione [ovvero
è l’associatività nazionale].