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venerdì 20 marzo 2020

La Corte penale internazionale continua ad interferire in Libia, rigettato l’appello di Saif Al Islam Gheddafi

Il 9 marzo 2020, la Camera d’appello della Corte penale internazionale (“ICC” o “Corte”) ha confermato all’unanimità la ricevibilità della causa contro Saif Al-Islam Gheddafi dinanzi alla Corte e ha respinto il suo ricorso contro la Camera preliminare I decisione che respinge la sua contestazione sull’ammissibilità della presente causa.
La Camera di appello ha ricordato che la Corte è “complementare alle giurisdizioni penali nazionali”. Un caso è inammissibile quando una persona “è già stata processata” e nessuna persona “che è stata processata da un altro tribunale” per crimini sotto la giurisdizione della CPI deve essere processata dalla CPI in relazione allo stesso comportamento. Nel riesaminare la decisione della Camera di prova, la Camera di ricorso non ha riscontrato alcun errore e ha concordato con la sua interpretazione dello Statuto di Roma, indicando che la decisione emessa da una giurisdizione nazionale deve essere definitiva prima che un caso possa essere dichiarato irricevibile.

giovedì 20 giugno 2019

Esclusiva. Mohamed al Gali parla dei video con Mahmoud al Werfalli e sfida la CPI, “Collabora con i terroristi”

Di Vanessa Tomassini.

Bengasi, 5 giugno 2019 – “Ho iniziato a pubblicare le notizie riguardanti gruppi estremisti e terroristi su Facebook e Twitter a partire dal 2012, quando la città era sotto il controllo dei jihadisti. Ho sempre utilizzato fonti locali, rispettando l’anonimato, perché in quel periodo non potevo espormi in prima persona. Nel 2014 hanno anche provato ad uccidermi, nessuno poteva mettere nemmeno un mi piace su Facebook perché sarebbe stato ammazzato. Ho documentato l’operazione dignità, al-Karama, fin dal suo lancio da parte del comando generale del Libyan National Army (LNA), lavorando come giornalista indipendente attraverso i social network. A partire dal 15 ottobre 2014, quando l’esercito è entrato ufficialmente qui a Bengasi, ho cominciato a lavorare come cronista con l’LNA per documentare quanto stava accadendo considerando che non era presente alcun canale che supportasse le operazioni militari. I miei account social sono diventati dei mezzi di informazione, fino a quando nel 2015 abbiamo creato un giornale chiamato Alwaqt News, a cui collaboravano redattori, fotografi e grafici. Abbiamo fatto tutto ciò volontariamente, senza venir retribuiti, solamente per mostrare al mondo con chi stavamo combattendo. Ho sempre rifiutato di collaborare con qualsiasi agenzia. Ho sempre raccontato tutto ciò che accadeva, compresi gli aspetti negativi, anche ciò che l’opinione pubblica non accettava. La maggior parte della gente sa che io supporto l’esercito, ma ho sempre documentato la verità anche quando alcuni canali affermavano che l’esercito perdeva questa o quella zona. Per questo la gente si è fidata di me. Dopo che la guerra è terminata ho ricevuto una mail nel mio account Yahoo dalla cancelleria della Corte Penale Internazionale (CPI)”.

giovedì 18 aprile 2019

La destituzione di Omar al-Bashir: cosa è successo in Sudan?

Il ministro della Difesa sudanese ha annunciato la rimozione e la detenzione di Omar al-Bashir. Una decisione presa sotto la pressione popolare che solleva interrogativi sul futuro del capo di stato destituito.


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Il presidente sudanese Omar al-Bashir, che è stato al potere per tre decenni, è stato deposto dall'esercito dopo un movimento di protesta popolare. L'11 aprile il ministro della Difesa Awad Ahmed Benawf ha parlato alla televisione di stato: "Annuncio, come ministro della Difesa, la caduta del regime e la detenzione in un luogo sicuro del suo capo." Questo annuncio segue i numerosi eventi che il paese ha conosciuto per diversi mesi.




Omar al-Bashir, che ha preso il potere nel 1989 con un colpo di stato, ha visto la sua autorità in discussione dopo la decisione presa del governo di triplicare il prezzo del pane 19 dicembre 2018. E 'inoltre aveva dichiarato lo stato di emergenza nazionale il 22 febbraio. Nella sua dichiarazione, Awad Ahmed Benawf ha riferito che un "consiglio militare di transizione" succederà al presidente deposto per almeno due anni. Ha inoltre approvato la chiusura delle frontiere e dello spazio aereo sudanese fino a nuovo avviso, così come in tutto il paese il cessate il fuoco, compreso il Darfur.

lunedì 3 dicembre 2018

Libia, il ritorno del figlio di Gheddafi «Solo io posso portare la pace»

Ricercato dall’Aia, libero a casa. I suoi emissari a Roma: «Aiutateci»
 Libia, il ritorno del figlio di Gheddafi «Solo io posso portare la pace»
«Saif al Islam intende partecipare al Forum nazionale libico che l’inviato dell’Onu Ghassam Salame intende organizzare già per gennaio prossimo. Una grande assemblea di riconciliazione mirata a preparare le elezioni politiche, che dovrebbero aver luogo entro la primavera del 2019. È un cittadino libico, dal 2011 non ha mai abbandonato il nostro Paese. Ha ogni diritto di concorrere per forgiarne il futuro». Il messaggio del principale erede politico di Muammar Gheddafi arriva forte e chiaro. «Non sono morto, come falsamente asserisce qualcuno. E neppure mi ritiro nella clandestinità e la fuga. Tutt’altro. Noi Gheddafi siamo stati estromessi ingiustamente dall’intervento militare della Nato e da forze illegali, che se non fosse stato per i raid stranieri avremmo facilmente battuto.

domenica 1 aprile 2018

Saif al-Islam Gheddafi. Parola alla Difesa: intervista esclusiva all’avvocato Khaled al-Zeidy

a cura di Vanessa Tomassini –
Il portavoce della Corte Penale Internazionale (CPI), Fadi El Abdallah, ha dichiarato durante un’intervista al nostro giornale, realizzata all’Aia in questi giorni, che se il figlio preferito del defunto leader libico, Saif al- Islam Gheddafi, vincesse le prossime elezioni presidenziali “per la Cpi non cambierebbe nulla e si troverebbe nella stessa situazione, in quanto la Corte ha emesso un mandato di arresto per il signor Gheddafi e continua a chiedere che si arrenda e si consegni. Il procuratore ha ribadito ciò al Consiglio di Sicurezza, chiedendo di aiutare le autorità libiche affinché collaborino meglio e rispettino l’ordine emesso dai giudici”. Il portavoce ha anche aggiunto che “il signor Gheddafi non è stato condannato, anzi è innocente fino a prova contraria”, è necessario che l’imputato si consegni alla corte “affinché i giudici dopo un giusto procedimento, stabiliscano se è colpevole o innocente”. Come avviene nelle migliori aule di tribunale ora la parola passa alla difesa, in un incontro esclusivo con l’avvocato storico della famiglia Gheddafi, Khaled al-Zaidy.

domenica 25 marzo 2018

Non solo Libia. Tutti i guai giudiziari di Sarkozy

Dal caso Bettencourt all'arbitrato Tapie, la magistratura francese è stata sempre costretta a seguire con attenzione la carriera dell'ex presidente

Non solo Libia. Tutti i guai giudiziari di Sarkozy 
Il fermo di Nicolas Sarkozy a Nanterre rientra nel capitolo dei finanziamenti illeciti alla sua campagna elettorale del 2007, ma i guai giudiziari dell'ex presidente francese, tra denunce, inchieste, rinvii a giudizio e archiviazioni, sono molto più ampi:

Finanziamenti illegali dalla Libia

Da aprile 2013 la giustizia francese indaga su finanziamenti illegali del regime libico di Muammar Gheddafi a sostegno della corsa all'Eliseo di Sarkozy nel 2007. Sulla base di centinaia di documenti e testimonianze è emerso un vero e proprio "sistema Sarkozy", una rete di personalità francesi e libiche coinvolte direttamente e indirettamente nei finanziamenti, ormai tutte identificate. Un caso complesso che racchiude interessi politici, diplomatici ed economici, con numerose zone d'ombra.

venerdì 12 gennaio 2018

Saif Gheddafi: I crimini atroci contro il popolo libico//The atrocious crimes against the Libyan people





Saif è uno dei figli superstiti del colonnello Mu’ammar Gheddafi, Guida e Comandante della Rivoluzione della Libia. Quando Gheddafi prese il potere, instaurò dapprima una dittatura militare, poi si avvicinò al socialismo arabo ispirato da Gamāl ʿAbd al-Nāṣir Ḥusayn, politico, militare e Presidente della Repubblica egiziana.

mercoledì 10 gennaio 2018

Libia. Il ritorno di Saif al-Islam. Ne parliamo con l’avvocato della famiglia Gheddafi


a cura di Vanessa Tomassini –
“Il dottor Saif al-Islam Gheddafi sta bene e apparirà in pubblico e ai media secondo il suo programma per portare tutto il popolo libico ad un tavolo. Lui ora sta discutendo di questo con le tribù. Il vero processo politico è con i libici e le forze patriottiche. Il processo di dialogo a Tunisi, dove si discute sull’accordo di Skhirat, tiene conto delle persone che riconoscono la legittimità delle Nazioni Unite, non del popolo libico. Ciò che sta accadendo viene fatto per interessi personali e per rubare i soldi dei libici, questa non è la reale soluzione e il popolo libico non si aspetta nulla da questo processo. Saif al-Islam Gheddafi gode del grande supporto dei libici e delle tribù. È l’unico in grado di riportare la sicurezza nel Paese”. A dire questo a Notizie Geopolitiche è Khaled al-Zaidy, portavoce e rappresentante legale del dottor Saif al-Islam Gheddafi, il titolo è importante sottolinearlo vista la laurea del figlio preferito del compianto rais, conseguita alla celebre Università di Economia di Londra. L’erede quindi della Jamahiriya araba libica è in buona salute ed è pronto, come era stato anticipato sulle nostre pagine, a riprendere in mano la situazione, ma quello che tutti si stanno chiedendo è come potrà aggirare la condanna della Corte Internazionale di Giustizia di cui, come ci ha ricordato il nostro ambasciatore a Tripoli Perrone, l’Italia è un Paese fondatore. A tal proposito il portavoce della Corte Internazionale (Cpi) ha detto a questo giornale che “i giudici hanno riconosciuto gli sforzi della Libia per ripristinare lo stato di diritto. Tuttavia la Camera ha concluso che la Libia non era in grado di svolgere correttamente il processo a Gheddafi e ha scoperto che le prove presentate non sono sufficienti per ritenere che il tribunale libico e le indagini della CPI possano coprire lo stesso caso. Il 21 maggio 2014 la Camera d’appello Cpi ha confermato la decisione della Camera Preliminare, dichiarando chiuso il caso contro Saif Al-Islam Gheddafi. La Libia ha ancora l’obbligo di cooperare con la Cpi nell’arresto e la consegna immediata del sig. Gheddafi alla Corte”. Abbiamo fatto vedere questo dialogo a Khaled al-Zaidy, che ci ha spiegato la linea difensiva del suo assistito e i prossimi progetti della “Spada dell’Islam”.

sabato 4 novembre 2017

Memorandum sulla Libia: disinformazione contro Stato, Guida ed Esercito

Mentre la NATO ha deliberatamente falsificato il dossier libico per arrogarsi il diritto di distruggere la Libia e assassinarne la Guida per gettarla nel caos, Sayf al-Islam Gheddafi rimane l’unica personalità capace di unire rapidamente le diverse tribù. Liberato di recente, ha scritto questo memorandum per esaminare la situazione giuridica del suo Paese.
| Tripoli (Libia)  
 

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Questo memorandum mira ad identificare ciò che il popolo libico ha subito negli ultimi sei anni. Questi crimini sono stati commessi in nome dell’interventismo umanitario, della protezione dei civili, dell’introduzione della democrazia e della prosperità. Le forze della NATO, con l’aiuto di certi Stati arabi e di certi libici, attaccarono la Libia con tutti i mezzi a disposizione. Le giustificazioni avanzate erano false quanto quelle per l’invasione dell’Iraq nel 2003. Fu la distruzione sistematica di un Paese sovrano e di una nazione pacifica. Questa nota tenta di presentare tali crimini alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e alle ONG, al fine di sostenere la Libia e il suo popolo negli innumerevoli sforzi per ricostruire questo piccolo Paese.

martedì 24 ottobre 2017

"I segreti della Corte", il nuovo progetto giornalistico del network EIC

Il consorzio di cui fa parte L'Espresso ha avuto accesso a 40mila documenti riservati sulla Corte Penale Internazionale, il tribunale contro i crimini di guerra basato a l'Aia. Ecco in breve che cosa raccontano le carte
 
di EIC







I segreti della Corte, il nuovo progetto giornalistico del network EIC
The Court Secrets è un nuovo progetto di EIC (European Investigative Collaborations), il network di giornalismo investigativo di cui fa parte L'Espresso, che nei mesi scorsi ha già pubblicato dossier come MaltaFiles e Football Leaks. Questa volta l'inchiesta riguarda Luis Moreno Ocampo, primo procuratore-capo della Corte Penale Internazionale (ICC), il tribunale creato dall'Onu per giudicare i crimini di guerra.

Gli articoli pubblicati dalle testate che partecipano ad EIC sono basati su 40.000 documenti tra cui conti finanziari, cablo diplomatici e corrispondenza. Il tutto verificato attraverso controlli incrociati con fonti aperte. Questi documenti, ottenuti da Mediapart (Francia) e condivisi con i membri di EIC, mettono in luce il modo in cui Ocampo ha profondamente alterato e screditato il Tribunale internazionale, istituito da 124 paesi per perseguire autori di genocidi, crimini contro l'umanità e più in generale crimini di guerra .

lunedì 23 ottobre 2017

Luis Moreno Ocampo e le sue società offshore

L'ex procuratore capo della Corte penale internazionale de l'Aia è stato azionista di quattro sigle registrate in paradisi fiscali. Una delle quali attiva proprio quando l'avvocato argentino guidava le indagini contro i criminali di guerra
 
di Stefano Vergine e EIC Network - Indagine di Sven Becker (Der Spiegel)







Luis Moreno Ocampo e le sue società offshore
Il 15 agosto 2012, due mesi dopo aver lasciato il posto di procuratore capo presso la Corte Penale Internazionale, l'avvocato argentino Luis Moreno Ocampo riceve un bonifico da 50 mila dollari sul suo conto presso la banca olandese Abn Amro. Il denaro arriva dalla Svizzera, ma a ordinare il trasferimento è stata la Tain Bay Corporation, una società registrata a Panama. Non sarà l'ultimo bonifico proveniente dal Centro America. Nei mesi successivi, sempre via Svizzera, la società panamense trasferisce infatti altri 140mila dollari sul conto di Ocampo. Chi si nasconde dietro la Tain Bay Corporation? Secondo i documenti ottenuti da Mediapart e analizzati dal consorzio di giornalismo investigativo Eic, rappresentato in Italia da L'Espresso, dietro la Tain Bay Corporation ci sono Ocampo e sua moglie. E questa non è l'unica società offshore dell'ex procuratore della Corte internazionale de l'Aia.

domenica 22 ottobre 2017

Dal tribunale dell'Onu ai crimini di guerra in Libia: ecco come Ocampo ha aiutato Haftar

Dopo aver diretto le indagini della Corte Penale Internazionale, il giurista argentino si è messo a lavorare per una delle fazioni del conflitto. Quella del generale che controlla la Cirenaica. Ben sapendo degli orrori commessi dai suoi uomini sul campo    
di Stefano Vergine e EIC Network - Indagine di Hanneke Chin-A-Fo, NRC
29 settembre 2017






Dal tribunale dell'Onu ai crimini di guerra in Libia: ecco come Ocampo ha aiutato Haftar 
È stato uno dei magistrati più importanti al mondo: il primo procuratore capo dell'Icc, la Corte penale internazionale de L'Aia, il tribunale creato dall'Onu per giudicare i crimini di guerra. Ma Luis Moreno Ocampo, argentino classe 1952, non è solo questo. Migliaia di documenti ottenuti dalla testata online francese Mediapart e analizzati dal consorzio giornalistico Eic, di cui fa parte L'Espresso, permettono di svelare retroscena inediti sull'uomo che per nove anni ha diretto le più importanti indagini sui crimini di guerra.  A partire dalle sue società offshore , scatole basate in paradisi fiscali e usate per movimentare soldi, anche durante il suo mandato all'Icc.

Studiando le carte, il consorzio giornalistico Eic ha ricostruito una vicenda che interessa da vicino l'Italia. Una storia che riguarda la Libia, nazione che Ocampo conosce bene avendo condotto le indagini che portarono nel giugno del 2011 a spiccare mandati d'arresto contro Muhammar Gheddafi, suo figlio Saif al-Islam e il capo dei servizi segreti militari, Abdullah al Senussi. Una volta lasciato l'incarico al Tribunale de l'Aia, l'avvocato sudamericano si è messo in proprio. Ha ottenuto un contratto da 3 milioni di dollari per offrire consulenza legale all'uomo d'affari libico Hassan Tatanaki, con l'obiettivo ufficiale di portare "la pace nel Paese nordafricano".

martedì 20 giugno 2017

Viviamo in una realtà parallela: Sai al islam Gheddafi è libero, ma è ricercato dalla CPI

Nei giorni scorsi, Saif al islam Gheddafi è stato liberato dalla milizia di Zintan che lo deteneva, sulla base di una amnistia approvata dal "governo" di Tobruk.

Subito si è scatenata l' orgia di supposizioni, illazioni, dichiarazioni, Saif è a Zintan, no è all' estero, ha dichiarato di sostenere Haftar, no guiderà la resistenza, prenderà il potere. No è a Beida dove vivono alcuni parenti della madre.

Tutte dichiarazioni smentite in un paio di ore da chi è vicino a Saif, ma la cosa veramente ridicola è stata inventata dalla corte penale internazionale.

Libia, corte Aia chiede arresto immediato per figlio di Gheddafi
Seif al Islam liberato in Libia nei giorni scorsi dopo amnistia
Libia, corte Aia chiede arresto immediato per figlio di Gheddafi