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Visualizzazione post con etichetta Saif. Mostra tutti i post
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martedì 25 agosto 2020

Foto. Manifestazioni a sostegno di Saif Gheddafi in 3 città libiche


Foto. Manifestazioni a sostegno di Saif Gheddafi in 3 città libiche
Decine di persone si sono radunate questa settimana in tre città libiche per manifestare a sostegno di Saif Al-Islam Al-Gaddafi, figlio dell’ex Leader  Mu’ammar Al-Gaddafi.
Secondo Al-Wasat , le manifestazioni si sono svolte nelle città di Sirte, Bani Walid e Ghat, che si trovano nella Libia centro-settentrionale.
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Secondo quanto riferito, i partecipanti hanno mostrato foto dell’ex presidente libico, insieme ai suoi figli, Saif Al-Islam, Mu’tassem e Khamis.

venerdì 20 marzo 2020

La Corte penale internazionale continua ad interferire in Libia, rigettato l’appello di Saif Al Islam Gheddafi

Il 9 marzo 2020, la Camera d’appello della Corte penale internazionale (“ICC” o “Corte”) ha confermato all’unanimità la ricevibilità della causa contro Saif Al-Islam Gheddafi dinanzi alla Corte e ha respinto il suo ricorso contro la Camera preliminare I decisione che respinge la sua contestazione sull’ammissibilità della presente causa.
La Camera di appello ha ricordato che la Corte è “complementare alle giurisdizioni penali nazionali”. Un caso è inammissibile quando una persona “è già stata processata” e nessuna persona “che è stata processata da un altro tribunale” per crimini sotto la giurisdizione della CPI deve essere processata dalla CPI in relazione allo stesso comportamento. Nel riesaminare la decisione della Camera di prova, la Camera di ricorso non ha riscontrato alcun errore e ha concordato con la sua interpretazione dello Statuto di Roma, indicando che la decisione emessa da una giurisdizione nazionale deve essere definitiva prima che un caso possa essere dichiarato irricevibile.

lunedì 27 gennaio 2020

Libia, a Sirte tra i nostalgici di Gheddafi (e tifosi di Haftar: «Ci ha liberato»)

Viaggio nella roccaforte del clan del Colonnello, che vorrebbe al governo il figlio Saif al Islam. E che è controllata dalle truppe dell’uomo forte della Cirenaica, ma è ancora divisa fra tre tribù

Libia, a Sirte tra i nostalgici di Gheddafi (e tifosi di Haftar: «Ci ha liberato»)
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«Grazie Khalifa Haftar, che ci hai liberato dalle milizie di Misurata. Ma adesso aspettiamo Saif al Islam Gheddafi al governo». Non c’è voluto molto tempo prima che tanti tra gli abitanti di Sirte cominciassero a dire ad alta voce ciò che per otto lunghi anni aveva covato nel loro cuore, alimentato dal desiderio faticosamente represso di liberarsi.

martedì 19 novembre 2019

Ad otto anni dall’assassinio di Muammar Gheddafi

Scritto da Enrico Vigna
20 OTTOBRE 2011 – 20 OTTOBRE 2019  –   Per NON dimenticare

                        

“Il Colonnello Gheddafi e’ stato il piu’ grande combattente per la liberta’ dei popoli, del nostro tempo”. Nelson Mandela, un uomo che di liberta’…se ne intendeva!

Le sue ULTIME VOLONTA'


In nome di Dio clemente e misericordioso“Questa è la mia volontà. Io, Muammar bin Mohammad bin Abdussalam bi Humayd bin Abu Manyar bin Humayd bin Nayil al Fuhsi Gaddafi, giuro che non c’è altro Dio che Allah e che Maometto è il suo profeta, la pace sia con lui. Mi impegno a morire come un musulmano.

domenica 20 gennaio 2019

Libia, Saif Gheddafi favorevole ad elezioni presidenziali il più presto possibile

13/1/2019
Saif al-Islam Gheddafi
Saif al-Islam Gheddafi, figlio dell'ex leader libico Muammar Gheddafi, vuole che le elezioni presidenziali in Libia si tengano il prima possibile. Lo riporta oggi Bloomberg, citando il portavoce di Gheddafi.
"L'unica soluzione sono le elezioni. L'attuale situazione politica non è nell'interesse della popolazione libica", ha detto il portavoce.
Durante il vertice sulla Libia di Palermo, tenutosi nel capoluogo siciliano lo scorso autunno, l'ambasciatore delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame, ha osservato che le elezioni presidenziali non si possono tenere prima della fine del 2019, in quanto è necessario prima tenere elezioni parlamentari e poi un referendum costituzionale.

lunedì 3 dicembre 2018

Libia, il ritorno del figlio di Gheddafi «Solo io posso portare la pace»

Ricercato dall’Aia, libero a casa. I suoi emissari a Roma: «Aiutateci»
 Libia, il ritorno del figlio di Gheddafi «Solo io posso portare la pace»
«Saif al Islam intende partecipare al Forum nazionale libico che l’inviato dell’Onu Ghassam Salame intende organizzare già per gennaio prossimo. Una grande assemblea di riconciliazione mirata a preparare le elezioni politiche, che dovrebbero aver luogo entro la primavera del 2019. È un cittadino libico, dal 2011 non ha mai abbandonato il nostro Paese. Ha ogni diritto di concorrere per forgiarne il futuro». Il messaggio del principale erede politico di Muammar Gheddafi arriva forte e chiaro. «Non sono morto, come falsamente asserisce qualcuno. E neppure mi ritiro nella clandestinità e la fuga. Tutt’altro. Noi Gheddafi siamo stati estromessi ingiustamente dall’intervento militare della Nato e da forze illegali, che se non fosse stato per i raid stranieri avremmo facilmente battuto.

lunedì 26 novembre 2018

Libia: da Gheddafi a “15.000 milizie”

Risultati immagini per Saif al Islam Gheddafi immagini
Foto: Newsweek (da Google)

Nel memorandum 1) sulla Libia in merito alle politiche di disinformazione dell’Occidente sullo stato e sull’esercito libico, prima e durante la guerra d’aggressione scatenata dalla Nato e soci a partire dal marzo del 2011, Saif al Islam Khaddafi calcola che siano operanti allo stato attuale circa 15.000 milizie, gran parte delle quali ben armate e ben addestrate.
Il figlio di Gheddafi 2) non cita, perché presumibilmente lo da per scontato. la penetrazione di truppe d’invasione statunitensi, inglesi, francesi, italiane (trecento, di cui cento paracadusti della Folgore). E non cita la “rinascita” del terrorismo jihadista in particolare a Sirte e a Bengasi in seguito al ritorno dalla Siria degli oppositori più o meno democratici al governo di Assad (terrorismo che suo padre e il regime della Giamahiria aveva saputo contenere).

Lo stato considerato “fallito” da uomini di grande spessore morale come Giorgio Napolitano, oltre che dalle sinistre umanitarie e pacifiste, desiderose di bombardare e di uccidere, ora è realmente “fallito”, o , detto meglio, si trova nella condizione ideale perché gli avvoltoi dell’Occidente imperiale e i tagliagole locali possano disporne a loro piacimento.

sabato 10 novembre 2018

Saif, il figlio di Gheddafi che ancora condiziona la politica in Libia

Su di lui pende un mandato di arresto internazionale per «crimini contro l’umanità» ma intercetta simpatie e voti. E molti pensano che è meglio averlo come alleato che come nemico

4 novembre 2018.
 Saif al Islam Gheddafi ritratto su un manifesto con il padre in una foto d’archivio (Afp)
Certamente non sarà al summit di Palermo sulla Libia tra una settimana. Ed è quasi assodato che non verrà neppure menzionato nelle sessioni ufficiali. Di Saif al Islam Gheddafi al momento si sa poco. Il suo nascondiglio resta segreto: è in Libia? Il suo avvocato, Khaled Zaidi, scrive sui social che non intende affatto lasciare il Paese, nonostante i russi gli abbiano offerto asilo politico. Forse è a Bani Walid o Tarhouna, le città roccaforti dei fedelissimi di suo padre, oppure dagli zii ad Al Beida?

mercoledì 19 settembre 2018

CAOS LIBIA: "Non solo Haftar, potrebbe anche tornare Gheddafi"

Bene la conferenza di Roma sulla Libia, però se aspettiamo quella saremo tagliati fuori, dice FAUSTO BILOSLAVO. E non è nemmeno detto che alla fine la spunti Haftar
Khalifa Haftar (LaPresse) 
Khalifa Haftar (LaPresse)
Bene la conferenza di Roma sulla Libia, però se aspettiamo quella saremo tagliati fuori, dice Fausto Biloslavo, inviato di guerra del Giornale. Per ora la tregua tra le milizie sembra reggere, ma non dobbiamo farci illusioni perché "le variabili sono moltissime: dipende da cos'hanno in mente la Francia, lo stesso Haftar, l'Egitto, le milizie. Al momento prevale un atteggiamento di attesa". Perfino Haftar potrebbe non essere l'uomo forte definitivo, dice Biloslavo; "non è escluso che tocchi a Saif al Islam Gheddafi".

mercoledì 11 luglio 2018

2 parole sull' immigrazione, Salvini, Serraji e la situazione in Libia.

Visto che tutti parlano di immigrazione , Libia e problemi connessi come se avessero la soluzione pronta, come se fosse una questione su cui fare il tifo come allo stadio, ebbene 2 parole vorrei dirle anche io, tanto non le ascolterà nessuno, perchè io non rappresento nessuno, e non mi paga nessuno. 
 
 
PREMETTO che Salvini ed il governo Lega/5s hanno fatto un lavoro straordinario in questi pochi giorni, cercando di rimediare agli "errori" dei sinistri sinistrati in anni di NON governo.
Perchè "rrori" tra le virgolette?, Perchè la politica dei sinistri, ed anche degli altri partiti non presenta degli errori, ma segue una linea precisa, IMPOSTA dai loro padroni, Soros è quello che appare di più con la sua campagna "pro-immigrati" ma che in realtà li crea, gli immigrati, poi dietro ci sono i vari Rockefeller, Rotshild ecc.

giovedì 12 aprile 2018

Saif Gheddafi: Ho altre prove contro Sarkozy




Ferma restando la nostra condanna per l’eliminazione fisica del colonnello, rileviamo che il sordido Sarkozy, unicamente per nascondere le sue malefatte, non ha esitato a distruggere un paese sovrano e il suo popolo. L’ex presidente francese, in un mondo più giusto, dovrebbe essere sottoposto a giudizio dall’Alta Corte dell’Aja come criminale di guerra e condannato, quanto meno, alla medesima pena di Radovan Karadžić, Mirjan Kupreškić e altri, che hanno compiuto reati complessivamente meno gravi dei suoi.
Alcuni giorni or sono, Saif Gheddafi, ha rilasciato un’intervista telefonica a Zineb Ben Zita di Africanews, affidando a questi una serie di commenti e dichiarazioni sull’assassinio del padre Muammar Gheddafi. Dapprima ha voluto congratularsi con gli inquirenti francesi, che hanno sfidato la rete di protezione che protegge Sarkozy. L’ex presidente è attualmente in regime di semilibertà, nel quadro di un’indagine per appropriazione indebita di fondi pubblici, corruzione attiva e passiva.

lunedì 2 aprile 2018

Saif al-Islam Gheddafi: una presidenza per il bene della Libia e dell’Italia

Intervista a Michele Marsiglia, Presidente di FederPetroli, sul suo sostegno alla candidatura di Saif Gheddafi alla Presidenza

domenica 1 aprile 2018

Saif al-Islam Gheddafi. Parola alla Difesa: intervista esclusiva all’avvocato Khaled al-Zeidy

a cura di Vanessa Tomassini –
Il portavoce della Corte Penale Internazionale (CPI), Fadi El Abdallah, ha dichiarato durante un’intervista al nostro giornale, realizzata all’Aia in questi giorni, che se il figlio preferito del defunto leader libico, Saif al- Islam Gheddafi, vincesse le prossime elezioni presidenziali “per la Cpi non cambierebbe nulla e si troverebbe nella stessa situazione, in quanto la Corte ha emesso un mandato di arresto per il signor Gheddafi e continua a chiedere che si arrenda e si consegni. Il procuratore ha ribadito ciò al Consiglio di Sicurezza, chiedendo di aiutare le autorità libiche affinché collaborino meglio e rispettino l’ordine emesso dai giudici”. Il portavoce ha anche aggiunto che “il signor Gheddafi non è stato condannato, anzi è innocente fino a prova contraria”, è necessario che l’imputato si consegni alla corte “affinché i giudici dopo un giusto procedimento, stabiliscano se è colpevole o innocente”. Come avviene nelle migliori aule di tribunale ora la parola passa alla difesa, in un incontro esclusivo con l’avvocato storico della famiglia Gheddafi, Khaled al-Zaidy.

sabato 10 febbraio 2018

Libia. 7 anni dopo la RATSvoluzione Macron parla di “errore”: cosa ne pensa il cugino di Gheddafi

di Vanessa Tomassini –
“Popolo di Bengasi, abbiamo in costruzione 500mila unità abitative, abbiamo 7 nuove università, 7 nuovi aeroporti sui quali è iniziata la costruzione. Fratelli ci sono più di 200 miliardi di dollari di progetti in gioco. Ricordate le mie parole, non saranno finiti, saranno distrutti!”.
I media occidentali e i soliti esperti da salotto hanno definito nel 2011 queste parole di Saif al-Islam Gheddafi le solite minacce di un leader che non aveva via di uscita, ma a riascoltare il discorso del figlio del rais oggi più che minacce sembrano delle vere e proprie rivelazioni. Mentre le Nazioni Unite e la comunità internazionale continuano a spingere per le elezioni, nel paese nordafricano aumentano scontri tra milizie, esplosioni di autobombe, attacchi terroristici, rapimenti e insicurezza. Se il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, sabato scorso ha definito l’intervento militare in Libia “un grande errore”, un esponente politico libico della Camera dei Rappresentanti del popolo Tawergha – che ancora non riesce a far ritorno nella sua città – ha definito la Rivoluzione di Febbraio, “un disastro”, scatenando diverse e contrastanti reazioni. Ma come dargli torto?

venerdì 12 gennaio 2018

Saif Gheddafi: I crimini atroci contro il popolo libico//The atrocious crimes against the Libyan people





Saif è uno dei figli superstiti del colonnello Mu’ammar Gheddafi, Guida e Comandante della Rivoluzione della Libia. Quando Gheddafi prese il potere, instaurò dapprima una dittatura militare, poi si avvicinò al socialismo arabo ispirato da Gamāl ʿAbd al-Nāṣir Ḥusayn, politico, militare e Presidente della Repubblica egiziana.

mercoledì 10 gennaio 2018

Libia. Il ritorno di Saif al-Islam. Ne parliamo con l’avvocato della famiglia Gheddafi


a cura di Vanessa Tomassini –
“Il dottor Saif al-Islam Gheddafi sta bene e apparirà in pubblico e ai media secondo il suo programma per portare tutto il popolo libico ad un tavolo. Lui ora sta discutendo di questo con le tribù. Il vero processo politico è con i libici e le forze patriottiche. Il processo di dialogo a Tunisi, dove si discute sull’accordo di Skhirat, tiene conto delle persone che riconoscono la legittimità delle Nazioni Unite, non del popolo libico. Ciò che sta accadendo viene fatto per interessi personali e per rubare i soldi dei libici, questa non è la reale soluzione e il popolo libico non si aspetta nulla da questo processo. Saif al-Islam Gheddafi gode del grande supporto dei libici e delle tribù. È l’unico in grado di riportare la sicurezza nel Paese”. A dire questo a Notizie Geopolitiche è Khaled al-Zaidy, portavoce e rappresentante legale del dottor Saif al-Islam Gheddafi, il titolo è importante sottolinearlo vista la laurea del figlio preferito del compianto rais, conseguita alla celebre Università di Economia di Londra. L’erede quindi della Jamahiriya araba libica è in buona salute ed è pronto, come era stato anticipato sulle nostre pagine, a riprendere in mano la situazione, ma quello che tutti si stanno chiedendo è come potrà aggirare la condanna della Corte Internazionale di Giustizia di cui, come ci ha ricordato il nostro ambasciatore a Tripoli Perrone, l’Italia è un Paese fondatore. A tal proposito il portavoce della Corte Internazionale (Cpi) ha detto a questo giornale che “i giudici hanno riconosciuto gli sforzi della Libia per ripristinare lo stato di diritto. Tuttavia la Camera ha concluso che la Libia non era in grado di svolgere correttamente il processo a Gheddafi e ha scoperto che le prove presentate non sono sufficienti per ritenere che il tribunale libico e le indagini della CPI possano coprire lo stesso caso. Il 21 maggio 2014 la Camera d’appello Cpi ha confermato la decisione della Camera Preliminare, dichiarando chiuso il caso contro Saif Al-Islam Gheddafi. La Libia ha ancora l’obbligo di cooperare con la Cpi nell’arresto e la consegna immediata del sig. Gheddafi alla Corte”. Abbiamo fatto vedere questo dialogo a Khaled al-Zaidy, che ci ha spiegato la linea difensiva del suo assistito e i prossimi progetti della “Spada dell’Islam”.

sabato 2 dicembre 2017

Libia: non solo petrolio e gas da depredare. La presunta tratta di schiavi copre altro?


(di Andrea Cucco)


23/11/17 

Sulle macerie delle istituzioni libiche si stanno abbattendo diverse campagne mediatiche. Da vecchi e rodati lettori di Difesa Online, concorderete che nemmeno quattro manifestanti con una bandiera o un cartello si attivano “spontaneamente”...
L'ultimo caso che sta interessando da giorni la Libia riguarda una presunta "tratta di schiavi": un commercio inaccettabile per qualsiasi essere umano.
Sull'attendibilità e fondatezza del caso alcuni lettori d'oltremare hanno già sollevato dubbi e perplessità (leggi la lettera a Difesa Online).
Ma a cosa mai potrebbe portare un attacco sul piano umanitario in un Paese già devastato, un failed state?

lunedì 20 novembre 2017

Haftar, Gheddafi, Salamé: tre uomini chiave per una Libia unita

Il generale che comanda la Cirenaica, il figlio dell'ex rais Saif Al Islam e il nuovo inviato ONU ed ex ministro libanese, potrebbero essere decisivi per una svolta unitaria del paese.

27 giugno 2017 i Alfredo Mantici


Sabato 24 giugno un nuovo tassello si è aggiunto al disegno del generale Khalifa Haftar di conquistare il controllo completo della Libia orientale con l’occupazione pressoché totale della città di Bengasi. Le truppe della Lybian National Army al suo comando, dopo tre anni di dura lotta hanno conquistato il quartiere di Souq Al Hout, una delle ultime posizioni tenute dalla Benghazi Defence Brigade, una milizia islamista che, con l’appoggio finanziario del Qatar, era riuscita nel 2014 ad assumere il controllo della città da cui era partita la alsa rivolta contro Muhammar Gheddafi nel 2011.

La sconfitta degli islamisti di Bengasi probabilmente non è estranea al blocco totale imposto dall’Arabia Saudita, dagli stati del Golfo e dall’Egitto all’Emirato del Qatar, accusato non solo di sostenere il terrorismo islamista e gli estremisti della Fratellanza Musulmana in Nord Africa e Medio Oriente, ma anche di intrattenere ambigui rapporti di cooperazione con il regime sciita degli ayatollah iraniani.

Da due settimane, da quando cioè è stato imposto il blocco a Doha, tutti i flussi di finanziamento clandestino e di sostegno logistico alle milizie che in Libia, Siria e Iraq lottano per l’affermazione del Califfato islamico si sono interrotti. La perdita di Bengasi è una delle prime e più vistose conseguenze di ciò, visto che il generale è alleato privilegiato dell’Egitto del presidente Al Sisi, tra i principali attori regionali della guerra all’Islam salafita e uno degli ispiratori dell’offensiva diplomatico-commerciale contro il Qatar.

Mentre Haftar consolida il suo controllo sulla regione, in nome e per conto della House of Representatives di Tobruk, il parlamento della Cirenaica si ostina a non considerare legittimo il governo retto da Tripoli da Fajez Al Serraj. In questa impasse, le Nazioni Unite hanno deciso di nominare un nuovo inviato speciale nel paese, nel tentativo di dare nuovo impulso al processo di riunificazione delle fazioni che continuano una guerra civile di “bassa intensità” per assumere il pieno controllo della Libia.

SWITZERLAND-LIBYA-CONFLICT-RIGHTS-UN 
(l’ex inviato ONU in Libia, Martin Kobler)

domenica 5 novembre 2017

Esclusiva. Gheddafi, sei anni dopo. Ricordiamo il rais con suo cugino Ahmed Gaddaf al-Dam

a cura di Vanessa Tomassini –

Sono passati già sei anni dal 20 settembre 2011, quando Muammar Gheddafi è stato deposto lasciando il suo Paese nel caos, malgrado gli sforzi internazionali per rimetterlo in sesto. Sei anni dopo la sua cattura e la sua uccisione a Sirte, sua città natale, suo cugino Ahmed Gaddaf al-Dam, che per anni ha ricoperto il ruolo di inviato speciale di Tripoli al Cairo, ha voluto rendergli omaggio. Lo ha fatto con la pubblicazione del suo nuovo libro “Parla Gaddaf al-Dam, mezzo secolo con Gheddafi”, una sorta di autobiografia in cui narra il suo stretto rapporto con Muammar Gheddafi, dall’infanzia alla guerra militare tra la Libia e l’Egitto nel 1977, dalla fondazione dell’Esercito di Liberazione libica al ruolo di Gheddafi nella diffusione dell’Islam in Africa e in Asia. Raggiunto al Cairo durante la presentazione del suo libro, che sarà distribuito in tutti i Paesi arabi, abbiamo chiesto al generale Ahmed Gaddaf al-Dam, oggi funzionario politico del Fronte di Lotta Nazionale, di ricordare insieme suo cugino, Muammar Gheddafi.
– Qual è il ricordo più bello che ha di suo cugino?