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venerdì 20 marzo 2020

La Corte penale internazionale continua ad interferire in Libia, rigettato l’appello di Saif Al Islam Gheddafi

Il 9 marzo 2020, la Camera d’appello della Corte penale internazionale (“ICC” o “Corte”) ha confermato all’unanimità la ricevibilità della causa contro Saif Al-Islam Gheddafi dinanzi alla Corte e ha respinto il suo ricorso contro la Camera preliminare I decisione che respinge la sua contestazione sull’ammissibilità della presente causa.
La Camera di appello ha ricordato che la Corte è “complementare alle giurisdizioni penali nazionali”. Un caso è inammissibile quando una persona “è già stata processata” e nessuna persona “che è stata processata da un altro tribunale” per crimini sotto la giurisdizione della CPI deve essere processata dalla CPI in relazione allo stesso comportamento. Nel riesaminare la decisione della Camera di prova, la Camera di ricorso non ha riscontrato alcun errore e ha concordato con la sua interpretazione dello Statuto di Roma, indicando che la decisione emessa da una giurisdizione nazionale deve essere definitiva prima che un caso possa essere dichiarato irricevibile.

lunedì 17 febbraio 2020

Consiglio supremo delle tribù: “nessun processo politico senza la sconfitta di milizie e terroristi”

Di Vanessa Tomassini.
Il Consiglio Supremo delle Tribù e Città libiche ha emesso domenica 9 febbraio una dichiarazione con cui accusa il capo della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), Ghassan Salamé, di sostenere il Governo di Accordo Nazionale (GNA).
Dopo aver seguito il suo operato, il Consiglio “è arrivato alla convinzione che Ghassan Salamé lavora come capo della Comunità internazionale per sostenere il governo di Al-Sarraj e non per sostenere il popolo libico”. Afferma la dichiarazione aggiungendo che “l’inviato del Segretario Generale delle Nazioni Unite ha sempre pubblicato rapporti pieni di errori a favore del Governo di al-Wefaq, il che dimostra che non è neutrale”.
Il Consiglio Supremo delle Tribù e Città libiche rivela che la Fratellanza Musulmana “pur essendo una minoranza in Libia, vede assegnata la metà dei seggi all’incontro di Ginevra, mentre la stragrande maggioranza del popolo libico non è rappresentata affatto. Il che comporterà il riciclaggio dei Fratelli e delle organizzazioni terroristiche sulla scena dopo che i libici si sono pronunciati e li abbiano fatti uscire sconfitti alle elezioni tre volte di fila”.
La dichiarazione ricorda inoltre che i libici hanno affrontato i fratelli musulmani con la forza militare quando questi hanno rifiutato i risultati delle elezioni nel 2014, indicando che un “mistero” circonda il metodo del processo di pace nella scelta dei 14 mebri delle delegazioni a Ginevra, che escludono “le componenti attive e influenti che costituiscono la stragrande maggioranza della scena libica”.
La dichiarazione ha criticato la partecipazione degli ebrei in una seduta della riunione di Ginevra, “ignorando il fatto che gli ebrei se ne andarono volontariamente nel 1948 e l’ultimo se ne andò volontariamente più di mezzo secolo fa, in risposta alla chiamata della loro terra presunta, abbracciarono il pensiero sionista, rinunciando alla cittadinanza libica e occupando beni immobili dei palestinesi”.

martedì 4 febbraio 2020

Bani Walid. La riunione delle tribù libiche riassunta in 6 punti

Di Vanessa Tomassini.
Martedì 28 gennaio 2019 si sono riuniti a Bani Walid, su invito del Consiglio Sociale della tribù Warfalla, gli sceicchi e i dignitari di diverse tribù libiche. La riunione, per cui si è adoperato lo sceicco Mohammed al-Barghouti, figura chiave nel raggiungimento del cessate il fuoco a sud di Tripoli nel 2018, ha rilasciato una dichiarazione d’intenti che verranno condivisi e discussi nei prossimi giorni con le tribù dell’est, Maslata e Zliten.
I notabili, i rappresentanti e i leader delle tribù, delle città e delle componenti sociali libiche hanno concordato:

mercoledì 4 luglio 2018

«La Libia oggi è uno Stato orfano Se sprofonda pagheremo anche noi»

Franco Venturini, editorialista del Corriere della Sera e grande esperto di Africa, il 21 giugno sulle Terrazze del Corriere parla dell’Italia in rapporto alla crisi libica
Franco Venturini, editorialista del Corriere della Sera, è un grande esperto di politica internazionale e gran conoscitore degli avvenimenti in Nord Africa, soprattutto quelli avvenuti in Libia. Giovedì 21 giugno sarà sulle Terrazze del Corriere, in piazza Massari, a parlarne con gli ospiti che da sei settimane stanno seguendo il programma di approfondimento sull’Africa organizzato dal nostro giornale e dalla Fondazione Corriere della Sera in collaborazione con la rivista Africa. Gli abbiamo chiesto di anticiparci alcuni temi della sua lezione incentrata appunto sullo stato dei fatti in quella martoriata regione africana. Insieme con lui Daniele Bellocchio, giornalista free-lance nel continente, che affronterà invece le crisi dimenticate, dal Sudan alla Somalia.
La Libia è ancora uno Stato o ha smesso di esserlo dopo la caduta di Gheddafi?«E’ uno Stato orfano. Muammar Gheddafi non era certamente uno stinco di santo, ma era bravissimo nel tenere insieme un Paese che la colonizzazione italiana aveva unificato e che tuttavia rimaneva diviso in territori, tribù, tendenze politiche e religiose. Oggi, eliminato Gheddafi nella guerra del 2011, la Libia è tornata a spezzettarsi anche al di là delle due principali entità, la Tripolitania guidata formalmente da Serraj e la Cirenaica da Haftar. Il primo è riconosciuto dalla comunità internazionale e dall’Onu, dunque bisognerebbe ritenere che lo Stato sia lì, a Tripoli, e che lui ne sia il capo. Apparenze formali, che non corrispondono alla realtà».

domenica 1 luglio 2018

Intervista al Presidente del Consiglio Supremo delle Tribù, “ Si aggiunge una nuova guerra tra Italia e Francia”


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Pubblicato il
Di Vanessa Tomassini.
Dopo l’attacco da parte di Ibrahim Jadhran alla Mezzaluna petrolifera, avvenuto la settimana scorsa, malgrado l’esercito di Khalifa Haftar sia riuscito a ristabilire il controllo sulla regione, si rincorrono le voci di un intervento sul campo da parte delle Nazioni Unite. Mentre sui social si diffondono le immagini di miliziani ciadiani giunti a Misurata, c’è chi insinua anche che Jadhran avrebbe trovato ospitalità nella città dei Fratelli Musulmani, dove sorge l’ospedale da campo italiano. Diverse fonti sostengono perfino che Jadhran, aiutato forse da un esponente del Governo di Tripoli, sarebbe pronto a lasciare la Libia diretto verso la Turchia. Non è un caso che, già nel 2016, l’ex capo delle Petroleum Facility Guards incontrò, proprio ad Instanbul, i funzionari di USA e Regno Unito per discutere del sollevamento del blocco della mezzaluna petrolifera. Pur non essendoci elementi a sufficienza per stabilire se queste voci siano fondate, quel che è certo è che i libici iniziano ad essere sempre più insofferenti della politica straniera a casa loro, soprattutto se a tutto questo si aggiunge la spinosa questione “migranti” e centri di accoglienza. Per capire che aria tira, abbiamo incontrato il presidente del Consiglio Supremo delle Tribù di Warshefana, Abu Amid al-Mabrouk.
-In molti affermano che ci sia il coinvolgimento di Paesi stranieri nel disastro della Mezzaluna petrolifera, è così?
“Innanzitutto bisogna dire che il Governo di Accordo Nazionale, sotto la guida di Fayez al-Serraj e supportato dalla comunità internazionale, è coinvolto in quello che è successo nella Mezzaluna. Ci sono informazioni, anche se non ancora confermate, che alcuni italiani siano passati da Misurata per andare a Ras Lanuf. Penso che alla vecchia lotta per il potere, si sia aggiunto un altro tipo di guerra tra la Francia e l’Italia, quella attraverso le compagnie petrolifere italiane e la francese Total”.

giovedì 22 giugno 2017

Il Rigoletto/ Tutta la verità sul caos in Libia

15 giugno 2017
In libreria per Jaca Book "Libia - Da colonia italiana a colonia globale" di Paolo Sensini

Nei primi mesi del 2011, a cent’anni esatti dall’impresa coloniale italiana in Libia, si è consumato un nuovo intervento militare contro il Paese nordafricano. Artefici di quest’attacco piratesco, come è qui documentato con precisione, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, a cui presto si è dovuta accodare anche l’Italia, il più stretto e importante partner economico-commerciale della Libia. Ne è seguito un disastro immane le cui vere ragioni sono state tenute nascoste al pubblico internazionale.
Con molta lentezza, mentre si consumava la tragedia che ha dilaniato l’ex colonia italiana, sono emersi qua e là taluni brandelli di notizie sulle cause che hanno portato all’entrata in guerra della NATO contro Mu’ammar Gheddafi. Ma, come già era avvenuto, i media mainstream hanno continuato a tacere sul disegno e le finalità complessive dell’operazione. Oltre a non reclamare giustizia per gli «uomini di Stato» responsabili di una tale catastrofe sociale e umanitaria.
Il libro di Paolo Sensini rappresenta un contributo imprescindibile per chiunque voglia davvero capire cos’è accaduto in Libia e, più in generale, su ciò che è ormai passato alla storia con il roboante nome di «Primavera Araba». È un racconto avvincente, che ci guida per mano nel labirinto libico e di cui l’autore, che ha completato il quadro pubblicando importanti contributi sulla strategia del caos nel Vicino e Medio Oriente, ci aggiorna con dovizia fino agli ultimissimi eventi e oltre.
L’AUTORE
Paolo Sensini
, storico ed esperto di geopolitica, è autore di numerosi libri tra cui Il «dissenso» nella sinistra extraparlamentare italiana dal 1968 al 1977 (Rubbettino, Soveria Mannelli 2010), Libia 2011 (Jaca Book, Milano 2011), Divide et Impera, Strategie del caos per il XXI secolo nel Vicino e Medio Oriente (Mimesis, Milano 2013) e Sowing Chaos. Libya in the Wake of Humanitarian Intervention (Clarity Press, Atlanta 2016). Suoi scritti sono apparsi su varie riviste italiane ed estere.
paolo sensini Libia

sabato 27 agosto 2016

“In Libia, un regime che non rappresenta le tribú della Jamahiriya” ~ Intervista di Roberta Barbi a Paolo Sensini


ratto acrobatico
I primi raid degli Stati Uniti sulla città libica di Sirte hanno già provocato “pesanti perdite” tra i jihadisti dello ‘Stato islamico’ e hanno consentito alle truppe locali di farsi strada via terra, conquistando il quartiere centrale di Al-Dollar. I raid, autorizzati da Obama, erano stati chiesti dal governo di Tripoli, ma Mosca tuona: sono illegali. La Francia, intanto, promette maggiore collaborazione con al Sarraj. Per capire cosa sta avvenendo in Libia, Roberta Barbi ha sentito Paolo Sensini, storico e scrittore esperto dell’area.

venerdì 19 agosto 2016

Ecco a cosa mirano terroristi e ribelli in Libia

Un più deciso intervento militare in Libia potrebbe essere efficace sulla costa ma destabilizzerà l’entroterra e provocherà il collasso dell’intera regione. Per questo è importante che i vertici militari non sottovalutino i rischi strategici connessi con una probabile fuga degli estremismi islamici verso le infrastrutture energetiche e gli acquedotti del sud, elementi essenziali per la sopravvivenza della nazione.
Nonostante la ritirata da Sirte, il sedicente Stato Islamico – in difficoltà anche in Siria e in Iraq – mantiene direttamente il controllo di diverse province chiave: le coste libiche dai confini delle installazioni petrolifere 40 km ad ovest di Sirte fino ad Al Sidr, l’area di Tikah a sud di Bengasi, la costa compresa fra Battah e la periferia di Derna. Ma l’autoproclamatosi Califfato governa anche Sabratah e poi Ra’s Ajdir sul confine tunisino. Nell’interno, tiene numerose roccaforti; la provincia più vasta si trova nella zona di Bani Waled. A queste, si aggiungono una miriade di altre aree, ciascuna sotto il controllo di una delle tante tribù e più o meno direttamente collegate al terrorismo islamista.
I bombardamenti americani sono risultati efficaci ed hanno permesso alle truppe di terra fedeli al governo di accordo nazionale di Tripoli di riconquistare quasi interamente Sirte, dove il califfato aveva insediato i propri quartieri generali proprio nel complesso di Ouagadougou, il centro di comando realizzato da Gheddafi.

martedì 19 luglio 2016

Libia: Saif Al Islam Gheddafi ha contatti all' interno ed all' esterno ed oltre 10 città sono pronte a combattere al suo fianco

L' articolo che segue è una parziale traduzione di un articolo in arabo, ripreso da un interessante blog Russo, NON è una traduzione letterale, io non capisco l' arabo o il russo, è solo quello che si capisce usando il traduttore di Google.

Gli articoli originali sono:

domenica 20 marzo 2016

Libia: con un decreto secretato l’Italia invia le forze speciali. Ecco cosa sta succedendo

di 14/3/2016


Due Governi e due Parlamenti, nessuno Stato. In mezzo 140 qabila (tribù in arabo) che raccolgono circa l’80% della popolazione, 230 milizie armate e, ovviamente, Daesh.
Da un lato il Governo di Tripoli, rappresentanza dei Fratelli Musulmani che riconosce il Parlamento eletto nel 2012 e ha come Premier Omar al Hasi; dall’altro quello di Tobruk, eletto nel giugno del 2014, guidato ad Abdullah al-Thani, riconosciuto dall’Onu e “protetto” da 110mila uomini armati, tra i quali figurano quelli dell’Esercito Nazionale Libico guidato dal generale Khalifa Haftar. In questo contesto, i numerosi tentativi di formare un Governo di Unità Nazionale continuano a fallire.
Un unico Paese che politicamente e militarmente assomiglia a una matrioska, spaccato in pezzi che via via diventano sempre più piccoli, fragili, pericolosi e in pericolo.

giovedì 15 ottobre 2015

Messaggio di Saif al islam Gheddafi: vero? falso?

in questi giorni circola in rete un presunto SMS di Saif al islam Gheddafi, ovviamente sono partiti subiti i piagnistei, UUUUUUUUH le minacce.
Il messaggio è vero o è un falso? comunque non cè nessuna minaccia, il popolo Libico ha il diritto/dovere di riprendersi il proprio paese.

Libia, il figlio di Gheddafi all'Italia: "Combatteremo e vinceremo"

martedì 31 marzo 2015

La Libia, Leon ed i film comici

Dopo i negoziati tra le parti libiche,( tanto lunghi quanto inutili) voluti dall' inviato ONU, Bernardino Leon, adesso è stata sparata la "soluzione",proprio ora che le tribù libiche stanno ripulendo il paese dai vari terroristi, fratelli musulmani, ISIS e psicopatici dai tranti nomi. sembra di assistere ad un film comico, o ad una farsa, dipende dai punti di vista.

Il piano dell'Onu per la Libia
Scritto da: Andrea Signorelli - mercoledì 25 marzo 2015
Un consiglio di presidenza a tre, che coinvolga tutte le parti e che riporti il paese sulla strada dell'unità.
Bernardino Leon, il mediatore Onu per la Libia, sta mettendo a punto che possa ridare qualche speranza a un paese sull'orlo della guerra civile e spaccato in più parti. Già lunedì scorso aveva fatto sapere di ritenere possibile arrivare a un governo di unità nazionale entro la fine della settimana, adesso diventa più chiaro quale sia la strada per arrivare a un risultato di questo tipo.

sabato 21 marzo 2015

Che cosa serve alla Libia per essere pacificata

ultimamente circolano articoli, dove dei soloni/ so tutto io, ti spiegano cosa bisogna fare in Libia, eccone uno dei tanti.

Che cosa serve alla Libia per essere pacificata
14 - 03 - 2015 Gabriele Iacovino
Difficilmente il percorso negoziale libico potrà raggiungere dei risultati senza un approccio realmente regionale. L'analisi di Gabriele Iacovino, coordinatore degli analisti del Centro Studi Internazionali (CeSi) presieduto da Andrea Margelletti
Che la via diplomatica sia l’unica percorribile per ricercare una soluzione alla guerra civile libica è un punto che è andato rafforzandosi nelle ultime settimane. Lo ha affermato con forza il premier Matteo Renzi, ponendo l’accento sulla chiarezza della posizione italiana, lo hanno ribadito i governi di mezza Europa e lo ha riconosciuto anche l’amministrazione Obama, nelle pochissime dichiarazioni effettuate a riguardo. Troppo pericolosa una missione internazionale in questo momento dove, oltre la minaccia crescente della crescita esponenziale dello Stato Islamico (IS) nel Paese, vi è un aperto conflitto tra fazioni di difficile identificazione.

lunedì 5 gennaio 2015

La “Libia libera” è un’appendice dell’ISIS?

novembre 26, 2014 di Enrico Galoppini
C’è chi giura che finalmente la Libia è “libera”. Libera dalla “tirannia” e dal “dispotismo” di un solo uomo.

Ma a giudicare dal fatto che ancora moltissimi sono gli armati praticamente fuori controllo perché inquadrati in “milizie”, non si può dire che i cittadini di quella che fu la Jamahiriyya possano stare molto tranquilli e felici.

Il simulacro di Stato che ha sostituito la creazione sorta dal genio di Gheddafi assomiglia più che altro ad una specie di “guerra per bande” permanente, dove ciascuna fazione e tribù è riemersa col suo inconcludente settarismo politico e religioso.

martedì 16 dicembre 2014

Libia, premier al-Thinni annuncia: "Truppe verso Tripoli". Renzi invoca il dialogo, ma la resa dei conti è vicina

L'Huffington Post | Di Giulia Belardelli 11/12/2014

Si avvicina la resa dei conti tra il governo ufficiale della Libia, sostenuto dalle forze armate fedeli all’ex generale Khalifa Haftar,( in realtà sono le tribù onorevoli, quelle che non hanno tradito il loro paesea combattere) !! e la galassia di milizie islamiste che si fa chiamare “Alba della Libia”. Il premier libico Abdullah al-Thinni ha annunciato alla tv al Arabiya che “le truppe ufficiali stanno avanzando verso Tripoli per liberarla”. Le forze governative, ha spiegato il primo ministro, si muovono verso la capitale da ovest e non si fermeranno “finché non avranno successo”.

L’obiettivo è la riconquista di Tripoli, la capitale caduta in mano alla coalizione islamista nell’agosto 2014 e divenuta ormai il centro di un governo “parallelo” gestito da Alba della Libia. Le truppe governative mirano anche a riprendere il controllo del principale valico di frontiera con la Tunisia, in mano agli islamisti.

giovedì 4 dicembre 2014

Come l'Occidente desidera installare per forza Haftar in Libia

ita + eng
Come l'Occidente desidera installare per forza Haftar in Libia: il Times ( Gran Bretagna) : Haftar si sta preparando a marciare verso la capitale Tripoli
il Times britannico ha detto Giovedi che il Maggiore Generale Khalifa Belqasim Haftar, è stato accettato dalla Camera dei Rappresentanti a Tobruk al servizio nell'esercito libico, infine si è dichiarato disposto a lanciare un'offensiva di terra per liberare Tripoli. **** (Quello che non dicono è che Haftar non ha qualità di leadership, tutta la pulizia degli estremisti di Bengasi è stato fatto dalle tribù d'onore e dei civili di Bengasi mentre Haftar era a chilometri da tutti i combattimenti a Bengasi. Gran Bretagna, USA e Francia vogliono fare Haftar un eroe. non dimentichiamoci che è un uomo della CIA che ha combattuto contro la Jamahiryia per rovesciare Gheddafi, aveva anche la sua milizia. Dal 2011 al febbraio 2014 ha reso la vita di libici un inferno, fino a che USA , Regno Unito e Francia hanno deciso che non possono avere uno stato fallito così hanno finanziato Haftar, per inventare un colpo di stato in febbraio 2014, che nessun cittadino libico lo prese sul serio ed è stato condannato da tutti i libici, a questo punto si rifugiò a casa del Ambasciatore Deborah Jones a Tripoli è rimasto lì fino a che (USA / CIA) lo potevano prendere da Tripoli e lo spediremo via a Bengasi, dove gli sono state date tutte le forniture militari, aerei, consulenti, PR ed uomini dell' " esercito nazionale" che lo hanno seguito ed ha reso il secondo colpo di stato in maggio 2014.

sabato 22 novembre 2014

E poi? Il tabù dello “State building” libico

Scritto da adriano dirri – 8 gennaio 2014 – 14:51

sono passati 3 anni dalla "fine" della guerra civile e dell’intervento della coalizione dei volenterosi, in base all’ormai nota motivazione della “responsability to protect”, anche nota come R2P; essa è stata la norma sulla cui base è stata attaccata la Serbia nel 1999, poi formalizzata nel 2006 con Risoluzione del Consiglio di Sicurezza, in cui si afferma che lo Stato abbia la responsabilità di proteggere i propri cittadini dalle atrocità di massa (pulizia etnica, genocidio ecc.) e che, nel caso di negligenza nonché di incapacità, la comunità internazionale divenga la diretta responsabile nei confronti del popolo oppresso, con quindi il dovere di intervenire, anche militarmente, come ultima opzione. Tale questione tuttavia si interseca con una prassi in cui alcune questioni vengono amplificate, per interessi geopolitici ed economici, mentre altri minimizzati perché le relative entità statuali sono considerate partnership commerciali o semplicemente “amici”.

lunedì 11 agosto 2014

Libia, “Non aspettatevi niente di buono per il futuro”

5 agosto 2014
Varvelli spiega il caos libico: in Parlamento solo candidati indipendenti, nessuna forza politica
Silvia Favasuli

Se potesse rispondere solo Sì o No e gli chiedessero: «Il nuovo Parlamento libico risolverà la situazione?», lui risponderebbe un secco No. Arturo Varvelli, ricercatore Ispi e uno dei principali esperti in Italia di Libia, è convinto che nemmeno questi nuovi deputati (ieri la prima seduta a Tobruk) possano risollevare le sorti di un Paese crollato nel caos totale.

La Libia è il Paese dei continui e violenti scontri tra milizie ribelli all’aeroporto di Tripoli. Del ritiro dei diplomatici delle ambasciate occidentali. Dell’allarme lanciato solo pochi giorni fa da Abdul Rauf, capo della Commissione per le crisi e le emergenze del ministero della Sanità di Tripoli: «Il sistema sanitario rischia il collasso totale». In una Nazione che non è più nazione, la notizia che ieri, 4 agosto, il Parlamento ha eletto il Presidente della Camera non scalda granché. Non dà nessuna speranza. «Togliamoci subito l’idea che questo Parlamento possa cambiare qualcosa», interrompe Varvelli dopo pochi minuti di conversazione telefonica. «La Libia è in stato di anarchia e le istituzioni non hanno potere reale perché sono prive dell’uso della forza, ancora nelle mani di centinaia di milizie ribelli».

giovedì 7 agosto 2014

La situazione in Libia dal 20 maggio al 9 luglio 2014

Alessandro Lattanzio, 9/7/2014
Il 20 maggio, quattro massicce esplosioni colpivano la zona residenziale vicino alla strada per l’aeroporto di Tripoli, causando 4 morti e 7 feriti. La maggior parte delle forze del cosiddetto Scudo centrale della Libia era tornata a Misurata mentre un contingente era diretto verso Tripoli. L’Unione delle Famiglie dei Martiri di Misurata condannava le operazioni del generale Qalifa Haftar contro gli islamisti. Una milizia islamista aveva attacco l’ospedale di Derna. Uomini armati attaccavano anche la residenza del nuovo primo ministro libico Ahmad Mitiq. Le guardie di Mitiq risposero al fuoco ferendo e arrestando due aggressori.
Il 25 maggio gli Stati Uniti inviavano 1000 marine della nave d’assalto anfibio USS Bataan presso le coste Libiche, in vista dell’evacuazione dell’ambasciata degli Stati Uniti. Washington aveva suggerito ai suoi concittadini in Libia “di partire immediatamente“. Gli Stati Uniti dispiegavano a Sigonella 250 marine, 7 velivoli Osprey e 3 aerei da rifornimento. Muhammad Zahawi, capo di Ansar al-Sharia, avvertiva contro qualsiasi interferenza degli Stati Uniti nella rivolta in Libia, “Ricordiamo all’America le sconfitte in Afghanistan, Iraq e Somalia; dovrebbe affrontare qualcosa di molto peggio in Libia. E’ stata l’America ad inviare Haftar a portare il Paese verso la guerra e lo spargimento di sangue“. Un ufficiale delle forze speciali degli Stati Uniti affermava che il dispiegamento di droni e 80 soldati statunitensi in Ciad era volto ad intensificare le operazioni regionali, “E’ un’operazione che comprende le cosiddette operazioni antiterrorismo in Nigeria, Ciad, Niger, Mali, Libia e Algeria“.

venerdì 30 maggio 2014

Miliziani di Misurata confluiscono a Tripoli

Posted: 2014-05-22
From: Mathaba
Il governo di occupazione della Libya ha chiesto aiuto ai terroristi di Misurata contro le truppe di Haftar.

Colonne di miliziani del Central Libya Shield stanno confluendo nella capitale Tripoli.

Dopo qualche giorno di attesa alla fine gli estremisti di Misurata stanno correndo in aiuto del governo di occupazione libico.

Siamo con molta probabilità alla vigilia della guerra civile tra gli occupanti della Libya, una guerra tra criminali, una guerra tra traditori del popolo libico.

Da una parte ci sono gli estremisti di Ansar al Sharia, Muslim Brotherhood, Al Qaeda, miliziani di Misurata e la maggioranza del governo fantoccio di Tripoli. Dall'altra parte ci sono miliziani di Zintan, paramilitari del Libyan National Army di Haftar, parte della Marina e Aereonautica militare e i federalisti della Cirenaica.

Dopo che la NATO ha regalato la Libya agli estremisti ora ha lanciato la seconda fase della colonizzazione: instaurare un uomo della CIA e storico traditore del popolo libico al potere per avere un accesso piú facile al petrolio libico.

La maggioranza del popolo libico non é schierata con nessuna delle due fazioni, i libici non vogliono ne i vecchi fantocci della NATO ne i nuovi capitanati dall' "americano" Haftar, i libici vogliono il ritorno della democrazia diretta, le tribú della Libia vogliono il ritorno della Jamahiriya.

Sono giorni di attesa, i colonizzatori della Libya si stanno avventurando in una guerra fraticida che gli annienterà, presto la Resistenza Verde libererà il Paese dagli invasori.
dr
Fonte: : www.mathaba.net/news/?x=634034